Sulla Democrazia

Questo post prende spunto da una discussione avvenuta qualche tempo fa, su questo blog. Discussione nata tra me ed un paio di amici, ma in particolare, col Cacciatore di Tonni che riguardava la forma di governo democratica. So che quanto scriverò qui potrà sembrare strano, ma rispecchia l’andamento della Democrazia per lo meno in Italia.

Il regime democratico è riconosciuto universalmente come il miglior regime politico esistente, ma è davvero così? Se la risposta, in apparenza, potrebbe sembrare ovvia è necessario analizzare attentamente alcune caratteristiche tipiche di tutti i governi democratici moderni:

– Divisione dei poteri: sta alla base della democrazia. Raccogliere più poteri nelle mani di un solo soggetto o di una sola classe di soggetti (ri)porterebbe ad una situazione di instabilità. Quindi che legislativo, giudiziario ed esecutivo siano separati è, fondamentalmente, un bene.
– Carta Costituzionale: alla base dello Stato stesso, ancora prima che della democrazia, c’è la Carta Costituzionale (Costituzione, per gli amici). Sono le raccolte di norme fondamentali per la vita di uno Stato e contengono disposizioni riguardanti le libertà, i diritti fondamentali del cittadino e l’organizzazione dello Stato. Senza di questa, non ci sarebbe democrazia.
– Democrazia significa “Governo del Popolo”. Questo vuol dire che tutti gli elettori, raggiunta l’età minima per votare, (in Italia: 18 per la Camera e 25 per il Senato, mi sembra)  hanno, indipendentemente da cultura politica, cultura generale, conoscenza di ciò che si sta per fare, il medesimo peso elettorale.

Come vi sarà già apparso chiaro, il primo problema riscontrabile nella Democrazia, secondo me (ma non solo) è che, per l’appunto, tutti i voti abbiano lo stesso peso. Occhei, lo so, me ne rendo conto…Detta così sembra una fascistata pazzesca, ma soffermatevi a riflettere per un secondo sulle implicazioni: il voto di un idiota che non ha la più pallida idea di chi stia votando vale tanto quello di una persona informata. Il primo idiota che guarda il tiggì del Fu Emilio Fede, probabilmente, voterà PdL non tanto perché condivide gli ideali, quanto per il fatto che non avendo una propria idea si faccia plagiare dai mezzi mediatici che lo circondano. La persona informata che vota PdL, invece, probabilmente avrà delle valide motivazioni di fondo per compiere una scelta del genere (non so quali siano, però).

Come si potrebbe risolvere il problema “Il voto degli idioti vale quanto il tuo, persona informata”? Le idee uscite sono state svariate:

1) Diminuire il numero degli idioti. Come? Semplice. Investimento nell’istruzione. Più un paese è istruito, maggiore cultura c’è, più i cittadini hanno conoscenza e coscienza dei problemi che ci e li circondano. Questo, a tutti gli effetti, potrebbe portare ad un maggiore interesse per i programmi di chi entrerà nella “stanza dei bottoni” in nome e per conto loro.
2)Subito dopo la buona riuscita del punto 1, si potrebbe rendere il diritto di voto (che oltre ad essere un diritto, è un dovere civico) come il diritto di proprietà. Il diritto di proprietà, dopo tot. tempo che non viene fatto valere (per i beni immobili, mi pare sia di 20 anni), lo si perde su quel determinato oggetto. Benissimo, applichiamo lo stesso concetto al diritto di voto. Dopo tre elezioni nazionali di seguito a cui non si è partecipato, il diritto di voto viene perso. In questo modo, ci sarebbe un’ulteriore scrematura dell’elettorato e avremmo un aumento della partecipazione dei cittadini.

Altro problema della democrazia (come di qualunque altro regime) è quello della decadenza. Ogni regime assiste ad alcune fasi comuni: nascita/ascesa, stabilizzazione, declino. La nascita/ascesa è caratterizzata dalla stesura di norme fondamentali all’esistenza dello Stato democratico, le libertà fondamentali dei cittadini e l’organizzazione degli apparati statali. Nella stabilizzazione si assiste alla creazione e alla messa in pratica di quanto stabilito durante la fase di nascita/ascesa e termina quando tutto quello che doveva essere fatto è fatto e il regime democratico è ormai saldamente radicato. Per esempio, in Italia, la stabilizzazione de facto attraverso l’applicazione delle leggi si è avuta nel 1970 con l’istituzione delle Regioni a Statuto Ordinario.

Da lì in poi, però, con i governi monocolore c’è stata un’accelerata verso la decadenza. Il poco ricambio, infatti, ha reso agonizzante la vita politica del paese e non ha dato modo di apportare cambiamenti a quanto fatto dai precedenti governi. Il tutto ci ha precipitato alla fase di declino che ha avuto inizio con il processo di “Mani Pulite”. Il sistema democratico, già allora, era minato e contaminato da i partiti necessari allo svolgimento dell’attività politica. Dopo questo scandalo, c’è stata la discesa in campo di Berlusconi e tutti sapete come è andata. Eppure, dopo la creazione delle Regioni, la macchina democratica non ha prodotto più nulla o quasi di rilevante. Ha pensato a mantenersi in vita e a riprodurre i suoi paradigmi fondamentali senza apportare nulla di concreto a quanto già fatto in passato. Anzi, molte volte, i governi hanno peggiorato quanto di buono era stato fatto in precedenza.

Ovviamente, il secondo problema evidenziato è assai più grave del primo. L’incapacità, di fatto, di migliorare quanto fatto di buono e colmare le lacune è un grosso limite del sistema democratico (che trova la massima espressione nei partiti politici), quindi pur mantenendo un regime democratico, per risolvere questa situazione si dovrebbe sfruttare un mezzo che sostituisca il “partito politico” a favore di figure (indubbiamente “politiche”, ma non legate al sistema partitocratico) e sia in grado di rispondere in modo più adeguato ai problemi odierni ancora insoluti.

Questo è quanto.

Cya.

5 commenti

Archiviato in Politica & Società

5 risposte a “Sulla Democrazia

  1. Il titolo m’ha fatto venire in mente il “De Monarchia” LOL
    Comunque, Sir Winston Churchill aveva ragione.

  2. sono d’accordo un po’ su tutto, tranne il fatto che il cittadino perda la capacità di voto. Del resto il “non votare” è un voto di per sè: se non ci sono partiti politici che rappresentano la tua idea, allora non voti per quelli… non è che dopo 15 anni nasce il tuo partito dei sogni e non puoi più votarlo.
    Comunque il “non voto” conta: un bel 50% di astenuti ha un peso politico mica da ridere, dal momento che ti significa sfiducia nelle istituzioni, “potenziali elettori”, il nuovo che avanza… insomma, anche gli astenuti hanno un peso.

    • Sarei d’accordo, non fosse che c’è una prima condizione che ti sfugge: degli astenuti solo il 5/6% segue la politica, il resto non va a votare perché, come consigliò Bossi, c’è da andare al mare.

  3. Pingback: Io, Coso pt.2 – Il Blogger | Cose A Caso

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