Archivi tag: Correnti

Un paese a due velocità

L’articolo in questione lo stavo pensando già da un po’ di tempo ma vogliate per noia, vogliate perché me ne dimenticavo, non l’ho mai scritto. Ça va sans dire che il paese in questione è l’Italia. Italia che, come tutti ben saprete, ha da un lato una situazione economica stagnante e dall’altra una situazione politica frenetica ma inconcludente.

Mentre le tre principali forze del Parlamento non riescono a trovare un accordo per formare un governo a causa dei ripetuti veti incrociati, è possibile notare come ogni forza politica stia affrontando il dopo-elezioni in modo diverso. Il PdL se da una parte tende la mano al PD per un governo di unità nazionale, dall’altro lancia il guanto di sfida e si prepara ad una campagna elettorale che si preannuncia infuocata. Nel frattempo continuano, a porte chiuse, le trattative per l’elezione di un Presidente della Repubblica in comune. La strategia della carota e del bastone, oltre all’impegno in prima persona di Silvio Berlusconi, hanno un evidente effetto anche sui sondaggi che, ad oggi, è la prima forza in Italia circa due punti di vantaggio sui diretti competitors del Centro-Sinistra.

il MoVimento 5 Stelle, dopo la falsa partenza delle quirinarie, ha oggi presentato il proprio candidato Presidente della Repubblica. Si tratta di Milena Jole Gabanelli. Nel caso questa dovesse desistere, toccherebbe a Rodotà. Tra le altre cose è notizia recente che i deputati di M5S abbiano presentato due DdL per l’abolizione delle sovvenzioni statali ai giornali e l’abolizione  dell’ordine dei giornalisti. Nel frattempo, Grillo, continua a portare avanti la propria campagna contro la “casta”, ricordando come mentre loro continuino con le loro trattative la casa stia bruciando. Sbadatamente, forse, proprio Grillo si dimentica che la situazione di impasse è tanto colpa sua, quanto degli altri. Nei sondaggi, comunque, M5S è dato in calo di due punti percentuali.

Il PD, invece, ha la situazione più magmatica. Le molte correnti interne sono in aperto contrasto tra loro e una delle leadership più forte degli ultimi anni nel centro-sinistra è ormai incapace di controllare quanto sta accadendo. I bersaniani, infatti, continuano a dare il loro appoggio al segretario per un governo di minoranza e cercando di ricoinvolgere i giovani turchi, defilatisi progressivamente. I (demo)cristiani, dopo la bocciatura da parte di Renzi di Marini, minacciano la scissione e lo scontento trapela sempre di più. Franceschini, dopo non aver ottenuto la presidenza delle camere, è tornato a capo della corrente che a lui faceva riferimento. I renziani, invece, hanno avuto dei toni in crescendo che hanno portato proprio il Sindaco di Firenze a battibeccare via giornale con Bersani, dopo l’esclusione del primo dalla carica di Grande Elettore. A complicare ulteriormente tutto si aggiunge la discesa in campo di Barca che, con un documento di cinquantacinque pagine, afferma che il PD sia da riformare. Nel frattempo, la partita per il Colle è sempre aperta e il Partito Democratico si sta impegnando a trovare una rosa di nomi che possa permettere di eleggere un Presidente della Repubblica con la più ampia maggioranza possibile (l’ultimo nome trapelato è quello di Amato). Nonostante una situazione non proprio facile e comprensibile, il PD si trova a guadagnare un punto percentuale nei sondaggi, diventando così la seconda forza del paese.

Nel frattempo, nonostante siano stati sbloccati quaranta miliardi per pagare i debiti delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle aziende, più volte Confindustria ha lanciato un grido d’allarme riguardante le tematiche del lavoro. Negli ultimi mesi, infatti, mille aziende al giorno sono state chiuse e sempre di più hanno deciso di ricorrere alla cassa integrazione. Cassa integrazione che però, stando a quanto detto dalla Fornero, potrebbe non riuscire a coprire con i propri fondi la richiesta (si parla di un miliardo di euro).

La situazione d’emergenza è così grave che sia Confindustria sia i tre principali sindacati hanno detto di aver intenzione di dare vita ad un tavolo comune dove parlare del modo per affrontare la crisi dilagante e che anche per questo 2013 porterà ad una crescita negativa.

