Partecipazione (E altri piccoli problemi degli italiani)

Stamane, mentre mi facevo la doccia, anziché cantare come al solito, stavo riflettendo e mi sono accorto di una cosa fondamentale: gli articoli “seri” che dovrebbero e potrebbero dare spunti di discussione, non vengono minimamente presi in considerazione da chi legge. Questa mia affermazione si basa sull’evidenza dei fatti (vi inviterei a spulciare il blog per vedere coi vostri occhi) e sui numeri. Ora, mio malgrado, ho una media di venti/venticinque visite al giorno. Mi sono arrivati commenti ai post più disparati e assurdi, eppure…

Eppure quando si trattano argomenti di una certa rilevanza, semplicemente, chi potrebbe esserne interessato pare svanire nel nulla. E questo, fondamentalmente, è un problema che si rispecchia sia nelle piccole, sia nelle grandi cose. Questa mancanza di partecipazione oltre a caratterizzare una fase politica in cui l’astensione ha raggiunto picchi elevati, quasi da record, caratterizza anche la vita “normale” degli italiani.

Italiani che si sono sempre mostrati bravi ad evitare i problemi, a sperare che qualcun altro li risolvesse. E anche questo, ha portato alla situazione odierna. Troppo facile imputare tutte le colpe a Berlusconi (e di conseguenza chi lo ha eletto), troppo facile puntare il dito contro un Centro-Sinistra che quando ha avuto l’occasione di governare, si è suicidata con le sue stesse mani. Sarebbe una soluzione di comodo e poco onesta. Sarebbe un lavarsi le mani dagli errori commessi. Perché, in fondo, i problemi italiani arrivano sono facilmente collocabili in periodi storici precedenti a quelli del così detto “berlusconismo”.

Ma si sa, gli italiani si ricordano solo quello che vogliono ricordarsi, quando si ricordano qualcosa. E questo mi riporta direttamente all’argomento “principale”: la mancanza di partecipazione. Ieri sera si discuteva con alcuni colleghi di partito su come internet avesse permesso agli italiani (soprattutto ai più giovani) di informarsi e come questo potesse segnare un aumento della partecipazione (politica e non solo) alla vita di Stato e ai suoi problemi. Questa visione delle cose, però, mi pare un po’ troppo ottimistica e semplicistica. L’informarsi è solo il primo passo per “partecipare”. Sicuramente è meglio di niente, ma non è abbastanza. L’informarsi fine a se stesso è inconcludente quasi quanto il non informarsi affatto. Dico questo perché una persona per quanto informata sia, nel caso in cui decidesse di non partecipare attivamente alla vita culturale-politica del suo paese, sarebbe del tutto ininfluente.

A questo ragionamento mi si potrebbe opporre la tipica frase “Anche se partecipassi, non cambierebbe nulla”. Ed è qui, che secondo me c’è un errore di fondo. Partecipando c’è una presa di posizione che soltanto apparentemente è inutile. In realtà, attraverso la partecipazione avrete modo di confrontarvi con altri e discutere delle vostre idee e potreste essere d’esempio anche per altri “Informati che non partecipano”. Mi rendo conto che la partecipazione sia qualcosa di difficile e impegnativo, mi rendo conto di quanto sia complicato esporre le proprie idee ad altri e discuterne per cercare di raggiungere un obiettivo, eppure questa dimensione (la dimensione della dialettica e della partecipazione) è andata pian piano scomparendo.

È scomparsa a causa di una cultura che, purtroppo, si è involgarita e imbarbarita. È scomparsa perché faticosa. È scomparsa perché può parere inutile e retrograda. E il vuoto lasciato da cosa è stato colmato? Dai “Talk-show” (di cui si salvano solo pochissime e rare perle), dai “Reality-Show” e da programmi di questa risma. L’italiano ha barattato il suo diritto (diritto-dovere) di partecipare con il non fare fatica, con lo stare davanti alla televisione, col non affrontare i problemi e il delegare a qualcun altro, con il non esprimere una propria opinione.

E questo lo si vede nel uber-micro (questo blog) e nel macro (a livello nazionale). Non sarò di certo io a farvi la paternale, dato che tutti sapete quanto io sia culo-peso su quasi tutto. Eppure, nel mio piccolo, per quanto inutile possa sembrare, io partecipo. Partecipo perché le cose così, a me non vanno bene. E a voi? A voi vanno bene?

