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Riflessioni a Caso #42

Solo perché non ti spedisco a farmi un panino ogni volta che ti parlo, non significa che non ti consideri donna. Cazzo… Posso farmeli da solo, i miei panini.
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Riflessioni a Caso #30

[…] Anche perché non ho amici IRL da droppare.

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Di tutto, un po’

Devo essere estremamente sincero: non è che abbia molto da dire. Il primo caldo e lo studio mi tolgono la voglia di fare quasi tutto. Se ci si aggiungono i vari impegni, si spiega perché stia scrivendo un post alle 12.20 di mattina (al posto di studiare). Comunque sia, ormai ho iniziato e quindi arriverò alla fine del post. O morirò nel tentativo di farlo. Ci tengo anche a dire che non so esattamente di cosa parlerà questo post (ho due argomenti sicuri e poi il vuoto), quindi fate un respiro profondo e preparatevi a sprecare tempo prezioso della vostra vita.

E in principio furono le Amministrative. Amministrative che per il sottoscritto e il suo gruppo, sono iniziate con le primarie per designare il candidato sindaco del centro-sinistra. Nel post di settimana scorsa accennavo al ballottaggio e al fatto che, comunque fosse andata, ne sarebbe valsa la pena. Beh, mentivo. Sia chiaro, l’esperienza è stata bellissima e se mi dicessero di rifarla non ci ripenserei due volte (giusto quelle quattro o cinque). Comunque, dicevo, che mentivo. Mentivo perché se avessimo perso avrei (o per meglio dire, avremmo) avuto la conferma che per quanto ci si impegni sul territorio e per quanto si lavori bene, le vecchie logiche sono sempre quelle predominanti. Eppure, i cittadini di Seveso, hanno deciso di voltare pagina ed eleggere un candidato sindaco “rosso”, dopo quindici anni di mal governo del centro-destra. Fortunatamente è andata così e ora ci sarà tantissimo da lavorare anche per quelli che non fanno parte del consiglio (come il sottoscritto). C’è talmente tanto da lavorare che sia sabato mattina, sia mercoledì mattina dovremo essere al mercato per dimostrare che dopo la vittoria non siamo spariti. E dato che gli Dèi sono dei sozzi bastardi, mi toccherà svegliarmi presto.

Sabato ho incontrato V. e il suo moroso. Con me c’era la Fatina. Devo dire che è stata una giornata piacevole che sicuramente avrà un bis (in quel di Milano, dato che a Parma la gestione ci lascia assai perplessi). Quando V. dice che ho una parolina buona per tutti, sta dicendo la verità. E, quel giorno, ero anche di buon umore. Vi lascio immaginare quanto possa essere delicato e fine quando ho lo scazzo atomico. Comunque sia, ci tengo a dire che non ho fatto complimenti solo alle tettone, ma anche a fanciulle molto belline che sono sbucate dal nulla e che poi abbiamo perso di vista. Tra l’altro, tornando in Sempione, io e la Fatina abbiamo incrociato una gingerina stupenda. Una giornata perfetta per iniziare una tre giorni altrettanto perfetta. Mi è stato chiesto come sia V. dal vivo. La prima risposta che m’è venuta da dare è diversa. Diversa in meglio, ovviamente. L’incontro è andato più o meno come auspicabile, se escludiamo una colazione fatta di corsa.

A proposito di incontri, dopo il fallimento dei precedenti tentativi vogliate per il tempo, vogliate perché non frega un cazzo a nessuno, ho intenzione di riproporre il Meet Coso. Cos’è il Meet Coso? Semplicissimo: è l’opportunità di incontrare il sottoscritto (ed eventualmente la Fatina e il Cacciatore) per conoscerci personalmente. Le modalità penso non cambieranno: giornata a Milano da trascorrere tra la Feltrinelli e Parco Sempione. Pranzo possibilmente al sacco e tanto tanto divertimento (non assicurato). Per le date ci si metterà d’accordo più avanti. Perché dovreste venire, se abitate dall’altra parte del mondo? Semplice! Avrete l’occasione di conoscere me ed io, causa culopesismo cavalcante, non mi muoverò da Milano. E, sì, mi rendo conto che questa affermazione non sia molto carina, ma ceste.

