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Di tutto, niente

E poi ti rendi conto che se non sfruttassi il martedì sera (o quel che ne resta) per scrivere qui sopra, non ne avresti il tempo. E quindi eccomi qui. Il titolo mi sembra emblematico: parlerò di cose assolutamente slegate tra loro e in ordine completamente casuale. Sì, mi rendo conto che sia il terzo (o quarto) post di fila in cui non parlo di politica un po’ perché ho perso di vista il livello nazionale, un po’ perché ho una serie di validi motivi che non starò qui ad elencare.

Ne resterà soltanto uno…E non è lui. Anche volendo, non si potrebbe non iniziare parlando della morte di Giulio Andreotti. Si è spento ieri all’età di novantaquattro anni. Cresciuto politicamente sotto l’ala di Alcide De Gasperi, si è dimostrato uno dei più grandi statisti italiani (e chi dice il contrario,  non è obiettivo), con la sua presenza ha caratterizzato gran parte della vita della Prima Repubblica. Accanto all’abilità da statista, però, ci sono le molte ombre: dall’assoluzione per prescrizione dall’accusa di associazione a delinquere, ai rapporti coi Servizi Segreti e la gestione degli Anni di Piombo e del caso Moro. La sua figura è paragonabile a quella della Thatcher in Inghilterra, per la controversa reputazione di cui gode. Con la sua morte, comunque, si assiste alla fine vera e propria di una stagione politica e svanisce anche l’unica possibilità di saperne di più sui tanti misteri italiani ancora insoluti, attraverso la narrazione diretta di uno dei protagonisti. Alla fine, di padre della Costituzione, n’è rimasto solo uno e non si tratta di lui.

Incapacità Congenita. Ché poi, io, con le donne non ci so fare. E non è nemmeno questione di non applicarsi o di non provarci. È proprio incapacità congenita. Giustamente, voi non capite di cosa sto parlando, perciò credo sia meglio cercare di rendervi un po’ più partecipi: Ieri stavo parlando di rapporti di coppia. Con chi? Eh, è un segreto (forse di Pulcinella, ma pur sempre un segreto). Perché? Eh, questa è una bella domanda. Diciamo che in questo discorso mi ci sia infilato da solo, con un’affermazione infelice. Ché poi, a voler esser pignoli, io delle dinamiche dei rapporti di coppia non è che ci abbia mai capito un cazzo. O meglio, quando si tratta di quelli degli altri, mi sembra tutto estremamente facile, quando si tratta di me… Beh, il problema non si pone… Ma sto digredendo. Dicevo che mi ci sono infilato da solo, facendo un’affermazione a metà strada tra il serio e il faceto. Resta il fatto che una cosa ha tirato l’altra, si è giunti alla fatidica conclusione: “Non vedo perché dovrei accontentarmi, quando si tratta di scegliere una persona con cui passare una parte della mia vita”. Col “si è giunti” intendo che l’affermazione in realtà è mia. Comunque, non so se sia stata questa la frase colpevole a qualcosa a cui ho dato meno peso, comunque la persona con cui parlavo (una donna, sì) s’è sentita urtata. Ora, il problema non è tanto farsi perdonare (che già, comunque, potrebbe esser difficile), quanto il fatto che in una situazione del genere mi ci sia infilato da solo. È un po’ come aver votato PD (e, sì, per la cronaca ho fatto anche questo).

Addio Fb. Ci risiamo. Per l’ennesima volta ho cancellato l’account farlocco da feisbug. La decisione è stata presa non ricordo quando (forse settimana scorsa oppure due settimane fa) senza nessuna ragione apparente. La verità è che a me viene a noia facilmente, quello stupido social network di serie B. Ovviamente la mia decisione non è stata indolore: sono stato pesantemente insultato (nevvero, in fondo non erano così pesanti, gli insulti) perché ho rotto i coglioni con questo “compari e scompari” che ogni tanto faccio. Da questa esperienza, però, ho tratto due conclusioni. La prima è piuttosto semplice: se tutto andrà come ho previsto, entro la fine del mese sarò libero di cancellare pure il profilo “vero” da fb. La seconda, invece, è una certezza che si è cementata ancor di più col passare del tempo: gente, G+ è milioni di volte avanti rispetto a feisbug. E ha il vantaggio che non lo usi praticamente nessuno. Gioia e gaudio per la parte hipster (che disprezzo) in me.

