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This is THE END, my dearest friend.

In principio, fu la tenebra. Poi, venne la luce. La luce di un monitor. E, sì, quello davanti allo schermo sono io che, dopo aver letto un post, valuto fortemente la possibilità di fare altrettanto. Inizio a scrivere. Cancello.
Rincomincio a scrivere. Cancello di nuovo.
Svariati tentativi dopo….

Ottavo tentativo.

Genesi:

In principio furono un pomeriggio di marzo del 2012 e la noia. Da pochi mesi avevo ripreso a scrivere (novembre 2011) e, allora, ancora non sapevo che gli eventi messi in moto quel giorno, a distanza di ventinove mesi, mi avrebbero portato a scrivere queste righe. Comunque sia, il fu Bitter Suites To Succubi necessitava di una svecchiata così come il mio vecchio “alias” e così decisi, in preda ad eccitazione febbrile e svagata, di rinnovare tutto quanto e abbattere la noia che era in principio. Dopo aver pensato brevemente a come potermi chiamare, optai semplicemente per Coso (sull’origine del nome ho già scritto tanto altrove e quindi cercatevelo, se volete. Altrimenti prendete per buona questa narrazione mitica delle origini di tutto). Decisi anche che il posto in cui “Coso” si sarebbe mosso, avrebbe dovuto rispecchiare lo spirito scanzonato con cui si apprestava a scrivere e, dopo brevi ma intense riflessioni, decisi che non c’era nulla di meglio di “Cose A Caso”.

Il Vangelo secondo Coso:

Nei primi quattro o cinque mesi, non avevo in mente alcun tema preciso da seguire e quindi mi dedicai a scrivere ogni minchiata che mi passasse per la testa. Scrivevo quello che volevo, quando volevo e come lo volevo. Alcune settimane pubblicavo tre post di seguito e, in altre, non pubblicavo niente. Accanto a buoni post, c’era tutto ciò che adesso mi provocherebbe Disagio (stando ai ben informati, la vita stessa mi provocherebbe Disagio). Comunque sia, in questi primi tempi, iniziai ad immergermi in quella rete di relazioni che, praticamente, altro non è che la community di WordPress. Iniziai a seguire gente e gente iniziò a seguire me. Nonostante l’inizio della mia crociata contro i miei (in)seguitori, ebbi modo di confrontare idee e stili con persone che altrimenti non avrei avuto modo di conoscere e, questo, credo che almeno in parte mi abbia dato una visione più ampia su determinati argomenti. Questo andamento anarchico, soprattutto a livello tematico, pareva dovesse continuare a lungo. Poi ci fu l’inizio dell’impegno politico.

Gli Atti di Coso:

In modo direttamente proporzionale al mio coinvolgimento in politica, aumentarono i posto che trattavano argomenti legati alla vita democratica e partitica italiana. In base agli argomenti trattati ho cercato di alternare, nel modo migliore possibile, la mia opinione con una visione imparziale e non schierata. Onestamente, non credo mi sia sempre riuscita la seconda delle opzioni, ma ci ho provato. È probabile che sia dal punto di vista stilistico, sia dal punto di vista qualitativo dei post, questo periodo sia stato il migliore. Non dico che non ci fosse roba davvero pessima, ma penso (o, meglio, spero) che chi sia passato di qui anche per caso abbia avuto modo di leggere informazioni utili o, per lo meno, confrontare il suo punto di vista con il mio.
Sempre in questo periodo, comunque, è rimasta quella vena cazzara (che, più intellettualmente, potremmo definire sperimentale) che mi ha riportato a contatto con generi che pensavo di aver accantonato come la narrativa, oppure (e più semplicemente), stralci di vita quotidiana e disavventure.
Questa fase, conclusasi con i tre racconti, è stata quella più lunga e che ha caratterizzato il blog. Quasi sicuramente, queste poche righe non le rendono giustizia, ma resta il fatto che non sappia davvero cosa scrivere oltre a questo, senza cadere nel banale o ripetere le stesse cose all’infinito.

Ultime Lettere di Coso ai Bloggers (o, anche, l’inizio della fine)

All’inizio pensavo che questa nuova fase avrebbe caratterizzato almeno due anni del blog e, con alacre impegno, mi ero messo a scrivere una lettera ogni lunedì. Di idee ne avevo tante ma, come al solito, non si sono tradotte in fatti. L’esperimento di “Le Ultime Lettere di Coso-Po Ortis”, in origine avrebbe dovuto coinvolgere anche altra gente, rendendolo di fatto un racconto scritto a più mani. Ovviamente, la cosa non è avvenuta un po’ perché non ho trovato nessuno interessato a partecipare e un po’ perché, in fondo, non avevo cercato nemmeno con troppo impegno. Resta il fatto che, il progetto originale, poi era stato declinato in modo differente. Ogni volta fingevo di ricevere una lettera da un personaggio di fantasia e, in tal modo, trattavo temi generici e cercavo di creare delle storie che tra di loro si intrecciassero. Tutto si sarebbe dovuto concludere con l’epitaffio che trovate in “about me” in seguito ad un epico e titanico scontro tra forze del bene e forze del male (a cui sarei sopravvissuto, per cadere vittima del Disagio). Anche questo progetto, però, si è scontrato da un lato con la necessità di poter trattare temi che ritenevo importanti in modo rapido e la crescente stanchezza e disaffezione nei confronti della scrittura qui.

