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L’incubo inciucio e il rischio rottura

Ad una settimana e mezza dal voto, la situazione politica italiana è ancora incerta e confusa. La prospettiva di avere un Governo che abbia i numeri in Parlamento è, allo stato attuale, qualcosa di utopico. La matassa passerà tra le mani del Presidente della Repubblica Napolitano che si dovrà impegnare a trovare il bandolo per districarla.

Il Colle, infatti, da una parte vuole evitare che si ritorni alle urne, dall’altra però si oppone fortemente al progetto di Bersani di un Governo di minoranza che cerchi la maggioranza in Parlamento di riforma in riforma. Il Presidente ha più volte richiamato i partiti al proprio senso di responsabilità e il viaggio in Germania gli ha sicuramente dato il polso di come la situazione di instabilità sia vissuta all’estero. Inoltre è conscio che con l’attuale legge elettorale la situazione non cambierebbe andando nuovamente al voto. Per questo motivo, sotto traccia, sta cercando una soluzione tecnica (gli ultimi nomi fatti sono Anna Maria Cancellieri e Corrado Passera) per abrogare il Porcellum e per riformare la legge elettorale.

L’ennesimo Governo tecnico però incontra l’aperta ostilità di tutti i principali partiti. Il PDL, dopo aver fatto cadere Monti, è disponibile ad un’alleanza col PD per dare vita ad una serie di riforme istituzionali e per rilanciare l’economia del paese. La principale preoccupazione di Berlusconi e del suo partito è, però, quella di non riuscire ad influire sull’elezione del prossimo Presidente della Repubblica, portando così alla nomina di una persona sgradita a lui e, di conseguenza, ai suoi. I continui richiami fatti da Alfano e Berlusconi a Bersani e i continui inviti a “fare la cosa” giusta, rientrano quindi in un quadro generale molto più complesso e che va ben oltre alle semplici scaramucce politiche: il PDL, infatti, avrebbe l’occasione di tornare alla guida del paese (seppur con gli odiati nemici) e potrebbero influenzare la scelta del prossimo inquilino del Quirinale a cui, probabilmente, passerà la patata bollente di un (possibile) Governo a tempo e l’indizione di nuove elezioni.

M5S, invece, ha una condotta confusionaria. Grillo e Casaleggio vogliono ovviamente trarre il massimo vantaggio da questa situazione di incertezza e quindi sembrano intenzionati a non concedere la fiducia né ad un governo di Centro-Sinistra (seppure il corteggiamento sia in corso, per quanto il PD neghi) né ad un tecnico. Durante questa settimana e mezza è stato però possibile assistere a più giravolte da parte del Guru del Movimento: prima ha lasciato intravedere uno spiraglio di speranza per un’apertura all’appoggio del PD (“l’esperienza siciliana è meravigliosa”) poi, dopo il contrordine, stando a quanto riportato da un giornale tedesco avrebbe dato il suo beneplacito ad un governo tecnico, salvo poi smentire il tutto affermando che la giornalista avesse capito male quanto da lui detto. Chiarito ciò che non faranno, resta da capire invece come agiranno. L’idea di valutare manovra per manovra è indubbiamente la loro idea prediletta, ma la base su internet è spaccata. Molti chiedono di dare la fiducia al PD per dare vita ad un governo che si occupi delle principali urgenze del paese ma, per il momento, la linea confermata anche dai capigruppo è quella oltranzista del non dare appoggio.

Il PD, dal canto suo, riflette anche negli atteggiamenti con gli altri partiti le fratture venutesi a creare al proprio interno. Veltroni e D’Alema hanno aperto più volte al Centro-Destra, andando poi a correggere il tiro (“Berlusconi, con la sua presenza, impedisce il dialogo”). Bersani ha sempre chiuso a questa possibilità, dicendo che non si alleerà per alcun motivo con chi ha comprato Deputati pur di far cadere il Governo Prodi (il caso De Gregori) e ha portato l’Italia sull’orlo del baratro. A seguito di questa chiusura, l’unico interlocutore rimasto è il Movimento 5 Stelle. Più volte il leader del PD ha fatto pressioni sulla mancanza di responsabilità dimostrata finora dal Movimento e su una linea di condotta poco chiara. Ha anche ricordato come, nel caso si tornasse ad elezioni, anche loro tornerebbero a casa, lasciando il paese in balia dell’incertezza. Finora questi appelli, però, sembrano non aver avuto effetto. A rendere la situazione più tesa e difficoltosa ci sono le frizioni con Napolitano a cui accennavo ad inizio articolo.

E, come scritto poco sopra, il PD in questo momento vede tre correnti principali impegnati in una lotta intestina che si evince dalle prese di posizione pubbliche. Da una parte ci sono i “bersaniani”, da un’altra i “veltroniani” e dall’altra ancora i “renziani”. I primi sono decisi a seguire la linea dell’attuale Segretario ed appoggiarlo sia si dovesse decidere di confrontarsi coi grillini, sia si dovesse decidere di provare a formare un Governo anche in assenza dei numeri.

I secondi, invece, si trovano in disaccordo con Bersani. Secondo loro sarebbe inutile tentare la creazione di un Governo di minoranza e, anzi, sarebbe persino rischioso. Per questi motivi opterebbero per un governo più ampio possibile per tentare di fare le riforme necessarie. Per questi, l’apertura al Centro-Destra non sarebbe poi così problematica una volta esclusa l’ingombrante figura di Berlusconi. Il contrasto tra i primi e loro nasce proprio su questa apertura che potrebbe fare più male che bene.

