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Citazioni #41

– Sono una donna è così che funziona. Lo sai JD, tutte le coppie hanno delle crisi. Quando una donna dice che non ci saranno crisi è perché è così emozionata che tutto fili liscio in quel particolare momento che pensa soltanto a goderselo finché non arriva una nuova crisi
– Voglio assicurarti che tutto quello che hai appena detto non sembra assolutamente ridicolo

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Riflessioni a Caso #32

La verità è che non si esce dall’adolescenza fino a quando non si ha una crisi di mezza età.

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Crisi Politica

Ebbene sì, rieccomi di nuovo qui a parlare di politica dopo non so bene quanto tempo (troppo poco, probabilmente). D’altronde è difficile fare li gnorri quando vedi cosa è successo in quest’ultimo periodo (per inciso, ieri) in Parlamento.

La politica nostrana, ormai, si trascina come un malato terminale sin dagli anni ’80. La fine della “Prima Repubblica”, travolta dallo scandalo di Mani Pulite, e l’ascesa della “Seconda Repubblica”, costellata da scandali riguardanti la persona di Silvio Berlusconi, non hanno fatto altro che peggiorare una situazione che col passare del tempo si è fatta sempre più critica.

Dovessimo guardare ai risultati, ci renderemmo conto che negli ultimi anni l’unico vero successo sia stato l’ingresso nell’Euro. E possiamo fermarci lì, dato che da quando è stata adottata sono stati commessi errori evidenti che non starò qui ad approfondire perché non mi basterebbero due giorni, per approfondire. Comunque sia, escluso l’ingresso nell’Eurozona, di risultati positivi non ce ne sono.

In compenso, nonostante fino al 2010 ne venisse negata l’esistenza, l’Italia attraversa una crisi recessiva che ha riportato le lancette indietro al 1997 (con una lira debolissima, un’inflazione alta e i consumi dimezzati) e la situazione non sembra migliorare. La ripresa è prevista per la fine dell’anno ma, come in tutte le previsioni, ci sono troppi se e troppi ma. Tenendo conto che la ripresa si sarebbe già dovuta vedere all’inizio di quest’anno, la fiducia è bassa. La fiducia è così bassa che il Bel Paese ha subito un altro downgrade ed è diventato una tripla B, con un outlock negativo. Per chi non ne capisse di economia (o guardasse solo Studio Aperto) questo vuol dire che il debito dello Stato italiano (venutosi a creare tramite l’emissione di titoli di Stato per autofinanziarsi) è sceso di un gradino, avvicinandosi ancora di più ad un livello di pericolo: in caso di un ulteriore declassamento (da BBB a BB), i titoli sarebbero acquistati per scopi speculativi e basta.

Sul fronte interno, inoltre, va registrata l’immobilità del mercato del lavoro a causa della congiuntura economica negativa, il carico fiscale troppo elevato per le imprese, forme contrattuali inadeguate e mancanza di incentivi. Le riforme fatte finora si sono rilevate inefficaci e sono state (o dovrebbero essere) immediatamente cambiate dall’attuale governo.

Governo che vede, per la prima volta (ufficialmente, si intende), un’insolita alleanza: quella tra PD e PdL/Forza Italia. I risultati di questo governo, per il momento sono nulli. Nonostante sia in carica da marzo, nonostante siano arrivate rassicurazioni di ogni sorta, l’immobilismo regna sovrano.

A scuotere la vita politica e pubblica del paese, infatti, non sono le iniziative messe in atto contro la crisi ma, bensì, i guai finanziari di uno dei protagonisti della vita politica negli ultimi vent’anni. Ieri, infatti, il Parlamento si è concesso di non lavorare per una giornata (c’era il rischio che le giornate fossero tre) perché i membri del PdL, raccolti intorno al capezzale del padre/padrone, erano impegnati a fare piani “di guerra” contro l’ennesima ingiustizia perpetrata dalla Cassazione. La sospensione è arrivata anche grazie all’aiuto del PD che ha votato a favore dell’interruzione dei lavori, salvo poi oggi scrivere una lettera in cui si dice che una cosa del genere non sarà più tollerata. Che, a voler ben vedere, è l’ennesima dichiarazione a cui non faranno seguito i fatti.

Comunque sia, in questo quadro è possibile vedere come la politica italiana e gli uomini che la rappresentano siano inadeguati ed incapaci. Così come è evidente che le alternative non siano molto meglio.

Il PdL/Forza Italia, tolto Berlusconi, non ha un leader in grado di guidarlo. Nonostante la presenza del grande leader, però, in sedici anni di governo non è stato raggiunto nessuno degli obiettivi che il Cavaliere si era prefissato, con la sua discesa in politica nel 1994. Della tanto attesa rivoluzione liberale non c’è traccia. Le uniche cose che i governi di centro-destra si sono lasciati dietro sono state una sfilza di leggi ad personam (alcune bocciate dalla Corte Costituzionale), un debito pubblico enorme e una crisi economica fermamente ignorata sino all’entrata in carica del governo Monti. Altra cosa che ha caratterizzato queste forze politiche è stata la velocità nella mobilitazione ogni volta che il Divin Silvio veniva accusato di qualcosa dalle Toghe Rosse o dai Comunisti. La più grande maggioranza di sempre in Parlamento è servita per votare il fatto che Ruby (marocchina) fosse la nipote di Mubarak (egiziano). Tornando a parlare di eventuali successori, i nomi che spiccano sono quelli di Angelino Alfano, Renato Brunetta o Daniela Santanché. Il primo si è dimostrato un segretario di partito mediocre e incapace di reggere da solo un partito che stava crollando a pezzi, dubito che sarebbe in grado di governare in Italia. Il secondo vanta la laurea in economia e insiste con la possibilità di un’uscita dall’Euro per rilanciare l’economia, ignorando il fatto che se anche potessimo svalutare la moneta, dovremmo comunque far fronte alla concorrenza di colossi quali Cina e India che ci massacrerebbero. La terza, invece, non si capisce come abbia fatto ad arrivare così in alto. Il fatto che non sappia esprimere concetti che non siano stati prima detti da Berlusconi, però, dovrebbe farci capire lo spessore politico di questa donna.

Il PD, come già detto più e più volte, è nato come un aborto. Lo spettro della presenza di Berlusconi e l’anti-berlusconismo usato come argomento politico, non ha mai dato i suoi frutti. Eppure, è stato un cavallo di battaglia di tutte le campagne elettorali. L’incapacità di rinnovarsi e di comunicare, inoltre, ha trasformato un partito giovane (anagraficamente) in un partito vecchio, fatto da persone vecchie. Persone vecchie che si portano dietro alcuni peccati originali come la caduta dei governi Prodi e l’inciucio fatto con Berlusconi, grazie alla bicamerale. Andassimo a vedere i quadri dirigenziali, avremmo a che fare con i vari Veltroni, D’Alema, Rosy Bindi, Bersani che, quando hanno avuto l’occasione, non sono riusciti a rimanere coesi nonostante i risultati dei governi che sostenevano, fossero stati buoni (abbassamento del debito pubblico e della spesa pubblica, liberalizzazioni e l’entrata nell’euro sono tutti risultati dovuti al lavoro di governi tecnici o di centro-sinistra). Mancanza di coesione che, tra l’altro, per il PD è rispuntata recentemente, durante l’elezione del Presidente della Repubblica. Elezioni che sono costati una figura barbina ai parlamentari di questa forza politica e hanno creato sdegno nell’elettorato. Non solo non hanno votato Rodotà, uomo vicino al Partito messo in campo provocatoriamente da M5S, per spaccare il partito (riuscendoci). Non solo non sono riusciti a rinsaldarsi per votare Prodi, nonostante in assemblea tutti avessero dato il nulla osta a quella nomina, spaccandosi ancora di più e facendo una figura di merda di proporzioni colossali, ma addirittura sono andati al governo con la persona che più a lungo hanno “combattuto”, esprimendo come presidente del consiglio Gianni Letta. Gianni Letta che prima di allora era famoso per… Beh, per niente. Lo stesso Gianni Letta che ha il carisma di un procione. Morto. Da trent’anni.
Tutto da buttare? Quasi. Nonostante a livello nazionale, l’elettorato di centro-sinistra sia disgustato, stanco e incredulo per le scelte fatte dal partito, dei barlumi di speranza sono arrivati dalle elezioni amministrative appena passate in cui il PD ha vinto quasi ovunque. La vittoria è dovuta al simbolo? Manco per le palle.
Altro barlume è quello del congresso in cui le cose potrebbero cambiare a seconda di chi sarà eletto segretario (e personalmente, io un’idea su chi vorrei ce l’ho e l’ho già espressa).
Nonostante questi due elementi, però, tutto l’ottimismo è soffocato da una classe dirigente vecchia e ben salda sulla propria poltroncina, senza alcuna intenzione di farsi da parte per dar spazio a gente più giovane.