L’Apocalisse (o, anche, la fine della fine):

E, quindi, eccomi qui. Dopo ventinove mesi (due anni e cinque mesi), a scrivere queste righe. Faccio fatica a credere che, nonostante la mia proverbiale discontinuità e il mio biblico culopesismo, abbia scritto per così tanto tempo senza interruzioni.
Ma, come detto prima, negli ultimi tempi era venuta a mancare la voglia di scrivere e, far qualcosa come portare avanti un blog perché si deve, mi pare una sciocchezza. Dunque, questa è la fine, miei cari amici. Il distacco vero e proprio, quello effettivo, non ci sarà che tra qualche mese, dato che ho tre pagine di bozze (lettere e varie riflessioni/citazioni/dialoghi surreali) da pubblicare.
Poi, se dovessi scrivere (cosa che non è sicura), lo farò ogni volta che ne avrò voglia, se ne avrò voglia. Continuerò a raccogliere citazioni o brevi riflessioni che verranno pubblicate, ma difficilmente arriverò a scrivere qualcosa di più lungo di sette/otto righe contenenti pensieri miei.

Le ultime righe:

Come detto sopra, per il futuro non progetto alcun grande ritorno o l’apertura di un nuovo blog o il dedicarmi a progetti diversi sull’internet. Penso che mi “ritirerò a vita privata” e cercherò di fare roba un po’ diversa, dedicandogli più tempo (o, forse, è meglio dire “tutto il tempo”).

Ringraziamenti:

In ordine puramente casuale:

Secsdonna: che, non me ne vogliate, secondo me è la migliore blogger che ci sia in giro e che leggo sempre con piacere, indipendentemente dall’umore che ho in quel momento. Che poi lei è una persona stupenda, ma vabbè, questo trascende il suo essere una/o blogger.
Craneloi: che mi ha seguito fedelmente fino a qualche tempo fa e poi s’è fatto una vita. Oppure è morto di studio.
Il Cacciatore di Tonni: che è un po’ la leggendaria entità che ha popolato a lungo i miei post, salvo poi scomparire. Giornalista universitario che sta studiando *non-ricordo-cosa* con cui ho le discussioni politiche più accese.
V.: che, boh, ci siamo conosciuti per caso e io, alla prima occasione, ho avuto modo di rendermi subito adorabile (Hint: all’inizio mi odiava). Ho letto quasi tutti i suoi post da quando la seguo, è impegnatissima in millemila progetti e cerca di coinvolgermi ogni volta che può, giacché si è fissata che io debba socializzare con altri blogger. Scrive bene la ragazza, questo è indubbio.
Clohe: a cui ho copiato l’idea del post e che ho iniziato a seguire, di nuovo, non ricordo quando né come, però ricordo il perché: mi piaceva quello che scriveva. Ha smesso anche lei. Tornerà? Non tornerà? Un si sa. Ma seguitela che ne vale la pena, a prescindere.
La Geniaccia: che in realtà compare e scompare, impegnata in una crociato contro il Ragno in Bagno e la sua progenie. Simpatica, spiritosa e frizzante. Non stimolerà la diuresi, ma comunque si diverte e fa divertire e tanto dovrebbe bastarci.
La Nana: che ha scritto migliaia di post e che è brava. Coinvolge e con un po’ di pazienza si lascia coinvolgere. Il suo è un blog autobiografico nel vero senso della parola. Si entra nel suo mondo con ogni post e, uscirne, diventa sempre un po’ più difficile.
Ella: che s’è trasferita, ha cambiato vita ed è sparita ma che nei primissimi tempi è stata fondamentale per gettare le basi di quello che questo viaggio è stato.
Martina: alla fine, ma non per l’ultima. Probabilmente avrebbe dovuto essere la prima in questa lista, dato che è grazie a lei che tutto questo è stato fatto.

E poi vorrei ringraziare te, lettore per essere arrivato fino a qui e anche tutte le persone che mi hanno accompagnato nel viaggio e mi hanno sopportato. Pur smettendo di scrivere, ovviamente continuerò a seguire i vostri blog e a leggervi, giacché la lettura non mi è (quasi) mai pesata (troppo).

Un Abbraccione, Coso.

