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Capitolo 1 – Jack Galloway

“La prima cosa che mi ricordo di quando l’ho incontrata? Il vento. Il vento e l’odore di fumo che mi riempiva le narici. Oppure i suoi capelli lunghi e neri come l’ebano. O, forse, i suoi occhi così profondi che sembrava ti scavassero dentro, nonostante apparissero così distanti… Così remoti. Non lo so. È buffo. Ora che mi ci fa pensare, non saprei darle una risposta precisa. C’è così tanto di lei che mi ha colpito quella volta che non saprei cosa scegliere.” Sorseggiò il vino dal bicchiere che teneva elegantemente in mano.

Jack Galloway, detective privato da sei anni, rimase in silenzio aspettando che continuasse. Quando si accorse che non l’avrebbe fatto, decise di fare un’altra domanda “Ma qual era esattamente la natura del vostro rapporto?” L’interlocutore si mosse a disagio sulla sedia, i loro sguardi si incrociarono “Amicizia? Amore? Anche questo non l’ho mai capito davvero. Ne abbiamo passate così tante insieme, io e lei. Eppure non abbiamo mai avuto un rapporto che fosse perfettamente definibile. Ci muovevamo su un terreno infido e scivoloso, dai confini non del tutto delineati. A volte eravamo amanti, a volte eravamo amici e altre volte… Altre volte non riuscivamo a sopportarci.” Quelle parole portarono un lieve sorriso sulle sue labbra. Bevve un altro sorso di vino. “Deve capire che le cose sono cambiate moltissimo, specialmente in questi due anni. E non parlo solo di me o di lei. Parlo di tutto questo.” Fece un gesto vago con la mano libera. Il detective stava per chiedere ulteriori chiarimenti “Ma non credo che questo sia rilevante in alcun modo per le sue indagini”. Il suo sguardo si perse fissando un punto alle spalle di Jack.

L’investigatore sapeva perfettamente cosa fosse successo prima: l’Europa si era recentemente lasciata alle spalle quarant’anni di regime totalitario: L’avanzata del Leader Massimo ed i suoi uomini, sostenuti per lungo tempo dalla Cina, non venne contrastata né dagli Stati Uniti, travolti da una crisi interna senza precedenti, né dall’Inghilterra che, una volta rimasta sola, non ebbe i mezzi necessari per opporvisi. Fu così che nacque la Federazione degli Stati d’Europa. La decadenza del regime ebbe inizio con la morte del Leader Massimo, trent’anni dopo la presa del potere. Le faide interne al partito si trasformarono ben presto in conflitti violenti tra fazioni avverse, permettendo alle forze di resistenza di liberare alcuni stati, iniziando un processo di democratizzazione che si era concluso soltanto due anni prima con la caduta degli ultimi gerarchi rimasti al potere. Nei territori sotto il controllo del Regime, una caccia ossessiva nei confronti del diverso aveva avuto luogo: chiunque non fosse un europeo occidentale, fosse affetto da gravi disabilità fisiche e mentali o fosse omosessuale rischiava di essere sequestrato e portato in uno dei tanti Centri di Rieducazione da cui nessuno era mai uscito.

Jack osservò meglio la persona che aveva davanti: circa venticinque anni, lunghi capelli castani mossi che le cadevano sulle spalle. Aveva indosso un vestito semplice, che lasciava appena intravedere le forme di un generoso seno. Era indubbiamente una bella ragazza ed era anche l’ultima persona informata sui movimenti della persona che stava cercando. Si schiarì la gola “Mi spiace sembrare insistente ma dovrei farle altre domande, Miss Stone. Le ricordo che quando lo desidera, è libera di andarsene. Proseguiamo?” La donna lo guardò per qualche istante, prima di fare un cenno affermativo col capo “Lei sapeva nulla delle attività politiche svolte dalla signorina Gallimard? Questa sue attività avrebbero potuto attirare le antipatie di qualcuno? Riesce ad immaginare una ragione per cui sarebbe dovuta sparire, lasciandosi alle spalle quasi tutti i suoi averi?” Miss Stone sospirò appena, scuotendo il capo “L’ho già detto anche agli agenti con cui ho parlato prima di lei: facevamo parte di un gruppo attivo nella difesa dei diritti umani, ma a livello politico non avevamo ritenuto saggio schierarci per alcun partito. Quando reputammo che la situazione si fosse fatta troppo tesa, decidemmo di lasciare il gruppo, o per lo meno lo feci io…” Bevve l’ultimo sorso di vino e appoggiò il bicchiere vuoto su un tavolino “Per quanto riguarda le antipatie, non saprei. Aveva avuto avventure occasionali con qualche ragazza, ma non penso che si potesse dire che la odiassero” il detective la fermò con un gesto “Mi scusi, potrebbe chiarire cosa intende quando dice: o per lo meno lo feci io?” Miss Stone lo guardò a lungo con espressione pensosa e gli occhi leggermente socchiusi, cercando di mettere ordine tra i suoi pensieri o forse valutando quanto potesse arrischiarsi a dire. Quando giunse ad una conclusione, disse “Quando venni a sapere che lei faceva ancora parte del gruppo, mi infuriai. Fu una dura litigata, piuttosto rumorosa… Siamo state fortunate che nessuno abbia chiamato la polizia” Galloway prese nota sul taccuino “Le ha spiegato per quale motivo non abbia lasciato il gruppo come aveva detto di voler fare?” Miss Stone scosse la testa “Fu proprio quello il motivo per cui litigammo. Lei mi disse semplicemente “Tu non puoi capire”. Se ne rende conto? Non potevo capire io che avevo condiviso con lei gli ultimi sei anni della mia vita! Ci siamo sempre dette tutto, ma quello non ha mai voluto spiegarmelo. Quando ci chiarimmo, raggiungemmo il muto accordo di non parlare più di quella storia.” Galloway rifletté qualche istante su quelle parole e poi chiese “Dopo quella lite, che lei sappia, la signorina Gallimard ha più frequentato il gruppo?” La donna alzò le spalle “Non saprei dirle. Ha provato a star via delle ore senza farmi sapere nulla, a volte non rientrava per qualche giorno. Ogni volta che tornava e le chiedevo dove fosse stata, non mi rispondeva… Quasi non avessi parlato. Non ho mai voluto insistere per evitare altre litigate come quella di cui le parlavo prima.” Il detective prese nota sul foglio “Questo suo atteggiamento per quanto è andato avanti?” Sul volto di Miss Stone si dipinse un sorriso amaro e triste “Fino a quando non è sparita. Di solito non è mai stata per così tanto irraggiungibile. Ho provato a chiamare tutti i nostri amici, i colleghi… Ma nessuno sapeva nulla. Ho iniziato a preoccuparmi e ho chiamato la polizia…” Galloway lesse gli appunti sul taccuino: Emilie Gallimard era scomparsa da quasi tre settimane. Si era portata dietro circa quarantamila euro, una valigia con qualche vestito e poco altro.

