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Riflessioni a Caso #40

Siamo Cosi… Oltre i complessi c’è di più (sulle note di “Siamo Donne, oltre le gambe c’è di più”)

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Dialogo Surreale #8

– Coso, vergognati! Stai giocando ad un gioco con Pippo e Paperino!
– Ma c’è dell’underaged sex!
– Davvero?
– No, ma mi piacerebbe

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Dialogo Surreale #5

– Io sono un gay che va con le donne
– Quindi sei lesbico?
– No, nel senso che le donne pensano che io sia gay

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Riflessioni a caso #6

Sono talmente complessato che vengo respinto dalle ragazze anche nei sogni.

Nei miei sogni.

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Cose belle – Volume #1

Il titolo è già abbastanza esplicativo di per sé.  In questa nuova rubrica raccoglierò un po’ tutti i fatti o le cose che valgano la pena di essere trasmesse ai posteri e ai lettori. Ovviamente è un’idea nata male e continuerà pure peggio. Spesso e volentieri le cose belle in questione non fregheranno a nessuno, ma ceste.

E, per aprire, ci metto la campagna elettorale. Indipendentemente dal risultato finale e dal fatto che io abbia fatto abbastanza schifo, la campagna elettorale, che si avvia verso la sua conclusione, è stato un modo per entrare in contatto con il Comune in cui vivo e conoscerne le persone. L’idea del comune-dormitorio è stata spazzata via di fronte all’enormità di possibilità che il territorio ci offre e che non sono mai state pienamente sfruttate. Il gruppo coeso e unito, inoltre, mi ha permesso di maturare un’esperienza indubbiamente stancante, ma ancor più soddisfacente. E, al di là di tutto, ho avuto a che fare con persone disponibili, con cui ho gioito e sofferto. Persone con cui mi sono incazzato e che mi hanno fatto aprire un po’ di più gli occhi su Seveso. Adesso non resta che stringere i denti e andare avanti per gli ultimi (ormai) tre giorni di campagna elettorale.

Sempre facendo campagna elettorale, in un quartiere della mia città, ho avuto modo di assistere ad una cosa più unica che rara: una famiglia con cui avevo parlato prima che andassero via, al rientro, vedendomi lì seduto con un compagno di partito ci ha offerto da bere e da mangiare. Ovviamente, sia io, sia il compagno abbiamo rifiutato. Nonostante il rifiuto, comunque, è stato piacevole vedere che quelle persone abbiano capito l’impegno, lo sforzo e la passione che ci abbiamo messo e abbiano deciso di dare il loro contributo, in maniera molto semplice e diretta.

Un mio amico, settimana scorsa, mi ha accennato un progetto in cui avrebbe voluto coinvolgermi. Dopo esserci visti domenica, ed aver trovato l’accordo su come sviluppare il lavoro, posso finalmente dirlo: Coso diventerà uno sceneggiatore di fumetti. A me spetta il compito di scrivere la storia e, dopo sceneggiarla. Il mio amico, studente alla scuola del fumetto di Milano, si occuperà della parte grafica (disegno e colori). Le opzioni propostegli da me sono due: una sui supereroi (non molto originale, ma di sicuro effetto) e una è quella del racconto pubblicato qui sul blog. Per il momento non c’è ancora nulla di concreto, anche perché dovrei riassumere in breve le due trame, in modo tale che lui possa sottoporle al prof di sceneggiatura. Probabilmente, alla fine, non se ne farà niente. Però è un modo interessante per occupare il tempo libero.

E alla fine, ma non per ultimo, la vera cosa bella: questo sabato incontrerò V. (e moroso). Il fatto che lei sia a Milano, oltre a quello che sabato possa staccare per un giorno intero prima del ballottaggio, permetteranno questo evento da tanto tempo atteso (almeno, stando a fonti ufficiali). Il programma prevederà sicuramente una libreria (devo ritirare dei libri) e Sempione perché, da bravo culopeso, io voglio mettermi sotto le fresche frasche a cazzeggiare. L’unica nota negativa sarà la delusione di V. dopo l’incontro. Come guest star, dall’ora di pranzo, ci sarà anche la Fatina. Per ulteriori aggiornamenti, dovrete aspettare settimana prossima, probabilmente.

Questo è quanto.

Cya

Bonus:

 

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Questo titolo sarà privo di qualsivoglia indicazione.

