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Chiedo Scusa

Come da titolo, chiedo scusa. Avevo in mente un post fighissimo sulla fiera di Milano con tanto di materiale fotografico (nevvero, non c’era materiale fotografico) ma questa settimana, causa uscite matte e disparatissime (con conseguente dilapidazione del già misero patrimonio), non s’ha da fare.

Ovviamente, avrei scritto di come ho trovato sia il regalo per zio, sia per mamma e del fatto che abbia impiegato più tempo a trovare il regalo per il primo, rispetto a quello per la seconda. Potrei scrivere di come ho assoluto bisogno di respawnare il mio francese, perso nelle sabbie del tempo e della memoria (Come PoP con Alzheimer). Avrei anche scritto di come, alla fin fine, abbia quasi speso di più per mangiare che per i regali e avrei attaccato con un filotto sulla multiculturalità e i suoi pregi. Potrei raccontarvi anche della bellissima commessa ad uno stand di abbigliamento con la carnagione chiarissima, una treccia lunghissima, due occhi azzurri come il cielo e un corpo da paura ma, come detto sopra, niente di tutto questo verrà scritto. Non qui e non ora, per lo meno.

In compenso sono stato alla Sidreria in ottima compagnia (di amici, ovviamente) e abbiamo mangiato e bevuto assai e anche bene. Per chi fosse in zona Lambrate e volesse mangiare da qualche parte, quello è il posto che fa per voi (27 € a cranio, con bis su richiesta). Adatto a comitive (come la mia) o anche per mangiate di coppia. Se foste fortunati e avesse nevicato, la serata (innaffiata da sidro e limoncello) potrebbe concludersi con una battaglia a palle di neve dove non ci sono vincitori, ma solo vinti. Se foste molto fortunati, potreste voler ripete l’esperienza un’altra volta.

A questo punto, la domanda più che legittima è: “Perché non sei a dormire, a quest’ora?” e le risposte potrebbero essere svariate:

– Sto ancora digerendo
– Se dovessi coricarmi, rischierei di tirar su il caffè (che paradossalmente mi è risultato più indigesto di tutto il resto)
– Mi sono prefissato un obiettivo minimo da rispettare, e se non avessi scritto questo post, non l’avrei rispettato.
– Non ho voglia di andare a letto (Nevvero, voglio andare a letto)
– Voglio tediarvi
– Dovevo fare cose che, se non le avessi fatte ora, non le avrei fatte più (perché me le sarei dimenticate).

Insomma, un sacco di validissime ragioni.

Dato che questo post, in origine, doveva essere lungo tre righe, eviterei di dilungarmi oltre.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

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Tipologie di ragazza

La prima domanda che mi sono fatto prima di iniziare questo post è stata: Sei davvero sicuro di voler scrivere una cosa del genere quando tre quarti dei tuoi follower sono ragazze? La risposta è: Ovviamente sì, checcazzo.

N.B.: L’articolo qui presente può offendere o ferire i sentimenti altrui. Se reputassi che un articolo sessista, ricco di luoghi comuni e che tendenzialmente è in grado di provocare molto butthurt, possa darti fastidio non ti resta che da fare una cosa: Premi la X a in alto a destra dello schermo e fai altro. Bene, a questo punto dovremmo esserci liberati di tutte le femministe e le “anche-noi-donne-abbiamo-una-dignitàfags” e possiamo inoltrarci nello sviluppo dell’articolo vero e proprio. E di cosa tratterà l’articolo? Ovviamente, tratterà della distinzione delle ragazze in base all’aspetto fisico solo come Coso sa fare.

