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Riflessioni a Caso #43

La cosa più intelligente che avrei dovuto fare per sfruttare al meglio questa domenica era quella di restare a letto e continuare a rotolarmi tra le coperte, come un cinghiale si rotolerebbe nel fango.

Poi mi sono alzato.

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Diario di una vacanza 2

Dopo quattro giorni di meritato riposo, rieccomi qui a scrivere. Come avrete sicuramente letto (o non ve n’è fregato un cazzo, ma va bene comunque) sono stato assente e lontano dal blog. In questi giorni ho quindi sfruttato il tempo libero a disposizione per portare avanti altri progetti, con risultati piuttosto buoni.

Comunque, in questo post racconterò in breve (e quando dico in breve, in realtà vuol dire che sarò estremamente prolisso) la mia mini-vacanza. Per farlo è necessario partire da mercoledì scorso. Era un soleggiato pomeriggio milanese in cui non stavo facendo un cazzo. La Fatina dei Boschi stava leggendo un libro di Asimov (che recupererò a breve in biblioteca) mentre io leggevo i miei fumetti rimanendo piacevolmente stupito dalla qualità delle storie di New52 Batman. Improvvisamente, in una pausa tra una pagina e l’altra, ho detto alla Fatina che mia madre insisteva per mandarci in montagna. Abbiamo discusso della possibilità di farlo e, la sera stessa, arrivati a casa abbiamo discusso della fattibilità della cosa con i nostri genitori. Dopo aver superato diverse difficoltà (soprattutto dovute al fatto che non sapevamo se avessimo avuto o meno il mezzo di locomozione necessario a portarci fin là su.). Dopo aver risolto tutti i problemi, ci siamo preparati alla partenza.

Giorno 1: Venerdì.

Venerdì, alle sette e qualchecosa di mattina, siamo partiti (dopo aver preso il caffè a casa mia), in direzione Montemezzo. Il viaggio in macchina è trascorso in maniera relativamente tranquilla. Musica di sottofondo, controllo del navigatore da parte mia e la Fatina che guidava. Arrivati quasi a destinazione, ci siamo fermati a far la spesa. E, al banco degli affettati, la tizia che ci ha servito, mi guardava male. Non so per quale motivo, fatto sta che lo faceva (forse perché la stavamo facendo lavorare, ma questi sono dettagli). finito con l’affettato, ci siamo avvicinati al banco della carne e dopo svariati ripensamenti, abbiamo completato la spesa di carne decidendo, alla fine, di prolunga la vacanza di un giorno. Finita la spesa c’è stata, probabilmente, l’esperienza più traumatica della vacanza: i tornanti in salita. Dire che mi sia cagato in mano è dir poco. Non è che fossi spaventato per la guida della Fatina che, anzi, se l’è cavata egregiamente, ero spaventato proprio dalla salita. Una volta giunti a destinazione, inevitabilmente, c’è stato lo scarico delle valigie. Dato che entrambi ci eravamo portati dietro mezza casa, i viaggi per trasportare le valige coi vestiti, le borse coi portatili, la playstation 2, cazzi e mazzi per la casa, le borse della spesa e gli zaini contenenti la stuoia da spiaggia e i libri, sono stati lunghi e faticosissimi. Ma, ancora non era nulla. Una volta fatta nostra la casa, il sottoscritto si è piazzato in cucina per cucinare mentre la Fatina apparecchiava la tavola. Nel frattempo, io preparavo i gamberetti e le zucchine. Finito di usare l’asse, la Fatina ha iniziato a tritare il prezzemolo (da mettere “a freddo” sulla pasta). Dopo un decorosissimo pranzo (che spero sia stato gradito anche dalla Fatina), si discute sul da farsi. Ovviamente, l’unica opzione considerabile è quella di scendere al lago. Prima di scendere, però, mi impongo per perdere tempo e digerire, dato che fare una discesa di venticinque minuti sotto il sole, alle tre del pomeriggio non è che sia proprio il top per favorire la digestione. Alle tre e mezza dopo non-mi-ricordo-cosa-abbiamo-fatto (forse cazzeggiato sull’interlink e, sicuramente, dopo un viaggio di piacere in bagno del sottoscritto e un micro-pisolino della Fatina) ci apprestiamo a discendere, entrambi con una bottiglietta d’acqua da mezzo litro (tenete bene a mente il particolare). La discesa scorre via liscia come l’olio e una volta arrivati sul lungolago ci si guarda intorno in cerca di potenziali vittime  prede  persone interessanti (leggasi: fanciulle). Non trovando nulla, decidiamo di dirigerci su una collinetta dove sorgono dei bellissimi alberi che fanno ombra. Una volta stese le stuoie, sorgono esattamente due problemi:

1) Quando il vento tirava nella direzione sbagliata, un buonissimo effluvio di letame arrivava fino alle nostre delicate narici facendoci imprecare contro gli Dèi.
2) Il dannato vento ci impediva di leggere in maniera decente. I libri parevano posseduti dal demonio talmente tanto in fretta le pagine si giravano da sole.