E, alla fine, c’è il Movimento 5 Stelle. Entrati in parlamento per ribaltarlo come una scatoletta di tonno, delle loro attività non ci giunge notizia alcuna. Alla cronaca sono sempre passati per ciò che con il loro lavoro, aveva poco o nulla a che fare. Prima è stata l’occupazione delle Camere per leggere la Costituzione. Subito dopo ci sono stati i problemi riguardanti la diaria e la troppo ingombrante figura di Grillo. Poi ci sono state le espulsioni. Unica notizia positiva è quella del Restituition Day, col quale M5S ha restituito allo Stato un milione e mezzo di euro. Proprio quando le acque sembravano essersi calmate, però, si è creata una bufera mediatica (immotivata) intorno a Grillo. Il comico (ex comico?), dopo aver chiesto e ottenuto un incontro col Presidente della Repubblica, lo ha fatto rinviare per poter andare in vacanza con la sua famiglia. L’incontro, tenutosi ieri, sembra essere stato utile per ribadire le cose che va ripetendo ossessivamente dall’inizio della legislatura: Il paese è sull’orlo del fallimento, Napolitano lo dica ai cittadini e poi sciolga le camere, rimandandoci ad elezioni. Sicuramente, tutto questo, è davvero poco. Poco per un Movimento che si era proposto come salvatore dei cittadini, poco per chi aveva fatto tante promesse e dichiarazioni altisonanti, salvo poi trovarsi all’opposizione, incapace di concludere alcunché di davvero importante. Doveroso è anche da sottolineare come i risultati, a livello amministrativo, siano stati ben al di sotto delle aspettative con solo due città importanti vinte in Sicilia, mentre nel resto di Italia si è assistita ad una debacle, proprio nelle elezioni in cui M5S avrebbe dovuto dimostrare tutta la sua forza.
Restano, tra l’altro, le molte perplessità sia sull’eccessivo peso di Grillo e sulla scarsa partecipazione degli attivisti alla vita interna del Movimento (basti pensare che per l’espulsione di un’attivista aveva partecipato solo il 41% degli aventi diritto), così come restano i dubbi su chi possa farsi carico di M5S e raccogliere l’eredità di Grillo, dando visibilità e risonanza al simbolo e alle idee del Movimento.

Insomma, è evidente che al momento, le tre principali forze politiche siano incapaci e inadatte di affrontare questa situazione e che il futuro non sembra possa riservare grandi speranze. Quali potrebbero essere le soluzioni? Alcune idee potrebbero essere: una nuova cultura politica, volta ad una migliore amministrazione e ad un miglior governo della cosa pubblica. Un numero limitato di mandati sia all’interno di un partito, sia per quanto riguarda le cariche istituzionali, stipendi in base ai risultati ottenuti: chi si dimostra capace guadagnerà di più di chi non fa nulla. Una diversa visione della politica: non più un modo di arricchirsi, ma un lavoro di importanza e responsabilità.

Negli altri paesi, questi elementi sono già presenti. Si tratta solo di adeguarsi ai migliori modelli europei.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

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Un paese a due velocità

L’articolo in questione lo stavo pensando già da un po’ di tempo ma vogliate per noia, vogliate perché me ne dimenticavo, non l’ho mai scritto. Ça va sans dire che il paese in questione è l’Italia. Italia che, come tutti ben saprete, ha da un lato una situazione economica stagnante e dall’altra una situazione politica frenetica ma inconcludente.

Mentre le tre principali forze del Parlamento non riescono a trovare un accordo per formare un governo a causa dei ripetuti veti incrociati, è possibile notare come ogni forza politica stia affrontando il dopo-elezioni in modo diverso. Il PdL se da una parte tende la mano al PD per un governo di unità nazionale, dall’altro lancia il guanto di sfida e si prepara ad una campagna elettorale che si preannuncia infuocata. Nel frattempo continuano, a porte chiuse, le trattative per l’elezione di un Presidente della Repubblica in comune. La strategia della carota e del bastone, oltre all’impegno in prima persona di Silvio Berlusconi, hanno un evidente effetto anche sui sondaggi che, ad oggi, è la prima forza in Italia circa due punti di vantaggio sui diretti competitors del Centro-Sinistra.

il MoVimento 5 Stelle, dopo la falsa partenza delle quirinarie, ha oggi presentato il proprio candidato Presidente della Repubblica. Si tratta di Milena Jole Gabanelli. Nel caso questa dovesse desistere, toccherebbe a Rodotà. Tra le altre cose è notizia recente che i deputati di M5S abbiano presentato due DdL per l’abolizione delle sovvenzioni statali ai giornali e l’abolizione  dell’ordine dei giornalisti. Nel frattempo, Grillo, continua a portare avanti la propria campagna contro la “casta”, ricordando come mentre loro continuino con le loro trattative la casa stia bruciando. Sbadatamente, forse, proprio Grillo si dimentica che la situazione di impasse è tanto colpa sua, quanto degli altri. Nei sondaggi, comunque, M5S è dato in calo di due punti percentuali.

Il PD, invece, ha la situazione più magmatica. Le molte correnti interne sono in aperto contrasto tra loro e una delle leadership più forte degli ultimi anni nel centro-sinistra è ormai incapace di controllare quanto sta accadendo. I bersaniani, infatti, continuano a dare il loro appoggio al segretario per un governo di minoranza e cercando di ricoinvolgere i giovani turchi, defilatisi progressivamente. I (demo)cristiani, dopo la bocciatura da parte di Renzi di Marini, minacciano la scissione e lo scontento trapela sempre di più. Franceschini, dopo non aver ottenuto la presidenza delle camere, è tornato a capo della corrente che a lui faceva riferimento. I renziani, invece, hanno avuto dei toni in crescendo che hanno portato proprio il Sindaco di Firenze a battibeccare via giornale con Bersani, dopo l’esclusione del primo dalla carica di Grande Elettore. A complicare ulteriormente tutto si aggiunge la discesa in campo di Barca che, con un documento di cinquantacinque pagine, afferma che il PD sia da riformare. Nel frattempo, la partita per il Colle è sempre aperta e il Partito Democratico si sta impegnando a trovare una rosa di nomi che possa permettere di eleggere un Presidente della Repubblica con la più ampia maggioranza possibile (l’ultimo nome trapelato è quello di Amato). Nonostante una situazione non proprio facile e comprensibile, il PD si trova a guadagnare un punto percentuale nei sondaggi, diventando così la seconda forza del paese.

Nel frattempo, nonostante siano stati sbloccati quaranta miliardi per pagare i debiti delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle aziende, più volte Confindustria ha lanciato un grido d’allarme riguardante le tematiche del lavoro. Negli ultimi mesi, infatti, mille aziende al giorno sono state chiuse e sempre di più hanno deciso di ricorrere alla cassa integrazione. Cassa integrazione che però, stando a quanto detto dalla Fornero, potrebbe non riuscire a coprire con i propri fondi la richiesta (si parla di un miliardo di euro).

