Archivi del mese: aprile 2012

Essere provinciali

Leggendo un post sul blog “memoriediunavagina“, mi sono reso conto quanto il mio essere provinciale abbia pesato sulle mie esperienze nella Grande Città. A questo punto, vi starete chiedendo per quale cazzo di motivo legga un blog con quel nome. La verità è semplice: mi sta simpatica (nonostante non conosca e non abbia la più pallida idea di chi sia) la tizia che ci scrive. Riesce sempre a strapparmi un sorriso e oggi mi ha dato modo di scrivere questo post…Anche se, a quest’ora, Morfeo mi chiama e io dovrei rispondere.

Quando parlo della Grande Città, non posso fare altro che riferirmi a Milano. Sì, la stessa Milano che fino a tre anni fa non potevo vedere e che mi ispirava un senso di panico immenso. La stessa Milano in cui ho perso svariate volte i guanti mentre ero in giro con la scuola. La stessa Milano che adesso conosco quasi come le mie tasche (almeno tra Cadorna e San Babila). La stessa Milano da cui ora non riesco a star troppo lontano. La stessa Milano che è una piccolissima parte di me così come io sono una piccolissima parte di lei.

Comunque dicevo che il mio esser provinciale, nonostante tutto, abbia sempre influito sul mio modo di vivere la città. Ho sempre visto (e continuo a vedere) Milano come una giungla piena di opportunità ed insidie. All’inizio c’era una sorta di timore reverenziale nei suoi confronti. Ero come un bambino in un posto nuovo: non conoscevo niente e volevo scoprire tutto. Ovviamente, la cosa non sarebbe potuta durare a lungo e difatti, dopo solo qualche mese, al timore reverenziale si era sostituito il grigiore dell’abitudine: Svegliati. Prendi il treno. Scendi in Metro. Sgomita per entrare. Cerca di trattenere il respiro. Sgomita per uscire. Università. Metro. Sgomita per entrare. Sgomita per uscire. Prendi il treno. Ritorni in provincia.

L’abitudine…L’abitudine temo che sia una delle cose peggiori che ci possa essere. L’abitudine nei rapporti (e non la stabilità, che è una cosa ben diversa)  può portare solo ad un risultato: la morte dello stesso. È inevitabile. L’abitudine annoia e, annoiandosi dell’abitudine, si finisce con l’annoiarsi delle persone con cui si ha un rapporto basato sull’abituale, sulla routine. E poi, ovviamente, c’è l’altra faccia della medaglia: quella che ti fa venire un pizzico d’ansia appena capita un imprevisto, appena qualcosa non va come previsto. Ma sto divagando.

Dunque tornando a noi, dicevo che questo essere provinciale mi ha sempre fatto vedere con occhi diversi la città. Per un Milanese, tante cose sono scontate. Anche per chi abita a Milano abitualmente (anche se non originario di lì) il discorso è assimilabile. Per me, invece, non è così. Vedere Milano di sera è stato qualcosa che mi ha lasciato piacevolmente stupito. I tram illuminati a festa, la città che si accende, la gente per strada che passeggia e non corre (o forse ero io a non correre, ancora non mi è chiaro) sono stati spettacoli unici, che mi hanno rapito per qualche secondo. Come mi aveva rapito il ragazzo che ad un angolo di strada stava suonando l’arpa e a cui, devo ammetterlo, fui tentato di allungare qualche spicciolo (cosa che normalmente segnalerebbe l’arrivo dell’Apocalisse, del Ragnarok e la fine dei tempi). Insomma, quella sera mi aveva rivelato una faccia di Milano che non conoscevo eppure…

Eppure, per quanto ora possa “amare” Milano, la mia bella e tranquilla provincia mi ammalia con armi diverse. Mi affascina con spettacoli differenti. Probabilmente è, ancora una volta, la forza dell’abitudine a farmi preferire la mia “piccola” provincia alla grande città. Sia chiaro, qui da me non c’è un cazzo. A momenti non saprei nemmeno trovare la biblioteca (ed infatti, vado a quella di Meda. E, per inciso, pure a Meda non c’è un cazzo) però è qui che ho sempre vissuto. È qui che ho dato il mio primo bacio (e anche uno degli ultimi, eh) è qui che ho conosciuto alcuni tra i miei migliori amici. Ed è qui che ho preso delle sonore inculate (in senso figurato).