Apparentemente era una ragazza normale: aveva avuto alcuni problemi con i simpatizzanti del regime a causa del suo attivismo nel campo dei diritti ma non c’erano stati particolari episodi che potessero far pensare ad un sequestro. Non aveva debiti, né conti in sospeso. I motivi che l’avevano spinta a scappare erano tuttora circondati dal mistero, così come la sua infanzia. Per quanto il detective si fosse sforzato di scoprire qualcosa sulla sua famiglia o i suoi primi anni di vita, non aveva trovato alcun documento che ne attestasse l’esistenza. Era comparsa all’improvviso otto anni fa e, altrettanto improvvisamente, sembrava essere svanita. Il fatto che dei documenti fossero andati perduti durante la caduta del regime non era di certo una rarità eppure in questo caso qualcosa non convinceva Galloway “Miss Stone, non le viene proprio in mente alcun motivo per cui Emilie Gallimard avrebbe voluto sparire?” La ragazza scosse il capo “Detective, se lo avessi saputo non l’avrei di certo contattata. Però…” Si fermò, con aria pensosa “Però?” la incalzò Galloway “Però era come se non si fosse mai del tutto ambientata qui. Si era adattata a questa città e al suo stile di vita, ma era come se non fosse mai del tutto entrata in questo mondo e non riuscisse ad integrarsi completamente con gli altri. A volte persino con me. Ogni tanto mi dava la sensazione di essere qui fisicamente, ma di essere altrove con la testa. In quei momenti aveva uno sguardo assorto, triste e nostalgico. Gli occhi verdi persi a guardare in lontananza… Ma quando le chiedevo a cosa pensasse, scrollava le spalle e rispondeva con un sorriso. Non l’ho mai scoperto. Penso di essere la persona che la conosca meglio eppure in queste ultime settimane ho la sensazione che non la conoscessi affatto…” Galloway guardò l’orologio e si accorse che era più tardi di quanto credesse “Un’ultima domanda e poi la lascio andare: le ha mai detto nulla della sua infanzia?” L’espressione di Elisa Stone si fece pensosa. Passarono svariati secondi prima che lei dicesse “No, non mi viene in mente nulla…” Il detective si alzò e si voltò verso l’uscita. Aveva era ad un paio di passi dalla porta, quando la voce della donna lo fermò “Aspetti! Ricordo vagamente che mi disse qualcosa sulle coste italiane e su come le sarebbe piaciuto tornare a vedere il mare come quando era più piccola” Il detective si voltò “Le ha per caso detto accennato qualcosa di più preciso?” Miss Stone scosse il capo “La ringrazio per la sua disponibilità, spero che le informazioni che ci ha fornito si rivelino utili. Le farò sapere qualcosa appena ci saranno novità”.

L’uomo uscì dal locale e salì in macchina. L’incontro con la convivente di Emilie Gallimard non aveva avuto l’esito sperato. Non aveva in mano alcun elemento concreto. Aveva interrogato tutte le persone che avevano avuto qualche rapporto con lei: la padrona del suo vecchio appartamento, cinque o sei persone del gruppo che frequentava, alcuni colleghi di lavoro e alla fine lei. Il risultato dei colloqui era stato il ritratto di una persona riservata, sempre puntuale coi pagamenti, ottima lavoratrice e in rapporti cordiali con tutti quelli che la conoscevano. Amava il silenzio e le lunghe passeggiate. La collezione di dischi indicava una passione per la musica. Nulla giustificava una sua scomparsa così improvvisa e nessuno sapeva fornirgli una spiegazione convincente. Era semplicemente sparita.

Il caso gli era capitato per caso tra le mani dopo che la polizia, dopo una settimana e mezza dalla denuncia della sua scomparsa, aveva derubricato il tutto ad una fuga. Non avevano né il personale, né il tempo di stare dietro ad un caso del genere simile a molti altri che si susseguivano da anni.

Trovare persone era il lavoro di Jack Galloway da ormai sei anni e, al contrario della polizia, lui non si era ancora dato per vinto. Prese il cellulare e compose il numero del suo ufficio.