And the winner is… Una cosa che ancora non capisco (No, ovviamente non è “solo una cosa” che non capisco, ma se andassimo a vederle tutte faremmo notte…Del otto aprile duemilasedici), nonostante i quasi quattro anni da blogger pirla qui sopra, sono i premi dati dagli scribacchini ad altri scribacchini. La perplessità, nata circa un anno fa, ancora non si è sopita. Ogni volta che vedo qualcuno linkare/scrivere “Mh, sto pensando di candidarti al premio per il cicisbeo più cicisbeo che esista” una vocina interiore leva la sua voce con un indignato “Perché?“. Qual è l’utilità di tutto ciò? Essere incoronato vincitore di una gara a cui non voglio partecipare? Beh, bello.  Bello soprattutto perché chi mi premia, in fondo, in fondo, potrebbe pensare pure che “50 sfumature di Grigio” sia un bel libro e che Palahniuk sia un bravo autore e non un Fabio Volo che scrive in modo volgare (e se la prima cosa la tengono ben nascosta, la seconda fanno in modo di sbandierarla in ogni modo). E poi, diciamocelo, del fatto che piaccia o meno ai lettori ciò che scriviamo, non ce ne frega un cazzo, in realtà. Non è un’insulsa catena di Sant’Antonio (perché poi, il funzionamento è quello) a farmi pensare d’esser bravo  (anche perché non lo sono). Non lo sono nemmeno le mille mila visite in un mese a farmelo pensare. Potrò dire di essere un bravo blogger solo quando arriverò a scrivere sul Fatto Quotidiano, con Travaglio. Checcazzo. Fortunatamente, però, questi premi sono cose che non mi competono.

Messaggio per te, che ormai sei in fissa sull’About Me. Tu, lettore ignoto che sei in fissa con la scheda About Me, palesati in qualche modo. Sei davvero inquietante. Passi che cerchi le foto dei fighini postati qua da qualche parte per fapparti selvaggiamente, passi anche che tu dia un’occhiata ai Must Read. Va bene anche il fatto che cerchi spunti per i tuoi temi scolastici ma, per favore, davvero…Smettila di stalkerarmi. C’è già la secsdonna che ogni tanto se ne esce con frasi tratte da quella descrizione. Non sono certo di poter sopportare due guardoni. Sono veramente inquietato. E, tra l’altro, spero che non sia tu il visitatore islandese. Che poi mi chiedo come cazzo sia stato possibile che un islandese sia arrivato fino a qui. Vabbè, ceste (cit.)

Il mio peggior nemico. La fine si avvicina sempre di più. Dopo i sogni nefasti, ieri ho avuto un faccia a faccia con un pagliaccio. Ho avuto veramente paura ma l’ho affrontato come un vero uomo… Ovvero, mi sono nascosto dietro al banchetto e ho continuato a bisbigliare ai presenti “Mandatelo via! Ho paura!” oppure “Mi fa impressione, quello stupido clown. Cacciatelo!”. La cosa bella, però, era che io avevo i palloncini. Palloncini che ho rifilato ad un sacco di marmocchi. Ed è stato bello vedere il mio skillare nel corso della fiera: domenica mattina i bambini scappavano via come se avessero visto Pennywise, lunedì sera (in chiusura) tutti venivano lì da me per prendere il palloncino, snobbando gli altri. Il mio nemico mortale non so dove sia finito ma nel dubbio, ora, prima di salire in macchina controllo che non ci sia nessun passeggero indesiderato.

Questo è quanto.

Cya.

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Coso Lettore

No, lo so, non è l’articolo serio a cui avevo accennato settimana scorsa ma in questo periodo, un po’ per il fatto che dovrei studiare per gli esami, un po’ per il fatto che abbia da fare per i più svariati motivi, un po’ perché sono sfigato e ogni tre per due mi capita un imprevisto, non ho né la testa, né la voglia di scrivere qualcosa che si avvicini anche lontanamente ad un post intelligente o utile, quindi beccatevi l’articolo abbastanza cazzaro.

Articolo cazzaro che non si riferisce alle mie ultime letture in ambito cartaceo (per quanto un’idea del genere non sarebbe malvagia e giustificherebbe l’esistenza della categoria “Rubriche”) ma, bensì, ai blog. Se l’ultima volta mi ero scagliato contro i blogger da “blogger”, questa volta lo farò da lettore. Prima di iniziare la filippica contro di loro è, però, necessario sottolineare una cosa molto importante: il Coso lettore odia intensamente il Coso blogger. E, presto, capirete anche il perché.

