La Città dei Morti

I cari si abbandonano agli ultimi tremanti saluti
i loro cuori si fanno grevi e pesanti, come le parole
mai dette e ora tanto rimpiante.
La tenebra rapida cala e ammanta le grigie e tristi statue
sovrastate dagli spogli alberi che, coi loro avvizziti rami
scossi dal vento gelido e denso d’oscuri presagi,
si chinano sui viventi che, tristi, si allontanano
come se fossero pronti a ghermirli qualora, incautamente,
questi ultimi si fossero distratti.
Il peso del silenzio e del tempo prende lentamente
consistenza mentre, i cancelli, si chiudono alle loro spalle.
La Luna si nasconde tra le scure nubi e, Regina della Notte,
di tanto in tanto, lascia intravedere una piccola parte di sé
rischiarando la malinconica cinta di mura che protegge i molti
sepolcri.
Una solitaria civetta lancia il suo cupo e funereo canto seguito
immediatamente dal cupo suono di un organo invisibile che s’espande
nell’immota aria.
Un lugubre canto si innalza dalle profondità degli Inferi ove
Il Signore dell’Ade scruta gli spiriti che popolano il suo regno prepararsi;
prepararsi per dare vita al grande spettacolo che
una volta ogni cento anni si ripete secondo il Suo empio
volere.
Gli spiriti dannati si stringono in cerchio innalzando
funebri cori per lodare il Corrotto Dio che ha concesso
loro di risorgere per questa notte di terrore e follia.
I loro spiriti sono ebbri di malvagità, le loro membra
riacquistano vigore. La loro danza sta per avere inizio.
La Morte, che li strappò da questo mondo a cui erano
legati da una profonda e insaziabile cupidigia, si è
messa alla testa di questo funebre corteo
prendendo le sembianze d’una giovine sposa di
nero vestita.
Al suo fianco, con capo cinto da una corona ormai marcia
di putride spine, si porrà il suo unico Signore e sposo:
il Tenebroso Sire che di tutti loro sarà guida.
Il sinistro coro si innalza ancor di più, la cupa sinfonia
diviene una diabolica e cacofonica composizione
scritta dal Male stesso, incarnatosi in un ignoto
Compositore che incide la propria creazione nel
soffice ventre dei sogni di noi comuni mortali,
rendendoli orribili incubi.
Infine è giunto il momento. L’Empio Sire
si è alzato e, con tracotanza, si dirige verso
la testa di questo infernale corteo dove
la giovin sua Sposa gli porge la regale e
letale mano ingioiellata.
La terra si squarcia per offrir passaggio
all’Oscura Legione che si va componendo,
lentamente, alle spalle dei due sovrani.
Sovrani che, con sguardo altero,
osservano il loro stuolo di sudditi prender
forma.
Qualunque rumore è cessato e anche la
cacofonia si è infine spenta, sfumando in un
minaccioso e cupo silenzio.
L’intera Legione è, ormai, composta
ed è pronta a portare con sé una scia
di oscura disperazione e devastazione.
La loro marcia pare un’ipnotica e ferina
danza presente solo negli antichi riti della
Walpurgisnacht ove, l’Empio e Perverso
Sovrano, era venerato e festeggiato dai suoi Fedeli.
Anime dannate, dietro il loro Eterno Padrone,
arrivano al cancello che li separa dal mondo
in cui porteranno devastazione, corruzione e morte.
I cancelli si spalancano, mentre questi Demoni
Risorti, pallidi e scheletrici, danzano.
Danzano per i loro Signori, danzano negli incubi
di tutti i popoli, danzano all’esterno di un’orribile
fortezza che è la loro casa, danzano nel nome del Male.
Pallidi e scheletrici danzano
mentre i cancelli si chiudono alle loro spalle
giungono dalla città dei morti. Giungono dalla città dei morti.

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