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Citazioni #50

Rincewind sat alone in the crowded, smoky room, and didn’t take much notice when a shadow passed over the table and a sinister figure sat down opposite him. There was nothing very remarkable about sinister figures in this place. The Drum jealousy guarded its reputation as the most stylishly disreputable tavern in Ankh-Morpork and the big troll that now guarded the door carefully vetted customers for suitability in the way of black cloacks, glowing eyes, magic swords and so forth. Rincewind never found out what he did to the failures. Perhaps he ate them.

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Citazioni #32

“I know. That’s the trouble.” Rincewind sighed again. It was all very well going on about pure logic and how tar universe was ruled by logic and the harmony of the numbers, but the plain fact of the matter was that the Disc was manifestly traversing space on the back of a giant turtle and the gods had habit of going around to atheists’ houses and smashing their windows.

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Un racconto breve: Blu.

16 Marzo 1913

Ore 07.15

Stamane sono stato svegliato all’alba. È giunta una lettera per me. Quando l’ho aperta, ho pensato ad un errore. In tutta la mia vita non ricordo di avere mai incontrato nessun Sigmund. La lettera era essenziale. C’era scritto soltanto che questo Sigmund, chiunque fosse, è morto. Che ora sono rimasto solo io. Che sono io ad aver la chiave. Che devo recarmi a Monaco.
A cosa servirà, questa chiave?
E chi è Sigmund?

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Ore 17.00

Inizio… Inizio a ricordare. Ricordo Sigmund e il ricordo mi fa provare uno strano brivido che percorre la mia schiena. Le tenebre stanno calando e le ombre si stringono sempre più intorno a me. Ho acceso anche delle candele. Mia moglie mi guarda stranita. Lei non capisce. Non può capire. Non sa niente di Sigmund. Anche io fino a qualche ora fa non ricordavo nulla di lui eppure è come se un velo mi fosse stato tolto dagli occhi.
Non le ho detto nulla della chiave. Non saprei cosa dirle. E io ricordo così poco.
Mi par di sentire degli strani rumori. Distanti e indistinti.

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17 Marzo 1913

Ore 11.50

Quel rumore che sentivo ieri sera mi ha perseguitato tutta notte. Mia moglie ha dormito serenamente e mi ha assicurato di non aver udito nulla. È molto strano.
Stanotte ho fatto degli strani sogni. Non ricordo più di cosa si trattasse. Ricordo solo tenebra e terrore.
Ho preparato i bagagli. Mi aspetta un lungo viaggio e ho la sensazione che non possa aspettare.
Sarà anche un viaggio nel passato. Un passato che non avrei mai voluto ricordare.

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Ore 21.15

Sono solo nella mia cabina. Questa prima giornata di viaggio è stato un ottimo modo per distrarmi. Ho avuto modo di parlare con una vecchia conoscenza che da alcuni anni non vedevo. È stato piacevole.
Eppure, quando se n’è andato mi sono ricordato di un’altra persona che non vedo da molti anni.
Philippe. Un ragazzo francese. L’ho incontrato… Non ricordo come l’ho incontrato. Ricordo a malapena il suo volto.
Appena mi sono ricordato di questo Philippe, ho avuto la sensazione che qualcuno mi stesse fissando. Ma è impossibile. Fuori non ci sono altro che alberi e campagna.
Deve essere l’ansia per questo lungo viaggio e tutto ciò che comporta. Sarà sicuramente l’ansia.
Anche se….

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18 Marzo 1913

Ore 02.59

Mi ero appisolato, non so a che ora. Una pesantezza delle membra mi ha improvvisamente colto e sono crollato. È stato un sonno agitato e pieno di incubi. Tutte le immagini orrorifiche che ho veduto stanno però sbiadendo. È stato quel fastidioso ronzio, più forte della notte scorsa a svegliarmi.
E quando ho aperto gli occhi ho visto…. No, no… Mi è parso di vedere…
Ma non ha importanza.
Ora… Ora, però, ricordo Philippe. E ricordo anche che c’era qualcun altro. Ma non riesco a ricordare il suo volto o il suo nome.

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Ore 7.20

Non ho più chiuso occhio. Ogni volta che ho creduto che quel dannato rumore cessasse e ho abbassato le palpebre, il ronzio diventava più intenso. Ancora non riesco a capire cosa lo provochi, ma questa cosa mi sta turbando.
Ho pensato molto, in questa lunga veglia obbligata. Ho pensato a Sigmund.
Lo avevo conosciuto durante un viaggio di piacere in Svizzera. Era stato il mio ultimo anno di università e stavo per subentrare nella piccola azienda di famiglia.
Lo incontrai fuori da un negozio di antiquariato. Era solo. Un ragazzo alto e moro, con occhi scuri e brillanti di intelligenza e qualcosa d’altro.
Al momento non capii cosa potesse essere, ma più lo conoscevo più lo comprendevo. E comprendevo anche quanto fosse ambizioso.
Suo padre aveva una piccola bottega in Baviera e, con tanti sacrifici, lo aveva fatto divenire apprendista di un mastro orologiaio tra i più rinomati. La sua abilità e il suo impegno lo fecero diventare presto uno dei favoriti del mastro.
L’uomo, però, cadde in rovina inspiegabilmente. Aveva contratto enormi debiti col giuoco e non era in grado di pagarli. Per la vergogna, si suicidò.
Io e Sigmund stringemmo rapidamente amicizia e fu lui a presentarmi Philippe ma, di quel giorno, ancora non ho ricordi.
Ma stanno riemergendo, molto lentamente.