Questo è quanto.

Cya.

36 commenti

Archiviato in Politica & Società, Riflessioni

36 risposte a “Partecipazione (E altri piccoli problemi degli italiani)

  1. la gente non commenta nei tuoi post seri perché sono di una noia mortale ed esponi problemi/proponi soluzioni così vecchi e sentiti che Gaio Mario ti estorcerebbe i diritti del copyright a randellate.

    • Soluzioni non prese in considerazioni e problemi irrisolti. Ed è peggio ancora che non lo siano. Ma, illuminaci tu con delle soluzioni ^^

      Edit: Nyway, il problema è più generale, obviously. Tutti i problemi e le soluzioni sono (E cito): “così vecchi e sentiti che Gaio Mario ti estorcerebbe i diritti del copyright a randellate.”?

      Allora teniamoci i problemi e bona. Poi ci si chiede perché qualcuno è costretto a cacciare i tonni e qualcun altro vorrebbe cacciarli.

      • Se le soluzioni vecchie funzionassero non avrei nulla da obiettare😛
        Ma del resto le mie soluzioni sono così underground che probabilmente non sapresti a chi mi riferisco (e NO, non parlo di Grillo per una volta tanto xD)

      • Ma non sono nemmeno state prese in considerazione :C

        Sicuro…E chi sarebbe? (Mi metteresti in imbarazzo se stessi parlando di me…Non è ancora il momento…Non ancora…)

      • Perché ultimamente tutti scrivete (blablabla): sbagliato e diventa (balbabl:( che sembra una faccina triste?

      • L’avevi sbagliato puer in un altro post…

        Ma, ho sbagliato pure io o mi stai trollando?

      • No, no, lo fa in automatico Wp.

  2. Ecco, riassunta in una mia immagine, l’idea che ho della “partecipazione” tramite la rete:

    Se ti fotte davvero di qualcosa e di condividere un idea scendi in piazza, fai banchetti o volantinaggio (si, è una rottura di coglioni per chi lo fa e per chi lo subisce, ma è un metodo diretto e immediato) invece che condividere video con titoli stronzi tipo “so che non ti interesserà questo video” o il celeberrimo “in questo video vi dimostro che siete ignoranti”.

    Non sono uno psicologo, ma credo che il meccanismo che scatta nel cervello quando vedi un tizio in piazza a manifestare sia un pochetto più efficace di quello che scatta leggendo tutto il blog di Grillo, facendo pause ogni tanto per pisciare per poi tornare a giocare con angry bird 5 minuti dopo aver condiviso qualche commento “indignato” su FB.

    Detto questo, non si può non menzionare il recente [ieri se non erro] episodio in cui un tizio qualsiasi ha fatto saltare fuori tramite la rete delle magagne del nuovo assessore di Parma (che ancora non ha formato la giunta LOL) che si è dimesso dopo un giorno dalla nomina.
    Effettivamente, come “strumento” la rete aiuta (leggevo un articolo dove veniva detto che in america avevano fatto uno studio e scoperto che, se ci fosse stato Twitter et similia, lo scandalo del Watergate sarebbe saltato fuori in 2 giorni, o qualcosa di simile), ma la rete non può essere il campo di battaglia.

    Concludo dicendo che, rete o meno, per adesso sono sempre stato lontano da qualsiasi “partecipazione” e probabilmente sarà sempre così. Non è il top, ma non penso di essere il tipo di persona adatta a fare queste cose, considerata la mia tendenza ad adattarmi ai cambiamenti piuttosto che tentare di cambiare le cose come dovrei.

    sistema “i problemi italiani arrivano sono”

  3. Per me la democrazia stessa è sbagliata (o perlomeno adottata “troppo presto”). L’unico vantaggio/svantaggio della democrazia è che è stabile rispetto a molte altre forme di governo (dare l’illusione alla gente di scegliere da sola i propri capi è un buonissimo modo per tenerla buona, estremamente migliore della violenza nelle monarchie assolute o nelle dittature). Svantaggio perché non c’è alcun modo di cambiarla dall’interno (non puoi “votare” contro la democrazia, mentre puoi “instaurare” la democrazia con una rivoluzione, oppure costringere il re a limitare i propri poteri). Inoltre la stabilità non è sempre buona cosa, i mondi di Brave New World e 1984 sono estremamente stabili, ma meno che mai desiderabili.

