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Silenzio

Sarà un silenzio assordante.

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I giorni che saranno

Dopo aver tratto lungamente dei “Giorni che Sono” e aver accennato qualcosa dei “Giorni che Furono”, temo sia immancabile parlare dei  “Giorni che Saranno”.

E, tra i tanti punti interrogativi e i tanti “mi piacerebbe…”, c’è una certezza. Una certezza che riguarda lo studio: compito che assorbirà gran parte del mio tempo e delle mie energie. Tra esami parziali, esami da recuperare ed esami dell’anno, avrò parecchio da fare e poco tempo da dedicare ad altro. Lo studio, infatti, in questi ultimi anni è stato scostante e poco fruttuoso e ora devo recuperare il tempo perduto senza se e senza ma. Il dispendio di tempo e di energia, però, mi porterà a concentrarmi di meno su altre cose e, soprattutto, avere meno tempo da dedicare all’adorato cazzeggio.

E la mancanza di tempo da dedicare al cazzeggio mi porta ad affrontare un argomento delicato. Nei “Giorni che Saranno” non vedo molto spazio per il Coso blogger. Cosa vuol dire questo? Ancora non lo so. Le possibilità sono molteplici e oscillano dal “mollare il blog fino a tempi più rosei” al “quando ho cinque minuti di tempo e voglia, scrivere un post”. Sicuramente, gli articoli saranno più discontinui e avranno una frequenza molto minore rispetto a quanto successo fino ad agosto/settembre di quest’anno. Quindi, per la gioia di molti, è probabile che dopo quasi un anno di pubblicazioni ininterrotte, possa arrivare il momento di staccare anche da qui.

E, probabilmente, ci saranno anche altri distacchi in futuro. Distacchi più radicali e legati a me in quanto persona. È dalla quarta superiore che paleso il desiderio di volermi trasferire all’estero per studiarci almeno un anno. Una volta che mi sarò sistemato con tutti gli esami e, dopo aver dato la laurea triennale, potrebbe essere la volta buona per realizzare questo mio desiderio. Il fattore linguistico, mi spingerebbe a trasferirmi in una nazione anglofona europea e l’obiettivo è già stato designato (no, non è l’Inghilterra). Altre alternative sono rappresentate dalla Germania o dall’Olanda. Questo, ovviamente, implicherà corsi di lingua prima della partenza ma poco male. L’unico grande ostacolo (oltre alla mia situazione universitaria) è il fatto che il Progetto Erasmus sia ormai a secco e rischi di finire i fondi entro novembre di quest’anno.

Dal punto di vista sentimentale, preferisco non esprimermi. In questo momento, dato il piattume sentimentale ed emotivo che mi porto dietro da lungo tempo, non vedo come le cose possano cambiare. Insomma, nei “Giorni che Saranno” non mi vedo fidanzato. Ma non mi vedo nemmeno singolo. È una cosa che mi interessa relativamente (nonostante sia la causa del 85% delle volte in cui Sad Coso is Sad”.

Un’altra sicurezza è che prossimamente, ci sarà un Coso più magro. Dopo aver rimandato, la dieta è rincominciata. Non che la cosa mi faccia impazzire, anzi… Epperò, sotto la ferrea guida della genitrice, un paio di compromessi e il mio straordinario impegno (straordinario peddavvero), si avanza lentamente. Prima o poi forse saprete anche com’è andata, o forse no.

Ultimo punto per questo post non può non riguardare il “Coso lavoratore”. Spero, infatti, di trovare un lavoro entro brevissimo per poter finalmente raggiungere un’indipendenza economica quanto mai agognata. Mettendo da parte i soldi, se gli Dèi saranno misericordiosi, potrei pure fare la vacanza all’estero con gli amici che da lungo tempo si progetta per poi cancellare per mancanza fondi.

Questo è quanto.

Cya.

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Tre anni dopo.

Innanzitutto, tanti auguri al blog. Un po’ in ritardo, ma con questo post festeggerò i suoi tre anni di vita.

