Sulle relazioni

Complice il fatto che oggi la depressione cosmica mi sia calata addosso con tutto il suo peso (vuoi un po’ perché non avessi un cazzo da fare, vuoi un po’ perché il non avere un cazzo da fare mi porti a farmi seghe mentali) mi sono ritrovato qui a scrivere questo post. Post completamente scollegato alla depressione cosmica o alle motivazioni che mi hanno abbattuto.

Fondamentalmente l’uomo è un animale sociale e, in quanto tale, intesse relazioni su più livelli. Livelli che molto spesso hanno confini nebulosi e non ben definiti. Confini che possono rivelarsi (quasi) inesistenti. Questi livelli non sono altro che le cerchie relazionali che ognuno di noi può avere a disposizione. Possiamo contare, per esempio, su una cerchia affettiva (che comprende famiglia e partner); o su una cerchia (o più) di amicizie; su una o più cerchie di conoscenze; sulla cerchia di chi ci sta sul cazzo e così via.

Tutte le cerchie hanno sia caratteristiche peculiari, sia caratteristiche comuni alle altre. Una delle caratteristiche che più si differenzia è, probabilmente, quella del linguaggio. Infatti, a seconda di chi si ha di fronte, si può attingere ad un determinato gergo piuttosto che ad un altro. Nel dettaglio, la cerchia affettiva e la cerchia dell’amicizia ne hanno uno piuttosto simile. Le differenze sono paragonabili a sfumature, note di colori appena accentuate. Coi conoscenti (così come coi colleghi di lavoro) invece, il gergo, per quanto confidenziale sia, tende ad essere differente. L’uomo è dotato, per fortuna, di un’ottima flessibilità che gli permette di intraprendere ogni relazione, indipendentemente dalla cerchia con la quale si è allacciato il rapporto, in modo tale da poter comprendere e rispondere alle sollecitazioni nel modo corretto.

Ovviamente, quando parlo di linguaggio, non mi riferisco al solo parlato ma anche al linguaggio del corpo. Linguaggio del corpo che, a tutti gli effetti, è molto più comunicativo e permette di comprendere meglio (in linea di massima) ciò che il nostro interlocutore ci vuole trasmettere.

Alla luce di quanto detto sopra, in teoria, saremmo dotati di tutti gli elementi per comprendere ciò che ci vogliono comunicare e il modo più adatto con cui rispondere. Guardando alla realtà, però, ci si accorge che non è propriamente così. E, a metterci in crisi, non sono tanto i cambi radicali che caratterizzano i rapporti con le diverse cerchie, quanto le piccole differenze interne alle stesse. Sono proprio le sfumature del linguaggio, difficilmente percettibili ed interpretabili, a metterci in crisi e a traviarci (a meno che tu non sia Cal Lightman, ma manco lui è infallibile).

E di questo ne stavo discutendo, con altri termini, oggi con la Fatina dei Boschi. La nostra “discussione” verteva sul fatto che io non abbia sviluppato il linguaggio necessario alla cerchia affettiva a livello non famigliare. Per dirla in modo chiaro: quando una cosa mi riguarda e c’entra una donna, sono talmente tardo che le offerte (anche quelle indecenti) le capisco con un ritardo medio di un anno e mezzo/due (storia assolutissimamente vera). Le motivazioni di questo mio esser tardo sono le più svariate e riguardano elementi endogeni ed  esogeni (scarsa autostima, paura del rifiuto, aspetto fisico terrrrrribbbbbbile, pretese troppo elevate, mancanza di “ragazze interessanti”, un po’ di scottature in giovanissima età, il fatto che di mio ritenga incomprensibile il linguaggio femminile in determinate situazioni, eccetera eccetera…) sono comunque dovuti alla mia scarsa attitudine nel capire o meno i messaggi lanciati da chi mi sta di fronte.