    Perché non mi piace la democrazia? te lo dimostro con un sillogismo:
    la maggior parte della popolazione è composta da idioti? Sì
    La democrazia è il governo della maggioranza? Sì
    Ne consegue che la democrazia significa il governo degli idioti? Sì

    Come migliorare il sistema? O diminuire il potere politico degli idioti (ma significherebbe limitare la democrazia, ovvero ERESIA) oppure diminuire il numero degli idioti. La seconda è la via difficile, ma a quanto pare l’unica percorribile. Un po’ anche alla base della mia scelta del futuro lavorativo

    A chi si rifà la mia “ideologia”? A me stesso, sotto l’influenza di tantissime correnti politiche e filosofiche e nondimeno dal consumo saltuario di oppiacei e assenzio.

    • Sono di fretta, devo andare a servire. L’unico commento è: bastardo importa oppiacei e assenzio.

      P.S.: Comunque c’entra una sega con il discorso che volevo fare io

    • Beh, che la democrazia sia stabile non è propriamente vero. La Democrazia è stabile solo col giusto impianto di leggi e la giusta congiunzione storico-politica. Come si può instaurare un “regime democratico” si può instaurare anche un “regime dittatoriale”. Basta avere i mezzi e la giusta congiunzione di eventi (Come fu per Mussolini, Stalin, Hitler e Franco quando salirono al potere) (INB4 se tiri in ballo Hitler, “hai perso la discussione” ma IDGAF).

      Ecco, un’altra cosa che non mi piace del tuo ragionamento è “per vedere la stabilità in modo negativo basti vedere sti due libri”. Cazzo, sono libri. Difficilmente una società alla “Grande Fratello” si realizzerà. È come dire che il N.W.O. verrà, in futuro, realizzato. Può essere, ma per il momento tutti quelli che hanno commentato qui, sono sempre stati piuttosto ironici e scettici sull’argomento. E, tra l’altro, non è assolutamente vero che le Dittature sono instabili. Basti vedere in Libia fino all’anno scorso. O nella stessa Cina che tutti dimenticano ma che, a tutti gli effetti, è ancora una dittatura. La Libia fino all’anno scorso non era stabile? Sì. La Cina non è stabile? Sì, Usano violenza? Ni. Ti privano di diritti fondamentali, ma i casi in cui viene esercitata una violenza fisica sono molti meno di quanto si possa credere.

      Tra l’altro tu confondi il concetto di democrazia con quello di demagogia (che è la degenerazione della prima). E, anche se apparentemente sembra che il tuo ragionamento regga, abbiamo dimostrazioni quotidiane di quanto, in realtà, la democrazia non sia propriamente la maggioranza degli idioti (Basti pensare a Francia, Germania, Belgio, Stati Uniti, Paesi Scandinavi) in cui, alla fine, di cose buone ne sono state (e continuano ad essere) fatte quotidianamente. Insomma, anche se si esprimesse la volontà di un branco di scimmie che si prendono a pallate di merda dalla mattina alla sera, con individui capaci e con i giusti mezzi, la democrazia sarebbe comunque attuata nel suo senso “positivo”.

      E poi diminuire il potere politico degli idioti non è impossibile. Si potrebbe applicare al diritto di voto lo stesso principio del diritto di proprietà: se non viene esercitato per Tot. tempo, lo si perde. Per riguadagnarlo si dovrebbe superare un test (ma fatto bene) di diritto pubblico. Perché lo sai tu, così come lo so io che è più facile far passare per la cruna di un ago un cammello che instillare del buon senso nelle persone, in determinati casi (per quanto sia convinto che il problema sia prettamente italiano o, comunque, dell’Europa Meridionale).

      Detto questo, senza ombra di dubbio la democrazia è una forma di governo imperfetta ma è la migliore che si ha a disposizione in questo momento…

      Per quanto secondo me, una forma ibrida tra oligarchia e democrazia sarebbe la forma “ideale”.