Prima o poi inizierò una rubrica sulle mie letture. Ho intenzione di copiare l’idea a V., che so già che mi perdonerà. Forse. Comunque sia, devo solo mettere insieme la voglia di scrivere e scegliere un libro dei tanti che ho letto e sto leggendo (sempre sia lodato il Kindle). Partirò, probabilmente, dalla lista che troverete nei “Must Read di Coso” che, tra l’altro, sarà da aggiornare. Sia mai che riuscirete a trovare qualcosa di interessante da leggere. Dato che si parla di libri e che, comunque sia, non ne se ne leggono mai abbastanza, mi affido a voi per consigli su libri che potrebbero piacermi (vi lascio libertà di genere e autore), ma tenete presente che alla fin fine, farò una cernita e chi si è visto si è visto.

Rimanendo in tema artistico, ieri l’altro ho rivisto il Divo. Ed è un filmone, senza ombra di dubbio. Ora, nella lista di film da vedere, ho “La meglio gioventù”. E questo mi riporta alla mente che, in teoria, io, il Cacciatore, la Fatina e la Secsdonna dovremmo riprendere col cineforum. Sono convinto che prima o poi riprenderemo (anche se in realtà, tutto si è bloccato per mia colpa, mia grandissima colpa).

Penso di aver scritto abbastanza, quindi mi fermo qui.

Questo è quanto.

Cya

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Avevo pensato ad una cosa, ma parlerò di tutt’altro.

Come tutti potete leggere, questo post avrebbe dovuto trattare di ben altro. Poi, però, ho avuto il tempo di pensarci bene e ho deciso che no, non valeva la pena parlare di quella cosa. E quindi, eccomi qui. Il solito titolo senseless e la solita mancanza di un argomento ben definito che, inevitabilmente, porterà ad un lungo e inutile sproloquio su fatti di importanza pressoché nulla.

Di foto raccolte per l’internet. Da “La Rossa del Giorno” al “La Pin Up del Giorno” passando per “Cose A Caso”, chi mi ha aggiunto su G+, ha avuto e sta avendo l’occasione di rimirare, dopo un’attentissima selezione, alcune delle foto più interessanti che ho trovato navigando sull’internet. Perché fare una cosa del genere? Ovviamente, per passare il tempo. Perché, come potrete ben immaginare, a cagare quelle foto non sono nemmeno io, che mi limito a selezionare e a spammare agli altri. Per amore della verità, però, c’è da dire che l’album delle rosse riscuote un certo successo grazie agli interventi della Fatina o del Cacciatore che piùunizzano, molto spesso, a caso. Ché, in realtà, a parte l’album delle Rosse, tutto nasce per emulare quanto fatto dalla Secsdonna su feisbug coi suoi album di foto molto fighi. Solo che io l’ho fatto in modo più casuale e quindi migliore (nevvero).

Pornogugolate, risate assicurate. Nei tempi che erano (ma se dovessi andare avanti di questo passo, potrebbero diventare addirittura i “tempi che furono”) si era presa l’abitudine di utilizzare la funzione “Hangout” per organizzare videoconferenze a cui partecipavamo io, il Cacciatore di Tonni, la Fatina dei Boschi e la Secsdonna. Era l’occasione per poter cazzeggiare in santa pace e dire quattro minchiate, condividendo aneddoti (più o meno veri) e prenderci per il culo a vicenda. Per un po’ di tempo sono state anche l’occasione per discutere dei film che avevamo deciso di vedere tutti e quattro, dopo averli valutati. Poi è successo l’inenarrabile e quindi non si pornogugola da ormai…Beh, forse da tre settimane. Ché poi, voi vi starete chiedendo perché “pornogugolata”, no? In realtà, non me ne ricordo nemmeno più il motivo, quindi sticazzi.

Eurovision…Io non ci sarò. Quella che avrebbe potuto essere una tradizione, purtroppo, viene interrotta dopo un solo anno: la visione dell’Eurovision song contest in compagnia dei sopracitati, purtroppo, quest’anno non s’ha da fare. L’allineamento planetario ha risvegliato forze potenti e antiche…E queste si esibiranno nel festival della canzone europeo. Le puntate saranno trasmesse o su Rai4 o su Rai5, in diretta nei seguenti giorni: 14/16/18 maggio, in serata. Il mio consiglio è quello di cercare in streaming il commento in norvegese che è pressoché assente rispetto a quello italiano, molto più invadente. I motivi per guardarlo sono svariati: esibizioni che vanno dal ridicolo al quanto meno interessante, chiari messaggi subliminali che inducono all’omosessualità, canzoni terribili. Insomma, qualcosa che va assolutamente visto e non può essere perso… A meno che non siate me. Tra l’altro avevo pure fatto il nome del probabile vincitore, ma me lo sono scordato. Tristezza infinita.