La situazione d’emergenza è così grave che sia Confindustria sia i tre principali sindacati hanno detto di aver intenzione di dare vita ad un tavolo comune dove parlare del modo per affrontare la crisi dilagante e che anche per questo 2013 porterà ad una crescita negativa.

Nonostante l’incertezza politica, lo spread è calato e si mantiene su livelli più che accettabili e l’Europa ha riconosciuto l’ottimo lavoro dell’Italia che non è più un’osservata speciale. Accanto a queste buone notizie, però, c’è stato un monito riguardante il rischio contagio rappresentato dalla debolezza strutturale degli istituti finanziari.

È evidente che i tanti problemi (strutturali e non solo) che affliggono l’economia italiana possano essere risolti solo dalla politica. È evidente anche che il punto di rottura sta per essere raggiunto e che una delle priorità dovrebbe essere alleggerire il carico fiscale che grava su imprese e lavoratori ma, come potete notare tutti, in questo momento i partiti (e movimenti) si stanno occupando di tutt’altro.

Questi sono i dati di fatto. Di mio voglio solo aggiungere alcune cose a cui tenevo particolarmente.

È quanto meno curioso che il Movimento 5 Stelle abbia scelto una donna iscritta all’ordine dei giornalisti (che M5S vuole abolire) e dipendete della Rai (che deve essere abolita, stando al programma). Così come è curioso che i primi due DdL presentati, in questo momento, siano l’ultima delle priorità che il Parlamento dovrebbe avere.

Per quanto riguarda la dialettica interna al PD, mio malgrado, devo dar ragione a Renzi almeno su una cosa: Bersani sta mettendo davanti la propria “carriera” al bene del paese. È evidente che non abbia i numeri per governare, così come è evidente che l’unico modo per avere un governo sia quello di fare questo stramaledetto inciucio. È fuori dal mondo, poi, che Bersani dica che non si può mettere fretta per formare un esecutivo quando la realtà delle cose dimostra che, invece, ci dovrebbe essere tutta la fretta di questo mondo. D’altro canto, Renzi, non perde occasione per scatenare polemiche non rendendosi conto che in questa maniera non fa altro che danneggiare il partito e farsi terra bruciata intorno, cosa che non gli converrebbe dato che molto probabilmente alle prossime primarie sarà lui, il favorito.

L’ultima cosa che scriverò in questo post, è una riflessione nata negli ultimi tempi: piuttosto che governicchi deboli, saggi o quant’altro sarebbe meglio che le tre forze politiche principali in questo momento, si sedessero ad un tavolo e dessero vita ad una seconda Costituente. La seconda parte della Costituzione è completamente da rivedere, c’è la necessità che le forze politiche facciano una nuova legge elettorale (preferirei un maggioritario a doppio turno) e soprattutto prendano iniziative per il rilancio dell’occupazione e dell’economia. È questo il momento buono per farlo, mettendo da parte gli interessi personalistici per quello che si potrebbe definire “un bene superiore”. Potrebbe essere questa, la svolta politica tanto attesa e l’inizio della vera Terza Repubblica.

Questo è quanto

Cya.

Bonus (unreleated):

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Partiti e Crisi di Governo

Anche se avessi voluto, non avrei potuto esimermi dallo scrivere un post sull’attuale situazione della politica italiana. Tutti i telegiornali, negli ultimi giorni, si sono concentrati su due principali avvenimenti: la ricandidatura di Silvio Berlusconi alla presidenza del Consiglio dei Ministri e il venturo abbandono di Mario Monti della medesima carica. I due fatti sono strettamente collegati ed è già stato detto molto, quindi tentare di non essere ripetitivo non sarà facile, ma ci proverò.

E partiamo subito dalla crisi di Governo innescata dalle dichiarazioni di Angelino Alfano, Segretario del PdL, fatte il venerdì appena trascorso. In soldoni, il buon Angelino, ha dato la colpa dell’attuale situazione italiana al Governo tecnico e a Mario Monti, troppo legato al rigore richiesto dall’Europa. Monti, dopo questo attacco, essendosi reso conto che la maggioranza di governo si era dissolta, è salito immediatamente al Quirinale per un colloquio col Capo dello Stato. L’incontro ha avuto come risultato quello di rendere noto il periodo in cui questo Governo rassegnerà le dimissioni. Con molta probabilità, settimana prossima, dopo aver approvato la legge di stabilità si chiuderà la parentesi legislativa e, dopo i tempi tecnici necessari, si andrà al voto.

Le date più papabili per il voto sono due: la prima il 17 febbraio; la seconda il 24 dello stesso mese.

Prima di analizzare gli scenari legati ai diversi partiti (e movimenti), vorrei spendere due parole sul Governo Monti (cosa che, fino ad ora, mi ero ben guardato dal fare). Contrariamente a molti, sono convinto che l’esecutivo abbia fatto un lavoro discreto. Ha ridato smalto all’immagine italiana all’estero, offuscata dopo gli ultimi mesi del Governo Berlusconi, ed ha rivestito un ruolo centrale in una delle fasi più concitate della storia dell’UE. A livello nazionale, invece, ha preso delle decisioni impopolari ma, purtroppo, inevitabili. Sicuramente avrebbe potuto fare qualcosa di maggiormente equilibrato e che non martoriasse il ceto medio, sempre più indebolito (leggasi patrimoniale). Sicuramente, con una congiuntura del genere, avrebbe potuto ottenere molto di più sia dalle parti sociali, sia dai partiti. Sicuramente avrebbe potuto mettere mano in modo deciso ai costi della politica, eppure, nel medio-lungo periodo ci accorgeremo di come le riforme varate, abbiano avuto un effetto benefico sui conti del paese. Insomma, secondo me, il Governo Monti ha fatto quanto ha potuto senza portare ad una rottura della “strana maggioranza”, nonostante qualcuno (che gli ha lasciato in eredità questa situazione) abbia da dire il contrario.

Data per certa la fine di questo incarico, tutti gli attori politici non possono fare a meno di porsi questa domanda: cosa farà Mario Monti? Probabilmente, non uscirà dalla politica. La sua candidatura sarebbe ben vista sia dai mercati, sia a livello internazionale e, sostanzialmente, si andrebbe avanti seguendo la linea dell’attuale Governo. Un’altra ipotesi, vederebbe Monti al Quirinale al posto di Giorgio Napolitano. Secondo le indiscrezioni trapelate a mezzo stampa, però, la candidatura di Monti è sempre più probabile. Alle sue spalle avrebbe i moderati che vedono questa opzione come manna dal cielo. Sia Casini, sia Montezemolo, infatti, hanno sempre messo a disposizioni i loro partiti/movimenti per l’attuale premier (per quanto utilizzare il termine premier, sia sbagliato). Questo porterebbe ad avere un Centro piuttosto forte e compatto, intorno ad un leader che ha saputo guidare la “barca Italia” in un mare tempestoso. Potremmo assistere, dopo un ventennio circa, al ritorno di un Centro forte che catalizza la vita politica e ricopre un ruolo centrale al Governo, dopo i fasti della DC e lo scandalo di “Mani Pulite”.