Nonostante l’incertezza politica, lo spread è calato e si mantiene su livelli più che accettabili e l’Europa ha riconosciuto l’ottimo lavoro dell’Italia che non è più un’osservata speciale. Accanto a queste buone notizie, però, c’è stato un monito riguardante il rischio contagio rappresentato dalla debolezza strutturale degli istituti finanziari.

È evidente che i tanti problemi (strutturali e non solo) che affliggono l’economia italiana possano essere risolti solo dalla politica. È evidente anche che il punto di rottura sta per essere raggiunto e che una delle priorità dovrebbe essere alleggerire il carico fiscale che grava su imprese e lavoratori ma, come potete notare tutti, in questo momento i partiti (e movimenti) si stanno occupando di tutt’altro.

Questi sono i dati di fatto. Di mio voglio solo aggiungere alcune cose a cui tenevo particolarmente.

È quanto meno curioso che il Movimento 5 Stelle abbia scelto una donna iscritta all’ordine dei giornalisti (che M5S vuole abolire) e dipendete della Rai (che deve essere abolita, stando al programma). Così come è curioso che i primi due DdL presentati, in questo momento, siano l’ultima delle priorità che il Parlamento dovrebbe avere.

Per quanto riguarda la dialettica interna al PD, mio malgrado, devo dar ragione a Renzi almeno su una cosa: Bersani sta mettendo davanti la propria “carriera” al bene del paese. È evidente che non abbia i numeri per governare, così come è evidente che l’unico modo per avere un governo sia quello di fare questo stramaledetto inciucio. È fuori dal mondo, poi, che Bersani dica che non si può mettere fretta per formare un esecutivo quando la realtà delle cose dimostra che, invece, ci dovrebbe essere tutta la fretta di questo mondo. D’altro canto, Renzi, non perde occasione per scatenare polemiche non rendendosi conto che in questa maniera non fa altro che danneggiare il partito e farsi terra bruciata intorno, cosa che non gli converrebbe dato che molto probabilmente alle prossime primarie sarà lui, il favorito.

L’ultima cosa che scriverò in questo post, è una riflessione nata negli ultimi tempi: piuttosto che governicchi deboli, saggi o quant’altro sarebbe meglio che le tre forze politiche principali in questo momento, si sedessero ad un tavolo e dessero vita ad una seconda Costituente. La seconda parte della Costituzione è completamente da rivedere, c’è la necessità che le forze politiche facciano una nuova legge elettorale (preferirei un maggioritario a doppio turno) e soprattutto prendano iniziative per il rilancio dell’occupazione e dell’economia. È questo il momento buono per farlo, mettendo da parte gli interessi personalistici per quello che si potrebbe definire “un bene superiore”. Potrebbe essere questa, la svolta politica tanto attesa e l’inizio della vera Terza Repubblica.

Questo è quanto

Cya.

Bonus (unreleated):

7 commenti

Archiviato in Politica & Società

L’incubo inciucio e il rischio rottura

Ad una settimana e mezza dal voto, la situazione politica italiana è ancora incerta e confusa. La prospettiva di avere un Governo che abbia i numeri in Parlamento è, allo stato attuale, qualcosa di utopico. La matassa passerà tra le mani del Presidente della Repubblica Napolitano che si dovrà impegnare a trovare il bandolo per districarla.

Il Colle, infatti, da una parte vuole evitare che si ritorni alle urne, dall’altra però si oppone fortemente al progetto di Bersani di un Governo di minoranza che cerchi la maggioranza in Parlamento di riforma in riforma. Il Presidente ha più volte richiamato i partiti al proprio senso di responsabilità e il viaggio in Germania gli ha sicuramente dato il polso di come la situazione di instabilità sia vissuta all’estero. Inoltre è conscio che con l’attuale legge elettorale la situazione non cambierebbe andando nuovamente al voto. Per questo motivo, sotto traccia, sta cercando una soluzione tecnica (gli ultimi nomi fatti sono Anna Maria Cancellieri e Corrado Passera) per abrogare il Porcellum e per riformare la legge elettorale.