Rapporti raffreddati ed eccezioni. Mi piacerebbe dire d’esser bravo a rinsaldare i rapporti in crisi oppure che sia un grande mantenitore di amicizie, ma non è così. Più passa il tempo e più mi accorgo che i rapporti che ho con svariate persone, col passare del tempo, subiscano un’involuzione. Alla base di questa involuzione a volte c’è un litigio, altre volte il perdere i contatti, altre ancora una sorta di  fase di stanca. Per quanto solido fosse il rapporto, infatti, l’allontanamento è sempre stato un naturale evolversi della situazione. La cosa a volte mi è dispiaciuta, altre volte mi ha lasciato indifferente. Senza ombra di dubbi, il modo in cui sono fatto, non aiuta di certo a portare avanti un rapporto. Per quanto, a volte, ci possa essere un “ritorno di fiamma” (non nel senso stretto usato nell’ambito relazionale), a meno che non ci siano stravolgimenti radicali, la situazione è destinata a ricadere in un’apatica e gelida cortesia, fino a quando uno dei due (di solito, io), non si rompe le palle. Gli unici che, per il momento, sembrano aver evitato questo tipo di excursus sono…Cinque persone: un ex compagno di classe, una biondina sbarazzina e pessima Cupido (per sua stessa ammissione), e gli altri tre che sono già stati citati sopra e ancor più sopra.

Letture primaverili. In questo momento, oltre a rileggere alcuni fumetti, sto portando avanti la lettura di “The Godfather”. L’autore si dimostra abile sia nel descrivere un ambiente come quello delle famiglie americane, sia a rendere un ritratto quasi “eroico” di personaggi che, nella realtà, sono tra i peggiori criminali. Nonostante ciò, però, non si può fare a meno di essere simpatetici con gli avvenimenti che si leggono. L’aria di timore e rispetto che incute Don Vito Corleone, traspare come se fosse di fronte al lettore. Puzu si rivela capace di trascinarci lungo la storia di una delle più importanti famiglie mafiose italo-americane, con i suoi alti e i suoi bassi, senza mai stancare. Probabilmente diventerà un must read. Rispetto a film, è possibile notare come i cambiamenti apportati non modifichino quasi nulla della storia originale (almeno fino al punto in cui sono arrivato). Nonostante questo, però, si conferma la formula “libro > film”.

Quel film da vedere. Mi rendo conto che questa sia la terza settimana da quando il film “Quinto Potere” sia stato scelto. Mi rendo anche conto che avevo detto che l’avrei visto appena avessi avuto tempo, la settimana scorsa. La verità, però, è che di tempo non è che ne abbia poi molto. Altri doveri richiedono gran parte delle mie attenzioni e delle mie energie. Il fatto che il film duri due ore e un minuto, poi, non mi invoglia molto a guardarlo in questo momento. Arriveranno tempi migliori, però. Male che vada, basterà aspettare la seconda settimana di giugno. Ma conto di vederlo anche prima (le ultime parole famose).

Doctor…Who? E… Ci siamo. Sabato potremmo venire a sapere, dopo cinquanta anni, il nome del Dottore. Probabilmente la puntata che verrà trasmessa in Regno Unito sabato alle diciannove e qualchecosa, è una delle più attese di sempre. Dopo un’ottima puntata scritta da Neil Gaiman, in cui sono tornati in scena i Cybermen come non li avete mai visti, siamo giunti al finale di stagione. Un finale di stagione particolare, dato che il più grande enigma di tutto lo spazio e il tempo potrebbe essere svelato. Il Dottore giungerà, come previsto da Dorium, “on the Fields of Trenzalore, at the fall of the Eleventh, when no creature can speak falsely or fail to answer, a question will be asked – a question that must never be answered…Doctor Who?”. Oltre a questo, però, tutti vorremmo sapere la soluzione del mistero riguardante la ragazza impossibile. Insomma, saranno 45 minuti densi di eventi. L’unica cosa certa è che non c’è altra puntata che mi abbia messo addosso una hype del genere. La speranza è che la puntata sia almeno vicina alle aspettative che ho. 