All’inizio, per questa settimana, avevo pensato ad un post “serio”, poi mi sono reso conto che forse sarebbe stato meglio posticiparlo alla prossima, giusto perché è l’ultima settimana prima delle elezioni e quindi fare un quadro generale prima del voto non sarebbe un’idea da buttare via. Per questo motivo vi beccherete una serie di fatti/riflessioni slegati da qual si voglia contesto e di dubbio interesse.

E, per forza di cose, non si può non parlare del festival di Sanremo. Non l’ho visto ieri, non lo vedrò oggi, ma ho avuto modo di vedere lo “spettacolino” di Crozza. La faccenda è guardabile da due prospettive differenti: la prima è quella sul piano dei contenuti, la seconda è quella della contestazione. Per comodità partirò dalla seconda: gli internauti sono spaccati: c’è chi pensa che la contestazione sia stata giusta, c’è chi pensa che sia stata esagerata. Personalmente, ritengo che sia stata esagerata nonostante, effettivamente, Crozza tenda ad affondare più con Abberluscone che con il PD. Dal punto di vista qualitativo, invece, è stato abbastanza deludente. Quanto fatto vedere non è stato altro che un collage di sketch già visti o a Ballarò o in Crozza nel Paese delle Meraviglie. Insomma, forse avrebbe potuto tirar fuori qualcosa di più originale. Una prestazione senza infamia e senza lode intorno a cui si è creato un gran polverone per nulla.

La seconda cosa riguarda un evento di portata storica: le dimissioni del Papa. I motivi non sono ancora del tutto chiari. C’è chi pensa che sia per l’intervento al cuore subito dal pontefice, c’è chi pensa che stia bollendo in pentola un scandalo di proporzioni inaudite. I Bookies danno un candidato africano come favorito alla successione al soglio pontificio. Per quanto riguarda gli italiani, il vescovo di Milano, è il nome più papabile. Speculazioni a parte, non si può ignorare le conseguenze che un fatto del genere avrà sul futuro della chiesa. Sino al buon Ratzinger, tutti i papi (o quasi) erano stati papa sino alla morte ma questi ultimi eventi, sconvolgono il quadro. Lo sconvolgono perché non sappiamo che cosa farà il buon Nazinger e non sappiamo quale sarà il suo peso nelle gerarchie vaticane. Come dissi a tavola, lunedì, se il papa fosse stato un cavallo azzoppato, il problema non si sarebbe posto. Fun Fact: si dice che il successore di questo papa sarà il famoso “Papa Nero” della profezia di Malachia. Mistero ha già preparato una puntata speciale.

La terza cosa tira in ballo un discorso tra me e V. in cui si parlava dell’assenza di post cinici o cazzari su sto blog da un bel po’ di tempo e, in effetti, l’ultimo post del tutto cazzaro è datato 29 dicembre 2012. Ci sarebbe da chiedersi i motivi di una svolta così “seriosa” (noiosa) al blog e la conclusione a cui è arrivata V. è che io stia crescendo. In realtà, lo scopo (che sta riuscendo) è quello di tediare a morte i lettori in modo tale che smettano di seguire il blog. Come detto tra parentesi, lo scopo è apparentemente raggiunto. Le visite sono letteralmente crollate rispetto ai mesi precedenti (pur mantenendosi troppo alte). Per questo motivo, ho intenzione di fare un appello a voi sventurati che passate: non fermatevi su questo blog. È un mix di cose già risapute e cose di cui non dovrebbe fregare un cazzo a nessuno sano di mente. Andate su altri blog, di gente che scrive mucchi di cose interessanti facendo tre/quattro post al giorno. Vi divertirete di più, fidatevi di Coso. (Campagna di desensibilizzazione nei confronti di Coso).

Il giorno del mio compleanno si avvicina sempre di più e, salvo imprevisti, la sera del mio ventiduesimo anniversario di vita dovrei essere a Milano per un concerto dei Living Colour. Con me, ovviamente, ci sarà la Fatina dei Boschi. La decisione è stata presa dopo un rapido conciliabolo sul fatto che ne valesse la pena o meno. Dopo aver ascoltato un po’ di canzoni, però, ci siamo resi conto che a 23 euri, l’andarci sarebbe un affarone. Questo sarà il mio quarto concerto (i precedenti tre, in ordine cronologico: Ligabue un fottiliardo di anni fa, mio zio in chiesa, I MCR gratis). Altri concerti a cui vorrei prima o poi assistere sono quelli di: Pain Of Salvation, Katzenjammer e Caparezza. Prezzi dei biglietti permettendo.