Qui giace Coso: Scrittore. Blogger. Scribacchino. Imbrattotore di pagine virtuali. Sopravvissuto ad un lungo peregrinare di ventinove mesi nel mondo della parola scritta, si è auto-imposto l’esilio da questi lidi virtuali, caduto in preda a Disagio e Noia, in un’uggiosa giornata di marzo. Che le sue ultime parole, per sempre incise nella pietra e nella storia, siano di monito per gli incauti che di qui passano:

“Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina podestate,
la somma sapïenza e ‘l primo amore.
Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”

“Sopravviverò o morirò nel tentativo di farlo”

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I Libri di Coso pt. 2 – Fumetti e Manga

E, sempre mantenendo i tratti autobiografici del post precedente, analizzeremo la collezione di fumetti e manga che il sottoscritto accompagna ai libri che troverete elencati spulciando più indietro. Quindi, anche oggi, articolo molto easy da scrivere e da leggere. Gioitene tutti.

Partiamo dai Manga, in ordine alfabetico e, in cima alla lista, c’è:

– Black Lagoon: Perché, in fondo, Revy fa un sesso assurdo. È una camionista armata di pistola che rissa un po’ con tutti. E poi abbiamo Rock che da semplice impiegato che doveva essere ucciso è diventato membro della Lagoon Company. Senza contare la mafia russa, la mafia cinese, la mafia italiana, bambini psicopatici che vanno in giro ad ammazzare gente in quanto il loro lavoro è quello del killer, una cameriera che può dar di matto ed uccidere tutti con un fucile-ombrello e oltre cose del genere, molto carine, insomma.
– Berserk: ha il flashback più bello (e più lungo), a mio modesto parere, della storia del fumetto. Difficilmente si riuscirà a trovare qualcosa del genere in giro. Tra l’altro, io che sono abbastanza fantasyfag, gradisco molto anche l’ambientazione: un medioevo abitato da uomini, demoni immortali, streghe, creature magiche e divinità profondamente bastarde e crudeli. Anche la caratterizzazione dei personaggi è molto buona, per un’opera forse tra le migliori nel panorama nipponico. Un must have, insomma.
– Bleach: Fondamentalmente è Dragon Ball con le spade. Però i disegni sono da urlo e ha i suoi momenti. Nulla di eccezionale, ma un buon modo per svagarsi con qualcosa di “meno impegnativo”.
– D. Gray-man: boh, c’ho capito poco un cazzo. Cioè, adesso lui (Allen, il protagonista) è andato via con gli Apostoli (che prima erano suoi acerrimi nemici) perché gli si è risvegliato il Tredicesimo (anche lui, un Apostolo) che vuole far fuori il Conte (vera missione dell’ordine di Esorcisti di cui Allen fa parte) per un motivo che non ho ben chiaro. E forse il suo maestro (che dovrebbe essere morto) è vivo.  Insomma, disegnato e scritto da una mangaka, la storia è un casino (dovrei rileggerla), ma è molto godibile e presenta alcune interessanti situazioni
– Daydream: Una ragazza che lavora in un club sado-maso è in grado di vedere gli spiriti delle persone morte e li esorcizza. Detto così, sembra banale. Ma non c’è nulla di più sbagliato se nel calderone butti: un ragazzo che spinge al suicidio altre persone, un poliziotto disposto a tutto per fermare il ragazzo in questione, uno stalker innamorato della protagonista, il fatto che la madre della protagonista sia impazzita per un motivo ignoto e un finale che lascia ancora tante, troppe domande. Sono dieci numeri tutti di buonissimo livello. Consigliato assolutamente.
– Death Note. È stato il secondo manga che ho comprato e il primo che ho completato. E all’epoca era ancora poco conosciuto dai non appassionati. Che dire? La storia più o meno la conoscete tutti. Ottima fino alla morte di L e poi si trascina un po’ troppo verso il finale. Indubbiamente un cult, forse un tantino sopravvalutato.
– Full Metal Alchemist: Quando è finito mi stavano venendo i lacrimoni (figuratamente). Anche FMA lo dovreste conoscere (anche solo per sentito dire) tutti o quasi. È una storia completa, con personaggi ottimamente caratterizzati in grado di non sfigurare né in scenette comiche, né in scene tragiche, né in combattimento. Un altro Must Have, imho.