Questo è quanto.

Cya.

Bonus 1:

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Riflessioni sparse

Non so di cosa tratterà l’articolo perché, per il momento, non ho le idee ben chiare. Non ci sarà un filo conduttore e, per vostra viva e vibrante soddisfazione, cercherò di evitare accenni alla politica perché non c’ho voglia.

La prima riflessione non può che riguardare la chiusura di Messenger. Tutti, agli albori della loro esperienza di “social networking”, hanno avuto almeno un contatto di msn (il sottoscritto ormai ha perso il conto di quelli da lui creati, ma si sa, sono un caso patologico). È stato proprio grazie a questo programma di messaggistica istantanea che abbiamo avuto l’occasione di avere rapporti che altrimenti non avremmo avuto per le più svariate ragioni. Per qunto mi riguarda, fino a poco meno di un paio di anni fa, msn è stato l’unico modo decente per parlare con calma con i miei amici. È stato lì, che ci sono state discussioni di un’epicità tutta tipica del cazzeggio ed è stato lì che sono avvenuti i più divertenti lapsus. È triste pensare al fatto che non ci sia più (inglobato da skype, che però è diventato praticamente inutile), nonostante tutti i problemi che aveva (si bloccava per un cazzo, impiegava secoli a mandare file e così via). Un altro pezzo di storia dell’internet che se ne va. Insegna agli angeli a trillare.

La seconda riflessione riguarda le uscite di gruppo. C’è chi le inizia e c’è chi, per il momento, sembra averle finite.Per questo particolare evento, però, ci sono sempre state sensazioni ed emozioni contrastanti. Il processo decisionale, per esempio, è eccessivamente lento e finisce con lo scontentare quasi tutti (quando si raggiunge un punto di incontro decente, per lo meno). D’altro canto però, non posso fare a meno di provare un po’ di nostalgia per i tempi che furono. Probabilmente (e quando dico probabilmente intendo dire sicuramente) il passare del tempo fa risaltare le cose positive e fa dimenticare le negative, eppure non posso fare a meno di ricordare degli interminabili pomeriggi passati a zonzo i primissimi tempi all’oratorio e poi in giro per la città. Così come i ricordi legati alle partite di calcio e Magic riescono tuttora a strapparmi un sorriso. Ora come ora, probabilmente (leggasi il discorso fatto sopra), farei un’esperienza del genere in maniera diversa, “meno impegnata”, rispetto a prima (il condizionale è dovuto alla mancanza di un “gruppo” di amici) ma, in definitiva, è un’esperienza che va assolutamente fatta con i molti pro e gli altrettanti contro.

La terza riflessione, non è esattamente una riflessione ma una costatazione: sono tendenzialmente asociale. Non lo scopro oggi, non lo dico da oggi, ma è un dato di fatto. Ho pochissimi amici sparsi per l’Italia (e in futuro, forse, per l’Europa) e la cosa è, tendenzialmente, un problema. Un problema legato alla pressoché totale mancanza di alternative. Nel caso in cui le persone che frequentassi ora non potessero (per i più svariati motivi) riuscire a conciliare altri impegni con i miei (perché sì, sono un Coso fin troppo impegnato ultimamente), rischierei di avere solo lavoro e poco divertimento. La questione centrale è, però, il fatto che a parte pochissimi individui per cui nutro simpatia/stima con gli altri non vorrei averci a che fare (e, probabilmente, loro non vorrebbero avere a che fare con me). Il grossissimo problema è stata una “specializzazione” degli interessi che mi ha portato a poter avere a che fare con solo determinati gruppi di persone che condividano almeno uno dei tanti (in realtà pochi) interessi condivisibili. Ovviamente, lo scotto da pagare per questo mio essere schizzinoso è proprio il problema sopra elencato. D’altra parte, la mia pulsione a socializzare sta attraversando una fase (molto lunga) di calo.