La cosa curiosa è che tutte le difficoltà in casi “normali” sorgono proprio in queste situazioni borderline tra amore ed amicizia. Ciò che per chi sta fuori dal rapporto pare ovvio o facilmente intuibile, per chi è coinvolto è qualcosa di difficilmente capibile e risolvibile. E quindi inizia, inevitabilmente, un “gioco delle parti” che si concluderà solo quando uno dei due, farà il primo passo. E, notate bene, non farà il primo passo perché ha capito quello che l’altro gli/le sta comunicando. Assolutamente no. Potrebbe avere dei “sospetti” o averlo intuito (con la vocina interna che gli/le dice, infingarda, cose del genere “Mannò, tanto è un palo nel culo” oppure “E se poi non gli/le piaccio? Ci faccio una figura di merda”). Lo fa perché, semplicemente, la situazione è diventata “insostenibile”, perché deve sapere. E questa è quella situazione che la Fatina dei Boschi risolverebbe con “la Teoria dello Strappo”.

Cos’è la “Teoria dello Strappo”? Ti stai facendo la ceretta (o hai un cerotto da togliere). Sai che prima o poi dovrai togliertela e, sia che tu strappi, sia che tu vada piano, soffrirai. Dunque che fare? Ovviamente si opterà per la cosa più ovvia: uno strappo secco, rapido che ti lasci appena il tempo per capire cosa sia successo. Quando un rapporto giunge a questo punto, non ti resta che fare una cosa: buttarti e toglierti il pensiero. Ti farà male per un po’, ma almeno avrai posto fine ad una situazione sgradevole.

Ovviamente, “la Teoria dello Strappo”, descritta in questo modo, può apparire estrema. Ma è davvero così? In fondo, in queste situazioni, non si tende sempre a “buttarsi”? Il pensiero che vi spinge ad agire (perché io col cazzo che agisco) non è proprio “O la va, o la spacca”? Una volta che avete agito, non vi sentite sollevati per esservi tolti il dente su cui la lingua batteva?

In qualsiasi caso, si arriverà ad una risoluzione della situazione non grazie al linguaggio relazionale che ci ha messo in sto casino, ma bensì grazie all’insostenibilità della relazione stessa.

Questo è quanto.

Cya.

P.S.: La “Teoria dello Strappo” non è sicuro al cento per cento che sia della Fatina dei Boschi.
P.P.S.: Se il finale vi dovesse sembrare pessimo, sentitevi liberi di sostituirlo con questo: “Dato che dopo tutte ‘ste domande non so come cazzo concludere, questo è quanto.”

Bonus:

 

54 commenti

Archiviato in Riflessioni

54 risposte a “Sulle relazioni

  1. In realtà non ho nulla di interessante da commentare, visto che sai già il mio punto di vista e, sinceramente, dopo anni interi passati a farmi seghe mentali dal Lunedì al Sabato, mi sono semplicemente stancato di questi discorsi fini a se stessi, anche perché, tendenzialmente, le cose non vanno mai come dettato dalla teoria.
    Quindi, beccati questi commenti arrandom.

    Cal Lightman è infallibile, non dire eresie.

    “che si concluderà solo quando uno dei due, farà il primo passo.”
    Ma allora metti davvero le virgole a caso?

    P.s.: La teoria dello strappo è mia, poche balle.

    P.p.s.: Oh, hi, anatra dagli occhi belli

  2. V.

    Io sono per la teoria dello strappo,anche se descritta così toglie un po’ di magia a tutto il processo.
    Il massimo che ti possa accadere è ricevere un no (e lo so che non è piacevole),ma ci sono anche le volte in cui ti viene detto si! E il no in ogni caso non dovrebbe mai ostacolare:non si conosce mai un persona se non dopo almeno 2 o 3 anni di relazione. Per quanto ti possa piacere una ragazza non saprai mai se quella è davvero la ragazza “giusta” e quindi l’eventuale no non dovrebbe sconvolgerti più di tanto. Quindi fai tu il primo passo (alla ragazze piace in ogni caso sentirsi corteggiate fa sempre piacere)!
    Per quanto riguarda il linguaggio….bè alcune raggazze adoro i tontoloni! E comunque è difficile,ammetto,capire cosa vuole una donna.
    Smettila con l’autocommiserazione (“aspetto fisico terrrrribile”):se non ti piaci cambia (nessuno di noi è un Brad Pitt o una modella di Victoria’s Secret,si fa con quel che si ha!) e in ogni caso c’è altro oltre l’aspetto fisico. Io mi guarderei bene dall’interessarmi ad una rgazza così superficiale!

    • Le donne non lo ammetteranno mai, ma sotto sotto tutte vogliono un Coso da coccolare.