Ieri, per mia sfortuna, ho visto J. Edgar. Il film, di base discreto, mi lascia molte perplessità e dopo la prima ora e un quarto si rivela essere un polpettone difficilmente digeribile (alla fine, speri che il protagonista muoia). Eastwood sforna un film a mio avviso sottotono e fin troppo buonista. Guadagna punti verso la fine con un dialogo in cui ci viene fatto scoprire che le cose non sono come raccontate dal protagonista. Leonardo di Caprio è stato magistrale e ha risollevato non poco il film con la sua prestazione. La storia però, indugia troppo su fatti non comprovati e non approfondisce i lati più oscuri di Edgar Hoover (si sofferma sulla sua omosessualità e non su quanto fatto durante il Maccartismo per esempio). Insomma, l’ennesimo Kolossal autocelebrativo della grande America.

La domenica entrante sarò in Piazza Duomo a Milano per un grande incontro che vedrà coinvolti Ambrosoli, Bersani, Pisapia, Vendola e, soprattutto, il Tovarish Tabacci. Probabilmente questo segnerà il clou della campagna elettorale del PD in Lombardia. Con me ci saranno forse un paio di amici (di cui non faccio nomi) ed è un’occasione per sentire dal vivo le proposte che verranno fatte sia per la Regione, sia per lo Stato. La speranza è che non sia una perdita di tempo. Martedì 19, salvo cambi di programma, andrò a vedere Grillo che arriva a Milano con lo Tsunami Tour. L’obiettivo sarà, oltre a sopravvivere, quello di capire se il programma di M5S vada oltre a quanto scritto su Internet e capire le vere intenzioni di un movimento che, probabilmente, prenderà più del 20% di voti. È probabile che nel post di settimana prossima accenni a questi due eventi.

Stanno susseguendosi oscuri presagi l’uno dietro l’altro. Il Pastore Tedesco si dimette, Bersani e Grillo a Milano a distanza di pochi giorni, nevicate abbondanti sul piano padano, la Corea del Nord fa test nucleari, è iniziato il Festival di Sanremo e… E una ragazza (carina) mi ha rivolto la parola. Galeotte furono le iscrizioni ai seminari di Relazioni Internazionali.

Si ringrazia per avermi concesso a sua insaputa il titolo di un album di foto, la Secsdonna.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus (per la secsdonna)

Bonus (per le persone sane di mente)

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Coso Lettore

No, lo so, non è l’articolo serio a cui avevo accennato settimana scorsa ma in questo periodo, un po’ per il fatto che dovrei studiare per gli esami, un po’ per il fatto che abbia da fare per i più svariati motivi, un po’ perché sono sfigato e ogni tre per due mi capita un imprevisto, non ho né la testa, né la voglia di scrivere qualcosa che si avvicini anche lontanamente ad un post intelligente o utile, quindi beccatevi l’articolo abbastanza cazzaro.

Articolo cazzaro che non si riferisce alle mie ultime letture in ambito cartaceo (per quanto un’idea del genere non sarebbe malvagia e giustificherebbe l’esistenza della categoria “Rubriche”) ma, bensì, ai blog. Se l’ultima volta mi ero scagliato contro i blogger da “blogger”, questa volta lo farò da lettore. Prima di iniziare la filippica contro di loro è, però, necessario sottolineare una cosa molto importante: il Coso lettore odia intensamente il Coso blogger. E, presto, capirete anche il perché.

Nell’ultimo anno ho avuto modo di accorgermi di come ci sia stata, sull’interlink, l’esplosione di una nuova pandemia: l’apertura del blog. Chiunque, per i più svariati motivi, ha almeno valutato di aprirne uno e molti, moltissimi, dopo aver fatto valutazioni più o meno approfondite, sono passati dall’idea alla pratica. Voi vi starete chiedendo cosa c’è di male (N.B.: non importa che ve lo stiate chiedendo davvero o meno) legittimamente e io, altrettanto legittimamente, vi spiegherò perché lo Straniero avrebbe dovuto portarne molti con sé.