– Hellsing: Ah, il primo amore non si scorda mai. Ho iniziato con Hellsing, la mia collezione di manga e…A momenti ho finito prima FMA (iniziato dopo).  Cosa c’è in Hellsing di tanto speciale? Un vampiro che stermina altri vampiri, un’organizzazione nazista che ha scoperto il modo di rendere vampiri anche altre persone, branchi di zombie, Londra devastata, squartamenti, poliziotte-vampiro uber-poppute che reggono armi assurde, una crociata, preti folli, preti folli che diventano mostri, doppiogiochisti e traditori, eroi, richiami alla cultura tedesca, una donna coi controcoglioni (Integra Farburke Wingates Hellsing) e una trama tutto sommato godibile. Unica vera pecca è che tutto si svolga troppo velocemente. Ah, e il protagonista (il vampiro ammazza vampiri) ha un carisma della madonna.
– Jack Frost: Un Hellsing un po’ meno figo, ma comunque godibile. Viulenza gratuita a palate.
– Knight of Apocalypse: Una merda. L’ho comprato perché breve e costava poco. Fate voi.
– MPD Psycho: Uh, questo manga è davvero un casino. Ad un poliziotto viene rapita ed uccisa la ragazza. Questo risveglia in lui delle personalità multiple che lo portano ad uccidere il rapitore. Una volta scontata la pena, il poliziotto decide di dare una mano ad una sua amica investigatrice privata riguardo alcuni casi. Casi particolari: chi commette il crimine ha un codice a barre tatuato all’interno dell’occhio. I due, quindi, con l’aiuto di un detective vengono a scoprire che fa tutto parte di un progetto atto a riportare in vita il leader di un movimento rivoluzionario: Lucy Monostone. Con l’avanzare della storia e l’evolversi della situazione ci saranno vari colpi di scena (che non vi svelo) e rivelazioni che mineranno ogni certezza acquisita durante la lettura. Sicuramente un Must Have per chi cerchi qualcosa di diverso.
– One Piece: Uno dei manga shonen migliori degli ultimi anni. Una varietà di temi che toccano argomenti importanti, personaggi ben studiati e caratterizzati, una storia che mixa perfettamente azione, dramma, commedia e avventura con risultanti soddisfacenti. È molto lungo e non lo consiglio a chi non abbia la pazienza di seguirlo, ma gli altri potrebbero pure farci un pensierino. Non un Must Have, ma quasi.
– Soul Eater: L’ho comprato a “scatola chiusa”, dopo aver letto la trama su internet. All’inizio sembrava una minchiata, poi ha iniziato a riprendersi. Nulla di esaltante, nulla da buttare. Nella media.
– Trigun & Trigun Maximum: qui sarò breve: Must Have. Andate subito a comprarlo.
– Trinity Blood: Vampiri e uomini convivono in una situazione di guerra fredda. Padre Abel Nightroad viene inviato nel mondo per risolvere problemi coi Methuselah (la razza dalla lunga vita) e incrocia sorella Esther Blachette, proprio durante una missione. I due, insieme a Tres X e al Cardinale Caterina Sforza, dopo svariate vicissitudini (che se voleste sapere, trovereste nel manga) cercheranno di trattare una pace con l’impero dei vampiri. Durante le loro avventure si scoprirà che Abel è un Krusnik, un vampiro che si nutre del sangue di altri vampiri e che un’organizzazione segreta trama nell’ombra per motivi che per il momento non sono ancora noti. Si differenzia dalle solite produzioni per il tratto pulito e la storia che è un sapiente mix d’azione, romance e commedia.
–  Zombie Loan: La storia segue le vicende di una ragazza in grado di vedere un anello (rappresentante la durata vitale della persona intorno al collo). Quando quest’anello diventa nero, le persone stanno per morire. Questa sua particolare dote la porterà ad attirare l’attenzione di Shito e Kiba (due suoi compagni di scuola) che, dopo un incidente in cui sono morti, hanno firmato un contratto con la Z-Loan e…Sono diventati una sorta di zombie, cacciatori di altri zombie. Il destino dei due ragazzi e quello di Michiru (la protagonista) si legheranno ancora più strettamente quando questi le salveranno la vita, aumentando il debito a loro carico. Verranno presentati anche altri membri della Z-Loan e si scoprirà che non tutto è come appare, anzi… Disegnato e scritto dal duo “Peach & Pit”, è un buon manga.

