Archivi del mese: luglio 2012

Conformismo, anticonformismo e libertà

Come da titolo, oggi si parla di “conformismo, anticonformismo e libertà”. Il tutto ha avuto origine su un forum che frequento, in cui, un utente poneva la seguente domanda: “L’anticonformismo è una forma di conformismo?”. Le risposte sono state le più svariate e sarebbero troppe, per essere riportate qui.

Ed io, parte mia, ho intenzione di rispondere al quesito, ma per farlo è necessario porre l’accento, in principio, su determinati aspetti che riguardano proprio conformismo e anticonformismo  (e di riflesso, si irradiano sulla libertà stessa). Per iniziare, è necessario porsi una domanda: rispetto a cosa si è conformisti? In genere, si può essere conformi ad un ordine sociale e culturale (con le sue proprie regole e tutto ciò che ne consegue). Il conformismo, dunque, non è altro che la piena adesioni ai principi, ai valori, agli ideali e alle regole fondanti della società e della cultura dominante. Inizialmente, essendo la presa di questi due elementi particolarmente forte, c’è una maggiore (se non assoluta) adesione all’ordine creatosi.

Col passare del tempo, però, la cultura dominante inizia a perdere presa sugli appartenenti al gruppo. Ed è in quel momento che, in alcuni, sorge un concetto nuovo di ordine (socio-culturale, culturale o sociale). Questo nuovo ordine, che non si conforma alla visione dominante, si rivela essere “alternativo” o “anticonformista”. Il nuovo ideale quindi può intraprendere, principalmente, due differenti percorsi: può rimanere a disposizione di pochi e quindi perdere la sua carica fortemente rivoluzionaria, finendo con l’estinguersi oppure può affermarsi sempre di più nella società, portando alla creazione di un “nuovo conformismo” che fa diretta concorrenza a quello dominante.

Se si dovesse verificare il secondo caso si assisterebbe prima ad uno “scontro generazionale” e poi ad un lento ma inesorabile “cambio generazionale”. L’organismo sociale si troverà ad avere al proprio interno due ordini “dominanti” in contrasto tra loro. Questo, inevitabilmente, porterà ad un’evoluzione dell’organismo sociale stesso che, per evitare di estinguersi, ingloberà le istanze principali del movimento anticonformista trasformando così l’ordine dominante. Rinnovandolo. Rinnovo che, inizialmente, affiancherà ai capisaldi vecchi quelli nuovi e maggiormente riconoscibili ad una società nel bel mezzo del cambiamento, una società che, però, non ha ancora recepito appieno le nuove istanze.

Quando la società sarà ormai evoluta e le nuove istanze saranno in fase di stabilizzazione, i primi (vecchi capisaldi) saranno soppiantati dai secondi.  Tutto ciò, non farà altro che alimentare un ciclo continuo in cui, dopo essersi affermato come “nuovo modello conformistico”, il vecchio modello anticonformista avrà perso tutta la sua carica rivoluzionaria; andando in contro ad un’inevitabile stabilizzazione. Stabilizzazione che condurrà alla creazione, in tempi più o meno brevi, di un nuovo modello anticonformista che seguirà il percorso del proprio “predecessore”.

Ovviamente, non sempre questo è stato possibile. Quando gli ideali nuovi sono in netto contrasto con quelli più antichi è inevitabile che l’ordine vincente (indistintamente dal fatto che sia vecchio o sia nuovo) spazzerà via l’ordine sconfitto. Questi casi, però, sono andati scemando sempre più nel tempo a favore di una “risoluzione pacifica”. Gli ultimi esempi, a livello temporale, di questo genere di casistica sono stati quelli legati all’instaurazione dei diversi “ismi” (soprattutto fascismo e nazismo) con la loro conseguente caduta e l’instaurazione di un ordine democratico.

In definitiva, la risposta alla domanda che ha originato questo post è questa: L’anticonformismo, al giorno d’oggi, è nella stragrande maggioranza dei casi una moda. Di persone con idee “rivoluzionarie” o “diverse” (e sensate) ce ne sono sempre meno, mentre le persone che si dichiarano anticonformiste perché “fa figo” sono sempre di più.

Il pensare “fuori dagli schemi”, non ha fatto altro che creare altri schemi a cui, col tempo, piano piano ci si è uniformati. Da un “vecchio” conformismo, si è passati ad uno “nuovo” (l’anticonformismo diffusosi). C’è stato, quindi, un passaggio di testimone da un modello di ragionamento/pensiero/azione ad un altro.

L’anticonformismo, alla fine, non è altro che un’istanza del cambiamento generazionale (basti pensare alla cultura Hippie e alla rivoluzione culturale che avrà il proprio culmine nel 1968) che porterà ad una nuova visione e dunque ad un nuovo sistema di valori. Una volta finita ed assorbita la propria carica “rivoluzionaria/anticonformista”, il nuovo modello dà il là a qualcosa che si unisce e/o modifica a quanto era esistente in precedenza.

