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L’ennesimo fallimento

Nota Bene: il titolo avrebbe potuto anche benissimo essere “Sulle elezioni 2013” “I Risultati delle elezioni 2013” o “La fine della Seconda Repubblica?”. Ho scelto invece di intitolarlo così perché, per lo meno parzialmente, svestirò i panni di “Coso Politologo” per lasciar spazio al “Coso attivista politico”.

Vorrei evitare, in questo post, una misera e arida cronaca dei fatti che sono noti a tutti per concentrarmi sull’ennesimo fallimento del Centro-Sinistra. Fallimento che non è ascrivibile solo alla reiterata stupidità degli elettori italiani, ma è legata anche ad una serie di errori che sono stati fatti durante la campagna elettorale e che hanno radici ben più profonde.

Il primo errore è come stato sottovalutare Movimento 5 Stelle e la sua esplosione. Una sottovalutazione che ha origine tanto nel direttivo del partito, quanto nella base. Più volte, durante questa campagna elettorale, ho espresso ai miei compagni le preoccupazioni riguardanti la possibilità di avere M5S tra il 20 e il 25%. Mi è sempre stato detto che ero troppo pessimista e che la gente, arrivata in cabina elettorale, non li avrebbe votati. Questa visione delle cose, fin troppo semplicistica, porta inevitabilmente alla luce un altro errore.

L’errore in questione è stata la mancata percezione dello spostamento di voti (il 6%)  avvenuto negli ultimi giorni della campagna elettorale. Il PD, infatti, pur avendo un’organizzazione capillare sul territorio e pur avendo contatti continui dei Comuni con il partito delle Provincie, non ha avuto il minimo sentore di un così forte calo dei consensi. Probabilmente ad alterare la percezione c’erano sia i sondaggi, sia la quasi matematica certezza di aver già vinto.

Un altro elemento da rivedere è, indubbiamente, la gestione di Renzi. Renzi, per quanto non sia il mio politico ideale, è in grado di raccogliere i favori delle persone indipendentemente dal loro schieramento. È un gran comunicatore che può fare la differenza ed è stato sfruttato poco e male. La sua entrata in gioco è avvenuta con un colpevole e inspiegabile ritardo e, questo, indubbiamente ha molto influito sui favori di cui avrebbe potuto godere il Centro-Sinistra.

E questo conduce immediatamente ad un altro grosso problema: la campagna elettorale. Sia chiaro: sono convinto che in qualsiasi altro paese, una campagna elettorale come quella del PD sarebbe stata molto meglio accolta. In Italia, però, mantenere toni bassi e concentrarsi poco sulla bagarre televisiva non paga e se n’è avuta ripetutamente la dimostrazione in questi anni. Il primo errore è stato quello di non giocare mai d’attacco, di non aggredire eccessivamente gli avversari. Il secondo errore fatto in campagna elettorale è stata la poca copertura nei mass-media delle pubblicità elettorali che ho visto per caso (e raramente) solo su alcune televisioni locali. È mancata una fase di promozione immediatamente prima del voto, insomma. Il terzo errore è stato fare poco affidamento sul duo Bersani/Renzi. Nell’appuntamento più importante della campagna, quello di Milano, sarebbe stato molto meglio avere Pisapia, Tabacci, Renzi, Ambrosoli e Bersani piuttosto che Prodi, capace di scaldare il cuore dei vecchi affezionati, ma non delle nuove leve.

Parlando di nuove leve, non si può non sottolineare come un processo parzialmente riuscito, con le “parlamentarie,” di rinnovamento del partito debba giungere a naturale conclusione. Non si riuscirà mai ad aver presa sui giovani con gente come Letta, la Bindi o D’Alema candidati in Parlamento o come papabili ministri.

Altra nota dolente è stata la presentazione del programma. Per quanto, obiettivamente, il Centro-Sinistra avesse il programma più valido, ai cittadini non è arrivato quasi nulla. Questo è ascrivibile sia ad una strategia comunicativa sbagliata, sia al fatto che gli incontri sul territorio siano stati pubblicizzati poco e male. Più di una persona mi ha detto che, da quanto sentito in televisione, i punti del programma parevano poco chiari e poco approfonditi. Una cosa del genere, purtroppo, affosserebbe chiunque e i risultati sono stati quelli che abbiamo visto tutti.