E, dopo i manga, è il momento dei fumetti.

– Spider-man: Essì, è stato il primo fumetto che ho letto dopo i (pochi) Topolino. Insomma, c’è humor, c’è dramma, c’è Mary Jane Watson, ci sono i nemici bastardi e rompicoglioni. E poi, diciamocelo, Spidey è Spidey
– Thor: All’inizio l’ho preso solo per New Avengers, poi però le avventure del figlio di Odino mi hanno colpito particolarmente e quindi…Quindi ben venga.
– Iron man: Ebbè, lui è un genio. L’armatura è figa ai massimi livelli. È stata una delle figure più controverse nell’universo Marvel degli ultimi anni, eppure è ancora qui, in sella e pronto a farci vivere nuove avventure
– New52 Batman: Ordinato in fumetteria, spero sia arrivato tutto. Tutti me ne hanno parlato un gran bene, resta solo da leggere
– Avengers: Perché, in fondo, sono il supergruppo più figo di sempre. Cambiano le formazioni, cambiano le facce, ma loro restano sempre gli eroi più potenti della terra. E poi c’è Spidey.

E…Coming soon:

– Wolverine & X-Men
– Gli Incredibili X-Men

Questo è quanto.

Cya.

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L’ordinaria vita di un supereroe

Prima di inoltrarmi nella scrittura di questo articolo, vi avverto che l’argomento trattato potrebbe risultare di scarso interesse.

Fatto questo, vi chiederete di cosa tratterà l’articolo. Per rispondere a questa domanda è necessario, innanzitutto, mettere in chiaro che quanto leggerete qui è un esperimento per iniziare una rubrica sul mondo dei fumetti ed, eventualmente, il modo con cui io mi rapporto a questo universo.

Oggi vi parlerò dell’Uomo Ragno. Possiamo dividere la sua epopea in due grandi tronconi. Il primo è quello dell’Uomo Ragno prima della morte di Gwen Stacy, il secondo è l’Uomo Ragno dopo la morte di Gwen Stacy, ma andiamo con ordine. Il personaggio nasce dalla mente di Stan Lee e dalla matita di Steve Ditko nel lontano 1962. Prima del sodalizio tra Stan “The Man” Lee e Dikto, il design del personaggio fu affidato ad un altro grandissimo disegnatore dell’epoca, Jack Kirby. Il Ragno di Kirby, però, non convinse Stan Lee che aveva in mente qualcosa di diverso. Qualcosa di unico per l’epoca.

Nel primo numero della testata (presente in quasi tutte le antologie sul nostro Amichevole Uomo Ragno di quartiere) ci viene presentato il protagonista e, sin dall’inizio, ci è chiaro che la storia sarà diversa: il nostro (non ancora) eroe, non è un ricco uomo d’affari o un brillante scienziato. Nossignori, il nostro eroe è un ragazzo delle superiori che vive con gli zii. A scuola è un secchione, con le ragazze non è fortunato ed è preso di mira dai bulli della squadra di Football. Insomma, potremmo dire che è il perfetto prototipo del Nerd. Il ragazzo, Peter Parker, va ad assistere ad un esperimento scientifico sull’energia nucleare e la radioattività. Ed è qui che un ragno, inconsapevole di ciò che sta per accadere, si cala in mezzo al fascio d’energia nucleare e viene investito dalle radiazioni. E che fine farà quel ragno? Cadrà sulla mano di Peter e, prima di morire, lo morderà.

Il morso dà vita, probabilmente, ad uno dei più stupefacenti supereroi di sempre, ma non da subito. Il giovane Peter (appena sedicenne) guadagna l’agilità di un ragno, la possibilità di aderire alle pareti, una forza sovrumana e, ancora più importante, una caratteristica fondamentale: il senso di ragno che lo avverte dei pericoli che incombe. Ora, cosa farebbe un normale ragazzino di sedici anni, con quei poteri? Cercherebbe di guadagnare soldi! E cosa fa Peter Parker? Cerca di guadagnare soldi! Ed è proprio in questi particolari che si nota la maestria di Stan Lee: crea un personaggio reale che si comporterebbe come ognuno di noi. Una volta guadagnato il suo gruzzoletto l’Uomo Ragno, ha la possibilità di fermare un criminale, ma non lo fa. Dice che quello non è il suo lavoro.

È tornando a casa che scopre la terribile verità: suo zio è stato ucciso da un criminale. La notizia lo scuote, fa crescere in lui il desiderio di vendetta. Vendetta che si compie quando scopre che l’uomo che cerca è chiuso in un magazzino abbandonato. I poliziotti sono bloccati fuori, ma lui no. Entra, scova il criminale e…Ironia della sorte scopre che l’assassino di suo zio, non è altro che il criminale che non ha fermato. Ecco, è in questo momento che nasce l’Uomo Ragno.

Nel primo anno vedremo apparire svariati nemici: Il Doctor Octopus , Goblin, Mysterio, l’Uomo Sabbia e tanti altri. Sarà proprio Goblin la causa della rottura dei già difficili rapporti tra Stan Lee e Steve Ditko. Infatti, si verrà a sapere in seguito, i due litigarono sulla vera identità di Green Goblin. Stan Lee voleva che fosse qualcuno di noto a Peter e ai fan, mentre Ditko insisteva su un nuovo criminale, mai visto fino ad allora. Alla fine la spuntò Stan, con esiti che entrarono nella storia del fumetto mondiale, ma di questo parleremo tra poco.

Il primo anno di Peter Parker trascorre tra i problemi di un normale adolescente, le condizioni di salute non ottimali di una vecchia zia e la lotta al crimine. È in questo primo anno che Parker si trova conteso dalla bella compagna di scuola Liz Allen e la collega (nonché segretaria di J. Jonah Jameson) Betty Brant. Le due si contenderanno le attenzioni di Peter e, a spuntarla fu proprio quest’ultima. Nonostante l’indiscutibile aiuto alla comunità apportato dall’Uomo Ragno, proprio il datore di lavoro di Peter, pagato in qualità di fotografo free-lance per le foto dell’Uomo Ragno, darà il via ad una crociata mediatica (e non solo) contro l’Arrampica-muri.