Mentre si aspetta di vedere quali saranno le prossime mosse del Professore, passiamo ad occuparci del Popolo della Libertà. PdL che, negli ultimi tempi, è stato tormentato da svariate vicissitudini. Il primo spunto di riflessione riguarda le primarie cancellate. Queste primarie sono state fortemente volute dal Segretario di partito, Angelino Alfano. E, il fallimento di questo progetto, è innanzitutto una bocciatura di Alfano in quanto leader del PdL e, in secondo luogo, una grandissima perdita di credibilità dell’uomo politico. Eppure, il progetto alfaniano, non era per nulla sbagliato. L’idea delle primarie era supportata dai risultati ottenuti dal Centro-Sinistra ed era segno di una maggiore democratizzazione all’interno di un movimento che risentiva fin troppo del peso del suo fondatore, che ha spesso ricoperto anche il ruolo di padre-padrone, Silvio Berlusconi. Eppure, tutto è stato cancellato con un colpo di spugna. Il colpo di spugna in questione è la ricandidatura di Silvio Berlusconi. La motivazione ufficiale del suo ritorno sulla scena politica è da ritrovarsi nella situazione in cui versa l’Italia. I maliziosi, però, non possono fare a meno di notare come questa decisione si arrivata dopo la condanna in primo grado a quattro anni, per il reato di frode fiscale. La ricandidatura, stando alle parole dello stesso ex Presidente del Consiglio, è dovuta al fatto che non sia stata trovata nessuna altra personalità come il “Berlusconi del ’94”. Le prime uscite fatte dal suo passo avanti, ruotano soprattutto intorno alla pressoché nulla valenza dello Spread, una politica europea ed interna troppo condizionata dalla Germania e all’idea di cancellare l’IMU, appena riottenuta la presidenza del consiglio. Tutto ciò, all’interno del Partito, è stato accolto in modo differente. I fedelissimi hanno gioito ed esultato per questa scelta del Cavaliere, mentre i moderati, sono rimasti contrariati soprattutto a causa della mozione di sfiducia ufficiosa. Persino il capo gruppo al senato europeo Mauro, ha preso le distanze da questa mossa. E, a proposito di Europa, sulla scena internazionale la ricandidatura di B. è stata accolta relativamente male. Tutti i giornali stranieri hanno evidenziato come un suo ritorno in campo sia un pericolo sia per l’Italia, sia per l’Europa. Il PPE (Partito Popolare Europeo) ha duramente condannato il gesto di togliere la Fiducia al Governo, il presidente del Parlamento europeo (che già in passato aveva avuto un alterco con Berlusconi), ammette che lo scenario di un altro Governo Berlusconi sia preoccupante. Angela Merkel, invece, ha invitato il Cavaliere, seppur in modo indiretto, a non improntare la propria campagna elettorale sul politiche “anti-Germania”. Per quanto riguarda il partito, invece, pare che ci sia l’intenzione di tornare al vecchio nome “Forza Italia”. Questo comporterebbe la scissione degli ex di FI e gli ex AN, che confluirebbero in un nuovo movimento. L’alleanza più probabile è quella con la Lega Nord. Il prezzo per questa riunione, però, sarebbe la presidenza della Lombardia. La situazione, per il momento, si conferma molto caotica e non destinata a chiarirsi entro breve.

Dopo aver riportato i fatti nudi e crudi, però, non posso esimermi dal commentare quanto sta accadendo. Sia Berlusconi, sia Alfano ignorano volutamente il fatto che la situazione italiana attuale, sia figlia di un’irresponsabilità che si è protratta a lungo quando la crisi poteva essere per lo meno arginata. Penso che chiunque si ricordi le deliranti affermazioni fatte in quei giorni dagli esponenti della maggioranza (“I ristoranti sono pieni” – “sugli aerei non si trova un posto” – “La crisi in Italia non esiste”) e l’incapacità più assoluta di far fronte ad una situazione che peggiorava di giorno in giorno da parte del PdL. A portare alla “caduta” di Berlusconi, fu proprio lo spread che raggiunse quota 580 punti. Il fatto che il Cavaliere abbia detto che conti poco, non solo dimostra l’irresponsabilità dell’uomo politico, ma anche la pessima memoria, dato che fu proprio per lo spread che si dimise. Il malumore dei mercati e dei governi degli altri paesi europei (e non solo) è ben comprensibile, dato che come fatto nei passati diciotto anni di governo, appare evidente che l’unico motivo che abbia spinto Berlusconi a ricandidarsi sia non il senso di responsabilità (che non ha mostrato nemmeno quando fu obbligato a dimettersi da Napolitano) ma bensì la necessità di salvaguardare la sua persona dai procedimenti giudiziari a suo carico. La cosa davvero preoccupante è, però, il fatto che alla fine, nonostante non abbia i numeri per vincere, farà in modo che nessuno riesca ad ottenere una maggioranza in grado di governare, paralizzando un paese che non può permettersi questo lusso. Spero, almeno, che gli italiani siano davvero maturi come sento ripetere a più riprese da molti esperti e politici, nonostante ne dubiti fortemente.

Restiamo sempre a Destra per occuparci della Lega. Lega che ha visto i suoi consensi calare drasticamente nel corso del tempo e che dopo la “pulizia” interna, è sparita dai radar. In realtà, il principale obiettivo del Carroccio, è la Lombardia. Lombardia che potrebbe ottenere, come dicevo sopra, in cambio di un’alleanza a livello nazionale con la rinascente Forza Italia. Maroni e i suoi, infatti, non hanno abbandonato l’idea di una secessione del Nord o comunque di un aumento dei poteri in mano ai governatori. A conti fatti, però, è difficile capire quanto possa giovare tutto ciò al partito, dato che anche il PdL attualmente non sembrerebbe passarsela troppo bene.

Dopo aver analizzato i principali attori presenti a Destra, non ci restano che i due attori a Sinistra. Il PD e il MoVimento 5 Stelle.

E, per quanto riguarda il Partito Democratico, c’è relativamente poco da dire. Le Primarie sono state vinte largamente da Bersani che, ora, si trova a dover fare i conti con Berlusconi. Il vero avversario per il leader del PD, però, potrebbe rivelarsi proprio Mario Monti, nel caso decidesse di ricandidarsi. Lo scenario ideale, per il Centro-Sinistra, sarebbe Monti al Quirinale e Bersani a capo del governo. Il condizionale è però d’obbligo. È d’obbligo soprattutto a causa dei mal di pancia che Vendola ha quando si parla di Agenda Monti. Al leader di SEL, infatti, l’idea di proseguire su una strada di rigore come auspicabile, sembra proprio non andare giù, coerentemente con la linea politica perseguita fino ad ora. Bersani, tra le altre cose, è sempre stato attratto dall’idea di allearsi con i moderati del Centro, ma per far sì che ciò avvenga, Monti non dovrebbe candidarsi alla Presidenza del Consiglio. Altro grosso problema è quello riguardante i voti di Renzi che il Segretario, probabilmente, non è in grado di incanalare completamente da solo. Per rimediare a questo problema, più volte, si è sentito parlare di un ticket elettorale che però, per il momento, sembra non interessare il sindaco di Firenze. Oltre a questo, c’è da tenere conto che il programma del PD sembra essere mirato ad un alleggerimento delle pressioni sulle classi più colpite dalla crisi, attraverso manovre che colpiscano i redditi più elevati. In campo europeo, un governo di Centro-Sinistra sarebbe maggiormente accettato, per quanto il compito da svolgere non sarebbe affatto dei più semplici.

Per quanto riguarda il mio commento personale, vorrei soffermarmi rapidamente su alcuni punti: il 15% di vantaggio è un capitale che non si può e non si deve buttare via. Questa è un’occasione d’oro per il Centro-Sinistra e non può essere sprecata come accadde nel 2006. Un elemento di continuità rispetto al passato è il continuo ammiccare a forze di Centro che, tutto sommato, potrebbero portare relativamente pochi voti e si è rivelato deleterio nelle precedenti elezioni. Forze di Centro che, tra le altre cose, sperano nella discesa in campo del “Messia” Monti che sarebbe davvero il primo contendente alla presidenza del Consiglio per Bersani. Eviterei, per quanto possibile, di cedere troppo ai “capricci” di Vendola che è uscito molto ridimensionato dalle primarie ma sfrutterei le proposte che sono diventate i suoi punti di forza sul ceto medio e la classe operaia. Le buone intenzioni non bastano per salire al Governo. È ora che ci si applichi sul serio e si presenti agli elettori un programma chiaro e convincente. Bisogna offrire una valida alternativa al populismo sbandierato sia a Destra, sia a Sinistra ed è necessario anche mantenere inalterata la fiducia che l’UE e i mercati avevano nel nostro Stato, sotto la guida di Mario Monti. Le lancette dell’orologio si avvicinano sempre di più all’ora delle elezioni. Sta al PD farsi trovare pronto. Le basi da sole, non basteranno. Si spera che abbiano imparato dagli errori del passato e ne abbiano fatto tesoro, altrimenti, ancora una volta si troveranno impantanati in un mare di buone intenzioni e di proposte fini a sé stesse.

