Europa

Oggi, mi spiace, ma vi tocca l’articolo serio. Un articolo serio in cui darò una mia (assolutamente personale) visione del futuro dell’Europa per poi concentrarsi sui fatti di casa nostra.

La Grecia è tuttora in una situazione politica instabile. Instabilità che si riflette e ripercuote sui mercati di tutta Europa. Arrivati a questo punto, l’uscita dall’Euro della Grecia non è più così improbabile come sembrava soltanto qualche mese fa. La speculazione non si ferma e continua a colpire un paese martoriato e indebitato gravemente. Un paese che non riuscirà a rilanciarsi in ottica estera e che potrebbe addirittura fallire, nonostante gli sforzi dell’intera Unione. Una soluzione possibile, resta l’accompagnamento al di fuori dell’Euro con un ritorno alla Dracma che, però, significherebbe rinunciare a tutti i soldi finora prestati o, per lo meno, di riottenerli in tempi molto più lunghi.  A complicare la situazione si aggiunge il pericoloso picco raggiunto da partiti neo-fascisti che, cavalcando il malcontento estremamente diffuso e la situazione di disagio, hanno sempre più probabilità di salire al potere. In questa situazione di grande incertezza è molto probabile che, entro la fine del 2012, la Grecia potrebbe non essere più uno Stato Membro.

Una volta che la Grecia fosse uscita, la nube speculativa si getterebbe a capofitto sulla nuova ultima ruota del carro: la Spagna. La Spagna ormai è paralizzata da lungo tempo e il malcontento della popolazione non è stato placato nemmeno dalle nuove elezioni. La situazione spagnola vede un tasso di disoccupazione elevatissimo e la necessità di riforme strutturali atte a ripianare un bilancio irrimediabilmente in rosso. Dopo l’eventuale fallimento della U.E. con il salvataggio greco potremmo assistere ad un secondo tentativo oppure potrebbero decidere immediatamente di ricorrere ad un accompagnamento al di fuori dell’Euro. La cosa, però, sarebbe di difficile digestione sia per l’economia mondiale, sia per l’Unione Europea che subirebbe un altro bruttissimo colpo e anche per gli spagnoli stessi che si ritroverebbero ad avere un cambio forzato di moneta e un’economia da riassettare, col problema di trovare finanziatori esteri.

E dopo la Spagna ci sarebbe l’Italia. L’Italia, nonostante le manovre del “rigore”, non riesce ad uscire da una situazione finanziario-economica negativa. Si assiste sempre di più ad un collasso depressivo dell’economia e alla mancanza di nuova linfa che possa aiutare ad invertire il trend. I problemi italiani sono da ricercarsi nel corso della storia dell’intero paese e sono riassumibili nei seguenti punti:

– La mal gestione della res pubblica
– La mal gestione politica del paese
– L’incapacità degli italiani di rispettare regole e il loro continuo cercare scappatoie
– Il non affrontare seriamente i problemi che si sono creati nel corso del tempo.
– L’incapacità di adattarsi ad un’economia internazionale valorizzando i propri mezzi.
– L’incapacità di sanare una profonda frattura tra Nord e Sud del paese sin dagli albori dello stato.

Ovviamente quanto qui elencato non si è venuto a creare negli ultimi vent’anni (come a molti piace credere) ma ha radici ben più profonde e radicate. Radici che non sono mai state estirpate e hanno fatto crescere una malerba asfissiante, tossica per il nostro paese e per chi ci vive. Se anche l’Italia, alla fine, dovesse capitolare ed uscire dall’Euro, difficilmente l’Unione Europea riuscirebbe a resistere ad un colpo del genere.

Gli elementi sopra descritti, poi, mi portano a fare un’analisi storico-politica più generalizzata. Nei periodi di grave crisi come quello che stiamo attraversando attualmente, le forze politiche più moderate non riescono più a soddisfare e rispondere ai bisogni e ai problemi di una società esasperata. È in questi momenti che lo spettro del totalitarismo ricompare: il parallelo che vi invito a fare è quello tra l’Italia post Prima Guerra Mondiale e la Germania post Prima Guerra Mondiale con alcuni dei paesi più disastrati attualmente. Il malcontento popolare aveva raggiunto una soglia non più sopportabile, l’economia fragile avevano reso possibile l’affermarsi di uomini rappresentati le ideologie totalitariste in grado di rispondere agli input derivanti dalla crisi in cui versava il proprio stato attraverso una politica dittatoriale e ad un pieno controllo della società in ogni suo aspetto. Mi sembrerebbe stupido non tenere in conto la possibilità che, se le situazioni dovessero non cambiare ancora a lungo o addirittura dovessero peggiorare, si ripresentasse una situazione simile a quella degli anni 20/30 del 900.

La storia ci insegna, sta a noi imparare.

Questo è quanto.

Cya.

1 Commento

Archiviato in Politica & Società, Riflessioni

Una risposta a “Europa

  1. matteo baudone

    l’augurio è quello di non ripetere quelle tristi pagine storiche

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