Nell’ultimo anno ho avuto modo di accorgermi di come ci sia stata, sull’interlink, l’esplosione di una nuova pandemia: l’apertura del blog. Chiunque, per i più svariati motivi, ha almeno valutato di aprirne uno e molti, moltissimi, dopo aver fatto valutazioni più o meno approfondite, sono passati dall’idea alla pratica. Voi vi starete chiedendo cosa c’è di male (N.B.: non importa che ve lo stiate chiedendo davvero o meno) legittimamente e io, altrettanto legittimamente, vi spiegherò perché lo Straniero avrebbe dovuto portarne molti con sé.

Il vero problema, come dicevo sopra, non è tanto il proliferare dei blog quanto il fatto che, come lettore, io abbia un palato piuttosto raffinato. Palato che, puntualmente, viene maltrattato da dubbi blogger con dubbie capacità. Dubbie capacità che si esprimono con post che vanno dal “Mamma mia, quanto ho riso” al “Perché lo Straniero non ha portato via me?”.

Chiunque sapesse chi è lo Straniero, si chiederebbe perché io possa avere una reazione del genere ed il motivo è presto detto: gli articoli che ho avuto il dispiacere di leggere nel corso del tempo erano qualitativamente infimi e, in alcuni casi, non avevano nemmeno un senso logico. Erano un mucchio di parole prese e scritte a caso. E, a meno che non siate dei futuristi (e, cazzo, fidatevi: non lo siete), fate solo la figura dei pirla (e, indubbiamente, fate presa su tutti coloro che cercano lo scrittore maledetto o vanno filosofeggiando su pezzi che non vogliono dire un cazzo).

Ma, tralasciando il puro discorso stilistico (a cui si potrebbe aggiungere l’uso dell’italiano in modo osceno e una punteggiatura o troppo presente o, peggio ancora, inesistente), passiamo agli argomenti che vengono trattati. Gli argomenti sono sempre un punto dolente. Ogni volta che si inizia a scrivere di qualcosa, si sa già che altri lo hanno trattato (probabilmente in modo migliore), ma ciò non autorizza chiunque voglia scrivere al dare il via alla sagra delle banalità o dire cose che non stanno né in cielo, né in terra.

La regola del buon scrittore/scribacchino/blogger/Salcazzoché è quella di informarsi, prima di scrivere. E informarsi vuol dire avere almeno un’idea generale della tesi che si vuole portare avanti e degli argomenti che la sostengono. Un lettore, in mancanza di questi elementi, non solo troverà difficoltosa la lettura, ma non ci capirà una beneamata minchia.

Un’altra cosa che mi irrita è da imputare a coloro che si limitano a fare il copia/incolla da un altro sito internet (spesso Kiwipedia) senza poi aggiungere nulla di proprio. Se volessi leggere una cosa del genere, perché dovrei venire sul tuo blog quando posso consultare il sito citato tra parentesi? Misteri della fede.

C’è un’altra cosa che fatico a capire (ma, probabilmente, è un limite mio): chi si ostina a pubblicare post con la stessa frequenza con cui una persona caga. Già è difficile scrivere roba interessante una volta ogni morte di Sommo Septon, figurarsi cosa potrebbe risultare, ad un lettore, vedere una persona che pubblica tanti brani senza senso a distanza di qualche ora l’uno dall’altro. Non è una questione di quantità, ma è una questione di qualità (o una formalità, non ricordo più bene)

Il vero grosso, grossissimo problema però non sono tanto gli scrittori, quanto i lettori stessi. Non possiamo pretendere che un lettore che legga “50 sfumature di marrone” e lo apprezzi, poi vada su internet a cercare blog in cui si trattano argomenti di un certo spessore. Non possiamo pretendere che la ragazzina che legge i libri di Fabio Volo, poi apprezzi di più un post con dei contenuti piuttosto che le solite quattro cazzate trite e ritrite (anche se i parallelismi donne/arcipelago e donne/dinosauri penso li abbia fatti solo lui). Non possiamo pretendere che chi abbia amato Twilight, possa apprezzare poi un blog in cui Twilight viene smontato punto su punto a causa delle evidenti lacune logiche (come cazzo faceva il tizio sbarluccicante a non azzannare la tizia quando aveva le sue cose, ad esempio? Me lo sono sempre chiesto, ma oltre al tipico “esigenze narrative” non è che mi venisse in mente altro). E potrei andare avanti all’infinito, con questi esempi. Ma mi sono rotto il cazzo di scrivere, quindi mi avvio verso la conclusione.

