Archivi del mese: novembre 2011

Giornata di merda

Ci sono giornate che non si dimenticano. Ci sono giornate destinate a cambiare la nostra vita. Ci sono giornate ignave in cui non cambia nulla. Ci sono brutte giornate che possono passare senza lasciare il segno e poi…E poi ci sono loro, le giornate di merda. Giornate in cui pensi “avrei fatto meglio a restare a letto” oppure “voglio morire”. Ecco, oggi è stata una di quelle giornate per il sottoscritto.

Oggi non ho nemmeno la consolazione di dire “almeno era partita bene” perché, come ogni giornata di merda che si rispetti, l’inizio deve essere qualcosa di disastroso. Qualcosa che ti farà capire da subito che se a fine giornata arriverai intero a casa, allora sarai stato fortunato.

Sveglia: 6.40. Il cellulare mi sveglia con una suoneria irritante e da infarto, dopo poco meno di cinque ore di sonno. Intontito mi rigiro, godendomi altri cinque minuti concessi dalla sveglia sul comodino. Per Elisa, alla fine suona. In quel preciso momento, mentre cerco di infilarmi la canottiera insieme alla maglia a maniche corte, ho il primo sentore che in questa giornata c’è qualcosa di profondamente sbagliato. Perché? Semplice: una cosa del genere, normalmente, mi porta via cinque nanosecondi senza complicazioni. Stamane, invece, no. La canottiera non vuole saperne di entrare e, quindi, mi trovo a dover ripetere il processo per ben tre volte. Dopo le abluzioni mattutine arrivo in cucina.

Colazione: 7.06. Mia madre, mentre mi prepara il pranzo (piselli e hamburger), mi pianta lì con del succo e il nulla più assoluto. Cincischio ascoltando le notizie al telegiornale (o almeno provandoci) e mi bevo il mio succo d’arancia.  La genitrice mi guarda con aria abbastanza assonnata e mi chiede “Luca, faccio in tempo a dare da mangiare al cane?”. Guardo l’orologio, guardo il cellulare e le dico “Ma’, basta che ti muovi perché devo prendere quello (il treno) di e 26 (7.26)”. LE ULTIME PAROLE FAMOSE.

Uscita di casa: 7.18. Mia madre, tranquillamente, mi dice che possiamo andare. Ora, già il fatto che abbia dovuto lasciarle la sua macchina, non mi garba per nulla. Per lo più, le dico di muoversi e lei, noncurante di tutto, tira le 7.18? Ma mi prende per il culo? Facendole presente che ormai il treno di e 26 l’ho perso, la donna si mette al volante e inizia a guidare tranquillamente, come se non avessi un treno da prendere.

Arrivo in stazione: 7.24: “Embè? Fai ancora in tempo a prenderlo il treno” potrete dire voi. E avreste anche ragione, non fosse che questa è una giornata di merda. Struscio il portafoglio sull’obliteratrice. Abbonamento riconosciuto. Mi dirigo verso il fondo della banchina, per poter salire sulle carrozze che, in teoria, hanno la maggiore disponibilità di posti. Arriva il treno. Ora, non so quanti di voi prendano un treno regionale per Milano con un numero insufficiente di carrozze e una spropositata quantità di persone che lo prendono, ma immaginatevi qualcosa di molto simile ad una vera e propria baraonda. Gente che pur di prendere il diretto si mette in equilibrio sugli scalini delle carrozze ed ogni volta che si aprono le porte, vengono investiti da:

a) Insulti perché non si spostano
b) Gente giustamente di fretta
c) Continui colpi d’aria.

Bene, la situazione di oggi era pure peggiore. Percorro il treno per tutta la sua lunghezza da fuori, ma non c’è posto manco per un mio capello (e li ho tagliati, specifichiamolo). A questo punto, vedo le porte chiudersi e scoraggiato biascico un porchid…Vabbè, biascico una bestemmia. Prendo il treno (ovviamente questo fa tutte le fermate) delle 7.31