E poi, inutile negarlo, qui c’è molta più calma. Più tranquillità. A Milano è quasi impossibile sentir cantare gli uccellini (i piccioni non contano, sono topi con le ali), mentre qui il canto di passerotti e merli ti accompagna dalla stazione fine a casa tua. E poi ci sono i ricci che ti scorrazzano in giardino e il cane che li guarda stranito (con lo sguardo da psicopatico che solo lui sa fare) ma non li tocca e, ogni tanto, ti spunta pure una rana che gracida tranquillamente di fronte al cane che inizia ad abbaiare anche se sono le tre di notte. (No, non abito in Burundhi, sono solo fortunato ad avere un bel giardino). E poi c’è il Parco delle Querce dove poter fare un pranzo all’aperto con gli amici, una passeggiata in un pomeriggio soleggiato oppure dove sedersi all’ombra e leggere immerso nella natura (ma per davvero) un libro od un fumetto.

So che non potrò restare sempre qui, che prima o poi arriverà il momento in cui sarò costretto ad andarmene e, nonostante questa consapevolezza e la voglia di distaccarmi da tutto questo, non posso fare a meno di essere titubante come Samvise Gamgee che, giunto ai confini della Contea, esita prima di compiere l’ultimo passo che lo porterà lontano da tutto ciò era stata la sua vita e la sua realtà fino a quel momento. Lui, alla fine è tornato a casa. Chissà io che farò…

Sarò come Bilbo che, mentre si mise in cammino, cantava, pronto per la nuova avventura:
“La Via prosegue senza fine
Lungi dall’uscio dal quale parte.
Ora la Via è fuggita avanti,
Presto, la segua colui che parte!
Cominci pure un nuovo viaggio,
Ma io che sono assonnato e stanco
Mi recherò all’osteria del villaggio
E dormirò un sonno lungo e franco”

Oppure il distacco sarà qualcosa di forzato e di doloroso? Non lo so. Non lo so proprio.

Nel dubbio spero che, comunque, il mio viaggio sia così:

“Voltato l’angolo forse ancor si trova
Un ignoto portale o una strada nuova;
Spesso ho tirato oltre, ma chissà,
Finalmente il giorno giungerà,
E sarò condotto dalla fortuna,
A Est del Sole, a Ovest della Luna.”

Una cosa è sicura, comunque, quello che mi ha dato questa piccola provincia, probabilmente nessun altro posto potrebbe darmelo.

Con questa riflessione conclusiva e le due citazioni tolkeniane, porgo ossequi.

Cya.

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Cronaca di un risveglio

Il risveglio è sempre qualcosa di tragico. Lo è soprattutto quando alle 08.02 vieni svegliato da tua madre per sapere che un parente è morto. Ancora non pienamente consapevole di me stesso o quello che mi circondava ho avvertito mio nonno come ordini provenienti dalla genitrice e sono tornato a letto.

Vedete, a meno che una persona non lavori o non vada a scuola, le otto del mattino sono un orario mitologico. Tutti sanno che esistono, ma nessuno (o quasi) lo ha mai visto mentre erano a casa in vacanza. A parte i pensionati, per loro le otto del mattino sono pari al nostro mezzodì. Comunque resta il fatto che mi sia riaddormentato per un altro paio d’ore e il secondo risveglio sia stato un po’ più dolce, ma comunque traumatico.

Alle 10.33 (ora locale) suona il citofono. Ci impiego un paio di secondi a capire che il suono fosse “vero” e non frutto del mio sogno. Lascio partire la prima madonna del giorno e mi dirigo, a mo di zombie, verso il diabolico marchingegno. Rispondo e dall’altro capo c’è mio nonno che, con la schiettezza e la rudezza tipica dei vecchi, mi chiede se voglia del pane. Ancora stordito e perso tra le nebbie oniriche, cambio versione almeno tre volte. Miracolosamente, mio nonno non mi manda a cagare e va. (NdC: Il pane alla fine l’ha preso).