Conclusione che non può essere altro che il prendere atto di come lo spirito critico del lettore medio (e anche di molti critici per lavoro) sia stato livellato verso il basso negli ultimi anni. E, questo trend, si è spostato dal cartaceo al digitale.

Questo è quanto.

Cya.

P.S.: stigrancazzi quanto ho scritto, solo per lamentarmi.
P.P.S.: Spero abbiate colto almeno una delle tante citazioni colte inserite in sto post, senza l’aiuto di wikipedia.

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Io, Coso pt.2 – Il Blogger

In realtà, non saprei proprio cosa scrivere a riguardo del “Coso Blogger”, epperò, dopo questo articolo al vetriolo sui miei così detti “colleghi”, mi è stato chiesto di descrivere come vedo “me stesso” in versione “blogger”. Dato che le idee al riguardo scarseggiano, probabilmente l’articolo sarà corto. La forma è sempre quella dell’intervista. Ora passo al sodo.

D: Quando hai iniziato a scrivere su un blog?
R: Contando quelli di Msn, direi intorno alla seconda/terza superiore. Su WordPress dal 2009. Come Coso, invece, da qualche mese (non ricordo precisamente quando).
D: Perché hai aperto un blog su WordPress?
R: Perché un gruppo di amici, anziché farsi i cazzi suoi, mi ha consigliato con insistenza di aprire un blog su Wp, dato che offriva servizi migliori rispetto ad Msn e quindi, con un po’ di titubanza, l’ho aperto.
D: Perché scrivi sul blog?
R: Fondamentalmente, perché non ho un cazzo da fare. Inoltre, è un buon modo per esercitarsi con la scrittura (in generale) e di esporre in modo più chiaro le mie idee riguardo a determinati argomenti.
D: Ti consideri un buon blogger?
R: Assolutamente no. A stento mi considero un blogger (al massimo sono uno scribacchino), figuriamoci se possa ritenermi un buon blogger. Diciamo che ho avuto alcune buone intuizioni, a volte.
D: Come definiresti il tuo blog?
R: Fondamentalmente è un grande, grandissimo esperimento. Qui sopra ci ho postato di tutto: racconti, poesie, riflessioni e le peggio amenità. Ma, in quanto esperimento, mi ha permesso di provare ad usare differenti stili e approcci alla scrittura (con risultati discutibili).
D: Il pezzo che ti ha più soddisfatto?
R: Allora, è una bella lotta. Ci sarebbe “Damnation And A Day“, scritto praticamente in una serata nell’ormai lontano 2010 che, per l’epoca, fu un picco massimo della mia creatività. Più recentemente potrei dire “Boh (O anche “Il Racconto della Foto”)” a livello di narrativa, mentre per quanto riguarda gli articoli “seri” direi: “Sulla Democrazia” oppure “Vent’anni”.
D: Dove trovi l’ispirazione?
R: Scherzosamente, ma nemmeno troppo, alcuni amici (a loro volta blogger) dicono che io scriva qualunque puttanata che mi venga in mente e hanno ragione. Oltre alle puttanate, però, tendo ad attingere alla realtà che mi circonda o alle problematiche che mi sono particolarmente care. E, poi, c’è una stradina di Milano che fa miracoli, ma questa è tutta un’altra storia…
D: Come sviluppi un post?
R: Di solito, parto da un frase (che spesso è il titolo dei post) e poi parte il brainstorming per trovare idee relative alla frase. Una volta creato un elenco mentale, scelgo cosa includere e cosa no. Poi, inizia la scrittura. Di solito, quando inizio un articolo, lo porto a termine “immediatamente”. In alcuni casi, quando ho bisogno di raccogliere più idee o mi blocco su un concetto che voglio spiegare, salvo in bozze e abbandono per un po’ la stesura, cercando un modo di risolvere il problema. Una volta bypassate queste fasi, si arriva alla lettura di ricontrollo. Di solito ce ne sono un paio: una per gli errori grammaticali/sintattici evidenti e una per l’aggiustamento dei concetti. Una volta riletto di nuovo il tutto, inserisco le tag (relative agli articoli) e la categoria, poi pubblico. Il risultato (qualunque esso sia), è sotto gli occhi di tutti ogni giorno.
D: Scrive tutti gli articoli sul momento?
R: No. Mi sono reso conto che così facendo tendevo ad essere discontinuo, quindi, per risolvere il problema tendo a creare bozze di articoli col solo titolo da sviluppare quando meglio credo. In questo modo, se dovessi andare incontro ad un blocco prolungato, potrei dilatare i tempi di pubblicazione e comunque avere una “scorta” di articoli già pronti.