Arrivo in Cadorna & Metro:  8.06. L’arrivo in Cadorna, come sempre è traumatico. Non tanto perché vuol dire essere a dieci minuti da un rompimento di coglioni della durata di ore quattro, quanto per la gente che appena scesa dal treno. Li vedi lì, belli beati, con i loro volti paciosi mentre camminano lenni lenni verso la stazione.  Ma oggi è stato tutto peggiore. Gente che camminava a due all’ora. DUE all’ora e non ti faceva passare nemmeno a sparargli. Mi faccio largo tra la folla a spallate (per forza di cose) e giungo in metro. E lì? Lì l’apocalisse. Una serrata improvvisa? Un incidente? Gente rincoglionita che non sa obliterare i biglietti? Niente di tutto questo. Peggio ancora: lavori in corso sulla linea M1. Un tizio scavalca i tornelli e manda a cagare quelli dell’ATM che non fanno nulla per fermarlo. I più civili, attendono confusi. Finalmente, ci lasciano passare riattivando i tornelli. Oblitero, scendo per prendere la metro che porta a Sesto primo maggio. E mi ricordo che oggi è una giornata di merda. Un muro di persone si accalca, in attesa che arrivi un treno. Arrivato, si uccidono (non solo figuratamente, temo) per salirci. Aspetto la corsa dopo. Riesco a salire. Trenta secondi dopo, me ne pento. Il convoglio è pieno da scoppiare e il treno si ferma tra Cadorna e Cairoli per tre minuti buoni. Non ci si riesce a muovere. Se uno avesse sofferto di meteorismo, ci saremmo trovati in una camera a gas. Una di quelle che non si vedono dai tempi del nazismo, anche se in scala. Giungiamo a Cairoli. Qualcuno scende, ne salgono il doppio. Metà strada tra Cairoli e Cordusio: altra sosta di tre minuti. Altra tortura. In Duomo, di solito, la situazione migliora. E, anche oggi, le cose sono andate così…Più o meno. Tra Duomo e San Babila c’è una sosta di cinque minuti buoni. Guadagno l’uscita e, per fare più in fretta, prendo le scale mobili che danno su Via Borgogna. Solitamente, chi vuole chiurlare e farsi trasportare deve stare sulla destra. Stamattina, invece, non si marciava né a destra, né a sinistra. Nessuno che aveva letto i cazzo di cartelli con su scritto “Non intralciare il passaggio” – “Tenere la destra” –  “Sostare solo a destra”. Alle 8.29, un minuto prima del prof, entro in classe.

Il grande nulla: 8.30 – 12.00. Diritto privato: due interventi, parzialmente corretti. Statistica: mi metto di fianco ad una tizia interessante, ma arriva un ragazzo a reclamare il posto rubato. Li mortacci sua.

Mancanza d’argomenti/paura del rifiuto: 12.03 – 12.08: La tizia di cui sopra, fa la stessa strada che faccio io per andare in metro. Normalmente, avrei per lo meno fatto finta di salutarla (non di parlarci, quello mai), ma stavolta nulla. Tentato dal dirle qualcosa o meno, mi blocco per viltà. Alla fine, sono obbligato ad accelerare il passo e sperare che abbiano sistemato la metro. Tutto normale, al ritorno fino a…

Sogno o son desto?: Ore 13.06. Dopo un soporifero viaggio in treno, mi metto in cammino verso casa senza eccessiva fretta. Il tempo sembra reggere. Mi trovo dietro ad una ragazza niente male (Tradotto in Dat Ass). Alla fine, giusto per non sembrare uno stalker e, soprattutto, perché io dovevo andare da un’altra parte. Mi trovo su un’altra strada e…Sorpresa delle sorprese, becco un’altra tizia (identica) che mi sta seguendo. Dato che la cosa mi inquietava (e che il portafoglio mi dava fastidio) mi sono fermato per sistemare il borsellino in cartella. La tizia mi supera ma, poco dopo, camminando più in fretta di lei c’è un altro sorpasso. Dieci secondi dopo, mi volto e non c’è nulla. Palesemente perplesso, avanzo. Ad un incrocio, però, vedo ricomparire una delle due tizie (Sì, sono sicuro fossero due) e mi lascio sfuggire, ad alta voce un “OCCRISTO!” La tizia mi guarda malissimo. Vado avanti. Sul ponte, all’improvviso, mi coglie il diluvio. Apro l’ombrello e mi rassegno a lavarmi. (Solo il giorno prima, ero riuscito a tornare a casa asciutto e felice).

Quasi morto: 13.29. Arrivato quasi a casa, allo stop della mia via, una gentile signora non guardando alla propria destra uscendo dallo stop, per poco non mi tira sotto. Dovendo scegliere tra vivere e finire in una pozzanghera (innaturalmente profonda), ovviamente scelgo di vivere. Faccio mezzo passo fuori dalla pozzanghera quando un altro genio, con un macchinone rombante, mi pone di fronte ad una nuova scelta: tornare nella pozzanghera di prima o venire investito? Dato che sono una persona coerente, ovviamente, mi sono fatto un altro tuffo nella pozzanghera. Risultato? La mia tosse, alle 18.03, è tornata.

Shitty day is shitty (questo è anche il Tl;Dr)

Cya.