Dopo circa un’oretta, avendone avute piene le palle, decidiamo di ripartire. Dato che durante la discesa mi ero bevuto mezza bottiglietta d’acqua, ho avuto la brillante idea di scolarmi l’altra metà della bottiglietta prima di partire. Non lo avessi mai fatto. La salita è stata un inferno. La pendenza che aumentava man mano, il terreno non livellato e selvaggio rendeva più difficoltoso il nostro avanzare. Arrivato a metà strada io sbanfavo in modo imbarazzante e anche la Fatina dava segni di fatica. La mancanza d’acqua si è fatta sentire per tutta la salita e la Fatina, da bastardo (e previdente) qual è, ha potuto contare sull’apporto di liquidi extra provenienti dalla sua bottiglietta d’acqua quasi intatta. Una volta saliti, è stato il momento delle docce e della cena. Durante la cena (Toasts e Cordon Bleu). Nel frattempo abbiamo visto la partita dell’Italia e chiacchierato del più e del meno. Dopo aver lavato le pentole sporche, abbiamo giocato alla play fino all’una e poi siamo andati a letto (o meglio, lui è andato a letto. Io sono stato male e poi sono andato a letto).

Giorno 2: Sabato

Dopo sei ore di sonno, vengo svegliato in modo molto poco gentile dallo strillare di due bambini tedeschi. In questo modo conosco i miei nuovi vicini: un’allegra famigliola tedesca con due mocciosetti che non hanno ben chiaro che non si dovrebbe gridare quell’ora. Una volta svegliato, vado in bagno e do il via alle abluzioni mattutine. Una volta finite, La Fatina esce da camera sua e mi sostituisce. Una volta sceso, tiro fuori il succo dal frigo e accendo il computer per non so quale motivo. Acceso il computer, inizio a cazzeggiare bellamente come solo io so fare. La Fatina si prepara il té e si mangia la briosche, io mi bevo il mio succo. Una volta finita la colazione e controllate un paio di cosette su internet, propongo alla Fatina di farci un giro per il paese, fino a raggiungere la chiesa poco più in alto. Durante la “scampagnata” la Fatina (più previdente di me) ha fatto delle foto che (prima o poi) mi arriveranno. Una volta scesi di nuovo e tornati a casa, non resta altro da fare se non cucinare. Chiedo alla fatina di pesare la stessa quantità di pasta del giorno prima e lui acconsente, poi va ad apparecchiare la tavola. Mentre lui fa tutto questo, io preparo il condimento per la pasta: speck a dadini, panna, zafferano e zucchine (ed una tazzina di vino rosso). Una volta preparato tutto, al momento di servirlo, mi sembra che ci sia un po’ troppa pasta. Senza dar peso alla cosa, servo in tavola. Dopo mangiato decidiamo di anticipare i tempi e di scendere un po’ prima, al lago. Mentre camminavamo, ci appare evidente il parallelismo tra i sentieri di montagna che formavano la scorciatoia su cui eravamo e il sentiero in cui, per la prima volta, compaiono i Nazgùl in LoTR (il film, obv). Scesi al lago, abbiamo la fortuna di incrociare il cammino di una bellissima fanciulla biondissima e con la pelle candidissima, con un costume da bagno a due pezzi nero e null’altro addosso. Dopo esserci abbondantemente rifatti gli occhi, ci rendiamo conto che la situazione del vento non pare essere migliore rispetto al giorno prima. Fregandocene altamente di questo, decidiamo di ripiazzarci sulla collinetta a leggere. E, mentre la Fatina, dopo aver tentato di leggere cade in un sonno letargico, io finisco i fumetti che mi sono portato dietro. Una volta svegliatosi, chiedo alla Fatina (che lo ricordo, è un uomo) se vuole tornare su. Dopo qualche tempo, decidiamo di risalire e, con grande soddisfazione di tutti e due, lo facciamo con meno fatica rispetto al primo giorno e, questa volta, entrambi siamo acqua-muniti (io avevo portato giù due bottigliette). Al rientro ci si lava e poi si guarda il Dottore. E, qui, apro una piccola digressione: La fatina, più volte, mi aveva parlato in toni entusiastici del Dottore e io sempre lo avevo snobbato. Dopo aver ammesso il mio errore con lui, faccio lo stesso qui pubblicamente: Fatina, avevi ragione. Il Dottor Who è una figata.
Dopo cena (Lonza e Wurstel di pollo), ci siamo dedicati alla scrittura e, poi, alla play come di rito. Una volta stancatici di giocare, abbiamo dato una rapida controllata ad un paio di cose su internet e poi ce ne siamo andati a nanna.