L’ennesimo Governo tecnico però incontra l’aperta ostilità di tutti i principali partiti. Il PDL, dopo aver fatto cadere Monti, è disponibile ad un’alleanza col PD per dare vita ad una serie di riforme istituzionali e per rilanciare l’economia del paese. La principale preoccupazione di Berlusconi e del suo partito è, però, quella di non riuscire ad influire sull’elezione del prossimo Presidente della Repubblica, portando così alla nomina di una persona sgradita a lui e, di conseguenza, ai suoi. I continui richiami fatti da Alfano e Berlusconi a Bersani e i continui inviti a “fare la cosa” giusta, rientrano quindi in un quadro generale molto più complesso e che va ben oltre alle semplici scaramucce politiche: il PDL, infatti, avrebbe l’occasione di tornare alla guida del paese (seppur con gli odiati nemici) e potrebbero influenzare la scelta del prossimo inquilino del Quirinale a cui, probabilmente, passerà la patata bollente di un (possibile) Governo a tempo e l’indizione di nuove elezioni.

M5S, invece, ha una condotta confusionaria. Grillo e Casaleggio vogliono ovviamente trarre il massimo vantaggio da questa situazione di incertezza e quindi sembrano intenzionati a non concedere la fiducia né ad un governo di Centro-Sinistra (seppure il corteggiamento sia in corso, per quanto il PD neghi) né ad un tecnico. Durante questa settimana e mezza è stato però possibile assistere a più giravolte da parte del Guru del Movimento: prima ha lasciato intravedere uno spiraglio di speranza per un’apertura all’appoggio del PD (“l’esperienza siciliana è meravigliosa”) poi, dopo il contrordine, stando a quanto riportato da un giornale tedesco avrebbe dato il suo beneplacito ad un governo tecnico, salvo poi smentire il tutto affermando che la giornalista avesse capito male quanto da lui detto. Chiarito ciò che non faranno, resta da capire invece come agiranno. L’idea di valutare manovra per manovra è indubbiamente la loro idea prediletta, ma la base su internet è spaccata. Molti chiedono di dare la fiducia al PD per dare vita ad un governo che si occupi delle principali urgenze del paese ma, per il momento, la linea confermata anche dai capigruppo è quella oltranzista del non dare appoggio.

Il PD, dal canto suo, riflette anche negli atteggiamenti con gli altri partiti le fratture venutesi a creare al proprio interno. Veltroni e D’Alema hanno aperto più volte al Centro-Destra, andando poi a correggere il tiro (“Berlusconi, con la sua presenza, impedisce il dialogo”). Bersani ha sempre chiuso a questa possibilità, dicendo che non si alleerà per alcun motivo con chi ha comprato Deputati pur di far cadere il Governo Prodi (il caso De Gregori) e ha portato l’Italia sull’orlo del baratro. A seguito di questa chiusura, l’unico interlocutore rimasto è il Movimento 5 Stelle. Più volte il leader del PD ha fatto pressioni sulla mancanza di responsabilità dimostrata finora dal Movimento e su una linea di condotta poco chiara. Ha anche ricordato come, nel caso si tornasse ad elezioni, anche loro tornerebbero a casa, lasciando il paese in balia dell’incertezza. Finora questi appelli, però, sembrano non aver avuto effetto. A rendere la situazione più tesa e difficoltosa ci sono le frizioni con Napolitano a cui accennavo ad inizio articolo.

E, come scritto poco sopra, il PD in questo momento vede tre correnti principali impegnati in una lotta intestina che si evince dalle prese di posizione pubbliche. Da una parte ci sono i “bersaniani”, da un’altra i “veltroniani” e dall’altra ancora i “renziani”. I primi sono decisi a seguire la linea dell’attuale Segretario ed appoggiarlo sia si dovesse decidere di confrontarsi coi grillini, sia si dovesse decidere di provare a formare un Governo anche in assenza dei numeri.

I secondi, invece, si trovano in disaccordo con Bersani. Secondo loro sarebbe inutile tentare la creazione di un Governo di minoranza e, anzi, sarebbe persino rischioso. Per questi motivi opterebbero per un governo più ampio possibile per tentare di fare le riforme necessarie. Per questi, l’apertura al Centro-Destra non sarebbe poi così problematica una volta esclusa l’ingombrante figura di Berlusconi. Il contrasto tra i primi e loro nasce proprio su questa apertura che potrebbe fare più male che bene.