A far da contraltare alla terza riflessione, però, arriva la quarta. Nonostante la mia inattitudine alla socializzazione (soprattutto per mancanza di voglia) ho avuto modo nell’ultimo anno e mezzo, di conoscere un sacco di persone con cui intercorrono rapporti quanto meno cordiali. Per non parlare di politica, mi rifarò al secondo caso che è probabilmente anche quello più lampante: la Gazzetta di Baruccana, gestita e creata da giovani. Fondamentale è stata l’insistenza di un amico nel farmi partecipare ad un progetto giovine ad ambizioso. Una sera a settimana è, infatti, ormai precettata per questi incontri. Tendenzialmente, questo sottolinea due cose: la prima è che il mio calo di socialità è strettamente legato al mio culopesismo e alla voglia pressoché nulla di gettare basi per nuovi rapporti da zero (il che mi classifica come “Orso”). La seconda, invece, mostra come qualora ci siano agganci sia in grado di amalgamarmi ad un gruppo già creatosi in precedenza senza grossissimi problemi. Per assurdo, dopo esser stato per gran parte dell’adolescenza fondatore di gruppi, ora il processo di socializzazione è maggiormente aiutato dalla presenza pregressa di una cerchia di persone.

Ora, non terminate le riflessioni “degne di nota” non mi resta che aggiornare un po’ la situazione generale, con un rapidissimo elenco:

1) La pulizia etnica musicale, procede seppur lentamente. Qualora aveste gruppi da consigliare non esitate a farlo. Quando avrò voglia cercherò qualcosina su YT per decidere se valga la pena o meno diventare un ascoltatore
b) La fissa del momento è, di nuovo, Cthulhu. La motivazione? Semplice: persone dall’animo artistico (quindi più sensibili) hanno iniziato a fare sogni strani. È un chiaro segno che il Grande Cthulhu stia per risvegliarsi. F’htagn Cthulhu!
– Sono ancora single e ho avuto oggi la conferma, purtroppo, che la compagna di corso che mi sarei fatta volentieri è fidanzata con un armadio 1,90 x y kg di muscoli.
♦) Come giustamente mi fece notare V. tempo addietro, dovrei fare pubblicità all’indirizzo e-mail creato per permettere a voi lettori di minacciarmi, insultarmi o anche soltanto rompere le balle. Lo trovate qui.

Direi di aver finito.

Questo è quanto.

Cya.

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Tre metri sotto terra

Il titolo, già di per sé, è un programma. E, ancora più buffo, diventa il tutto quando stai scrivendo l’introduzione e senti passare un’ambulanza a sirene spiegate davanti a casa tua. Perché questo titolo? In realtà, non c’è nessun vero motivo. Ero sotto la doccia e, improvvisamente colto da illuminazione, mi è venuto in mente questo titolo e, quindi, eccoci qui.

Cosa c’è tre metri sotto terra? Io non ne ho la più pallida idea. Penso ci siano radici, vermi e altri simpatici invertebrati, qualche larva e poco altro. Allora perché scegliere questo titolo a cui non si può ricollegare (quasi) nulla? Ottima domanda che merita almeno una risposta. Ho scelto questo titolo ispirandomi all’abitudine di alcune larve di cicala che, dopo essere uscite dall’uovo, hanno l’abitudine di sotterrarsi per diciassette anni (in tal modo disorientano i loro predatori naturali) per poi riemergere dalle profondità della terra e concludere il loro ciclo vitale.

Cosa c’entra questo con me? Piuttosto semplice. Da un (bel) po’ di tempo pure io mi sono sommerso in attesa di riemergere al momento propizio. Quando dico che mi sono sommerso, mi riferisco soprattutto al campo prettamente sociale. Per essere precisi mi riferisco sia alle amicizie, sia all’amore. In questi anni, infatti, mi sono dedicato a coltivare pochi rapporti necessari. Una volta giunto al termine del momento di necessità, immancabilmente, il rapporto veniva troncato col consenso di ambo le parti (non è propriamente facile sopportarmi). Questa tendenza si è dimostrata corretta anche negli ultimi giorni in cui ho fatto una pulizia tra i vari contatti (sia su cellulare/Real Life, sia sui social network). Le teste cadute sono state molte e alcune, come dicevo in un altro intervento, avevano ricoperto un ruolo importante nella mia vita.

Ed è con questa azione che mi sono preparato a riemergere dal lungo letargo. Sarà una riemersione lenta, in cui mi prenderò i miei tempi, ma sarà qualcosa di costante. Perché ho preso questa decisione? Fondamentalmente perché, entro il prossimo autunno, mi ritroverò (per forza di cose) ad avere a che fare con ogni tipo di persona e, inevitabilmente, sarò costretto ad aumentare il mio tasso di socialità. Ma non è tutto qui.