      • Le tue ultime due frasi sono le migliori, avessi scritto solo quelle… xD

        Comunque: Democrazia non è stabile? Io intendo soprattutto filosoficamente/intellettualmente. Fin dopo l’illuminismo la stragrande maggioranza degli intellettuali ha supportato la causa democratica e se il regime democratico viene ribaltato da un colpo di stato, in un tempo più o meno lungo questo regime verrà reinstaurato (con o senza l’aiuto di potenze estere). Durante il fascismo c’erano i partigiani e, dato loro un po’ di tempo, sarebbero riusciti a ribaltare il regime da soli (perlomeno nel nord italia, lessi). Il libia c’era il loro CNL (per quanto filoamericano fosse) e in cina conosci bene le rivolte tibetane, o quella famosa di piazza Tien-an-men. In tutti i regimi ci sono manifestazioni più o meno violente (primavere arancioni, verdi, di praga) mentre manifestazioni CONTRO la democrazia non ce ne sono (se togliamo gli attacchi terroristici à la Breivik, che non fanno altro che rafforzare la democrazia, basti pensare al discorso di Stoltenberg dopo l’attacco). Cosa deduco da questo? che i regimi TENDONO alla democrazia in un mondo post-illuministico, in quando la democrazia è la forma di governo più stabile.

        Per quanto riguarda Orwell: Ovviamente, pirla, so che non si realizzeranno, infatti usavo i due libri soltanto come ESEMPIO di come la stabilità possa non essere positiva. Non ho assolutamente detto che la società DIVENTERÀ come descritto in uno di questi due libri (anche se in Corea del Nord ci stanno provando e anche abbastanza bene).

        Io non confondo democrazia con demagogia, e usare concetti aristotelici (“una è la degenerazione dell’altra”) per descrivere la politica del 2012 mi sembra un po’… anacronistico.
        “Basti pensare a Francia, Germania, Belgio, Stati Uniti, Paesi Scandinavi”
        Francia: hanno avuto Sarkozy per sette fottuti anni: sono degli idioti? Sì. E comunque spiegami, se fossero dei non-idioti, perché Eva Joly (http://www.ilritaglio.it/2012/estero/eva-joly/) abbia preso tipo il 4% dei voti.
        Germania: L’unico pregio è l’economia, per la direzione politica della Merkel avrei tutt’altro da dire, per quanto tu vorresti scopartela, la Merkel
        Belgio: Non era quello che non ha avuto un governo dal 2007 fino a 6 mesi fa?
        stati uniti: beh, sì, loro fanno cose belle dalla mattina alla sera, a partire dall’innalzamento delle tasse scolastiche per i college (basta che ti cerchi “college cost heightened” su google), sebbene siano quelli con le scuole più care del mondo (wiki). Se no ci sono le guerre per il petrdemocrazia, sempre molto sentite e giuste da tutti.
        Stati scandinavi: Qua in norvegia si vota “partito laburista” non perché abbia un programma fantastico, ma perché gli elettori sono abituati (giustificazione idiota per un voto dato? SÌ). Cose buone ogni giorno? Beh, volevano allearsi con il partito conservatore per far passare la DLD (una cosa simile europea qua: http://en.wikipedia.org/wiki/Data_Retention_Directive), hanno mandato caccia in Libia, e gli xenofobi crescono, come del resto anche in tutti gli altri paesi scandinavi ed europei.

      • La Democrazia tende ad essere restaurata nel medio-lungo periodo per due motivi fondamentali: la ciclicità della storia (perché, ché ché se ne dica, la storia è ciclica) e perché è la forma di governo che permette di “spalmare” meglio tra più individui il potere. Nelle dittature, ad avere il controllo del potere, sono o un singolo individuo o un piccolo gruppo di gerarchi. Prendiamo, l’esempio del Fascismo: a comandare erano Mussolini e pochi altri. Perché sono nati i partigiani? Per liberare l’Italia? Sì, senza dubbio. Ma era davvero questo il motivo principale? Personalmente, non credo. Semplicemente ai partigiani giravano i coglioni ad elica perché gli era stato sottratto il potere. Dico questo perché i nuclei partigiani principali erano legati ai partiti politici (DC, PC, PSI) soppressi da quello Fascista. Hanno imbracciato le armi per riavere ciò che avevano perduto a livello di potere e ciò che avevano perduto a livello di libertà (in secondo luogo). Quindi, imho, la democrazia garantirebbe stabilità solo per un fattore di separazione e attribuzione di poteri a più individui (Giusta condizione storico-politica) e con la Costituzione è stata sancita la sacralità della Democrazia in Italia (giuste leggi). E chi ha fatto la Costituzione? Ovviamente i partigiani. Ovviamente l’Italia anche in questo caso fa eccezione (quarant’anni di DC e venti di berlusconismo non hanno portato a rivolte nel primo caso per volere americano, nel secondo perché gli italiani si erano impoveriti culturalmente e socialmente).
        In Libia il CNL era un burattino americano. Non semplicemente Filo-americano, ma controllato dagli americani. Tra l’altro il fatto che in Libia sorga una democrazia è ancora tutto da dimostrare. Potrebbe essere messo a capo di un governo fantoccio un uomo gradito agli americani (e con americani intendo un po’ tutte le potenze occidentali) scongiurando così il rischio che un punto strategico come la Libia cada in mano a fondamentalisti o a governi filo-iraniani/anti-americani.
        E le rivolte cinesi a cosa sono dovute? Alla voglia di libertà? Ni. È lo stesso discorso che vale per i partigiani: vogliono l’indipendenza (o una maggiore libertà) che equivarrebbe alla possibilità di avere il potere diviso tra più persone.
        Sì, lo so, è una visione bruttina ma estremamente realistica, dato come sono andate le cose.