Per fare un esempio pratico i V-Day di Grillo erano anticonformisti, ma poi con la creazione del M5S si è passati ad una conformazione col sistema già esistente e ad una modificazione dello stesso. È normale, quindi, che si crei un “alternativa” e che questa venga inglobata (parzialmente o totalmente) nella società. Meno normale è il fatto che la continua ricerca di alternative si sia svuotata di qualsivoglia significato.

Il motivo per cui dico che questa ricerca si sia svuotata di significato è da ricercarsi nel fatto che la “carica positiva” del cambiamento è andata sempre più scemando, col passare del tempo. Negli ultimi venti o trent’anni abbiamo assistito ad un declino e ad un tramonto dei grandi ideali (e dei grandi idealismi) e con essi è tramontata anche la “carica anticonformista” dell’alternativa. Questo declino, soprattutto in Italia (ma anche nel resto del mondo) è andato di pari passo con la diffusione di un benessere economico, ma non solo, che ci ha “stordito”, svuotando di qualunque significato i modelli non conformisti che si sono susseguiti nel tempo. Modelli che si sono trasformati in mode passeggere e nulla di più, destinate a scomparire nell’oblio appena vengono soppiantate.

E, tutto questo, come influisce sulla libertà? La risposta alla domanda è piuttosto semplice. L’uomo di per sé non è libero (per propria scelta). La libertà lo spaventa, lo spaesa. Ed è per affrontare la paura e lo spaesamento che egli crea artifici (istituzioni, miti, confini, e quant’altro) che gli permettano di sopravvivere in un mondo a lui ostile senza essere vittima dello spaesamento e del caos assolutamente naturale. Ed è per sfuggire a questo caos che gli artifici diventano fondanti di ordine. Ordine che, di volta in volta,  l’anticonformista crede di rifuggire per poter (ri)guadagnare una libertà che, di fatto, non ha mai avuto. E, a tutti gli effetti, guadagna quella libertà.

Libertà necessaria ad affrontare e sostenere l’incontro col caos senza perire. Incontro che non fa altro che ricordare all’uomo quanto per lui sia necessario l’ordine (suo massimo artificio). L’ordine necessario però, non può più essere quello vecchio, ma è bensì un nuovo ordine in grado di offrire nuovi approdi sicuri a cui legarsi per affrontare la sensazione di spaesamento e di ostilità che lo circondano, appena fuori dai confini che si è creato. Ordine nuovo che, inevitabilmente, renderà l’uomo di nuovo prigioniero di sé stesso in un ciclo che ricalcherà sempre quello di conformismo rispetto all’ordine dominante e anticonformismo che porterà alla creazione di un nuovo ordine dominante.

Questo è quanto.

Cya.

Annunci

2 commenti

Archiviato in Politica & Società, Riflessioni

Piccoli passi

In questo post, tendenzialmente, narrerò gli eventi accaduti in data 27/07. La data sarebbe dovuta essere legata al primo “Meet Coso”, ma non è andata così e, col senno di poi, forse è stato un bene. Ma capirete tutto a lettura inoltrata.

Martedì 27 è iniziato in maniera diversa. Diversa perché, nonostante sia in vacanza, le due sveglie (cellulare + sveglia) sono squillate alle sette spaccate. Con solo sei ore di sonno (circa) mi sono preparato per la lunga giornata milanese, ancora inconscio di quello che sarebbe successo. Ovviamente una giornata non è definibile “diversa” solo per l’orario della sveglia…E, infatti, c’è stato qualcos’altro.

Questo qualcosa è avvenuto in un momento e in un posto ben preciso: In viaggio sul treno che portava da Seveso a Milano Cadorna tra le 8.01 e le 8.37. Con le cuffie nelle orecchie e canzoni tra di loro totalmente unreleated, ho preso posto accanto al finestrino come mio solito. Per le prime due o tre fermate, i tre sedili che mi circondavano sono rimasti liberi. Ovviamente ero conscio che la cosa non sarebbe potuta durare a lungo e, quindi, non potevo far altro che sperare che uno di quei tre posti venisse occupato da una bella figliola. Naturalmente, le mie speranze sono state disattese. Di fronte e di fianco a me, si sono sedute due amiche. Normalmente, avere il loro ciarlare come sottofondo alla musica mi avrebbe irritato e non poco, portandomi ad invocare la mia ascia sia mentalmente, sia tramite sms alla Fatina dei Boschi. Ma, questa volta, non è andata così. Il loro ciarlare di argomenti frivoli e vuoti, il loro scambio di battute non ha scalfito minimamente la pace in cui ero immerso. Voi direte “E stigrancazzi no, eh?”, ma non potete capire…Davvero.

