La Sinistra in Italia

Quanto qui scritto, probabilmente, non troverà d’accordo un po’ di gente che avrà la (s)fortuna di passare di qui ma, onestamente, non me ne frega molto.

Inizialmente il titolo avrebbe dovuto essere qualcosa del genere “perché la Sinistra non ha governato (e non governerà) in Italia”. Per scrivere un post del genere, però, sarebbe stato limitante. Limitante perché mi sarei dovuto soffermare solo sulla Sinistra a livello parlamentare e non avrei potuto analizzare in modo più approfondito altri aspetti.

Il primo aspetto che mi preme analizzare è quello riguardante la formazione della cultura politica degli italiani. La mancata affermazione elettorale delle Sinistre nel nostro paese, infatti, è ascrivibile al fatto che, sin dagli albori, tutti i partiti appartenenti a quello schieramento incontrarono ostilità sia negli ambienti interni allo Stato, sia negli ambienti esterni. Il socialismo prima, il comunismo poi, furono sempre presentati come il nemico, il male. E, questo, ha influito su molte generazioni che hanno vissuto sia durante il regime fascista, sia durante la Prima Repubblica.

La mancata affermazione a cui accennavo sopra, può essere giustificata dai seguenti elementi esogeni

a) La presenza di un forte partito di matrice cristiana, avente l’appoggio della Chiesa (nel periodo pre-fascista)
b) L’affermarsi di un regime reazionario quale quello fascista e la conseguente dittatura
c) La presenza di un nuovo partito cristiano e la situazione internazionale, oltre che interna (Prima Repubblica)
d) Lo scandalo di Mani Pulite e la conseguente incapacità di riorganizzarsi nel breve periodo e la comparsa di nuovi attori sulla scena politica (Seconda Repubblica)

Ai quali si aggiungono altri due elementi endogeni

1) La concorrenza tra le forze di Sinistra (PSI e PCI)
2) Le frammentazione delle stesse.

Nel periodo pre-fascista, il PSI faticò ad imporsi. I problemi furono causati sia dalla giovane età del partito, sia dall’attitudine a dividersi che questo aveva. Sin dagli albori, infatti, il PSI fu caratterizzato da due correnti in contrasto per il predominio tra loro (riformisti e massimalisti). I contrasti portarono ad una prima separazione (con la fondazione del PSRI) prima della Prima Guerra Mondiale. Durante la guerra mondiale, il fronte socialista, sarà attraversato da altre tensioni causate dalla posizione del partito nei confronti della Grande Guerra. La linea che dominante fu quella dell’astensione dell’Italia, ma una parte del PSI era interventista. Fu questa divisione a portare all’espulsione di Benito Mussolini che fonderà il partito fascista. Altra frattura sarà quella tra PSI e il neonato PC. Partito Comunista che si rifà ai 21 punti stilati dai rivoluzionari bolscevichi saliti al potere in Russia, dopo aver rovesciato il regime zarista. Nonostante queste fratture continue, il PSI, riuscì a salire al governo prima dell’avvento del Fascismo. Come vederete, la situazione interna non era delle migliori ma, anche sul piano concorrenziale, il PSI si trovò prima a dover affrontare un partito affermato come il Partito Liberale e, dopo la caduta di questo, si troverà a dover fare i conti con il Partito Popolare Italiano. Il Vaticano, infatti, aveva cancellato il divieto alla partecipazione dei credenti alla vita dello Stato italiano e aveva avallato la creazione di un partito in grado di poter contrastare la diffusione degli ideali socialisti. Le due forze si contrasteranno a lungo e duramente, permettendo così al partito fascista di prendere il potere, sfruttando il malcontento e la fase di stagnazione politica ed economica che il paese attraversava.

Il partito fascista giungerà al potere per contrastare la dilagante minaccia del comunismo (che in Italia aveva già iniziato un’opera di erosione dei voti del PSI). Le Sinistre saranno tra le principali forze di resistenza al regime e formeranno alcuni dei nuclei partigiani più importanti e che porteranno alla liberazione di Milano e di gran parte delle città del Centro-Nord Italia. Tra il PSI e il PCI ci fu un riavvicinamento con il famoso patto d’unità d’azione.