      L’unico punto debole della teoria dello strappo è che, in una situazione amore/amicizia, a volte la Lei di turno potrebbe saltar fuori con storie del tipo “per il tuo bene è meglio non sentirsi più”. =\
      Per il resto, che risponda sì o no, è di importanza secondaria.

      • V.

        Ok,ma i casi border line sono una piccola percentuale secondo me!

      • V.

        Si! Primo perchè l’attrazione fisica non nasce dal nulla o c’è o non c’è, sin da subito o quasi.
        Quindi o diventi amico di una ragazza perchè ti interessa solo la sua amicizia oppure hai un secondo fine.
        Secondariamente il passare tanto tempo con una persona,esserle amico,può confondere le idee.
        Ovviamente è un peccato rovinare un’amicizia,però,anche in questo caso,vale la pena tentare.

      • Ma ci può essere sempre il ragionamento uber-conservatore che dice “Per il momento non ho speranze, ma in futuro…Chissà”

      • V.

        Così sprechi tempo dietro una persona (che magari neanche ti vuole) quando in giro ci sono persone magari migliori e che vogliono proprio te!?

      • No, questo problema non me lo sono mai posto.

        Se dovessi provare interesse per una tizia, questo interesse, non escluderebbe il fatto che io possa comunque guardarmi intorno in cerca di “partiti migliori”.

      • V.

        È difficile quando hai in testa un’altra persona!

      • D…Davvero? :O

      • Non si tratta di essere zoccoli, si tratta di avere delle exit strategy.

      • V.

        Devi essere più organizzato!

      • Io sono organizzatissimo. Solo che quando do il via alla macchina organizzativa, puntualmente, qualcosa va storto.

      • V.

        Allora non sei oranizzato!!

      • V.

        Allora non sei oranizzato!!Cioè organizzato

      • Non posso ancora controllare gli elementi atmosferici.

      • V.

        Ma un giorno potrai!

      • Forse la pensi così perché sei dall’altra parte della “barricata” e magari sei anche sufficientemente carina e sicura di te stessa da non avere di questi problemi e vai diretta al sodo.

        Poi dipende da persona a persona. Per uno che evita accuratamente tutti i luoghi di “socializzazione” (leggasi “luoghi dove andare a rimorchiare”) ci sono più probabilità che la cosa nasca da un’amicizia, perché conosci quella persona in situazioni in cui non si può partire subito in quinta (magari in università o al lavoro, dove si inizia con conversazioni banali e lentamente nasce la cosa).

        Poi conosco ragazze che tutto a un tratto si sono innamorate del loro migliore amico (CASUALMENTE sempre pochi giorni prima che facessi la mia dichiarazione)

      • Secondo me era una scusa per darti il famosissimo “Palo nel culo”. Oppure è una ragazza confusa. Ma, alla fine, se si dovesse trattare di chi penso sia, non è che tu abbia perso poi molto.

        E concordo col discorso “luoghi antirimorchio”

      • V.

        No,aspetta. Non ho così tanta autostima e me ne sono sempre guardata bene dall’andare nei classici posti da rimorchio.
        Io per amico intendo,un amico amico,non un collega o un compagno di univerisità. Quindi a maggior ragione bisogna buttarsi!
        Conosci un ragazza/o in una circostanza normale (università,amico/a di amici,ecc),lo/a trovi interessante,ti attrae anche fisicamente. Dopo qualche tempo gli/le chiedi di uscire. Senza troppe pare mentali,se no è la fine! E magari qualcun altro si è scantato prima e ti ha battuto sul tempo!

      • Scantato…Quanto tempo.. Ah, bei ricordi di gergo giovanile *_*

      • V.

        Lo so,sono una giovincella!

      • Potrei lanciare la campagna di sensibilizzazione “Adotta anche tu un coso da coccolare”.

        Grazie dell’idea :3

    • Ma non è autocommiserazione. Sono dati di fatto. E il “cambia” entra nettamente in contrasto col mio culopesismo.