Indeciso sul da farsi caracollo fino a camera mia e mi rimetto sotto le coperte per…cinque minuti. Quando sento mio padre alzarsi, capisco che la festa è finita e riemergo dal cumulo di coperte che è la mia tana letargica, il mio fortino inespugnabile e al contempo ha visto nascere delle emanazioni gassose degne del peggior film horror. (voi non fate flatulenze a letto?) (NdC: la domanda vale solo per gli uomini. Le donne non fanno flatulenze). Una volta alzatomi, la prima cosa che faccio (sì, anche prima della pisciata mattutina) è aprire le persiane di camera mia e…Governo ladro, scopro che qualcuno ha accidentalmente pigiato “start” sul Diluvio Universale senza aver fatto costruire un’arca a nessuno.

Il tempo non aiuta di certo e quindi, giusto per gradire, cadono un paio di Dèi con la stessa rapidità con cui una donna cambia idea su cosa mettere la sera per uscire. Mentre borbotto in una lingua semi-comprensibile accidenti contro il mondo e contro il tempo, vado in bagno e seguo tutti i riti mattutini (pisciata-abluzioni-cristoni), poi mi dirigo in cucina e faccio colazione (yay!).

E mentre faccio colazione, arriva mio padre che mi vede mangiucchiare un pezzo di Greca (la torta, chiaramente) e mi dice “Se quella la voleva tua sorella?”. In tutta risposta gli chiedo chi abbia mangiato il resto e tra me e me penso “Cazzi suoi, stacce.”  Dopo la frugale colazione faccio i letti con mio padre (tranne il mio, che rimarrà disfatto fino alle 15.30/16.00) poi ho controllato un po’ di roba qui e lì e ho scritto sto articolo.

Questo è quanto.

A nessuno fotterà un cazzo, ma IDGAF.

Cya.

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Io non ci sto!

All’inizio questo post doveva essere un elenco delle cose di cui non mi fregava un cazzo, poi mi sono reso conto che il tutto sarebbe stato davvero troppo lungo e ho mutato il titolo e l’argomento del post. La domanda legittima è “Cosa non ti va bene?” e a questa domanda, ci sono svariate risposte che più o meno approfonditamente tratterò.

Partiamo dalle persone che si professano di Sinistra e…Leggono “Avvenire”. No, mi dispiace se leggeste quel giornale, non sareste di Sinistra. Avvenire è il giornale ciellino per eccellenza…Non potete basare le vostre informazioni su una testata dichiaratamente e universalmente legata al mondo clericale e dire “Hurr Durr io sono di Sinistra, Berlusconi merda, herp derp Monti massone”. Ah, e badate bene, nemmeno le persone davvero di Sinistra possono fare un’uscita infelice come quella tra virgolette.

E questo ci porta subito al punto dopo: Gli anti-Monti. Prendiamo dei dati il più possibile oggettivi: Pre-Monti, l’Italia era sull’orlo del fallimento. Non eravamo a livello Grecia, ma quasi. Dopo l’arrivo di Monti, l’Italia si è risollevata e ha dato il via ad una serie di manovre (certo non molto eque) che dovrebbero portare ad una trasformazione radicale del mercato del lavoro. Inutile spiegarvi che per quanto possa essere brutto pagare più tasse, andare in pensione tot. anni dopo, vedere il costo della vita aumentato, se nei precedenti diciotto anni si fosse fatto qualcosa in più e meglio, probabilmente non saremmo arrivati a questo punto. Colpa di Monti? Non credo. Colpa di Berlusconi? Non solo. Colpa della Sinistra? Anche. Colpa di chi ha permesso a Berlusconi di salire al potere? Sì, ma non basta. Il vero problema è un altro.

E questo vero problema, probabilmente, è la mentalità degli italiani. Perché attenersi rigidamente alle regole (le leggi) se appena si riesce a trovare una scappatoia la si sfrutta? Perché dover rinunciare ai propri vantaggi a favore di altri? L’italiano ha sempre ragionato così. È sempre stato molto individualista e ha sempre cercato un modo di aggirare le regole, di trovare il percorso più facile. Quando si parla di sistemi tedeschi o sistemi scandinavi nel mondo del lavoro, per quanto in teoria siano una bella cosa, temo che in Italia non funzionerebbero. Sfiducia immotivata? Non direi. La dimostrazione la si ha sotto gli occhi tutti i giorni.

Mi allontano per un attimo dal mondo politico per passare ad un’altra cosa che mi perplime da sempre: perché le migliori menti del paese per “diventare qualcuno” sono dovute emigrare? Possibile che in Italia la ricerca e la cultura siano viste solo come una risorsa su cui tagliare e non investire? Alcune delle più grandi menti del mondo, sono italiane. E in patria hanno avuto le possibilità che, in uno stato “civile e avanzato” quale dovrebbe essere il nostro, gli hanno offerto all’estero? Assolutamente no.