È, però, innegabile che oltre ad un fallimento (netto, evidente e fuori discussione) del Centro-Sinistra, ci sia stato un fallimento degli italiani. Mi rendo conto che l’Italia sia il tipico paese conservatore tendenzialmente di Centro-Destra in cui i partiti di Sinistra hanno sempre stentato ad imporsi per svariati motivi, eppure…

Eppure si è persa l’occasione di chiudere una parentesi squallida della vita della Repubblica Italiana che prende il nome di “Seconda Repubblica”. Si è persa l’occasione di voltare le sozze pagine del berlusconismo demagogico e populista che ci ha portato in questa situazione. Si è persa l’occasione di dimostrare la maturità degli elettori italiani. Si è persa l’occasione di dimostrare che le promesse ridicole (la restituzione dell’IMU e la sua abolizione) non fanno più presa su un popolo stanco, tartassato dalla crisi, da un sistema tributario nebuloso e poco efficiente, sempre più senza lavoro. Si è, insomma, persa l’occasione di emanciparci e di rendere l’Italia un posto migliore. E questo, signori miei, è stato un grossissimo fallimento per ogni singolo cittadino italiano, indipendentemente dal colore politico.

È evidente, insomma, che chi esca veramente sconfitto dalle urne è il popolo italiano. E lo dico senza alcun tipo di retorica o falso moralismo, data la situazione creatasi nel Paese.

E, per concludere, non posso far altro che parlare della mia regione: la Lombardia.

Partiamo dai dati: quasi cinque punti di distacco tra Maroni e Ambrosoli. Il dato, però, è secondo me inficiato dalla presenza di Albertini candidato della coalizione di Centro che ha portato via quattro punti al Centro-Sinistra. La sconfitta ci sarebbe stata ma sarebbe stata assai diversa da quella patita in questo modo.

La Lombardia proposta da Ambrosoli sarebbe stata una Lombardia diversa, probabilmente migliore. Sarebbe stato un segno di discontinuità rispetto ai vent’anni di governo del Celeste, travolto dagli scandali così come tutta la giunta del Pirellone. Sarebbe stata un tipo di politica diversa da quella a cui eravamo abituati.

Eppure, nonostante questo, alla fine ha prevalso la Lega. La stessa Lega che in Lombardia ha negato l’esistenza delle mafie, salvo poi ritrovarsi comuni commissariati con indagini per infiltrazione mafiosa. La stessa Lega che si è trovata ad essere coinvolta negli scandali per i rimborsi e per contatti con il crimine organizzato. La stessa Lega che sogna una Macroregione del Nord mentre moltissimi abitanti del Nord Italia sognano di essere cittadini europei.

Ed è demotivante vedere che i primi che si riempiono la bocca con le parole “Nuova politica” e continuino a lamentarsi della mancanza del “buon governo” siano stati proprio quelli che poi hanno votato Maroni.

Prendo spunto da questo articolo per poter aggiungere una serie di riflessioni di carattere generale.

Il PD, nonostante la sconfitta sia stata un duro colpo e nonostante sia necessario un riassestamento interno, sono certo che non scomparirà. I motivi sono vari e facili da cogliere: è il partito maggiormente radicato sul territorio ed è relativamente giovane. Inoltre, il processo di rinnovamento e ringiovanimento era già iniziato con le primarie per il Parlamento e con la discesa in campo di Renzi. Ora, i così detti “rottamatori”, avranno anche un argomento forte che è il fallimentare risultato di queste elezioni.

Come giustamente fatto notare nell’articolo linkato sopra, tra l’altro, si può sottolineare come candidato allo Segreteria del Partito ci sia un giovane. Il giovane in questione è Pippo Civati che ha, tra i tanti meriti, quello di essersi sempre speso in prima persona su tutto il territorio di origine (Monza e Brianza). Avendo avuto modo di conoscerlo e di parlarci più volte, personalmente sono convinto che puntando su di lui, il Partito Democratico non potrà che fare bene.

M5S, invece, ha iniziato ad avere i primi problemi. Inevitabilmente, l’apertura di Bersani, ha dato vita ad una serie di reazioni che si sono ripercosse su tutto il web. Nonostante molti siano favorevoli a questa apertura (anche se solo a breve termine), molti altri invece sono perplessi al riguardo.

Indubbiamente, M5S, è quello che rischia di perdere di più. Dopo l’exploit di queste elezioni, infatti, accettare un’alleanza formale potrebbe costargli una parte dei consensi provenienti dal bacino di voti del Centro-Destra.