I terzi sono stati in disparte a lungo e sono rientrati prepotentemente in gioco grazie al risultato delle elezioni. Renzi ha ribadito più volte l’appoggio a Bersani ma l’impressione che sia una facciata di cortesia è sempre più forte. Ai suoi fidatissimi ha confidato che sarebbe disposto a guidare un governo di larghe intese purché si tornasse a votare e vincesse le primarie. A rafforzare l’idea che la discesa in campo del Sindaco di Firenze sia prossima c’è stato anche il colloquio con Monti di questa settimana di cui non si sa praticamente nulla.

È evidente che per quanto le tre correnti siano coese al loro interno, l’immagine del partito ne esca nettamente indebolita. Una situazione del genere, prolungata nel tempo, potrebbe portare ad una frattura insanabile ad una scissione del Partito. Per evitare questo scenario sarebbe necessario ritrovare una linea comune per il partito dettata da una guida, una leadership, forte scelta dagli elettori. Per questo motivo sarebbe necessario che Bersani facesse un passo indietro e affidasse ai cittadini la scelta della nuova segreteria in anticipo rispetto ai programmi.

Oltre a questo, inoltre, sarebbe necessario un rinnovamento tanto sbandierato e messo in atto lentamente e con ritardo. Solo in questo mondo si potrebbe assistere ad un PD rinsaldato e pronto a ributtarsi nell’arena politica come una vera forza progressista.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

2 commenti

Archiviato in Politica & Società

La Sinistra in Italia

Quanto qui scritto, probabilmente, non troverà d’accordo un po’ di gente che avrà la (s)fortuna di passare di qui ma, onestamente, non me ne frega molto.

Inizialmente il titolo avrebbe dovuto essere qualcosa del genere “perché la Sinistra non ha governato (e non governerà) in Italia”. Per scrivere un post del genere, però, sarebbe stato limitante. Limitante perché mi sarei dovuto soffermare solo sulla Sinistra a livello parlamentare e non avrei potuto analizzare in modo più approfondito altri aspetti.

Il primo aspetto che mi preme analizzare è quello riguardante la formazione della cultura politica degli italiani. La mancata affermazione elettorale delle Sinistre nel nostro paese, infatti, è ascrivibile al fatto che, sin dagli albori, tutti i partiti appartenenti a quello schieramento incontrarono ostilità sia negli ambienti interni allo Stato, sia negli ambienti esterni. Il socialismo prima, il comunismo poi, furono sempre presentati come il nemico, il male. E, questo, ha influito su molte generazioni che hanno vissuto sia durante il regime fascista, sia durante la Prima Repubblica.

La mancata affermazione a cui accennavo sopra, può essere giustificata dai seguenti elementi esogeni

a) La presenza di un forte partito di matrice cristiana, avente l’appoggio della Chiesa (nel periodo pre-fascista)
b) L’affermarsi di un regime reazionario quale quello fascista e la conseguente dittatura
c) La presenza di un nuovo partito cristiano e la situazione internazionale, oltre che interna (Prima Repubblica)
d) Lo scandalo di Mani Pulite e la conseguente incapacità di riorganizzarsi nel breve periodo e la comparsa di nuovi attori sulla scena politica (Seconda Repubblica)

Ai quali si aggiungono altri due elementi endogeni

1) La concorrenza tra le forze di Sinistra (PSI e PCI)
2) Le frammentazione delle stesse.

