Constatazioni e considerazioni

Avviso ai naviganti: non so cosa salterà fuori da sto post dato che non ci sarà una linea guida (e se ci sarà, mentre sto scrivendo l’introduzione, non ce l’ho ancora in mente). Questo cosa significa? Probabilmente che sarà un post sconclusionato. Più del solito, per lo meno.

E, la prima constatazione che faccio la devo ad un amico che qui ha espresso un concetto che, tutto sommato, condivido più o meno per gli stessi motivi. In fondo, ci dovrà pur essere un valido motivo se alla veneranda età di ventuno anni abbia un’esperienza in fatto di relazioni pari a zero. E quando dico un motivo, intendo un motivo oltre ai soliti noti (bruttitudine, culopesaggine, incapacità di comprendere le donne, incapacità di agire quando dovrei e cose carine del genere). Di cosa si tratta? Fondamentalmente ho delle aspettative troppo alte. La mia asticella dopo essere stata piazzata, non si è più mossa. E questo, alla fine, è sempre stato il centro del dibattito con l’amico che ha scritto quel post. Dibattito che gira intorno al concetto “Beh, se hai pretese troppo alte non ti resta che abbassarle”. Il ragionamento, di per sé, non fa una piega. Però…C’è un però. Però vorrebbe dirsi accontentarsi. E, purtroppo, tra i tanti difetti che ho, sono uno che non si accontenta quando non è obbligato a farlo. E, anzi, il doversi accontentare non è altro che una sconfitta. E, siccome perdere è come ingoiare della merda e a nessuno, tranne a loro  e a lui, piace ingoiare merda, non vedo perché dovrei farlo io.

Eppure, una soluzione la si dovrà pur trovare a questo problema. Il serpente non potrà  continuare a mangiarsi la coda all’infinito (o forse sì?). E, dunque, che fare? Se lo sapessi, non sarei qui a scrivere un post. O, meglio ancora, scriverei un post sulla soluzione e non sul problema. Ma sto divagando. Dicevo, non sapendo che fare in questa situazione, in me si è fatta largo una consapevolezza: la consapevolezza che rimarrò solo ancora a lungo. E, no, non si tratta di un “Hurr durr fa l’emo che si fa seghe mentali”, è più che altro una sensazione. Un po’ come quando cambia il tempo e l’osso rotto (risanatosi) inizia a dolere. Ecco, meglio di così non so spiegarla. Spero abbiate capito cosa intendo, altrimenti cazzi vostri.

E, a proposito di solitudine, mi sono reso conto che i rapporti con gli amici del “Tempo che Fu” siano ormai deteriorati quasi del tutto. E, la cosa, non riguarda solo loro. Ma, per capire cosa sto dicendo, è necessario un piccolo e breve (o almeno spero) preambolo: un giorno di settimana scorsa (ho rimosso quale dì fosse), ho abbattuto i ponti che mi permettevano di comunicare con una ragazza. Chi sia è del tutto inutile ai fini di ciò che voglio dire, vi basti sapere che ha giocato un ruolo molto importante nella mia (molto poco Cosesca) adolescenza. I ponti sono stati abbattuti perché, fondamentalmente, il rapporto ormai si trascinava agonizzante. L’ultima volta che avevamo avuto una discussione seria, fatico a ricordarla. Solitamente io la cercavo, lei mi chiedeva “Come va? Cosa mi racconti?” e, io, che non avevo un cazzo da raccontare non rispondevo o rispondevo in modo scazzato. Insomma, gli argomenti di cui discutere erano finiti da un bel pezzo e, probabilmente, lo era finito anche il rapporto d’amicizia e l’affetto che ci legava. Il chiudere con lei ha segnato (simbolicamente) una svolta. Svolta verso un futuro ancora molto incerto e nebuloso, ma libero da alcune delle catene che mi ancoravano al passato.

E oggi, dopo averla rimossa dalle cerchie di G+ (giusto perché mi sta in culo che gente con cui non ho a che fare si faccia i cazzi miei), ho avuto modo di riflettere con attenzione sulla mia vita sociale, tracciandone un bilancio non proprio roseo. Le persone con cui ho un rapporto più stretto le conosco da tre anni (mese più, mese meno). Con loro si può parlare praticamente di tutto. Sono (quasi) dei tuttologi con cui si possono avere discussioni interessanti sia in Sempione mentre mangi, sia alla Feltrinelli mentre si cerca un libro, sia mentre si sta camminando con quaranta gradi e si è circondati da graziose fanciulle più nude che vestite (anche se, in questo caso, ci sono spesso lunghe pause). Oltre a loro, coi compagni d’università non è che abbia stretto legami che vanno oltre la semplice conoscenza mentre coi compagni di scuola, ho sistematicamente perso il contatto (non sempre volontariamente). E poi, poi ci sono loro. Gli “amici del tempo che fu”. E qui la situazione è ancora più scabrosa.