D: Con che periodicità pubblica articoli?
R: Come dicevo sopra, fino a qualche tempo fa ero molto discontinuo. Tendevo ad avere momenti di “piena” in cui riuscivo a pubblicare un articolo al giorno che si alternavano a lunghi periodi di nulla più assoluto. Con il metodo qui sopra, invece, avendo delle basi da cui partire, posso avere anche una certa continuità nelle pubblicazione. Attualmente, comunque, riesco a pubblicare un articolo ogni due giorni. Con l’inizio dell’università a settembre, spero di mantenermi su una media di due articoli alla settimana.
D: Sempre riguardo agli articoli: A cos’è stato dovuto il cambio d’argomenti trattati? E il passaggio ad un approccio più “scanzonato” e meno serioso a cos’è da imputare?
R: Non sarei potuto andare avanti molto a parlare solo di me. Sono una persona abbastanza abitudinaria e i miei problemi non è che siano poi così tanto cambiati rispetto all’inizio. Tra l’altro, mi annoiava scrivere sempre le stesse cose in salse diverse. E, l’approccio, credo che sia cambiato col cambio nome. Ne ho scelto uno meno serioso perché mi veniva più facile scrivere in questo modo. E, spero, sia anche più leggero da leggere. Diciamo che è stata un’evoluzione stilistica dettata dalla necessità e dalla volontà di rinnovare un po’ tutto.
D: Oltre al blog, ha altri progetti concernenti la scrittura?
R: Frequento un paio di community online e, poi, ho alcuni progetti scritti che mi piacerebbe portare avanti che, per il momento, sono esterni al blog. Nel caso in cui si concretizzasse qualcosa, comunque, verrebbe pubblicato tutto qui, prima o poi.
D: Cose A Caso oltre ad essere una sorta di diario virtuale, ha qualche altro scopo?
R: Ad essere sinceri, io non definirei “Cose A Caso” propriamente un diario, ma come già detto sopra una sorta di esperimento. Comunque, ovviamente, ha altri scopi. Quali sono? Coinvolgere altre persone nelle mie (dis)avventure, sentire (o meglio leggere) le loro opinioni su determinati argomenti. Insomma, creare una sorta di “community” in cui si possa passare dal cazzeggio pesante con tanto di commenti spammosi (che di solito faccio io), a discorsi seri su argomenti importanti. Insomma, cercare il confronto con gli altri è uno degli obiettivi finali.
D: E sei soddisfatto dell’interazione che hai con gli altri blogger?
R: Direi di sì. Voglio dire, non ho mai cancellato commenti di sorta (tranne quelli dei bot). Se qualcuno volesse anche dire “No, per me stai scrivendo solo stronzate”, per me non ci sarebbero problemi (anche perché avrebbe ragione), penso che mi si possa accusare di molte cose, ma non che sia uno che lascia dire quello che vuole, ecco.
D: Ti aspettavi di avere il seguito che attualmente hai?
R: No. Srsly, fino a febbraio/marzo avevo quattro gatti che circolavano qui. Poi, non so bene cosa sia successo, c’è stato un boom impressionante. La maggior continuità può aver influito su questo, non ne dubito. Resto comunque dubbioso sui veri motivi per cui non ci siano solo due persone a seguirmi (e queste due persone, sono moralmente obbligate a farlo, sia chiaro.)
D: Per quale motivo chiudi tutti i post dicendo “Questo è quanto. Cya”?
R: Perché è un po’ il mio “marchio di fabbrica”. Non importa quale sia l’argomento, non importa quanto serio sia: alla fine ci sarà sempre un “Questo è quanto. Cya”. È la mia firma, ecco.
D: ultima domanda. In che categoria di blogger ti inseriresti tu?
R: Se proprio dovessi sceglierne una, direi quella del Blogger Cazzaro. Perché? Fondamentalmente non mi prendo troppo sul serio e sono convinto che questo sia un modo come un altro per ammazzare i tempi morti. E, poi, scrivo tutte le stronzate che la mia mente partorisce.

Ecco, tra questo post e l’altro, dovrei  aver soddisfatto praticamente la stragrande maggioranza delle vostre curiosità. Ma, dato che sono per l’interattività, vi faccio una proposta: avete delle domande da farmi? Lasciatele qui nei commenti e, appena avrò tempo/voglia, creerò un altro post dal titolo “Io, Coso” con tutte le vostre domande.

