Capitolo 1 – Jack Galloway

“La prima cosa che mi ricordo di quando l’ho incontrata? Il vento. Il vento e l’odore di fumo che mi riempiva le narici. Oppure i suoi capelli lunghi e neri come l’ebano. O, forse, i suoi occhi così profondi che sembrava ti scavassero dentro, nonostante apparissero così distanti… Così remoti. Non lo so. È buffo. Ora che mi ci fa pensare, non saprei darle una risposta precisa. C’è così tanto di lei che mi ha colpito quella volta che non saprei cosa scegliere.” Sorseggiò il vino dal bicchiere che teneva elegantemente in mano.

Jack Galloway, detective privato da sei anni, rimase in silenzio aspettando che continuasse. Quando si accorse che non l’avrebbe fatto, decise di fare un’altra domanda “Ma qual era esattamente la natura del vostro rapporto?” L’interlocutore si mosse a disagio sulla sedia, i loro sguardi si incrociarono “Amicizia? Amore? Anche questo non l’ho mai capito davvero. Ne abbiamo passate così tante insieme, io e lei. Eppure non abbiamo mai avuto un rapporto che fosse perfettamente definibile. Ci muovevamo su un terreno infido e scivoloso, dai confini non del tutto delineati. A volte eravamo amanti, a volte eravamo amici e altre volte… Altre volte non riuscivamo a sopportarci.” Quelle parole portarono un lieve sorriso sulle sue labbra. Bevve un altro sorso di vino. “Deve capire che le cose sono cambiate moltissimo, specialmente in questi due anni. E non parlo solo di me o di lei. Parlo di tutto questo.” Fece un gesto vago con la mano libera. Il detective stava per chiedere ulteriori chiarimenti “Ma non credo che questo sia rilevante in alcun modo per le sue indagini”. Il suo sguardo si perse fissando un punto alle spalle di Jack.

L’investigatore sapeva perfettamente cosa fosse successo prima: l’Europa si era recentemente lasciata alle spalle quarant’anni di regime totalitario: L’avanzata del Leader Massimo ed i suoi uomini, sostenuti per lungo tempo dalla Cina, non venne contrastata né dagli Stati Uniti, travolti da una crisi interna senza precedenti, né dall’Inghilterra che, una volta rimasta sola, non ebbe i mezzi necessari per opporvisi. Fu così che nacque la Federazione degli Stati d’Europa. La decadenza del regime ebbe inizio con la morte del Leader Massimo, trent’anni dopo la presa del potere. Le faide interne al partito si trasformarono ben presto in conflitti violenti tra fazioni avverse, permettendo alle forze di resistenza di liberare alcuni stati, iniziando un processo di democratizzazione che si era concluso soltanto due anni prima con la caduta degli ultimi gerarchi rimasti al potere. Nei territori sotto il controllo del Regime, una caccia ossessiva nei confronti del diverso aveva avuto luogo: chiunque non fosse un europeo occidentale, fosse affetto da gravi disabilità fisiche e mentali o fosse omosessuale rischiava di essere sequestrato e portato in uno dei tanti Centri di Rieducazione da cui nessuno era mai uscito.

Jack osservò meglio la persona che aveva davanti: circa venticinque anni, lunghi capelli castani mossi che le cadevano sulle spalle. Aveva indosso un vestito semplice, che lasciava appena intravedere le forme di un generoso seno. Era indubbiamente una bella ragazza ed era anche l’ultima persona informata sui movimenti della persona che stava cercando. Si schiarì la gola “Mi spiace sembrare insistente ma dovrei farle altre domande, Miss Stone. Le ricordo che quando lo desidera, è libera di andarsene. Proseguiamo?” La donna lo guardò per qualche istante, prima di fare un cenno affermativo col capo “Lei sapeva nulla delle attività politiche svolte dalla signorina Gallimard? Questa sue attività avrebbero potuto attirare le antipatie di qualcuno? Riesce ad immaginare una ragione per cui sarebbe dovuta sparire, lasciandosi alle spalle quasi tutti i suoi averi?” Miss Stone sospirò appena, scuotendo il capo “L’ho già detto anche agli agenti con cui ho parlato prima di lei: facevamo parte di un gruppo attivo nella difesa dei diritti umani, ma a livello politico non avevamo ritenuto saggio schierarci per alcun partito. Quando reputammo che la situazione si fosse fatta troppo tesa, decidemmo di lasciare il gruppo, o per lo meno lo feci io…” Bevve l’ultimo sorso di vino e appoggiò il bicchiere vuoto su un tavolino “Per quanto riguarda le antipatie, non saprei. Aveva avuto avventure occasionali con qualche ragazza, ma non penso che si potesse dire che la odiassero” il detective la fermò con un gesto “Mi scusi, potrebbe chiarire cosa intende quando dice: o per lo meno lo feci io?” Miss Stone lo guardò a lungo con espressione pensosa e gli occhi leggermente socchiusi, cercando di mettere ordine tra i suoi pensieri o forse valutando quanto potesse arrischiarsi a dire. Quando giunse ad una conclusione, disse “Quando venni a sapere che lei faceva ancora parte del gruppo, mi infuriai. Fu una dura litigata, piuttosto rumorosa… Siamo state fortunate che nessuno abbia chiamato la polizia” Galloway prese nota sul taccuino “Le ha spiegato per quale motivo non abbia lasciato il gruppo come aveva detto di voler fare?” Miss Stone scosse la testa “Fu proprio quello il motivo per cui litigammo. Lei mi disse semplicemente “Tu non puoi capire”. Se ne rende conto? Non potevo capire io che avevo condiviso con lei gli ultimi sei anni della mia vita! Ci siamo sempre dette tutto, ma quello non ha mai voluto spiegarmelo. Quando ci chiarimmo, raggiungemmo il muto accordo di non parlare più di quella storia.” Galloway rifletté qualche istante su quelle parole e poi chiese “Dopo quella lite, che lei sappia, la signorina Gallimard ha più frequentato il gruppo?” La donna alzò le spalle “Non saprei dirle. Ha provato a star via delle ore senza farmi sapere nulla, a volte non rientrava per qualche giorno. Ogni volta che tornava e le chiedevo dove fosse stata, non mi rispondeva… Quasi non avessi parlato. Non ho mai voluto insistere per evitare altre litigate come quella di cui le parlavo prima.” Il detective prese nota sul foglio “Questo suo atteggiamento per quanto è andato avanti?” Sul volto di Miss Stone si dipinse un sorriso amaro e triste “Fino a quando non è sparita. Di solito non è mai stata per così tanto irraggiungibile. Ho provato a chiamare tutti i nostri amici, i colleghi… Ma nessuno sapeva nulla. Ho iniziato a preoccuparmi e ho chiamato la polizia…” Galloway lesse gli appunti sul taccuino: Emilie Gallimard era scomparsa da quasi tre settimane. Si era portata dietro circa quarantamila euro, una valigia con qualche vestito e poco altro.