Il compleanno è stato il 31/08. Non vi parlerò di come il blog è nato perché ormai lo sapete tanto bene quanto me, piuttosto vorrei concentrarmi di più sul risultato finale. E devo dire che, in questi tre anni, di acqua sotto i ponti ne è passata. Non so se abbia avuto un miglioramento qualitativo o stilistico (e, per lo meno sul primo, ho molti dubbi). Ciò non toglie però che questo grande laboratorio mi abbia accompagnato in ogni fase del mio sviluppo personale.

Sviluppo personale che ha più o meno seguito le seguenti fasi:

– Scrivo tutto quello che mi passa per la mente credendo che fotta a qualcuno
– Non scrivo più
– Mi ricordo di avere il blog e scrivo quattro minchiate
– Non scrivo più
– Wannabe blogger serio
– Scrivo tutto quello che mi passa per la mente indipendentemente dal fatto che fotta o meno a qualcuno (in questo momento, siamo in questa fase).

Ma, per rendere giustizia a questa mia creatura, è necessaria una breve ed intensa cronistoria. Tutto ebbe origine nel 2009. Le persone che mi seguivano costantemente erano soltanto due (e, ad oggi, purtroppo non mi seguono più). Gli argomenti trattati erano  svariati ma non per questo interessanti. Si trattava soprattutto di riflessioni pseudo-filosofiche gradevoli come una valanga di mattoni sui coglioni. Il primo, lungo arco creativo è durato fino a aprile del 2010. Poi sono iniziati i primi tentennamenti e la scrittura è continuata a singhiozzo per tutto il resto dell’anno.

C’è un enorme buco tra ottobre 2010 e marzo 2011. Buco motivato dal fatto che non avessi per un cazzo voglia di scrivere e che, probabilmente, mi ero addirittura dimenticato di avere un blog. Ad ottobre minacciavo la possibilità di un ritorno in pianta stabile a scrivere, ma per vedere realizzati questi propositi ci vorrà ancora circa un anno. Il 2011, comunque, in linea con il proprio inizio, si rivela piuttosto discontinuo. E non raccoglie poi molto di interessante. L’articolo forse più emblematico e che segna un mio iniziale interessarsi alla vera politica è quello riguardante i referendum del 2011. Mi soffermavo in particolare sul nucleare e sul perché si dovesse fare a meno di averlo. E si inizia ad intravedere la mia vena sinistroide (prontamente soffocata col passare del tempo).

Ma la vera svolta c’è a novembre del 2011. Quello è il mese che segna il mio definitivo (momentaneo) ritorno alla scrittura sul blog. Perché novembre? Sinceramente, manco me lo ricordo. Ma a far scattare la molla è stato probabilmente il fatto che qualcuno mi avesse coinvolto a mo’ di community su wordpress. All’inizio non pensavo fosse qualcosa di serio, era un “quando ho qualche stronzata da scrivere, lo faccio” (non che ora le cose siano cambiate, eh). Ma col passare del tempo e con l’aumentare delle persone che mi seguono (e in numero molto minore, le persone che io seguo) la “community” di wordpress mi ha dato modo di trovare una certa continuità. I temi, come ben vi sarà noto, sono i più svariati. Lo stile è quello che è, molto scanzonato e molto raramente serio (che due coglioni, altrimenti) è quello che si è imposto per tutto il 2012 (fino ad ora) e che spero continui finché la voglia regge (e allora siamo messi particolarmente male).

Ma ciò che conta, oggi, è il fatto che Bitter Suites To Succubi/Cose A Caso abbia raggiunto la veneranda età di tre anni, con 1.001 commenti, 133 articoli e 7.052 visite.

Alles Heil Cose A Caso.

Questo è quanto.

Cya.

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Meet Coso 3.0 – L’evento meno IN di tutta l’estate

Occhei, occhei, l’ultimo Meet Coso è stato a dir poco fallimentare ed è per questo che non sarebbe male riprovarci. Rispetto all’altra volta, sono costretto a chiedervi entro giovedì 13 settembre, la conferma o meno della vostra presenza. Se nessuno dovesse dire “Hey, io ci sono”, l’evento salterà e tanti saluti all’estate prossima.

– Quando: Sabato 15 settembre.

– Dove: Milano. Parco Sempione.

