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Un partito in frantumi

Non posso dire che non ci sia amarezza per come siano andate le cose in questi due giorni, ma cercherò di analizzare con freddezza e obiettività il difficile momento che sta passando il Partito Democratico.

Già in tempi non sospetti, subito dopo le elezioni, avevo ventilato la possibilità che il partito potesse spaccarsi a causa delle correnti al suo interno. Un mese e mezzo dopo, questa funesta previsione (che allora ritenevo comunque improbabile) si è rivelata anticipatrice degli eventi.

D’altronde, alla vigilia del voto in Parlamento, i presupposti non erano dei migliori. Il partito arrivava lacerato dallo scontro aperto tra Bersani e Renzi. Scontro condotto sui giornali e in televisione e che si è acuito quando il Sindaco di Firenze è stato escluso dalla rosa dei grandi elettori. Anche i nomi circolati non facevano presagire nulla di buono: l’ipotesi dell’inciucio diveniva sempre più consistente fino all’ufficialità del nome di Marini.

Ecco, forse è proprio col nome di Marini che inizia l’implosione del partito. Il nome non piace agli elettori per quello che potrebbe rappresentare e non piace nemmeno a molti dei politici chiamati ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Nonostante questo, per il primo turno, viene presentato comunque il nome di Marini. Alcuni attivisti del partito vengono inquadrati mentre bruciano le tessere in segno di dissenso.

A complicare ulteriormente le cose, c’è la presenza di Rodotà come candidato di M5S. Ed è proprio questo nome che provoca la più grande sfaldatura all’interno del partito. Molti dei Grandi Elettori, infatti, convogliano le loro preferenze su di lui. La stessa cosa fanno gli alleati di coalizione di SEL. M5S esce rinsaldato da quanto successo. Il PdL, dal canto suo, grida allo scandalo perché il PD non ha mantenuto i patti presi in precedenza e non è stata in grado di eleggere un Presidente di larghe intese a causa di alcuni “franchi tiratori”.

In serata tutto lo stato maggiore si riunisce e tutte le correnti paiono convergere sul nome di Romano Prodi. I giochi sembrano fatti, lo schieramento che componeva la coalizione “Italia: Bene Comune” pare di nuovo salda. L’illusione, però, dura mezza giornata. Al termine della quarta elezione (la prima a maggioranza assoluta) a Prodi mancano ben cento voti della coalizione. Subito dopo, il caos.

Prodi rinuncia alla candidatura lanciando una frecciatina avvelenata a Bersani. La Bindi decide di dimettersi dalla presidenza e, a distanza di circa un’ora, Bersani annuncia che una volta trovato un Presidente della Repubblica si dimetterà dalla segreteria del Partito. Per la quinta tornata, il PD dovrebbe votare scheda bianca.

Nell’aria c’è confusione mista a consapevolezza che il Partito Democratico in questo momento è sull’orlo di un burrone, in frantumi. Come ci sia arrivato lì, è sotto gli occhi di tutti. Da una parte l’insensata insistenza di Bersani nel formare a tutti i costi un governo, dall’altra le tante correnti che tiravano tutte in direzioni diverse, hanno spezzato un partito uscito già molto indebolito dalle elezioni nazionali.

In questo momento regna l’anarchia. Provare ad immaginare cosa potrebbe succedere da qui a domani è complicato. Fare pronostici a lungo termine pare quasi impossibile. Eppure, la sensazione è quella che una fase del PD sia conclusa. Il futuro, per quanto incerto, potrebbe presentarsi come uno dei tre scenari che mi appresto a descrivere.

Il primo, quello maggiormente inutile, sarebbe quello di estromettere solo poche persone senza dar vita ad un vero rinnovamento quanto mai necessario. Dare tutta la colpa a Bersani e al suo “Tortello magico” sarebbe fin troppo facile e semplicistico: in questi ultimi mesi, sin da dopo le primarie, errori sono stati commessi da tutta la dirigenza del PD. Molti dirigenti, essendo capo-correnti, hanno badato più a ciò che per loro era meglio, piuttosto che al bene del partito. La dimostrazione la si è avuta, in particolar modo, oggi. Continuando in questo modo, nonostante la probabile discesa in campo di Renzi, le cose saranno destinate a non variare. In un momento del genere con un Movimento 5 Stelle che sta logorando con successo un centro-sinistra non esente da colpe, con una base che chiede a gran voce il rinnovamento dei vertici (la dimostrazione la si ha con i molti favori che incontra Rodotà), non agire sarebbe un ulteriore vilipendio al cadavere, già troppo deturpato, della Sinistra italiana.