Chiudo qui.

Questo è quanto.

Cya.

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Sui blogger

Il Coso blogger, così come il suo blog, non ha filtri e perciò vi propina tutto ciò che gli passa per la mente. E, sì, oggi parlerà dei miei “colleghi” che, negli ultimi tempi sono spuntati un po’ come funghi. In questo articolo, quindi, non aspettatevi complimenti per la vostra supposta attività o per il semplice fatto che siate tra i pochi blog che seguo davvero (anche se questi ultimi, i complimenti se li beccheranno).

Come per ogni cosa riguardante l’interlink, anche qui ci sono svariate categorie di blogger che si possono distinguere in: “Quelli bravi”. Quelli bravi aprono un blog perché sanno scrivere, probabilmente col tempo iniziano pure a guadagnarci qualcosina e per loro diventa, in fin dei conti, un vero e proprio lavoro. Personalmente, al momento, sto “seguendo” (anche se la mia attenzione è scemata, col passare del tempo) una sola blogger di “Quelli bravi”. Poi ci sono le “Attention Whore”. Fondamentalmente, loro, aprono un blog non perché abbiano qualcosa da dire, ma semplicemente per richiamare l’attenzione su di sé. E, dato che ora i blog hanno fatto il botto (perché, ormai, ne hanno uno cani e porci), qual è il miglior modo di attirare i riflettori su di sé? Ovvio, no? Contrariamente a quanto si possa credere, non sono solo donne ad essere AW, ci sono pure parecchi maschietti e la cosa è assai triste. Triste perché, a livello qualitativo, passandoci per sbaglio, ti viene voglia di ucciderti. Srsly. La prossima categoria avrebbe potuto fare parte delle AW, ma ho preferito crearne una a parte, perché al contrario delle AW, questi smettono dopo un po’ e…Sono quelli che sono diventati blogger perché va di moda. E, sì, sta succedendo. Vedo un sacco di blog creati da…Quattro, cinque mesi? E il bello è che ci siano solo due articoli e poi siano stati abbandonati al loro destino. Nel caso non andasse così e, gli Dèi ve ne scampino, si assisterebbe al passaggio ad “Attention Whore”. Eppoi, eppoi ci sono i blogger che lo diventano perché non hanno un cazzo da fare. Spesso, lo aprono su insistenza degli amici. Quando lo aprono si dicono “Massì, appena c’ho voglia ci scrivo”. Solitamente la qualità dei post è altalenante. C’è chi scrive bene ma non si applica, c’è che scrive cazzate e tanto gli basta (eccomi :3), c’è chi lo usa come una sorta di diario quando ne ha voglia e c’è chi lo usa per iniziare racconti che non finirà mai (vero, Fatina?).

E dopo l’analisi delle macro-categorie, non si può fare a meno di scendere nel dettaglio, con alcune cose che mi fanno cagliare il sangue nelle vene. E, la prima cosa che mi viene in mente è la figura del “Blogger filosofo”. Santoddio, per il novanta per cento delle volte scrivi minchiate. Il restante dieci per cento di opportunità, le butti nel cesso postando roba di cui non frega un cazzo a nessuno. Perché ci devi ammorbare i coglioni con le tue lezioni di vita? Perché devi darci consigli non richiesti? Insomma, perché?

E, subito dopo, c’è il “Blogger Fabio Volo”. Già è troppo che ci sia un Fabio Volo su questo pianeta ma tu, demente che lo imiti, risparmiaci.  Puoi far colpo sulle dodicenni o le ragazzine cresciute con Moccia o Twilight ma non sai scrivere. E se te lo dice uno che a scrivere fa schifo e di merde come lui ne sa riconoscere, dagli retta. Che poi, il problema, è che non è che si credano dei minchioni. No, si credono Chuck qualchecosa (che è uber-sopravvalutato), o Charles Bukowosky o un altro badass del genere. E invece no, sei solo uno sfigato.

Il “Blogger Antimoralista”. È ancora peggio dei blogger moralisti. E, spesso e volentieri, è un AW. Si schierano contro i moralisti perché loro sono ribelli. Perché loro spaccano. E, dato che non possono essere solo antimoralisti, sono anche alternativi e tutte le sere vanno a letto senza lavarsi i denti per sentirsi un po’ biricchino, così come quando pubblica su tumblr le foto mentre fuma o ascolta “Fuck the system” dei System of a down, pensando che il top della musica sia ascoltare Kurt “non-so-suonare-la-chitarra” Cobain.