Il vero problema, come dicevo sopra, non è tanto il proliferare dei blog quanto il fatto che, come lettore, io abbia un palato piuttosto raffinato. Palato che, puntualmente, viene maltrattato da dubbi blogger con dubbie capacità. Dubbie capacità che si esprimono con post che vanno dal “Mamma mia, quanto ho riso” al “Perché lo Straniero non ha portato via me?”.

Chiunque sapesse chi è lo Straniero, si chiederebbe perché io possa avere una reazione del genere ed il motivo è presto detto: gli articoli che ho avuto il dispiacere di leggere nel corso del tempo erano qualitativamente infimi e, in alcuni casi, non avevano nemmeno un senso logico. Erano un mucchio di parole prese e scritte a caso. E, a meno che non siate dei futuristi (e, cazzo, fidatevi: non lo siete), fate solo la figura dei pirla (e, indubbiamente, fate presa su tutti coloro che cercano lo scrittore maledetto o vanno filosofeggiando su pezzi che non vogliono dire un cazzo).

Ma, tralasciando il puro discorso stilistico (a cui si potrebbe aggiungere l’uso dell’italiano in modo osceno e una punteggiatura o troppo presente o, peggio ancora, inesistente), passiamo agli argomenti che vengono trattati. Gli argomenti sono sempre un punto dolente. Ogni volta che si inizia a scrivere di qualcosa, si sa già che altri lo hanno trattato (probabilmente in modo migliore), ma ciò non autorizza chiunque voglia scrivere al dare il via alla sagra delle banalità o dire cose che non stanno né in cielo, né in terra.

La regola del buon scrittore/scribacchino/blogger/Salcazzoché è quella di informarsi, prima di scrivere. E informarsi vuol dire avere almeno un’idea generale della tesi che si vuole portare avanti e degli argomenti che la sostengono. Un lettore, in mancanza di questi elementi, non solo troverà difficoltosa la lettura, ma non ci capirà una beneamata minchia.

Un’altra cosa che mi irrita è da imputare a coloro che si limitano a fare il copia/incolla da un altro sito internet (spesso Kiwipedia) senza poi aggiungere nulla di proprio. Se volessi leggere una cosa del genere, perché dovrei venire sul tuo blog quando posso consultare il sito citato tra parentesi? Misteri della fede.

C’è un’altra cosa che fatico a capire (ma, probabilmente, è un limite mio): chi si ostina a pubblicare post con la stessa frequenza con cui una persona caga. Già è difficile scrivere roba interessante una volta ogni morte di Sommo Septon, figurarsi cosa potrebbe risultare, ad un lettore, vedere una persona che pubblica tanti brani senza senso a distanza di qualche ora l’uno dall’altro. Non è una questione di quantità, ma è una questione di qualità (o una formalità, non ricordo più bene)

Il vero grosso, grossissimo problema però non sono tanto gli scrittori, quanto i lettori stessi. Non possiamo pretendere che un lettore che legga “50 sfumature di marrone” e lo apprezzi, poi vada su internet a cercare blog in cui si trattano argomenti di un certo spessore. Non possiamo pretendere che la ragazzina che legge i libri di Fabio Volo, poi apprezzi di più un post con dei contenuti piuttosto che le solite quattro cazzate trite e ritrite (anche se i parallelismi donne/arcipelago e donne/dinosauri penso li abbia fatti solo lui). Non possiamo pretendere che chi abbia amato Twilight, possa apprezzare poi un blog in cui Twilight viene smontato punto su punto a causa delle evidenti lacune logiche (come cazzo faceva il tizio sbarluccicante a non azzannare la tizia quando aveva le sue cose, ad esempio? Me lo sono sempre chiesto, ma oltre al tipico “esigenze narrative” non è che mi venisse in mente altro). E potrei andare avanti all’infinito, con questi esempi. Ma mi sono rotto il cazzo di scrivere, quindi mi avvio verso la conclusione.

Conclusione che non può essere altro che il prendere atto di come lo spirito critico del lettore medio (e anche di molti critici per lavoro) sia stato livellato verso il basso negli ultimi anni. E, questo trend, si è spostato dal cartaceo al digitale.

Questo è quanto.

Cya.

P.S.: stigrancazzi quanto ho scritto, solo per lamentarmi.
P.P.S.: Spero abbiate colto almeno una delle tante citazioni colte inserite in sto post, senza l’aiuto di wikipedia.