Nonostante il nocciolo duro degli amici non sarà destinato a cambiare (o almeno spero non nel breve termine), sarebbe meglio aumentare le persone nelle “cerchie collegate”. Aumentare, insomma, il numero di conoscenti in modo tale da entrare in contatto con realtà “nuove” o comunque diverse rispetto a quelle di cui mi sono circondato fino ad ora.

Sì, mi rendo conto che scrivendo queste cose passo come lo sporco opportunista di turno che instaura rapporti per ottenere i suoi scopi reconditi e poi chiuderli, appena è soddisfatto. Bisogna capire, però, che il sottoscritto ha avuto un excursus personale (soprattutto a livello culturale) che lo ha portato ad optare per seguire quello che Weber definirebbe il “Paradigma dell’azione e della struttura” (In realtà, lui li ha teorizzati separatamente, per poi giungere alla conclusione che i due possano convivere e, a tutti gli effetti, lo fanno).

Cosa significa questo? Semplice: in base alle scelte e agli strumenti che la “struttura” mi mette a disposizione io scelgo l’azione che mi pare (e quindi non sempre è) più razionale, efficace ed efficiente per raggiungere il mio obiettivo. A questa logica non si sottrae quasi nulla. E, le poche eccezioni, di solito sono soggette ad un logoramento del rapporto nel medio-lungo periodo (ma, anche in questo caso, ci sono rarissime eccezioni che potrei contare sulle punta delle dita di una mano).

Questo mio asset è, probabilmente, dovuto alle varie esperienze vissute. Esperienze che mi hanno portato a seppellirmi tre metri sotto terra. Esperienze che, con questa mia riemersione, perderanno il loro ruolo centrale diventando semplici moniti che mi spingeranno a riflettere con attenzione sui vari pro e contro senza rappresentare, però, una zavorra che pare insuperabile e che mi porta al non decidere, al non agire solo per paura di cadere negli stessi errori. Insomma, vecchia vita e nuovo (o almeno ristrutturato) Coso.

Questo è quanto.

Cya.

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Sulle relazioni

Complice il fatto che oggi la depressione cosmica mi sia calata addosso con tutto il suo peso (vuoi un po’ perché non avessi un cazzo da fare, vuoi un po’ perché il non avere un cazzo da fare mi porti a farmi seghe mentali) mi sono ritrovato qui a scrivere questo post. Post completamente scollegato alla depressione cosmica o alle motivazioni che mi hanno abbattuto.

Fondamentalmente l’uomo è un animale sociale e, in quanto tale, intesse relazioni su più livelli. Livelli che molto spesso hanno confini nebulosi e non ben definiti. Confini che possono rivelarsi (quasi) inesistenti. Questi livelli non sono altro che le cerchie relazionali che ognuno di noi può avere a disposizione. Possiamo contare, per esempio, su una cerchia affettiva (che comprende famiglia e partner); o su una cerchia (o più) di amicizie; su una o più cerchie di conoscenze; sulla cerchia di chi ci sta sul cazzo e così via.

Tutte le cerchie hanno sia caratteristiche peculiari, sia caratteristiche comuni alle altre. Una delle caratteristiche che più si differenzia è, probabilmente, quella del linguaggio. Infatti, a seconda di chi si ha di fronte, si può attingere ad un determinato gergo piuttosto che ad un altro. Nel dettaglio, la cerchia affettiva e la cerchia dell’amicizia ne hanno uno piuttosto simile. Le differenze sono paragonabili a sfumature, note di colori appena accentuate. Coi conoscenti (così come coi colleghi di lavoro) invece, il gergo, per quanto confidenziale sia, tende ad essere differente. L’uomo è dotato, per fortuna, di un’ottima flessibilità che gli permette di intraprendere ogni relazione, indipendentemente dalla cerchia con la quale si è allacciato il rapporto, in modo tale da poter comprendere e rispondere alle sollecitazioni nel modo corretto.

Ovviamente, quando parlo di linguaggio, non mi riferisco al solo parlato ma anche al linguaggio del corpo. Linguaggio del corpo che, a tutti gli effetti, è molto più comunicativo e permette di comprendere meglio (in linea di massima) ciò che il nostro interlocutore ci vuole trasmettere.