E in ultima analisi, mi soffermerò sulla piaga della società moderna…I social network (escluso G+, lì non c’è un cazzo di nessuno e posso spammare in libertà). Voglio dire, io lì ho incontrato due dei miei migliori amici eppure…Eppure c’è gente che ha migliaia di amici solo davanti ad uno schermo. Bene o male, per quanto io sia un culo peso, sedentario, asociale e quant’altro, quattro o cinque amici da incontrare ce li ho…C’è chi invece, per davvero, si fa una vita virtuale perché la sua vera vita non è come vorrebbe. C’è gente che sta attaccata a fb (grazie agli “smart”phone) 24/7. C’è gente che sta su Twitter (e questo è un chiaro segno di squilibrio mentale) per “cinguettare” cazzate in 150 caratteri (dovreste fare come me, usate un blog…Avreste tutti i caratteri che volete, per dire cazzate). Quanti ragazzi preferiscono stare attaccati davanti al piccì piuttosto che leggere un “noioso” libro? Quanti preferiscono stare attaccati al piccì piuttosto che andare a fare una passeggiata? Troppi, anche se fossero due, sarebbero sempre troppi.

Ed è davanti a queste cose che…Io non ci sto! (cit.)

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Mi ami?

Mi ami? Smettila di parlare, avvicinati un po’,
smettila di parlare avvicinati un po’
Smettila di parlare avvicinati un po’
Smettila di parlare avvicinati un po’!

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Momenti imbarazzanti

A tutti, durante il corso della propria vita, è capitato di avere momenti imbarazzanti. Ognuno li affronta in modo diverso: c’è chi non sa che pesci prendere, c’è chi si chiude in una cappa impenetrabile di mutismo finché non ha scampato il pericolo, c’è chi cerca di fare il brillante per uscirne bene (spesso e volentieri, peggiorando la situazione), c’è chi si mette a ridere e c’è anche chi incassa stoicamente, ammettendo d’aver fatto una figura di merda.

Il mio ultimo momento imbarazzante? C’è stato quest’oggi a pranzo. Eravamo Lui, Lei, io e l’Altro. Lei non parlava italiano e penso capisse molto poco di quanto dicevamo (e, per fortuna, abbiamo detto relativamente poco). Quando mancava Lui, sul tavolo è calato un lungo silenzio che, a parte qualche battuta (rigorosamente in italiano, dato che non avevo la minima voglia di esprimermi in inglese) fatta a l’Altro, si è sfruttato il tempo per dar fondo ad un quarto delle risorse idriche del tavolo. Con l’arrivo di Lui, le cose sono migliorate lievemente. Il vero imbarazzo era creato dalla barriera linguistica (a cui avevo accennato anche ieri) che separava me e l’Altro da Lei e che solo Lui poteva colmare. Di argomenti di cui discutere ce ne sono stati pochi e sono stati trattati relativamente in modo poco approfondito. Di certo è stato un evento andato ogni più rosea aspettativa, ma comunque imbarazzante.

Un altro evento imbarazzante? In quel di Milano, stavo andando verso Cadorna a piedi e nel mentre discutevo di fatti importanti con un amico e mi nutrivo con delle caramelle. Giunti al termine di Piazza dei Mercanti, prima dell’attraversamento pedonale, all’improvviso sbuca dal nulla un’individua con microfono e cameraman al seguito che, si piazza in mezzo alle palle, e con aria sbrigativa chiede “Ma voi guardate film porno?” (La risposta a tale domanda, sarebbe: ovviamente sì) solo che sul momento e nel bel mezzo di una conversazione piuttosto seria quella domanda mi fece scoppiare a ridere, tant’è che poco dopo dovetti allontanarmi perché rischiavo di soffocarmi con una caramella che proprio non ne voleva sapere di scendere, tra una risata e l’altra.

