Giovani e Disoccupazione

Oggi, articolo serio.

Mentre il Governo Monti si prepara a varare una nuova riforma del lavoro supportato dai tre principali partiti italiani, nel tema della maturità di quest’anno è stato trattato il tema della disoccupazione giovanile, la sua diffusione nel Mezzogiorno e si sono chieste possibili soluzioni. Proverò anch’io, in breve, a trattare questo argomento che già trattai qualche tempo fa.

Il problema della disoccupazione giovanile, in Italia, è riscontrabile molto prima della crisi e fu provocato da un sistema contrattuale inefficiente che oggi ci ha portato in questa situazione. Ad oggi esistono diverse forme contrattuali, le più diffuse sono: Apprendistato, Co.co.pro, contratto a tempo determinato e (anche se non è così diffuso) il contratto di lavoro a tempo indeterminato. I giovani, però, vengono assunti soprattutto con co.co.pro e contratto di lavoro a tempo determinato. Questi contratti hanno favorito una politica aziendale atta ad avere il maggior ricambio di personale possibile (con elevato risparmio sui costi del lavoro) nei settori dove non ci sia richiesta una specifica specializzazione. Ciò a portato ad avere giovani con un lavoro per 3/6 mesi con stipendi relativamente bassi che producono quanto produrrebbe (se non di più) una persona con contratto di lavoro a tempo indeterminato con quasi il doppio dei costi. Insomma, in questo modo si è penalizzato il lavoratore, favorendo le aziende.

In origine, questi contratti, dovevano essere fatti per “invogliare” le aziende ad assumere giovani ma avrebbero dovuto avere un utilizzo limitato e diverso da quello attuale. Questi strumenti, infatti, dovevano servire per inserire il giovane nella realtà aziendale permettendogli di avere orari “flessibili” e le aziende erano incentivate ad assumere proprio grazie ai costi minori. Ovviamente, la legge era stata tratta da una bozza di legge del Dottor Biagi (ucciso dalle BR) e quindi incompleta. È possibile notare infatti come sia nel caso del co.co.pro, sia nel caso del contratto a tempo determinato non siano stati inserite limitazioni sull’utilizzo. Limitazioni che avrebbero potuto essere le seguenti:

1) Al termine del primo contratto possibilità di rinnovare per una sola volta la formula, prima di passare ad un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Certo, questo probabilmente non avrebbe risolto il problema ma per lo meno, se un giovane si fosse distinto per la sua bravura/preparazione/capacità avrebbe avuto l’occasione di avere un lavoro a tempo indeterminato dopo due contratti a termine.
2) Incentivare le aziende ad assumere i giovani con sgravi fiscali, dopo averli assunti con contratti a tempo determinato. Se le aziende avessero avuto incentivi ad assumere giovani a tempo indeterminato, in questo momento la situazione sarebbe stata diversa. Lo Stato avrebbe dovuto scegliere aziende strettamente legate al territorio e permettere una compenetrazione di lavoro giovanile affianco di persone già esperte nel settore (Iniziando, ad esempio, con i contratti di apprendistato più che con i contratti a progetto).
3) Favorire, come dicevo sopra, il contratto di apprendistato. In questo modo i giovani avrebbero avuto l’opportunità di imparare il lavoro affiancati da persone di esperienza e, con un costo relativamente basso, le aziende si sarebbero trovate “in casa” giovani già pronti a sostituire il personale pronto ad andare in pensione.

Ovviamente, queste soluzioni temo non siano nemmeno mai state pensate dai governi che si sono susseguiti negli ultimi vent’anni e, purtroppo, anche questo Governo sembra intenzionato a percorrere una strada diversa.  Ma quale può essere una soluzione a questi problemi? La risposta è abbastanza semplice e coincisa: andrebbero ridotte le forme contrattuali riguardanti i giovani. Si dovrebbero mantenere l’apprendistato, una forma contrattuale a tempo determinato che dopo massimo due rinnovi passerebbe a contratto di lavoro a tempo indeterminato e, per l’appunto, il contratto di lavoro a tempo indeterminato. Ovviamente, mi rendo conto, che il mercato del lavoro di oggi è un mercato che richiede flessibilità e che, per questo motivo, il contratto di lavoro a tempo indeterminato sia quasi (mi spiace dirlo) anacronistico. Per questo motivo si potrebbe offrire una quarta opzione, oltre a quelle sopra elencate.

Si potrebbe anche lasciare un contratto di lavoro a tempo determinato senza limitazioni o vincoli di sorta per quanto riguarda i rinnovi. Questo andrebbe incontro alle istanze di flessibilità del mercato del lavoro moderno e permetterebbe ai giovani di fare esperienze in più campi (come già accennavo in un articolo sul tema) e alle aziende di continuare con la loro politica di ricambio di personale. L’unica condizione necessaria sarebbe quella di aumentare gli stipendi in modo che, una volta terminati i contratti, i giovani disoccupati possano mantenersi finché non trovino un altro posto di lavoro.

Nel Mezzogiorno, la questione, è ancora più complicata per il semplice motivo che le fabbriche lì non investono come e quanto dovrebbero e l’economia locale è fiaccata da diversi fattori (Criminalità organizzata, aziende spesso retrograde, incapacità di adattamento al nuovo mercato del lavoro, concorrenza estera) e questo porta ad avere un tasso di disoccupazione elevatissimo a livello giovanile. Giovani che sono costretti ad emigrare al nord o all’estero per cercare di lavorare. In questo caso, per favorire il lavoro giovanile (e le attività produttive più in generale) andrebbe stanziato un fondo controllato a disposizione delle aziende più meritevoli per assumere i migliori giovani e avvicinarli al mondo del lavoro. Per permettere questo, l’industria/impresa più indicata sarebbe la piccola/media impresa che difficilmente può dislocarsi su altri territori e che quindi è una “certezza”, non avendo l’arma di ricatto della chiusura di stabilimenti con conseguente smobilitazione verso i paesi esteri. In questo modo, oltre a rilanciare il settore giovanile, si darà nuova linfa ad una parte del settore fortemente in crisi. Tra l’altro, premiando in modo consistente le piccole/medie imprese, si dà modo di competere in modo reale ed effettivo con le altre realtà e si toglie alla criminalità organizzata una possibilità di ripulire i propri soldi sporchi.

Insomma, una cosa è certa: il mercato del lavoro va rivisto completamente e l’assunzione di giovani deve essere incentivata con contratti in grado di dar loro una certa stabilità.

Anche per oggi, questo è quanto.

Cya.

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