1) E, su tutte, regna incontrastata la tipologia della così detta “Topa Imperiale“. Chi è la Topa Imperiale? È quella ragazza bella, ma bella, talmente tanto bella da risultare esagerata. Maschietti, è la ragazza dei vostri sogni diventata realtà. La Topa Imperiale è quel genere di donna per cui le altre ragazze sono combattute tra il Butthurt più brutale e il desiderio di diventare lesbiche. È la perfezione. Dopo di lei c’è solo il nulla cosmico. Per il sottoscritto, la Topa Imperiale è inarrivabile, ma lo è anche per il 98% della popolazione maschile in generale.  La potreste abbordare solo nei seguenti casi:
a) Siete ricchi
b) Siete la controparte maschile della Topa Imperiale
c) Siete ricchi e la controparte maschile della Topa Imperiale
d) Siete la reincarnazione di Motumbo
e) Siete le persone che hanno avuto una botta di culo allucinante (0,00000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000[…]1% dei casi). Ed ecco a voi la foto di una

Topa Imperiale, per Coso:

Oppure

2) La seconda tipologia di ragazza è la Strafiga. Rimane un gradino sotto la topa imperiale, ma anche le ragazze più rosicone sono costrette ad ammettere che sia una gran tocco di figliuola con un “Beh, sì… È carina”. Si avvicina alla perfezione assoluta, eppure le manca qualcosina. Ma non siamo schizzinosi e quindi di certo non la si butta via. Per Coso è sempre un obiettivo troppo alto, ma la percentuale di persone che non possono farcela con una strafiga decresce fino al 96%.

Eccone la Strafiga secondo Coso:

 

Oppure:

3) La bella ragazza (volgare: la “Figa punto e basta”):  Una bella ragazza si contraddistingue dalle categorie 1) e 2) perché provoca sì dell’acidità ma è più sopportabile. Sono più “imperfette” e per questo si fanno apprezzare di più sia dalle fanciulle, sia dai ragazzi. Le fanciulle le apprezzano di più per il semplice fatto che hanno i loro stessi problemi (della serie “Ommioddio, oggi è conciata di merda), i ragazzi l’apprezzano perché la loro percentuale di fallimento si attesta in una fascia che va dal 80 al 90% a secondo di quanto si avvicini alla categoria 2) o alla categoria 4). (Percentuali di rifiuto per Coso date a 100%)

Ed eccovene l’esempio:

Oppure:

4) La ragazza carina. La ragazza carina è, probabilmente, quella che ha il maggior equilibrio sia da parte del gradimento maschile, sia da quella del gradimento femminile. Le ragazze non sono troppo inacidite e quindi ne accettano la presenza e riescono a conviverci. I maschi rimbalzati dalle altre categorie (e sono molti), possono ripiegare senza troppo danno su di loro, scoprendo anche che hanno altre doti. La possibilità di fallimento è tra il 60 e l’80% (Fallimento Coso quotato a 99%)

Ed eccovi l’esempio:

Oppure

5) La ragazza normale. Butthurt pari a zero. La ragazza che non è né brutta, né bella. Quella a cui si dedica uno sguardo distratto in strada, quella a cui ci si fa un pensierino ma che poi viene scordata. Si integra bene sia con le donne (vi rimando a butthurt pari a zero) e con gli uomini. Percentuale di fallimento tra il 50 e il 60% (Coso: 96%)

Le immagini:

Oppure:

6) La bruttina: la ragazza che se si curasse un po’ di più sarebbe una potenziale 4). Le ragazze tendono a supportarle e a fare quadrato intorno a lei, i ragazzi non si accorgono di loro o di certo non le guardano con lo sguardo da allupati. Le probabilità di fallimento sono comprese tra il 40 e il 50% (Fallimento Coso: 95%)

Immagini della bruttina non disponibili. Si passa direttamente ai roiti, su internet.

