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L’eleganza del pallore.

In questi giorni mi sono trovato a rivalutare delle cose che, fino a poco tempo fa, non ritenevo rivalutabili. In parco Sempione, infatti, ho avuto l’occasione d’osservare diversi tipi di ragazze e la prima cosa che mi è saltata agli occhi è il fatto che le fanciulle biondo crinate, nella maggior parte dei casi, abbiano anche una stupenda pelle candida. Ovviamente, questa caratteristica, è riscontrabile soprattutto nelle ragazze provenienti dal Nord (non inteso come Nord Italia, ma soprattutto come Nord Europa) e anche in qualche ragazza di italica discendenza.

E, questo mio apprezzamento per la carnagione chiara, ha fatto sì che guardassi queste ragazze con occhio diverso. Con occhio più benevolo, diciamo. Tant’è che le “bionde” siano diventate la seconda tipologia di ragazza che mi colpisce, subito dopo le inarrivabili rosse. Ed è stato questo mutamento d’opinione, di preferenza a farmi riflettere sull’eleganza del pallore.

Eleganza del pallore che affonda le proprie radici in tempi antichi. Le nobildonne, infatti, tendevano ad avere una carnagione più chiara rispetto alle contadine che lavoravano sotto il sole. Il pallore, insomma, andava di pari passo col grado. Più la pelle era colorita dal sole, più era rovinata, minore era l’importanza sociale della persona.

Prima di inoltrarmi nella vera e propria riflessione, però, è necessario che venga contestualizzato il tutto: in questo post, ovviamente, mi riferisco al mio punto di vista in quanto italiano in Italia. Per il Cacciatore di Tonni, tizie con la carnagione chiara, saranno la normalità visto che sta in Svervegia a giocare a poker con gli alci. In Italia, infatti, la maggior parte delle donne tende ad avere un colorito tipicamente mediterraneo che, inevitabilmente, allo spuntar della bella stagione diventa quel colore olivastro o comunque scuro tipico (soprattutto) di italiani, greci, spagnoli e portoghesi.

E, forse, è proprio per questo che la pelle chiara (mi) colpisce di più rispetto ad una normale carnagione che si vede tutti i giorni. È proprio quel dettaglio, quel particolare che può far risaltare una ragazza in mezzo a cento altre. La carnagione chiara, con le giuste proporzioni, è come una tizia coi capelli verdi (e le orecchie da Lamù) in centro Milano. Capita una volta ogni quante, di incontrarla? Tenendo conto poi che io non abiti a Milano, la percentuali di fanciulle “pallide” diminuisce ancora (mia sorella, non conta).

Ma perché questa così netta preferenza per il candore della carnagione? Questa è un’ottima domanda. La risposta è da ritrovarsi, oltre che nella rarità (che mi renderebbe solo uno sporco hipster), nel richiamo ad una fragilità, ad una delicatezza intrinseca che altro non può fare se non attirare gli sguardi. Sguardi che vengono attirati da qualcosa di nuovo, qualcosa a cui non si è abituati a guardare. Sguardi che altrimenti si perderebbero nell’indifferenziazione del tutto uguale, del già visto. E poi, è impossibile non sospirare (anche solo mentalmente) quando le guance chiare si colorano di un delicato rosso che ti fa pensare più o meno questo: “Awwww, che carina ♥” come prima cosa, in assoluto. (La seconda, di solito è: “cheffica” (cit.))

E, di fronte a queste rarità, non posso fare a meno di storcere il naso quando chi ha questa fortuna (perché di fortuna si tratta), decide di “rovinare” il tutto con l’abbronzatura all’ultimo grido. Con la tintarella (non di luna) che cancella tutto quanto, fino all’inverno. Ed è per questo, che vi faccio un appello, fanciulle.

Se doveste avere la fortuna di avere una carnagione chiara, pensateci due volte prima di rovinare questo particolare che vi rende uniche (e, in alcuni casi, desiderabili). Pensateci due volte prima di diventare una delle tante in nome della Dea Estate e della Dea Tintarella. E, se dopo averci pensato attentamente, decideste di desistere da questo insano proposito, io e molti altri ve ne saremmo grati dal profondo del cuore. Rifletteteci. (Campagna di sensibilizzazione contro l’abbronzatura)

Questo è quanto.

Cya.

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