Un altro momento imbarazzante? Vacanze estive del 2010, completamente ubriaco, inizio ad elencare tutti i Cavalieri dello Zodiaco senza dimenticarne uno (a detta di chi, quella sera, era meno ubriaco di me) per poi caracollare in bagno e vomitare l’anima. Una volta ripresomi, ho rischiato di finire in mare e, per non farmi mancare nulla, ci provai spudoratamente con una tizia che, ovviamente, mi rifiutò (l’ubriaco ero io, non lei). Ne è valsa la pena? Assolutamente no. In compenso i postumi da sbornia sono stati “leggeri” il giorno dopo. Solo un leggerissimo mal di testa.

Altro e penultimo momento di imbarazzo è quello occorsomi quest’inverno, con un amico. Uno sciopero dei treni ci obbliga a prendere la metro e fare cinque o sei chilometri a piedi per vedere uno spettacolo. Arrivati sul luogo, con notevole ritardo, pago l’entrata e una moneta mi cade. La mia reazione, ovviamente, è un sano e salutare “Porco Dio” detto a voce abbastanza alta da essere sentito da chiunque anche nella stanza accanto. Il mio amico, inizialmente stupito, scoppia a ridere nonostante cerchi di contenersi e io lo seguo a ruota. La ragazza che m’ha dato il resto pare far finta di nulla e ci invita a fare il minimo rumore possibile (proprio mentre ridevamo come due cretini). Fortunatamente, il mio amico, qualche tempo dopo mi informò che la ragazza (probabilmente molto rincoglionita) non s’era accorta di nulla. Ma sul momento l’imbarazzo fu davvero tanto.

Ultimo momento di imbarazzo di cui vi narrerò è quello classico: Tutti dormono e rientri a casa cercando di essere silenzioso come un ninja, all’improvviso lo spigolo traditore ti colpisce e tu, imprecando contro i Nove divini, i Grandi Antichi e tutti gli Dèi noti e non, svegli tutta la famiglia che accorre a controllare quale terribile evento sia mai occorso al rientrante, per poi scoprire che in realtà avevi soltanto urtato con un mignolino uno spigolo. Lì, oltre all’imbarazzo, in casa mia partono gli insulti…Ma questi sono dettagli.

Mentre scrivevo il punto sopra m’è sovvenuto alla mente un altro momento imbarazzante, ovvero…Quando inizi a fare, involontariamente, doppi sensi sulla fidanzata di uno dei tuoi migliori amici che in quel momento è lì presente. Gli altri ridono di gusto (e pure io lo faccio) ma all’inizio ci resti di merda, indubbiamente. A me è capitato al mio ultimo compleanno che mi ha visto infilarne uno dietro a l’altro senza sosta per una decina di minuti buoni e, soprattutto, cercando di spiegare gli altri doppi sensi inguaiandomi ancora di più. Momenti esilaranti di cui, però, in quei momenti avrei fatto a meno.

Con questo chiudo davvero.

Cya gente.

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E poi…È arrivato Ettore.

No, fanciulli, tranquilli le vostre virtù anali sono ancora al sicuro dalla mia mefitica presenza, non sono diventato gay(o) tutto d’un colpo. (Porch)Ettore è il mio (cote)cane. Quindi logica vorrebbe che io vi parlassi di quella bestiola dallo sguardo inquietante e dai dentini aguzzi pronti a stringersi intorno alle caviglie dell’incauta persona che non si degnasse di cagarlo (e anche di tutti gli altri). Ma, come ben avrete capito, su questo blog la logica vale quanto un due di bastoni quando di briscola c’è denari, quindi vi parlerò di tutt’altro.

Bene, fatta questa bellissima introduzione, non so cosa scrivere. Quindi farò un po’ di considerazioni sparse e, ovviamente, del tutto a caso.

0) Piove, Governo Ladro. Questa mattina, svegliatomi alle otto e mezza, ho aperto la finestra e ho visto il cielo grigio. Il vento soffiava, agitando le fronde degli alberi. E cos’è stata la prima cosa che ho pensato? Vi do un aiutino, sicuramente non è stata “Uau…Che spettacolo”. No, assolutamente no. È stato più qualcosa del genere “Ma porco odino, non poteva piovere settimana scorsa?” La domanda è ovviamente retorica. Perché proprio settimana scorsa? Semplice: non avevo una beata minchia da fare. Questa settimana invece devo andare a Milano ad incontrare gli amici, devo uscire a cena con altri amici. Insomma, il tempo interferisce in modo più o meno consistente con la mia vita sociale. In definitiva, tutte ste righe servono a dire: Stupida pioggia.