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Ore 15.03

C’è stata una breve sosta. Il controllore con cui ho parlato mi ha detto che saremo a Monaco tra due giorni.
Saranno due giorni molto lunghi, temo.
Non ho avuto più compagni di viaggio da ieri. Ho la sensazione che evitino questa cabina. So che è irrazionale. So che è paranoico ma la mancanza di sonno e l’età mi stanno giocando brutti scherzi.
È brutto invecchiare. Per quanto ricco tu possa essere, nulla può fermare l’avanzata del tempo. Quando tornerò dovrò farmi controllare le orecchie.
Mentre il treno ripartiva, m’è parso di sentir sussurrare il mio nome. Eppure, intorno a me, non c’era nessuno.
E… E so che sembrerà assurdo, lo è anche per me che sto scrivendo, ma mi è parso di vedere due occhi di bragia che mi fissavano, dalla carrozza dove sto. Ed erano gli stessi che avevo visto questa notte.
Temo di essere troppo stressato.

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Ore 23.32

Il sonno non vuole giungere. In compenso, ora… Ora ricordo.
Philippe mi fu presentato una sera, in un’osteria. Un posto comune, che non aveva nulla di particolare. Pareva un damerino e aveva un marcato accento francese. All’inizio, lo trovai odioso. Il suo continuo sorridere come se tutto celasse uno scherzo era insopportabile.
Indubbiamente aveva un certo charme e una personalità molto forte.
Col passare del tempo mi abituai ai suoi modi e iniziai ad apprezzare la sua compagnia. Riuscii a scoprire che sarebbe diventato dottore da lì a poco e che aveva conosciuto Sigmund anni prima, grazie alla riparazione di un orologio.
Mi disse anche che c’era un’altra persona che avrebbero voluto farmi conoscere ma che, stranamente, non era ancora giunto.
Per quanto mi sforzi di ricordare cosa accadde in seguito, però, ancora non riesco a rimembrare.
E non sono sicuro di volerlo fare.

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19 Marzo 1913

Ore 05.13

È stato… È stato terribile. Nonostante quel rumore continuasse e continui a perseguitarmi, alla fine sono stato vinto dal sonno.
Ho fatto un incubo. Doveva essere per forza un incubo. Non saprei come definirlo altrimenti.
C’era un corridoio buio e dal fondo proveniva lo stesso suono che tuttora mi perseguita.
Sentivo altri passi giungere da ogni direzione ma, guardandomi intorno, non riuscivo a vedere nulla. Continuavo a camminare e camminare mentre il rumore diventava più forte e chiaro. Sono riuscito anche a riconoscerlo, giusto per un momento.
E poi… E poi ho visto le mani. Mani appese alle pareti. Sagome di mani murate nelle pareti. Mani che tentavano di afferrarmi e poi… E poi di nuovo quegli occhi bestiali che mi scrutavano.
Mi sono svegliato tremante e sudato.
E ora ho paura di riaddormentarmi.

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Ore 22.30

Ho avuto più volte la tentazione di scrivere qui ma, ogni volta che pensavo fosse il momento giusto per farlo, qualcos’altro faceva capolino da quell’oscuro recesso della mia mente che sembra essersi risvegliato.
Ora… Ora ricordo. Ricordo chi fosse la persona che stavamo aspettando. Era Edward.
Arrivò due giorni dopo che mi avevano parlato di lui.
Era alto, aveva un aspetto distinto e sembrava molto più anziano di quanto in realtà non fosse.
Molto educato e cortese, si dimostrò subito una piacevole compagnia durante i lunghi vagabondaggi in attesa che Sigmund ci raggiungesse.
Ricordo che aveva iniziato a raccontarmi dei suo studi ma poi tutto torna vago e confuso.
E il ronzio non aiuta a concentrarmi… Fortunatamente domani dovrei arrivare a Monaco.

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20 Marzo 1913

Ore 21.00

La giornata è stata straziante. Non ho fatto altro che dormire quasi tutto il tempo e ogni volta ho sognato di nuovo quel corridoio e le mani che cercavano di afferrarmi. Intorno a me sentivo i passi di altre persone e dal fondo giungeva di nuovo quel rumore infernale. E di nuovo quegli occhi… Quegli occhi a fissarmi, crudeli e bramosi.
Stava per succedere qualcosa quando venni scosso da un controllore. Eravamo arrivati a Monaco.
Ho perso gran parte della giornata cercando un albergo e, una volta trovato, ho mangiato qualcosa di caldo e sono venuto qui, in camera.
Sto… Sto iniziando a ricordare cosa mi aveva raccontato Edward. Ma mi pare così assurdo.
E il ronzio sta diventando un po’ più forte, più comprensibile.
Mi si chiudono gli occhi.

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21 Marzo 1913

Ore 19.20

Durante la notte ho fatto un sogno. Non era il solito sogno che mi perseguitava… Era diverso. La chiave, oh santo cielo, la chiave…
La chiave aprirà una cassetta di sicurezza in una banca di Monaco. E, allora… Allora entrerò in possesso del contenuto di quella cassetta. Non so cosa ci sia dentro, ma ricordo.
Ricordo che, dopo aver fatto forgiare quattro cassette di sicurezza identiche, facemmo una sola copia della chiave.
Decidemmo che il primo a tenerla fosse Edward. Se gli fosse successo qualcosa, la chiave sarebbe passata Philippe, poi a Sigmund e infine a me.
Domani chiederò al notaio che mi ha spedito la lettera dove si trova la cassetta.
Cielo, quel rumore… Quel rumore sembra…

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31 Marzo 1913

Ore 6.30

È passato molto tempo dall’ultima volta che ho scritto qui. Le mie forze, i miei desideri sono stati lentamente prosciugati. Sembrerei un uomo morto, se non fosse che lo sono già da molto tempo…
Mia moglie è sparita da quattro giorni. Temo di sapere cosa le sia successo. Sta per finire tutto quanto… Stanno arrivando. Stanno arrivando.
Posso sentirli. Sento che si avvicinano. Sento che vengono a reclamare ciò che è loro. Il brusio che prima era indistinto ora è chiaro e forte. Stanno arrivando. Ma prima della fine, è giusto che la verità venga scritta. Spero soltanto che qualcuno diffonda questo diario.