6) La ragazza brutta. Lei non è brutta perché non si cura, è brutta proprio perché è così. O con un fisico troppo magro/grasso o con un volto pieno di imperfezioni, per quanto ci si impegni, non riescono a smuoversi dal loro “status”. Il massimo a cui possono aspirare è “essere bruttine”. La percentuale di fallimento si mantiene tra il 35 e il 40% (Fallimento Coso: 91%)

7) il Roito. Si narra di questa leggendaria creatura che nessuno ha mai visto (e vuole vedere) sin dai tempi più antichi. È talmente brutta che chiunque la veda chiede che i suoi occhi vengano cavati. La probabilità di fallimento sono tra lo 0 e il 35% (Coso si attesta sulla stessa percentuale, checcazzo).

Un esempio di roito orribile:

Categoria bonus:

8) Le Balene Goth. Nulla contro le persone grasse, ma le Balene Goth sono una razza pericolosa. Se doveste apparire anche minimamente metallari, verreste attaccati da branchi di questi fastidiosi essere che rientrerebbero nei Roiti, non fosse che quest’ultime si sentirebbero offese. Quando ti guardano, sembra che vogliano mangiarti (e con tutta probabilità vorrebbero farlo davvero). Un consiglio: quando le avvistate, fuggite.

Le tipologie sono finite. Spero che vi siate goduti le immagini dalla 1 alla 5.

Mi spiace per le altre.

Questo è quanto.

Cya.

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Odio

Il titolo, già di per sé, dice tutto quello che c’è da dire sul tema dell’articolo. Eppure, vorrei non foste tratti in inganno e quindi generalizzaste su cosa io possa odiare, perché oggi il mio odio è focalizzato su un evento.

E, questo evento, è ovviamente Ferragosto. È un’antipatia antica, con radici profonde e ben radicate. A cosa è dovuto tutto questo? È semplice. Ferragosto è una festa assolutamente inutile. Inutile perché, fondamentalmente, non interrompe il lavoro. Si è già in vacanza il quindi di agosto, che utilità può avere un festa del genere? E, a questo punto, di solito le risposte sono (in ordine sparso): incontrare gli amici e passare del tempo insieme, divertirsi, abbuffarsi, spezzare la monotonia d’agosto. E, dato che sono uno zitellone acido che non scopa, vorrei analizzare un attimo le sopraccitate risposte per smontarle una ad una.

E si parte con “Incontrare gli amici” e “Divertirsi”. Santoddio, siccome normalmente non li vedreste è sicuramente questa festività a permettervi di farlo. D’altronde in estate (soprattutto ad agosto) si è talmente oberati di cose da fare che una sera sì e l’altra pure siete in un locale di tendenza a consumare litri e litri di alcool con quelle stesse persone. E lo stesso discorso, quindi, vale per il divertimento. Srlsy, si ha bisogno di incontrare i propri amici a ferragosto per divertirti? Non lo si fa già normalmente? Davvero, si ha bisogno di ferragosto per divertirsi con gli amici? I don’t think so.

Poi c’è l’abbuffarsi. Perché, inutile negarlo, chiunque a ferragosto ci dà dentro col cibo e lo può fare senza sentirsi in colpa perché, alla fin fine, è festa. E, come ogni festa che si rispetti, è necessario che si mangi come maiali all’ingrasso. E questo, soprattutto nella popolazione femminile, dovrebbe portare a galla il senso di colpa…Non fosse che, dato che è festa se ne strafottono del senso di colpa (a meno che non siano casi patologici e allora sticazzi) e s’abbuffano lo stesso. E questo è uno dei motivi minimamente condivisibili (non fosse che il sottoscritto s’abbuffa come un maiale lo stesso, anche quando non è festa). Eppure, mi sembra una motivazione flebile, che non spieghi il motivo per cui questa festa debba essere utile.

E, alla fine, c’è lo spezzare la monotonia di agosto. Ma, il ragionamento, non regge. Non regge perché se davvero si stesse festeggiando con gli amici più cari il ferragosto, significherebbe che non sono ancora partiti e quindi li hai potuti vedere per tutto il tempo che vuoi. Non regge perché, alla fin fine, già la sera stessa sei tornato a casa e ti stai rompendo di nuovo i coglioni. Non regge perché la monotonia d’agosto non la si può spezzare, finché si resta in città (la stessa città in cui vivi 365 giorni all’anno).

