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Intermezzo (tra una cazzata e l’altra)

Il titolo, ovviamente, non è assolutamente indicativo di nulla. In questo post, tra le altre cose, potrete trovare la risposta alle domande che più vi hanno tormentato dal Comunicato numero 79. Come sono andate le vacanze di Coso? Cosa avrà mai fatto? Cosa farà, adesso? Bene, questo e molto altro, lo scoprirete continuando a leggere.

Quest’estate sarà, nel bene e nel male, un’estate diversa. Diversa non tanto perché, rispetto agli anni passati, ci sia voglia di evadere dalle quattro mura domestiche (e il caldo ammorbante) e nemmeno per il fatto che abbia deciso di ritirarmi dove non ci sia nessuno, quanto per come si siano svolte (e si svolgeranno) le mie vacanze.

Stando ad un servizio sentito oggi al TG2, le vacanze stanno diventando sempre di più un fenomeno da social network con foto, stati e quant’altro sulle proprie vacanze. Il sottoscritto, prima di saperlo, aveva fatto di più e meglio: tutti gli articoli di quella settimana, infatti, non sono altro che gli highlights dei momenti più divertenti della vacanza. Probabilmente, in questo articolo, non verrete a saperne molto di più un po’ perché me ne sono dimenticato e, un po’, perché quanto è successo sono squisitamente cazzi nostri. Nostri di chi? Questo, posso dirvelo: con me, in montagna, dal 21 al 27 luglio c’erano la Fatina dei Boschi, il Cacciatore di Tonni e la Secsdonna. Dovessi descrivere in breve la nostra vacanza, lo farei in questo modo: un’esperienza bella, divertente e sicuramente da ripetere in futuro (spero non troppo remoto).
Comunque sia, per rispondere al quesito “cosa ha fatto Coso?” vi dirò che ho cucinato (senza avvelenare nessuno e per ben una settimana), scritto (poco, per la verità), lavato i piatti e le pentole (da bravo uomo di casa), camminato (dannate salite, anche quest’anno vi ho fregato) e giocato alla Play (Sono andato avanti in Kingdom Hearts, anche se nel frattempo sono usciti altri mille mila giochi).
Le menzioni d’onore vanno fatte: ai gavettoni a tradimento, al rischio di annegamento per aver salvato la Fatina dalla stessa sorte e l’aver resistito quasi una giornata intera senza aver parlato né di porni, né di sesso.
I momenti “social” della vacanza sono stati: Le issues di NationStates e la ricerca delle Rosse da parte del sottoscritto.
Lo scherzo più bastardo è stato: quello di farmi sparire la cartella delle rosse (caricata su un HD esterno della fatina). La situazione si è, però, risolta nel migliore dei modi e tutti abbiamo vissuti felici e contenti.
Il momento più triste è stato: quando ho riaccompagnato la secsdonna a prendere il treno in Centrale e l’ho vista salire a bordo, ponendo definitivamente la parola fine alla vacanza.

E, adesso, cosa succederà? Ottima domanda. La prima certezza è che venerdì si riparte. Io e la Fatina ci ritiriamo di nuovo in montagna un po’ per sfuggire all’afa, un po’ per cambiare aria. Il rientro è previsto per lunedì nel dopocena. Il programma è ancora nebuloso e poco chiaro, ma per lo meno la lista della spesa e le idee per la cucina sono già nero su bianco. Sfrutterò questi quattro giorni per scrivere (non dico cosa sto scrivendo, perché l’ultima volta che l’ho fatto, alla fine, ho droppato. E succederà anche stavolta, comunque), per rilassarmi un po’ e per giocare a Kingdom Hearts. Probabilmente si scenderà al lago e ci bagneremo i piedi al lago.

Una volta rientrati, le strade della Fatina e quella del sottoscritto si divideranno di lì a breve. Lui andrà in vacanza e io… E io aspetterò la settimana del 18 agosto per salire di nuovo in montagna, stavolta coi miei. I programmi, così come il menù, in questo caso mi sono del tutto estranei. Probabilmente, gireremo nei paesini lì intorno e, chissà? Potrei incontrare la mia secsi barista preferita con due amiche bonazze (tutte e tre uberfidanzate, ma sono dettagli). Il rientro è previsto intorno al 25.

L’ultima settimana di agosto, sarò a casa e non mi sento di escludere di organizzare un Meet Coso che poi salterà per mancanza di adesioni.

