Archivi tag: Discussione

Discussioni

Tra ieri e oggi ho avuto modo di affrontare tre interessantissime discussioni che mi hanno permesso di sviluppare degli spunti di riflessione.

Discussioni che sono avvenute nell’arco temporale di quarantotto ore circa. La prima, riguardante le possibilità di una rivoluzione popolare, è avvenuta su un forum che frequento. Da questa è poi derivata la discussione fatta con la Fatina dei Boschi riguardo gli assolutismi (partendo inizialmente dalla figura centrale di Gandhi). La terza, invece, ha visto impegnati me e il Cacciatore di Tonni a discutere sull’attribuzione del Nobel per la Pace all’UE, il modo in cui è stato approvato il Trattato di Lisbona e le tendenze filo-occidentali/filo-orientali (oltre che filo-europeiste o avverse all’Unione). Le ultime due discussioni sono avvenute su G+.

Ma, andiamo al sodo, e occupiamoci della prima discussione: La rivoluzione popolare. E subito, devo fare una premessa doverosa: mentre il punto di vista del mio interlocutore era maggiormente “idealista”, il mio si è soffermato maggiormente sull’evidenza storica.

La tesi era la seguente: prima o poi si arriverà ad un punto di rottura (in Italia) che porterà il popolo a dare il via ad una rivolta per cambiare le cose. La mia antitesi è stata semplice e coincisa: come tutti (spero) saprete, ogni rivoluzione (non scientifico/tecnologica),  ha avuto inizio col desiderio di maggior potere da parte di una élite.

– Nella Rivoluzione Francese, per esempio, furono i Borghesi (l’Alta Borghesia) a guidare il popolo nella sovversione della monarchia. – In Cina, durante la Rivoluzione Culturale, furono Mao e i suoi fidatissimi seguaci a dare il via a tutto.
– In Russia, Lenin e i Bolscevichi fecero crollare l’impero dello Zar

Il popolo, insomma, senza una guida forte (Weber la definirebbe una guida carismatica) non sarebbe insorto in nessuno di quei casi. Per questo motivo, l’insurrezione popolare è difficilmente auspicabile in quanto, fino a quando una “classe” non avrà comodità gli interessi a farlo, lo status quo rimarrà inalterato. Insomma, l’evidenza storica dimostra come una rivoluzione popolare (in senso stretto) non sia ancora accaduta.

A questo punto, la risposta è stata la seguente:

Ottima osservazione quella di Coso e quindi ora mi domando:

il popolo o terzo stato non può creare una propria “classe” per insorgere? non abbiamo potere, soldi o militari ma siamo in gran numero…credo che non c’è stata mai una rivoluzione popolare perché il popolo non è stato mai unito e per un governo che adotta la politica “divide et impera” non è stato difficile tenere il terzo stato sotto controllo, cosa molto difficile da fare con le piccole ma potenti élite che Coso ha appena elencato.

Credo che il baluardo da passare per creare una rivoluzione popolare è la divisione, se si è uniti e si combatte per il buon senso comune c’è la possiamo fare, ma è anche vero che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare!

Ed il discorso, per quanto interessante possa sembrare, ha un’enorme falla logica. Qualora il “terzo stato” riuscisse a raggiungere anche una coesione stabile (cosa assai difficile data l’esistenza di interessi particolaristici sia dei singoli, sia dei piccoli gruppi), si troverebbe comunque a fronteggiare una mancanza di mezzi particolarmente importante.

È vero, il popolo può contare sul numero… Ma se anche duemila persone mal organizzate e mal armate si trovassero a dover affrontare cento persone ben armate e ben organizzate, il risultato sarebbe (molto probabilmente) favorevole ai secondi.

Tutti questi elementi, hanno riportato all’impossibilità effettiva di una rivoluzione popolare in mancanza di élite e i motivi di questa non fattibilità che ho trovato sono, principalmente questi:

– Mancanza di organizzazione
– Mancanza di mezzi
– Mancanza di una guida forte.