Ma, soprattutto, odio Ferragosto perché non ho dei vicini ma delle scimmie travestite da uomo che si ubriacano, gridano e ridono in modo sguaiato mentre io sto cercando di ritrovare l’equilibrio interiore perso per svariati motivi (l’anno scorso perché avevo dormito quattro ore, quest’anno perché il PC non voleva più funzionare e ho dovuto evocare tutti gli Dèi e i Grandi Antichi per farlo ripartire). Odio Ferragosto perché, ancora più che a capodanno, la gente che mi circonda si dimentica di essere circondata da casa e va avanti fino ad orari impossibili mantenendo musica e tono di voce oltre il limite del sopportabile. E, infine, odio Ferragosto perché fa caldo. Troppo caldo.

Insomma, spero si sia capito che odio Ferragosto.

Questo è quanto.

Cya.

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Diario di una vacanza 2

Dopo quattro giorni di meritato riposo, rieccomi qui a scrivere. Come avrete sicuramente letto (o non ve n’è fregato un cazzo, ma va bene comunque) sono stato assente e lontano dal blog. In questi giorni ho quindi sfruttato il tempo libero a disposizione per portare avanti altri progetti, con risultati piuttosto buoni.

Comunque, in questo post racconterò in breve (e quando dico in breve, in realtà vuol dire che sarò estremamente prolisso) la mia mini-vacanza. Per farlo è necessario partire da mercoledì scorso. Era un soleggiato pomeriggio milanese in cui non stavo facendo un cazzo. La Fatina dei Boschi stava leggendo un libro di Asimov (che recupererò a breve in biblioteca) mentre io leggevo i miei fumetti rimanendo piacevolmente stupito dalla qualità delle storie di New52 Batman. Improvvisamente, in una pausa tra una pagina e l’altra, ho detto alla Fatina che mia madre insisteva per mandarci in montagna. Abbiamo discusso della possibilità di farlo e, la sera stessa, arrivati a casa abbiamo discusso della fattibilità della cosa con i nostri genitori. Dopo aver superato diverse difficoltà (soprattutto dovute al fatto che non sapevamo se avessimo avuto o meno il mezzo di locomozione necessario a portarci fin là su.). Dopo aver risolto tutti i problemi, ci siamo preparati alla partenza.

Giorno 1: Venerdì.