La “Diva blogger”. “Diva blogger” che non si fa problemi a sbatterti in faccia quanto lei sia bella, fortunata, intelligente, scopi, abbia una bella macchina, abbia un sacco di cose interessanti da dire (ovviamente, questo non è vero, non ha un cazzo da dire) e oltre a sbandierarlo in IRL, lo fa anche su internet. Nei casi di “Diva Blogger” poi, si può assistere a migliaia di commenti di maschi che sperino di scoparsi la blogger in questione e di femmine che non possono fare a meno di dire “Oh, hai proprio ragione. Descrive la situazione che sto vivendo io” e, nel frattempo, rosicano come castori perché non hanno avuto loro quell’idea e quindi gli stuoli di maschi sbavanti a commentare.

A fare da contraltare alla “Diva Blogger” (figura tipicamente femminile), c’è il “Reietto Blogger”. È l’opposto della Diva.

Ma, la cosa che più trovo ridicola, è il “Blogger che si prende troppo sul serio”. Lui è portatore della verità assoluta e se non la pensassi come lui, saresti solo uno stronzo ignorante. Guai a dirgli che i suoi post sono minchiate e ancora peggio, non provare a mettere in dubbio le sue conoscenze o scatenerai l’ira degli Dèi, oltre che la sua. Questi blogger magari hanno anche le capacità e scrivono cose interessanti, ma santi numi, scendi dal piedistallo…Non sei un cazzo di nessuno. Di persone come te ce ne sono un sacco, hanno solo avuto la fortuna di non aprire un blog come il tuo.

E, dopo aver scaricato badili di merda sulla categoria, i miei complimenti vanno a:

– Chi scrive cazzate, conscio di farlo.
– Chi sperimenta cose nuove, magari senza arrivare in fondo a nulla, ma almeno ci prova.
– Chi scriverebbe con millemila milioni di visite o anche con zero visite, perché ha passione.
– Chiunque non faccia parte delle categorie sopra elencate ma scriva su un blog.

Insomma, voi andate avanti e non fermatevi…Non lasciate l’interlink in mano Loro.

Anche per oggi, questo è quanto.

Ciauuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu (Cit.)

Cya

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Cose A Caso 100% affidabile

Non so bene da dove sia uscita questa storia del 100% affidabile e, in realtà, è di poco interesse. In teoria, in questo post, dovrei copiare il link di una pagina web che ha indetto questo concorso e il nome di cinque blogger. Dato che Coso lettore è ancora più svogliato di Coso scrittore e i blog che seguo e vengono aggiornati frequentemente arrivano a mala pena a cinque, penso non farò nulla di simile.

In realtà, i motivi sono altri e, per lo più, puramente personali. In primis non mi va di partecipare ad una mega-catena di Sant’Antonio per ricevere/fare pubblicità. Non mi va, un po’ perché mi pare una minchiata, un po’ perché vorrebbe dire “esporsi troppo”. E l’esporsi troppo, ovviamente, contrasta col modo sempre molto cazzaro con cui ho portato avanti il blog in questi ultimi nove mesi. Nove mesi che mi hanno già portato ad una visibilità maggiore (e non sempre gradita, se proprio vogliamo essere sinceri) e inaspettata (oltre che non voluta).

Oltre al fattore pubblicità/mainstreamità, c’è anche un discorso legato alla continuità. Sì, è vero, in questi nove mesi ho aggiornato costantemente il blog ma, conoscendomi, potrei tornare a pubblicare una cosa ogni sei mesi o abbandonarlo per altrettanto tempo. E, questo, di sicuro non è sinonimo di affidabilità. Ovviamente, questo discorso si ricollega al fatto che sia un cazzone e un culopeso, ma non vorrei essere troppo ridondante e ripetitivo, almeno in sto articolo.

Poi c’è un altro discorso: l’affidabilità, l’utilità e l’originalità delle notizie. Beh, tralasciando che il novanta per cento delle cose che il sottoscritto scrive siano minchiate, non solo non si tratta di nulla di originale ma, spesso, sono anche cose inutili e fini a se stesse che, al massimo, possono riguardare una stretta cerchia di persone che comprende me, me stesso, la Fatina dei Boschi e il Cacciatore di Tonni (quando proprio butta bene). Quindi, anche in questo caso, direi che Cose A Caso non rispetta (più o meno volutamente da parte del sottoscritto) gli obiettivi prefissati.

