Archivi del mese: gennaio 2013

Calma piatta

È paradossale come non abbia nulla da dire sui cazzi miei. Nonostante le vacanze appena finite e l’attacco di follia compulsiva che mi ha spinto ad iscrivermi a ben tre appelli, il periodo che sto attraversando in questi ultimi giorni è definibile solo con le parole “calma piatta”.  Calma piatta legata al fatto che la solita routine e il tram tram quotidiano abbiano ripreso ciò che era loro di diritto dal gozzovigliare e dai festeggiamenti tipici del periodo natalizio.

Quanto scritto sopra non deve avere per forza una valenza negativa. La quotidianità, tutte le azioni fatte per “forza dell’abitudine” sono molto più apprezzate degli svariati imprevisti che, spesso e volentieri, vanno a complicare situazioni già abbastanza ingarbugliate per conto loro. Quotidianità scandita da un’agenda ben chiara di impegni e incontri che vanno (più o meno) rispettati. Sono, insomma, alle prese con quella che potremmo definire ordinaria amministrazione.

Ordinaria amministrazione che affianca all’immancabile (e più che mai necessario) studio, impegni più o meno quotidiani o settimanali. Il primo tra questi impegni, quello di questa mattina, però è qualcosa di (quasi) epocale: il cambio di acconciatura. Cambio di acconciatura fortemente voluto da coloro i quali mi mantengono e dovuti a motivi di presentabilità (già piuttosto scarsa) oltre che di indiscussa comodità. La folta chioma, infatti, era ormai divenuta una fastidiosa zavorra e un modo assicurato di perdere tempo sia dopo la doccia per asciugarla e pettinarla, sia prima di uscire o, appena dopo essermi svegliato, per lo stato impresentabile in cui si trova.

Oltre ad un look nuovo e rinfrescato (con tanto di sistemazione barba) questa settimana si dà il via anche agli incontri della Gazzetta e le discussioni sul prossimo numero in uscita e su tutto ciò che riguarda la vita di questa associazione. Per leggere l’articolo da me scritto, temo ci vorrà ancora un po’ di tempo. Appena possibile vi farò avere la mia prima (e spero non ultima) fatica giornalistica.

Oltre agli incontri della Gazzetta, c’è anche la chiusura della campagna elettorale per le primarie del candidato sindaco del centro-sinistra.  Gli ultimi appuntamenti saranno: il mercato di sabato mattina, per volantinare a tappeto e cercare di racimolare gli ultimi voti disponibili. Dopo sabato ci sarà la terribile sveglia domenicale alle 7.30 per passare un’emozionante giornata al seggio per le suddette primarie. Il che, in soldoni, vorrà dire che avrò un sacco di tempo per studiare e di tanto in tanto intrattenermi in conversazioni interessantissime con questo o quell’elettore, oltre ad assicurarmi che non sorgano problemi di sorta.

Finita questa campagna, però, si rincomincerà coi direttivi e, dopo una breve pausa, inizierà la fase del porta a porta per far votare il candidato sindaco che sostengo. Questo mi trasformerà in una sorta di testimone di Geova. Sono già preparato psicologicamente al mare di insulti da cui verrò subissato e la cosa non mi spaventa. Ovviamente, questa seconda fase, comporterà altri banchetti al mercato e altri incontri pubblici a cui, volente o dolente, dovrò partecipare.

Altri appuntamenti importanti, oltre ai suddetti esami, potrebbero non esserci se non si contasse la fumetteria. Fumetteria che visiterò in un non meglio precisato periodo di fine gennaio per poter dilapidare parte del mio patrimonio ed immergermi nelle fantasmagoriche avventure di tizi dotati di poteri (o gadget) strafighi.

L’ordinaria amministrazione, la calma piatta, è però una costante in un campo: quello sentimentale. V., in modo più o meno serio, si è imbarcata nella titanica impresa di provare ad “accasarmi”. Le mie perplessità sono già state tutte espresse e sono più o meno condivisibili. Nel frattempo, mi “innamoro” di perfette sconosciute. L’ultima (s)fortunata? Una gingerina che ieri stava parlando all’ingresso dell’università con un’amica.

Non so esattamente di cosa stessero parlando perché, tendenzialmente, quando vado in giro evito di ascoltare qualunque discussione per paura di sentire le solite sciocche frivolezze. In questo caso, però, non ho potuto fare a meno di sentire cosa si dicevano dato che sono passato praticamente a meno di mezzo metro da loro. E, questo, è quanto ho captato:

Gingerina: “[…] E mi fa: sì, beh, insomma…Mi sono innamorato di te”
Amica: “Aaaaaaaaaaaaawwwwwwwww chettenero!”

E, in tutto questo, l’unico pensiero di senso compiuto che ho tirato fuori tra un “Hoffame” e un “Cazzo è tardi, sicuramente perderò il treno” è stata:

“Se ti avessi conosciuto, sarei stato io a dirtelo”.

Ovviamente, questo pensiero è assolutamente falso dato che, anche se l’avessi conosciuta (e quella di ieri è stata la prima volta che l’ho intravista), non mi sarei dichiarato. Ma questa è tutta un’altra storia.