Una volta arrivato in Cadorna, causa mancata coincidenza d’orari, ho aspettato che arrivassero la Fatina dei Boschi e il Cacciatore di Tonni. Per ingannare l’attesa, mi sono messo a leggere “Hitler e il Nazismo magico” (Sì, ancora. L’ho rincominciato perché avevo perso il filo, dato che mi ero dedicato ad altre letture). L’attesa è stata tutto sommato breve e mi ha permesso di trarre spunti per un articolo futuro (ma non troppo). Una volta raggiunto dai due prodi e baldi giovini, abbiamo deciso di andare a fare colazione.

Vedete, la colazione milanese, è una sorta di rituale con cui si ingrana la giusta marcia per la giornata. È da qui che iniziano gli scambi di battute preliminari che porteranno, verso l’ora di pranzo, a fare discussioni molto serie su ciò che dovrebbe essere e ciò che è (ne parlerò qui sotto, comunque). E, come ogni rituale, c’è una prassi da rispettare. Abitualmente la prassi consiste nel dirigersi da Marinoni, mettersi in coda alla cassa con le idee abbastanza chiare su cosa si berrà e senza la più pallida idea di che briosche prendere. Anche stavolta è andata così…Solo che, in cassa, ci hanno chiesto che tipo di briosche volevamo mangiare e, quindi, siamo stati obbligati ad improvvisare. Le ordinazioni (fisse) che vengono fatte sono: Marocchino e Briosche (cioccolato o marmellata) dal sottoscritto, Cappuccio e Briosche (crema o cioccolata) dal Cacciatore di Tonni e Cappuccio e Briosche (cioccolato) dalla Fatina. Ma dato che il 27 è stato un giorno particolare, quella brutta merdaccia della Fatina s’è limitata solo al cappuccio, dato che colazione l’aveva fatta già a casa.

Una volta finita la colazione rituale, ci siamo lanciati a passo normale (quindi un passo veloce ovunque, ma non a Milano) lungo la stradina portatrice di ispirazione. Questa volta, però, non è successo nulla di rilevante e quindi siamo giunti davanti alla Feltrinelli. Feltrinelli che, però, era ancora chiusa. Stupiti da questo evento, abbiamo deciso di farci un giro per il centro, dato che il Cacciatore è a caccia di un regalo per la fidanzata. Senza aver trovato nulla e dopo aver visto un’adorabile fanciulla dai capelli rossi (e un fisico da mozzare il fiato) che, involontariamente, ci ha distratti da discorsi non così importanti, siamo tornati alla Feltrinelli.

Una volta entrati, come al solito, ci siamo lanciati nel reparto dedicato ai dischi. L’unico ad aver fatto acquisti (per sé) è stato il Cacciatore. Una volta finiti gli acquisti in quel reparto, abbiamo chiesto dove fossero i CD di musica classica. Una volta ottenute le preziose indicazioni, abbiamo raggiunto il primo piano elevato della Feltrinelli. E l’impatto è stato indubbiamente piacevole. In filodiffusione, infatti, c’era il Don Giovanni di Mozart che, dopo aver visto lo spettacolo di apertura della stagione lirica del teatro “La Scala”, è risultato subito familiare alle mie orecchie. Sia io, sia il Cacciatore, abbiamo iniziato a cercare alcuni CD. La sua ricerca, purtroppo, è stata infruttifera. La mia, invece, ha avuto un risultato migliore…Non fosse stato per il prezzo eccessivo per il DVD dell’opera che stavano trasmettendo. Fortuna ha voluto, però, che abbia trovato un CD di Paganini a 6,90. Fiutato l’affare, ho deciso di acquistarlo e, la sera stessa, mentre scrivevo un post ho avuto il piacere di ascoltarlo. Ottimo acquisto, indubbiamente.

Una volta finito il viaggio esplorativo nel mondo della musica, siamo passati alla libreria. Inizialmente, tutti sembravamo interessati a comprar qualcosa. Parecchi viaggi avanti e indietro di fronte ai grandi autori (e il fatto che tra tutti e tre si formi una biblioteca invidiabile) siamo giunti alla conclusione che, piuttosto che spendere soldi, ci sarà uno scambio di prestiti. Scambio che, in realtà, era già partito quella mattina. Una volta notato che tutti i posti a sedere erano occupati e non sembravano destinati a liberarsi, abbiamo preso la savia decisione di sederci su una panchina in Piazza dei Mercanti, di fronte alla Camera di Commercio di Milano.

Qui è iniziata una prima discussione sull’ultima fatica letteraria della Fatina e sul fatto che fosse densa di citazioni. Il tutto, alla fine, si è risolto in un nulla di fatto. Dato il via vai di gente, non è stato difficile perdere più volte il filo del discorso a favore di un bel sed…Visino che ci passava di fronte. E qui, cari lettori, sono costretto ad aprire una breve digressione: i vestiti di taluni elementi. Va da sé che io e la moda stiamo su piani dimensionali completamente differenti ma, c’è un limite a tutto. Limite che, ovviamente, viene oltrepassato da gente che si veste al buio, facendo abbinamenti di colori che vanno dal viola/giallo  all’azzurro/arancione hanno portato me e gli altri due a desiderare più volte che ci venissero cavati gli occhi. Per favore, per favore…Non vestitevi al buio, e che cazzo.