Il secondo, invece, è la dissoluzione del PD è la nascita di due/tre partiti che vadano a coprire l’area del centro-sinistra. Perché, come ho illustrato qui, la Sinistra ha sempre avuto in sé il germe della deflagrazione, soprattutto quando le cose vanno male. D’altro canto, in questo momento, sembra che le varie correnti remino tutte in direzioni diverse per perseguire i propri obiettivi, qualunque essi siano. Ovviamente, sul piano elettorale, significherebbe consegnare il paese al centro-destra e a Movimento Cinque Stelle, con una dispersione di voti di dimensioni enormi. Se davvero il Partito Democratico dovesse sciogliersi, si assisterebbe alla fine peggiore per un progetto ambizioso volto ad unire tutte le anime di un centro-sinistra forse troppo diviso.

Il terzo scenario è, forse, quello più auspicabile: un rinnovamento del PD fattuale e non solo teorico. Accanto ad un Renzi, futuro probabile candidato alla Presidenza del Consiglio, potremmo avere nelle, vesti di segretario del partito, Barca. I due non si escludono e, anzi, sotto molti punti di vista sono complementari. Mentre il Sindaco di Firenze è in grado di rivolgersi ad un pubblico trasversale, Barca potrebbe cementare il radicamento con la base colmando le antipatie che Renzi si è attirato e si attirerà. Altro nome papabile per la segreteria è quello di Pippo Civati, un volto nuovo e una persona capace, perfetta per un rinnovamento tanto invocato e sempre disatteso. La cosa fondamentale, però, è che la vecchia dirigenza, fallimentare sotto tutti i punti di vista, venga rimpiazzata da una nuova generazione capace (forse) di abbandonare i vecchi ragionamenti correntisti in favare di una visione maggiormente unitaria.

Il progetto PD è (era?) molto ambizioso, forse troppo per gli uomini visti finora. Non ci resta che attendere e, come sempre fanno gli elettori di Sinistra, aspettare che quel qualcosa in più, quegli uomini validi che da troppo tempo mancano, si facciano avanti e non ci facciano vergognare di dire “Sì, sono un elettore di centro-sinistra e ne sono fiero”. Aspettare quegli uomini validi che non si lascino e non ci lascino un partito a pezzi, come il PD di oggi.

Questo è quanto.

Cya.

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Le (dis)avventure alcoliche di Coso

Questo post l’avevo in mente già da venerdì scorso ma, dato che durante il week-end non avevo voglia di scrivere, mi metterò all’opera solo oggi.

Come avevo accennato nel post “Momenti Imbarazzanti”, la mia prima (e ultima) sbronza, risale alla lontana estate del 2010. Ho avuto modo di ripensare a quei giorni, dopo che sabato notte son rientrato a casa allegrotto da una cena con amici (sì, la famosa cena del post precedente che è andata divinamente). E questo mio “ripensare ai tempi che furono” mi ha portato ancora più in là, ancora più distante…Alla gita a Monaco una settimana dopo aver compiuto i diciotto anni (dovrebbe esserci un post pure su questo argomento, da qualche parte). Ecco, in questo post cercherò di ricostruire nel modo migliore possibile le mie bevute e le conseguenti (o concomitanti) disavventure.