E, alla fine, non resta che il M5S. M5S che ha organizzato delle primarie sui generis, per poter eleggere chi si vorrebbe in Parlamento. I numeri sono stati modesti: 32.000 elettori che potevano esprimere tre preferenze. I voti totali sono stati 95.000 per 1.400 candidati. I voti per candidato sono stati circa una trentina e hanno suscitato perplessità sia all’interno del MoVimento, sia all’esterno (per quanto Bersani, sembra abbia intenzione di copiare la formula per decidere chi andrà in Parlamento). L’esperimento, a detta di molti, più che un esempio di democrazia diretta, è stato un modello di democrazia “chiusa”. Per riscattarsi da questo risultato, però, M5S ha dato modo a tutti gli attivisti di partecipare alla stesura del programma che porteranno in Parlamento. Un aspetto positivo è pero da riscontrarsi nel fatto che queste parlamentarie abbiano avuto una spesa pari a zero. Proprio oggi, però, Grillo si è scagliato contro i dissidenti e gli attivisti che non credono nella democraticità del M5S. Il video in questione ha scatenato una serie di polemiche sia all’interno del Movimento (se la gran parte dei “grillini” ha dato ragione al leader, sempre più persone gli hanno dato del fascista) sia all’esterno. Questo sfogo è prova del nervosismo che sempre più sta pervadendo l’intero gruppo ed è l’ennesimo episodio dopo le diverse “scomuniche” comminate da Grillo ad alcuni dei suoi, le dichiarazioni di Favia a LA7 in un fuori onda e la partecipazione della Salsi a Ballarò. Nonostante tutti questi problemi, però, il MoVimento si rivela essere la seconda forza politica nazionale e nei sondaggi di questa settimana, riguardanti la scorsa, era in crescita.

Occhei, anche di M5S non ho mai parlato apertamente qui (o non ricordo di averlo fatto). In generale, sul MoVimento sono sempre stato scettico, un po’ perché credo irrealizzabili le idee di democrazia diretta che propongono, un po’ perché gira che ti rigira, a me pare un movimento fascistoide. E a dare la conferma del fatto che ci sia tutto, fuorché democrazia, nel M5S lo dimostra proprio l’ultimo video di Grillo in cui, in soldoni, dice “Le cose stanno così, nel caso non siate d’accordo, levatevi dalle palle”. Altra cosa che mi lascia molto perplesso è il fatto che, a due mesi dalle elezioni, non si abbia in mano nulla di concreto a livello programmatico (per quanto Grillo sia un estremo sostenitore di o un euro debole o dell’uscita dell’Italia dalla Zona Euro, per seguire l’esempio islandese) e, soprattutto, non si abbia un candidato alla presidenza del consiglio. Tra le altre cose, la prorompente personalità di Grillo, rischierebbe di entrare in contrasto con un eventuale candidato a guidare il paese dato che il suo è, proprio come quello di B., un atteggiamento da padre/padrone. E se ci dovesse essere un contrasto tra il candidato premier e Grillo, cosa succederebbe? Se venisse scomunicato, si troverebbero in una pessima situazione. Vorrei spendere due parole sulle parlamentarie: sono state una trovata ridicola, messa su in fretta e furia ed hanno ottenuto dei risultati pessimi. Il fatto che quella, per loro, sia campagna elettorale mi lascia assai perplesso. La campagna elettorale non può essere ridotta a “curriculum – Clip di due minuti”. I Candidati avrebbero dovuto spendersi sul territorio, avrebbero dovuto avere un contatto con le persone che avrebbero potuto eleggerli e conoscere i problemi che affliggono, prima di tutto, i cittadini intorno a loro. Invece cosa hanno fatto? Video densi di banalità, generalisti e privi di proposte concrete. Altra perplessità riguarda la stesura del programma. A livello di tempistica, mi piacerebbe capire come pensano di elaborare un programma attuabile in due mesi. Per creare un programma che possa funzionare è necessario moltissimo tempo ed è un’altissima competenza tecnica sia per l’ammissibilità delle proposte, sia per la stesura dello stesso. E questo porta ad un altro elemento che non mi convince per nulla: il fatto che chiunque sia libero di fare proposte. Un po’ per il fatto che io sia sfiduciato nei confronti degli italiani, un po’ perché per fare un programma ci vogliono competenze che un cittadino medio non ha, siamo davvero sicuri di voler affidare un programma di governo a persone che non hanno nemmeno la più pallida idea che per fare una legge qualsiasi ci voglia copertura finanziaria? Siamo sicuri di voler far fare un programma a gente che propone Referendum sulla moneta unica quando la Costituzione vieta espressamente? Siamo sicuri di voler far stendere un programma a chi, di fronte all’obiezione di cui sopra, afferma che modificheranno la Costituzione senza sapere nemmeno tutto l’iter che ci sta dietro? Beh, io così tanto sicuro non lo sono.

Comunque, può ancora accadere di tutto. Indubbiamente, però, le prossime elezioni saranno fondamentali per il futuro di questo paese.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

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Unione Europea

E, alla fine, eccoci qui con l’articolo serio di cui parlavo nell’ultimo post. L’avevo promesso e per la vostra gioia, ho finalmente finito.

Euro sì o Euro no? Restare nell’Unione Europea oppure uscirne? O, ancora, creare un’Europa debole e crearne una forte? Queste sono le domande che molti esperti (o supposti tali) e altrettanti politici si sono posti da quando è iniziata questa crisi. In questo articolo, quindi, scriverò il mio punto di vista sull’Unione Europea, su ciò che c’è stato di sbagliato e su come si dovrebbe sviluppare in futuro.

E ho deciso di partire con ciò che di sbagliato è stato fatto, a mio modesto parere. E, indubbiamente, in prima posizione non può che esserci la decisione di utilizzare una Moneta Unica in presenza di diverse politiche economiche e finanziarie. Gli Stati mediterranei, infatti, hanno avuto politiche meno accorte rispetto agli Stati del Nord Europa e le differenze sono sotto gli occhi di tutti: mentre la Germania (per citare un tra i paesi membri più forti) va a mille, Italia, Spagna e Grecia arrancano e o hanno avuto bisogno di aiuti o li chiederanno presto. Un altro errore, riguarda la questione greca. Questione greca di cui tutti i paesi erano consapevoli sin dal 2008 e per cui non è stato fatto nulla, convinti che si sarebbero salvati da soli. Questa previsione errata ha poi portato alla situazione odierna e all’ondata speculativa che ha colpito l’Europa in modo più o meno consistente.

Ovviamente, oltre a questi aspetti negativi, ci sono anche quelli positivi. Molti Stati all’interno dell’UE, se non ne facessero parte sarebbero falliti da molto tempo (su tutti Spagna e Grecia, ma anche l’Italia probabilmente). Gli aiuti stanziati però, hanno permesso di resistere ad una crisi di dimensioni globali in modo discreto. I paesi che ad oggi soffrono di una situazione complicata, devono questo momento non tanto ad una colpa dell’Euro, quanto a problemi interni ingigantitesi ad un livello tale da dover richiedere aiuti ai paesi esteri. Indubbiamente, gli aiuti avranno il loro prezzo e in Grecia si sono visti e si stanno vedendo i risultati.

Arrivati a questo punto, però, non si può tornare indietro. O meglio, si potrebbe farlo a costo di enormi sacrifici. Sacrifici che pochi stati (probabilmente, giusto un paio) riuscirebbero a sostenere e non senza danni nell’immediato. Per questo motivo, ritengo che il processo che ha portato alla nascita dell’Unione Europea sia irreversibile e, anzi, dopo l’unione monetaria sarebbe necessario l’imbastimento di un’unione politica che sarebbe dovuta essere stata fatta ancora prima di quella monetaria. Con unione politica non mi riferisco soltanto a politiche monetarie, economiche o finanziarie ma alla politica in senso stretto.