Giorno 3: Domenica

Come il giorno prima, ancora una volta, vengo svegliato dai marmocchietti. Dopo aver fatto colazione, mi dedico al cazzeggio assoluto grazie anche alla chiavetta della Fatina. In me, nasce l’insensata voglia di pucciare i piedi nel lago e, dopo aver avuto una brevissima discussione sul senso del termine “Pucciare i piedi”, concordiamo che si ha da fare tutto nel pomeriggio. La mattinata scorre tra molte battute, la scrittura (non di post, purtroppo per voi). Una volta giunto il momento del pranzo, si scopre una scioccante verità. Il giorno prima, la Fatina, aveva pesato non due etti di pasta, ma ben tre (centocinquanta grammi a cranio, insomma). Al ché, gli ho fatto notare che l’abbiocco e il singhiozzo erano (forse) causati dal fatto che stesse mangiando come un cinghiale. Dopo aver riso di questa storia, ho fatto un normalissimo sugo. Dopo pranzo, abbiamo indossato il costume e con nostro stupore abbiamo scoperto che entrambi avevamo lo stesso tipo di costume con colori diversi (io costume nero, con fantasia azzurra. Lui costume bianco con fantasia nera). Fatta quella terribile scoperta, abbiamo deciso di vestirci con colori complentari (io maglia bianca/costume nero; lui maglia nera, costume bianco e tanta crema solare protezione 60). Durante la discesa, inizio a tentennare all’idea di pucciare i piedi nel lago ma, giunti a destinazione, le mie convinzioni si rinsaldano e ci dirigiamo verso un torrentello. Mentre intingiamo i piedi nell’acqua, abbiamo modo di scorgere diverse belle fanciulle e, per questo motivo, ringraziamo gli Dèi. Dèi che, però, sono infidi e bastardi. Infatti, verso le cinque del pomeriggio, il cielo diventa grigio e minaccioso. Dovendo fare una salita di trentacinque/quaranta minuti, ci siamo incamminati. Ad un quarto di strada, sentiamo i primi tuoni e decidiamo di accelerare il passo. A metà salita stiamo imprecando e sperando ardentemente che non inizi a piovere perché sennò saremmo nella merda. Letteralmente. Giunti sulla soglia di casa, inizia il diluvio. Fortunatamente l’unica acqua che ci ha lavato è stata quella della doccia. Dopo la doccia, mentre la Fatina guardava il Dottore, io ho preparato la salsiccia. Dopo cena ci siamo dedicati ad un’intensa sessione di scrittura e, abbiamo dato un po’ di fastidio a V. Nel frattempo, abbiamo anche giocato a KH. Poi, verso le due, è rimasta una sola cosa da fare: dormire.

Ultimo giorno: Lunedì.

Lunedì è stato un giorno anomalo dedicato a sistemare quanto si poteva sistemare. Dopo la (prima) sveglia traumatica alle sette e ventitré per colpa dei bambini dei vicini, c’è stata la sveglia definitiva alle nove e qualcosa. Fatta la solita colazione (briosche e succo), mi sono dedicato alla play e al cazzeggio, dopo aver comprato il pane e aver salutato la genitrice dei due rompicoglioni. Verso mezzogiorno sono andato a cucinare (sugo con ciò che, previdentemente, non avevo preparato della salsiccia del giorno prima) e la pasta. Dopo pranzo, ci siamo dedicati alla scrittura e a Scrubs. Abbiamo fatto i letti e ho sistemato le cose in giro. La cena è stata fatta in modo rapido e frugale, poi c’è stato il rientro. Rientro che un po’ mi è dispiaciuto affrontare, dato che mi trovavo davvero bene lì (le uniche cose a mancare erano due o più ragazze e il Cacciatore di Tonni). Rientrato a casa, ho scaricato le valigie e sistemato il sistemabile, poi sono crollato a letto.