Con la fine del fascismo e della seconda guerra mondiale si entra in una fase di fervente attività politica. Tutte le forze politiche anti-fasciste sono riunite per la creazione della Carta Costituzionale. Alle elezioni del 1948 PSI e PCI formeranno un fronte unico che però verrà sconfitto dalla Democrazia Cristiana, guidata da Alcide De Gasperi. La situazione internazionale vede il crearsi di due blocchi: il blocco U.S.A (che verrà poi formalizzato con la stipulazione del Patto Atlantico e la creazione della NATO) e il blocco U.R.S.S. (formalizzato col Patto di Varsavia). Questa separazione del mondo in due blocchi porterà l’Italia (in quanto paese di frontiera) ad avere una democrazia “bloccata” in cui i partiti di Sinistra non avrebbero potuto guidare il Paese. Gli americani, grazie agli aiuti economici e al ruolo di grande potenza, non avrebbero visto di buon occhio uno spostamento di lato da parte di un paese in una posizione strategica come quello italiano. Inoltre, lo spettro del comunismo, fu usato dalla chiesa e dalla DC per mantenere alta la soglia di partecipazione dei propri elettori.

Nonostante questo, le prime aperture, la Democrazia Cristiana le cercò verso Sinistra e fu così che nel 1958 che si ebbe il primo governo di centrista con al proprio interno il PSDI a sostenere la Democrazia Cristiana. Con l’avvento alla segreteria di Tambroni, però, questo avvicinamento fu interrotto. Il segretario DC, infatti, decise di aprire le porte al MSI. Il progetto naufragò dopo le rivolte (sobillate dal PCI) di Genova, in seguito alla concessione di un raduno missino, in città. Il fallimento di questo tentativo di formare un governo di Centro-Destra e l’abbandono del segretario, resero possibili nuovi tentativi di contatto col PSI. Nel 1960 si assistette al primo governo DC con appoggio esterno da parte del PSI. Iniziarono, quindi, gli anni del “Centro-Sinistra”. Il Partito Socialista Italiano diventerà un membro (quasi) inamovibile delle maggioranze che si susseguiranno e, tra il 1983 e il 1987, i governi saranno guidati dal socialista Bettino Craxi. Questo fu il momento più alto del Partito Socialista prima dello scandalo di Mani Pulite e il conseguente scioglimento (1994).

Per quanto riguarda la dimensione interna al PSI, dopo la rottura col PCI, l’unica scelta elettorale possibile era quella di allearsi con la Democrazia Cristiana. La base su cui aveva potuto contare per molto tempo, infatti, ormai appoggiava in gran parte il Partito Comunista (che si sarebbe distinto come vera forza di Sinistra nella Prima Repubblica). L’avvicinamento richiedette un lungo lavoro da parte di Nenni (nel PSI) e di Moro e Fanfani (nella DC). Dopo dieci/dodici anni, i frutti di quel lavoro premiarono: il PSI salì al governo, sostenendo la Democrazia Cristiana. Questo, però, portò ad una spaccatura con l’ala di sinistra del partito che, fuoriuscita, diede vita al PSIUP (formazione che nacque nel 1964 e si sciolse nel 1972, in seguito ai risultati elettorali molto scarsi). Il Partito Socialista, tra il 1966 e il 1968, si riunirà al PSDI ma i risultati ottenuti non saranno quelli sperati e questo porterà ad un’altra rottura. Rottura che riporterà le lancette dell’orologio a prima del 1966. Il Partito Socialista fu, lungo il corso di tutta la Prima Repubblica, ostile nei confronti del PCI. L’ostilità è da ricercarsi, principalmente, nel fatto che fu proprio a causa dell’importanza del Partito Comunista che il PSI dovette rivedere le proprie ambizioni egemoniche sulla Sinistra e l’influenza esercitata sulle classi sociali meno abbienti. I principali cambiamenti avvennero sotto la guida di Bettino Craxi. Il simbolo cambiò (fu scelto il garofano rosso) e ci fu un allontanamento dagli ideali marxisti. Il progetto di Craxi era quello di creare una forza di Sinistra all’avanguardia, alternativa alla visione classica di quell’area politica e riformatrice. Il progetto craxiano venne però distrutto dallo scandalo che convolse la maggior parte dei partiti tra il 1990 e il 1992. 

