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Di pinguini e dei loro sogni

Premetto che, come ogni volta, non so dove andrò a parare con questo post e bla bla bla bla.

Bene, fate finta che abbia scritto la solita introduzione in cui vi accenno brevemente a cosa scriverò e fingete anche che vi interessi. Poi cliccate sulla “x” in alto a destra e andate a dormire.

Sbrigati anche i convenevoli, non mi resta che dire di cosa non parlerò. Tendenzialmente avrei voluto evitare un altro post da inserire sotto la voce “Diario” o sotto la voce “Varie ed eventuali” e avevo anche pensato ad un modo piuttosto figo per iniziare l’articolo sul serio. Poi, però, ho deciso di lasciar perdere. Ché lasciar perdere è la cosa che mi viene meglio, a voler ben vedere. In qualsiasi campo. In qualsiasi momento. Qualcuno potrebbe anche dire che le cose mi scivolano addosso, masticazzi.

E gnente, sicuramente non parlerò di politica. Come i lettori più accaniti avranno notato, dopo le elezioni di febbraio, l’argomento è andato in calando. D’altro canto, sono passato dal parlare di politica al farla sul campo. E, se volete il consiglio di un pirla, è meglio che non ne facciate, e che non ne parliate. Bene che vi vada, potreste trovarvi ingabolati in mille incontri di cui quelli utili sono due. E tu li hai persi entrambi. Se dovesse andarvi male, invece, sareste del PD. Vi chiedereste perché a livello comunale siate di centro-sinistra, mentre a livello nazionale siete al centro. E prendete schiaffi. Da destra e da sinistra. Perché, in fondo, scriver di politica è come scrivere d’amore: chiunque lo faccia, non l’ha mai vissuta (o una cazzata del genere. Ho provato a cercare la citazione corretta su gugol, ma dopo dieci minuti ho droppato le palle.)

Nonostante sembra che l’estate abbia risvegliato la parte filosofeggiante di molti compagni blogger e, nonostante il fatto che sia da un sacco che non scrivo un post in cui filosofeggio sui mali del mondo (ovvero sul motivo per cui arrivato a ventidue anni, le donnine riesca a vederle solo qui, o qui, o sulla Novedratese, della serie fatti du domande e datti du risposte, figlio mio) non ho nemmeno intenzione di perdermi in riflessioni, costrutti mentali o fare viaggi che non porteranno assolutamente a nulla, se non riuscire a mantenere il ritmo di un articolo a settimana e farmi perdere tempo. Ma, anche facendo così, direi che non c’è male. Che poi, a voler ben vedere, non ho nemmeno intenzione di soffermarmi sul fatto che stia scrivendo un post a settimana da ormai venti mesi e che gli argomenti di cui trattare potrei pure averli finiti, dato che ho una vita abbastanza monotona e piatta.

E, a proposito di vita monotona e piatta, vi prometto che non vi parlerò nemmeno dei miei stupendi amichetti o della folle idea di fare un Meet Coso che, forse ci sarò o forse no. Perché, vedete, con l’estate, le mie capacità di socializzazione si azzerano quasi quanto la mia voglia di vivere. Ché poi, credo sia anche una questione di tempismo: io mi faccio vivo una volta ogni quanto mi ricordo e gli altri sembrano sempre aver di meglio da fare. Oppure studiano. Oppure lavorano. Oppure non hanno la rete. E, in fondo, non è nemmanco colpa loro. D’altro canto, sono fermamente convinto che portare avanti più amicizie in contemporanea sia una cosa quasi impossibile sul lungo periodo, per i motivi che ho brevemente elencato sopra. Aggiungendoci il fatto che dopo un po’, mi rompo i coglioni di cercar la gente, direi che non è nulla di sorprendente. Solo la Secsdonna sfugge a questa logica. Ma a lei rompo il cazzo in tre stagioni e mezza su quattro, quindi è perdonata a prescindere.

Non vi parlerò nemmeno dei tanti, troppi progetti morti sul nascere o lasciati lì, nel dimenticatoio, in attesa di essere colto da illuminazione. Che poi, se avessi dovuto averla davvero, probabilmente mi sarebbe già venuta. E quindi non mi resta che trascinarmi stancamente tra idee poco originali che non so nemmeno come applicare. E, certo, il caldo non è di aiuto. Ma è una flebile scusante, dato che anche quando pioveva e le temperature erano sotto la media, non combinavo un cazzo uguale. A voler ben vedere, in effetti, non è nemmeno un problema di idee in sé… È più l’applicazioni delle stesse. È più il fatto che anziché scrivere, mi piacerebbe leggere. E forse è anche il fatto che sia leggermente culopeso a zavorrarmi. Le vacanze di quest’estate potrebbero anche darmi una mano ad iniziare la scrittura, ma dubito avrebbero un seguito. Poi mi metterei a ricontrollare, scuoterei la testa pensando “che cosa cazzo ho appena letto” e cestinerei tutto. Per l’ennesima volta. Senza contare che ho pure messo da parte il progetto del fumetto, per mancanza di ispirazione.