L’interlocutore, ha però detto che lui avrebbe voluto una rivoluzione pacifica come quella di Gandhi e questo è stato il preambolo della discussione con la Fatina dei Boschi. Per essere breve e coinciso, mi sono limitato a far notare quanto l’assolutismo della Non Violenza avesse provocato comunque un gran numero di vittime in India e di quanto, di per sé un ideale assoluto è una cosa assai pericolosa.

La discussione con lFdB verteva sul fatto che l’ideale di Gandhi, per quanto assoluto fosse, non avrebbe causato di per sé vittime. E la cosa, ad un primo acchito, può sembrare anche vera. D’altro canto, come giustamente mi ha fatto notare, l’ideale della non violenza non ha avuto, oltre Gandhi, nessun altro grande rappresentante e, gli unici casi assolutistici che ci vengono in mente sono quelli legati alle grandi dittature di inizio novecento.

Eppure, analizzando più attentamente il pensiero gandhiano, si potrà notare come lui, alla fin fine, non faceva altro che istigare le folle al suicidio. Questa affermazione potrebbe destare contestazioni, per questo mi ci soffermo per un secondo: quando Gandhi diede il via alla protesta non violenta disse ai suoi seguaci di non reagire in alcun caso. Il governo, ovviamente, per riportare l’ordine avrebbe fatto ricorso alle forze armate. I suoi “fedeli”, assecondando i suoi precetti, si sarebbero fatti colpire dalla polizia senza reagire. Ovviamente, questo atteggiamento passivo, questa non fuga causò molte vittime. Oltre a questo va aggiunto l’invito del Mahatma a digiunare e non bere fino anche alla morte pur di ottenere i propri obiettivi.

A questo, lFdB, ha ribattuto ponendo l’accento su una questione piuttosto interessante. E, per questo motivo, riporto le sue esatte parole:

Potrei argomentarti che erano tutte situazioni in cui un tot numero di vittime era necessario e altri (quasi tutti quelli citati) erano ideali i quali presupponevano loro stessi delle vittime.
Il problema potrebbe essere l’Ideale assolutista è sempre causa di vittime o solo un determinato tipo di “assolutismo” causa vittime?
Non è mi pare un problema banale, anzi.

E ha ragione. L’argomento tirato in ballo è molto interessante e ci si potrebbero passare giorni interi a discuterne, ma per me la risposta è stata pressoché immediata e semplice. Il mio prof di Filosofia Politica, infatti, soleva ripetere che qualsivoglia assolutismo sia una cosa negativa. Anche l’ideale migliore, se assolutistico, era un ideale da non seguire. Il motivo? Piuttosto semplice: di fronte all’assolutismo di un ideale, quanto può valere la singola vita umana? Di fronte ad un ideale assoluto, quanto possono valere milioni di vite umane? Sempre troppo poco.

Su questo si è basata la risposta a questa sua obiezione. Per rendere più immediata a tutti la comprensione (nel caso ce ne fosse bisogno) semplificherò al massimo:

Assoluto (il tutto) > Relativo (singolo).

L’assolutismo (che sia una dittatura, o che sia il pensiero di Gandhi o anche quello della Chiesa) si basa esattamente sul tutto che prevarica il singolo. Nessuna perdita sarà mai abbastanza da fermare coloro i quali lo perseguono, in qualunque forma sia.

La terza discussione, invece, fatta col Cacciatore di Tonni ruotava (inizialmente) intorno all’attribuzione del Premio Nobel all’UE. Apro una piccola parentesi: stando alle motivazioni date all’attribuzione, sono parzialmente d’accordo al conferire  questo premio all’Unione Europea, nonostante l’attività di pace sia più un premio a quanto fatto in passato (entro i confini europei) e abbia ignorato quanto avvenuto questa primavera con la Libia.