Comunque, tornando IT, dopo aver recuperato dalle fatiche mattutine, abbiamo deciso di trasferirci al Ciao in San Babila. Durante il pranzo o, per meglio dire, a cavallo tra la fine del pranzo e l’inizio della digestione è iniziata un’interessante discussione. Discussione che riguardava il sistema economico, il sistema politico, le problematiche mondiali e la cornice storica in cui tutto si inseriva. Il tutto è nato da un discorso sull’Eurozona in cui stavo spiegando (non mi ricordo per quale motivo) che la causa della crisi attuale fosse da imputarsi ad un errore di valutazione tedesco sulla situazione greca, prima dello scoppio di questa grande crisi. Da qui si è passati alla discussione su quali fossero le industrie più redditizie (abbiamo concluso che fossero: quella delle armi in primis, quella bancaria poi) e sulle conseguenze che avesse il mercato delle armi, così come il mercato bancario, sugli individui. E, proprio su questi argomenti, è nato un vivace dibattito, tra me e il Cacciatore di Tonni, sulla necessità o meno delle armi e su chi pagasse i danni prodotti dai grandi crack bancari. La discussione è stata più o meno questa (riporterò i concetti, non affidatevi del tutto alle parole. Nel caso verrò corretto dal Cacciatore)

Io: “Il mercato delle armi è uno di quelli più redditizi e che non risente la crisi perché è insito nella natura dell’uomo, l’istinto alla guerra”
Cacciatore: “Beh, ma se tu vietassi l’esportazione di armi, ridurresti la loro circolazione e quindi si ridurrebbe anche la violenza”
Io: “Certo, ma così facendo rovineresti alcuni settori economici in modo irreversibile, dando vita anche ad un mercato nero”
C: “Beh, ma prendi l’esempio del Giappone…Loro, nella loro Costituzione, hanno un articolo che gli vieta di esportare armi e, col mercato nero, il numero delle armi vendute diminuirebbe”
Io: “Certo, ma il Giappone può contare (come voce di bilancio – N.d.C.) sulle esportazioni in campo tecnologico, mentre l’Italia invece ha un grande guadagno sull’esportazione di armi. È qualcosa di assurdamente anti-economico. Nessun imprenditore lo farebbe mai”
[…]
Io: “Comunque, insomma, dire che il settore bancario sia sinonimo di guadagno mi sembra quanto meno azzardato…I primi a perderci, in caso di queste crisi, sono proprio i proprietari”
C: “Ah, quindi il proprietario che va a farsi la bella vita in un paradiso fiscale con i soldi che ha rubato/messo da parte, ci rimetterebbe quanto il normale cittadino?”
[…]
Io: “Sì. Ovviamente, dal suo punto di vista (del proprietario/imprenditore) c’è un enorme perdita. Lui se ne fotte del morto di fame che non riesce più ad arrivare a fine mese, a lui rode il culo perché se prima aveva 100, adesso ha 50. E ci ha perso 50, mentre il suo obiettivo era guadagnare…”
[…]
Io “Le cose stanno così, o ti adatti o ti estingui”
C: “Cioè, quindi dato che il sistema ti lascia solo queste scelte, tu lo accetti e non tenti di cambiarlo? Ma che merda, io in un mondo del genere non ci voglio vivere”
Io: “Ma non è che non si faccia nulla. Il sistema ti dà l’opportunità di fare o non fare determinate cose. Sta al singolo individuo, in base ai propri valori e a ciò che pensa sia o non sia giusto, fare o non fare quella determinata cosa. Il sistema ti dà degli strumenti, sta a te doverli sfruttare”
[…]
Io: “Il tuo problema, Fra, è che tendi a pensare più a quello che “dovrebbe essere” mentre io tendo a cercare di muovermi in quello “che è”
C: “Diciamo che io la prendo dal lato più filosofico”

Ovviamente, quanto qui sopra riportato è solo un estratto e non rende la complessità e l’attenzione con cui abbiamo trattato questi temi, tant’è che una volta calata la “tensione” rivolgendomi sia al Cacciatore, sia alla Fatina ho detto “Cazzo, dovremmo scriverle ste cose, ci verrebbero fuori dei post interessanti”. Alla fine, la Fatina (che è stato un ascoltatore attento) s’è offerto di fare da stenografo. Ovviamente, durante il pasto, non si è parlato solo di questi argomenti ma anche della possibilità di portarci i panini da casa (risparmiando i soldi del pranzo) per poter passare l’intera giornata in Sempione.