Bonus:

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Pausa Caffè

Dopo aver scritto una serie impressionanti di articoli seri (o, per meglio dire, noiosi) come da titolo mi prenderò una “pausa caffè” per scrivere un post del tutto inutile, in cui parlerò del più e del meno senza alcun filo logico o connessione. Pensavo a piccole pillole slegate, ma non so nemmeno io cosa verrà fuori.

E, tra le tante cose che potrei dire, la prima è che ho trovato un lavoretto da fare comodamente a casa. Non è stancante ma alienante e, alla lunga, noioso. Non guadagnerò chissà cosa perché devo smezzare con mia sorella i proventi, ma comunque una buona fetta della seconda tassa la si può considerare pagata.

Dopo aver letto World War Z (libro che consiglio a tutti, indipendentemente dai gusti. N.B.: TWD gli fa una pippa) in inglese, ho deciso di prendere A Dance With Dragons in madrelingua. La scelta è dovuta al prezzo dell’ultimo libro uscito in Italia, edito Mondadori (19 € per un libro tradotto col culo? Tanto vale che li facciano tradurre ad un branco di scimmie nella pausa tra una battaglia a palle di merda e l’altra). Devo dire che si capisce tutto molto bene (nel caso ve la cavaste con l’inglese, non dovreste avere alcun tipo di problema) e che pian piano, recupererò anche gli altri tre libri (A Games of Thrones l’ho già comprato). Questo, probabilmente, segnerà il mio passaggio definitivo alla lettura di libri di narrativa in inglese.

Nel mio corso c’è una ragazza carinissima. Bassetta, capelli biondi e lunghi, occhi celesti. E, dopo lunga e attenta raccolta di informazioni (AKA stalking nemmeno troppo pesante), ho scoperto anche il suo nome. Che è e resterà una *Informazione Riservata. Note positive: Cheffiga.
Note negative: Probabilmente fidanzata, troppo figa per Coso, Incapacità nell’iniziare una conversazione, terribile tedio.

Ultimamente sono molto scazzato. Soprattutto il sabato e la domenica. I restanti giorni della settimana coi mille mila impegni, per lo meno, ho pochi spazi morti (gazzetta, direttivi, incontri vari di tempo ne occupano). Però, durante i piovosi sabato sera, ho avuto modo di rompere i coglioni sia a V. (col cazzo che faccio quel robo dove mi hai citato), sia ad altre persone che non ricordo più chi siano (chiedo venia).

Sono, ovviamente, ancora singolo e puro. Ormai non è più una notizia, ma un’abitudine. Non sono nemmeno in cerca. Anche perché non saprei da dove iniziare (e, anche se lo sapessi, non saprei il come). Sono un’ameba, insomma.

Voglio assolutamente leggere The Sandman di Neil Gaiman. L’avevo visto in fiera: serie completa. Numeri a partire da 20 € per raggiungere i 35 €. Lo sto cercando in inglese, sperando di poter risparmiare qualcosina.

Continuo a ripetermi che dovrei riprendere a scrivere il racconto. Puntualmente trovo qualcosa di meglio da fare. Tipo leggere il Corriere on line o Repubblica. Ma prima o poi tornerò a scrivere… In montagna.

Voglio (e in questo caso il voglio è un esigo) un Direwolf. Lo chiamerei Ombra. E vorrei anche una spada forgiata in Acciaio di Valyria. Ma non ho la più pallida idea di come la chiamerei (sì, le spade più fighe hanno un nome.) per cui si accettano suggerimenti.

Inizialmente questo articolo avrebbe dovuto intitolarsi “Porchettore con gli stivali”. Ma, odiando Porchettore, ho deciso che non si meritava cotanto onore. Altra opzione scartata (ma che potrei ripescare in futuro) è “Benvenuti a Cosolandia”. Cos’è Cosolandia? In pochi eletti lo sanno e approvano la sua ventura venuta.

Il mio orario universitario oscilla da “Molto di merda” a “Figata” in meno di un giorno. Il lunedì ho due ore – ore buche – due ore. Martedì, mercoledì e giovedì ho solo due ore. E posso dormire fino alle 8.25. Tutti i giorni scolastici.

Mi sono intrippato guardando “Questo nostro amore” su Rai Uno. Adoro Neri Marcorè. E il mio sogno da piccino era quello di gestire una libreria/fumetteria. Piango calde lacrime di gioia al pensiero che, probabilmente, finirò a fare il cassiere a McDonald. E a me McDonald fa cagare.