– Cosa si farà: Pomeriggio di cazzeggio duro e puro all’ombra degli alberi. Si parlerà, si giocherà a SOLO e poi si vedrà lì.

– Chi ci sarà: Il sottoscritto (ovviamente) e, come special guest La Fatina dei Boschi.

– Ritrovo: Ore 14.30, di fronte allo Spizzico della stazione di Milano Cadorna. Se qualcuno dovesse venire in mattinata, lo faccia sapere qui che magari si organizza qualcosa (ma dipende tutto da voi).

– Cosa bisogna portare: Acqua, una stuoia da stendere per terra e poi quello che volete o pensate sia necessario.

– Cosa bisogna fare per venire: Dirlo qui sotto con un semplice commento entro giovedì 13 settembre. Nel caso nessuno commentasse, come già detto sopra, ci si vedrà l’estate prossima (forse).

Questo è quanto.

Cya.

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Tipologie di ragazza

La prima domanda che mi sono fatto prima di iniziare questo post è stata: Sei davvero sicuro di voler scrivere una cosa del genere quando tre quarti dei tuoi follower sono ragazze? La risposta è: Ovviamente sì, checcazzo.

N.B.: L’articolo qui presente può offendere o ferire i sentimenti altrui. Se reputassi che un articolo sessista, ricco di luoghi comuni e che tendenzialmente è in grado di provocare molto butthurt, possa darti fastidio non ti resta che da fare una cosa: Premi la X a in alto a destra dello schermo e fai altro. Bene, a questo punto dovremmo esserci liberati di tutte le femministe e le “anche-noi-donne-abbiamo-una-dignitàfags” e possiamo inoltrarci nello sviluppo dell’articolo vero e proprio. E di cosa tratterà l’articolo? Ovviamente, tratterà della distinzione delle ragazze in base all’aspetto fisico solo come Coso sa fare.

1) E, su tutte, regna incontrastata la tipologia della così detta “Topa Imperiale“. Chi è la Topa Imperiale? È quella ragazza bella, ma bella, talmente tanto bella da risultare esagerata. Maschietti, è la ragazza dei vostri sogni diventata realtà. La Topa Imperiale è quel genere di donna per cui le altre ragazze sono combattute tra il Butthurt più brutale e il desiderio di diventare lesbiche. È la perfezione. Dopo di lei c’è solo il nulla cosmico. Per il sottoscritto, la Topa Imperiale è inarrivabile, ma lo è anche per il 98% della popolazione maschile in generale.  La potreste abbordare solo nei seguenti casi:
a) Siete ricchi
b) Siete la controparte maschile della Topa Imperiale
c) Siete ricchi e la controparte maschile della Topa Imperiale
d) Siete la reincarnazione di Motumbo
e) Siete le persone che hanno avuto una botta di culo allucinante (0,00000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000[…]1% dei casi). Ed ecco a voi la foto di una

Topa Imperiale, per Coso:

Oppure

2) La seconda tipologia di ragazza è la Strafiga. Rimane un gradino sotto la topa imperiale, ma anche le ragazze più rosicone sono costrette ad ammettere che sia una gran tocco di figliuola con un “Beh, sì… È carina”. Si avvicina alla perfezione assoluta, eppure le manca qualcosina. Ma non siamo schizzinosi e quindi di certo non la si butta via. Per Coso è sempre un obiettivo troppo alto, ma la percentuale di persone che non possono farcela con una strafiga decresce fino al 96%.

Eccone la Strafiga secondo Coso:

 

Oppure:

3) La bella ragazza (volgare: la “Figa punto e basta”):  Una bella ragazza si contraddistingue dalle categorie 1) e 2) perché provoca sì dell’acidità ma è più sopportabile. Sono più “imperfette” e per questo si fanno apprezzare di più sia dalle fanciulle, sia dai ragazzi. Le fanciulle le apprezzano di più per il semplice fatto che hanno i loro stessi problemi (della serie “Ommioddio, oggi è conciata di merda), i ragazzi l’apprezzano perché la loro percentuale di fallimento si attesta in una fascia che va dal 80 al 90% a secondo di quanto si avvicini alla categoria 2) o alla categoria 4). (Percentuali di rifiuto per Coso date a 100%)

Ed eccovene l’esempio:

