It’s Friday, I’m in love

Nonostante il titolo, mi spiace informare le gentil donzelle che ancora nessuna folle mi abbia accalappiato, quindi sono ancora sul mercato (Fuggite, sciocche!). La scelta del titolo, oltre ad essere una citazione coltissima (?), è dovuta al fatto che non sapessi come avrei potuto intitolare questo post e quindi…Quindi da bravo cazzone, ho scelto un titolo quasi a caso.

Il venerdì è un giorno strano. È il crocevia, il punto di svolta, della settimana. Si passa dal periodo scolastico-lavorativo al periodo dedicato al divertimento e al relax. Ma per me non è così. Per me il venerdì vuol dire fondamentalmente tre cose:

1) Non aver lezione il giorno dopo
2) Fare le pulizie
3) Noia. Tantissima noia.

Lo so, molti dei lettori dell’ultima ora potrebbero (e anzi, sono abbastanza convinto che lo faranno) storcere il naso di fronte al rapporto “venerdì = noia”. I lettori che mi conoscono meglio invece (i così detti “lettori abituali”) sanno assai bene quanto io sia facilmente soggetto a scazzo e sbalzi d’umore. Il problema del venerdì, in fondo, è quello di essere sia l’ultimo giorno della settimana lavorativa, sia l’inizio del week-end. Non ha un’identità ben definita. Non è carne, non è pesce. E questo, alla lunga, pesa.

Pesa perché, non sapendo bene cosa fare, arriva la noia. Una noia persistente accentuata anche dal tempo che c’è oggi. Sia chiaro, non sarei uscito comunque perché non ho una vita sociale che mi permetta di uscire il venerdì sera (e se l’avessi, culopeso come sono, a meno che non ci sia qualcosa di interessante, non uscirei comunque). Noia che poi mi porta a pensare al più e al meno. E con “al più e al meno” mi riferisco, soprattutto, ai tempi che furono.

I tempi che furono vedevano il venerdì come un punto di arrivo, una liberazione psicologica dagli “ingombranti” doveri di studente, almeno per un po’. Vivevo la settimana con l’ansia di arrivare a venerdì giusto per poter dire “Ah, che bello…Finalmente sono libero”. Libertà che poi veniva sprecata gozzovigliando con gli “amici dei tempi che furono”, con cui ho ormai perso quasi del tutto i contatti. Perché, in fondo, per un ragazzo il venerdì è il primo giorno con cui uscire e divertirsi con gli amici. Per i maniaci dell’organizzazione, come il sottoscritto, era anche un ottimo punto di partenza per organizzare in modo approssimativo quello che si sarebbe fatto tutti insieme. Ma poi, tutto è andato perduto. È andato perduto il significato “salvifico” che attribuivo al venerdì. Sono andati perduti i rapporti con le persone con cui li passavo.

Cos’è cambiato da allora? Fondamentalmente, penso sia cambiato il modo in cui io vedo il venerdì. Ora che non è più il punto di partenza per passare del tempo con i miei vecchi amici, è un giorno come tutti gli altri. E questo ci riporta ai tempi che sono. Tempi che hanno portato ad altri cambiamenti. Ci sono stati il cambiamento di amicizie e il cambiamento di abitudini. Infatti se prima il punto nodale della settimana, per trascorrere tempo con gli amici, era il venerdì, ora invece è il giovedì. Giovedì in cui, la sera, mi trovo con gli “amici dei tempi che sono” in videoconferenza su G+ per passare il tempo a parlare, a discutere e a cazzeggiare con immensa soddisfazione. Ed è il giovedì il giorno in cui si pianifica l’eventuale programma del week end con uno del gruppo (gli altri due sono esclusi per motivi geografici).

Ed è quando mi accorgo che in fondo si è trattato solo di cambiamenti marginali, che mi ricordo che i “tempi che furono” non ci saranno più e che quindi non devo indugiare troppo su quanto perso, ma piuttosto devo godermi quanto di guadagnato nei “tempi che sono”. E, per quanto ovvia possa sembrare una cosa del genere, per quanto scontata possa suonare, spesso tendo a dimenticarmelo.

Questo è quanto.

Cya.

P.S.: ringrazio Ammitta perché l’idea su “Tempi che furono/tempi che sono” l’ho rubata da alcuni album di fotografie che aveva su Feisbug.

 

4 commenti

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4 risposte a “It’s Friday, I’m in love

  1. fanculo, io lavoro il sabato. 😀 con affetto

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