Non mi dilungherò nemmeno nello spiegare perché avrò delle sessioni di esami infernali, mentre molti studenti universitari si stanno occupando delle ultime formalità per laurearsi. Il fatto che in tre anni abbia fatto relativamente un cazzo, infatti, implica che debba correre ai ripari e recuperare quanto lasciato indietro. Per questo motivo sto pianificando di stravolgere i miei ritmi per poter studiare evitando il caldo. L’ultima idea è quella di studiare fino all’ora di pranzo, interrompermi nel pomeriggio e poi andare avanti finché riesco in nottata. Il fatto di dover lavorare di certo non aiuta molto, ma i soldi fanno comodo e, tra le altre cose, non durerà ancora molto. Per fortuna o purtroppo. Ancora non lo so.

E sì, forse potrei dirvi, invece di come mi sia reso conto di essere circondato. Circondato dalla gente. E, come ben saprete, io non ho un’alta opinione della gente. Vogliate per un non ben motivato e motivabile complesso di superiorità, vogliate perché tendenzialmente mi sta sul cazzo l’umanità, il fatto di essere circondato mi ha inquietato. Me ne sono reso conto sia a Milano, mentre cercavo V. (e devo aver dato voce al fatto che fossimo circondati, io e la Fatina) sia in Sempione, dove ovunque mi girassi c’era qualcuno: rossi, bianchi, neri, gialli e verdi… Sono come insetti brulicanti e infestanti, nessuno è al sicuro. Potrebbero essere anche intorno a voi, in questo momento.

Forse è per questo che vorrei essere un pinguino. Vivrei al freddo, non mi preoccuperei di essere circondato dai miei simili. E sognerei sogni di pinguino.

Perché i pinguini sognano, no?

Questo è quanto.

Cya.

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Di tutto, un po’

Devo essere estremamente sincero: non è che abbia molto da dire. Il primo caldo e lo studio mi tolgono la voglia di fare quasi tutto. Se ci si aggiungono i vari impegni, si spiega perché stia scrivendo un post alle 12.20 di mattina (al posto di studiare). Comunque sia, ormai ho iniziato e quindi arriverò alla fine del post. O morirò nel tentativo di farlo. Ci tengo anche a dire che non so esattamente di cosa parlerà questo post (ho due argomenti sicuri e poi il vuoto), quindi fate un respiro profondo e preparatevi a sprecare tempo prezioso della vostra vita.

E in principio furono le Amministrative. Amministrative che per il sottoscritto e il suo gruppo, sono iniziate con le primarie per designare il candidato sindaco del centro-sinistra. Nel post di settimana scorsa accennavo al ballottaggio e al fatto che, comunque fosse andata, ne sarebbe valsa la pena. Beh, mentivo. Sia chiaro, l’esperienza è stata bellissima e se mi dicessero di rifarla non ci ripenserei due volte (giusto quelle quattro o cinque). Comunque, dicevo, che mentivo. Mentivo perché se avessimo perso avrei (o per meglio dire, avremmo) avuto la conferma che per quanto ci si impegni sul territorio e per quanto si lavori bene, le vecchie logiche sono sempre quelle predominanti. Eppure, i cittadini di Seveso, hanno deciso di voltare pagina ed eleggere un candidato sindaco “rosso”, dopo quindici anni di mal governo del centro-destra. Fortunatamente è andata così e ora ci sarà tantissimo da lavorare anche per quelli che non fanno parte del consiglio (come il sottoscritto). C’è talmente tanto da lavorare che sia sabato mattina, sia mercoledì mattina dovremo essere al mercato per dimostrare che dopo la vittoria non siamo spariti. E dato che gli Dèi sono dei sozzi bastardi, mi toccherà svegliarmi presto.