Finita “la pausa pranzo”, ci siamo diretti in stazione, giusto per dire che avevo fatto il mio dovere e mi ero presentato all’appuntamento nonostante sapessi che nessuno si sarebbe presentato. Alle tre meno dieci, alla fine, abbiamo deciso di andare in Sempione e, dopo aver scelto la nostra base di stazionamento, ci siamo accomodati e abbiamo iniziato a giocare a Solo. Come d’abitudine siamo stati attorniati da coppie più o meno vestite. Ad un certo punto, due fanciulle si siedono a qualche metro da noi e lì…Lì succede l’inenarrabile. La Fatina mi invita ad andar da loro e chiedergli di giocare. Un po’ titubante aspetto qualche secondo e prendo tempo con la scusa di finire la partita. Dato che, ovviamente, il tutto si stava protraendo per le lunghe, con uno scatto di coraggio inaspettato, lancio le carte al Cacciatore e gli dico “Fai il mazzo, che io vado”. Avvicinatomi, sfrutto una pausa nel loro discorso e le invito a giocare. Ovviamente, mi dicono “No, grazie”. Quando mi volto vedo la Fatina che sorride mentre io levo i due pollici alzati e sorrido con faccia da idiota (una scena epica, insomma). Avvicinatomi, con molta nonchalance, mi tolgo di nuovo le scarpe (rischiando di cappottarmi) e gli dico “eh, vabbè, ho preso un palo nel culo” (Il no, in genere è un palo nel culo).

Dunque, quanto appena descritto in maniera abbastanza di merda, è per me un grande passo avanti. Normalmente, col cazzo che avrei fatto una cosa del genere. Con una scusa avrei rimandato o evitato il tutto (e, nell’inventare scuse, sono uber-skillato). E, invece, non so bene per quale follia, ho deciso di fare il famoso passo che mancava. Quel piccolo passo nel vuoto, che mi ha portato ad “espormi” e a “rischiare”. Questo piccolo passo, però, non dovrà essere una cosa a sé stante. No. Dovrà essere seguito da tanti altri piccoli passi su una strada lastricata che mi porterà a guadagnare sempre più maggiore sicurezza e autostima. Una strada che, in passato, è stata spesso infida e scivolosa ma che da quel momento mi spaventa un po’ meno. Una strada che, ad ogni passo, sarà sempre meno insidiosa.

In fondo, è tutta una questione “di testa”. Tutti i limiti, tutti i “E se” e i “E ma”, non sono altro che catene che, col tempo, ho imparato a crearmi per non affrontare un cammino che ho già rimandato per troppo tempo. Un cammino che adesso ho iniziato ad affrontare.

Questo è quanto.

Cya.

P.S.: Ovviamente il pomeriggio è andato avanti ed è stato piuttosto spassoso. La Fatina dei Boschi ha dimostrato di avere il genio strategico di una lontra morta e, sulla via del ritorno, si è iniziati a discutere di una nuova forma di monopoli con annessi banchieri, bolle, speculazioni, venditori di armi e quant’altro. Il progetto è ancora in fase meno che embrionale, ma prometto molto bene.

Questo è quanto (per davvero)

Ciauuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu (cit.)

Cya

4 commenti

Archiviato in Diario, Riflessioni

Situazione Politica

Era da un po’ che non scrivevo di politica in senso stretto e, sarà che sono a corto di argomenti, sarà che mi andava di farlo, oggi vi beccate sta palla…Tanto parlerò solo dei primi tre partiti, in questo momento.

La situazione politica italiana, nonostante un Governo Tecnico, è in fermento. Negli ultimi giorni abbiamo assistito anche al ritorno in scena (e in campo) di Silvio Berlusconi come candidato premier del PdL. Ritorno che, di fatto, cancella l’idea delle primarie che si era fatta strada negli ultimi tempi, con un colpo di spugna. PdL che, in questi giorni, sta puntando ad ottenere una revisione della seconda parte della Costituzione (riguardante il ruolo del Presidente della Repubblica). Con questa manovra si vuole dare più potere al Presidente della Repubblica, per toglierne al Capo del Governo. Questo porterebbe l’Italia in regime di Semi-Presidenzialismo (come il modello francese, tanto per intenderci.) PdL che ha anche i suoi problemi, però. Il più eclatante è il caso Nicolle Minetti che si rifiuta di dare le dimissioni da consigliere della regione Lombardia nonostante le pressioni arrivatele dai vertici del partito. Stando ai sondaggi, ad oggi, il PdL oscilla tra il 18 e il 21% di voti.

Il Movimento Cinque Stelle, dopo aver raggiunto picchi intorno al 20%, nelle ultime settimane era bruscamente calato anche a causa della poca risonanza avuta nella grancassa mediatica. Il buon Grillo, però, ha subito colto l’occasione fornitagli dal PD (di cui parlerò dopo) per riottenere le luci della ribalta e, dal punto di vista puramente numerico, è servito. Infatti, il M5S, oscilla tra il 15 e il 17% di voti, confermandosi la terza forza politica del paese. Nonostante questo, anche il movimento ha avuto i suoi problemi (leggasi Parma e la giunta composta in tempi biblici) e la creazione di un nuovo Movimento. Il Movimento Sei Stelle con un nuovo paradigma di base: la coerenza. Inoltre, è evidente che senza “far scalpore” il M5S non sarebbe di certo a questi livelli di popolarità (e lo ha dimostrato nelle due settimane in cui non si parlava né di Grillo, né del Movimento perdendo ben il 5% di voti).