        Ma infatti io non stavo descrivendo la politica del 2012 che, fatta eccezione per alcuni paesi, è discreta.

        Sì, hanno avuto Sarkozy. E poi hanno la seconda economia nell’UE, un politica interna tutto al più buona e risonanza internazionale non indifferente. Tanto più che dopo sette anni di Sarkozy sono passati ad Hollande del PS. Loro qualcosa l’hanno capita.
        La Germania è una delle economie più forti al mondo, ha un sistema di welfare/lavoro che in Italia ci si sogna e, nonostante la crisi, continua a crescere. Per non parlare delle politiche energetiche interne che sono “All’avanguardia” rispetto al resto dei paesi. Eh, no, Fra, sono eterosessuale la Merkel non mi interessa.
        Stati Uniti: Guerre per esportare la democrazia? Si ringrazino Bush padre e Bush figlio (e nel secondo caso, si ringrazi l’attentato dell’undici settembre). E srsly, gli USA si sono mossi per le ricchezze petrolifere di Afghanista e Iraq.
        Belgio: E pur restando senza governo sono stati più stabili di tre quarti dei paesi dell’eurozona. Scusa se è poco.
        Paesi Scandinavi: certo, certo, eppure c’è un welfare state mica da ridere, c’è del benessere diffuso, c’è una concezione diversa della politica e ci sono programmi seri. Ovviamente ogni cosa ha il suo risvolto negativo, ma grazie al cazzo, eh.

        P.S.: Ho letto il programma della tizia di corsa e alcune cose però, paiono interessanti.

        E, infine, la spiegazione del mio progetto politico ideale: Gli idioti voteranno ancora? Sì (a meno che non si applichi il principio della perdita di diritto perché non esercitato). Si prendono cinquanta candidati per settore (i migliori cinquanta per l’economia, per la difesa, per la giustizia […]) Gli idioti voteranno a cazzo in culo, ma per lo meno avremo uno dei migliori cinquanta al governo. E gli altri quarantanove? Degli altri quarantanove un numero variabile (venticinque/trenta) finirà in commissioni che controllano l’operato del Ministro (delle commissioni parlamentari tecniche, insomma). In questo modo verrebbe mantenuta la divisione dei poteri (Commissioni / Governo / Magistratura) sarebbero eletti i rappresentanti in modo democratico (dopo una scrematura operata dal sistema) ma a governare sarebbero relativamente in pochi. Ovviamente, questo porterebbe ad un superamento dei partiti politici, senza venir meno, però, alla politica vera e propria.

        P.S.: T’ho editato il commento: Corea del Nord vuole le maiuscole :3

      • Sticazzi, il sistema di governo migliore è quello dell’universo della serie della guida galattica per autostoppisti.

      • Resisti…Ti mancano solo dieci pagine.

      • Ho appena trovato il pdf ♥

  4. È interessante come nelle nostre discussioni il tuo punto di vista si avvicini sempre di più al mio (nel commento hai praticamente ammesso che la democrazia è stabile e tende a “rigenerarsi”, ma mi hai “contraddetto” con il PERCHÈ questo succede… cosa di cui io ho a malapena accennato).
    Io comunque non valuterei una democrazia solo dall’economia, dal momento che: 1) esistono paesi non democratici con economie non indifferenti (tipo Cina o Arabia Saudita), e 2) Economia forte non significa necessariamente benessere dilagante (metti il caso che un ultraliberista privatizzi tutto: il PIL si innalza, ma anche il divario tra ricchi e poveri si accresce, e ciò porta ad un indebolimento della democrazia).
    QUELLO CHE VOLEVO DIRE con la critica degli stati uniti, è che CHECCHESIA la loro economia, etos internazionale o quanti palleggi con l’uccello riescano a fare, si ritrovano con un welfare di merda, criminalità dilagante e proteste interne non trascurabili (Occupy vari), ma soprattutto l’istruzione costosissima, cosa che intralcia un buon programma per la diminuzione degli idioti. La democrazia porta raramente a cose buone, perché quelli che vogliono farle sono sconosciuti, non hanno copertura mediatica o sono poco carismatici.