Venerdì, alle sette e qualchecosa di mattina, siamo partiti (dopo aver preso il caffè a casa mia), in direzione Montemezzo. Il viaggio in macchina è trascorso in maniera relativamente tranquilla. Musica di sottofondo, controllo del navigatore da parte mia e la Fatina che guidava. Arrivati quasi a destinazione, ci siamo fermati a far la spesa. E, al banco degli affettati, la tizia che ci ha servito, mi guardava male. Non so per quale motivo, fatto sta che lo faceva (forse perché la stavamo facendo lavorare, ma questi sono dettagli). finito con l’affettato, ci siamo avvicinati al banco della carne e dopo svariati ripensamenti, abbiamo completato la spesa di carne decidendo, alla fine, di prolunga la vacanza di un giorno. Finita la spesa c’è stata, probabilmente, l’esperienza più traumatica della vacanza: i tornanti in salita. Dire che mi sia cagato in mano è dir poco. Non è che fossi spaventato per la guida della Fatina che, anzi, se l’è cavata egregiamente, ero spaventato proprio dalla salita. Una volta giunti a destinazione, inevitabilmente, c’è stato lo scarico delle valigie. Dato che entrambi ci eravamo portati dietro mezza casa, i viaggi per trasportare le valige coi vestiti, le borse coi portatili, la playstation 2, cazzi e mazzi per la casa, le borse della spesa e gli zaini contenenti la stuoia da spiaggia e i libri, sono stati lunghi e faticosissimi. Ma, ancora non era nulla. Una volta fatta nostra la casa, il sottoscritto si è piazzato in cucina per cucinare mentre la Fatina apparecchiava la tavola. Nel frattempo, io preparavo i gamberetti e le zucchine. Finito di usare l’asse, la Fatina ha iniziato a tritare il prezzemolo (da mettere “a freddo” sulla pasta). Dopo un decorosissimo pranzo (che spero sia stato gradito anche dalla Fatina), si discute sul da farsi. Ovviamente, l’unica opzione considerabile è quella di scendere al lago. Prima di scendere, però, mi impongo per perdere tempo e digerire, dato che fare una discesa di venticinque minuti sotto il sole, alle tre del pomeriggio non è che sia proprio il top per favorire la digestione. Alle tre e mezza dopo non-mi-ricordo-cosa-abbiamo-fatto (forse cazzeggiato sull’interlink e, sicuramente, dopo un viaggio di piacere in bagno del sottoscritto e un micro-pisolino della Fatina) ci apprestiamo a discendere, entrambi con una bottiglietta d’acqua da mezzo litro (tenete bene a mente il particolare). La discesa scorre via liscia come l’olio e una volta arrivati sul lungolago ci si guarda intorno in cerca di potenziali vittime  prede  persone interessanti (leggasi: fanciulle). Non trovando nulla, decidiamo di dirigerci su una collinetta dove sorgono dei bellissimi alberi che fanno ombra. Una volta stese le stuoie, sorgono esattamente due problemi:

1) Quando il vento tirava nella direzione sbagliata, un buonissimo effluvio di letame arrivava fino alle nostre delicate narici facendoci imprecare contro gli Dèi.
2) Il dannato vento ci impediva di leggere in maniera decente. I libri parevano posseduti dal demonio talmente tanto in fretta le pagine si giravano da sole.

Dopo circa un’oretta, avendone avute piene le palle, decidiamo di ripartire. Dato che durante la discesa mi ero bevuto mezza bottiglietta d’acqua, ho avuto la brillante idea di scolarmi l’altra metà della bottiglietta prima di partire. Non lo avessi mai fatto. La salita è stata un inferno. La pendenza che aumentava man mano, il terreno non livellato e selvaggio rendeva più difficoltoso il nostro avanzare. Arrivato a metà strada io sbanfavo in modo imbarazzante e anche la Fatina dava segni di fatica. La mancanza d’acqua si è fatta sentire per tutta la salita e la Fatina, da bastardo (e previdente) qual è, ha potuto contare sull’apporto di liquidi extra provenienti dalla sua bottiglietta d’acqua quasi intatta. Una volta saliti, è stato il momento delle docce e della cena. Durante la cena (Toasts e Cordon Bleu). Nel frattempo abbiamo visto la partita dell’Italia e chiacchierato del più e del meno. Dopo aver lavato le pentole sporche, abbiamo giocato alla play fino all’una e poi siamo andati a letto (o meglio, lui è andato a letto. Io sono stato male e poi sono andato a letto).