Dopo la rottura tra Lee e Ditko, alle matite arrivò Jhon Romita. Fu con Romita che le storie guadagnarono intrecci degni da soap-opera e l’elemento Romance divenne importante quanto le lotte coi super-criminali. Fu sotto questo duo che comparvero due personaggi fondamentali per Peter Parker: Gwen Stacy e Mary Jane Watson. Le due si contenderanno il bel Peter a lungo e, alla fine, a spuntarla sarà proprio la biondissima Gwen. Nel frattempo, viene rivelata la vera identità di Goblin e, sorpresa delle sorprese, si scopre che Goblin non è altro che Norman Osborne: il padre del miglior amico di Peter. Le battaglie saranno innumerevoli tra questi due e solo per parlarne approfonditamente quanto meriterebbero, mi ci vorrebbe un altro post (che magari farò in futuro).

La storia d’amore tra Peter e Gwen procederà a gonfie vele fino alla morte del padre della ragazza, il commissario Stacy. Il commissario si sacrificherà per salvare la vita di un ragazzo rimasto coinvolto in uno scontro tra Spidey e e il Dottor Octopus. In punto di morte, il commissario rivelerà a Peter di sapere il suo segreto. Anche dopo la morte di George Stacy la loro storia proseguirà fino all’evento epocale di cui parlavo ad inizio post: la morte di Gwen Stacy.

Goblin, dopo aver perso la memoria e averla riacquisita, decide di rapire Gwen per far sì che Peter, nei panni dell’Uomo Ragno, lo raggiunga. Lascia sulla scena del sequestro una Bomba-Zucca. Peter, non trovando Gwen in casa, si mette alla ricerca della sua nemesi e riesce a trovarla sul Ponte di Brooklyn. Qui assistiamo allo scontro tra i due arci-nemici in cui non c’è in palio solo la loro rivalità, ma anche la vita della ragazza. Durante lo scontro, Goblin urta la ragazza facendola cadere. Spidey riesce a fermarla con una ragnatela che le si incolla alla caviglia. Tutto sembra volgere per il meglio, fino al momento della sconcertante verità: Non solo Peter non ha salvato Gwen ma, probabilmente, il suo intervento l’ha uccisa. Il mistero tuttora non è stato risolto, ma nella vignetta compare un suono che farebbe propendere proprio per questa soluzione. Questa morte sconvolse tutti i Fan del tessiragnatele. Alla Casa delle Idee (la Marvel) arrivarono minacce di morte indirizzate agli autori e al disegnatore. Subito dopo la morte di Gwen Stacy ci sarà un altro colpo di scena: nello scontro finale tra Parker e Osborn, quest’ultimo rimarrà impalato dal suo aliante. In un colpo solo escono di scena sia la donna della sua vita, sia la sua nemesi.

Dopo questo periodo si vedrà una delle saghe più controverse e meglio riuscite dell’uomo ragno: la saga del Clone che vede il suo antefatto nel 1974. Il buon Peter, grazie all’aiuto di Mary Jane, riesce a superare la morte della sua amata Gwen e svolta pagina. Lui e la rossa tutto pepe si fidanzano e quando le cose sembrano prendere la piega giusta, Peter, vede una ragazza molto somigliante a Gwen Stacy. Dopo varie peripezie, viene a scoprire che Miles Warren (un suo nemico, conosciuto come lo Sciacallo) era innamorato di Gwen Stacy. Warren, essendo a conoscenza dell’identità di Spiderman, ritiene responsabile della morte Peter Parker. Ad aiutarlo nella ricostruzione dei fatti e Ned Leeds (marito di Betty Brant, la prima fiamma di Peter) che però viene rapito dallo Sciacallo e collegato ad una bomba. Spidey interviene per salvarlo, ma rimane tramortito dal veleno dello Sciacallo. Una volta risvegliatosi, Peter, si trova di fronte un suo clone dotato dei suoi stessi poteri. I due si affrontano con lo stesso obiettivo: salvare Ned Leeds. I due Spider-Man hanno anche gli stessi ricordi e mentre si scontrano, avviene l’impensabile: Il clone di Gwen Stacy si ribella e riporta per qualche istante alla lucidità Warren, il quale libera Leeds. La bomba esplode ed uno dei due Peter Parker rimane schiacciato. Il finale ci lascia volutamente col dubbio su quale dei due (se l’originale o il clone) sia effettivamente sopravvissuto. L’Uomo Ragno sopravvissuto si convince di esser l’originale grazie all’amore che prova per Mary Jane e getta il corpo del clone (o supposto tale) nel inceneritore. Il clone di Gwen Stacy, invece, una volta visitata la tomba della vera Gwen, decide di andare a New York e farsi una nuova vita. Quanto narrato in questi eventi, in realtà, sarà solo il prequel della vera Saga del Clone.