    • Ma infatti io non ho detto “La democrazia non è stabile”. Ho detto che la democrazia non sarebbe stabile se non ci fossero determinate condizioni a sostenerla (che è una cosa completamente diversa).
      Le economie non indifferenti nei paesi non democratici sono dovuti al fatto che basino la gran parte della propria produzione di ricchezza su beni “immobili” che non possono essere smobilitati e trasferiti all’estero (Arabia: Petrolio – Cina: Carbone, Petrolio). Tra l’altro la crescita cinese in particolare è stata possibile anche grazie agli investimenti di capitale estero.
      Il fatto che non ci sia benessere, poi, non comporta che la democrazia sia minata. Potrebbe essere una democrazia inefficiente ma pur sempre democrazia.
      Tra l’altro tu vuoi scindere il discorso economico da quello politico, ma come vedi non è possibile. Ormai politica ed economia sono fortemente saldate. Un governo per far bene deve svolgere due compiti in modo principale: in primis (purtroppo) ottenere risultati economici soddisfacenti e nel contempo fare in modo che la propria cittadinanza (anche se sarebbe meglio dire popolazione) si a soddisfatta.
      Occhei, nel caso U.S.A. si sta assistendo ad una degenerazione, ma gli altri paesi citati? Tu ti soffermi troppo sui lati negativi e ignori quelli positivi che ti ho elencato prima.
      Nyway, è sbagliato anche dire che la democrazia non porti a nulla di buono. Un esempio lampante? Il fatto che sotto governi democratici, in tutta Europa, siano sorti un Welfare State, ci sia stato un miglioramento generale delle condizioni di vita, un aumento dei diritti dei cittadini e dei lavoratori e così via. Ed è successo sotto dittatura o sotto democrazia, tutto questo?
      Al massimo, ti concedo che una democrazia prolungata faccia più male che bene, dato che raggiunto l’apice non si può far altro che scendere.
      Manchi un po’ di visione di insieme, Fra.

  5. L’unico vantaggio/svantaggio della democrazia è che è stabile rispetto a molte altre forme di governo […]Svantaggio perché non c’è alcun modo di cambiarla dall’interno (non puoi “votare” contro la democrazia)

    –> la democrazia è una forma di governo giovane, più che stabile è in effetti più accettabile in assenza di alternative valide. La monarchia è stata più stabile di quanto non lo sia stata la democrazia, sicuramente anche per ragioni di ignoranza popolare e mancanza di unione sociale, ma tutto sommato non ha generato grandi ribellioni (finché non è degenerata dando la possibilità ad altre categorie di avere il potere economico).

    E Qui mi collego: “Ormai politica ed economia sono fortemente saldate”.

    Esattamente. E lo sono sin dal principio perché gli stessi esponenti politici in passato erano commercianti/imprenditori /proprietari privati dell’alta borghesia; per questo han preso potere e per questo è sorta la democrazia sulle ceneri di monarchie parlamentari e altre forme di governo simili (oltre che per fattori ideologici che han fatto muovere le masse).