Ho iniziato a vedere in università un documentario interessantissimo sulle guerre in Jugoslavia tra il 1987 e il 1995. L’ho ritrovato in inglese e a breve lo vedrò finire. È una fonte di informazioni molto interessante targata BBC (per chi volesse farsi del male: “Yugoslavia: Death Of A Nation”).

Ho ventinove seguenti. Folli. Andate via. Leave Coso Alone.

Come avevo detto all’inizio, non ho seguito alcun filo logico ma ceste, non era questo lo scopo del post. Il prossimo articolo dovrebbe essere di nuovo “serio”. Sono indeciso tra un post su “Cittadinanza e Diritto di Voto” oppure “Sistema elettorale”. Vi farà piacere sapere che non avete voce in capitolo.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

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Cani depressi e ulivi crescenti

Da otto barra nove anni, le estati cosiane (proprie di Coso) hanno due costanti immancabili: Il cane perpetuamente depresso e l’ulivo che, lentamente, cresce. Anche quest’anno, questi due elementi non possono mancare. Vi chiederete se abbia intenzione di fare un post sul mio cane depresso (e psicopatico) e l’ulivo che mi sta crescendo in giardino. La risposta a questa domanda è “Ovviamente no”. O forse sì, vedremo.

Il cane è depresso perché mio zio è partito. Sì, è mio zio quello a cui i cani vogliono più bene. Tutti i cani che abbiamo avuto, si deprimevano in sua assenza. Il motivo è facilmente spiegabile: lui li portava in giro, lui gli dava da mangiare la sera, lui li curava e lui si ferma sempre (anche quando è oberato di borse della spesa) per far loro una carezza. (N.B.: attualmente abbiamo un solo cotecane che risponde al nome di Porchettore e, sì, è depresso anche lui).

L’ulivo invece, ha una storia più travagliata rispetto alla bestia immonda di cui sopra. Dell’ulivo ci si ricorda solo in estate e per un semplice motivo: deve essere bagnato, altrimenti muore. Dato che è già morto una volta e lo abbiamo fatto respawnare, vorremmo evitare di doverlo fare ancora. Ovviamente, lo stronzo che è incaricato puntualmente di farlo è il sottoscritto (e puntualmente lo fa solo quando se lo ricorda. Questo, naturalmente, significa quasi mai). Fatto sta che in agosto (perché il mese incriminato è sempre agosto), mio padre sia a casa in ferie e quindi mi tenga d’occhio e mi rompa il cazzo con l’annaffiamento dell’ulivo a cui non posso scappare.

Ebbene, negli ultimi giorni, mi sono reso conto di come a tutti gli effetti io abbia (metaforicamente) sia alcune caratteristiche del cane depresso, sia caratteristiche dell’ulivo che cresce. Cosa voglio dire? È piuttosto semplice. Arrivati nella seconda metà d’agosto, il tedio estivo (complice il fatto che abbia pochi amici e i pochi amici partano) raggiunge i suoi massimi picchi annui (un po’ come le temperature), ed inizio a deprimermi. Mi deprimo perché, in primis, sono un pirla. E poi perché ci sono tante cose non mi soddisfano e che vorrei cambiare, ma non posso. Perché, in fondo, se ci fosse un vero mese di transizione sarebbe agosto. È una transazione fra il vecchio anno (lavorativo/scolastico) e quello nuovo. E, come ogni transizione che si rispetti, porta a galla tutto ciò che non va bene. Porta a galla tutto ciò che vorremmo diverso e che non è ancora cambiato. Perché non è il primo gennaio che si traccia il bilancio dell’anno appena concluso, ma è verso la fine di agosto.

Agosto, infatti, si caratterizza per quella commistione di illusioni disattese, speranze per ciò che avverrà con la ripresa delle attività, malinconia per il ricordo delle estati passate (che, tendenzialmente, tendono a restare in mente molto di più rispetto ad altri avvenimenti) e felicità/noia/scazzo per quelle presenti. Ed è in questo humus psicologico e sentimentale che si gettano i semi per un cambiamento. Cambiamento che può anche non essere radicale e scioccante ma che comunque è presente. È dopo le vacanze in cui ci si distanzia da tutto (o quasi) quello che ci circonda che riusciamo a capire cosa si voglia davvero fare e cosa no. È in questo periodo che si sente la mancanza di determinate persone e non di altre e, se si è abbastanza svegli da cogliere i messaggi che il rientro ci dà, sapremmo cosa cambiare. E forse miglioreremo.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus: Le foto delle vacanze fatte in montagna (Fotografo: La Fatina dei Boschi)

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Io, Coso pt.2 – Il Blogger

In realtà, non saprei proprio cosa scrivere a riguardo del “Coso Blogger”, epperò, dopo questo articolo al vetriolo sui miei così detti “colleghi”, mi è stato chiesto di descrivere come vedo “me stesso” in versione “blogger”. Dato che le idee al riguardo scarseggiano, probabilmente l’articolo sarà corto. La forma è sempre quella dell’intervista. Ora passo al sodo.

