Archivi del mese: gennaio 2013

Le primavere arabe

Le primavere arabe sono state una delle principali notizie dell’anno appena trascorso. Da qualche tempo a questa parte, però, non si sente più parlare di quei paesi né in televisione, né nei principali giornali italiani. La giustificazione di questa mancanza di informazioni può essere spiegata dai problemi di casa nostra con una campagna elettorale fatta di roboanti (e inapplicabili) proclami e i problemi di quei paesi sono una faccenda che non ci riguarda, una volta salvati gli accordi economici precedentemente vigenti.

Eppure, se ci soffermassimo un attimo sui paesi di cui si è più sentito parlare (Egitto, Libia e Siria) ci renderemmo conto che il processo di “democratizzazione” appena iniziato, in realtà è pressoché inesistente. Inesistente perché per quanto ci siano stati governi provvisori o addirittura governi eletti, le contestazioni non si sono mai fermate.

Mubarak, dopo anni di governo, è stato costretto a lasciare il governo del paese in mano al Consiglio supremo delle forze armate che ha traghettato il paese alle elezioni di dicembre 2012. Contrariamente a quanto avvenuto in Europa, però, questa rivoluzione si è rivelata fallimentare per i più svariati motivi. Se da un lato è vero che si è assistito ad una supposta democratizzazione del paese, dall’altro si può registrare come le forze armate abbiano spesso soppresso col sangue le proteste dei giovani che non hanno mai abbandonato le piazze di Il Cairo. Nemmeno il presidente Morsi è riuscito a calmare una situazione che tuttora è instabile sia all’interno dei confini egiziani, sia all’esterno.

Mubarak, infatti, con l’appoggio degli Stati Uniti era stato uno stabilizzatore della difficile situazione in quell’area geografica. Con la sua caduta, ci sono stati svariati cambiamenti in fatto di politica estera. Il principale è, indubbiamente, il riconoscimento delle pretese palestinesi nei confronti di Israele. Questo ha segnato una prima crepatura nei rapporti diplomatici tra U.S.A ed Egitto.

Dalla prospettiva americana, infatti, la caduta di Mubarak è stato un duro colpo. Era un appoggio affidabile sia nella lotta al terrorismo, sia per il controllo dell’area mediorientale. Ora quella sicurezza è venuta meno, nonostante il tentativo fallito di pilotare questo passaggio da un regime agli altri da parte degli americani.

Caso ancora più spinoso è quello libico. Libia che, dopo aver stretto accordi economici coi governi europei ed avere ottenuto man forte sul piano militare, sono stati abbandonati a gestire una situazione socio-politica disastrosa. Nonostante la fine ufficiale della guerra con la vittoria da parte dei ribelli, infatti, la guerriglia è continuata. Alcune sacche di resistenza permangono in determinate aree del paese e gli scontri si susseguono ininterrottamente. Oltre a questo, le tribù sono divise e il nuovo governo si trova a dover trovare un accordo con queste. Accordo che si rivela complicato dal fatto che le tribù filo-gheddafiane non vedano di buon occhio l’attuale governo e per cui le trattative procedono a rilento.

Un fattore comune sia per Libia, sia per l’Egitto è che ci sia stato un radicalismo religioso che si è trovato alla guida di paesi che, per quanto dittatoriali, avevano una linea moderata dal punto di vista fideistico. Gli obiettivi americani ed europei di avere un’area più democratica hanno finito col contrastare con la necessità di combattere il fondamentalismo radicato nei partiti di matrice religiosa fondamentalista.

Caso del tutto diverso, e a mio modesto parere più grave, è quello della Siria. La guerra civile è in corso ormai da lungo tempo e sembra che non ci siano soluzioni. Le forze in campo si equivalgono ma l’attuale governo ha il vantaggio di ottenere l’appoggio degli Stati vicini mentre i ribelli, almeno non apertamente, non ottengono appoggi da nessuno. Questa cosa se da un lato è in linea con la scelta degli Stati Uniti di non intervenire se non necessario, dall’altra è molto curiosa: la Siria è sempre stata una spina nel fianco per gli americani in quella zona ed è strano che, proprio ora che potrebbero riuscire nell’intento di togliere la spina, lascino perdere in questo modo.

L’unico risultato ottenuto da questi movimenti per la democratizzazione dei paesi arabi, non è stato altro se non quello di destabilizzare maggiormente un contesto già instabile. Focolai hanno iniziato (o meglio, rincominciato) a bruciare nelle aree vicine e sono giunte sino all’Africa Centrale che, dalla fine del colonialismo in avanti, è stata divorata da conflitti tra stati oppure da guerre civili.