Sabato ho incontrato V. e il suo moroso. Con me c’era la Fatina. Devo dire che è stata una giornata piacevole che sicuramente avrà un bis (in quel di Milano, dato che a Parma la gestione ci lascia assai perplessi). Quando V. dice che ho una parolina buona per tutti, sta dicendo la verità. E, quel giorno, ero anche di buon umore. Vi lascio immaginare quanto possa essere delicato e fine quando ho lo scazzo atomico. Comunque sia, ci tengo a dire che non ho fatto complimenti solo alle tettone, ma anche a fanciulle molto belline che sono sbucate dal nulla e che poi abbiamo perso di vista. Tra l’altro, tornando in Sempione, io e la Fatina abbiamo incrociato una gingerina stupenda. Una giornata perfetta per iniziare una tre giorni altrettanto perfetta. Mi è stato chiesto come sia V. dal vivo. La prima risposta che m’è venuta da dare è diversa. Diversa in meglio, ovviamente. L’incontro è andato più o meno come auspicabile, se escludiamo una colazione fatta di corsa.

A proposito di incontri, dopo il fallimento dei precedenti tentativi vogliate per il tempo, vogliate perché non frega un cazzo a nessuno, ho intenzione di riproporre il Meet Coso. Cos’è il Meet Coso? Semplicissimo: è l’opportunità di incontrare il sottoscritto (ed eventualmente la Fatina e il Cacciatore) per conoscerci personalmente. Le modalità penso non cambieranno: giornata a Milano da trascorrere tra la Feltrinelli e Parco Sempione. Pranzo possibilmente al sacco e tanto tanto divertimento (non assicurato). Per le date ci si metterà d’accordo più avanti. Perché dovreste venire, se abitate dall’altra parte del mondo? Semplice! Avrete l’occasione di conoscere me ed io, causa culopesismo cavalcante, non mi muoverò da Milano. E, sì, mi rendo conto che questa affermazione non sia molto carina, ma ceste.

Prima o poi inizierò una rubrica sulle mie letture. Ho intenzione di copiare l’idea a V., che so già che mi perdonerà. Forse. Comunque sia, devo solo mettere insieme la voglia di scrivere e scegliere un libro dei tanti che ho letto e sto leggendo (sempre sia lodato il Kindle). Partirò, probabilmente, dalla lista che troverete nei “Must Read di Coso” che, tra l’altro, sarà da aggiornare. Sia mai che riuscirete a trovare qualcosa di interessante da leggere. Dato che si parla di libri e che, comunque sia, non ne se ne leggono mai abbastanza, mi affido a voi per consigli su libri che potrebbero piacermi (vi lascio libertà di genere e autore), ma tenete presente che alla fin fine, farò una cernita e chi si è visto si è visto.

Rimanendo in tema artistico, ieri l’altro ho rivisto il Divo. Ed è un filmone, senza ombra di dubbio. Ora, nella lista di film da vedere, ho “La meglio gioventù”. E questo mi riporta alla mente che, in teoria, io, il Cacciatore, la Fatina e la Secsdonna dovremmo riprendere col cineforum. Sono convinto che prima o poi riprenderemo (anche se in realtà, tutto si è bloccato per mia colpa, mia grandissima colpa).

Penso di aver scritto abbastanza, quindi mi fermo qui.

Questo è quanto.

Cya

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Canicola estiva e notti insonni

Vorrei scrivere il solito post pieno d’odio contro l’estate e il calore, ma per questa volta vi salvate. Vi salvate perché, tra i tanti svantaggi che si possono avere, c’è un grosso vantaggio per me: ho più tempo da impiegare per farmi i fatti miei. Più tempo derivante dalla mancanza di sonno causata dalla canicola estiva che in questi ultimi giorni ha avuto un nuovo impulso vitale grazie a “Caligola” (In culo a mamm’t).

Ma, per farvi capire perché ritenga un vantaggio il dormir meno, è meglio che voi abbiate presente una mia giornata tipo durante l’anno. Quando non ho i corsi, la sveglia non suona. E, quando suona, non la sento. La sveglia, in media, è alle dieci e mezza/undici. Una volta svegliato c’è il cazzeggio al piccì, lettura di qualcosa e forse lo studio. Poi cucino e quindi finisco di mangiare alle quattordici e trenta/quindici (orari standard). C’è dell’altro cazzeggio e poi, dieci minuti prima che rientri mia sorella, c’è il lavaggio delle pentole.

In estate, invece, c’è un cambio di costumi (più o meno relativo): dormendo meno ho la possibilità di usare le ore notturne per guardarmi un film piuttosto che il Dottore. Le ore diurne, invece, vengono usate per scrivere (sì, sto scrivendo un sacco e davvero poco finirà su questo blog a breve), per riflettere sulla mia condizione esistenziale (con conseguente depressione), per annoiarmi a morte e per dare fastidio a Porchettore.