L’unione politica, una volta raggiunta, si baserebbe su solide fondamenta democratiche tali da evitare che alcuni paesi prevarichino con le proprie posizioni gli altri.

I momenti elettivi previsti sono due. Nel primo si eleggerà il Parlamento Europeo mentre nel secondo si eleggerà il Governo Europeo. Il Parlamento Europeo verrà eletto da tutti i cittadini dei paesi membri. Lo Stato nazionale, raggiunta l’unione politica, diverrà uno Stato-Regione. Ogni Stato-Regione avrà diritto ad un numero di rappresentanti proporzionali alla propria popolazione (Molto simile al modello statunitense, tanto per intenderci). Ovviamente, per evitare squilibri legati alla sola quantità della popolazione, verranno create fasce in modo tale che, all’interno della medesima fascia, i paesi abbiano lo stesso peso  politico.

Tanto per chiarire meglio il concetto, la suddivisione dovrebbe ricalcare la seguente (N.B.: I numeri dei parlamentari sono ovviamente indicativi)

Fascia uno: fino a 25 milioni di abitanti: 3 rappresentanti
Fascia due:  da 25 a 40 milioni di abitanti: 4 rappresentanti
Fascia tre: da 40 a 55 milioni di abitanti: 5 rappresentanti
Fascia quattro: da 55 a 70 milioni di abitanti: 6 rappresentanti
Fascia cinque: oltre i 70 milioni di abitanti: 7 rappresentanti.

Con questa suddivisione, i giochi di potere dovrebbero essere più difficili da attuare e ci sarebbe una maggiore possibilità che paesi densamente abitati non abbiano posizioni predominanti grazie alla presenza di altri Stati-Regione in grado di confrontarsi con loro. Questo metodo elettivo, però, sarà adottato soltanto per la Camera (che, per comodità, chiamerò Camera dei Deputati Europea). Il suffragio sarà universale e verrà riconosciuta la possibilità a qualunque cittadino, indipendentemente dalla propria nazionalità, di votare un candidato qualunque (Per esempio: Un italiano potrebbe votare un candidato spagnolo. Uno tedesco potrebbe votare un candidato olandese e così via).

La seconda Camera (che chiamerò Senato Europeo) verrà eletta in modo diverso. Innanzitutto gli Stati-Regione, indipendentemente dalla popolazione, avranno lo stesso numero di senatori. Ogni cittadino avrà la possibilità di votare candidati appartenenti solo ed esclusivamente al proprio Stato-Regione.

Ovviamente, il sistema parlamentare potrà godere del così detto “Bicameralismo imperfetto” (due Camere aventi poteri e funzioni differenti). La Camera dei Deputati Europea prenderà decisioni macroscopiche e si occuperà della legislazione dell’intera Unione Europa. Il Senato Europeo, invece, si occuperà dei problemi e delle necessità degli Stati-Regioni e prenderà decisioni legate maggiormente ai singoli Stati-Regione.

La durata dei mandati delle due camere sarà di cinque anni.

Per quanto riguarda il Governo Europeo, invece, la popolazione andrebbe ad elezioni dirette nel seguente modo: ogni Stato-Regione proporrà un proprio candidato alla Premiership. Da questa rosa di nomi verranno scelti i quattro candidati che riuscirebbero ad ottenere la maggioranza più ampia in Parlamento. Una volta ristretta la rosa dei candidati e trovati i fatidici quattro, la popolazione sarà chiamata ad esprimere, attraverso il voto, la propria preferenza tra i quattro nominativi disponibili. Il vincitore potrà essere eletto per due mandati della durata di cinque anni (la ricandidatura del premier sarà “automatica”). Il nuovo Premier sarà poi chiamato ad assegnare i Ministeri ai Ministri proveniente dai vari Stati-Regione da lui scelte. L’unico limite alle nomine è quello che il Premier non potrà scegliere un Ministro proveniente dal suo stesso Stato.

Per chiarire questo passaggio, un eventuale Premier sarebbe scelto e formerebbe un governo in questo modo:

Scelta del Premier:

Candidato A: Belga
Candidato B: Francese
Candidato C: Olandese
Candidato D: Portoghese

Dopo le elezioni:

– Presidente del Consiglio: Belga
– Ministro Economia: Tedesco
– Ministro Istruzione: Olandese
– Ministro Welfare: Italiano
– Ministro Agricoltura: Francese
– Ministro Difesa: Austiraco

E così via dicendo.

Al termine della prima legislatura, il Premier uscente si troverà a dover affrontare tre nuovi avversari provenienti da tre Stati-Nazioni. Nel caso in cui vincesse, procederebbe con la propria legislatura. Nel caso in cui perdesse, invece, dovrà aspettare nuovamente che il suo nominativo venga scelto in un’altra tornata elettorale.

Per chiarire:

Premier Uscente: Belga
Candidato 1: Spagnolo
Candidato 2: Italiano
Candidato 3: Tedesco

In questo modo ci si assicurerebbe una continua rotazione del Premier e tutti gli Stati-Regione sarebbero chiamati ad avere come Premier dell’UE un proprio rappresentante.

Le iniziative del Premier, prima di diventare legge, dovranno ottenere il via libera da parte della Camera dei Deputati Europea per quanto riguarda eventuali leggi di carattere “generale” (dove per “generale” si intende riguardanti l’intera UE) mentre, per quanto riguarda le leggi legate ai singoli territori (Leggi “Speciali”), dovrà ottenere il nullaosta da parte del Senato Europeo.

Per quanto riguarda gli Stati-Regione, invece, ci sarà un Governo avente la caratteristica di essere in possesso di poteri “limitati”. Il compito di un Governo dello Stato-Regione è quello di amministrare sul territorio e mettere in pratica le indicazioni derivanti dallo Stato Federale (l’Unione Europea) attraverso leggi speciali che si adattino nel miglior modo possibile al territorio su cui verranno applicate. A capo di questi Governi ci sarà un Senatore Europeo precedentemente eletto dal popolo. La durata del mandato sarà, ovviamente, di cinque anni. A livello “locale” si assisterebbe all’abolizione di Regioni e Provincie. Abolizione legata al fatto che lo Stato-Regione non sarà altro che una macro-Regione facente parte di un organismo più grande. L’abolizione, quindi, lascerà in vita solo i Comuni. Comuni che potrebbero essere organizzati in macro-aree in cui, per esempio, il comune di Milano comprenda tutta la Brianza, rendendo di fatto i vari Paesi solo frazioni. Ci sarà un solo Consiglio Comunale in cui ogni frazione sarà rappresentata da un consigliere comunale che esporrà problemi e proporrà mozioni riguardanti il territorio di appartenenza. All’elezione del Sindaco parteciperanno i membri di tutte le frazioni che compongono il Comune.

Esempio chiarificatore:

Comune di Milano sarebbe così strutturato:

– Comune di Milano
– Comune di Milano: Frazione Meda —-> Un consigliere
– Comune di Milano: Frazione Seveso –> Un consigliere
– Comune di Milano: Frazione Cesano –> Un consigliere
– Comune di Milano: Frazione Cormano -> Un consigliere
– Comune di Milano: Frazione Cusano —> Un consigliere
– Comune di Milano: Frazione Arese —–> Un consigliere

Eccetera, eccetera.

Piccola digressione sui Partiti Politici: a livello di Unione Europea esistono già partiti politici comparabili (più o meno) ai vari partiti di Destra/Centro/Sinistra presenti in Italia e negli altri paesi europei.

Per quanto riguarda il sistema giuridico, tecnici altamente specializzati, si occuperanno di estrapolare le migliori leggi sulle varie materie per crearne un nuovo che faccia da base per le implementazioni necessarie con lo svilupparsi della vita del nuovo Stato. Le leggi selezionate verranno presentate con largo anticipo a tutti i cittadini, in modo tale da rendere il cambiamento il più comprensibile possibile per tutti. Finito il periodo di transazioni il nuovo sistema giuridico sarà valido per tutti gli Stati-Regione.