D: Quando hai iniziato a scrivere su un blog?
R: Contando quelli di Msn, direi intorno alla seconda/terza superiore. Su WordPress dal 2009. Come Coso, invece, da qualche mese (non ricordo precisamente quando).
D: Perché hai aperto un blog su WordPress?
R: Perché un gruppo di amici, anziché farsi i cazzi suoi, mi ha consigliato con insistenza di aprire un blog su Wp, dato che offriva servizi migliori rispetto ad Msn e quindi, con un po’ di titubanza, l’ho aperto.
D: Perché scrivi sul blog?
R: Fondamentalmente, perché non ho un cazzo da fare. Inoltre, è un buon modo per esercitarsi con la scrittura (in generale) e di esporre in modo più chiaro le mie idee riguardo a determinati argomenti.
D: Ti consideri un buon blogger?
R: Assolutamente no. A stento mi considero un blogger (al massimo sono uno scribacchino), figuriamoci se possa ritenermi un buon blogger. Diciamo che ho avuto alcune buone intuizioni, a volte.
D: Come definiresti il tuo blog?
R: Fondamentalmente è un grande, grandissimo esperimento. Qui sopra ci ho postato di tutto: racconti, poesie, riflessioni e le peggio amenità. Ma, in quanto esperimento, mi ha permesso di provare ad usare differenti stili e approcci alla scrittura (con risultati discutibili).
D: Il pezzo che ti ha più soddisfatto?
R: Allora, è una bella lotta. Ci sarebbe “Damnation And A Day“, scritto praticamente in una serata nell’ormai lontano 2010 che, per l’epoca, fu un picco massimo della mia creatività. Più recentemente potrei dire “Boh (O anche “Il Racconto della Foto”)” a livello di narrativa, mentre per quanto riguarda gli articoli “seri” direi: “Sulla Democrazia” oppure “Vent’anni”.
D: Dove trovi l’ispirazione?
R: Scherzosamente, ma nemmeno troppo, alcuni amici (a loro volta blogger) dicono che io scriva qualunque puttanata che mi venga in mente e hanno ragione. Oltre alle puttanate, però, tendo ad attingere alla realtà che mi circonda o alle problematiche che mi sono particolarmente care. E, poi, c’è una stradina di Milano che fa miracoli, ma questa è tutta un’altra storia…
D: Come sviluppi un post?
R: Di solito, parto da un frase (che spesso è il titolo dei post) e poi parte il brainstorming per trovare idee relative alla frase. Una volta creato un elenco mentale, scelgo cosa includere e cosa no. Poi, inizia la scrittura. Di solito, quando inizio un articolo, lo porto a termine “immediatamente”. In alcuni casi, quando ho bisogno di raccogliere più idee o mi blocco su un concetto che voglio spiegare, salvo in bozze e abbandono per un po’ la stesura, cercando un modo di risolvere il problema. Una volta bypassate queste fasi, si arriva alla lettura di ricontrollo. Di solito ce ne sono un paio: una per gli errori grammaticali/sintattici evidenti e una per l’aggiustamento dei concetti. Una volta riletto di nuovo il tutto, inserisco le tag (relative agli articoli) e la categoria, poi pubblico. Il risultato (qualunque esso sia), è sotto gli occhi di tutti ogni giorno.
D: Scrive tutti gli articoli sul momento?
R: No. Mi sono reso conto che così facendo tendevo ad essere discontinuo, quindi, per risolvere il problema tendo a creare bozze di articoli col solo titolo da sviluppare quando meglio credo. In questo modo, se dovessi andare incontro ad un blocco prolungato, potrei dilatare i tempi di pubblicazione e comunque avere una “scorta” di articoli già pronti.
D: Con che periodicità pubblica articoli?
R: Come dicevo sopra, fino a qualche tempo fa ero molto discontinuo. Tendevo ad avere momenti di “piena” in cui riuscivo a pubblicare un articolo al giorno che si alternavano a lunghi periodi di nulla più assoluto. Con il metodo qui sopra, invece, avendo delle basi da cui partire, posso avere anche una certa continuità nelle pubblicazione. Attualmente, comunque, riesco a pubblicare un articolo ogni due giorni. Con l’inizio dell’università a settembre, spero di mantenermi su una media di due articoli alla settimana.