1) Domani, per l’appunto, dovrei andare in quel di Milano (tempo permettendo) ad incontrare un amico emigrato in Norvegia e rientrato in Italia per le vacanze di Pasqua e la sua scandinava ragazza. Dovrò parlare in inglese, anche se la possibilità di esprimermi a gesti, grugniti e bestemmie non mi pare una prospettiva così brutta o non fattibile. Non che non sappia l’inglese (anche se sto facendo di tutto per rimuoverlo), semplicemente non c’ho sbatta di parlarlo. D’altro canto non sarebbe carino emarginare la fanciullina con un artifizio linguistico (in questo caso sarebbe “parlare in italiano”) da discussioni noiose e senza senso su argomenti che potrebbero interessare:

a) I vecchi
b) I nerd
c) I fumettari
d) Altri malati/rifiuti della società/persone con un piede nella fossa

Tra l’altro devo pure comprare un libro a mia sorella e capirete che è una cosa pallosa assai.

1) I blogger. Non mi sono mai reso conto che avere un blog fosse “alla moda”, fino a ieri. Ma a quanto pare tutti ne hanno uno e hanno un sacco di cose da dire. E sono cose semi-serie, mica le mie cose a caso. Essere un blogger è diventato quasi un lavoro (oltre che uno status). Questa scoperta scioccante è stata fatta, per l’appunto, ieri sera mentre cazzeggiando tra i vari blog di wordpress, casualmente ho notato questo “boom”. Che poi, onestamente, non capisco cosa ci sia di così pheego nell’avere un blog. Prima era una cosa da “We are the 1%”, adesso è una cosa da “We are the 99%”. Non che sia per forza un male, eh…Semplicemente boh, non capisco l’utilità del’avere un blog.
Alla legittima domanda “E tu che cazzo ce l’hai a fare un blog se li ritieni inutili?” La risposta sarebbe “Semplice, mio caro amico, sono attratto dalle cose tremendamente inutili.” Insomma, io sto coso (non io Coso, coso il blog) ce l’ho da tempo immemore…Prima che fosse di moda e già allora faticavo a capirne l’utilità. Certo posso scriverci quello che voglio (e lo sto facendo), posso sentirmi uno scrittore cazzosissimo (ma non è il mio caso), posso pensare d’esser brillante (come una lampadina fulminata), o addirittura credere d’esser simpatico (come due dita negli occhi quando mi sveglio dopo una sbronza, con un mal di testa da record) ma in definitiva, non serve ad un cazzo, avere un blog.

2) Cazzabubbolo: penso che questa parola sia bellissima. Dovevo inserirla in questo elenco per forza. Tra l’altro questa sarebbe di diritto una citazione colta e ricercata proveniente da una puntata dei Griffin (non mi ricordo quale) in cui Stewie scrive questa bellissima parola sul muro. Cosa potete voler di più dalla vita? (Non rispondete, non è necessario…Sul serio)

3) Dragon Ball: occhei, sicuramente ha fatto crescere milioni e milioni di ragazzi in tutto il mondo…Ma adesso basta! Mediaset, per favore, non trasmetterlo più per un po’. Manda cartoni più fighi e moar underground…Rimanda i Cavalieri dello Zodiaco piuttosto, ma basta Dragon Ball. Non se ne può più…E lo dico io che sono un fan di quelli che hanno comprato pure due giochi per la playstation (che poi è morta, non so se per i giochi in sé oppure perché ha fatto un paio di voli e la rotellina del giradischi è un po’ stinfia…Ma mi piace credere che ora sia nel paradiso delle consolle) : non se ne può più. Facci vedere qualcos’altro. Ti prego!