I terzi sono stati in disparte a lungo e sono rientrati prepotentemente in gioco grazie al risultato delle elezioni. Renzi ha ribadito più volte l’appoggio a Bersani ma l’impressione che sia una facciata di cortesia è sempre più forte. Ai suoi fidatissimi ha confidato che sarebbe disposto a guidare un governo di larghe intese purché si tornasse a votare e vincesse le primarie. A rafforzare l’idea che la discesa in campo del Sindaco di Firenze sia prossima c’è stato anche il colloquio con Monti di questa settimana di cui non si sa praticamente nulla.

È evidente che per quanto le tre correnti siano coese al loro interno, l’immagine del partito ne esca nettamente indebolita. Una situazione del genere, prolungata nel tempo, potrebbe portare ad una frattura insanabile ad una scissione del Partito. Per evitare questo scenario sarebbe necessario ritrovare una linea comune per il partito dettata da una guida, una leadership, forte scelta dagli elettori. Per questo motivo sarebbe necessario che Bersani facesse un passo indietro e affidasse ai cittadini la scelta della nuova segreteria in anticipo rispetto ai programmi.

Oltre a questo, inoltre, sarebbe necessario un rinnovamento tanto sbandierato e messo in atto lentamente e con ritardo. Solo in questo mondo si potrebbe assistere ad un PD rinsaldato e pronto a ributtarsi nell’arena politica come una vera forza progressista.

Questo è quanto.

Cya.

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Primarie

È notizia recente che, dopo il passo indietro di Berlusconi, anche nel PdL si farà ricorso alle primarie. La data è già stata fissata: il 16 dicembre.

Per il Centro-Destra ed i suoi elettori, questa è una novità assoluta che rende maggiormente democratico un partito che, per lungo tempo, è rimasto legato alla figura del suo fondatore. La scelta delle primarie è, probabilmente, un tentativo di riavvicinare il popolo del Centro-Destra ad un partito che ha visto, in modo crescente, un’emorragia di consensi che è culminata con l’ennesimo tonfo sotto quota 20%. Per molti, il raggiungimento di questo poco invidiabile traguardo, significava la fine di un partito abbandonato dal proprio leader e fondatore. Per altri, invece, era il segno di un’inevitabile necessità di rinnovamento.

Rinnovamento che sta, appunto, nel meccanismo delle primarie. Certo, a vedere chi si è candidato è difficile pensare che le cose cambino in modo drastico eppure, per la prima volta, potremmo vedere un Centro-Destra diverso, magari più vicino alle altre Destre europee (N.B.: Non si parla degli estremismi ma dei partiti con ideali di Destra in senso prettamente democratico), con un programma meglio articolato e che non giri intorno agli interessi di uno solo.

La situazione è ancora in divenire, ovviamente, ma l’unica nota “stonata” è la tempistica con cui il tutto si dovrebbe organizzare. Al 16 dicembre manca poco più di un mese ed iniziare una campagna elettorale in così breve tempo, ha le proprie difficoltà. Tenendo conto,  soprattutto, del fatto che i programmi dei candidati ancora non si siano visti e delle difficoltà di coinvolgere, in così poco tempo, i cittadini ormai disaffezionati a questo partito.

Un passo nella direzione giusta è stato fatto, vedremo come saranno quelli che seguiranno in futuro.

Dopo aver analizzato la situazione nel Centro-Destra è bene analizzare anche quella del Centro-Sinistra, più abituata all’uso di questo mezzo, e già in piena campagna elettorale.

Le primarie del Centro-Sinistra si svolgeranno con il doppio turno. Il primo turno sarà il giorno 25 novembre e, nel caso in cui nessun candidato raggiungesse la maggioranza del 50% più uno, il secondo turno sarebbe il 2 dicembre.

I candidati più accreditati per la vittoria sono Bersani e Renzi, più staccato c’è Vendola (su cui però pende il rischio di una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione che, stando alle sue recenti affermazioni, significherebbe la fine della sua carriera politica) e, ancora più dietro, ci sono i vari outsiders.

Bersani ha fatto del suo cavallo di battaglia un rilancio della situazione stagnante in Italia attraverso dieci punti programmatici (che potrete trovare sul suo sito, nel caso foste interessati) che vanno dalla visione del ruolo italiano in Europa sino all’Istruzione che andrebbe maggiormente finanziata (Non mi dilungo sui programmi, perché appena li avrò in mano tutti, farò un articolo dove li comparerò)

Renzi, invece, ha fatto della Rottamazione un marchio. Ha già ottenuto i primi risultati ottenendo una non candidatura di Veltroni e del “compagno” D’Alema. Oltre a questo, come il rivale, si concentra soprattutto su un rilancio dell’economia dello Stato e uno snellimento dei costi della politica in varie forme.

Come credo sappiate tutti, il dibattito è già entrato nel vivo da molto tempo e, praticamente ogni giorno, sia sui principali giornali, sia nei principali telegiornali è possibile assistere al modo in cui i due si rifilino colpi bassi o battute acide. L’ultimo atto è stato quello riguardante il mondo della finanza e delle uscite forti dell’attuale segretario contro quel mondo che si rifugia nei paradisi fiscali. Lo scontro è aspro e la posta in palio è alta.

I contendenti infatti, si stanno giocando la possibilità di avere un governo di Centro-Sinistra con un programma che non sia puramente anti-berlusconiano. Il più grosso dubbio, però, riguarda la tenuta di un eventuale Governo che rischia di raccogliere troppe anime differenti al suo interno.

Una piccola curiosità, prima di concludere: mentre prima erano le Sinistre a fare programmi contro Berlusconi, ora è il Centro-Destra che non studia programmi per il rilancio, ma bensì per non consegnare l’Italia nelle mani delle Sinistre. Un ribaltamento di ruoli molto interessante.

Questo è quanto.

Cya

Errata Corrige: il buffone si ricandida.

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