D: Sempre riguardo agli articoli: A cos’è stato dovuto il cambio d’argomenti trattati? E il passaggio ad un approccio più “scanzonato” e meno serioso a cos’è da imputare?
R: Non sarei potuto andare avanti molto a parlare solo di me. Sono una persona abbastanza abitudinaria e i miei problemi non è che siano poi così tanto cambiati rispetto all’inizio. Tra l’altro, mi annoiava scrivere sempre le stesse cose in salse diverse. E, l’approccio, credo che sia cambiato col cambio nome. Ne ho scelto uno meno serioso perché mi veniva più facile scrivere in questo modo. E, spero, sia anche più leggero da leggere. Diciamo che è stata un’evoluzione stilistica dettata dalla necessità e dalla volontà di rinnovare un po’ tutto.
D: Oltre al blog, ha altri progetti concernenti la scrittura?
R: Frequento un paio di community online e, poi, ho alcuni progetti scritti che mi piacerebbe portare avanti che, per il momento, sono esterni al blog. Nel caso in cui si concretizzasse qualcosa, comunque, verrebbe pubblicato tutto qui, prima o poi.
D: Cose A Caso oltre ad essere una sorta di diario virtuale, ha qualche altro scopo?
R: Ad essere sinceri, io non definirei “Cose A Caso” propriamente un diario, ma come già detto sopra una sorta di esperimento. Comunque, ovviamente, ha altri scopi. Quali sono? Coinvolgere altre persone nelle mie (dis)avventure, sentire (o meglio leggere) le loro opinioni su determinati argomenti. Insomma, creare una sorta di “community” in cui si possa passare dal cazzeggio pesante con tanto di commenti spammosi (che di solito faccio io), a discorsi seri su argomenti importanti. Insomma, cercare il confronto con gli altri è uno degli obiettivi finali.
D: E sei soddisfatto dell’interazione che hai con gli altri blogger?
R: Direi di sì. Voglio dire, non ho mai cancellato commenti di sorta (tranne quelli dei bot). Se qualcuno volesse anche dire “No, per me stai scrivendo solo stronzate”, per me non ci sarebbero problemi (anche perché avrebbe ragione), penso che mi si possa accusare di molte cose, ma non che sia uno che lascia dire quello che vuole, ecco.
D: Ti aspettavi di avere il seguito che attualmente hai?
R: No. Srsly, fino a febbraio/marzo avevo quattro gatti che circolavano qui. Poi, non so bene cosa sia successo, c’è stato un boom impressionante. La maggior continuità può aver influito su questo, non ne dubito. Resto comunque dubbioso sui veri motivi per cui non ci siano solo due persone a seguirmi (e queste due persone, sono moralmente obbligate a farlo, sia chiaro.)
D: Per quale motivo chiudi tutti i post dicendo “Questo è quanto. Cya”?
R: Perché è un po’ il mio “marchio di fabbrica”. Non importa quale sia l’argomento, non importa quanto serio sia: alla fine ci sarà sempre un “Questo è quanto. Cya”. È la mia firma, ecco.
D: ultima domanda. In che categoria di blogger ti inseriresti tu?
R: Se proprio dovessi sceglierne una, direi quella del Blogger Cazzaro. Perché? Fondamentalmente non mi prendo troppo sul serio e sono convinto che questo sia un modo come un altro per ammazzare i tempi morti. E, poi, scrivo tutte le stronzate che la mia mente partorisce.

Ecco, tra questo post e l’altro, dovrei  aver soddisfatto praticamente la stragrande maggioranza delle vostre curiosità. Ma, dato che sono per l’interattività, vi faccio una proposta: avete delle domande da farmi? Lasciatele qui nei commenti e, appena avrò tempo/voglia, creerò un altro post dal titolo “Io, Coso” con tutte le vostre domande.

Chiudo qui.

Questo è quanto.

Cya.

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