5) Uh, vabbè, parliamo anche di Porchettore, va là. Cos’è Porchettore? Porchettore è l’unico esemplare al mondo di cotecane. È talmente cicciotto che non corre, ma saltella in giro per il giardino. A parte la sua cicciosità, la caratteristica peculiare di questa bestiaccia è lo sguardo da psicopatico che ti regala ogni volta che può. Questo sguardo è qualcosa del genere: o.O.
Voi direte “embè?” embè un cazzo, lo sta facendo un cane. Sorry, un cotecane. Tra l’altro ha il bruttissimo vizio di bloccarti la caviglia morsicandotela e tenendola ferma con le zampe. È chiaro che a prima vista possa sembrare una cosa dolce e carina, ma non lo è assolutamente. Siete di fretta? A lui non frega un cazzo, vi blocca e vi obbliga ad accarezzarlo. Una volta che l’avete accarezzato vi lascerà andare? Manco per le palle. Se, invece, doveste decidere (saviamente) di ignorarlo vi ritrovereste a camminare con lui che…Striscia per terra alle vostre spalle mentre vi tiene la caviglia bloccata o, almeno, ci prova. Insomma…Come dire…Non c’è nessuno che lo voglia? Ve lo spedisco per posta…È un cane bravissimo, a parte il fatto che non faccia la guardia ed elemosini carezze da chiunque, tralasciando gli sguardi da psicopatico e la sua mordacità, è una cane che tutti vorrebbero avere…E potrebbe essere vostro. Non lasciatevelo scappare!

8) Il PD stacca il PdL. Ora, io penso che sia una cosa fighissima avere un governo tecnico che, per quanto in modo poco equo, le cose le fa in modo preciso e coinciso. Se permettete, però, mi viene la depressione a pensare che Bersani, un giorno non troppo lontano, potrebbe essere il Presidente del Consiglio. Per carità, è pur sempre meglio del Nano, ma stiamo parlando della Sinistra (o meglio del Centro-Sinistra) in Italia. La stessa sinistra che aveva il partito comunista più forte in Europa e non è riuscita a salire al governo, la stessa sinistra che quando è salita al governo è caduta per colpa di Mastella…Di Mastella, ma ci rendiamo conto? E noi dovremmo far governare un partito del genere? Quanto durerà? Cinque giorni? Una settimana? Si accettano scommesse.
N.B.: Il governo di D’Alema è stato volutamente lasciato fuori. Quello non conta…D’Alema non è un uomo di Sinistra, suvvia.
P.S.: Pierlu, sei tutti noi. Ed è proprio vero che quando piove, piove per tutti. Ed è anche vero che non siamo qui a smacchiare i giaguari.

13) Perché usare una numerazione del genere? (gli osservatori più attenti avranno già fatto il giusto collegamento e avranno capito che numerazione sto usando)
Risposta: Perché sono un inguaribile cazzone.

Pace & bene a tutti.

Cya.

E ricordatevi, c’è un Porchettore che vi aspetta.

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Decisioni Sbagliate

La premessa di rito è quella che faccio sempre (o quella che dovrei fare sempre): Non sono sicuro di restare in tema col titolo dell’articolo e non so nemmeno quanto mi dilungherò. Ovviamente non so se quanto scritto sarà qualcosa di serio o meno. Ma bando alle ciance e cominciamo.

Nella vita di ognuno di noi ci sono scelte da fare e decisioni da prendere. E a meno che non siate infallibili (e no, non lo siete. Non lo sono nemmeno io, pensate un po’), sicuramente vi sarà capitato di fare degli errori. A volte sono stati errori piccoli ed ininfluenti, altre volte invece sono stati errori della serie “Oh, god…What have I done?”. Penso che sia normale fare gli errori e, sì, contrariamente a quanto detto dai famosi proverbi “Sbagliando si impara” e “Sbagliare è umano e perseverare è diabolico”, non solo sono convinto che sbagliando non si impari quasi un cazzo, ma che sia addirittura normale commettere più e più volte gli stessi errori.

Per esempio, quante volte vi è capitato di non riuscire a rinunciare al maledetto manicaretto che poi andrà tutto sulla pancia e sul culo (l’incubo di ogni donna) o vi farà star male tutta la notte (la mia triste realtà)? Vedete, questo è un esempio lampante: Sapete che non dovreste prenderlo ma, alla fine, vi scambierete un lungo scambio di sguardi. Il manicaretto con voce invitante vi dirà “Mangiami…Non ti succederà nulla. Lo so che mi vuoi” e voi, con aria sprezzante, risponderete “No, caro. Mi hai già fregato una volta, non mi freghi più” ma, dopo queste parole, inspiegabilmente vi trovate un passo più vicino al delizioso bocconcino che vi tenterà di nuovo dicendo “Stavolta sarà diverso, fidati di me” e voi ancora vi negherete e farete un altro passo verso la diabolica pietanza fino a che…Fino a che, con le mani ancora sporche e appiccicaticce e un sorriso soddisfatto dipinto sul volto, non vi allontanerete dal piatto vuoto. Passato un po’ di tempo (nel mio caso mentre sto dormendo beatamente), vi sentirete in colpa (ed io male). Cercherete di giustificarvi (io correrò in bagno imprecando contro di me e gli dèi) e troverete delle attenuanti (beh, per lo meno io troverò il sollievo) e vi direte, colmi di una nuova sicurezza: “La prossima volta andrà diversamente. Non succederà più. Mai più”. Vi autoconvincerete di ciò e cercherete, in questo modo, voltare pagina…Fino alla volta successiva.