    La nostra è una democrazia corrotta alla base. Vengono continuamente alienati diritti costituzionali fondamentali: la libertà di stampa, poiché la stessa stampa è costretta ad appoggiarsi a istituzioni economiche/politiche affidandola così al mercato; cit. Gesualdi “”Di fatto in Italia l’informazione appartiene solo al mondo delle imprese, ed è monopolizzata da chi ha interesse a dare una certa interpretazione della realtà e quindi non è fatta per far ragionare le persone, e non entra mai nel merito dei contenuti, rimanendo solo sul piano della superficialità e della spettacolarizzazione”. Il diritto al lavoro: lo stato deve garantirlo; non applicando leggi che permettano agli individui di lavorare, va contro la costituzione e quindi contro la democrazia (che si basa su di essa); il principio di uguaglianza, il solidarista, quello dell’unità (permettendo a partiti come La Lega di presentarsi all’elezioni, non facendo valere tra l’altro la regola per cui un’associazione/partito non debba andar contro il codice penale e la costituzione stessa), il principio pacifista.. E non me ne vengono in mente altri, ma son sicura che si potrebbe andare avanti. E con questo che volevo dire? Semplicemente che per criticare qualcosa, come sempre, bisogna provarla (come ci diceva la mamma quando non volevamo mangiare i broccoli) e noialtri di quella che dovrebbe essere “democrazia” non abbiam visto poi molto. D’altronde io son sicura che qualsiasi sistema politico sia destinato al cambiamento (e non voglio chiamarlo degenarazione o miglioramento), la storia è grande testimone di ciò.

    E mi attacco all’affermazione di Luca:” non penso di essere il tipo di persona adatta a fare queste cose, considerata la mia tendenza ad adattarmi ai cambiamenti piuttosto che tentare di cambiare le cose come dovrei.”
    Trovandomi tra l’altro abbastanza d’accordo, togliendo però l’indole passiva, ovvero cercare di non subire il cambiamento, ma farne parte. In che modo? Beh, potrebbe essere un’ occasione per riflettere un post su un blog, una frase detta ad una cena con gli amici o un megafono in piazza; credo che ognuno di noi faccia a modo suo; cercare il modo migliore in assoluto è inutile. In ogni caso l’individuo non ha voce, non come ce l’ha un’istituzione o un leader. Quindi suppongo che per ottenere un cambiamento sia necessario agire sugli organi che possono effettivamente farlo.
    Idiozia in Italia io ne vedo (in proporzione) tanta, tantissima in televisione e al governo. Per strada mi capita raramente di incontrare idioti e più comunemente incontro persone povere a livello culturale, ignoranti, alienate, disilluse, stanche. Personalmente non mi ritengo una persona molto attiva, ignoro spesso e volentieri la cronaca politica, i beppe grillo della situazione e i teorici di politiche alternative. Leggo anche poco i giornali e le notizie economiche, perché sinceramente ne capisco anche poco.
    Detto ciò credo che, a differenza di altri paesi come Germania, Inghilterra, Norvegia, Olanda (ecc), l’Italia abbia un problema scolastico non indifferente: la nostra istruzione è vecchia come la morte. Fino a 6 anni siamo trattati come degli idioti in grado solo di montare due pezzi di Lego e perdiamo anni fondamentali che sono più che essenziali per apprendere intelligenza motoria, spaziale, linguistica, logica; spreco totale. Dai 6 ai 14 anni ci insegnano a leggere e scrivere (e praticamente nient’altro), il liceo segue programmi stilati negli anni ’50, che ai tempi dovevano adattarsi al tipo di formazione richiesta per quella generazione, quindi senza la prospettiva universitaria, ma con l’unico scopo di formare persone in grado di muoversi in modo elementare nel mondo (sapere chi era Garibaldi, contare il resto al supermercato, conoscere Manzoni) e null’altro. Sono passati 50 anni, il mondo si è evoluto, noi siamo rimasti fermi. Abbiamo ondate di giovani parcheggiati nelle più svariate università, spesso non riescono a superare esami, sono persone impreparate che però non hanno un’alternativa valida, ma costrette a seguire quella strada (un po’ per fattori morali: “mamma vuole che mi laurei”, un po’ per difficoltà a rappresentarsi un futuro senza quel pezzo di carta). Ci vuole insomma molto coraggio per rinunciare alla facoltà, che ha per lo stato dei costi non indifferenti e che tiene fermi milioni di giovani. Altro spreco. Quindi secondo me l’istituzione su cui bisogna agire è proprio quella dell’istruzione. Da genitori in primis (se avete intenzione di generare dei marmocchi) e sulla scuola. La mia opinione è che un popolo istruito è specchio di uno Stato sano e di conseguenza di una mentalità attiva verso il miglioramento. Senza di questo non andremo granché lontano, ma staremo sempre a correre dietro a quelle realtà (come i citati paesi del nord) cercando di coprire le loro impronte, senza metaforicamente avere le scarpe giuste. A noi Italiani manca di base il concetto di responsabilità: verso noi stessi, verso la politica, verso i nostri figli, verso le altre persone e verso il pianeta stesso. Se fosse possibile istruire le generazioni future a questo semplice dovere probabilmente tra qualche anno riusciremo ad essere sulla buona strada; in alternativa i “migliori” continueranno a far le valigie per migrare altrove e qui non rimarrà granché da salvare.