Oppure:

4) La ragazza carina. La ragazza carina è, probabilmente, quella che ha il maggior equilibrio sia da parte del gradimento maschile, sia da quella del gradimento femminile. Le ragazze non sono troppo inacidite e quindi ne accettano la presenza e riescono a conviverci. I maschi rimbalzati dalle altre categorie (e sono molti), possono ripiegare senza troppo danno su di loro, scoprendo anche che hanno altre doti. La possibilità di fallimento è tra il 60 e l’80% (Fallimento Coso quotato a 99%)

Ed eccovi l’esempio:

Oppure

5) La ragazza normale. Butthurt pari a zero. La ragazza che non è né brutta, né bella. Quella a cui si dedica uno sguardo distratto in strada, quella a cui ci si fa un pensierino ma che poi viene scordata. Si integra bene sia con le donne (vi rimando a butthurt pari a zero) e con gli uomini. Percentuale di fallimento tra il 50 e il 60% (Coso: 96%)

Le immagini:

Oppure:

6) La bruttina: la ragazza che se si curasse un po’ di più sarebbe una potenziale 4). Le ragazze tendono a supportarle e a fare quadrato intorno a lei, i ragazzi non si accorgono di loro o di certo non le guardano con lo sguardo da allupati. Le probabilità di fallimento sono comprese tra il 40 e il 50% (Fallimento Coso: 95%)

Immagini della bruttina non disponibili. Si passa direttamente ai roiti, su internet.

6) La ragazza brutta. Lei non è brutta perché non si cura, è brutta proprio perché è così. O con un fisico troppo magro/grasso o con un volto pieno di imperfezioni, per quanto ci si impegni, non riescono a smuoversi dal loro “status”. Il massimo a cui possono aspirare è “essere bruttine”. La percentuale di fallimento si mantiene tra il 35 e il 40% (Fallimento Coso: 91%)

7) il Roito. Si narra di questa leggendaria creatura che nessuno ha mai visto (e vuole vedere) sin dai tempi più antichi. È talmente brutta che chiunque la veda chiede che i suoi occhi vengano cavati. La probabilità di fallimento sono tra lo 0 e il 35% (Coso si attesta sulla stessa percentuale, checcazzo).

Un esempio di roito orribile:

Categoria bonus:

8) Le Balene Goth. Nulla contro le persone grasse, ma le Balene Goth sono una razza pericolosa. Se doveste apparire anche minimamente metallari, verreste attaccati da branchi di questi fastidiosi essere che rientrerebbero nei Roiti, non fosse che quest’ultime si sentirebbero offese. Quando ti guardano, sembra che vogliano mangiarti (e con tutta probabilità vorrebbero farlo davvero). Un consiglio: quando le avvistate, fuggite.

Le tipologie sono finite. Spero che vi siate goduti le immagini dalla 1 alla 5.

Mi spiace per le altre.

Questo è quanto.

Cya.

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Prime impressioni e conseguente ipocrisia

Qualcuno (senza fare nomi) ha detto che si denotava la mancanza dei miei post pieni d’odio. Questo non sarà un post pieno d’odio (almeno non intenzionalmente) ma si limiterà a descrivere una consuetudine con cui tutti, chi più e chi meno, ha avuto a che fare. Prima di passare all’articolo vero e proprio è necessario specificare alcuni piccoli dettagli.

I dettagli in questione sono i seguenti:

– Per prime impressioni, oltre al primissimo acchito, si intendono anche i primi due/tre giorni di frequentazione, per quanto riguarda la RL
– Per gli amanti delle amicizie virtuali, invece, si intendono le prime settimane di “chiacchiericcio” fino al mese. Il motivo di questa dilatazione temporale è presto detto: parlare con una persona tramite internet non tiene conto delle differenti variabili che ci sono in un incontro “faccia a faccia”. L’esperienza è comunque diversa e probabilmente rientra meno nella casistica che mi appresterò a descrivere qui sotto.
– Quanto qui scritto è frutto di esperienze personali dirette ed indirette, ma rispecchia un buon 90% della casistica. Detto ciò, possiamo passare al sodo.