Nel periodo pre-fascista, il PSI faticò ad imporsi. I problemi furono causati sia dalla giovane età del partito, sia dall’attitudine a dividersi che questo aveva. Sin dagli albori, infatti, il PSI fu caratterizzato da due correnti in contrasto per il predominio tra loro (riformisti e massimalisti). I contrasti portarono ad una prima separazione (con la fondazione del PSRI) prima della Prima Guerra Mondiale. Durante la guerra mondiale, il fronte socialista, sarà attraversato da altre tensioni causate dalla posizione del partito nei confronti della Grande Guerra. La linea che dominante fu quella dell’astensione dell’Italia, ma una parte del PSI era interventista. Fu questa divisione a portare all’espulsione di Benito Mussolini che fonderà il partito fascista. Altra frattura sarà quella tra PSI e il neonato PC. Partito Comunista che si rifà ai 21 punti stilati dai rivoluzionari bolscevichi saliti al potere in Russia, dopo aver rovesciato il regime zarista. Nonostante queste fratture continue, il PSI, riuscì a salire al governo prima dell’avvento del Fascismo. Come vederete, la situazione interna non era delle migliori ma, anche sul piano concorrenziale, il PSI si trovò prima a dover affrontare un partito affermato come il Partito Liberale e, dopo la caduta di questo, si troverà a dover fare i conti con il Partito Popolare Italiano. Il Vaticano, infatti, aveva cancellato il divieto alla partecipazione dei credenti alla vita dello Stato italiano e aveva avallato la creazione di un partito in grado di poter contrastare la diffusione degli ideali socialisti. Le due forze si contrasteranno a lungo e duramente, permettendo così al partito fascista di prendere il potere, sfruttando il malcontento e la fase di stagnazione politica ed economica che il paese attraversava.

Il partito fascista giungerà al potere per contrastare la dilagante minaccia del comunismo (che in Italia aveva già iniziato un’opera di erosione dei voti del PSI). Le Sinistre saranno tra le principali forze di resistenza al regime e formeranno alcuni dei nuclei partigiani più importanti e che porteranno alla liberazione di Milano e di gran parte delle città del Centro-Nord Italia. Tra il PSI e il PCI ci fu un riavvicinamento con il famoso patto d’unità d’azione.

Con la fine del fascismo e della seconda guerra mondiale si entra in una fase di fervente attività politica. Tutte le forze politiche anti-fasciste sono riunite per la creazione della Carta Costituzionale. Alle elezioni del 1948 PSI e PCI formeranno un fronte unico che però verrà sconfitto dalla Democrazia Cristiana, guidata da Alcide De Gasperi. La situazione internazionale vede il crearsi di due blocchi: il blocco U.S.A (che verrà poi formalizzato con la stipulazione del Patto Atlantico e la creazione della NATO) e il blocco U.R.S.S. (formalizzato col Patto di Varsavia). Questa separazione del mondo in due blocchi porterà l’Italia (in quanto paese di frontiera) ad avere una democrazia “bloccata” in cui i partiti di Sinistra non avrebbero potuto guidare il Paese. Gli americani, grazie agli aiuti economici e al ruolo di grande potenza, non avrebbero visto di buon occhio uno spostamento di lato da parte di un paese in una posizione strategica come quello italiano. Inoltre, lo spettro del comunismo, fu usato dalla chiesa e dalla DC per mantenere alta la soglia di partecipazione dei propri elettori.

Nonostante questo, le prime aperture, la Democrazia Cristiana le cercò verso Sinistra e fu così che nel 1958 che si ebbe il primo governo di centrista con al proprio interno il PSDI a sostenere la Democrazia Cristiana. Con l’avvento alla segreteria di Tambroni, però, questo avvicinamento fu interrotto. Il segretario DC, infatti, decise di aprire le porte al MSI. Il progetto naufragò dopo le rivolte (sobillate dal PCI) di Genova, in seguito alla concessione di un raduno missino, in città. Il fallimento di questo tentativo di formare un governo di Centro-Destra e l’abbandono del segretario, resero possibili nuovi tentativi di contatto col PSI. Nel 1960 si assistette al primo governo DC con appoggio esterno da parte del PSI. Iniziarono, quindi, gli anni del “Centro-Sinistra”. Il Partito Socialista Italiano diventerà un membro (quasi) inamovibile delle maggioranze che si susseguiranno e, tra il 1983 e il 1987, i governi saranno guidati dal socialista Bettino Craxi. Questo fu il momento più alto del Partito Socialista prima dello scandalo di Mani Pulite e il conseguente scioglimento (1994).