    Non ho detto tutto ciò che mi veniva in mente perché ti avrei invaso i commenti, però è stato bello leggervi, rifatelo😀

    • Se rispondessi con un Tl;Dr? D:

      E poi non hai commentato la mia idea. Non si fa :C

    • Il problema dello scarso livello dell’istruzione italiana è abbastanza serio, anche se va a braccetto con il problema del degrado culturale avvenuto negli ultimi anni. (La scuola è lo strumento, ma i ragazzi devono anche essere invogliati ad usarlo). Interessante il fatto che siamo già in due quelli che stanno prendendo in considerazione l’idea di diventare professori, mentre l’altro vuole vendere il culo [diventare un politico, ndr], e in qualche modo (per quel che riguarda me) la cosa può essere vista come il mio tentativo di agire sugli organi che possono cambiare le cose (o forse ho solo visto troppe puntate di GTO).
      Ma ahimè difficilmente saranno ragazzi italiani ad trarne beneficio, considerando che in Italia i docenti sono passati in pochi decenni dall’essere considerati figure di riferimento appartenenti alla media borghesia a ultime ruote del carro sottopagati.

      >però è stato bello leggervi, rifatelo

      Probabilmente se noi tre ci trovassimo e iniziassimo questo tipo di discorsi sotto l’effetto di oppiacei e assenzio risolveremmo in una notte la Crisi, la fame nel mondo, e la domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto.
      Poi ci sveglieremmo il giorno dopo non ricordando più nulla.
      Nudi.

      • Io non sarò MAI del tutto nudo. Sallo. Nyway, se il cacciatore di Tonni importa, possiamo far tutto questo l’eventuale notte della finale.

        P.S.: Non venderò il culo…Cercherò di cambiare le cose da dentro al sistema…Poi mi farò corrompere. E alla fine arriverò alla conquista del mondo e allo sterminio del 93% della popolazione mondiale.

      • Ai knou. Ma…L’esame?

      • Andato è andato.
        Passare dovrei essere passato, ora manca l’esame facoltativo per alzare il voto.

      • ahaha.. no, io non ho intenzione di diventare prof. In ogni caso spero che le future figure di docenti saranno più motivate a cambiare il sistema scolastico piuttosto che allo stipendio, d’altronde non prenderanno di più di un operaio. Ricordo che i miei professori più giovani, al liceo, eran proprio coloro che amavano fare quel che facevano e benché un po’ inesperti, proponevano sistemi “alternativi”.

      • Le future generazioni di docenti saranno più povere culturalmente di quelle attuali e/o passate.

      • Eccheppalle, sto cercando di veder finire il film “Il Processo di Norimberga”…

        Comunque: come si diceva sopra, l’Italia si è impoverita culturalmente negli ultimi…venti/trent’anni. Questo impoverimento, ovviamente, tocca tutti i campi (e quindi anche quello dell’insegnamento). Siamo tutti d’accordo nel dire anche che chiunque abbia le capacità, ovviamente, avendo la possibilità di andare all’estero dove sono più apprezzate, non esiterebbe un secondo ad andarsene. Siamo concordi anche sul fatto che in Italia l’istruzione (e più in generale la cultura) più che da investimenti sia subissata da tagli.

        A questi elementi generici va aggiunto quanto detto da voi sopra: istruzione retrograda (a livello di programmi), studenti che sono poco invogliati a seguire, studiare ed interessarsi, docenti che col passare del tempo perdono sempre più la capacità di coinvolgere. Inoltre, gli studenti di oggi, saranno i professori di domani. È inevitabile che ci sia un tracollo qualitativo non indifferente per le prossime generazioni di insegnanti.

        Anche se per assurdo domani dovessero riformare l’istituzione rendendola più moderna, più coinvolgente e con un maggior tasso culturale, avremmo i primi nuovi insegnanti di questa generazione tra quanto? Venti/trent’anni? Troppo tempo, comunque.

        Quindi nel futuro prossimo, vedo molto difficile un cambiamento in positivo e assai più probabile un cambiamento in negativo per i motivi sopra esposti.

  6. d’ora in avanti ti commenterò solo i post cazzeggio😀

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...