L’importanza di Pennywise

Sì, decisamente, questa è la solita stronzata scritta dal sottoscritto (gioco di parole non voluto) per marcare anche la casellina di Maggio 2012 portandomi a…Tot. mesi di scrittura continua su sto blog (detto anche il Fu Bitter Suittes To Succubi).
Detto questo, voi vi chiederete (o almeno alcuni di voi lo faranno) chi cazzo sia Pennywise. Pennywise è il motivo per cui non riesco più a guardare il clown di McDonald con lo stesso sguardo. Pennywise è, probabilmente, la più mefitica e feroce creatura di Stephen King.

Sì, proprio quel Stephen King. Quello stra-sopravvalutato che  di libri belli per davvero ne ha scritti tre: Misery (da cui è stato tratto il film Misery non deve morire), Carrie (il film è Carrie, lo sguardo di Satana) e IT (di cui è stato fatto anche un adattamento televisivo che vi consiglio). Pennywise è il/la protagonista di IT. La sua caratteristica Peculiare? Rappresenta le paure dell’uomo. Non importa che la persona che si trova davanti abbia cinque o sessant’anni, Pennywise apparirà come la cosa che più temiamo. Che più ci repelle.

La sua immagine, comunque, sarà sempre legata al Clown (e questo spiega la mia repulsione di cui vi accennavo poco sopra) e al suo portare palloncini che, immancabilmente, offriva alle sue vittime. Se qualcuno fosse stato così stolto da accettare un palloncino, sarebbe stato divorato da questa tremenda creatura che ha una netta e spiccata predilezione per i bambini (no, non c’entra Michael Jackson). Pennywise predilige i bambini perché (è una donna) le loro paure sono più facilmente rappresentabili, più nitide e più elementari. Insomma, Pennywise non è altro che il babau che si usava in epoche remote per spaventare i bambini.

Ma questo babau è un babau sui generis. Perché dico ciò? Perché nonostante tutto, continua a perseguitare le vittime che l’hanno apparentemente sconfitta. E come la paura vera e propria, continua a cambiare forma. A volte compare come un pagliaccio, a volte appare come una vecchia donna che lentamente imputridisce davanti agli occhi dell’attonito spettatore che, se non sarà abbastanza lesto, diverrà sua vittima. E potenzialmente, tutti sono vittime di Pennywise.

Ci sono poche cose che accomunano l’uomo e una di queste è la paura. Tutti hanno paura di qualcosa. Io ho paura delle vespe e mi fanno schifo i ragni, c’è chi ha paura del mare, c’è chi ha paura del buio, c’è chi ha paura degli insetti in generale, chi dei serpenti, chi della guerra…Insomma, la paura è sì un sentimento comune, ma che ha diverse facce. Facce che proprio come Pennywise mutano a seconda della persona, del periodo e degli eventi.

La paura è sempre legata ad aspetti negativi ma, come tutte le cose di questo mondo (beh, quasi tutte), ha anche un aspetto positivo: è la paura che ci fa sopravvivere. È grazie alla paura che si evitano determinate situazioni o si sfugge da determinati pericoli. Quando si è spaventati, il corpo reagisce sempre alla stessa maniera: l’adrenalina viene messa in circolo, i muscoli si preparano allo sforzo, aumenta il ritmo cardiaco e i sensi si acuiscono.

Sono risposte, quelle sopracitate, naturali che il nostro corpo è abituato a dare sin dai primordi della razza. Sono risposte che ci hanno permesso di sopravvivere e diventare “la razza dominante sul Pianeta” (anche se ad esser sinceri, dovrebbero essere gli insetti la razza dominante sul pianeta). E, come ben sappiamo tutti, dalla paura non si scappa. La si può scordare per un po’, senza ombra di dubbio…Ma quando meno te lo aspetti tornerà alla carica. E per quanto tenteremo di negarla, di scappare o finalmente riusciremo a superarla, ci sarà qualcos’altro pronto a spaventarci.

Eppure, eppure senza paura non si può vivere. Sono state anche le paure dei nostri antenati a fornirci un bagaglio culturale che oggi ci identifica, che ci rendono quello che siamo sia in quanto uomini, sia in quanto persone. La paura che il fascismo si ripresentasse, portò alla creazione della Carta Costituzionale e alla nascita della Repubblica. La paura che scoppiassero altre guerre come la Seconda Guerra Mondiale portò alla creazione dell’ONU e della NATO.

E per quanto si possano negare queste parole, questi “fatti”, sapete benissimo voi come so benissimo anche io che quando ci troveremo a casa da soli, immersi nel buio, all’udire un rumore sospetto la nostra mano correrà all’interruttore per accendere la luce e cercare di capire cosa fosse ciò che abbiamo sentito e il seme della paura sarà sbocciato di nuovo dentro di noi.

Vi lascio con una citazione parziale da IT:

Sono l’incubo peggiore che abbiate avuto, sono il più spaventoso dei vostri incubi diventato realtà[…]

E anche per oggi, questo è quanto.

Cya

Lo vuoi un palloncino?  (Cit.)

 

 

11 commenti

Archiviato in Riflessioni, Varie ed Eventuali

11 risposte a “L’importanza di Pennywise

  1. Non ho la più pallida idea di chi tu stia parlando.

  2. ellaneivicolipersa

    Io avevo paura persino della pubblicità di quel film :S

  3. Pingback: Sul Genere Horror | Cose A Caso

  4. marty

    io lo visto da poco tempo e non sono affatto traumatizzata da pennywise (e ho 13 anni) mi piacerebbe rivederlo!

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