Le prime impressioni sono la base fondamentale di qualsiasi rapporto. Sono quelle che ti fanno capire se ci sia o meno feeling con la persona che ti trovi davanti. Eppure, non sempre sono affidabili. Molte volte capita che una persona che di primissimo acchito vi sia stata sulle palle, si riveli essere una personcina a modo con cui vi divertite un sacco. Per questo, di solito, si dice che nei rapporti è meglio dubitare delle prime impressioni perché non dicono tutto di una persona…Giusto?

Manco per il cazzo. Le prime impressioni sono fondamentali. Novanta volte su cento ci prendono. E le dieci volte che sbagliano, lo fanno perché eravamo distratti da altro. Mi si potrebbe dire che dopo due o tre volte che si vede una persone, la conoscenza è solo all’inizio ed è parzialmente vero. In quelle prime due o tre volte, in realtà, si comunica di più di quanto si pensi. E la comunicazione non è solo verbale, ma bensì anche fisico-gestuale. La prima cosa che colpisce una persona (nel bene o nel male) quando sta conoscendo qualcuno, oltre all’aspetto puramente fisico, è l’atteggiamento. L’atteggiamento che è, probabilmente, una delle discriminanti più importanti all’inizio del rapporto. E dico questo perché l’atteggiamento che si ha, inevitabilmente, si riflette sia sul linguaggio del corpo, sia sul modo di affrontare una discussione. Se una persona fosse davvero interessata tenderebbe ad essere più partecipe al discorso e anche fisicamente si porrebbe in maniera più aperta. Una persona interessata cercherebbe lo sguardo dell’altra per cogliere le sfaccettature di ciò che questa vuole trasmettere, mentre una persona poco interessata (oltre ad essere poco partecipe) tenderà a cercare elementi di interesse maggiore, con sguardo sfuggente o comunque evitando di incrociare quello della persona con cui sta parlando.

E, per quanto ci si sforzi, una volta che il rapporto ha inizio, difficilmente (se non addirittura quasi impossibile) sarà in contrasto con le sensazioni trasmesse dalle prime impressioni. Una persona che “a pelle” ci starà sul cazzo, per quanto si impegni a starci simpatica, finirà solo col farsi odiare di più. Quando invece una persona “a pelle” ci sta simpatica, viene più facile creare rapporti duraturi e più onesti.

Ma è in questi momenti che entra in gioco la “conseguente ipocrisia”. Ipocrisia mascherata da gentilezza che ci fa dire “Ma lo conosco da poco, Tizio, diamogli modo di farsi conoscere meglio”. Quell’ipocrisia tipica dei contesti sociali in cui ci deve (dovrebbe) essere una cortesia formale di fondo che ti è inculcata automaticamente sin dalle scuole dell’infanzia in cui devi (e sottolineo il devi) andare d’accordo per forza con tutti. Ipocrisia che si trascina nel tempo e ti accompagna lungo il percorso vitale. Ipocrisia che prende il nome di “quieto vivere”. E ne abbiamo esempi lampanti tutti i giorni, nel nostro piccolo: Caio ci sta sulle palle, ma per il quieto vivere, ci esco lo stesso perché sta simpatico ad altri della mia compagnia. Un collega di lavoro mi sta sul cazzo? Per il quieto vivere devo sorridere e far buon viso a cattivo gioco. Ho un cugino ammorba coglioni? Per il quieto vivere, quando lo vedo mi comporto educatamente per quanto, con profondo e forte desiderio vorrei prenderlo a testate sui denti.

E, a questo punto, dovrei consigliarvi di fottervene del quieto vivere e seguire le prime impressioni ma non lo farò. Non lo farò perché sarebbe altrettanto ipocrita. Sono io il primo, purtroppo, che non si fida(va) delle prime impressioni e si lascia(va) condizionare dai necessari meccanismi alla base della vita sociale stessa. Infatti, se ognuno di noi dovesse basarsi sulle prime impressioni, si troverebbe nella difficile situazione di essere circondato da un numero relativamente esiguo di persone e, questo, danneggerebbe il tessuto sociale che è composto, per l’appunto, di relazioni. Relazioni che molte volte vanno avanti per la necessità di mantenere l’apparente stato di calma che è, ovviamente, il suddetto quieto vivere.