Andiamo con ordine e partiamo da quella più vicina nel tempo: Venerdì sera. Fondamentalmente venerdì sera ho bevuto poco (un paio di bicchieri di sidro e quattro limoncelli) e di vere e proprie “disavventure” non è che ce ne siano state…Il vero problema è sorto quando mia sorella vedendomi, alle 02.30 di notte, scattante è sveglio ha creduto fossi ubriaco. All’inizio pensavo scherzasse, poi, l’indomani ho capito che era tremendamente seria. E l’ho capito perché, appena rientrato dalla fiera del fumetto di Novegro, mia madre mi ha fermato e ha iniziato a farmi il terzo grado su cosa avessi o non avessi (bevuto) fatto la sera prima. Una volta arrivati al punto focale della faccenda (i quattro limoncelli), con aria disgustata ha scosso la testa e ha detto “Vabbè, se lo dici tu…” e, nonostante, non abbia insistito più di tanto era possibile leggere nei suoi occhi la salda convinzione che fossi davvero brillo. Per questo, probabilmente, dovrò dire grazie a mia sorella.

Eh, sì, adesso si parlerà di quella serata che nella mia mente ha lasciato pochi (e confusi) ricordi: era la fine di giugno del 2010 e mi sono ubriacato. L’ho fatto per fare il figo? No. L’ho fatto per provare? Manco fossi scemo. E allora com’è successo? La risposta è semplice: soffrivo di “Mal di terra”. Vedevo tutto (suolo compreso) ondeggiare e questo di sicuro non mi aiutò a capire quanto l’alcool influisse su di me. Resta il fatto che, quella sera, bevvi soltanto mezzo litro di vino, un paio di bayles, un fil ‘e ferru e uno Jägermeister. Questo mix alcolico, come ben noto, mi portò ad enunciare correttamente i nomi di tutti i Cavalieri dello Zodiaco (per colpa della somiglianza di un gran pezzo di figliola con Shaka di Virgo) citandoli tutti (secondo fonti certe ed affidabili). Poi riesco a ricordare i bagni mal illuminati in cui ho vomitato tutto, anima compresa. Ricordo anche lo scambio di battute con quello che mi ci aveva portato  e più o meno è questo:

Lui: Devi vomitare
Io: Ma che sei scemo?
L: No, no, devi vomitare sul serio…Muoviti. Infilati due dita in bocca
Io: Non ci penso nemmeno
L: Va bene, lo faccio io.
Io: No, col cazzo, stai fermo! Dammi due minuti.

Venti secondi dopo…Beh, il risultato lo conoscete tutti (anche perché è scritto sopra). Subito dopo un lungo vuoto. Mi ricordo che mentre cercavo di salire sul gommoncino che mi avrebbe riportato sulla barca a vela, stavo per cadere in acqua. Il viaggio l’ho dimenticato. Poi c’è il ricordo del mio semi-collasso sul ponte e la delicatezza con cui mi è stato detto “Togliti dai coglioni che arrivano ospiti e dobbiamo mangiare”. E, alla fine, c’è stato il risveglio con un leggerissimo mal di testa, alle sette del mattino. Un’ora dopo, ero messo meglio di tutti gli altri pseudo-sobri. Un’esperienza terrrrribbbbbile, che non auguro a nessuno, comunque.

E, come ultimo episodio legato all’alcol, non si può non ricordare la gita a Monaco di Baviera dopo aver compiuto appena diciotto anni. In questo caso, però, la (dis)avventura alcolica non è stata propriamente mia, ma di un mio compagno. La sera del secondo giorno a Monaco, i Prof ci concessero libera uscita e, fortunatamente, di fronte al nostro albergo c’era una trattoria gestita da italiani. Io e il mio compagno (unici due maggiorenni della mia classe presenti), siamo entrati (con una prof che aveva voluto accompagnarci) e abbiamo preso tre litri di birra (uno cadauno). Alla fin fine, dopo sei litri di birra e mezzo (la mia prof ne aveva bevuto un sorso e l’aveva lasciata a noi da smezzare), il mio compagno completamente ubriaco non si reggeva in piedi e doveva pisciare. Con fare molto scazzato, l’ho riportato in camera dove questo, anziché pisciare si è buttato sul mio letto ed è crollato in un profondo sonno alcolico con addosso ancora jeans e scarpe. L’unica nota negativa per quel che mi riguardava, fu quello di dover interrompere un massaggio ad una tizia di una delle altre classi in gita con noi. La serata per me si è conclusa nel giocare a Tekken 5 con le figone di quinta superiore. Ah, bei ricordi…Ma per oggi, mi fermo qui.

Questo è quanto.

Cya.

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