Quella che aveva le premesse per essere un’occasione di emancipazione per quei paesi è stato ridotta in breve tempo nell’ennesimo contesto di guerra civile che ricorda, fin troppo bene, la situazione attuale in Iraq e Afghanistan.

Questo è quanto.

Cya.

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Citazioni #5

In bed above, we’re deep asleep.
While greater love lies further deep.
This dream must end.
This world must know we all depend on the beast below.

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Citazioni #4

Non so. Nonostante
tutta la saggezza
acquisita, ora che
ricordo ogni singolo
istante della mia vita
millenaria… Non so.
Piango la perdita del
mio popolo, eppure
esulto per la loro fine
gloriosa. Ma ora devo
restare solo. Sento
che anche tu stai pian
piano svanendo.

E, mentre fisso
l’Eternità…
Non vedo nulla…

Se solo ci fosse una
stella a guidarmi…

O un uccello a
mostrarmi la via…

Per il momento credo
che riposerò…
Giacerò immobile e
in silenzio. Spoglierò
la mia mente dai
pensieri…

Chiuderò gli occhi
e sprofonderò nel
Sonno degli Déi…
Almeno per un po’…

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Riflessioni sparse

Non so di cosa tratterà l’articolo perché, per il momento, non ho le idee ben chiare. Non ci sarà un filo conduttore e, per vostra viva e vibrante soddisfazione, cercherò di evitare accenni alla politica perché non c’ho voglia.

La prima riflessione non può che riguardare la chiusura di Messenger. Tutti, agli albori della loro esperienza di “social networking”, hanno avuto almeno un contatto di msn (il sottoscritto ormai ha perso il conto di quelli da lui creati, ma si sa, sono un caso patologico). È stato proprio grazie a questo programma di messaggistica istantanea che abbiamo avuto l’occasione di avere rapporti che altrimenti non avremmo avuto per le più svariate ragioni. Per qunto mi riguarda, fino a poco meno di un paio di anni fa, msn è stato l’unico modo decente per parlare con calma con i miei amici. È stato lì, che ci sono state discussioni di un’epicità tutta tipica del cazzeggio ed è stato lì che sono avvenuti i più divertenti lapsus. È triste pensare al fatto che non ci sia più (inglobato da skype, che però è diventato praticamente inutile), nonostante tutti i problemi che aveva (si bloccava per un cazzo, impiegava secoli a mandare file e così via). Un altro pezzo di storia dell’internet che se ne va. Insegna agli angeli a trillare.

La seconda riflessione riguarda le uscite di gruppo. C’è chi le inizia e c’è chi, per il momento, sembra averle finite.Per questo particolare evento, però, ci sono sempre state sensazioni ed emozioni contrastanti. Il processo decisionale, per esempio, è eccessivamente lento e finisce con lo scontentare quasi tutti (quando si raggiunge un punto di incontro decente, per lo meno). D’altro canto però, non posso fare a meno di provare un po’ di nostalgia per i tempi che furono. Probabilmente (e quando dico probabilmente intendo dire sicuramente) il passare del tempo fa risaltare le cose positive e fa dimenticare le negative, eppure non posso fare a meno di ricordare degli interminabili pomeriggi passati a zonzo i primissimi tempi all’oratorio e poi in giro per la città. Così come i ricordi legati alle partite di calcio e Magic riescono tuttora a strapparmi un sorriso. Ora come ora, probabilmente (leggasi il discorso fatto sopra), farei un’esperienza del genere in maniera diversa, “meno impegnata”, rispetto a prima (il condizionale è dovuto alla mancanza di un “gruppo” di amici) ma, in definitiva, è un’esperienza che va assolutamente fatta con i molti pro e gli altrettanti contro.

La terza riflessione, non è esattamente una riflessione ma una costatazione: sono tendenzialmente asociale. Non lo scopro oggi, non lo dico da oggi, ma è un dato di fatto. Ho pochissimi amici sparsi per l’Italia (e in futuro, forse, per l’Europa) e la cosa è, tendenzialmente, un problema. Un problema legato alla pressoché totale mancanza di alternative. Nel caso in cui le persone che frequentassi ora non potessero (per i più svariati motivi) riuscire a conciliare altri impegni con i miei (perché sì, sono un Coso fin troppo impegnato ultimamente), rischierei di avere solo lavoro e poco divertimento. La questione centrale è, però, il fatto che a parte pochissimi individui per cui nutro simpatia/stima con gli altri non vorrei averci a che fare (e, probabilmente, loro non vorrebbero avere a che fare con me). Il grossissimo problema è stata una “specializzazione” degli interessi che mi ha portato a poter avere a che fare con solo determinati gruppi di persone che condividano almeno uno dei tanti (in realtà pochi) interessi condivisibili. Ovviamente, lo scotto da pagare per questo mio essere schizzinoso è proprio il problema sopra elencato. D’altra parte, la mia pulsione a socializzare sta attraversando una fase (molto lunga) di calo.

