Tre metri sotto terra

Il titolo, già di per sé, è un programma. E, ancora più buffo, diventa il tutto quando stai scrivendo l’introduzione e senti passare un’ambulanza a sirene spiegate davanti a casa tua. Perché questo titolo? In realtà, non c’è nessun vero motivo. Ero sotto la doccia e, improvvisamente colto da illuminazione, mi è venuto in mente questo titolo e, quindi, eccoci qui.

Cosa c’è tre metri sotto terra? Io non ne ho la più pallida idea. Penso ci siano radici, vermi e altri simpatici invertebrati, qualche larva e poco altro. Allora perché scegliere questo titolo a cui non si può ricollegare (quasi) nulla? Ottima domanda che merita almeno una risposta. Ho scelto questo titolo ispirandomi all’abitudine di alcune larve di cicala che, dopo essere uscite dall’uovo, hanno l’abitudine di sotterrarsi per diciassette anni (in tal modo disorientano i loro predatori naturali) per poi riemergere dalle profondità della terra e concludere il loro ciclo vitale.

Cosa c’entra questo con me? Piuttosto semplice. Da un (bel) po’ di tempo pure io mi sono sommerso in attesa di riemergere al momento propizio. Quando dico che mi sono sommerso, mi riferisco soprattutto al campo prettamente sociale. Per essere precisi mi riferisco sia alle amicizie, sia all’amore. In questi anni, infatti, mi sono dedicato a coltivare pochi rapporti necessari. Una volta giunto al termine del momento di necessità, immancabilmente, il rapporto veniva troncato col consenso di ambo le parti (non è propriamente facile sopportarmi). Questa tendenza si è dimostrata corretta anche negli ultimi giorni in cui ho fatto una pulizia tra i vari contatti (sia su cellulare/Real Life, sia sui social network). Le teste cadute sono state molte e alcune, come dicevo in un altro intervento, avevano ricoperto un ruolo importante nella mia vita.

Ed è con questa azione che mi sono preparato a riemergere dal lungo letargo. Sarà una riemersione lenta, in cui mi prenderò i miei tempi, ma sarà qualcosa di costante. Perché ho preso questa decisione? Fondamentalmente perché, entro il prossimo autunno, mi ritroverò (per forza di cose) ad avere a che fare con ogni tipo di persona e, inevitabilmente, sarò costretto ad aumentare il mio tasso di socialità. Ma non è tutto qui.

Nonostante il nocciolo duro degli amici non sarà destinato a cambiare (o almeno spero non nel breve termine), sarebbe meglio aumentare le persone nelle “cerchie collegate”. Aumentare, insomma, il numero di conoscenti in modo tale da entrare in contatto con realtà “nuove” o comunque diverse rispetto a quelle di cui mi sono circondato fino ad ora.

Sì, mi rendo conto che scrivendo queste cose passo come lo sporco opportunista di turno che instaura rapporti per ottenere i suoi scopi reconditi e poi chiuderli, appena è soddisfatto. Bisogna capire, però, che il sottoscritto ha avuto un excursus personale (soprattutto a livello culturale) che lo ha portato ad optare per seguire quello che Weber definirebbe il “Paradigma dell’azione e della struttura” (In realtà, lui li ha teorizzati separatamente, per poi giungere alla conclusione che i due possano convivere e, a tutti gli effetti, lo fanno).

Cosa significa questo? Semplice: in base alle scelte e agli strumenti che la “struttura” mi mette a disposizione io scelgo l’azione che mi pare (e quindi non sempre è) più razionale, efficace ed efficiente per raggiungere il mio obiettivo. A questa logica non si sottrae quasi nulla. E, le poche eccezioni, di solito sono soggette ad un logoramento del rapporto nel medio-lungo periodo (ma, anche in questo caso, ci sono rarissime eccezioni che potrei contare sulle punta delle dita di una mano).

Questo mio asset è, probabilmente, dovuto alle varie esperienze vissute. Esperienze che mi hanno portato a seppellirmi tre metri sotto terra. Esperienze che, con questa mia riemersione, perderanno il loro ruolo centrale diventando semplici moniti che mi spingeranno a riflettere con attenzione sui vari pro e contro senza rappresentare, però, una zavorra che pare insuperabile e che mi porta al non decidere, al non agire solo per paura di cadere negli stessi errori. Insomma, vecchia vita e nuovo (o almeno ristrutturato) Coso.

Questo è quanto.

Cya.

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