Vent’anni dopo, infatti, gli autori decisero di sviluppare la saga risolvendo i misteri lasciati dalla precedente. Zia May sta male e al suo capezzale si incontrano, di nuovo, Peter Parker e il clone apparentemente morto. Si viene a sapere che il Clone, in realtà, era sopravvissuto e aveva iniziato a girare gli Stati Uniti con il nome di Ben Reily. I due, all’inizio, si scontrano ma poi si alleano nella lotta al crimine. Ben assume l’identità di “Il Ragno Rosso”. In città, però, giungono altri cloni di Peter. Uno di questi cloni, Kaine (caratterizzato da delle deformità) uccide il Dottor Octopus e si mette sulle tracce dei nemici dell’Uomo Ragno. Tutti i cloni gli daranno la caccia e riusciranno a fermarlo, sacrificando le loro vite. Ora, in vita sono rimasi solamente Peter Parker e Ben Reiley. I due fanno un test del D.N.A per scoprire chi sia il clone e, a sorpresa, il vero Peter Parker è Ben Reiley. Peter, allora, lascia il ruolo di Spiderman a Ben e se ne va a Portland insieme a Mary Jane (Nel frattempo diventata sua moglie e da cui aspetta una bambina). La bambina, però, nasce morta a causa di un magnate pazzo d’amore per Mary Jane. Al termine di questa intricatissima saga, si scopre non soltanto che Norman Osborn sia vivo ma che abbia anche fatto in modo di scambiare i risultati del test del D.N.A. di Peter e Ben. Dopo questa notizia scioccante, ci si avvia verso una conclusione che lo è ancor di più: Ben Reily viene ucciso da Osborn nei panni di Green Goblin. Goblin, a sua volta, verrà sconfitto da Peter Parker. Nelle ultime vignette si assisterà alla trasformazione in cenere del cadavere di Ben Reily che, finalmente, fuga ogni dubbio sull’identità di Peter Parker a noi lettori.

Come sicuramente avrete letto sopra, Peter Parker e Mary Jane Watson sono convolati a felici nozze, ma pensate che tutto sia filato liscio? Ovviamente la risposta è no. Mary Jane viene approfondita come personaggio: si scopre che sia la madre, sia la sorella hanno avuto matrimoni difficili ed infelici e questo suo trascorso la porterà a lasciare Peter quando le cose si fanno troppo serie. Il buon Peter, dopo l’addio di Mary Jane, si inizia a frequentare con la Gatta Nera (conosciuta anche come Felicia Hardy) i due fanno coppia fissa fino a quando Peter non scopre che Felicia ha ricevuto i suoi poteri dal Kingpin, il boss della mala di Manathan. Con il ritorno di Mary Jane la storia tra Peter e la Gatta Nera finisce. Mary Jane, infatti, rivela a Peter di conoscere la sua seconda identità. Dopo altri travagli, i due finalmente convoleranno a giuste nozze dando vita ad una coppia indissolubile….O quasi. La Gatta Nera tornerà spesso nella vita di Peter scombussolandola un di tanto in tanto, ma la fedeltà di Peter non sarà messa in discussione.

Come vedete, potrei restare qui a scrivere per giorni e giorni  su Spiderman ed è per questo motivo che dovrò abbreviare soffermandomi su alcuni importanti punti che vi elencherò qui di seguito:

– La comparsa del simbionte e di Venom
– L’ultima Caccia di Kraven
– Il Potere Totemico
– Civil War
– Solo un altro giorno

La comparsa del Simbionte e Venom: Peter Parker ritornerà dall’evento noto come Guerre Segrete con un nuovo costume organico di colore nero. Questo costume risponde alla volontà dell’Amichevole Spidey e prende le forme di cui più ha bisogno. Ciò che inizialmente ignora è il fatto che il materiale organico sia in realtà un simbionte esiliato dal proprio pianeta di origine. Quando Reed Richards (Mr. Fantastic) rivela a Peter che il costume è un simbionte, Peter decide di liberarsene. Il simbionte, apparentemente morto, in realtà si lega ad Eddy Brock. Eddy Brock è un giornalista mandato in rovina dall’Uomo Ragno, colpevole di avergli rovinato lo scoop della vita. L’odio del Simbionte e quello del giornalista in rovina, daranno vita al più pericoloso nemico di Spider-man dopo Goblin: Venom. Venom metterà alle corde più volte Spiderman grazie a due elementi fondamentali: non fa scattare il suo senso di ragno e conosce la sua vera identità. I due, mortali nemici, si uniranno solo per fermare il simbionte folle Carnage nel crossover “Ultimate Carnage”.