A far da contraltare alla terza riflessione, però, arriva la quarta. Nonostante la mia inattitudine alla socializzazione (soprattutto per mancanza di voglia) ho avuto modo nell’ultimo anno e mezzo, di conoscere un sacco di persone con cui intercorrono rapporti quanto meno cordiali. Per non parlare di politica, mi rifarò al secondo caso che è probabilmente anche quello più lampante: la Gazzetta di Baruccana, gestita e creata da giovani. Fondamentale è stata l’insistenza di un amico nel farmi partecipare ad un progetto giovine ad ambizioso. Una sera a settimana è, infatti, ormai precettata per questi incontri. Tendenzialmente, questo sottolinea due cose: la prima è che il mio calo di socialità è strettamente legato al mio culopesismo e alla voglia pressoché nulla di gettare basi per nuovi rapporti da zero (il che mi classifica come “Orso”). La seconda, invece, mostra come qualora ci siano agganci sia in grado di amalgamarmi ad un gruppo già creatosi in precedenza senza grossissimi problemi. Per assurdo, dopo esser stato per gran parte dell’adolescenza fondatore di gruppi, ora il processo di socializzazione è maggiormente aiutato dalla presenza pregressa di una cerchia di persone.

Ora, non terminate le riflessioni “degne di nota” non mi resta che aggiornare un po’ la situazione generale, con un rapidissimo elenco:

1) La pulizia etnica musicale, procede seppur lentamente. Qualora aveste gruppi da consigliare non esitate a farlo. Quando avrò voglia cercherò qualcosina su YT per decidere se valga la pena o meno diventare un ascoltatore
b) La fissa del momento è, di nuovo, Cthulhu. La motivazione? Semplice: persone dall’animo artistico (quindi più sensibili) hanno iniziato a fare sogni strani. È un chiaro segno che il Grande Cthulhu stia per risvegliarsi. F’htagn Cthulhu!
– Sono ancora single e ho avuto oggi la conferma, purtroppo, che la compagna di corso che mi sarei fatta volentieri è fidanzata con un armadio 1,90 x y kg di muscoli.
♦) Come giustamente mi fece notare V. tempo addietro, dovrei fare pubblicità all’indirizzo e-mail creato per permettere a voi lettori di minacciarmi, insultarmi o anche soltanto rompere le balle. Lo trovate qui.

Direi di aver finito.

Questo è quanto.

Cya.

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Citazioni #3

“Ricorda il Teorema del Culetto”
“Sarebbe?”
“Il Teorema del Culetto…Chi vuoi portarti a letto?”
“Alex”
“Quindi potrebbe avere regione lei.”

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Esposizione Mediatica

Come avevo anticipato, oggi mi occuperò di nuovo di politica. O meglio di un aspetto assurdamente invasivo (quasi virale) che caratterizza ogni campagna elettorale: la massiccia presenza in televisione dei candidati alla presidenza del Consiglio dei Ministri. In particolare, vorrei concentrarmi sulla presenza di un candidato lungamente sparito dalla scena pubblica per poi ricomparire con un ruolo non ben chiaro.

Ebbene sì, sto parlando di Silvio Berlusconi. Il nostro beneamato ex presidente del Consiglio, infatti, negli ultimi tempi ha raccolto una quantità di presenze televisive non indifferenti. Presenze che gli hanno permesso di riguadagnare consensi che si erano sempre più assottigliati col passare del tempo.

Coglierò l’occasione sia per soffermarmi (piuttosto marginalmente) sulle sue uscite e, soprattutto, sull’effetto che queste hanno sull’elettorato. Un effetto sorprendentemente positivo, nonostante le proposte da lui fatte ricadano nel più spicciolo populismo e nella più assoluta demagogia. Effetto che, nei sondaggi, mostra come il PDL sia in rialzo e stia rapidamente recuperando voti, tornando ad essere il secondo partito in Italia (complice anche il crollo, non inaspettato ma improvviso, di M5S).