Il Partito Comunista, dopo le elezioni del 1948, collaborò col PSI fino alla rivolta ungherese. Dopo questi fatti, ci fu una separazione tra i due partiti. Il PCI supportò il Partito Comunista russo, mentre il PSI si schierò a favore degli insorti ungheresi. Nonostante la scissione, i risultati elettorali non ne risentirono. La situazione internazionale, nonostante ciò, condannava il Partito Comunista italiano ad un ruolo esclusivamente di opposizione. Nel 1968 ci fu la “Primavera di Praga” che finì nel sangue. Questa volta, il PCI, non diede il proprio supporto ai russi e questo fu un primo allontanamento dalla linea dettata da Mosca. Dopo il 1968 il PCI si avvicinò nei consensi ad una Democrazia Cristiana in flessione. Gli anni settanta furono caratterizzati dalle organizzazioni eversive di matrice rossa e nera che condussero, negli ultimi anni, ad un governo di unità nazionale, in cui il PCI diede il proprio appoggio esterno alla DC. DC che sfruttò questa situazione per consumare il Partito Comunista sia su un piano prettamente politico, sia sul piano del consenso della base. Gli anni ’70 si riveleranno fondamentali anche perché il nuovo segretario, Enrico Berlinguer, tracciò un percorso che si distaccava definitivamente da quello del Partito Comunista russo. Inizierà, infatti, la fase nota come “Eurocomunismo” in cui si abbandonerà l’idea di una rivoluzione proletaria, per intraprendere una linea che sposi le idee comuniste alla democrazia. I risultati di questa linea, però, non otterranno i frutti sperati proprio a causa degli Anni di Piombo e tutto ciò che ne consegui. La svolta comunista fu accolta con sospetto dagli americani e vista malamente dai russi. Nonostante questo, l’Onorevole Moro, iniziò un processo (rimasto incompleto) che prendese il nome di “Compromesso Storico” e che naufragò dopo la sua morte. Gli anni 80 segnarono l’inizio del declino nei consensi e l’avvicinarsi dell’inevitabile fine, che avverrà nel 1989 con la caduta del Muro di Berlino.

Il Partito Comunista si distingue dal PSI per la capacità di non fratturarsi in tanti piccoli partiti, con la conseguenza di minare la credibilità del partito e disperdere i voti della base popolare. Durante la storia della Prima Repubblica è possibile vedere come ci sia un’evoluzione all’interno del partito che, come detto sopra, la portò a prendere strade diverse rispetto a quanto voluto dal governo di Mosca. Sarebbe interessante analizzare come, in seno al partito italiano, siano nate organizzazioni eversive che portarono avanti l’ideale di una rivoluzione armata contro il sistema capitalistico. Nonostante gli alti funzionari condannassero questi gesti, è stato provato come nella base popolare, questi movimenti avessero un grande sostegno soprattutto nelle grandi fabbriche. Un elemento di continuità tra i vari segretari è la consapevolezza dell’impossibilità per il PCI di salire al Governo. Togliatti, dopo le elezioni del ’48, nonostante fosse stato ferito in un attentato, disse alla base (all’epoca ancora organizzata militarmente grazie ai GAP) di non fare alcunché che potesse destabilizzare l’ordine. Di fianco alla speranza di una possibile apertura in un futuro, da parte della DC, c’era la consapevolezza che in caso si fosse fatta una rivolta, ci sarebbe stato l’immediato intervento dell’esercito e l’Italia non avrebbe goduto dei benefici del “Piano Marshall”. Fu proprio questa consapevolezza che spinse Berlinguer a creare la dottrina dell’Eurocomunismo che, col cambio amministrazione negli Stati Uniti, almeno sul piano puramente teorico avrebbe potuto permettere al PCI di salire al governo. Ed è curioso come siano state proprio le organizzazioni a cui accennavo qualche riga sopra a rendere, de facto, impossibile al  PCI raggiungere l’obiettivo di governare. Con la caduta del Muro, il PCI, si frammenterà (con anticipo rispetto agli altri) in tanti partiti.

Con la fine della Prima Repubblica, si assistette ad uno sconvolgimento dello scenario politico. I vecchi partiti furono travolti dallo scandalo di Mani Pulite e si frammentarono in tante forze minori che rappresentavano le correnti interne ai grandi partiti. Il Partito Comunista che era rimasto unito fino al crollo del Muro di Berlino si separò e vennero fondati il PDS e PRC. Con le elezioni del 1994 iniziò un nuovo corso politico che prese il nome di “Seconda Repubblica”. Seconda Repubblica che fu caratterizzata dalla comparsa e l’affermazione di Silvio Berlusconi (Forza Italia, Polo delle Libertà, Popolo della Libertà) e quella della Lega Nord. L’alleanza formatasi guidò per gran parte degli ultimi vent’anni il paese. Sempre negli anni 90 si assisterà ai primi governi di Sinistra che però si dimostreranno instabili e non giungeranno a termine legislatura. Paradossalmente la Sinistra giungerà al governo da sola, solo dopo lo  scioglimento del più importante partito comunista europeo.