E se l’annoiarmi a morte e il dar fastidio a Porchettore non fossero poi quei grandi vantaggi, compenso tutto con la fase riflessivo-creativa che sto attraversando. Fase che è nata più o meno in concomitanza con la famosissima vacanza di quattro giorni di cui troverete le foto nel post qui sotto. Fase creativa che tendenzialmente è ciclica e di breve durata (come gli stint avuti sul blog fino a quest’ultimo) ma che spero di poter portare avanti anche quando gli impegni aumenteranno, lasciandomi poco tempo per altro. Poco tempo che, per inciso, verrà usato per dormire e cazzeggiare (cosa che ora faccio nelle ore notturne).

E quindi, dopo aver elencato tutti  (beh, più o meno tutti) i motivi per cui l’estate è una stagione che disprezzo, devo spezzare una lancia in suo favore: in estate, vogliate perché ho meno da fare, vogliate perché riesco a sfruttare meglio il mio tempo ho modo di poter scrivere con una certa continuità. E, questo, mi permette di sviluppare progetti che teoricamente non avrebbero nemmeno dovuto essere trasposti su foglio (non ci credevano i miei amici e non ci credevo nemmeno io), eppure qualcosa si è mosso e quel qualcosa mi porta ad iniziare qualcosa che durante l’anno sarà “bistrattato” e messo da parte fino alle prossime vacanze.

In fondo, non credo sia un caso che questo blog sia nato un agosto di tre anni fa (dovrei scriverci un post al riguardo, più o meno verso la corretta data del compleanno del blog, ma qui vi butto quest’anticipazione). Un agosto che, al meglio, rappresenta l’incarnazione dell’estate creativa per il sottoscritto. Complice il fatto che abbia poco da fare, complice il fatto che non si possa fare poi molto perché sennò si diventa fastidiosamente (e disgustosamente) sudaticci, non mi resta altro da fare se non dar sfogo alla mia vena creativa, con la speranza che non si prosciughi del tutto.

Colgo anche l’occasione per avvertirvi che da questo articolo in poi, dato che sono assorbito dai famosi altri progetti, le uscite di post saranno un po’ incostanti (cercherò di mantenermi a uno o due articoli alla settimana, ma non prometto nulla). Ma, forse, prima o poi vedrete (e giudicherete, per quel che conta) il frutto del mio lavoro.

Questo è quanto.

Cya.

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L’eleganza del pallore.

In questi giorni mi sono trovato a rivalutare delle cose che, fino a poco tempo fa, non ritenevo rivalutabili. In parco Sempione, infatti, ho avuto l’occasione d’osservare diversi tipi di ragazze e la prima cosa che mi è saltata agli occhi è il fatto che le fanciulle biondo crinate, nella maggior parte dei casi, abbiano anche una stupenda pelle candida. Ovviamente, questa caratteristica, è riscontrabile soprattutto nelle ragazze provenienti dal Nord (non inteso come Nord Italia, ma soprattutto come Nord Europa) e anche in qualche ragazza di italica discendenza.

E, questo mio apprezzamento per la carnagione chiara, ha fatto sì che guardassi queste ragazze con occhio diverso. Con occhio più benevolo, diciamo. Tant’è che le “bionde” siano diventate la seconda tipologia di ragazza che mi colpisce, subito dopo le inarrivabili rosse. Ed è stato questo mutamento d’opinione, di preferenza a farmi riflettere sull’eleganza del pallore.

Eleganza del pallore che affonda le proprie radici in tempi antichi. Le nobildonne, infatti, tendevano ad avere una carnagione più chiara rispetto alle contadine che lavoravano sotto il sole. Il pallore, insomma, andava di pari passo col grado. Più la pelle era colorita dal sole, più era rovinata, minore era l’importanza sociale della persona.

Prima di inoltrarmi nella vera e propria riflessione, però, è necessario che venga contestualizzato il tutto: in questo post, ovviamente, mi riferisco al mio punto di vista in quanto italiano in Italia. Per il Cacciatore di Tonni, tizie con la carnagione chiara, saranno la normalità visto che sta in Svervegia a giocare a poker con gli alci. In Italia, infatti, la maggior parte delle donne tende ad avere un colorito tipicamente mediterraneo che, inevitabilmente, allo spuntar della bella stagione diventa quel colore olivastro o comunque scuro tipico (soprattutto) di italiani, greci, spagnoli e portoghesi.

E, forse, è proprio per questo che la pelle chiara (mi) colpisce di più rispetto ad una normale carnagione che si vede tutti i giorni. È proprio quel dettaglio, quel particolare che può far risaltare una ragazza in mezzo a cento altre. La carnagione chiara, con le giuste proporzioni, è come una tizia coi capelli verdi (e le orecchie da Lamù) in centro Milano. Capita una volta ogni quante, di incontrarla? Tenendo conto poi che io non abiti a Milano, la percentuali di fanciulle “pallide” diminuisce ancora (mia sorella, non conta).