Questa breve vacanza è stata indubbiamente un’esperienza positiva. Ho riso, ho scritto, ho mangiato, mi sono rilassato e abbiamo fatto le prove generali per le vacanze future (soldi permettendo).

E ora vi lascio un paio di note random:

– Tutte le mattine durante la colazione e, ogni tanto, durante la preparazione del pranzo ascoltavamo musica
– Mi sono quasi ustionato più volte le dita
– La genitrice dei marmocchietti era una gran bella donna.
– Il primo giorno, prima di imboccare la giusta via, stavo per far sbagliare strada alla Fatina dei Boschi
– Probabilmente le foto non arriveranno mai
– Le battute più belle e che ci hanno fatto fare grosse e grasse risate me le sono scordate. La prossima volta le registrerò.
– La Fatina e il sottoscritto non si vedranno più fino a settembre
– A settembre si è deciso di organizzare un altro Meet Coso (Special Host: la Fatina).
– Ho dato dimostrazione di essere in grado di cucinare, lavare e fare il casalingo.
– L’acqua del lago era gelida.
– Anche gli Hipster leggono Stephen King. Solo che prendono racconti che quasi nessuno si incula.

Questo è quanto.

Cya.

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Week end movimentato (Com’è andata veramente)

Ebbene sì, questa è l’unica versione ufficiale (e ufficiosa) dei fatti accaduti tra le ore 14.01 di sabato 30 giungo e le 9.53 di stamane (lunedì). Perché, lo so, in fondo morivate dalla voglia di sapere quanto sia stato movimentato il week end movimentato. E, dunque, bando alle ciance e partiamo.

Sabato, dopo l’inutile viaggio in treno, sono giunto a Milano e ho incontrato la Fatina dei Boschi. Ci siamo recati, come da programma, in Parco Sempione, solo che il “nostro” posto era già stato abusivamente occupato da una mandria di persone e dunque ci siamo dati all’esplorazione anche a causa del mio desiderio di allontanarmi dalla strada. La prima sosta ci ha condotto poco lontani da dove ci saremmo dovuti mettere. Dopo un rapido scambio di battute sulla fauna locale e non, ci siamo messi a leggere. E tutto sarebbe andato bene, non fosse stato per il tizio che vende le rose che m’ha fatto perdere il filo un paio di volte e, soprattutto, il gelataio che passando, dopo il classico grido “GEEEEEEEEEEEEEEEEEEEELAAAAAATI” a strombazzato con una trombetta (non quella da stadio, quella che fa un rumore ridicolo) ci ha completamento distolto dalla lettura [Io stavo leggendo il libro sul Nazismo Magico e la Fatina stava leggendo IT, dopo che gli ho rotto i coglioni (no, non ci sono errori, la fatina è un uomo)]. Oltre a quello, il sole stava iniziando ad insidiare la nostra ombrosa frescura e quindi abbiamo deciso di spostarci.

Durante lo spostamento abbiamo avuto la fortuna di incrociare una tartaruga (per la precisione, io stavo per schiacciarla) che pasceva allo stato brado nell’erba, allegrotta e soddisfatta. Una volta avvicinatici ad una fontana con acqua forse potabile o forse no, abbiamo trovato un posto che si confaceva alle nostre esigenze e ci siamo piazzati. Sia io, sia la Fatina abbiamo immediatamente notato una ragazza rosso-chiomata. All’orizzonte, tra l’altro, avevo avvistato un trio di leggiadre fanciulle, due delle quali sembravano avere la pelle di porcellana. I capelli erano delle due bamboline (perché parevano bamboline) erano biondi, una tendeva al platino. Dopo svariati tentennamenti, alla fine, preso il coraggio a ventotto mani ho deciso di vedere se la tizia coi capelli rossi promettesse bene quanto sembrava e…Non l’avessi mai fatto. Per avvicinarmi ho usato la scusa più banale del mondo: “T’oh, va le cartacce vado a buttarle via” e una volta visto il viso della ragazza, ho sentito scorrere potente in me il facepalm. Sconsolati, ma non troppo, abbiamo iniziato a giocare a carte. Dato che in precedenza (e con questo intendo: quando credevamo che la rossa fosse carina) si erano presi accordi perché si provasse l’abbordaggio a turni alterni, ho incitato la Fatina ad invitare a giocare a carte le altre tre ragazze. Questo è stato il risultato del mio invito:

FdB: Ma io non vedo fino lì, magari sono cesse
Coso: Non ti fidi del mio *Informazione Riservata
FdB: Ma se non le vedi manco tu
Coso: Ma tu non ci vedi fino a lì. Sono tre hipsterine e sono pure carine, cazzo c’hai da perdere? La dignità l’abbiamo già persa.
FdB: Vabbè, la prossima volta.