D’altro canto, indipendentemente dalla voglia di potere di Grillo, la strategia più intelligente per il Movimento sarebbe quella di spingere Bersani tra le braccia di Berlusconi per far sì che lo scontento aumenti nell’elettorato di entrambi i partiti e guadagnare così altri voti.

Personalmente, però, ritengo che un punto di incontro tra PD e M5S sia trovabile. La maggioranza in parlamento, ovviamente, sarà a breve termine e dovrà fare in modo di cambiare la legge elettorale e dare il via ad un primo taglio dei costi della politica, per poi tornare ad elezioni il più presto possibile.

Un punto su cui dissento nell’analisi del mio amico è il fatto che ci sia qualcuno che abbia votato il Movimento “tappandosi il naso”. Il voto di protesta non è un voto fatto tappandosi il naso, ma un voto che segnala un disagio e la necessità di una nuova politica (potremmo discutere per ore e ore sul fatto che la nuova politica di M5S si basi su buoni propositi, alcune buone idee e altre completamente campate per aria).

Per quanto riguarda la Nuova Democrazia Cristiana non si può non parlare di flop clamoroso. I risultati sia alla Camera, sia al Senato sono stati a dir poco deludenti. La campagna elettorale casiniana ha avuto i suoi effetti negativi e ha portato all’esclusione eccellente di Fini che, con FLI, ha sorpassato di poco l’1%.

Lo stesso Monti è andato perdendo credibilità di settimana in settimana dopo la sua “salita” in politica e si è rivelata davvero la forza modesta che aveva previsto Berlusconi. L’ininfluenza al Senato ha, tra l’altro, stravolto i piani del PD che ora si ritrova a non avere alcun alleato.

Del PdL e di Berlusconi vorrei non parlare, ma è inevitabile farlo.

Berlusconi, ad oggi, è a capo della seconda coalizione nel paese. Grazie alle roboanti promesse è riuscito in un’impresa quasi impossibile (la rimonta) e ora mentre lui usa i guanti per invogliare il PD ad intavolare una trattativa per un “governissimo”, manda avanti Alfano a fare il lavoro sporco.

Spero vivamente (e sono abbastanza convinto) che alla fine questo matrimonio non s’abbia da fa. Una cosa del genere sarebbe controproducente sia per il PDL, sia per il PD e finirebbe con l’avvantaggiare solo ed esclusivamente Grillo che, in un caso limite del genere, prenderebbe anche il mio voto.

Per concludere, personalmente, sono uno di quelli che spera si torni a votare a breve con una legge elettorale diversa. È vero, c’è bisogno di un Governo stabile, ma ad oggi le condizioni non ci sono e difficilmente si avranno per un lungo periodo.

Questo è quanto.

Cya.

P.S.: Alfano chiede che i voti siano ricontati. Manco lui riesce a credere che gli italiani siano così stupidi. #Elezioni2013 (l’unica battuta che mi è venuta bene)

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Esposizione Mediatica

Come avevo anticipato, oggi mi occuperò di nuovo di politica. O meglio di un aspetto assurdamente invasivo (quasi virale) che caratterizza ogni campagna elettorale: la massiccia presenza in televisione dei candidati alla presidenza del Consiglio dei Ministri. In particolare, vorrei concentrarmi sulla presenza di un candidato lungamente sparito dalla scena pubblica per poi ricomparire con un ruolo non ben chiaro.

Ebbene sì, sto parlando di Silvio Berlusconi. Il nostro beneamato ex presidente del Consiglio, infatti, negli ultimi tempi ha raccolto una quantità di presenze televisive non indifferenti. Presenze che gli hanno permesso di riguadagnare consensi che si erano sempre più assottigliati col passare del tempo.

Coglierò l’occasione sia per soffermarmi (piuttosto marginalmente) sulle sue uscite e, soprattutto, sull’effetto che queste hanno sull’elettorato. Un effetto sorprendentemente positivo, nonostante le proposte da lui fatte ricadano nel più spicciolo populismo e nella più assoluta demagogia. Effetto che, nei sondaggi, mostra come il PDL sia in rialzo e stia rapidamente recuperando voti, tornando ad essere il secondo partito in Italia (complice anche il crollo, non inaspettato ma improvviso, di M5S).