Ma perché questa così netta preferenza per il candore della carnagione? Questa è un’ottima domanda. La risposta è da ritrovarsi, oltre che nella rarità (che mi renderebbe solo uno sporco hipster), nel richiamo ad una fragilità, ad una delicatezza intrinseca che altro non può fare se non attirare gli sguardi. Sguardi che vengono attirati da qualcosa di nuovo, qualcosa a cui non si è abituati a guardare. Sguardi che altrimenti si perderebbero nell’indifferenziazione del tutto uguale, del già visto. E poi, è impossibile non sospirare (anche solo mentalmente) quando le guance chiare si colorano di un delicato rosso che ti fa pensare più o meno questo: “Awwww, che carina ♥” come prima cosa, in assoluto. (La seconda, di solito è: “cheffica” (cit.))

E, di fronte a queste rarità, non posso fare a meno di storcere il naso quando chi ha questa fortuna (perché di fortuna si tratta), decide di “rovinare” il tutto con l’abbronzatura all’ultimo grido. Con la tintarella (non di luna) che cancella tutto quanto, fino all’inverno. Ed è per questo, che vi faccio un appello, fanciulle.

Se doveste avere la fortuna di avere una carnagione chiara, pensateci due volte prima di rovinare questo particolare che vi rende uniche (e, in alcuni casi, desiderabili). Pensateci due volte prima di diventare una delle tante in nome della Dea Estate e della Dea Tintarella. E, se dopo averci pensato attentamente, decideste di desistere da questo insano proposito, io e molti altri ve ne saremmo grati dal profondo del cuore. Rifletteteci. (Campagna di sensibilizzazione contro l’abbronzatura)

Questo è quanto.

Cya.

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Estate

Fondamentalmente, l’estate è figa per un solo motivo: che si lavori, che si vada a scuola, l’attività viene interrotta per qualche tempo per poter staccare dalle fatiche di un intero anno.  Normalmente, si andrebbe al mare, si andrebbe in montagna o al lago. Io, invece, che sono povero e stronzo, ma soprattutto povero (per alcuni soprattutto stronzo) sarò bloccato in quel di Seveso. Eh, beh, ecco…È una vera merda.

È una vera merda perché Seveso non ha nemmeno una piscina (e comunque non avrei soldi da investire per andarci un giorno sì e l’altro pure). O meglio, la piscina ce l’ha…Solo che è andata a fuoco (non chiedetemi come). L’unica piscina in zona è quella di Seregno che sì, è bella, sì è grande…Ma è irrimediabilmente piena di gente.  E quindi, esclusa la piscina, avrei potuto usare la carta “fare pietà ai miei per farmi sei giorni al mare”. Qui sorgono un…Trilione? Sì, un trilione di problemi. Il primo è che non mi ci porterebbero manco per sbaglio, a sbaffo. Il secondo è che io non andrei al mare con loro (troppo, troppo deprimente). Il terzo è che i due abbiano prenotato a Riccione e a me, Riccione, fa cagare. Gli altri non sto ad elencarli, perché altrimenti non la finiamo più.

Quindi, escluso quello che sicuramente non posso fare, non mi resta che armarmi di pazienza ed escogitare un modo per passare un’estate cittadina. Ed è qui, che entra in gioco il mio piano (ancora in fase embrionale): un bel abbonamento mensile per Milano e giro della città (che poi, immancabilmente, si trasformerà in un: “Feltrinelli – Tavolo – Lettura” oppure, variante estiva: “Parco Sempione – Salviettone – Libri – Beveraggio”). Nel caso in cui, nemmeno le finanze dovrebbero essere dalla mia (perché come si sa c’è crisi, e io spendo 70 € ogni due mesi in fumetteria) resta sempre la possibilità di andare al Bosco delle Querce e fare le stesse cose che farei in Parco Sempione. Le uniche differenze tra Sempione e Bosco, è la qualità della fauna…Ma questi sono dettagli.

In definitiva, dopo questo cappello introduttivo (sì, probabilmente l’introduzione sarà più lunga del Post), arriviamo al vero succo del discorso: indipendentemente dal fatto che io vada o meno in vacanza, l’estate è una stagione che odio. La odio perché, per quanto abbia i suoi lati positivi (soprattutto per gli occhi), ne ha anche tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti negativi. Alcuni semplici esempi? Eccoli!