Alla fine, come era prevedibile, si è risolto tutto in un nulla di fatto. Fatte un paio di partite ce ne siamo andati a casa della Fatina dei Boschi per cenare. Alla fine, in camera della FdB, si è giunti ad un primo piano d’azione: le tizie interessanti, le si invita a giocare a carte. Le tizie esageratamente interessanti riceveranno una rosa dall’amico marocchino (salvo non venga arrestato prima da “Sbirro 1” o “Sbirro 2” [questa la capiranno due persone a dir tanto, ma va bene così ]). Quindi, se per caso foste in Parco del Sempione e vi arrivasse una rosa, potremmo essere stati io, Coso, e la Fatina dei Boschi a mandarvela.

Dopo cena e dopo un paio di liti col navigatore, siamo arrivati al concerto e…E praticamente erano tutti fattoni o ubriachi (o ubriachi e fattoni). Però c’erano anche tante belle fanciulle, ma sfiga vuole che noi (non è un plurale maiestatis) ci si interessi di una ragazza (coi capelli rossi, obv) fidanzata e assai skillata di bocca (apriva le bottiglie coi denti). Fatto sta, che ad un certo punto, sento uno strano odore, mi volto verso la FdB, e gli chiedo:

– Ma chi cazzo ha bruciato lo zucchero filato –
Un secondo di silenzio
Due secondi di silenzio e poi, lui:
– Non credo sia zucchero filato, sai? –
Lo guardo, annuso meglio e rispondo:
– Totally Legit –

Dopo di che, il nulla fino all’inizio del concerto: il piatto forte della serata: i Modena City Ramblers. Per le prime sei canzoni, ho guardato la Fatina in cerca di conferme, ma lui ha scosso la testa perplesso e quindi, un cazzo, gente scatenata tutto intorno e io e lui perplessi perché gli ultimi album lFdB non se li è cagati e io, onestamente, ho sentito sempre poche canzoni che mi piacevano. Dopo le canzoni nuove, però, sono arrivate anche quelle meno recenti (e più belle). Il pubblico, più volte, ha chiesto “I Cento Passi” e, quando sono arrivati a quella canzone, sulla scaletta la gente è esplosa. E pure io e lFdB abbiamo iniziato a saltare e a cantare come forsennati, tant’è che a fine canzone eravamo entrambi mezzi collassati e spompatissimi (mentre gli altri che ballavano da inizio concerto, erano freschi come rose, zozzi.) Subito dopo sono state proposte (io le elenco in ordine casuale): “La banda del sogno interrotto“, “Ebano“, “In un giorno di Pioggia“, “Quarant’anni“, “Il bicchiere dell’addio“, “El Presidente” e poi il pubblico, in un momento di “pausa” ha intonato a squarciagola “Bella Ciao”, che poi anche loro hanno suonato come penultima canzone. Appena finito il concerto ci siamo fiondati al baretto e, a rischio collasso, ho comprato una bottiglietta da mezzo litro che mi sono seccato quasi in un sorso. In macchina, dopo aver sentito Contessa (che il pubblico ha invocato in vano), abbiamo cambiato genere perché ne avevamo pieni i coglioni, per quella sera dei MCR.

In macchina abbiamo discusso delle solite cose e alla fine abbiamo rafforzato il nostro proposito nato durante il pomeriggio. Arrivato a casa, mentre tre quarti dei presenti al concerto ci stavano dando dentro, abbastanza morto e incapace di fare alcunché mi sono buttato sotto la doccia e poi direttamente a letto.

E, come avevo detto, non alle dieci, ma bensì alle nove di domenica, mia madre è entrata in camera mia e con la delicatezza di un bisonte mi dice “Guarda che la porta è chiusa a chiave, dove sono?”. Oramai sveglio, apro la porta e mi piazzo sul divano a cazzeggiare col telecomando fino a quando, su discovery channel, non ho beccato un documentario trattante la possibilità che esistano altre forme di vita intelligenti. Mi sarei menato via tutta mattina con queste amenità (subito dopo c’era un documentario sui vampiri), ma c’era da andare a prendere il gelato con cui avremmo festeggiato il compleanno del genitore e quindi, volente o dolente, mia sorella m’ha trascinato seco. Pranzo discreto, gelato buonissimo e poi arriva l’ora d’uscire.