Con l’avvento della Seconda Repubblica, si assiste ad un ulteriore frazionamento delle forze. Il PSI si scioglierà e si assisterà alla creazione di Socialisti Italiani e del Partito Socialista Riformista. Coloro che non si unirono a queste formazioni, si dispersero in diversi schieramenti lungo tutta l’asse “Sinistra-Destra”. Il Partito Comunista, dopo la caduta del Muro di Berlino, darà i natali a Partito Democratico di Sinistra (che salì al Governo con D’Alema Presidente del Consiglio) e Partito di Rifondazione Comunista (che ottenne pochi successi elettorali). Molti dei fuoriusciti comunisti si uniranno ad una nuova forza emergente: la Lega Nord che ebbe la capacità di radicarsi sul territorio. Nel 1998, il PDS si sciolse per fondersi con altre forze di Sinistra, dando vita ai Democratici di Sinistra. In seguito, nel 1995, si assistete alla nascita dell’Ulivo. Ulivo che nacque per federare le forze di Centro-Sinistra e dare un unico indirizzo politico comune ai movimenti che, altrimenti, sarebbero stati allo sbando. Questo esperimento portò, nel 2007, alla fondazione del Partito Democratico (che minerà in modo significativo il Governo Prodi, che da lì a breve cadrà a causa di Mastella). PD caratterizzato da una convivenza iniziale difficoltosa tra le varie correnti che, venne appianata, dall’elezione alla segreteria di partito di Pier Luigi Bersani. Bersani che ridiede organizzazione e forma ad un partito che sembrava destinato a sfaldarsi, dopo il fallimento elettorale. Anche altri partiti di Sinistra diedero vita ad unione che portò alla nascita di SEL, guidata dal Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Nel 2007, inoltre, verrà rifondato il Partito Socialista Italiano guidato da Nencini.

Queste tre forze, eredi del PSI e del PCI, correranno insieme per le elezioni del 2013.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

19 commenti

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19 risposte a “La Sinistra in Italia

  1. G.

    La sinistra, in Italia, non sa fare gioco di squadra.

    • G.

      Anche se vuole far credere d’aver capito come si gioca.

    • Non è che non sappia fare gioco di squadra, è che è affetta dalla Sindrome di Tafazzi.

      • G.

        Non è tanto masochismo, quanto il fatto che ognuno pensa che le sue idee siano le migliori in assoluto rispetto a quelle degli altri vicini ideologicamente e politicamente. E non riescono a scendere a compromessi tra di loro.
        Cosa che, invece, sa fare benissimo la destra da sempre. Do ut des.

      • Meh.
        Il “do ut des” della “Destra” (Che in Italia non esiste dalla fine di AN/MSI) è stato tutto fuorché gioco di squadra. Senza poi voler parlare dei fenomenali risultati ottenuti dal “gioco di squadra” destrorso.

      • G.

        AN/MSI non ci son più solo di nome.

        Sai qual è la cosa? Che la sinistra non ha capito che il primo obiettivo è vincere. E per vincere c’è bisogno di, alcune volte, rinunciare a qualcosa.
        Perché a far le battaglie da soli si perde se ti ritrovi contro un oceano di mercenari.

        Detto ciò, mi defilo dall’entrare nello specifico nelle questioni, perché sono un completo ignorante in materia; come avrei ben capito da solo😉

      • Meh, non ci sono proprio più. Ora ci sono i neofascisti, che sono una cosa diversa.

        La Sinistra sa che l’obiettivo è vincere. Ma c’è modo e modo di vincere. Se facesse di tutto, come fatto dalla Destra, che differenza ci sarebbe?

      • G.

        Che i mezzi sarebbero gli stessi, ma il fine diverso.
        Boh.

      • Sì, ma ci si presterebbe ad attacchi (nemmeno troppo) strumentali.

  2. Non hai detto che mangiavano i bambini.

  3. Ho letto solo l’inizio e la fine. Troppo lungo, forse leggero il resto dopo. Comunque speravo che dicessi che “la sinistra in Italia non esiste”.
    E comunque ho il timore che vinca questa tornata. Ma alla fine, chissene.

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