Ciò che va avanti a ripetere da quindici giorni a questa parte è cosa nota a tutti e quindi eviterò di ribadirlo qui, ciò che mi interessa è però l’effetto che ha sul pubblico degli elettori/cittadini. Nonostante i diciotto anni di disastroso governo di questo grande carrozzone, nonostante una delle maggioranze più ampie della storia repubblicana, nonostante le promesse fatte agli elettori disattese o con un impatto terribile sul paese nel medio/lungo periodo, appena il “Pifferaio” inizia a suonare la solita canzoncina, che sentiamo dalla sua discesa in campo, gli italiani come tanti topini obbedienti si mettono a seguire il ritmo impostogli.

Mario Monti è convinto che gli italiani abbiano imparato a diffidare dal suono del piffero di Berlusconi, ma io non ne sono per nulla convinto. A fortificare la mancanza di convinzione in questo, ci sono da una parte i sondaggi e dall’altra la scarsa fiducia che ripongo nell’elettore medio italiano. Elettore medio italiano in cui nasce la tentazione di dar di nuovo fiducia alla coalizione guidata da Silvio Berlusconi e di cedere alle lusinghiere promesse di abolizione dell’IMU e di un abbattimento delle tasse.

Accanto all’elettore medio va poi inserita quella fascia di popolazione che rientra nella categoria dei “berlusconiani”: individui che pendono dalle labbra del loro messia/idolo e che hanno la tendenza a sparire subito dopo il voto o rinnegare (almeno in pubblico) il loro beniamino. Chi pensa che il “berlusconismo” sia finito, infatti, non tiene conto dello zoccolo duro che qualunque cosa accada, sarà pronto a dare il sostegno al Cavaliere in modo più o meno palese.

Questo sostegno è ascrivibile al massiccio impiego di metodi di propaganda che sono un ottimo mix tra psicologia, marketing e recitazione a cui Berlusconi dedica massima attenzione e cura. Ogni gesto, ogni comportamento di fronte a delle telecamere è attentamente studiato da un team di psicologi che consigliano il prode ex presidente su come comportarsi e cosa fare per attirare (nel bene o nel male) l’attenzione dei cittadini/pubblico.

A questi elementi si aggiunge un problema piuttosto importante che i mezzi di informazione. Come tutti ben saprete, Berlusconi è proprietario di tre delle principali reti in chiaro, oltre che di alcuni giornali. Questo porta (almeno in due telegiornali su tre) ad avere una serie di informazioni corrotte da faziosità e riportate in modo tale da mettere in buona luce il buon B. A controbilanciare questo elemento, tendenzialmente, si ha però un gruppo molto folto di giornali/trasmissioni televisive/reti che fanno l’esatto contrario: fanno di tutto per screditare Berlusconi e l’aria politica che rappresenta. A confermare il pessimo stato dell’informazione di casa nostra, è stato l’indice Freedom House che nel 2011 ha segnalato come l’Italia fosse semi-libera a livello di libertà di stampa (questo è dovuto a quanto indicato sopra, riguardo a B. e al possesso di media e, curiosamente, è passato quasi sotto silenzio, nonostante si sia l’unico paese dell’Europa Occidentale ad essere in questa condizione, oltre alla Turchia).

A questo punto, la domanda legittima è: c’è un modo per evitare che il cittadino medio venga tratto in inganno dalle promesse di Berlusconi? La risposta, fortunatamente, è affermativa. Per controllare l’applicabilità delle proposte di un candidato o la veridicità delle sue affermazioni durante un dibattito, negli States, si ricorre alla pratica del Fact Checking. Questa pratica è svolta da giornalisti che si occupano esclusivamente di dimostrare che quanto detto durante un dibattito sia vero o meno, controllando tutto il materiale a loro disposizione (articoli di giornale, resoconti di organi di governo, resoconti di banche e così via). In questo modo, il giorno dopo, sarà disponibile per tutti una “scansione” dell’intervento del candidato di turno per vedere quanto sia affidabile o quanto non lo sia.

Per quanto “banale” possa apparire una soluzione del genere, è probabilmente quella più efficace per contrastare demagogia, populismo o ricostruzioni piuttosto fantasiose a cui siamo stati abituati in questi anni e che in questi ultimi giorni ci sono state propinate di nuovo.

Concludo il post con un appello a tutti: qualunque cosa venga detta da un politico in campagna elettorale, indipendentemente dal suo e dal vostro colore (politico), fatevi un favore e cercate di controllare che quanto venga detto sia vero.

Questo è quanto.

Cya.

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