1) Il caldo. Io odio il caldo. Lo disprezzo profondamente. Lo trovo rivoltante. Afoso, secco…Non conta. Ciò che conta è che è davvero fastidioso avere i vestiti appiccicaticci dopo solo un paio di chilometri fatti a piedi (perché, nonostante sia un ciccione e nonostante sia un culopeso, a me camminare piace). Non è accettabile che appena usciti dalla doccia, si rincominci a sudare…Per non parlare della quantità industriale d’acqua che consumo.
2) Non c’è nulla da fare. Occhei, tolte le occasionali uscite con gli amici (che tanto, prima o poi partono), tolti i bagni in piscina…Cosa resta da fare? Praticamente, un cazzo. Ho fatto fatica a trovare anche le due cose da togliere dall’elenco delle cose da fare, fate un po’ voi. Comunque, l’estate è una stagione vuota. Chiude tutto (o quasi), le ore sfruttabili senza rischiare di farsi venire un colpo sono relativamente poche (in città, per lo meno). E anche la vita notturna, alla fin fine, ne risente. Insomma, domina la noia. E per uno che si scazza con un nonnulla, è anche un bel problema.
3) Ci si scopre. Personalmente, in giro, mi limito a pantaloni corti al ginocchio e maglietta a maniche corte (perché sono delicato), ma c’è gente che va in giro in canotta, infradito e shorts/pantaloncini corti. E voi direte “Vabbè, nulla di strano, fa caldo”. E sono d’accordo pure io, eh. Però, porca puttana, c’è un limite (piuttosto basso) alla sopportazione del brutto che hanno i miei occhi (per i più curiosi: il limite è tre guardate nello specchio colla mia immagine riflessa). Insomma, non dico che dobbiate indossare un burqa oppure l’equivalente maschile (esiste?), però mettetevi addosso cose che potete permettervi per gli Dèi.
4) Lo svuotarsi della città. Perché è negativo? Perché se si è a Milano, i Niggah, sicuramente riusciranno a beccarmi e non ci sarà in giro gente con cui potrò mescolarmi, sperando ardentemente che vengano scelte altre persone.
5) Le aule universitarie. Dato che avrò lezione ancora per questa e la prossima settimana in una specie di fornace (misteriosamente, l’aria condizionata non va), seguire diventa una missione impossibile. Oggi mi sono quasi cotto a puntino, per tenere la finestra aperta sperando in un alito di vento (che non è arrivato).

Per fortuna, come dicono gli Stark (quelli sopravvissuti) “L’inverno sta arrivando”. Speriamo che si sbrighi.

Questo è quanto.

Cya.

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Le (dis)avventure alcoliche di Coso

Questo post l’avevo in mente già da venerdì scorso ma, dato che durante il week-end non avevo voglia di scrivere, mi metterò all’opera solo oggi.

Come avevo accennato nel post “Momenti Imbarazzanti”, la mia prima (e ultima) sbronza, risale alla lontana estate del 2010. Ho avuto modo di ripensare a quei giorni, dopo che sabato notte son rientrato a casa allegrotto da una cena con amici (sì, la famosa cena del post precedente che è andata divinamente). E questo mio “ripensare ai tempi che furono” mi ha portato ancora più in là, ancora più distante…Alla gita a Monaco una settimana dopo aver compiuto i diciotto anni (dovrebbe esserci un post pure su questo argomento, da qualche parte). Ecco, in questo post cercherò di ricostruire nel modo migliore possibile le mie bevute e le conseguenti (o concomitanti) disavventure.

Andiamo con ordine e partiamo da quella più vicina nel tempo: Venerdì sera. Fondamentalmente venerdì sera ho bevuto poco (un paio di bicchieri di sidro e quattro limoncelli) e di vere e proprie “disavventure” non è che ce ne siano state…Il vero problema è sorto quando mia sorella vedendomi, alle 02.30 di notte, scattante è sveglio ha creduto fossi ubriaco. All’inizio pensavo scherzasse, poi, l’indomani ho capito che era tremendamente seria. E l’ho capito perché, appena rientrato dalla fiera del fumetto di Novegro, mia madre mi ha fermato e ha iniziato a farmi il terzo grado su cosa avessi o non avessi (bevuto) fatto la sera prima. Una volta arrivati al punto focale della faccenda (i quattro limoncelli), con aria disgustata ha scosso la testa e ha detto “Vabbè, se lo dici tu…” e, nonostante, non abbia insistito più di tanto era possibile leggere nei suoi occhi la salda convinzione che fossi davvero brillo. Per questo, probabilmente, dovrò dire grazie a mia sorella.

