Archivi del mese: dicembre 2009

La Gande Caccia

La neve continua a cadere, gli ululati dei suoi fratelli risuonano tra gli alberi della foresta come un lugubre coro. Lui è l’unico a non unirsi a loro. Ha fiutato l’odore di una preda. I muscoli sono tesi, pronti a scattare, le orecchie ben ritte per percepire ogni minimo suono.

Con un basso ringhio fa tacere tutto il branco. Sono molto affamati, tutti. Le femmine sono in attesa dei cuccioli e hanno bisogno di cibo. E’ da un paio di giorni che non mangiano. Anche un altro paio di giovani maschi ha fiutato l’odore della preda.  Se non si muovono in fretta rischiano di perderne le traccie.

Gli elementi più esperti, forti, robusti e veloci si staccano dalle femmine e dai giovani ancora inesperti e seguono l’odore della preda tra gli alberi. Si muovono tra la neve alta senza difficola alcuna, e più corrono più l’odore diventa forte.

Nel frattempo dall’altra parte della foresta, vicino ad un piccolo ruscello, un branco di alci ha sentito il lungo ululato portatore di morte spegnersi lentamente. L’intero branco guidato dagli esemplari più vecchi decide di muoversi e allontanarsi. L’unico ad essere rimasto indietro è un giovane esemplare nel pieno delle forze. Non sembra preoccupato dall’arrivo dei predatori. E’ convinto della propria forza e crede che i vecchi del branco siano solo dei codardi.

Nel frattempo tutti i membri della formazione hanno rallentato. La preda è ormai vicina. I meccanismi per la caccia ormai sono conosciuti e tutti prendono la loro posizione.

Il giovane maschio d’alce percepisce l’odore ferale dei lupi ma ormai è troppo tardi. Vede uscire dalla foresta un maschio con le zanne snudate e può udire nitidamente il basso ringhiare minaccioso. La paura lo invade.

Lui esce dal fitto del bosco con le zanne snudate emettendo un cupo ringhio che è una minaccia per la preda e un segnale per i suoi fratelli. Il resto del branco lasciato indietro si avvicina sempre più. L’alce è spaesata, spaventata, lui avanza ancora ringhiando e guardandolo con circospezione. Dal lato esce un suo fratello per chiudergli la via di fuga data dal ruscello.

In breve tempo l’alce è circondato e non ha più vie di fuga. A testa bassa decide di provare a sfondare il fronte nemico ma lascia scoperti i fianchi dove viene prontamente attaccato da un paio dei predatori.

Il gruppo ha ormai circondato la preda con due elementi per ogni lato e appena la vedono caricare verso il centro gli altri lupi scattano verso di lui e in breve tempo gli sono addosso.

Il giovane alce è stato attaccato e ferito, la gamba posteriore non lo regge più, cerca di incornare qualcuno dei suoi assalitori ma le energie iniziano ad essere sempre meno presenti.

Tutto il gruppo di predatori è ormai addosso alla preda, lui si avvicina e azzanna la giugulare dell’alce ormai senza forze. La preda muore in breve tempo.

Nel frattempo tutto il branco è giunto, ogni membro si fa da parte per far sfamare le femmine che attendono i cuccioli.

Subito dopo di loro il grande maschio si avvicina alla preda e affonda il muso nella carcassa.

Una volta sfamatosi alza il muso grondante di sangue. La pelliccia candida, così come la neve,  è ora macchiata di rosso. Gli occhi color ambra sono accessi dal desiderio provocato dall’odore metallico che il suo olfatto finissimo percepisce nettamente sopra ogni altro.

Si allontana dalla carcassa per far si che anche gli altri mangino e , soddisfatto dalla grande caccia portata a termine il grande lupo a capo di questo branco, si accovaccia affianco della sua compagna.

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Viaggio in treno

Questa mattina andando verso Milano, appena saliti sul treno, io e i miei compagni abbiamo avuto un incontro scontro con una signora per dei posti a sedere. Incontro/scontro ovviamente perso. Scacciati da quel vagone a furor di popolo andammo in un’altra carrozza.

Ed è qui che diverse donne di mezza età discutevano delle cose più disparate. Mouse di Hello Kitty, bambini e quant’altro. Anche se non ero interessato alle conversazioni, un po’ perchè annoiato, un po’ perchè non potevo fare a meno di sentire iniziai a seguirle.

Sul lato sinistro due signore parlavano del famigerato mouse di Hello Kitty.  Discussione che poi immancabilmente si è spostata sul lavoro. Infatti una delle due disse all’altra che una cliente del negozio in cui lavora aveva rifiutato uno sconto del 10% per l’acquisto di due capi acquistandone soltanto uno, per poi tornare il giorno dopo ad acquistare anche l’altro rimmettendoci un bel po’.

Sulla mia destra invece un altro gruppo di signore partì parlando degli orari sballati dei treni per finire a parlare dell’atteggiamento dei figli. Fino a quando non scesero continuarono a parlare dei loro figli o dei compagni di scuola degli stessi.

Poco dopo arivammo anche noi alla stazione cui eravamo destinati.

Il pomeriggio, dopo aver rischiato di perdere il treno, mi trovai ancora costretto a seguire prima la discussione di una coppia di studenti universitari (un lui e una lei) che parlavano di un qualche avvenimento riguardante il Free Style nelle zone di Milano, il loro discorso probabilmente sarà continuato ma io non sono al corrente del proseguio, in quanto questi scesero prima di me.

Subito dopo mi trovai di fianco a due uomini che parlavano probabilmente di computer (dedussi ciò dal termine Itc) e usando un linguaggio a me incomprensibile ben presto smisi di seguire quanto dicevano.

Tutti  questi discorsi seguirono i miei spostamenti lungo il treno per raggiungere i miei compagni di scuola venuti con me in gita al teatro Carcano per vedere l’opera “La dama delle camelie”.

Comunque alla fine riuscii a raggiungerli e mi sedetti di fianco ad un mio compagno di classe.

Una discussione alle mie spalle era nata sotto auspici promettenti (si parlava di Sicilia, Borsellino e Falcone) ma poi si perse il filo e i ragazzi dell’altra quinta della mia scuola iniziarono a fare battute di vario genere, quindi smisi di ascoltare.

Subito dopo di fronte a me si sedettero due ragazzine che iniziarono a blaterare di fatti a me oscuri con la vuotezza tipica nella maggior parte dei ragazzini con quell’età. Smisi di ascoltarle quando una delle due tentando di fare dell’ironia lasciò perplessa anche l’amica. Fortunatamente il loro cicaleggio si interruppe quasi subito, infatti scesero poco dopo esser salite.

E l’ultima persona che ascoltai/osservai era probabilmente la più interessante. Una ragazza della mia età circa, con occhi azzurro ghiaccio. Le uniche parole proferite al telefono furono “mh” e “mh mh” e un “nulla” quando il mio ombrello le cadde addosso. Poi scese lasciandomi “fantasticare” sul chi fosse e di cosa avesse parlato al telefono.

Una volta scesa lei, annoiato da tutto quel ciarlare finalmente accesi l’mp3 e iniziai ad ascoltare un po’ di musica. Comunque visto quanto scritto devo dire che l’inutile ciarlare non si è rivelato poi così inutile.

Alla prossima!

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