L’Ultima Caccia di Kraven è caratterizzata dall’ambiente cupo e dal tema particolare trattato: Uno degli storici nemici dell’Uomo Ragno, dopo averlo sconfitto e sepolto vivo, lo sostituisce dimostrando di essere all’altezza del suo più grande nemico. Kraven, nei panni di Spiderman, sconfigge Vermin e lo imprigiona. Peter, nel frattempo, riesce a liberarsi e dopo essere tornato a casa per rassicurare Mary Jane, torna da Kraven. Accecato dall’Ira Spidey si getta contro il nemico ed inizia a colpirlo con forza. Quest’ultimo non reagisce e anzi, scoppia a ridere. L’arrampicamuri gli chiede il motivo di quella risata e Kraven, convinto di aver recuperato l’onore perduto spacciandosi per Spiderman nelle due settimane trascorse sottoterra da Peter,  si limita a rispondergli di aver già vinto, di aver ottenuto il proprio obiettivo. Dopo questo discorso, Kraven libera Vermin e lo aizza contro Spiderman. L’uomo-topo riesce a fuggire e l’Uomo Ragno si getta al suo inseguimento nelle fogne. Mentre ciò avviene, Kraven si sucida sparandosi. Spidey trova Vermin e cerca di non fargli del male, dopo un violento scontro, alla fine ha la meglio sull’uomo-topo. Quando tutto sembra finito, Peter viene turbato dal Fantasma di Kraven che, essendosi suicidato, non può accedere all’eterno riposo in Paradiso. Peter, per l’ultima volta, affronta la parte malvagia di Kraven e riesce a sconfiggerla. I due si abbracciano e Kraven è finalmente libero di riposare in pace, così come Peter.

Nella saga del Potere Totemico si scopre che il ragno che morse Peter non era stata una pura casualità, ma la volontà del Dio Ragno africano Anansi che aveva individuato in Peter Parke l’ideale totem dei poteri di ragno. Dopo questa saga, Peter vedrà i suoi poteri notevolmente accresciuti, il suo senso di ragno si affinerà maggiormente, sarà in grado di lanciare ragnatela organica e potrà contare su dei pungiglioni sui polsi. Tutti questi cambiamenti, però, avranno vita breve.

In Civil War, il mondo dei mutanti è spaccato. Tony Stark (Iron Man) vuole obbligare tutti gli eroi a sottoscrivere l’atto di registrazione. Con questo atto i mutanti devono rivelare la propria identità al mondo. Spiderman è inizialmente favorevole all’iniziativa e dopo averne discusso con Zia May e Mary Jane, decide di rivelare al mondo la sua identità. Col passare del tempo, però, Spidey passerà dalla parte dei ribelli guidati da Capitan America. La lotta sarà lunga e dura e terminerà solo con la morte di Capitan America e la vittoria di Stark. L’Iniziativa è passata. In questa saga, Peter, può contare su un nuovo costume: è un costume meccanizzato creato da Stark, dai colori Oro e Rosso. Verrà distrutto durante una fuga dell’Uomo Ragno, che tornerà al vecchio costume Blu e Rosso. Questo Crossover sarà l’incipit per un altro importante evento nel mondo Marvel: Secret Invasion, che a sua volta porterà agli eventi di Assedio.

Per concludere questo lungo (ed entusiasmante) percorso su spiderman non si può non parlare di “Solo un altro giorno”. Zia May è gravemente malata e l’unico modo per salvarla è quello di fare un patto con Mephisto. Mephisto decide di curare la Zia a patto che tutti dimentichino quanto accaduto negli ultimi tempi e che Peter rinunci ai suoi nuovi poteri. Peter e Mary Jane, consci di dover sacrificare anche il loro amore accettano ma, prima che Mephisto proceda con quest’operazione, Mary Jane si avvicina e gli mormora qualcosa nell’orecchio. Al risveglio, Peter ha riacquisito i suoi classici poteri, perdendo quelli conquistati nella saga “Potere Totemico”, Zia May si riprende e lui e Mary Jane si lasciano. Tutti si sono dimenticati della vera identità di Spiderman e alcuni cambiamenti sono apportati alla continuity. Solo un altro giorno è stato accolto malamente dai Fan, non convinti della soluzione scelta da Quesada.

Ovviamente non è finita qui, ma spero che siate voi ad approfondire ulteriormente l’argomento. Nella speranza che questo articolo vi abbia interessato, vi saluto.

Cya!

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I Magnifici Peanuts

Lucy: Non riesco a capire

Charlie Brown: Qual è il problema?

Lucy: a volte ho l’impressione che non comunichiamo

Lucy: Tu Charlie Brown, sei una palla sbucciata nell’area della vita!

Lucy: Sei un autogoal…Sei uno strappo nel panno del biliardo..Sei tre putt sul green della diciottesima..Sei una caduta sull’ultimo ostacolo..Un errore di percorso!

Lucy: Sei una rottura sul traguardo..Un rigore calciato a lato. Un doppio fallo nel servizio e tre battute a vuoto di seguito!

Lucy: Capisci? Mi sono spiegata?

Charlie Brown (gridando): Aspetta l’anno venturo!

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