Eh, sì, adesso si parlerà di quella serata che nella mia mente ha lasciato pochi (e confusi) ricordi: era la fine di giugno del 2010 e mi sono ubriacato. L’ho fatto per fare il figo? No. L’ho fatto per provare? Manco fossi scemo. E allora com’è successo? La risposta è semplice: soffrivo di “Mal di terra”. Vedevo tutto (suolo compreso) ondeggiare e questo di sicuro non mi aiutò a capire quanto l’alcool influisse su di me. Resta il fatto che, quella sera, bevvi soltanto mezzo litro di vino, un paio di bayles, un fil ‘e ferru e uno Jägermeister. Questo mix alcolico, come ben noto, mi portò ad enunciare correttamente i nomi di tutti i Cavalieri dello Zodiaco (per colpa della somiglianza di un gran pezzo di figliola con Shaka di Virgo) citandoli tutti (secondo fonti certe ed affidabili). Poi riesco a ricordare i bagni mal illuminati in cui ho vomitato tutto, anima compresa. Ricordo anche lo scambio di battute con quello che mi ci aveva portato  e più o meno è questo:

Lui: Devi vomitare
Io: Ma che sei scemo?
L: No, no, devi vomitare sul serio…Muoviti. Infilati due dita in bocca
Io: Non ci penso nemmeno
L: Va bene, lo faccio io.
Io: No, col cazzo, stai fermo! Dammi due minuti.

Venti secondi dopo…Beh, il risultato lo conoscete tutti (anche perché è scritto sopra). Subito dopo un lungo vuoto. Mi ricordo che mentre cercavo di salire sul gommoncino che mi avrebbe riportato sulla barca a vela, stavo per cadere in acqua. Il viaggio l’ho dimenticato. Poi c’è il ricordo del mio semi-collasso sul ponte e la delicatezza con cui mi è stato detto “Togliti dai coglioni che arrivano ospiti e dobbiamo mangiare”. E, alla fine, c’è stato il risveglio con un leggerissimo mal di testa, alle sette del mattino. Un’ora dopo, ero messo meglio di tutti gli altri pseudo-sobri. Un’esperienza terrrrribbbbbile, che non auguro a nessuno, comunque.

E, come ultimo episodio legato all’alcol, non si può non ricordare la gita a Monaco di Baviera dopo aver compiuto appena diciotto anni. In questo caso, però, la (dis)avventura alcolica non è stata propriamente mia, ma di un mio compagno. La sera del secondo giorno a Monaco, i Prof ci concessero libera uscita e, fortunatamente, di fronte al nostro albergo c’era una trattoria gestita da italiani. Io e il mio compagno (unici due maggiorenni della mia classe presenti), siamo entrati (con una prof che aveva voluto accompagnarci) e abbiamo preso tre litri di birra (uno cadauno). Alla fin fine, dopo sei litri di birra e mezzo (la mia prof ne aveva bevuto un sorso e l’aveva lasciata a noi da smezzare), il mio compagno completamente ubriaco non si reggeva in piedi e doveva pisciare. Con fare molto scazzato, l’ho riportato in camera dove questo, anziché pisciare si è buttato sul mio letto ed è crollato in un profondo sonno alcolico con addosso ancora jeans e scarpe. L’unica nota negativa per quel che mi riguardava, fu quello di dover interrompere un massaggio ad una tizia di una delle altre classi in gita con noi. La serata per me si è conclusa nel giocare a Tekken 5 con le figone di quinta superiore. Ah, bei ricordi…Ma per oggi, mi fermo qui.

Questo è quanto.

Cya.

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Riflessioni?

Proprio ieri mi lamentavo del fatto che non avessi nulla da scrivere con un’amica. Attualmente, non credo che le cose siano cambiate poi molto. Continuo a non avere nulla da dire…Di interessante.

Quella di quest’anno è stata un’estate non esaltante, ma nemmeno da dimenticare, che volge lentamente verso la sua inevitabile ed inesorabile conclusione. Avrei voluto scrivere una sorta di diario di quanto accaduto se non durante tutta l’estate, almeno, durante la settimana e mezza passata in montagna. Ovviamente, alla fine, come troppe volte, i buoni propositi sono andati a farsi benedire e, quindi, per vostra fortuna, non ho nessun diario di alcun tipo.