Giorno 2: Sabato

Dopo sei ore di sonno, vengo svegliato in modo molto poco gentile dallo strillare di due bambini tedeschi. In questo modo conosco i miei nuovi vicini: un’allegra famigliola tedesca con due mocciosetti che non hanno ben chiaro che non si dovrebbe gridare quell’ora. Una volta svegliato, vado in bagno e do il via alle abluzioni mattutine. Una volta finite, La Fatina esce da camera sua e mi sostituisce. Una volta sceso, tiro fuori il succo dal frigo e accendo il computer per non so quale motivo. Acceso il computer, inizio a cazzeggiare bellamente come solo io so fare. La Fatina si prepara il té e si mangia la briosche, io mi bevo il mio succo. Una volta finita la colazione e controllate un paio di cosette su internet, propongo alla Fatina di farci un giro per il paese, fino a raggiungere la chiesa poco più in alto. Durante la “scampagnata” la Fatina (più previdente di me) ha fatto delle foto che (prima o poi) mi arriveranno. Una volta scesi di nuovo e tornati a casa, non resta altro da fare se non cucinare. Chiedo alla fatina di pesare la stessa quantità di pasta del giorno prima e lui acconsente, poi va ad apparecchiare la tavola. Mentre lui fa tutto questo, io preparo il condimento per la pasta: speck a dadini, panna, zafferano e zucchine (ed una tazzina di vino rosso). Una volta preparato tutto, al momento di servirlo, mi sembra che ci sia un po’ troppa pasta. Senza dar peso alla cosa, servo in tavola. Dopo mangiato decidiamo di anticipare i tempi e di scendere un po’ prima, al lago. Mentre camminavamo, ci appare evidente il parallelismo tra i sentieri di montagna che formavano la scorciatoia su cui eravamo e il sentiero in cui, per la prima volta, compaiono i Nazgùl in LoTR (il film, obv). Scesi al lago, abbiamo la fortuna di incrociare il cammino di una bellissima fanciulla biondissima e con la pelle candidissima, con un costume da bagno a due pezzi nero e null’altro addosso. Dopo esserci abbondantemente rifatti gli occhi, ci rendiamo conto che la situazione del vento non pare essere migliore rispetto al giorno prima. Fregandocene altamente di questo, decidiamo di ripiazzarci sulla collinetta a leggere. E, mentre la Fatina, dopo aver tentato di leggere cade in un sonno letargico, io finisco i fumetti che mi sono portato dietro. Una volta svegliatosi, chiedo alla Fatina (che lo ricordo, è un uomo) se vuole tornare su. Dopo qualche tempo, decidiamo di risalire e, con grande soddisfazione di tutti e due, lo facciamo con meno fatica rispetto al primo giorno e, questa volta, entrambi siamo acqua-muniti (io avevo portato giù due bottigliette). Al rientro ci si lava e poi si guarda il Dottore. E, qui, apro una piccola digressione: La fatina, più volte, mi aveva parlato in toni entusiastici del Dottore e io sempre lo avevo snobbato. Dopo aver ammesso il mio errore con lui, faccio lo stesso qui pubblicamente: Fatina, avevi ragione. Il Dottor Who è una figata.
Dopo cena (Lonza e Wurstel di pollo), ci siamo dedicati alla scrittura e, poi, alla play come di rito. Una volta stancatici di giocare, abbiamo dato una rapida controllata ad un paio di cose su internet e poi ce ne siamo andati a nanna.