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Il Giorno

Dopo mille mila anni, rieccomi qui. Non che abbia qualcosa di importante da dire, anche se lo speravate.

Dall’ultima volta che ho scritto quanto tempo è passato? Onestamente, non me lo ricordo. Le cose sono cambiate da allora? Sì. No. Forse. L’ultima volta che ho scritto una riflessione su qualcosa, ho volontariamente omesso degli avvenimenti. Avvenimenti che poi, col passare del tempo, mi hanno portato alla situazione odierna. Quale situazione? Presto lo capirete. Andiamo con ordine.

Luglio/Agosto 2011: Doppio incontro con due amici, che per comodità chiamerò P e C. Dopo mesi e mesi di conversazioni su msn/faccialibro/skype, finalmente si riesce a trovarci tutti insieme in quel di Milano. Giornata bella, senza ombra di dubbio. Ricca di divertimento, di chiacchiere, di spese e di spunti di riflessione. Ci si lascia ripromettendosi di vederci ancora, prima del diciotto di agosto. Alla fine, miracolosamente, riusciamo a trovare una data che mette d’accordo tutti e ci rincontriamo. Colazione fuori, come la prima volta, passeggiata per il centro di Milano, pranzo e chiacchierata. Qui ci sono i saluti. Saluti “definitivi” a P, che se ne ritorna in Norvegia per riprendere la scuola e la vita che s’era fatto lì, l’anno prima.

primi di settembre: Incontro l’amico C, rimasto in Italia. Si discute del più e del meno. Si discute di ragazze. Partono gli insulti. Le giornate reggono ancora quindi decidiamo di tirare tardi. Si discute di progetti futuri, piani e speranze. Insomma, una giornata di totale cazzeggio che mi fa tornare a casa pienamente soddisfatto.

Metà settembre: Altro incontro con C, poco prima dell’inizio dell’università. Situazioni in divenire vengono trattate a lungo e approfonditamente. Luogo che assiste all’avvenimento dell’epocale sede di discussione? Di nuovo Milano. Ci si accorda per un “appuntamento” a data da destinarsi.

Fine settembre, inizi ottobre: Ultimo incontro a Milano con C. Si discute delle solite cose, si evitano i fratelli di colore che vogliono piazzarci i braccialetti. Ci si mette d’accordo per un’uscita serale.

15/10/2011: Uscita serale. Si discute del più e del meno e sullo squallore dell’esser chiamati sfigati da una cameriera. Cameriera con anello al dito. Parliamo del più e del meno e della possibilità di fare un viaggio all’estero, previo lavoro trovato. Nel secondo locale noto che cercano studenti universitari per lavoro serale. C mi accenna ad una festa che si terrà a Milano il 28/29/30 ottobre a Milano. Mi dichiaro interessato.

16/10 – 25/10: organizzazione di massima dell’evento milanese che ci aspetta nel fine settimana. Ci si accorda sui dettagli e preparo il conto alla rovescia, smanioso di conoscere Herpina (“Ragazza puntata da C”. Il soprannome, è di mia invenzione). Porto un curriculum in quel locale, sperando che mi chiamino. Do l’esame di sociologia, brillantemente passato con 27 (finalmente).