Nel frattempo, il primo partito del paese, sta cercando un modo per affossarsi e non governare. Ovviamente, sto parlando del PD. PD che a livello nazionale strizza l’occhio all’UDC e cerca di portare dalla sua parte anche Vendola, tagliando fuori la mina vagante Di Pietro. PD che, però, negli ultimi giorni ha fatto parlare di sé per una frattura interna causata dai matrimoni gay. Alcuni esponenti del direttivo, infatti, avevano proposto all’ordine del giorno questo tema che è assai caro al Centro-Sinistra ma, Rosy Bindi, si è rifiutata di modificare la scaletta degli argomenti. Ovviamente questo ha scatenato un tram tram di polemiche su cui, il Buon Beppe, si è tuffato pur di guadagnare le luci della ribalta. Altro punto caldo, all’interno del PD, è quello delle Primarie. Renzi non vuole che sia Bersani a candidarsi e dunque, si apre lo scenario delle Primarie. Primarie che potrebbero vedere, tra gli altri, partecipare anche il Leader di SeL, Nichi Vendola. L’unica certezza è che la foto di Vasto è, ormai, un lontano ricordo. Comunque, nonostante tutto questo, il PD viaggia tra il 24 e il 27%.

L’astensione, le schede bianche e nulle, insieme raggiungono quasi il 40%. Forse il dato più alto per quanto riguarda le elezioni a livello Nazionale in tutta la storia repubblicana. Ovviamente siamo ancora ben lungi dal voto (ammesso e non concesso che il governo Monti giunga a fine legislatura) e tutto può ancora cambiare. Restate connessi fino alla prossima volta che avrò sbatta di rioccuparmi di sto argomento.

Questo è quanto.

Cya.

5 commenti

Archiviato in Politica & Società

Pace interiore e altre cose carine

Il sottoscritto ha la fortuna di avere un giardino piuttosto spazioso che circonda la sua casa su tre lati. E non è l’unica fortuna che ho. La mia camera, infatti, da proprio sul giardino e su un bellissimo ciliegio. Ciliegio che, in primavera, ho la fortuna di veder fiorire praticamente a quattro o cinque passi di distanza in linea d’aria (N.B.: sconsiglio a chiunque di farli, dato che mi trovo al secondo piano).

Qualche giorno fa, complice il fatto che fosse notte fonda e che io stessi scrivendo al piccì, mi sono ritrovato immerso nel silenzio interrotto solo dal battere ritmico dei tasti e dal frinire dei grilli. Le strade erano deserte e, nei dintorni, non c’era anima viva. Stanco di scrivere, sono andato in bagno a leggere (Spiegazione: se avessi acceso la luce in camera mia, mia madre mi avrebbe detto: “Hai tutto il giorno per leggere e ti ci metti a quest’ora?”. Da qui, la savia scappatoia di chiudersi in bagno e leggere). Una volta ritornato, una buona mezzora dopo, riuscivo a sentire lo stormire delle foglie accarezzate dal tiepido vento notturno.

Mi sono avvicinato alle persiane per chiuderle, dato che volevo coricarmi, ma giunto lì, a piedi scalzi (perché, in casa mia, in estate giro rigorosamente a piedi scalzi) mi sono incamminato sul balcone e mi sono sentito riempire di una pace innaturale, per il sottoscritto. E, in quel momento, mi sono ritrovato catapultato in un mondo diverso. Un mondo che solo in “pochi”, hanno visto e di cui sono stati parte. Un mondo in cui il vento sussurrava tra le foglie e i grilli intessevano le loro sconosciute melodie, mentre in cielo le (poche, purtroppo) stelle risplendevano di una luce lontana e indifferente e la luna solcava sonnolenta l’orizzonte, seguendo il suo percorso.

E, in quel rapido momento, mi è parso di aver capito tutto. È stata una sensazione fugace, rapida che si è dissolta quasi subito. Ma, in quel momento, non ero solo in pace con me stesso ma anche col resto del mondo. È stata una sensazione illuminante che, anche se solo per qualche momento, mi ha fatto sentire quasi migliore.

A spezzare l’incantesimo è stata una macchina. Tutto è tornato come prima e io me ne sono andato a letto (ve lo dico giusto per onor di cronaca).

Questo è quanto. Cya.

13 commenti

Archiviato in Diario

Promemoria

Cose A Caso

Dato che le previsioni mi hanno preso per il culo, facendomi saltare sto giro e dato che fondamentalmente sono a casa a rompermi i coglioni, ho il piacere di inaugurare il Meet Coso 2.1 – La fine dell’epopea.