Giorno 3: Domenica

Come il giorno prima, ancora una volta, vengo svegliato dai marmocchietti. Dopo aver fatto colazione, mi dedico al cazzeggio assoluto grazie anche alla chiavetta della Fatina. In me, nasce l’insensata voglia di pucciare i piedi nel lago e, dopo aver avuto una brevissima discussione sul senso del termine “Pucciare i piedi”, concordiamo che si ha da fare tutto nel pomeriggio. La mattinata scorre tra molte battute, la scrittura (non di post, purtroppo per voi). Una volta giunto il momento del pranzo, si scopre una scioccante verità. Il giorno prima, la Fatina, aveva pesato non due etti di pasta, ma ben tre (centocinquanta grammi a cranio, insomma). Al ché, gli ho fatto notare che l’abbiocco e il singhiozzo erano (forse) causati dal fatto che stesse mangiando come un cinghiale. Dopo aver riso di questa storia, ho fatto un normalissimo sugo. Dopo pranzo, abbiamo indossato il costume e con nostro stupore abbiamo scoperto che entrambi avevamo lo stesso tipo di costume con colori diversi (io costume nero, con fantasia azzurra. Lui costume bianco con fantasia nera). Fatta quella terribile scoperta, abbiamo deciso di vestirci con colori complentari (io maglia bianca/costume nero; lui maglia nera, costume bianco e tanta crema solare protezione 60). Durante la discesa, inizio a tentennare all’idea di pucciare i piedi nel lago ma, giunti a destinazione, le mie convinzioni si rinsaldano e ci dirigiamo verso un torrentello. Mentre intingiamo i piedi nell’acqua, abbiamo modo di scorgere diverse belle fanciulle e, per questo motivo, ringraziamo gli Dèi. Dèi che, però, sono infidi e bastardi. Infatti, verso le cinque del pomeriggio, il cielo diventa grigio e minaccioso. Dovendo fare una salita di trentacinque/quaranta minuti, ci siamo incamminati. Ad un quarto di strada, sentiamo i primi tuoni e decidiamo di accelerare il passo. A metà salita stiamo imprecando e sperando ardentemente che non inizi a piovere perché sennò saremmo nella merda. Letteralmente. Giunti sulla soglia di casa, inizia il diluvio. Fortunatamente l’unica acqua che ci ha lavato è stata quella della doccia. Dopo la doccia, mentre la Fatina guardava il Dottore, io ho preparato la salsiccia. Dopo cena ci siamo dedicati ad un’intensa sessione di scrittura e, abbiamo dato un po’ di fastidio a V. Nel frattempo, abbiamo anche giocato a KH. Poi, verso le due, è rimasta una sola cosa da fare: dormire.

Ultimo giorno: Lunedì.

Lunedì è stato un giorno anomalo dedicato a sistemare quanto si poteva sistemare. Dopo la (prima) sveglia traumatica alle sette e ventitré per colpa dei bambini dei vicini, c’è stata la sveglia definitiva alle nove e qualcosa. Fatta la solita colazione (briosche e succo), mi sono dedicato alla play e al cazzeggio, dopo aver comprato il pane e aver salutato la genitrice dei due rompicoglioni. Verso mezzogiorno sono andato a cucinare (sugo con ciò che, previdentemente, non avevo preparato della salsiccia del giorno prima) e la pasta. Dopo pranzo, ci siamo dedicati alla scrittura e a Scrubs. Abbiamo fatto i letti e ho sistemato le cose in giro. La cena è stata fatta in modo rapido e frugale, poi c’è stato il rientro. Rientro che un po’ mi è dispiaciuto affrontare, dato che mi trovavo davvero bene lì (le uniche cose a mancare erano due o più ragazze e il Cacciatore di Tonni). Rientrato a casa, ho scaricato le valigie e sistemato il sistemabile, poi sono crollato a letto.

Questa breve vacanza è stata indubbiamente un’esperienza positiva. Ho riso, ho scritto, ho mangiato, mi sono rilassato e abbiamo fatto le prove generali per le vacanze future (soldi permettendo).

E ora vi lascio un paio di note random:

– Tutte le mattine durante la colazione e, ogni tanto, durante la preparazione del pranzo ascoltavamo musica
– Mi sono quasi ustionato più volte le dita
– La genitrice dei marmocchietti era una gran bella donna.
– Il primo giorno, prima di imboccare la giusta via, stavo per far sbagliare strada alla Fatina dei Boschi
– Probabilmente le foto non arriveranno mai
– Le battute più belle e che ci hanno fatto fare grosse e grasse risate me le sono scordate. La prossima volta le registrerò.
– La Fatina e il sottoscritto non si vedranno più fino a settembre
– A settembre si è deciso di organizzare un altro Meet Coso (Special Host: la Fatina).
– Ho dato dimostrazione di essere in grado di cucinare, lavare e fare il casalingo.
– L’acqua del lago era gelida.
– Anche gli Hipster leggono Stephen King. Solo che prendono racconti che quasi nessuno si incula.

Questo è quanto.

Cya.

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