Per quanto riguarda la dimensione interna al PSI, dopo la rottura col PCI, l’unica scelta elettorale possibile era quella di allearsi con la Democrazia Cristiana. La base su cui aveva potuto contare per molto tempo, infatti, ormai appoggiava in gran parte il Partito Comunista (che si sarebbe distinto come vera forza di Sinistra nella Prima Repubblica). L’avvicinamento richiedette un lungo lavoro da parte di Nenni (nel PSI) e di Moro e Fanfani (nella DC). Dopo dieci/dodici anni, i frutti di quel lavoro premiarono: il PSI salì al governo, sostenendo la Democrazia Cristiana. Questo, però, portò ad una spaccatura con l’ala di sinistra del partito che, fuoriuscita, diede vita al PSIUP (formazione che nacque nel 1964 e si sciolse nel 1972, in seguito ai risultati elettorali molto scarsi). Il Partito Socialista, tra il 1966 e il 1968, si riunirà al PSDI ma i risultati ottenuti non saranno quelli sperati e questo porterà ad un’altra rottura. Rottura che riporterà le lancette dell’orologio a prima del 1966. Il Partito Socialista fu, lungo il corso di tutta la Prima Repubblica, ostile nei confronti del PCI. L’ostilità è da ricercarsi, principalmente, nel fatto che fu proprio a causa dell’importanza del Partito Comunista che il PSI dovette rivedere le proprie ambizioni egemoniche sulla Sinistra e l’influenza esercitata sulle classi sociali meno abbienti. I principali cambiamenti avvennero sotto la guida di Bettino Craxi. Il simbolo cambiò (fu scelto il garofano rosso) e ci fu un allontanamento dagli ideali marxisti. Il progetto di Craxi era quello di creare una forza di Sinistra all’avanguardia, alternativa alla visione classica di quell’area politica e riformatrice. Il progetto craxiano venne però distrutto dallo scandalo che convolse la maggior parte dei partiti tra il 1990 e il 1992. 

Il Partito Comunista, dopo le elezioni del 1948, collaborò col PSI fino alla rivolta ungherese. Dopo questi fatti, ci fu una separazione tra i due partiti. Il PCI supportò il Partito Comunista russo, mentre il PSI si schierò a favore degli insorti ungheresi. Nonostante la scissione, i risultati elettorali non ne risentirono. La situazione internazionale, nonostante ciò, condannava il Partito Comunista italiano ad un ruolo esclusivamente di opposizione. Nel 1968 ci fu la “Primavera di Praga” che finì nel sangue. Questa volta, il PCI, non diede il proprio supporto ai russi e questo fu un primo allontanamento dalla linea dettata da Mosca. Dopo il 1968 il PCI si avvicinò nei consensi ad una Democrazia Cristiana in flessione. Gli anni settanta furono caratterizzati dalle organizzazioni eversive di matrice rossa e nera che condussero, negli ultimi anni, ad un governo di unità nazionale, in cui il PCI diede il proprio appoggio esterno alla DC. DC che sfruttò questa situazione per consumare il Partito Comunista sia su un piano prettamente politico, sia sul piano del consenso della base. Gli anni ’70 si riveleranno fondamentali anche perché il nuovo segretario, Enrico Berlinguer, tracciò un percorso che si distaccava definitivamente da quello del Partito Comunista russo. Inizierà, infatti, la fase nota come “Eurocomunismo” in cui si abbandonerà l’idea di una rivoluzione proletaria, per intraprendere una linea che sposi le idee comuniste alla democrazia. I risultati di questa linea, però, non otterranno i frutti sperati proprio a causa degli Anni di Piombo e tutto ciò che ne consegui. La svolta comunista fu accolta con sospetto dagli americani e vista malamente dai russi. Nonostante questo, l’Onorevole Moro, iniziò un processo (rimasto incompleto) che prendese il nome di “Compromesso Storico” e che naufragò dopo la sua morte. Gli anni 80 segnarono l’inizio del declino nei consensi e l’avvicinarsi dell’inevitabile fine, che avverrà nel 1989 con la caduta del Muro di Berlino.