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Ore 08.15

Mia moglie… So dov’è mia moglie. È in quel corridoio oscuro. Ormai posso vederlo chiaramente, senza bisogno di chiudere gli occhi. Di sognarlo. È tanto reale quanto la penna che stringo o questo diario su cui sto scrivendo.
Le sue mani… Le sue mani sono appese ad una delle pareti.
Oddio! Oddio! Ora sento anche la sua voce!

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Ore 10.20

Prima che gli ultimi brandelli di ragione mi abbandonino, prima che loro arrivino, devo scrivere. Scrivere la verità.
Devo scrivere del Circolo, del patto, del Rituale, dell’origine delle nostre fortune e della maledizione che ci perseguita, come punizione per aver osato giungere dove nessun uomo dovrebbe mai arrivare.
Sigmund, Philippe, Edward ed io. Fummo quattro stupidi.
Ora ricordo vividamente la sera che segnò l’inizio di tutto. Era una notte lugubre e la pioggia batteva violentemente contro i venti. Il vento ululava. Sembrava di essere tornati nel cuore dell’inverno.
Eravamo a casa di Sigmund. Seduti intorno al camino, eravamo assorti nei nostri pensieri. I tre di tanto in tanto, si scambiavano sguardi preoccupati. Io non ci feci caso all’inizio.
Sigmund più volte sussurrò qualcosa all’orecchio di Edward e di Philippe. Io non capivo.
Le condizioni atmosferiche, intanto, erano peggiorate e il rombo dei tuoni vibrava nel soggiorno.
Sigmund mi disse di seguirli. Sentii crescere la preoccupazione ma feci come mi era stato detto.
Una porta sbarrata nella stanza accanto fu aperta e ci inoltrammo nello scantinato.
Fui fatto entrare in una stanza spoglia, sulle cui pareti erano disegnati strani simboli. Pensai fosse uno scherzo.
Sigmund mi disse che io ero il quarto. Ero la persona che stavano aspettando da anni.
Stanno… Stanno bussando alla porta. E le voci… Le voci non vogliono smetterla!

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Ore 12.13

Erano i carabinieri. Credo… Credo che pensino che sia stato io ad ucciderla. Avrei dovuto provare a fare un tentativo di dir loro la verità ma… Ma non mi avrebbero creduto. Loro… Loro non sentono ciò che sento io… Mi avrebbero preso per pazzo proprio come io presi per pazzo Sigmund, nella sua cantina.
Ma, forse, è meglio riprendere i fatti da dove mi ero interrotto.
In quello scantinato, mi disse che ero il quarto e che mi stavano aspettando da tempo. Convinto che fosse uno scherzo, decisi di rimanere al loro gioco e chiesi per cosa mi stavano aspettando. La storia che mi narrò era ancora più incredibile.
Loro tre facevano parte di un esclusiva loggia massonica interessata all’occulto: il Circolo Senza Nome.
Di loro, anche tra i confratelli, non si sapeva nulla. Era ritenuta una leggenda o materia da dicerie. Si mormorava che, durante le loro riunioni, consumassero sacrifici umani in onore del demonio. In realtà, era molto peggio.
All’epoca, però, ignoravo tutto questo.
Sigmund mi disse che tutto era iniziato con i ritrovamenti fatti da Edward e l’interesse dell’occulto per Philippe. Quando venne a sapere tutto questo, lui desiderò esserne parte e fu proprio la sua forte volontà a convincere gli altri due.
Quella sera, grazie a me, erano pronti ad entrare in contatto con “Loro”.
Chi fossero “Loro” non lo sapevano chiaramente nemmeno i tre uomini. Forse erano divinità, forse erano messi di qualcuno o qualcosa di più grande e potente.

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Ore 14.10

Queste pause… Sono necessarie. So che dovrei accelerare perché potrebbero giungere da un momento all’altro, ma non ce la faccio. Non riesco a… A rievocare tutto senza fermarmi e poi… E poi ci sono voci che mi sussurrano cose… Cose su di “Loro”.
“Loro”… Non riesco ancora a capire cosa siano. Dèi o Demoni? Oppure qualcosa di ancora peggiore? Qualcosa che non dovrebbe essere risvegliato per nessun motivo e che giace sopito, da qualche parte? Non lo so. Ciò che è certo è che quella sera compimmo qualcosa di abominevole.
Iniziai ad essere spaventato da quello che Sigmund mi diceva. Gli dissi di smetterla di scherzare. Gli dissi che non era affatto divertente. Poi… Poi lo vidi.
Era sopra ad un piedistallo di marmo su cui erano incisi gli stessi segni presenti sulle pareti. Era un cubo di dieci centimetri sia per altezza, sia per larghezza e lo spessore si approssimava intorno a quella misura. Era nero e sembrava esser fatto di metallo.
Sigmund mi disse che quello era l’unico modo per entrare in contatto con loro e che avremmo dovuto offrire qualcosa in cambio. Prima che le cose precipitassero ulteriormente, dissi che volevo andarmene e che non volevo saperne nulla.
Raggiunsi la porta e posai la mano sulla maniglia. Furono le parole di Edward a fermarmi.