Tanto, alla fine, quando una persona vi sta sul cazzo, quieto vivere o meno, prima o poi la manderete a cagare. È inevitabile.

Questo è quanto.

Cya.

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Canicola estiva e notti insonni

Vorrei scrivere il solito post pieno d’odio contro l’estate e il calore, ma per questa volta vi salvate. Vi salvate perché, tra i tanti svantaggi che si possono avere, c’è un grosso vantaggio per me: ho più tempo da impiegare per farmi i fatti miei. Più tempo derivante dalla mancanza di sonno causata dalla canicola estiva che in questi ultimi giorni ha avuto un nuovo impulso vitale grazie a “Caligola” (In culo a mamm’t).

Ma, per farvi capire perché ritenga un vantaggio il dormir meno, è meglio che voi abbiate presente una mia giornata tipo durante l’anno. Quando non ho i corsi, la sveglia non suona. E, quando suona, non la sento. La sveglia, in media, è alle dieci e mezza/undici. Una volta svegliato c’è il cazzeggio al piccì, lettura di qualcosa e forse lo studio. Poi cucino e quindi finisco di mangiare alle quattordici e trenta/quindici (orari standard). C’è dell’altro cazzeggio e poi, dieci minuti prima che rientri mia sorella, c’è il lavaggio delle pentole.

In estate, invece, c’è un cambio di costumi (più o meno relativo): dormendo meno ho la possibilità di usare le ore notturne per guardarmi un film piuttosto che il Dottore. Le ore diurne, invece, vengono usate per scrivere (sì, sto scrivendo un sacco e davvero poco finirà su questo blog a breve), per riflettere sulla mia condizione esistenziale (con conseguente depressione), per annoiarmi a morte e per dare fastidio a Porchettore.

E se l’annoiarmi a morte e il dar fastidio a Porchettore non fossero poi quei grandi vantaggi, compenso tutto con la fase riflessivo-creativa che sto attraversando. Fase che è nata più o meno in concomitanza con la famosissima vacanza di quattro giorni di cui troverete le foto nel post qui sotto. Fase creativa che tendenzialmente è ciclica e di breve durata (come gli stint avuti sul blog fino a quest’ultimo) ma che spero di poter portare avanti anche quando gli impegni aumenteranno, lasciandomi poco tempo per altro. Poco tempo che, per inciso, verrà usato per dormire e cazzeggiare (cosa che ora faccio nelle ore notturne).

E quindi, dopo aver elencato tutti  (beh, più o meno tutti) i motivi per cui l’estate è una stagione che disprezzo, devo spezzare una lancia in suo favore: in estate, vogliate perché ho meno da fare, vogliate perché riesco a sfruttare meglio il mio tempo ho modo di poter scrivere con una certa continuità. E, questo, mi permette di sviluppare progetti che teoricamente non avrebbero nemmeno dovuto essere trasposti su foglio (non ci credevano i miei amici e non ci credevo nemmeno io), eppure qualcosa si è mosso e quel qualcosa mi porta ad iniziare qualcosa che durante l’anno sarà “bistrattato” e messo da parte fino alle prossime vacanze.

In fondo, non credo sia un caso che questo blog sia nato un agosto di tre anni fa (dovrei scriverci un post al riguardo, più o meno verso la corretta data del compleanno del blog, ma qui vi butto quest’anticipazione). Un agosto che, al meglio, rappresenta l’incarnazione dell’estate creativa per il sottoscritto. Complice il fatto che abbia poco da fare, complice il fatto che non si possa fare poi molto perché sennò si diventa fastidiosamente (e disgustosamente) sudaticci, non mi resta altro da fare se non dar sfogo alla mia vena creativa, con la speranza che non si prosciughi del tutto.

Colgo anche l’occasione per avvertirvi che da questo articolo in poi, dato che sono assorbito dai famosi altri progetti, le uscite di post saranno un po’ incostanti (cercherò di mantenermi a uno o due articoli alla settimana, ma non prometto nulla). Ma, forse, prima o poi vedrete (e giudicherete, per quel che conta) il frutto del mio lavoro.

Questo è quanto.

Cya.

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