Il Partito Comunista si distingue dal PSI per la capacità di non fratturarsi in tanti piccoli partiti, con la conseguenza di minare la credibilità del partito e disperdere i voti della base popolare. Durante la storia della Prima Repubblica è possibile vedere come ci sia un’evoluzione all’interno del partito che, come detto sopra, la portò a prendere strade diverse rispetto a quanto voluto dal governo di Mosca. Sarebbe interessante analizzare come, in seno al partito italiano, siano nate organizzazioni eversive che portarono avanti l’ideale di una rivoluzione armata contro il sistema capitalistico. Nonostante gli alti funzionari condannassero questi gesti, è stato provato come nella base popolare, questi movimenti avessero un grande sostegno soprattutto nelle grandi fabbriche. Un elemento di continuità tra i vari segretari è la consapevolezza dell’impossibilità per il PCI di salire al Governo. Togliatti, dopo le elezioni del ’48, nonostante fosse stato ferito in un attentato, disse alla base (all’epoca ancora organizzata militarmente grazie ai GAP) di non fare alcunché che potesse destabilizzare l’ordine. Di fianco alla speranza di una possibile apertura in un futuro, da parte della DC, c’era la consapevolezza che in caso si fosse fatta una rivolta, ci sarebbe stato l’immediato intervento dell’esercito e l’Italia non avrebbe goduto dei benefici del “Piano Marshall”. Fu proprio questa consapevolezza che spinse Berlinguer a creare la dottrina dell’Eurocomunismo che, col cambio amministrazione negli Stati Uniti, almeno sul piano puramente teorico avrebbe potuto permettere al PCI di salire al governo. Ed è curioso come siano state proprio le organizzazioni a cui accennavo qualche riga sopra a rendere, de facto, impossibile al  PCI raggiungere l’obiettivo di governare. Con la caduta del Muro, il PCI, si frammenterà (con anticipo rispetto agli altri) in tanti partiti.

Con la fine della Prima Repubblica, si assistette ad uno sconvolgimento dello scenario politico. I vecchi partiti furono travolti dallo scandalo di Mani Pulite e si frammentarono in tante forze minori che rappresentavano le correnti interne ai grandi partiti. Il Partito Comunista che era rimasto unito fino al crollo del Muro di Berlino si separò e vennero fondati il PDS e PRC. Con le elezioni del 1994 iniziò un nuovo corso politico che prese il nome di “Seconda Repubblica”. Seconda Repubblica che fu caratterizzata dalla comparsa e l’affermazione di Silvio Berlusconi (Forza Italia, Polo delle Libertà, Popolo della Libertà) e quella della Lega Nord. L’alleanza formatasi guidò per gran parte degli ultimi vent’anni il paese. Sempre negli anni 90 si assisterà ai primi governi di Sinistra che però si dimostreranno instabili e non giungeranno a termine legislatura. Paradossalmente la Sinistra giungerà al governo da sola, solo dopo lo  scioglimento del più importante partito comunista europeo.

Con l’avvento della Seconda Repubblica, si assiste ad un ulteriore frazionamento delle forze. Il PSI si scioglierà e si assisterà alla creazione di Socialisti Italiani e del Partito Socialista Riformista. Coloro che non si unirono a queste formazioni, si dispersero in diversi schieramenti lungo tutta l’asse “Sinistra-Destra”. Il Partito Comunista, dopo la caduta del Muro di Berlino, darà i natali a Partito Democratico di Sinistra (che salì al Governo con D’Alema Presidente del Consiglio) e Partito di Rifondazione Comunista (che ottenne pochi successi elettorali). Molti dei fuoriusciti comunisti si uniranno ad una nuova forza emergente: la Lega Nord che ebbe la capacità di radicarsi sul territorio. Nel 1998, il PDS si sciolse per fondersi con altre forze di Sinistra, dando vita ai Democratici di Sinistra. In seguito, nel 1995, si assistete alla nascita dell’Ulivo. Ulivo che nacque per federare le forze di Centro-Sinistra e dare un unico indirizzo politico comune ai movimenti che, altrimenti, sarebbero stati allo sbando. Questo esperimento portò, nel 2007, alla fondazione del Partito Democratico (che minerà in modo significativo il Governo Prodi, che da lì a breve cadrà a causa di Mastella). PD caratterizzato da una convivenza iniziale difficoltosa tra le varie correnti che, venne appianata, dall’elezione alla segreteria di partito di Pier Luigi Bersani. Bersani che ridiede organizzazione e forma ad un partito che sembrava destinato a sfaldarsi, dopo il fallimento elettorale. Anche altri partiti di Sinistra diedero vita ad unione che portò alla nascita di SEL, guidata dal Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Nel 2007, inoltre, verrà rifondato il Partito Socialista Italiano guidato da Nencini.

Queste tre forze, eredi del PSI e del PCI, correranno insieme per le elezioni del 2013.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

19 commenti

Archiviato in Politica & Società