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16.03

Edward… Edward mi disse che avrei potuto ottenere ciò che più bramavo al mondo, se fossi rimasto. C’era un piccolo prezzo da pagare, ma ne sarebbe valsa la pena. Avrei dovuto abbassare la maniglia ed uscire. Invece mi voltai.
Tornai da loro e chiesi di nuovo se non fosse uno scherzo. L’espressione sui loro volti fu una risposta migliore di qualunque parola.
Durante i loro preparativi rimasi in disparte, sempre più affascinato dalla loro metodicità nelle operazioni. Fu quando indossammo tutti le tuniche nere che Edward tirò fuori un coltellaccio mentre Sigmund e Philippe trasportavano per le gambe e le braccia una giovane donna.
L’avevo vista un paio di volte in giro per la città ma non sapevo chi fosse. Per un secondo temetti che fosse morta, ma respirava ancora. Quando chiesi perché fosse qui con noi, non ottenni risposta.
Una volta finiti i preparativi, Edward si fece un taglio lungo il braccio e fece cadere del sangue sul cubo. Il sangue macchiò la superficie lucente per qualche istante e poi sparì.
Non credevo ai miei occhi. Philippe, Sigmund ed io facemmo la stessa cosa e, ogni volta, il sangue fu assorbito da quello strano oggetto.
Ci disponemmo intorno al piedistallo.
Edward iniziò a cantilenare una strana nenia mentre gli altri due sorreggevano la ragazza incosciente.
All’improvviso fu l’oscurità.

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Ore 23.10

Stanno arrivando! Stanno arrivando! Le candele che ho disseminato in tutta casa e le luci si stanno già spegnendo! stanno arrivando!
Si annidano nell’ombra e ti osservano. Ci osservano. Quegli occhi rossi che ti scrutano e studiano e aspettano…
L’ombra e l’oscurità come quelle del corridoio in cui ritrovammo all’improvviso. Non so come ci fossimo spostati. Prima eravamo in uno scantinato e poi eravamo in questo lungo corridoio oscuro.
L’aria era pesante e c’era un puzzo terribile. Sentivo solo i loro passi intorno a me e quello più strisciato della ragazza.
Più camminavamo più le tenebre diventavano spesse, quasi potessi toccarle.
Passammo di fronte a diverse stanze le cui soglie si aprivano su orrori senza fine. Se avessi guardato troppo a lungo, capii istintivamente, sarei diventato pazzo.
Eppure… Eppure ricordo che c’erano mani. Mani ovunque. Appese alle pareti, murate all’interno di esse o addirittura, alcune spuntavano dal pavimento e più ci avvicinavamo più il rumore che mi ha perseguitato e continua a perseguitarmi diventava forte.
Erano urla e risate.
Urla umane e risate di qualcosa di ben peggiore.
Giunti in fondo al corridoio, trovammo la prima porta. Era socchiusa.
Edward di nuovo iniziò a recitare una litania in quella strana lingua e la porta si aprì.
All’interno c’era un piedistallo uguale a quello che c’era nello scantinato di Sigmund.
I simboli erano ancora più fitti e sembravano essere stati scritti col sangue.
Sul piedistallo c’era il cubo. E fiotti di sangue uscivano da quell’oggetto dannato.
E all’improvviso apparve di fronte a noi una figura incappucciata. L’unica cosa ad intravedersi erano gli occhi, rossi e brillanti come le fiamme dell’inferno.
Lui ed Edward parlarono a lungo e, quando la loro discussione terminò, Edward indicò l’altare e disse di far sdraiare lì la ragazza.
Dopo averla riposta lì, ci allontanammo e le tenebre calarono su di lei. La luce nella stanza venne a mancare e udimmo solo le strazianti grida della fanciulla.
Non so per quanto tempo rimanemmo lì, immobili. So solo che quando la figura incappucciata ricomparve di fronte a noi, ebbi una visione.
Ero ricco, potente ed influente oltre ogni mia immaginazione. Una voce flebile mi sussurrò all’orecchio che avrei ottenuto tutto ciò. Che una parte del prezzo era stato pagata.
Quando mi ripresi, la figura incappucciata era scomparsa.
Uscimmo da lì.
Appena varcata la soglia, mi girai per assicurarmi che tutto fosse vero. E fu in quel momento che vidi la vera forma dell’ orrore. Un abominio era in quella stanza e ci stava fissando con sguardo pieno di brama. Mi sorrise e svenni.
Quando aprii gli occhi, eravamo di nuovo nello scantinato di Sigmund.
Edward ci spiegò quello che lui e la figura incappucciata si erano detti. Fintanto che uno di noi avesse avuto il possesso sul cubo, non avremmo avuto nulla da temere.
Decidemmo perciò di forgiare quattro cassette di sicurezza dove custodire il cubo e un’unica chiave. Qualora fosse capitato qualcosa a chi aveva la chiave, questi avrebbe dovuto inviarla ad un altro.
Decidemmo l’ordine in base all’entrata nel quartetto.
Decidemmo di non parlarne più e di evitare di vederci per quanto ci fosse possibile. Per siglare il nostro Patto infame usammo il nostro sangue.
Dopo quell’estate non ci vedemmo mai più. Ognuno ottenne ciò che desiderava e iniziammo a dimenticare…
Ma ora… Ora le luci si stanno spegnendo. Le candele sono quasi del tutto consumate e, tra poco, le campane batteranno la mezzanotte.
E io sento Sigmund, Philippe, Edward, la mia adorata moglie e molti altri ancora che mi chiamano. Mi chiamano e continuano a ripetere “Stanno arrivando! Sì! Stanno arrivando anche per te”. È giunto il momento di pagare l’altra parte del prezzo.
La mezzanotte è scoccata.
Sento degli strani rumori. Le luci ormai sono spente e l’ultima candela si sta consumando.
Li sento.
E vedo la tenebra che mi si stringe sempre più intorno.
Occhi rossi e pieni di brama.
Stanno arrivando.
Stanno arrivando.
Stanno arrivando.