Apparentemente era una ragazza normale: aveva avuto alcuni problemi con i simpatizzanti del regime a causa del suo attivismo nel campo dei diritti ma non c’erano stati particolari episodi che potessero far pensare ad un sequestro. Non aveva debiti, né conti in sospeso. I motivi che l’avevano spinta a scappare erano tuttora circondati dal mistero, così come la sua infanzia. Per quanto il detective si fosse sforzato di scoprire qualcosa sulla sua famiglia o i suoi primi anni di vita, non aveva trovato alcun documento che ne attestasse l’esistenza. Era comparsa all’improvviso otto anni fa e, altrettanto improvvisamente, sembrava essere svanita. Il fatto che dei documenti fossero andati perduti durante la caduta del regime non era di certo una rarità eppure in questo caso qualcosa non convinceva Galloway “Miss Stone, non le viene proprio in mente alcun motivo per cui Emilie Gallimard avrebbe voluto sparire?” La ragazza scosse il capo “Detective, se lo avessi saputo non l’avrei di certo contattata. Però…” Si fermò, con aria pensosa “Però?” la incalzò Galloway “Però era come se non si fosse mai del tutto ambientata qui. Si era adattata a questa città e al suo stile di vita, ma era come se non fosse mai del tutto entrata in questo mondo e non riuscisse ad integrarsi completamente con gli altri. A volte persino con me. Ogni tanto mi dava la sensazione di essere qui fisicamente, ma di essere altrove con la testa. In quei momenti aveva uno sguardo assorto, triste e nostalgico. Gli occhi verdi persi a guardare in lontananza… Ma quando le chiedevo a cosa pensasse, scrollava le spalle e rispondeva con un sorriso. Non l’ho mai scoperto. Penso di essere la persona che la conosca meglio eppure in queste ultime settimane ho la sensazione che non la conoscessi affatto…” Galloway guardò l’orologio e si accorse che era più tardi di quanto credesse “Un’ultima domanda e poi la lascio andare: le ha mai detto nulla della sua infanzia?” L’espressione di Elisa Stone si fece pensosa. Passarono svariati secondi prima che lei dicesse “No, non mi viene in mente nulla…” Il detective si alzò e si voltò verso l’uscita. Aveva era ad un paio di passi dalla porta, quando la voce della donna lo fermò “Aspetti! Ricordo vagamente che mi disse qualcosa sulle coste italiane e su come le sarebbe piaciuto tornare a vedere il mare come quando era più piccola” Il detective si voltò “Le ha per caso detto accennato qualcosa di più preciso?” Miss Stone scosse il capo “La ringrazio per la sua disponibilità, spero che le informazioni che ci ha fornito si rivelino utili. Le farò sapere qualcosa appena ci saranno novità”.

L’uomo uscì dal locale e salì in macchina. L’incontro con la convivente di Emilie Gallimard non aveva avuto l’esito sperato. Non aveva in mano alcun elemento concreto. Aveva interrogato tutte le persone che avevano avuto qualche rapporto con lei: la padrona del suo vecchio appartamento, cinque o sei persone del gruppo che frequentava, alcuni colleghi di lavoro e alla fine lei. Il risultato dei colloqui era stato il ritratto di una persona riservata, sempre puntuale coi pagamenti, ottima lavoratrice e in rapporti cordiali con tutti quelli che la conoscevano. Amava il silenzio e le lunghe passeggiate. La collezione di dischi indicava una passione per la musica. Nulla giustificava una sua scomparsa così improvvisa e nessuno sapeva fornirgli una spiegazione convincente. Era semplicemente sparita.

Il caso gli era capitato per caso tra le mani dopo che la polizia, dopo una settimana e mezza dalla denuncia della sua scomparsa, aveva derubricato il tutto ad una fuga. Non avevano né il personale, né il tempo di stare dietro ad un caso del genere simile a molti altri che si susseguivano da anni.

Trovare persone era il lavoro di Jack Galloway da ormai sei anni e, al contrario della polizia, lui non si era ancora dato per vinto. Prese il cellulare e compose il numero del suo ufficio.

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