Tra le altre cose, in mezzo a tutto questo divertimento, dovrò riuscire ad inserire il tempo per lo studio, il tempo per la lettura (libri e fumetti). Se, per caso, qualche curioso volesse sapere cosa sto leggendo in questo periodo, sarò più che lieto di accontentarlo (allungando il brodo di un articolo venuto un po’ corto):
Libro: A Clash Of Kings – George R.R. Martin. A seguire: uno tra A Storm Of Sword/The Colour Of Magic
Fumetti: A+X 1. A seguire: A+x 2 e poi, in ordine casuale: Avengers, Amazing Spiderman, Uncanny Avengers, All-New X-Men, Wolverine & The X-Men, Captain America.
Sempre riguardo alle letture, mi rendo conto che i Must Read di Coso, al momento, siano un po’ scarni. Per questo mi impegnerò, di tanto in tanto, a fare un articolo in cui spiegherò per quale motivo il libro/fumetto/manga è entrato in quella lista.

Altra sorpresina in arrivo è la scheda “I Must Watch di Coso” in cui, per il momento, inserirò solo i titoli dei film e, appena avrò voglia e tempo, dedicherò lo stesso approfondimento riservato ai libri. Per “I Must Listen di Coso” vi basta spulciare i vari bonus e gli intermezzi musicali, invece.

In mezzo a tutto questo, oltre ad un editoriale da scrivere per la Gazzetta di Baruccana, dovrò riuscire a mantenere più o meno in vita i pochi rapporti interpersonali che valga la pena avere. Dovrei anche, ad essere sincero, riuscire a riallacciarne qualcuno e, almeno sotto questo aspetto, non sta andando male dato che ho ripreso i contatti con un carissimo amico con cui non parlavo e non mi vedevo da un sacco di tempo. E, sì, lo so che parlo (quasi) sempre di maschi. È che, semplicemente, con le ragazze non ci sono mai (o quasi) novità degne di nota. E, ovviamente, non ci sono eccezioni. Qualcuna di interessante c’è e, il fatto che una ragazza susciti interessi, dovrebbe essere la conferma che non sono mica omosessuale (Needed Quotation). Ovviamente, oltre ad un interesse molto generico, non c’è molto altro. Mi riserbo di non tenervi informati sullo sviluppo della vicenda. E, per evitare il totonomi, per il momento è tutto a livello talmente embrionale che potrebbe risolversi tutto in un nulla di fatto già da domani.

Comunque sia, penso di aver detto tutto. Ci sarò a singhiozzi, quindi buon proseguimento d’estate a tutti.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

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Sulle relazioni

Complice il fatto che oggi la depressione cosmica mi sia calata addosso con tutto il suo peso (vuoi un po’ perché non avessi un cazzo da fare, vuoi un po’ perché il non avere un cazzo da fare mi porti a farmi seghe mentali) mi sono ritrovato qui a scrivere questo post. Post completamente scollegato alla depressione cosmica o alle motivazioni che mi hanno abbattuto.

Fondamentalmente l’uomo è un animale sociale e, in quanto tale, intesse relazioni su più livelli. Livelli che molto spesso hanno confini nebulosi e non ben definiti. Confini che possono rivelarsi (quasi) inesistenti. Questi livelli non sono altro che le cerchie relazionali che ognuno di noi può avere a disposizione. Possiamo contare, per esempio, su una cerchia affettiva (che comprende famiglia e partner); o su una cerchia (o più) di amicizie; su una o più cerchie di conoscenze; sulla cerchia di chi ci sta sul cazzo e così via.

Tutte le cerchie hanno sia caratteristiche peculiari, sia caratteristiche comuni alle altre. Una delle caratteristiche che più si differenzia è, probabilmente, quella del linguaggio. Infatti, a seconda di chi si ha di fronte, si può attingere ad un determinato gergo piuttosto che ad un altro. Nel dettaglio, la cerchia affettiva e la cerchia dell’amicizia ne hanno uno piuttosto simile. Le differenze sono paragonabili a sfumature, note di colori appena accentuate. Coi conoscenti (così come coi colleghi di lavoro) invece, il gergo, per quanto confidenziale sia, tende ad essere differente. L’uomo è dotato, per fortuna, di un’ottima flessibilità che gli permette di intraprendere ogni relazione, indipendentemente dalla cerchia con la quale si è allacciato il rapporto, in modo tale da poter comprendere e rispondere alle sollecitazioni nel modo corretto.