Scabrosa perché, a conti fatti, anche con loro i contatti sono andati irrimediabilmente perduti. Due sono completamente spariti dai radar da dopo il mio compleanno. Un altro tra lavoro, scuola e fidanzata è praticamente scomparso. L’ho visto domenica a Milano (perché, ormai, esco solo lì complice l’abbonamento mensile che mi è scaduto ieri l’altro) e, alla fine, ne rimane uno con cui fortunatamente ho più spesso contatti. Forse un po’ stupidamente, ero convinto che il rapporto di amicizia che ci legava da anni, non si sarebbe dissolto così ma, ancora una volta, mi sbagliavo. Interessi diversi, orari diversi e impegni diversi hanno portato un gruppo molto unito a disgregarsi e, senza rendercene quasi conto, ci siamo allontanati. Forse definitivamente.

Cambiando tema, mi soffermerò su una discussione nata tra me e la Fatina dei Boschi. Discussione vertente sul fatto che il sottoscritto manchi di qualsiasi idealismo e che tenda ad osservare e analizzare le cose da un punto di vista troppo pratico ed efficientistico. E, probabilmente, ha ragione. E questo mi porta a considerare la faccenda da due punti di vista che, probabilmente, sono diametralmente opposti. Da un lato penso che sia un bene non avere ideali e, quindi, riuscire a leggere la realtà che mi circonda “nuda e cruda”. E penso che sia un bene perché, in determinate situazioni, un’ideale potrebbe essere una zavorra per il percorso intrapreso. Dall’altro lato, però, mi rendo conto che la mancanza di ideali lasci un vuoto difficilmente colmabile. E che, comunque, la zavorra che rappresenta ci serve per ricordare che, oltre a determinati limiti, non si deve andare. La soluzione ideale, sarebbe quella di trovare la giusta sintesi tra la prima parte e la seconda. Ma dato che l’ideale è spesso utopico, per il momento, non mi resta che cercare di controllare il lato materialistico che, sempre di più, sta prendendo il sopravvento.

Un’altra considerazione (e penso sia una delle ultime, dato che è quella filosofica e, indubbiamente, sarebbe il finale quasi perfetto per un post del genere) è quella riguardante le differenze. Il concetto di diverso è sempre stata una discriminante fondamentale per l’uomo. In ogni società è sempre esistito un “diverso”. Diverso che veniva (e viene) osteggiato, perseguitato, additato e discriminato. Il diverso, molte volte, è stato usato per compattare un fronte interno che si andava sgretolando, è stato usato per giustificare l’andar male delle cose. E questo, lo ha costretto a nascondere le sue diversità per essere accettato. Diversità che, invece di essere un ostacolo, avrebbero potuto essere una risorsa in più, da sfruttare per migliorare le cose. Eppure, questo potenziale di miglioramento, non è mai stato preso in considerazione, non è mai stato visto. E tutto questo è dovuto alla paura che rende ciechi. Paura provocata dall’ignoranza e dall’incapacità di rinunciare alla sicurezza che sta nel “Noi contro gli altri” (dove per altri, si intende il diverso), paura di scoprire che in fondo le differenze tra noi e l’altro non sono altro che minime e non così importanti come ci apparivano all’inizio e che tutto il nostro odio era ingiustificato, e si basava su un gioco di specchi in cui si vede, riflesso nel diverso, ciò che temiamo in noi. Paura, insomma, di scoprire che l’altro è una persona con la sua cultura, le sue idee, i suoi pregi e i suoi difetti. Una persona come noi.

Questo è quanto.

Cya.

P.S.: il link dell’articolo vi reindirizza al blog della Fatina dei Boschi.

Bonus (a proposito di ragazza ideale):

8 commenti

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8 risposte a “Constatazioni e considerazioni

  1. Averceli degli “amici del tempo che fu” di cui sentire la mancanza LOL

    (Una visita dagli States, cool story.)
    OH, HI.

  2. “bisogna abbassare l’asticella”
    Adesso capisci perché odio il capitalismo e il sistema di mercato.

  3. V.

    Effettivamente il tuo post non ha nessun nesso logico!E ricorda che a leggere il tuo blog sono anche ragazze che desidererebbero altri tipi di bonus!
    Parlando seriamente…quella dell’asticella è una cazzata.Se la tua ragazza ideale è come quella della foto probabilmente la morosa di Coso sarà mora,riccia e con una carnagione da marocchina. L’ideale di uomo/donna esiste solo per farci credere che non andremmo con chiunque.Il feeling con una persona non nasce a tavolino,seguendo canoni che noi stessi ci siamo imposti perchè mgari da piccoli ci piaceva un determinato attore/cantante,ecc e ne siamo stati influenzati. A me piacciono i ragazzi biondi con gli occhi azzurri. Il mio moroso è ben lontano da questa descrizione.
    Non penso nemmeno che dovresti abbassare le tue aspettative,accontentarti perchè a lungo andare non funzionerebbe (e non mi riferisco all’aspetto fisico).
    Bionde 4ever.

    • No, purtroppo non è una cazzata quella dell’asticella. È un terribile punto di partenza. Se ci fosse feeling a livello caratteriale sarebbe una buona amica, se ci fosse feeling a livello fisico, LEI sarebbe cieca.
      E, no, non credo che avrà la carnagione caffè-latte… Non mi piace (di solito) :C

      Eh, oh, il bonus è quello. La prossima volta metto Zalgo.

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