Il viaggio in treno è stato qualcosa di tristerrimo perché sono passato da ultra-lusso (aria condizionata a manetta) a ultra-schifo (un forno travestito da treno), ma alla fine arrivo a destinazione. A casa della Fatina dei Boschi iniziano le grandi opere nel localino adibito a vedere la partita, mangiare e camera da letto per il sottoscritto. Una volta finito tutto, in attesa del Cacciatore di Tonni, io e la FdB iniziamo a guardare la televisione. Una volta preso il possesso del telecomando obbligo la FdB a guardare “Ginnaste, vite parallele” su MTV perché, in fondo, sono anche io un po’ un cazzone e mi concedo di guardarmi ste ragazzine che si dividono tra vita sportiva e vita normale. Poi arriva il Cacciatore di Tonni.

Torniamo nel nostro localino e si inizia a discutere del concerto della sera prima, sul suo futuro in Norvegia e poi delle solite cazzate. La partita inizia e della nostra cena non c’è traccia, in compenso c’è l’Inno di Mameli che si canta tutti e in cui si inseriscono messaggi subliminali riguardanti *Informazione Riservata e *Informazione Riservata. La partita vera inizia e nemmeno due minuti di gioco che già parte il primo *Informazione Riservata (Io sono il colpevole). Arriva anche il primo goal della Spagna e della pizza nessuna traccia. Inizio a preoccuparmi e faccio una profezia “Se si va avanti così, ce ne fanno quattro” (Quindi, sì, è colpa mia se l’Italia ha perso la finale). Tra un’*Informazione Riservata e l’altra arrivano le vivande. Consumato il cibo, apro le caramelle e inizio a mangiarle ed offrirle. Sul due a zero, parte la mia proposta – Partitone a Risiko? -. Tutti d’accordo, ma alla fine prendiamo il Monopoli (quello con le lire, perché noi siamo avanti) [Sì, sì, ho scritto avanti e non è un errore]. La partita si protrae fino a mezzanotte e vede la Fatina dei Boschi trionfare sia sul Cacciatore di Tonni, sia su di me (porci tutti gli Déi). Una volta salutato il Cacciatore di Tonni (che se n’è tornato a casa sua, per dormire) è iniziata una serata revival (che per me è diventata nottata, come vedrete poi).

Serata revival che ha incluso la Fatina dei Boschi, me, una playstation 1 e svariati giochi. Ho appurato un paio di cose: I giochi di lotta che non siano Tekken su di me non hanno alcuna attrattiva. Sono impedito a muovere i personaggi nei giochi se non si usano le freccette e… A Metal Slug non ci sono vite infinite. E poi, mi viene la brillante idea di giocare a Metal Gear Solid 1. La partita mi prende praticamente tutta la notte (dall’una fino alle sei e qualchecosa). Alla fine, cambio gioco perché durante la tortura sono morto e devo ripartire da un salvataggio olderrimo che mi ha fatto passare la voglia di giocare (e anche di vivere). Resta il fatto che in cinque ore ero arrivato a circa metà gioco. Devo essere sincero, tornando a giocare a MGS, mi sono sentito vecchio. Vecchio perché, l’ultima volta che ci giocai, avevo qualcosa tipo…Dodici, tredici anni. E, mi accorgo, che il tempo è comunque volato. Ma, non divagherò oltre. Tornando a parlare della (ormai) mattinata, per concludere, ho ripreso Tekken 3 e ci ho dato dentro fino alle sette e trenqualcosa. Poi ho fatto un po’ di pulizie e mi sono steso (perché mi voglio male) a dormire per un’oretta e mezza. S’è fatta viva pure la Secsdonna (No, non è la mia fidanzata) che mi ha mandato un messaggio dicendomi che oggi sarebbe tornata a casa (ma magari non ho capito un cazzo io) e poi c’è stata la lunga lotta per restare sveglio in treno e tornando a casa a piedi.

Ecco, così si è concluso il week end movimentato di Coso. E sabato e assai probabile che si replichi. Per ulteriori particolari, però, dovrete aspettare (anche perché siamo noi, i primi a non sapere una beneamata minchia).

Anche per oggi, questo è quanto.

Cya.

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