  3. Mah.. quel confine (quello amicizia/flirt) è una cazzata. Nel senso. Esisteva in Dawson’s Creek, che penso abbia deviato parecchi giovani. Se uno/a ti piace lo sai. Queste cose si sanno prima di sapere il gruppo sanguigno. E non parlo di amore, ma di semplice attrazione. A me Edward Norton piace e me lo farei, punto. Poi sì c’è il caso (secondo me raro) nel quale conosci qualcuno/a, parlate, vi scambiate opinioni, wow è interessante, wow ci provo e poi passano mesi nei quali sei solo diventato/a il muro del pianto della persona in questione o in alternativa l’amico simpatico e coccoloso da tenere sul comodino.
    Secondo me c’è una tempistica. Però non so quale sia, anche perché io difficilmente mantengo rapporti con il sesso opposto senza che ci sia un flirt e io il flirt me lo cerco senza molti giri di parole (tutto il resto dei rapporti con uomini sono solo dialoghi che mi capitano accaso senza un motivo preciso nel quale si parla solo di cazzate poco interessanti). Quindi non saprei dirti se bisogna agire entro una settimana, un mese, sei anni. No però sicuramente sei anni sono troppi! Quindi regola numero uno: se devi agire fallo prima che sia troppo tardi.
    Regola numero due: agisci prima di sapere vita morte e miracoli del suo ex che l’ha fatta soffrire, di sua mamma che non ha fiducia in lei e di sua sorella che le ruba i vestiti. Cioè fanculo, queste cose bisogna subirle dopo aver già avuto la risposta! Altrimenti a che serve? .. E’ una visione un po’ utilitaristica in effetti, ma tant’è…
    Regola numero tre: esperienza. Credo sia ciò che ti salva. Devi trasudare esperienza da tutti i pori, in qualsiasi campo. L’esperienza uccide l’insicurezza, è come i globuli bianchi quando sei malato. Se non ce l’hai, fattela, vivila! E questo ci porta alla regola numero quattro: finché non ti metti in gioco non saprai mai come riuscire a vincere.

    In ogni caso ti invidio. Essere single significa avere un sacco di occasioni per “buttarsi” e per quanto mi riguarda quando mi son trovata in queste situazioni mi sono divertita davvero un sacco, ricevendo tra l’altro più due di picche che altro. Quindi goditela Coso, finché puoi.

  4. mh, è solo che ci vado proprio a nozze con queste cose😀 Scusa l’intasamento

    • In realtà voleva solo essere il solito articolo cazzaro.

      E no, non ho mai visto Dawson’s Creek. Non ne capivo l’utilità. Ero piccolo.

      Adesso invece mancano gli squartamenti. Stupido telefilm.

  5. Va beh non ho aperto l’enciclopedia per rispondere al tuo articolo, nel senso che avevo inteso fosse cazzeggio.

    Squartamenti?

    • Fondamentalmente, in televisione ormai guardo solo TWD. E AHS. In entrambi i casi ci sono signori squartamenti. Gente che viene divorata da zombie, gente che si uccide a vicenda e roba varia di questo genere.

  6. vincenza63

    La teoria delle cerchie le lascio a Google+…. Per quanto mi riguarda, preferisco le cose aperte, quindi non un cerchio.
    Ciao!

    • Per quanto aperte siano, un limite di chiusura lo hanno tutte le cose. Sono solo cerchie enormi.

      • vincenza63

        Preferisco le onde, oppure le spirali. Mi piace il movimento, oltre l’apparenza.
        E che mi dici di tutti gli universi fuori dal cerchio? Non ti senti più povero e abitudinario?

      • Le onde sono limitate da altre onde. Un moto infinito costantemente limitato dalla sua stessa natura? Terribile. È come se Níðhöggr si mordesse la coda. Inquietante.

        E le spirali? Bellissime gabbie.

        Gli universi fuori dal cerchio? Sono ellittici!

        Abitudinario indubbiamente. Povero? Sì, ma non per i motivi che lei crede.

      • vincenza63

        Non volevo certo offenderti… era solo un dialogo.
        Personalmente sono convinta che una certa povertà porti alla vera conoscenza.
        Mi permetto di continuare a darti del tu… se vuoi
        Alla prossima.

      • No, mi sa che c’è stato un fraintendimento. Non mi sono offeso, probabilmente davamo due pesi e due misure differenti alla parola “povero”.

        No prob, insomma.

      • vincenza63

        Ne sono lieta. Ciao!

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