Questa qui sopra può sembrare una sciocchezza e può non comprendere tutti, ma in un campo ci si trova tutti sulla stessa barca: le relazioni affettivo-amorose. Ovviamente, in questo campo, non posso parlare di me ma stando vicino a persone che dal punto di vista sessuale-affettivo paiono normali, ho notato come i comportamenti e le decisioni sbagliate siano sempre le stesse con pochissime, e nemmeno troppo nette, sfumature.

C’è chi non sa star da solo. Non so se la sua scelta sia conscia o meno, ma pare proprio incapace di non avere un partner. Appena viene lasciato si dispera, sembra non poter più vivere e, dopo due/tre settimane, sta già infilando la lingua in bocca ad un’altra persona. Siamo sicuri che questo non saper star da soli, questa continua ricerca di compagnia sia la cosa migliore da fare? La decisione (conscia o inconscia che sia) di non stare da soli, senza analizzare davvero i motivi per cui le precedenti storie sono andate male, è quella giusta? Non credo.

C’è chi cerca sempre lo stesso tipo di partner. Inutile nascondersi dietro ad un dito, molte persone cercano sempre lo stesso tipo di persona. Che sia il prototipo “stronzo”, che sia il prototipo “gentiluomo”, che sia il prototipo “belloccio”, che sia il prototipo “intellettualoide” non conta. Ciò che conta è il fatto che, alla fin della fiera, si rimetteranno con la stesso tipo di persona con cui era andata male la volta precedente. L’apice dell’assurdo però lo si raggiunge quando, prima dicono: “Basta, da adesso in poi ho chiuso con gli stronzi” (per esempio) e, la persona con cui si mettono dopo, cos’è? Ovviamente uno stronzo. Non lo stesso, ma pur sempre stronzo. E, se incautamente, doveste fargli notare che si sono rimessi con uno stronzo, prima vi guarderebbero con aria sbalordita, poi con candore diranno “Mannò, non è come dici tu…Questa volta sarà diverso, me lo sento!”. Certo, e io sono babbo natale. Ma dico, ci sarà un motivo per cui la volta prima (e tutte le precedenti) con un tipo del genere è andata male, no? Cazzo, svegliati e cambia target. Ma non sia mai, eh.

Ed infine, l’ultima categoria che analizzerò (ultima perché mi son rotto il cazzo di scrivere) è quella del “Vorrei ma non posso” o del “Potrei ma non voglio” a seconda delle interpretazioni. Questa è una categoria che conosco fin troppo bene, ma cercherò di essere sintetico. Le persone appartenenti a questa categoria sono dei culopesi di prima categoria. Non tentano nemmeno, rinunciano ancor prima per paura del rifiuto. È una condizione quasi patologica da cui, nonostante l’ammorbamento di coglioni fatto da amici, amiche e anche dall’animale domestico, non riescono ad uscire. Or bene, la decisione sbagliata qui sta proprio nel non tentare. Tentare non costa nulla, al massimo faranno una figura di merda da raccontare ai posteri quando saranno vecchi e colti dalla demenza senile. Solo che, essendo uno di loro, so che a parole è facile dire “Massì, chissenefrega, tentar non costa nulla” ma coi fatti…Beh, se facessero fatti non sarebbero in questa categoria, suppongo. Ed è per questa categoria che mi sento di fare un appello agli amici, alle amiche e anche alle bestiole: dato che quelli di questa categoria decidono di non fare nulla, rompetegli i coglioni fino a portarli allo sfinimento. Giusto per farvi stare zitti ci proveranno. Non demordete!

Con questo è tutto, ci si ribecca. Restate sintonizzati (Nevvero, non fatelo, non so quando tornerò a scrivere)

Cya

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