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Così si conclude il diario del mio paziente. Da quanto qui scritto è evidente che la sua situazione psichica fosse andata peggiorando di pari passo con il peggioramento della sua situazione finanziaria.
Il soggetto ha sofferto di una forte forma di nevrastenia che è poi degenerata in schizofrenia. In questo modo si spiegherebbero i continui riferimenti a queste creature mostruose e alle voci che lo chiamavano.
Non stupisce nemmeno il fatto che abbia attribuito l’omicidio della moglie e il deturpamento del suo cadavere, in seguito all’amputazione delle mani, ad un parto della sua mente malata.
Il fatto che del paziente o del suo corpo non ci siano tracce, è preoccupante. Potrebbe essere ancora vivo e pericoloso.
In casa, oltre al diario e alle candele consumate, è stato trovato anche il misterioso cubo di cui parlava. La descrizione offerta è stata fedele. È la prima volta che vedo qualcosa fabbricato in questo modo.
Consulterò alcuni amici per scoprire maggiori informazioni riguardo a questo oggetto.

Fine

NdC:

A) Prima che qualcuno se ne esca dicendo:

1) La storia è banale e scritta male
2) Che avreste saputo e potuto fare di meglio

Sappiate che lo so (e non me ne frega niente). Anche in questo caso, sono soddisfatto del lavoro.

B) La scelta del colore “Blu” è voluta. In questo modo ho potuto continuare coi colori primi

C) Per l’idea del lento affiorare dei ricordi mi sono, nemmeno troppo velatamente, ispirato a Stephen King in IT. Il risultato non è lo stesso, ma ci ho provato.

D) Con questa storia ho voluto provare, nel mio piccolo, a scrivere un piccolo tributo a Poe e Lovecraft. Probabilmente si staranno rivoltando nella tomba, ma (come sopra) ci ho provato.

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I Must Read di Coso #1: A Song of Ice and Fire

E, siccome ogni promessa è debito, eccomi qui. Lo avevo annunciato tempo addietro, ne avevo parlato qualche tempo fa e, alla fine, lo sto per fare davvero. Ho iniziato gli articoli sui “Must Read”. Non so bene come si svilupperà questo post e in futuro potrà subire variazioni sia stilistiche che formali. È una cosa nuova anche per me e quindi non assicuro assolutamente un cazzo.

Fatte queste considerazioni, ci tengo a dirvi che potrebbero esserci spoiler per chi segue solo la serie televisiva (di cui non parlerò) o chi ha iniziato a leggere i libri solo recentemente, perciò se volete evitarvi brutte sorprese, saltate a piè parti l’articolo. Per comodità, ho deciso che parlerò della saga nella sua interezza e non mi inoltrerò eccessivamente nell’analisi libro per libro.

A Song of Ice and Fire (in italiano Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco) è una saga fantasy scritta dall’autore americano George R.R. Martin sin dal lontano 1996. Inizialmente concepita come una trilogia, in seguito a varie vicissitudini dell’autore, si è giunti a una septologia (non credo che il termine esista, ma fatevelo andare bene). Attualmente sono stati pubblicati cinque libri, l’ultimo dei quali (A Dance With Dragons) è uscito nell’estate del 2011. Il prossimo libro (The Winds of Winter) dovrebbe uscire verso la fine del 2014, stando alle dichiarazioni di Martin (rivelatosi più volte inaffidabile, con questo tipo di pronostici).

I libri finora editi sono:

Nell’edizione inglese:

– A Game of Thrones (AGOT/GOT)
– A Clash of Kings (ACOK)
– A Storm of Sword (ASOS) – (Disponibile in due edizioni: libro unico o due libri separati)
– A Feast for Crow (AFFC)
– A Dance with Dragons (ADWD)

L’edizione italiana, invece, è molto più tribolata. Esistono varie edizioni e ristampe.

I volumi Urania:

– Il Trono di Spade
– Lo Scontro dei Re
– Tempesta di Spade Pt. 1/Pt. 2
– Il Banchetto dei Corvi

I Volumi Mondadori sono invece suddivisi nel seguente modo:

– Il Trono di Spade
– Il Grande Inverno
– La Regina dei Draghi
– Il Regno dei Lupi
– Tempesta di Spade
– I Fiumi della Guerra
– Il Portale delle Tenebre
– Il Dominio della Regina
– L’Ombra della Profezia
– I Guerrieri del Ghiaccio
– I Fuochi di Valyria
– La Danza dei Draghi

Sempre Mondadori sta ristampando i libri in modo tale da essere fedeli all’edizione inglese, sfruttando l’uscita delle stagioni televisive (attualmente è stato pubblicato il terzo libro).

Per il bene del vostro portafoglio e la godibilità della lettura, mi sento in dovere di consigliarvi di acquistare le copie in lingua originale. Il lavoro di traduzione è stato pessimo e molto “colore” viene perso con la traduzione nella nostra lingura (un esempio su tutti: quando vengono trovati i “Metalupi”, la madre non è rimasta uccisa dal corno di un unicorno ma da quello di un cervo.).