Culturalmente, invece, i più grandi cambiamenti deriveranno dalla componente linguistica. La prima lingua per tutti, a livello scolastico diventerebbe l’inglese. Inglese che dovrebbe essere parlato anche nella vita di tutti i giorni, in modo tale che diventi a tutti gli effetti “prima lingua”. Le lingue nazionali diventerebbero dialetti/seconde lingue e ci sarà la possibilità che lo studente impari una terza lingua a scelta

Tanto per capirci:

– Prima lingua obbligatoria: Inglese
– Seconda lingua obbligatoria: Lingua Stato-Regione (Italiano)
– Terza lingua facoltativa: Francese.

Ecco, come dovrebbe evolversi l’Unione Europea secondo me. Per alcuni quanto qui letto non risulterà nuovo perché avevo già accennato ad una bozza di idea (che è stata confermata in gran parte ed implementata in alcuni punti) su G+. Per gli altri, probabilmente questo articolo sarà solo una rottura di coglioni. Ma chissene.

Questo è quanto.

Cya.

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Piccoli passi

In questo post, tendenzialmente, narrerò gli eventi accaduti in data 27/07. La data sarebbe dovuta essere legata al primo “Meet Coso”, ma non è andata così e, col senno di poi, forse è stato un bene. Ma capirete tutto a lettura inoltrata.

Martedì 27 è iniziato in maniera diversa. Diversa perché, nonostante sia in vacanza, le due sveglie (cellulare + sveglia) sono squillate alle sette spaccate. Con solo sei ore di sonno (circa) mi sono preparato per la lunga giornata milanese, ancora inconscio di quello che sarebbe successo. Ovviamente una giornata non è definibile “diversa” solo per l’orario della sveglia…E, infatti, c’è stato qualcos’altro.

Questo qualcosa è avvenuto in un momento e in un posto ben preciso: In viaggio sul treno che portava da Seveso a Milano Cadorna tra le 8.01 e le 8.37. Con le cuffie nelle orecchie e canzoni tra di loro totalmente unreleated, ho preso posto accanto al finestrino come mio solito. Per le prime due o tre fermate, i tre sedili che mi circondavano sono rimasti liberi. Ovviamente ero conscio che la cosa non sarebbe potuta durare a lungo e, quindi, non potevo far altro che sperare che uno di quei tre posti venisse occupato da una bella figliola. Naturalmente, le mie speranze sono state disattese. Di fronte e di fianco a me, si sono sedute due amiche. Normalmente, avere il loro ciarlare come sottofondo alla musica mi avrebbe irritato e non poco, portandomi ad invocare la mia ascia sia mentalmente, sia tramite sms alla Fatina dei Boschi. Ma, questa volta, non è andata così. Il loro ciarlare di argomenti frivoli e vuoti, il loro scambio di battute non ha scalfito minimamente la pace in cui ero immerso. Voi direte “E stigrancazzi no, eh?”, ma non potete capire…Davvero.

Una volta arrivato in Cadorna, causa mancata coincidenza d’orari, ho aspettato che arrivassero la Fatina dei Boschi e il Cacciatore di Tonni. Per ingannare l’attesa, mi sono messo a leggere “Hitler e il Nazismo magico” (Sì, ancora. L’ho rincominciato perché avevo perso il filo, dato che mi ero dedicato ad altre letture). L’attesa è stata tutto sommato breve e mi ha permesso di trarre spunti per un articolo futuro (ma non troppo). Una volta raggiunto dai due prodi e baldi giovini, abbiamo deciso di andare a fare colazione.

Vedete, la colazione milanese, è una sorta di rituale con cui si ingrana la giusta marcia per la giornata. È da qui che iniziano gli scambi di battute preliminari che porteranno, verso l’ora di pranzo, a fare discussioni molto serie su ciò che dovrebbe essere e ciò che è (ne parlerò qui sotto, comunque). E, come ogni rituale, c’è una prassi da rispettare. Abitualmente la prassi consiste nel dirigersi da Marinoni, mettersi in coda alla cassa con le idee abbastanza chiare su cosa si berrà e senza la più pallida idea di che briosche prendere. Anche stavolta è andata così…Solo che, in cassa, ci hanno chiesto che tipo di briosche volevamo mangiare e, quindi, siamo stati obbligati ad improvvisare. Le ordinazioni (fisse) che vengono fatte sono: Marocchino e Briosche (cioccolato o marmellata) dal sottoscritto, Cappuccio e Briosche (crema o cioccolata) dal Cacciatore di Tonni e Cappuccio e Briosche (cioccolato) dalla Fatina. Ma dato che il 27 è stato un giorno particolare, quella brutta merdaccia della Fatina s’è limitata solo al cappuccio, dato che colazione l’aveva fatta già a casa.

Una volta finita la colazione rituale, ci siamo lanciati a passo normale (quindi un passo veloce ovunque, ma non a Milano) lungo la stradina portatrice di ispirazione. Questa volta, però, non è successo nulla di rilevante e quindi siamo giunti davanti alla Feltrinelli. Feltrinelli che, però, era ancora chiusa. Stupiti da questo evento, abbiamo deciso di farci un giro per il centro, dato che il Cacciatore è a caccia di un regalo per la fidanzata. Senza aver trovato nulla e dopo aver visto un’adorabile fanciulla dai capelli rossi (e un fisico da mozzare il fiato) che, involontariamente, ci ha distratti da discorsi non così importanti, siamo tornati alla Feltrinelli.

Una volta entrati, come al solito, ci siamo lanciati nel reparto dedicato ai dischi. L’unico ad aver fatto acquisti (per sé) è stato il Cacciatore. Una volta finiti gli acquisti in quel reparto, abbiamo chiesto dove fossero i CD di musica classica. Una volta ottenute le preziose indicazioni, abbiamo raggiunto il primo piano elevato della Feltrinelli. E l’impatto è stato indubbiamente piacevole. In filodiffusione, infatti, c’era il Don Giovanni di Mozart che, dopo aver visto lo spettacolo di apertura della stagione lirica del teatro “La Scala”, è risultato subito familiare alle mie orecchie. Sia io, sia il Cacciatore, abbiamo iniziato a cercare alcuni CD. La sua ricerca, purtroppo, è stata infruttifera. La mia, invece, ha avuto un risultato migliore…Non fosse stato per il prezzo eccessivo per il DVD dell’opera che stavano trasmettendo. Fortuna ha voluto, però, che abbia trovato un CD di Paganini a 6,90. Fiutato l’affare, ho deciso di acquistarlo e, la sera stessa, mentre scrivevo un post ho avuto il piacere di ascoltarlo. Ottimo acquisto, indubbiamente.

Una volta finito il viaggio esplorativo nel mondo della musica, siamo passati alla libreria. Inizialmente, tutti sembravamo interessati a comprar qualcosa. Parecchi viaggi avanti e indietro di fronte ai grandi autori (e il fatto che tra tutti e tre si formi una biblioteca invidiabile) siamo giunti alla conclusione che, piuttosto che spendere soldi, ci sarà uno scambio di prestiti. Scambio che, in realtà, era già partito quella mattina. Una volta notato che tutti i posti a sedere erano occupati e non sembravano destinati a liberarsi, abbiamo preso la savia decisione di sederci su una panchina in Piazza dei Mercanti, di fronte alla Camera di Commercio di Milano.

Qui è iniziata una prima discussione sull’ultima fatica letteraria della Fatina e sul fatto che fosse densa di citazioni. Il tutto, alla fine, si è risolto in un nulla di fatto. Dato il via vai di gente, non è stato difficile perdere più volte il filo del discorso a favore di un bel sed…Visino che ci passava di fronte. E qui, cari lettori, sono costretto ad aprire una breve digressione: i vestiti di taluni elementi. Va da sé che io e la moda stiamo su piani dimensionali completamente differenti ma, c’è un limite a tutto. Limite che, ovviamente, viene oltrepassato da gente che si veste al buio, facendo abbinamenti di colori che vanno dal viola/giallo  all’azzurro/arancione hanno portato me e gli altri due a desiderare più volte che ci venissero cavati gli occhi. Per favore, per favore…Non vestitevi al buio, e che cazzo.