Venerdì, 28/10/2011: All’ultimo momento, Herpina ci da buca. Io e C decidiamo di incontrarci comunque e, dopo aver fatto un giro tra le prime bancarelle, andiamo in Via Torino dove ci compriamo le caramelle che io voglio. Giornata tutto sommato normale, in cui abbiamo puntato i nostri futuri acquisti. Nulla di eccezionale.
Sabato, 29/10/2011: Dato che l’evento in questione è il Capodanno Celtico, assistiamo ad una sfilata. Il percorso copre la distanza tra Parco Sempione (partenza) e il Duomo (arrivo). Lo spettacolo è davvero impressionante. L’unica pecca è la scarsità degli strumenti musicali. Rischio di essere travolto, per colpa di una cazzo di foto. Ripercorso l’itinerario, assistiamo ai combattimenti tra alcuni partecipanti della sfilata. Coinvolgenti ed interessanti. Facciamo l’ennesimo giro tra le bancarelle e questa volta acquistiamo entrambi una collana. Io, un lupo (simile a quello dello stemma degli Stark). C. un lupo che ulula. Assaggiamo l’idromele. Originariamente il piano prevedeva una nostra permanenza anche serale, ma per vedermi la partita ho mandato a puttane il tutto. Di Herpina, che sarebbe dovuta venire, nemmeno l’ombra.
Domenica, 30/10/2011. Questo, insieme ad un altro, è IL giorno. Per comodità, lo chiamerò “IL giorno pt.1”. Ci si trova presto per mangiare al CIAO (no, non vi sto salutando). Si riassiste alla sfilata facendo foto e video. Conoscendo già l’itinerario, sappiamo come muoverci. Becco una tizia che assomiglia un sacco ad una mia amica. Apprezzo e tiro avanti. Dopo la sfilata, assistiamo alla rivisitazione di una battaglia, breve. Nulla di particolare ma non malaccio. Cerchiamo una panchina. Ne troviamo una, ma dopo poco dobbiamo lasciarla libera. Ne troviamo un’altra. Socializzo con una vecchietta (sarà stato anche il fatto che sgracchiavo come un novantenne, ad aiutarmi). Arriva, finalmente, Herpina. Sguardo tra me e C. Lui mi chiede se m’aspettavo di meglio. Mento spudoratamente, dicendogli di no. Dopo circa due ore, in cui beviamo anche una bottiglia di sidro in quattro (uau), Herpina se ne va. Pochi commenti da parte di entrambi e tanta perplessità. Torniamo al CIAO, in Duomo questa volta. Cena discreta, gran pezza di figa di fianco a C. Figura di merda assicurata, quindi. E, infatti, immancabilmente fatta. Mentre lei se ne sta andando mi becca in pieno mentre, in fissa, guardo nella sua direzione pensando “ciao ciao”. Mi guarda malissimo e io scoppio a ridere. Si torna al Capodanno celtico e si assiste ad un concerto della durata di un’ora e mezza. Niente male, davvero. Ed è dopo il concerto che si giunge all’inizio della fine. Assisto, infatti, alla performance di un corpo di ballo specializzato in danze celtiche e vedo lei. Colpo di fulmine. Fulminante. Mi è difficile distogliere gli occhi da cotanta bellezza. Dopo la fine del loro spettacolo c’è il rientro a casa. Discutiamo delle nostre “favorite”. Sì, anche C. ha una favorita. Ci si saluta, dandoci appuntamento per un non meglio precisato quando.

Mercoledì, 02/11/2011: Si discute delle intenzioni (a quanto pare serie) di C. di darsi alle danze irlandesi. Sempre C., si impegna in un’opera di “ricerca di informazioni” (Stalking, imho) sulle due ragazze che ci interessano. Sappiamo i loro nomi ma, come al solito, mi dimostro sfiduciato ed enuncio il mio teorema (Il Teorema di Mazza): “Arrivati ad una certa età (Età universitaria N.d.L), tutte le ragazze single o sono brutte o sono troie.” Dopo aver esposto questo teorema, vengo “pesantemente insultato” da C. e quindi gli chiedo di fare un controllo tra le sue amiche. Nonostante la fattispecie empirica mi dia ragione, C sembra poco convinto. Si Skypa in tre. Io, P. e C. e ci accordiamo per un incontro durante le festività natalizie.

Oggi, giovedì, 03/11/2011: IL giorno pt.2. La giornata si prospetta una vera merda sin dalle prime ore. Per consolarmi, C., mi invita ad andare a Milano (scherzosamente) e mi informa che la ragazza che mi ha fatto “venire un colpo di fulmine” gli farà da maestra. Finita la lezione, mi dà una bruttissima notizia: ha l’anello. Nonostante me lo aspettassi, la botta è bella tosta. Lui cerca di tirarmi su e io gli dico di evitare perché, tanto, mi rimetterò in carreggiata. Alla fine, anche lui, ammette che il mio teorema sia corretto e funzioni. Insomma, a coronare una giornata di merda si aggiunge pure questa ciliegina sulla torta.

Ora, dire che io sia sfortunato in amore è un eufemismo. Sentirmi dire che sono troppo negativo e pessimista, alla luce dei fatti, però è una stronzata.

Voi vi starete chiedendo: In cosa sono cambiate le cose? Fondamentalmente, ho trovato degli amici di cui mi posso fidare e con cui mi trovo bene dopo un periodo di scarsa vita sociale. Questo è cambiato.
Cosa è rimasto uguale? Fottutamente sfortunato in amore, senza ombra di dubbio.
Qual è la situazione odierna? Insoddisfatto della mia vita sentimentale e perseguitato dalla sfiga, ma con una discreta vita sociale.

Tl;Dr: Ho una vita sociale, in amore sono sfigato. Il mio Teorema è corretto.

P.S.: Dato che il signor C. vuole abbordare la sua favorita, sabato gli farò da sostegno morale ad un loro spettacolo a Busto.

Con questo chiudo, tante care cose.

Cya.

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