Ovviamente, quando parlo di linguaggio, non mi riferisco al solo parlato ma anche al linguaggio del corpo. Linguaggio del corpo che, a tutti gli effetti, è molto più comunicativo e permette di comprendere meglio (in linea di massima) ciò che il nostro interlocutore ci vuole trasmettere.

Alla luce di quanto detto sopra, in teoria, saremmo dotati di tutti gli elementi per comprendere ciò che ci vogliono comunicare e il modo più adatto con cui rispondere. Guardando alla realtà, però, ci si accorge che non è propriamente così. E, a metterci in crisi, non sono tanto i cambi radicali che caratterizzano i rapporti con le diverse cerchie, quanto le piccole differenze interne alle stesse. Sono proprio le sfumature del linguaggio, difficilmente percettibili ed interpretabili, a metterci in crisi e a traviarci (a meno che tu non sia Cal Lightman, ma manco lui è infallibile).

E di questo ne stavo discutendo, con altri termini, oggi con la Fatina dei Boschi. La nostra “discussione” verteva sul fatto che io non abbia sviluppato il linguaggio necessario alla cerchia affettiva a livello non famigliare. Per dirla in modo chiaro: quando una cosa mi riguarda e c’entra una donna, sono talmente tardo che le offerte (anche quelle indecenti) le capisco con un ritardo medio di un anno e mezzo/due (storia assolutissimamente vera). Le motivazioni di questo mio esser tardo sono le più svariate e riguardano elementi endogeni ed  esogeni (scarsa autostima, paura del rifiuto, aspetto fisico terrrrrribbbbbbile, pretese troppo elevate, mancanza di “ragazze interessanti”, un po’ di scottature in giovanissima età, il fatto che di mio ritenga incomprensibile il linguaggio femminile in determinate situazioni, eccetera eccetera…) sono comunque dovuti alla mia scarsa attitudine nel capire o meno i messaggi lanciati da chi mi sta di fronte.

La cosa curiosa è che tutte le difficoltà in casi “normali” sorgono proprio in queste situazioni borderline tra amore ed amicizia. Ciò che per chi sta fuori dal rapporto pare ovvio o facilmente intuibile, per chi è coinvolto è qualcosa di difficilmente capibile e risolvibile. E quindi inizia, inevitabilmente, un “gioco delle parti” che si concluderà solo quando uno dei due, farà il primo passo. E, notate bene, non farà il primo passo perché ha capito quello che l’altro gli/le sta comunicando. Assolutamente no. Potrebbe avere dei “sospetti” o averlo intuito (con la vocina interna che gli/le dice, infingarda, cose del genere “Mannò, tanto è un palo nel culo” oppure “E se poi non gli/le piaccio? Ci faccio una figura di merda”). Lo fa perché, semplicemente, la situazione è diventata “insostenibile”, perché deve sapere. E questa è quella situazione che la Fatina dei Boschi risolverebbe con “la Teoria dello Strappo”.

Cos’è la “Teoria dello Strappo”? Ti stai facendo la ceretta (o hai un cerotto da togliere). Sai che prima o poi dovrai togliertela e, sia che tu strappi, sia che tu vada piano, soffrirai. Dunque che fare? Ovviamente si opterà per la cosa più ovvia: uno strappo secco, rapido che ti lasci appena il tempo per capire cosa sia successo. Quando un rapporto giunge a questo punto, non ti resta che fare una cosa: buttarti e toglierti il pensiero. Ti farà male per un po’, ma almeno avrai posto fine ad una situazione sgradevole.

Ovviamente, “la Teoria dello Strappo”, descritta in questo modo, può apparire estrema. Ma è davvero così? In fondo, in queste situazioni, non si tende sempre a “buttarsi”? Il pensiero che vi spinge ad agire (perché io col cazzo che agisco) non è proprio “O la va, o la spacca”? Una volta che avete agito, non vi sentite sollevati per esservi tolti il dente su cui la lingua batteva?

In qualsiasi caso, si arriverà ad una risoluzione della situazione non grazie al linguaggio relazionale che ci ha messo in sto casino, ma bensì grazie all’insostenibilità della relazione stessa.

Questo è quanto.

Cya.

P.S.: La “Teoria dello Strappo” non è sicuro al cento per cento che sia della Fatina dei Boschi.
P.P.S.: Se il finale vi dovesse sembrare pessimo, sentitevi liberi di sostituirlo con questo: “Dato che dopo tutte ‘ste domande non so come cazzo concludere, questo è quanto.”

Bonus:

 

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