Il Cacciatore di Tonni, comunque, afferma che l’UE non meritasse il premio perché non si sarebbe spesa per i diritti fondamentali dell’uomo e, soprattutto, non si sarebbe spesa per la pace. Molto ironicamente, io ho scritto che fosse giusto così (ovvero che il Premio le fosse attribuito). Questo ci ha portato a discutere sul trattato di Lisbona e su una presunta mancanza di democrazia all’interno dell’Unione riguardante la stipulazione dello stesso.

Il Trattato di Lisbona, in Italia, è stato approvato dal Senato e promulgato dal Presidente della Repubblica. Il motivo per cui non si sia stato fatto il referendum (secondo il Cacciatore di Tonni, in questo caso segno di maggior di democrazia) è però da ricercarsi nel secondo comma dell’articolo 75 della costituzione

“Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio [cfr. art. 81], di amnistia e di indulto [cfr. art. 79], di autorizzazione a ratificare trattati internazionali [cfr. art. 80].”

Oltre a questo, il Senato è un organo rappresentativo del popolo italiano che lo elegge tramite elezioni. Quindi l’accusa di mancata democrazia, a mio modesto parere, non sussiste.

Il discorso, però, si è fatto interessante quando il Cacciatore di Tonni ha sottolineato come nell’assegnazione di determinati premi (ma, più in generale, a livello culturale) si tenda ad essere filo-occidentali e si guardi con sospetto alle culture orientali (Giappone escluso). L’osservazione, però, è facilmente spiegabile.

La logica vuole che ci sia un diffuso filo-occidentalismo in Europa perché, a tutti gli effetti, la cultura occidentale è la nostra cultura e quindi c’è un maggior senso di appartenenza. In Cina, per esempio, ci sarà maggior filo-orientalismo perché quella è la loro cultura e si sentono maggiormente appartenenti ad essa.

Questo, inevitabilmente, porta ad avere posizioni ostili o sospetti reciproci nei confronti l’un dell’altro. La dimostrazione storica è stata fornita proprio dall’Europa durante la Guerra Fredda, col blocco occidentale schierato con gli Stati Uniti e il blocco orientale schierato con l’URSS.

Potrà non piacere, ma le cose non cambiano.

E con questo, penso di aver concluso.

Questo è quanto.

Cya.

Annunci

6 commenti

Archiviato in Politica & Società, Riflessioni

Riflessioni?

Proprio ieri mi lamentavo del fatto che non avessi nulla da scrivere con un’amica. Attualmente, non credo che le cose siano cambiate poi molto. Continuo a non avere nulla da dire…Di interessante.

Quella di quest’anno è stata un’estate non esaltante, ma nemmeno da dimenticare, che volge lentamente verso la sua inevitabile ed inesorabile conclusione. Avrei voluto scrivere una sorta di diario di quanto accaduto se non durante tutta l’estate, almeno, durante la settimana e mezza passata in montagna. Ovviamente, alla fine, come troppe volte, i buoni propositi sono andati a farsi benedire e, quindi, per vostra fortuna, non ho nessun diario di alcun tipo.

In compenso, però, posso offrire un paio di spunti di riflessione che mi sono stati offerti negli ultimi tempi. Credo faranno riflettere solo me, ma poco male.
In questa torrida estate, tra un attacco di epistassi e l’altro, ho avuto modo di conoscere diverse persone interessanti. Per conoscere intendo sia il fatto di averle incontrate dal vivo sia su alcuni social network. Se, nel primo caso, tutto è andato come era prevedibile (due giornate pressoché perfette), il secondo è quello che però mi dà più spunti di riflessione.