In compenso, però, posso offrire un paio di spunti di riflessione che mi sono stati offerti negli ultimi tempi. Credo faranno riflettere solo me, ma poco male.
In questa torrida estate, tra un attacco di epistassi e l’altro, ho avuto modo di conoscere diverse persone interessanti. Per conoscere intendo sia il fatto di averle incontrate dal vivo sia su alcuni social network. Se, nel primo caso, tutto è andato come era prevedibile (due giornate pressoché perfette), il secondo è quello che però mi dà più spunti di riflessione.

Ma andiamo con ordine, un piccolo passo indietro ci riporta al giorno 30/08/2011. Penultimo giorno d’agosto. Nell’afoso pomeriggio sevesino, cazzeggiando su feisbug, mi capita di incappare in uno status di una pagina gestita da un’amica. Dopo aver cliccato rapidamente sui tre tag presenti nello status, la domanda che mi sorge spontanea è: “Come mai, dopo le pagine troll, quelle di black humor, quelle in cui chiunque sapeva mettere due righe di senso quasi compiuto si credeva uno scrittore, è scoppiata la moda delle pagine di citazioni?”. Posta la domanda in toni diversi, per ovvi motivi, ho avuto modo di dibattere a lungo (e, ovviamente, inutilmente) con un admin di una pagina di citazioni. Nonostante la si pensasse in modo diverso, alla fine, tra mille titubanze, mi sono convinto (anche se è più corretto dire che mi sono e mi hanno convinto) ad approfondire la conoscenza con lei.

Fin qui, tutto normale direte voi (e lo dico pure io, tranquilli). Parlando con l’admin in questione, una ragazza, si entra inevitabilmente nella fase dello studio reciproco volgarmente detta conoscenza. Studio reciproco che va avanti “tranquillamente” (per quanto possa essere tranquillo parlare col sottoscritto) fino a quando, non so se per colpa di una mia battuta di spirito non captata oppure per qualcosa di sbagliato che ho detto (piccolo e breve inciso: escludo categoricamente la seconda opzione), la discussione improvvisamente diventa seria e impegnata (forse un po’ troppo, dopo aver visto Dogma). Comunque, arrivando al sodo, le consiglio di abbassare le mura che ha eretto per evitare altre delusioni.

Ciò che mi chiedo (e non le ho chiesto) è, però: Perché reagire così? Non ci sono altre soluzioni? Se fossi stato in lei e avessi avuto i suoi trascorsi, con molta probabilità avrei reagito allo stesso modo. Anzi, l’ho fatto per un po’ di tempo. Eppure…Eppure, non è una soluzione utile e valida. Il difendersi sempre e comunque, per quanto sia una reazione naturale, tende ad estraniarti dai rapporti interpersonali e a renderti più diffidente, facendoti poi cadere in un circolo vizioso in cui conosci qualcuno di nuovo, potrebbe interessarti, ma non approfondisci per paura che ti ferisca. D’altro canto, è anche vero che “il tentar non nuoce” quando si parla di sentimenti non è la cosa migliore da applicare. In definitiva, una soluzione univoca non c’è. Fosse per me, cercherei di capire chi ho davanti e poi deciderei se vale la pena o meno rischiare. Non una chiusura totale, non un’apertura scellerata a chiunque.

Un altro spunto di riflessione mi è stato fornito dallo “sciopero” dei calciatori. Interessante notare come tutti i telegiornali (escluso il tg di la7) abbiano dato grande risonanza a questa notizia mentre, nel silenzio, una già pessima manovra economica diventava qualcosa di ridicolo ed inefficace. Le poche proposte decenti, improvvisamente, scompaiono. Le mancanze della manovra non offrono sicurezza e stabilità ai mercati ed il rischio speculazione aumenta di nuovo. Sarebbe facile puntare il dito solo su una maggioranza di governo inadatta a guidare il paese. La verità è che, nonostante alcune buone proposte delle opposizioni, quando si tratta di toccare i privilegi castali di una ristretta cerchia di persone, il tutto si arena. Eliminato il contributo di solidarietà, eliminata la riduzione degli enti locali, a pagare (come sempre) sono le classi meno abbienti e con più difficoltà ad arrivare alla fine del mese.
Sempre la manovra economica ha previsto un innalzamento dell’età pensionabile. Come si può pretendere che i giovani trovino lavoro, se persone in età pensionabile sono “costrette” a lavorare occupando posti in un mercato già saturo e con poche prospettive? Ci si lamenta dei bamboccioni, ma, il vero problema di questi bamboccioni è l’assenza di un posto di lavoro e la sicurezza di uno stipendio che può permettere loro di raggiungere a tutti gli effetti un’indipendenza non solo nominale ma anche effettiva.
Ci fosse stato un altro governo? La situazione, comunque, non sarebbe cambiata.

E con questo, passo e chiudo. Cya.

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