In cosa consiste, ormai lo sapete tutti. Ma ripetere non nuoce: Il Meet Coso è l’occasione per incontrare il sottoscritto e passare un pomeriggio in mezzo al verde di Parco Sempione a Milano. Oltre a me, avrete modo di conoscere la famosissima Fatina dei Boschi (ricordo che, in realtà, è un uomo) e il Cacciatore di Tonni.

Il programma è questo:

14.30 – 15.00: Ritrovo in stazione di Milano Cadorna, di fronte allo Spizzico, sotto il tabellone degli orari di partenza dei treni. Come ci riconoscerete? Saremo in tre e staremo discutendo tranquillamente. Avvicinatevi in quella zona al gruppetto e chiedete di Coso…Se sarete molto sfortunati, mi troverete.
15.00 – 15.10: Viaggio…

View original post 157 altre parole

Lascia un commento

Archiviato in Senza categoria

Sulle relazioni

Complice il fatto che oggi la depressione cosmica mi sia calata addosso con tutto il suo peso (vuoi un po’ perché non avessi un cazzo da fare, vuoi un po’ perché il non avere un cazzo da fare mi porti a farmi seghe mentali) mi sono ritrovato qui a scrivere questo post. Post completamente scollegato alla depressione cosmica o alle motivazioni che mi hanno abbattuto.

Fondamentalmente l’uomo è un animale sociale e, in quanto tale, intesse relazioni su più livelli. Livelli che molto spesso hanno confini nebulosi e non ben definiti. Confini che possono rivelarsi (quasi) inesistenti. Questi livelli non sono altro che le cerchie relazionali che ognuno di noi può avere a disposizione. Possiamo contare, per esempio, su una cerchia affettiva (che comprende famiglia e partner); o su una cerchia (o più) di amicizie; su una o più cerchie di conoscenze; sulla cerchia di chi ci sta sul cazzo e così via.

Tutte le cerchie hanno sia caratteristiche peculiari, sia caratteristiche comuni alle altre. Una delle caratteristiche che più si differenzia è, probabilmente, quella del linguaggio. Infatti, a seconda di chi si ha di fronte, si può attingere ad un determinato gergo piuttosto che ad un altro. Nel dettaglio, la cerchia affettiva e la cerchia dell’amicizia ne hanno uno piuttosto simile. Le differenze sono paragonabili a sfumature, note di colori appena accentuate. Coi conoscenti (così come coi colleghi di lavoro) invece, il gergo, per quanto confidenziale sia, tende ad essere differente. L’uomo è dotato, per fortuna, di un’ottima flessibilità che gli permette di intraprendere ogni relazione, indipendentemente dalla cerchia con la quale si è allacciato il rapporto, in modo tale da poter comprendere e rispondere alle sollecitazioni nel modo corretto.

Ovviamente, quando parlo di linguaggio, non mi riferisco al solo parlato ma anche al linguaggio del corpo. Linguaggio del corpo che, a tutti gli effetti, è molto più comunicativo e permette di comprendere meglio (in linea di massima) ciò che il nostro interlocutore ci vuole trasmettere.

Alla luce di quanto detto sopra, in teoria, saremmo dotati di tutti gli elementi per comprendere ciò che ci vogliono comunicare e il modo più adatto con cui rispondere. Guardando alla realtà, però, ci si accorge che non è propriamente così. E, a metterci in crisi, non sono tanto i cambi radicali che caratterizzano i rapporti con le diverse cerchie, quanto le piccole differenze interne alle stesse. Sono proprio le sfumature del linguaggio, difficilmente percettibili ed interpretabili, a metterci in crisi e a traviarci (a meno che tu non sia Cal Lightman, ma manco lui è infallibile).

E di questo ne stavo discutendo, con altri termini, oggi con la Fatina dei Boschi. La nostra “discussione” verteva sul fatto che io non abbia sviluppato il linguaggio necessario alla cerchia affettiva a livello non famigliare. Per dirla in modo chiaro: quando una cosa mi riguarda e c’entra una donna, sono talmente tardo che le offerte (anche quelle indecenti) le capisco con un ritardo medio di un anno e mezzo/due (storia assolutissimamente vera). Le motivazioni di questo mio esser tardo sono le più svariate e riguardano elementi endogeni ed  esogeni (scarsa autostima, paura del rifiuto, aspetto fisico terrrrrribbbbbbile, pretese troppo elevate, mancanza di “ragazze interessanti”, un po’ di scottature in giovanissima età, il fatto che di mio ritenga incomprensibile il linguaggio femminile in determinate situazioni, eccetera eccetera…) sono comunque dovuti alla mia scarsa attitudine nel capire o meno i messaggi lanciati da chi mi sta di fronte.