Ciò che va avanti a ripetere da quindici giorni a questa parte è cosa nota a tutti e quindi eviterò di ribadirlo qui, ciò che mi interessa è però l’effetto che ha sul pubblico degli elettori/cittadini. Nonostante i diciotto anni di disastroso governo di questo grande carrozzone, nonostante una delle maggioranze più ampie della storia repubblicana, nonostante le promesse fatte agli elettori disattese o con un impatto terribile sul paese nel medio/lungo periodo, appena il “Pifferaio” inizia a suonare la solita canzoncina, che sentiamo dalla sua discesa in campo, gli italiani come tanti topini obbedienti si mettono a seguire il ritmo impostogli.

Mario Monti è convinto che gli italiani abbiano imparato a diffidare dal suono del piffero di Berlusconi, ma io non ne sono per nulla convinto. A fortificare la mancanza di convinzione in questo, ci sono da una parte i sondaggi e dall’altra la scarsa fiducia che ripongo nell’elettore medio italiano. Elettore medio italiano in cui nasce la tentazione di dar di nuovo fiducia alla coalizione guidata da Silvio Berlusconi e di cedere alle lusinghiere promesse di abolizione dell’IMU e di un abbattimento delle tasse.

Accanto all’elettore medio va poi inserita quella fascia di popolazione che rientra nella categoria dei “berlusconiani”: individui che pendono dalle labbra del loro messia/idolo e che hanno la tendenza a sparire subito dopo il voto o rinnegare (almeno in pubblico) il loro beniamino. Chi pensa che il “berlusconismo” sia finito, infatti, non tiene conto dello zoccolo duro che qualunque cosa accada, sarà pronto a dare il sostegno al Cavaliere in modo più o meno palese.

Questo sostegno è ascrivibile al massiccio impiego di metodi di propaganda che sono un ottimo mix tra psicologia, marketing e recitazione a cui Berlusconi dedica massima attenzione e cura. Ogni gesto, ogni comportamento di fronte a delle telecamere è attentamente studiato da un team di psicologi che consigliano il prode ex presidente su come comportarsi e cosa fare per attirare (nel bene o nel male) l’attenzione dei cittadini/pubblico.

A questi elementi si aggiunge un problema piuttosto importante che i mezzi di informazione. Come tutti ben saprete, Berlusconi è proprietario di tre delle principali reti in chiaro, oltre che di alcuni giornali. Questo porta (almeno in due telegiornali su tre) ad avere una serie di informazioni corrotte da faziosità e riportate in modo tale da mettere in buona luce il buon B. A controbilanciare questo elemento, tendenzialmente, si ha però un gruppo molto folto di giornali/trasmissioni televisive/reti che fanno l’esatto contrario: fanno di tutto per screditare Berlusconi e l’aria politica che rappresenta. A confermare il pessimo stato dell’informazione di casa nostra, è stato l’indice Freedom House che nel 2011 ha segnalato come l’Italia fosse semi-libera a livello di libertà di stampa (questo è dovuto a quanto indicato sopra, riguardo a B. e al possesso di media e, curiosamente, è passato quasi sotto silenzio, nonostante si sia l’unico paese dell’Europa Occidentale ad essere in questa condizione, oltre alla Turchia).

A questo punto, la domanda legittima è: c’è un modo per evitare che il cittadino medio venga tratto in inganno dalle promesse di Berlusconi? La risposta, fortunatamente, è affermativa. Per controllare l’applicabilità delle proposte di un candidato o la veridicità delle sue affermazioni durante un dibattito, negli States, si ricorre alla pratica del Fact Checking. Questa pratica è svolta da giornalisti che si occupano esclusivamente di dimostrare che quanto detto durante un dibattito sia vero o meno, controllando tutto il materiale a loro disposizione (articoli di giornale, resoconti di organi di governo, resoconti di banche e così via). In questo modo, il giorno dopo, sarà disponibile per tutti una “scansione” dell’intervento del candidato di turno per vedere quanto sia affidabile o quanto non lo sia.

Per quanto “banale” possa apparire una soluzione del genere, è probabilmente quella più efficace per contrastare demagogia, populismo o ricostruzioni piuttosto fantasiose a cui siamo stati abituati in questi anni e che in questi ultimi giorni ci sono state propinate di nuovo.

Concludo il post con un appello a tutti: qualunque cosa venga detta da un politico in campagna elettorale, indipendentemente dal suo e dal vostro colore (politico), fatevi un favore e cercate di controllare che quanto venga detto sia vero.

Questo è quanto.

Cya.

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Citazioni #2

È una questione di qualità
o una formalità
non ricordo più bene una formalità
come decidere di radersi i capelli
di eliminare il caffè, le sigarette
di farla finita con qualcuno
o qualcosa, una formalità una formalità
o una questione di qualità

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