Scrivere è come…

Era un post che dovevo scrivere già tempo addietro ma, alla fine, ho sempre rimandato per mancanza di voglia (Shame on me).  Detta questa terribile e scioccante verità, passiamo all’articolo vero e proprio (cercherò di essere breve)

L ‘arte della scrittura è stata paragonata a tante cose: al sognare, al viaggiare, al baciare, al dipingere e così via…Ma l’uguaglianza che calza pennello è quella con il cagare.
Non fraintendetemi, non sto scherzando, penso davvero che scrivere sia come cagare e, ora, vi illustrerò i motivi per cui faccio questa affermazione.

Prima di addentrarmi nella spiegazione è necessaria una piccola premessa: come tutti noi sappiamo, esistono diverse categorie di defecatori. Categorie che possono essere raggruppate in tre grandi insiemi:

– I regolari: Cagano tutti i giorni e, spesso, alla stessa ora. Sono abitudinari e si sforzano relativamente poco. La regolarità intestinale, di solito dura poco se non si segue una dieta ben precisa o se ci si ammala.
– Gli stitici: Si siedono sul cesso e si sforzano, si sforzano, si sforzano per partorire (quando va bene) un stronzettino microscopico che, dal water, li deride prima di sparire nello scarico. Ma quelli sono già grandi risultati dato che, il più delle volte, a far compagnia allo sforzo c’è il nulla più assoluto. Subito dopo il periodo di stitichezza, però, arriva la bomba ovvero…
– I Diarroici: Quante volte dopo un lungo periodo di stitichezza si arriva sul cesso con dolori lancinanti alla pancia e ci si lascia andare ad una sana e liberatoria cagata? Ed è qui che si scopre che la sana cagata, in realtà, è un’inarrestabile valanga di merda di stato non ben precisato che sembra inarrestabile. Talmente inarrestabile che sentite la mancanza della stitichezza che fino a poco fa odiavate…Vorreste fermarvi, ma i vostri intestini si svuotano continuamente e senza sosta, facendovi maledire tutti gli dei noti e non.
La cosa peggiore è, però, quando si passa da regolari a diarroici: darete sempre la colpa a quel manicaretto squisito che, per ingordigia o stupidità, avete comunque mangiato anche se sapevate benissimo che vi avrebbe fatto quell’effetto. Il copione, poi, non cambia. Maledizioni e bestemmie, in attesa di tornare ad essere persone normali, anche se sapete che non tornerete più quelli di una volta…Se non dopo un po’ di tempo.

Ogni persona normale, durante la sua vita, fa parte di questi tre insiemi almeno una volta per i motivi più disparati: vuoi che si sia mangiato troppo, vuoi che si segua una dieta regolare, vuoi che ci si prenda qualche malanno.

Bene, a questo punto, vi starete chiedendo che cazzo c’entri il cagare con lo scrivere e, dopo le poche righe di cui sopra, mi inoltro in una spiegazione che spero appaia lineare su “carta” come lo è nella mia mente (il che, probabilmente, significherà che non si capirà un cazzo…Ma, vabbè, amen).

Lo scrittore (che lo faccia per mestiere o che lo faccia per passione), durante il suo lavoro si ritrova ad attraversare diverse fasi. Fasi in cui ci si blocca, fasi in cui ciò che si scrive viene da sé e fasi in cui si scrive, si scrive, si scrive senza arrivare ad una conclusione. I casi qui elencati sono facilmente accoppiabili alle categorie di cagatori sopra elencati, ma andiamo con ordine:

– Lo scrittore regolare: riesce ogni giorno a ritagliarsi un po’ di spazio per scrivere e sa quello che vuole scrivere. Così come chi va di corpo regolarmente, spesso e volentieri è un abitudinario che tutti i giorni qualcosina riesce a scriverlo. Lo fa senza fatica e, raramente, si ritrova ad aver scritto lunghissimi papiri senza aver concluso nulla. Il regime di regolarità di uno scrittore può essere più o meno duraturo ma, come in molti sanno, per quanto a lungo possa durare prima o poi finirà.
– Lo scrittore stitico: La stitichezza in uno scrittore può colpire in tre momenti diversi:
a) L’inizio: Avete la storia in mente, ma non sapete come iniziarla. Iniziate a scrivere. Vi fermate. Cancellate. Rincominciate di nuovo. Vi fermate. Cancellate ancora. Ogni tentativo è sempre più frustrante, più avvilente e per quanto ci proviate non vi convince nulla. Proprio come lo stitico, tutti gli sforzi che fate danno vita solo a tante graziose scorregge che non vi soddisfano e non vi servono a niente. Assolutamente a niente.
b) A circa metà storia: L’inizio è andato bene, avete sorpassato uno dei tre scogli e sapete bene di starvi avvicinando al giro di boa. Giro di boa che non sempre si riesce a passare incolumi. Il giorno prima siete ancora uno scrittore regolare. Il giorno dopo vi trovate di fronte alle ultime righe da voi scritte e pensate “E adesso? Come cazzo vado avanti?”. Il brutto di queste situazioni è che, spesso, avete in mente anche come proseguire la storia, non fosse per quel pezzo che, ostinatamente, non si decide a venirvi. Anche qui vi sforzate, vi incazzate e riprovate fino allo sfinimento e, alla fine, scoraggiati vi ritrovate con quasi nulla in mano (quando va bene) e sempre più convinti a lasciar perdere. Questa è, probabilmente, la stitichezza letteraria più fastidiosa che ci sia. Quanti scritti sono stati accantonati per una cosa del genere? Meglio non saperlo. La consolazione potrebbe essere il microstronzo di cui si parlava sopra (in questo caso, le poche righe partorite) che non vi soddisfano ma sono il meglio che siete riusciti a partorire.
c) La fine: Siete tranquilli, sapete che vi manca poco a finire lo scritto e proseguite senza troppi intoppi quando, all’improvviso, vi sentite spaesati. Sapete che quelle poche righe che mancano sono le ultime eppure il vostro cervello è più vuoto di un concerto di una cover band di Vasco Rossi o di Internet senza porno. Pensate che sia solo un momento e decidete di rimandare. Passa un giorno e non vi preoccupate, continuate a rimandare. Passa il secondo giorno e sorridete, pensando che sia un momento e che passerà. Due settimane dopo siete in crisi. Ogni qualvolta provate a scrivere quelle maledette ultime righe, vi trovate a sbattere contro lo stesso muro ancora, ancora e ancora. Siete come quegli stitici che si trovano sul cesso coi crampi e spingono, spingono, spingono e quando sono ad un passo dalla meta si accorgono di star per fare l’ennesima loffa e si scoraggiano, desiderano morire…o farsi vedere da uno specialista, ma uno bravo, però.
Ma non si può esser stitici per sempre e quindi….
– Lo scrittore diarroico: al contrario del defecatore, difficilmente uno scrittore regolare può diventar diarroico, per questo di solito si osserva il passaggio “scrittore regolare – scrittore stitico – scrittore diarroico”. Il blocco che vi teneva fermi sempre allo stesso maledettissimo punto svanisce e vi ritrovate a scrivere, scrivere, scrivere, scrivere…Insomma, un mare di parole che non sembra voler finire più. Ad un certo punto, però, vi rendete conto che questo continuo scrivere vi sta portando fuori strada, ma una vocina dentro di voi vi dice “lascia perdere, in qualche modo sistemerai tutto alla fine, non ti fermare” e, immancabilmente, le date retta. Quando, finalmente, l’attacco di diarrea creativa termina vi rendete conto che tre quarti di quanto avete scritto o non c’entra assolutamente un cazzo col resto oppure è completamente da rivedere. E quindi partono le bestemmie perché avete dato retta a quella vocina e, soprattutto, non avete saputo fermarvi.  La stessa cosa succede ai diarroici. Sapevano che quello che stava per succedere gli sarebbe costato fatica e dolore. Sapevano di aver sbagliato a dare retta alla vocina interiore che li aveva spinti a mangiare il manicaretto incriminato oppure sapevano i rischi che correvano a fare quella determinata cosa eppure, nonostante tutto, l’hanno fatta, ritrovandosi in una situazione che dovranno sistemare con molto tempo e calma.

Ecco, più o meno, ho illustrato le somiglianze che ci sono tra la nobile arte della scrittura e la meno nobile arte del defecare. Molti di voi storceranno il naso di fronte a questo articolo. Ma, ritrovandovi davanti ad un foglio mentre scrivete o sul cesso durante una cagata, se doveste pensare a questo mio lungo (più lungo di quanto credessi, quasi diarroico) articolo, potreste riuscire a scorgere la realtà nascosta dietro alle mie parole.

Tl;Dr: Lo scrivere è paragonabile in gran parte al cagare, questa è la verità.

Con questo, concludo. Buona scrittura e buona cacca a tutti.

Cya.

7 commenti

Archiviato in Riflessioni, Varie ed Eventuali

7 risposte a “Scrivere è come…

  1. Io non rientro in nessuna di queste categorie. Io scrivo quando ho qualcosa da scrivere, esattamente come cago quando ho qualcosa da cagare. Per quanto riguarda il blocco, allora semplicemente metto degli asterischi quando non so come continuare e passo al capitolo successivo…

    • Fra, quanto è vecchia quella foto? D:

      Btw, imho, rientri nello scrittore (cagatore) regolare: quando devi farla, la fai. Non scrivi troppo. Non ti sforzi eccessivamente per poi non partorire nulla, quindi…

  2. E il leggere? Io che mi pensavo bibliofaga, devo ripensarmi “coprofaga”? Lo sto storcendo un po’ il naso ma tant’è. A girovagare tra blog si rischia, talvolta.🙂

    • Uau, mattiniera Miss Martina.
      Non avevo pensato al fatto d’esser anche coprofogo. Ma tanto sono. Tra l’altro se fosse vero il famoso motto “Siam quel che mangiamo”, sarei anche un gran quantitativo di letame.
      Colgo l’occasione per porgere gli auguri ^^

  3. Mattutina e non sai quanto! Sono in piedi dall’alba. Ma ancora per poco. Già mi vedo tutta in orizzontale e buonanotte anche a questo Natale, che spero sia buono anche per te. Cià.

  4. Pingback: E.T. il conquistatore | Cose A Caso

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