Alla fine, ma non per ultimo, c’è il discorso legato alla passione che spinge a portare avanti un blog. Beh, non vedo perché dovrei essere premiato. Come già dicevo tempo addietro ad un amico: “Che scriva per due persone, o che scriva per cento, in realtà IDGAF. Lo faccio perché c’ho voglia”. Insomma, premiare un bravo blogger è come premiare un bravo giocatore (novantenne) di scopa ad un centro anziani: un bellissimo riconoscimento senza il quale, però, le cose sarebbero andate nella stessa maniera. E sto parlando di un bravo blogger, non di me (o di quelli del Fatto) che al massimo sono (siamo) blogger della domenica (però io lo faccio aggratis e quelli del Fatto li pagano).

Dunque, io ringrazio sia La Geniaccia e V. per avermi votato ed aver espresso così una loro opinione positiva sul mio blog e per il loro pensiero, ma questa cosa non s’ha da fare. Cose A Caso 100% Affidabile? Grazie, ma no, grazie.

Questo è quanto.

Cya

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Volevo solo essere…

Ecco, amici di G+, ogni promessa è debito, quindi…

Quindi eccomi qui, a lamentarmi. Sì, oggi mi devo lamentare. Di cosa potrà mai lamentarsi il sottoscritto? Del Governo Monti? Della Grecia che sta affondando portandosi dietro tutta l’Europa? Delle mezze stagioni che non ci sono più? Del fatto che non capisca l’utilità di un colloquio di gruppo, nonostante domani ne debba sostenere uno? Di non riuscire a scopare manco per sbaglio? Del resto dell’umanità che gli rovina la pace interiore?

No, niente di tutto questo. Oggi mi voglio lamentare di voi followers. Quando aprii questo blog, quasi tre anni fa, non avrei mai potuto immaginare che della gente leggesse davvero quello che scrivevo se non quei pochi sfortunati che essendo miei amici, mossi a pietà, si sarebbero accollati il gravoso compito di leggere quanto qui scritto. Non avrei mai pensato che quanto scritto qui sarebbe stato spunto di discussione per chicchessia. Non avrei mai pensato di ricevere in media dalle venti alle quaranta visite per leggere delle minchiate. Insomma, non avrei mai immaginato che ci foste voi.

Una persona normale, sana di mente, di solito, sarebbe felice che qualcuno leggesse quanto da lui scritto. E invece io no. Io ho da lamentarmi e, di fronte a queste proteste, mi è stato detto “cancella il blog” oppure “rendilo privato”. A queste obiezioni, giustamente poste, ho risposto con uno sguardo critico e uno scuotimento di testa che, ovviamente, l’interlocutrice non ha potuto vedere essendo a millemila chilometri da me. Non posso cancellare il blog perché, nel bene e nel male, è l’esperienza di scrittura “creativa” più lunga che abbia mai avuto e, un po’ (ma proprio poco), mi ci sono affezionato. Senza contare, che questa è anche la valvola di sfogo per le mie cazzate o per le mie seghe mentali (ultimamente predominano assolutamente le cazzate), quindi possiamo escludere il delete. Renderlo privato potrebbe essere una soluzione “accettabile”, non fosse che non abbia la più pallida idea di come si faccia e che, anche se lo sapessi, non mi metterei (causa culopesismo) a smanettare con le impostazioni del blog.

Questa digressione mi ha allontanato dal punto principale della faccenda che, badate bene, non siete voi…Ma sono io. Sono io, col mio blog, ad essere diventato ubermainstream mentre, ciò che desideravo era un angolino di libertà dove potevo sparare quattro cazzate lette da quattro gatti in croce. E invece no, il mio desiderio intimistico di scrivere minchiate è stato frustrato dalla presenza di gente che (per motivi che tuttora stento a spiegarmi) si è appassionata a Cose A Caso (un nome fighissimo) e a quanto scritto dal sottoscritto (Coso per chiunque tranne che per i compagni d’università con cui parla (e non ce ne sono) e la sua famiglia) che è assai meno figo. Insomma, tutto questo non era stato minimamente calcolato e tanto meno voluto ma ormai è andata così.

Una delle poche consolazioni che mi resta è il fatto che, nonostante il numero di “Followers” che ho, lo spirito non sia cambiato di una virgola da quando ho ripreso a scrivere qui. E poi, in fondo, potrò sempre dire ai miei amici, con un sorriso divertito e un tono di voce rammaricato, “Volevo solo essere un blogger hispter che scriveva quattro cazzate”.

Questo è quanto.

Cya

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