Comunque, tornando IT, dopo aver recuperato dalle fatiche mattutine, abbiamo deciso di trasferirci al Ciao in San Babila. Durante il pranzo o, per meglio dire, a cavallo tra la fine del pranzo e l’inizio della digestione è iniziata un’interessante discussione. Discussione che riguardava il sistema economico, il sistema politico, le problematiche mondiali e la cornice storica in cui tutto si inseriva. Il tutto è nato da un discorso sull’Eurozona in cui stavo spiegando (non mi ricordo per quale motivo) che la causa della crisi attuale fosse da imputarsi ad un errore di valutazione tedesco sulla situazione greca, prima dello scoppio di questa grande crisi. Da qui si è passati alla discussione su quali fossero le industrie più redditizie (abbiamo concluso che fossero: quella delle armi in primis, quella bancaria poi) e sulle conseguenze che avesse il mercato delle armi, così come il mercato bancario, sugli individui. E, proprio su questi argomenti, è nato un vivace dibattito, tra me e il Cacciatore di Tonni, sulla necessità o meno delle armi e su chi pagasse i danni prodotti dai grandi crack bancari. La discussione è stata più o meno questa (riporterò i concetti, non affidatevi del tutto alle parole. Nel caso verrò corretto dal Cacciatore)

Io: “Il mercato delle armi è uno di quelli più redditizi e che non risente la crisi perché è insito nella natura dell’uomo, l’istinto alla guerra”
Cacciatore: “Beh, ma se tu vietassi l’esportazione di armi, ridurresti la loro circolazione e quindi si ridurrebbe anche la violenza”
Io: “Certo, ma così facendo rovineresti alcuni settori economici in modo irreversibile, dando vita anche ad un mercato nero”
C: “Beh, ma prendi l’esempio del Giappone…Loro, nella loro Costituzione, hanno un articolo che gli vieta di esportare armi e, col mercato nero, il numero delle armi vendute diminuirebbe”
Io: “Certo, ma il Giappone può contare (come voce di bilancio – N.d.C.) sulle esportazioni in campo tecnologico, mentre l’Italia invece ha un grande guadagno sull’esportazione di armi. È qualcosa di assurdamente anti-economico. Nessun imprenditore lo farebbe mai”
[…]
Io: “Comunque, insomma, dire che il settore bancario sia sinonimo di guadagno mi sembra quanto meno azzardato…I primi a perderci, in caso di queste crisi, sono proprio i proprietari”
C: “Ah, quindi il proprietario che va a farsi la bella vita in un paradiso fiscale con i soldi che ha rubato/messo da parte, ci rimetterebbe quanto il normale cittadino?”
[…]
Io: “Sì. Ovviamente, dal suo punto di vista (del proprietario/imprenditore) c’è un enorme perdita. Lui se ne fotte del morto di fame che non riesce più ad arrivare a fine mese, a lui rode il culo perché se prima aveva 100, adesso ha 50. E ci ha perso 50, mentre il suo obiettivo era guadagnare…”
[…]
Io “Le cose stanno così, o ti adatti o ti estingui”
C: “Cioè, quindi dato che il sistema ti lascia solo queste scelte, tu lo accetti e non tenti di cambiarlo? Ma che merda, io in un mondo del genere non ci voglio vivere”
Io: “Ma non è che non si faccia nulla. Il sistema ti dà l’opportunità di fare o non fare determinate cose. Sta al singolo individuo, in base ai propri valori e a ciò che pensa sia o non sia giusto, fare o non fare quella determinata cosa. Il sistema ti dà degli strumenti, sta a te doverli sfruttare”
[…]
Io: “Il tuo problema, Fra, è che tendi a pensare più a quello che “dovrebbe essere” mentre io tendo a cercare di muovermi in quello “che è”
C: “Diciamo che io la prendo dal lato più filosofico”

Ovviamente, quanto qui sopra riportato è solo un estratto e non rende la complessità e l’attenzione con cui abbiamo trattato questi temi, tant’è che una volta calata la “tensione” rivolgendomi sia al Cacciatore, sia alla Fatina ho detto “Cazzo, dovremmo scriverle ste cose, ci verrebbero fuori dei post interessanti”. Alla fine, la Fatina (che è stato un ascoltatore attento) s’è offerto di fare da stenografo. Ovviamente, durante il pasto, non si è parlato solo di questi argomenti ma anche della possibilità di portarci i panini da casa (risparmiando i soldi del pranzo) per poter passare l’intera giornata in Sempione.

Finita “la pausa pranzo”, ci siamo diretti in stazione, giusto per dire che avevo fatto il mio dovere e mi ero presentato all’appuntamento nonostante sapessi che nessuno si sarebbe presentato. Alle tre meno dieci, alla fine, abbiamo deciso di andare in Sempione e, dopo aver scelto la nostra base di stazionamento, ci siamo accomodati e abbiamo iniziato a giocare a Solo. Come d’abitudine siamo stati attorniati da coppie più o meno vestite. Ad un certo punto, due fanciulle si siedono a qualche metro da noi e lì…Lì succede l’inenarrabile. La Fatina mi invita ad andar da loro e chiedergli di giocare. Un po’ titubante aspetto qualche secondo e prendo tempo con la scusa di finire la partita. Dato che, ovviamente, il tutto si stava protraendo per le lunghe, con uno scatto di coraggio inaspettato, lancio le carte al Cacciatore e gli dico “Fai il mazzo, che io vado”. Avvicinatomi, sfrutto una pausa nel loro discorso e le invito a giocare. Ovviamente, mi dicono “No, grazie”. Quando mi volto vedo la Fatina che sorride mentre io levo i due pollici alzati e sorrido con faccia da idiota (una scena epica, insomma). Avvicinatomi, con molta nonchalance, mi tolgo di nuovo le scarpe (rischiando di cappottarmi) e gli dico “eh, vabbè, ho preso un palo nel culo” (Il no, in genere è un palo nel culo).

Dunque, quanto appena descritto in maniera abbastanza di merda, è per me un grande passo avanti. Normalmente, col cazzo che avrei fatto una cosa del genere. Con una scusa avrei rimandato o evitato il tutto (e, nell’inventare scuse, sono uber-skillato). E, invece, non so bene per quale follia, ho deciso di fare il famoso passo che mancava. Quel piccolo passo nel vuoto, che mi ha portato ad “espormi” e a “rischiare”. Questo piccolo passo, però, non dovrà essere una cosa a sé stante. No. Dovrà essere seguito da tanti altri piccoli passi su una strada lastricata che mi porterà a guadagnare sempre più maggiore sicurezza e autostima. Una strada che, in passato, è stata spesso infida e scivolosa ma che da quel momento mi spaventa un po’ meno. Una strada che, ad ogni passo, sarà sempre meno insidiosa.

In fondo, è tutta una questione “di testa”. Tutti i limiti, tutti i “E se” e i “E ma”, non sono altro che catene che, col tempo, ho imparato a crearmi per non affrontare un cammino che ho già rimandato per troppo tempo. Un cammino che adesso ho iniziato ad affrontare.

Questo è quanto.

Cya.

P.S.: Ovviamente il pomeriggio è andato avanti ed è stato piuttosto spassoso. La Fatina dei Boschi ha dimostrato di avere il genio strategico di una lontra morta e, sulla via del ritorno, si è iniziati a discutere di una nuova forma di monopoli con annessi banchieri, bolle, speculazioni, venditori di armi e quant’altro. Il progetto è ancora in fase meno che embrionale, ma prometto molto bene.

Questo è quanto (per davvero)

Ciauuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu (cit.)

Cya

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