Ma, dato che sto divagando, è meglio focalizzarsi su un importante passaggio, prima di concludere. La gestione dell’ordinaria amministrazione non deve assolutamente diventare un impantanarsi nel solito tram tram quotidiano, senza vie di uscita. La cosa paradossale è, però, che l’unico modo per evitare un’escalation del genere sia propri l’imprevisto. Imprevisto che complicherebbe le cose, più di quanto non lo siano già.

Settimana prossima è molto probabile che vi cucchiate un articolo sulla politica. Tante care cose ♥

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

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Citazioni #1

Oh, my sweet summer child, what do you know of fear? Fear is for the winter, my little lord, when the snow fall hundred feet deep and the ice wind comes howling out of the north. Fear is for the long night, when the sun hides its face for years at a time, and little children are born and live and die all in darkness while the direwolves grow gaunt and hungry, and the white walkers move through the woods.

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2013

Il 2013 è appena iniziato e già, praticamente chiunque, ha parlato delle cose principali che avverranno quest’anno oppure ha fatto dei buoni propositi (cari amici che seguo sappiate che di questi post ne ho letti solo due e nemmeno in modo troppo convinto). Quest’anno, contrariamente alla tradizione, non parlerò né di cosa è stato fatto tra la fine dell’anno appena passato e l’inizio dell’anno appena iniziato, né snocciolerò i buoni propositi che non verranno mantenuti (anche perché, fortunatamente, non ce ne sono).

Quindi, per prima cosa, colgo l’occasione per ringraziare il Cacciatore di Tonni e la famiglia per averci fatto passare una piacevole serata dove buon umore e buona cucina l’hanno fatta da padrone.

E, come dicevo sin da tempi non sospetti, per questo 2013 l’unico vero obiettivo è quello di sopravvivere (questo spiega anche la scelta della canzone in Intermezzo Musicale #8). Tendenzialmente, è alla mia portata e non dovrei nemmeno impegnarmi troppo. Limitarmi ad usare il buon senso dovrebbe mettermi al sicuro dai principali pericoli e per tutto il resto c’è il karma positivo che ho cercato di accumulare durante il 2012, con scarsi risultati.

Chi ha ricevuto il mio messaggio di auguri, ieri sera, si è sicuramente accorto che il mio augurio è stato quello di avere un “discreto 2013”. Il motivo credo sia abbastanza evidente: difficilmente sarà un anno ottimo o di merda. Più realisticamente si arrancherà tra momenti positivi e momenti negativi. Alla luce di ciò, mi pare inutile perdere tempo a scrivere le solite minchiate in cui nessuno più spera o crede.

Una cosa però legata al passare del tempo sono i cambiamenti. A volte possono essere piccole cose, di minima importanza. Altre volte sono svolte radicali (registrabili comunque su un asse temporale molto più lungo rispetto ai primi). Ed è proprio di questo che ci siamo resi conto ieri sia io, sia la Fatina.

Basti pensare che fino a cinque/sei anni fa, il sottoscritto era un merdallaro duro e puro. Qualunque cosa non fosse metla era roba di merda, indegna di essere ascoltata. Ad oggi, invece, la mia cultura musicale (grazie anche ad influenze esterne) si è allargata ed espansa sino ad abbracciare svariati generi musicali che, chi più, chi meno, ascolto con piacere. Mi rendo conto di come questo esempio sia soltanto una banalità, eppure credo che questo ragionamento sia applicabile  a svariati campi.

Campi, quali la religione o la convivenza con gli altri, che col passare del tempo hanno visto le dinamiche entro cui mi muovevo mutare. In campo religioso, infatti, da un intransigente ateismo sono passato ad uno scettico agnosticismo. Ho imparato a rispettare le idee altrui (a meno che non siano stupidi fascisti o grillini) perché non tutti possono pensarla come me e, soprattutto, non sempre ho ragione. Ho imparato ad ammettere i miei errori (per quanto poco mi piaccia farlo) e a riconoscere quanto di giusto sia detto anche da persone che mi stanno sui coglioni. Ho anche capito che per quanto possa saperne su un dato argomento, qualcuno ne saprà sempre qualcosina in più grazie alle proprie esperienze. Ciò non toglie che sia rimasto supponente e convinto di sapere tutto io, almeno in apparenza.

Insomma, per poter giudicare questo 2013, sarà necessario arrivare alla fine dell’anno (e centrare il mio obiettivo stagionale) per fare un confronto tra quello che ero prima e ciò che sarò diventato quel giorno. Per il momento il bilancio è in positivo, spero solo non sia una bolla momentanea.

Abbiate un discreto 2013.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

Siccome sta canzone mi rimbalza in testa ossessivamente, beccatevela come bonus:

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Intermezzo Musicale #8

 

Somewhere between happy, and total fucking wreck
Feet sometimes on solid ground, sometimes at the edge
To spend your waking moments, simply killing time
Is to give up on your hopes and dreams, to give up on your…

Life for you, (who we are) has been less than kind
So take a number, (who we are) stand in line
We’ve all been sorry, (who we are) we’ve all been hurt
But how we survive, (who we are) is what makes us who we are

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