Alla luce di quanto detto sopra, in teoria, saremmo dotati di tutti gli elementi per comprendere ciò che ci vogliono comunicare e il modo più adatto con cui rispondere. Guardando alla realtà, però, ci si accorge che non è propriamente così. E, a metterci in crisi, non sono tanto i cambi radicali che caratterizzano i rapporti con le diverse cerchie, quanto le piccole differenze interne alle stesse. Sono proprio le sfumature del linguaggio, difficilmente percettibili ed interpretabili, a metterci in crisi e a traviarci (a meno che tu non sia Cal Lightman, ma manco lui è infallibile).

E di questo ne stavo discutendo, con altri termini, oggi con la Fatina dei Boschi. La nostra “discussione” verteva sul fatto che io non abbia sviluppato il linguaggio necessario alla cerchia affettiva a livello non famigliare. Per dirla in modo chiaro: quando una cosa mi riguarda e c’entra una donna, sono talmente tardo che le offerte (anche quelle indecenti) le capisco con un ritardo medio di un anno e mezzo/due (storia assolutissimamente vera). Le motivazioni di questo mio esser tardo sono le più svariate e riguardano elementi endogeni ed  esogeni (scarsa autostima, paura del rifiuto, aspetto fisico terrrrrribbbbbbile, pretese troppo elevate, mancanza di “ragazze interessanti”, un po’ di scottature in giovanissima età, il fatto che di mio ritenga incomprensibile il linguaggio femminile in determinate situazioni, eccetera eccetera…) sono comunque dovuti alla mia scarsa attitudine nel capire o meno i messaggi lanciati da chi mi sta di fronte.

La cosa curiosa è che tutte le difficoltà in casi “normali” sorgono proprio in queste situazioni borderline tra amore ed amicizia. Ciò che per chi sta fuori dal rapporto pare ovvio o facilmente intuibile, per chi è coinvolto è qualcosa di difficilmente capibile e risolvibile. E quindi inizia, inevitabilmente, un “gioco delle parti” che si concluderà solo quando uno dei due, farà il primo passo. E, notate bene, non farà il primo passo perché ha capito quello che l’altro gli/le sta comunicando. Assolutamente no. Potrebbe avere dei “sospetti” o averlo intuito (con la vocina interna che gli/le dice, infingarda, cose del genere “Mannò, tanto è un palo nel culo” oppure “E se poi non gli/le piaccio? Ci faccio una figura di merda”). Lo fa perché, semplicemente, la situazione è diventata “insostenibile”, perché deve sapere. E questa è quella situazione che la Fatina dei Boschi risolverebbe con “la Teoria dello Strappo”.

Cos’è la “Teoria dello Strappo”? Ti stai facendo la ceretta (o hai un cerotto da togliere). Sai che prima o poi dovrai togliertela e, sia che tu strappi, sia che tu vada piano, soffrirai. Dunque che fare? Ovviamente si opterà per la cosa più ovvia: uno strappo secco, rapido che ti lasci appena il tempo per capire cosa sia successo. Quando un rapporto giunge a questo punto, non ti resta che fare una cosa: buttarti e toglierti il pensiero. Ti farà male per un po’, ma almeno avrai posto fine ad una situazione sgradevole.

Ovviamente, “la Teoria dello Strappo”, descritta in questo modo, può apparire estrema. Ma è davvero così? In fondo, in queste situazioni, non si tende sempre a “buttarsi”? Il pensiero che vi spinge ad agire (perché io col cazzo che agisco) non è proprio “O la va, o la spacca”? Una volta che avete agito, non vi sentite sollevati per esservi tolti il dente su cui la lingua batteva?

In qualsiasi caso, si arriverà ad una risoluzione della situazione non grazie al linguaggio relazionale che ci ha messo in sto casino, ma bensì grazie all’insostenibilità della relazione stessa.

Questo è quanto.

Cya.

P.S.: La “Teoria dello Strappo” non è sicuro al cento per cento che sia della Fatina dei Boschi.
P.P.S.: Se il finale vi dovesse sembrare pessimo, sentitevi liberi di sostituirlo con questo: “Dato che dopo tutte ‘ste domande non so come cazzo concludere, questo è quanto.”

Bonus:

 

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