La cosa curiosa è che tutte le difficoltà in casi “normali” sorgono proprio in queste situazioni borderline tra amore ed amicizia. Ciò che per chi sta fuori dal rapporto pare ovvio o facilmente intuibile, per chi è coinvolto è qualcosa di difficilmente capibile e risolvibile. E quindi inizia, inevitabilmente, un “gioco delle parti” che si concluderà solo quando uno dei due, farà il primo passo. E, notate bene, non farà il primo passo perché ha capito quello che l’altro gli/le sta comunicando. Assolutamente no. Potrebbe avere dei “sospetti” o averlo intuito (con la vocina interna che gli/le dice, infingarda, cose del genere “Mannò, tanto è un palo nel culo” oppure “E se poi non gli/le piaccio? Ci faccio una figura di merda”). Lo fa perché, semplicemente, la situazione è diventata “insostenibile”, perché deve sapere. E questa è quella situazione che la Fatina dei Boschi risolverebbe con “la Teoria dello Strappo”.

Cos’è la “Teoria dello Strappo”? Ti stai facendo la ceretta (o hai un cerotto da togliere). Sai che prima o poi dovrai togliertela e, sia che tu strappi, sia che tu vada piano, soffrirai. Dunque che fare? Ovviamente si opterà per la cosa più ovvia: uno strappo secco, rapido che ti lasci appena il tempo per capire cosa sia successo. Quando un rapporto giunge a questo punto, non ti resta che fare una cosa: buttarti e toglierti il pensiero. Ti farà male per un po’, ma almeno avrai posto fine ad una situazione sgradevole.

Ovviamente, “la Teoria dello Strappo”, descritta in questo modo, può apparire estrema. Ma è davvero così? In fondo, in queste situazioni, non si tende sempre a “buttarsi”? Il pensiero che vi spinge ad agire (perché io col cazzo che agisco) non è proprio “O la va, o la spacca”? Una volta che avete agito, non vi sentite sollevati per esservi tolti il dente su cui la lingua batteva?

In qualsiasi caso, si arriverà ad una risoluzione della situazione non grazie al linguaggio relazionale che ci ha messo in sto casino, ma bensì grazie all’insostenibilità della relazione stessa.

Questo è quanto.

Cya.

P.S.: La “Teoria dello Strappo” non è sicuro al cento per cento che sia della Fatina dei Boschi.
P.P.S.: Se il finale vi dovesse sembrare pessimo, sentitevi liberi di sostituirlo con questo: “Dato che dopo tutte ‘ste domande non so come cazzo concludere, questo è quanto.”

Bonus:

 

54 commenti

Archiviato in Riflessioni

Meet Coso 2.1 – La fine dell’epopea.

Dato che le previsioni mi hanno preso per il culo, facendomi saltare sto giro e dato che fondamentalmente sono a casa a rompermi i coglioni, ho il piacere di inaugurare il Meet Coso 2.1 – La fine dell’epopea.

In cosa consiste, ormai lo sapete tutti. Ma ripetere non nuoce: Il Meet Coso è l’occasione per incontrare il sottoscritto e passare un pomeriggio in mezzo al verde di Parco Sempione a Milano. Oltre a me, avrete modo di conoscere la famosissima Fatina dei Boschi (ricordo che, in realtà, è un uomo) e il Cacciatore di Tonni.

Il programma è questo:

14.30 – 15.00: Ritrovo in stazione di Milano Cadorna, di fronte allo Spizzico, sotto il tabellone degli orari di partenza dei treni. Come ci riconoscerete? Saremo in tre e staremo discutendo tranquillamente. Avvicinatevi in quella zona al gruppetto e chiedete di Coso…Se sarete molto sfortunati, mi troverete.
15.00 – 15.10: Viaggio da Cadorna in Sempione.
15.10 – ????: Ricerca di un posto assolutamente all’ombra. Una volta trovato il posto ci metteremo lì, e inizieremo a cazzeggiare in allegria. Cosa intendo per “cazzeggiare in allegria”? Si parlerà, ci si insulterà e potremo contare (a seconda del numero di persone, ma non mi aspetto il pienone) su carte da: Scala, Scopa, Solo.

Cosa portare: Un salviettone/una stuoia per sedervi/stendervi. Spray anti-zanzare. Beveraggio. Un po’ tutto quello che ritenete sia necessario.

Quando si farà: Martedì 24 luglio.

Perché dovreste venire: E io che cazzo ne so? No, srsly, passare un pomeriggio all’aperto in compagnia di gente nuova potrebbe rivelarsi un’attività divertente (ma non ci giurerei). Incontrare il sottoscritto potrebbe essere un’esperienza (di merda, ma pur sempre un’esperienza). Insomma, se non aveste di meglio da fare e foste nei paraggi, noi saremo lì.

Verrete? Bene così. Non verrete? Pace e amen.

Oggi doppio articolo, non succederà mai più.

Questo è quanto.

Cya.

45 commenti

Archiviato in Varie ed Eventuali