Ma andiamo con ordine, un piccolo passo indietro ci riporta al giorno 30/08/2011. Penultimo giorno d’agosto. Nell’afoso pomeriggio sevesino, cazzeggiando su feisbug, mi capita di incappare in uno status di una pagina gestita da un’amica. Dopo aver cliccato rapidamente sui tre tag presenti nello status, la domanda che mi sorge spontanea è: “Come mai, dopo le pagine troll, quelle di black humor, quelle in cui chiunque sapeva mettere due righe di senso quasi compiuto si credeva uno scrittore, è scoppiata la moda delle pagine di citazioni?”. Posta la domanda in toni diversi, per ovvi motivi, ho avuto modo di dibattere a lungo (e, ovviamente, inutilmente) con un admin di una pagina di citazioni. Nonostante la si pensasse in modo diverso, alla fine, tra mille titubanze, mi sono convinto (anche se è più corretto dire che mi sono e mi hanno convinto) ad approfondire la conoscenza con lei.

Fin qui, tutto normale direte voi (e lo dico pure io, tranquilli). Parlando con l’admin in questione, una ragazza, si entra inevitabilmente nella fase dello studio reciproco volgarmente detta conoscenza. Studio reciproco che va avanti “tranquillamente” (per quanto possa essere tranquillo parlare col sottoscritto) fino a quando, non so se per colpa di una mia battuta di spirito non captata oppure per qualcosa di sbagliato che ho detto (piccolo e breve inciso: escludo categoricamente la seconda opzione), la discussione improvvisamente diventa seria e impegnata (forse un po’ troppo, dopo aver visto Dogma). Comunque, arrivando al sodo, le consiglio di abbassare le mura che ha eretto per evitare altre delusioni.

Ciò che mi chiedo (e non le ho chiesto) è, però: Perché reagire così? Non ci sono altre soluzioni? Se fossi stato in lei e avessi avuto i suoi trascorsi, con molta probabilità avrei reagito allo stesso modo. Anzi, l’ho fatto per un po’ di tempo. Eppure…Eppure, non è una soluzione utile e valida. Il difendersi sempre e comunque, per quanto sia una reazione naturale, tende ad estraniarti dai rapporti interpersonali e a renderti più diffidente, facendoti poi cadere in un circolo vizioso in cui conosci qualcuno di nuovo, potrebbe interessarti, ma non approfondisci per paura che ti ferisca. D’altro canto, è anche vero che “il tentar non nuoce” quando si parla di sentimenti non è la cosa migliore da applicare. In definitiva, una soluzione univoca non c’è. Fosse per me, cercherei di capire chi ho davanti e poi deciderei se vale la pena o meno rischiare. Non una chiusura totale, non un’apertura scellerata a chiunque.

Un altro spunto di riflessione mi è stato fornito dallo “sciopero” dei calciatori. Interessante notare come tutti i telegiornali (escluso il tg di la7) abbiano dato grande risonanza a questa notizia mentre, nel silenzio, una già pessima manovra economica diventava qualcosa di ridicolo ed inefficace. Le poche proposte decenti, improvvisamente, scompaiono. Le mancanze della manovra non offrono sicurezza e stabilità ai mercati ed il rischio speculazione aumenta di nuovo. Sarebbe facile puntare il dito solo su una maggioranza di governo inadatta a guidare il paese. La verità è che, nonostante alcune buone proposte delle opposizioni, quando si tratta di toccare i privilegi castali di una ristretta cerchia di persone, il tutto si arena. Eliminato il contributo di solidarietà, eliminata la riduzione degli enti locali, a pagare (come sempre) sono le classi meno abbienti e con più difficoltà ad arrivare alla fine del mese.
Sempre la manovra economica ha previsto un innalzamento dell’età pensionabile. Come si può pretendere che i giovani trovino lavoro, se persone in età pensionabile sono “costrette” a lavorare occupando posti in un mercato già saturo e con poche prospettive? Ci si lamenta dei bamboccioni, ma, il vero problema di questi bamboccioni è l’assenza di un posto di lavoro e la sicurezza di uno stipendio che può permettere loro di raggiungere a tutti gli effetti un’indipendenza non solo nominale ma anche effettiva.
Ci fosse stato un altro governo? La situazione, comunque, non sarebbe cambiata.

E con questo, passo e chiudo. Cya.

Lascia un commento

Archiviato in Diario, Riflessioni, Varie ed Eventuali