La storia si svolge in un periodo paragonabile al nostro Medioevo.

La cartina del mondo di ASOIAF

Come potete vedere dalla cartina trovata su Google Immagini, il mondo è fondamentalmente diviso in tre contineti: Westeros (paragonabile al Nord America), Essos (paragonabile all’Eurasia) e Sothoryos (paragonabile all’Africa). Inoltre, in questa mappa, non compare il Continente di Ulthos (paragonabile, credo, all’Oceania). I personaggi comparsi finora si muovono soprattutto nel continente di Westeros e in quello di Essos.

La storia ci viene narrata attraverso i punti di vista di alcuni dei protagonisti. Irrimediabilmente, questo ci porta ad immedesimarci in tutti i personaggi utilizzati dal narratore e, quindi, è inevitabile prendere le parti di un personaggio, piuttosto che dell’altro. Questo stile comporta una certa frammentazione della storia del singolo personaggio, ma non intacca lo svolgimento nella propria totalità. Attraverso i vari punti di vista (d’ora in poi abbreviati in PoV), infatti, ci viene offerta una panoramica generale di ciò che è successo non soltanto al personaggio utilizzato, ma anche ad altri.

Fatte le spiegazioni di metodo e dipinto il mondo in cui si svolgono le vicende, non resta che delineare un rapidissimo quadro generale.

La storia si svolge in un mondo medievale molto simile al nostro. Ci sono quattro grandi Lord Protettori: il Protettore del Nord, Dell’Est e del Sud. Questi quattro Lord hanno poteri straordinari, secondi solo a quelli del Re. Il compito di questi lord è di mantenere la pace e governare su quei territori in nome del re. Ogni lord protettore ha decine di famiglie che gli giurano fedeltà e accorrono in caso di necessità. Questo sistema è paragonabile al sistema feudale carolingio.
Accanto ai Lord Protettori è necessario anche far presente altre due importanti realtà: c’è una famiglia che domina sulle Terre dei Fiumi (che ha la stessa importanza di un Lord Protettore) è c’è la zona meridionale del continente che, seppur facente parte dei Sette Regni, mantiene una certa autonomia e il cui Lord è ancora denominato “principe” e si tratta di Dorne.

In questo mondo ci sono anche vari credo religiosi: ci sono gli Dèi Antichi (senza nome) venerati a Nord, ci sono i Nuovi Dèi venerati in tutto il resto dei Sette Regni (e sono: il Padre, la Madre, la Fanciulla, il Fabbro, il Guerriero, la Vecchia e lo Sconosciuto) che rappresentano le diverse facce di un unico Dio. Altra divinità venerate sono R’hllor, il Signore della Luce (Soprattutto ad Asshai delle Ombre e nelle Città Libere) e il Dio dai Mille Volti (il cui culto è legato alla morte).

Oltre alle divinità, vi sono anche creature tipiche del Fantasy quali: i giganti, i figli della foresta (paragonabili agli elfi, sebbene siano di piccole dimensioni) e poi ci sono gli Estranei di cui non sappiamo ancora molto se non il fatto che siano in grado di trasformare in creature simili a zombie le loro vittime.

Nonostante la presenza di queste creature leggendarie, la magia in questo mondo è pressoché assente. Dopo il Disastro di Valyria (di cui si sa ben poco) e la morte degli ultimi draghi, infatti, quest’arte è andata scomparendo e, quando viene usata, è come una spada senza impugnatura.

La trama è alquanto complicata e per questo cercherò di essere il più essenziale e schematico possibile e, dopo cinque tentativi in cui solo per il primo libro arrivavo ad un totale di 1600 parole (ora sono circa a 1260) ed ero ancora un quarto, mi rendo conto che è impossibile essere breve ed essenziale. Per questo, copio da Wikipedia:

Nel Continente Occidentale (Westeros), in seguito alla controversa morte di Jon Arryn (Primo Cavaliere del Re, una sorta di primo ministro), Re Robert Baratheon, che aveva conquistato il trono durante la battaglia del Tridente e lo aveva consolidato attraverso il matrimonio con Cersei Lannister, nomina Eddard Stark, Lord di Grande Inverno, suo nuovo Primo Cavaliere.

Intrighi di corte, tradimenti e desiderio di potere porteranno i Sette Regni dell’Occidente alla guerra per la conquista del Trono di Spade.

Incuranti dell’imminente arrivo dell’inverno e dell’antico pericolo che porta con sé, nessuno si occuperà della Barriera, l’ultimo baluardo tra gli uomini e le creature note come Estranei, difesa ormai da pochi e male assortiti Guardiani della notte.

Nel frattempo, nel Continente Orientale (Essos), l’ultima discendente in esilio della Casa Targaryen, la dinastia che aveva governato i Sette Regni per trecento anni prima di essere detronizzata da Robert e dai suoi alleati, sta cercando di trovare fondi e seguaci per riconquistare il regno sottrattole.

E, finalmente, arriviamo al sodo: perché una persona sana di mente dovrebbe volerlo leggere? Le risposte sono molteplici:

1) Nonostante si venga catapultati in una storia che pare già essere iniziata, è quasi impossibile non farsi prendere dagli eventi che si susseguono. Citando (più o meno) il Cacciatore “Leggo Martin soltanto perché in ogni pagina ci sono un sacco di informazioni”. Il punto di forza di questa saga, infatti, è la densità di avvenimenti in ogni pagina. Come avete notato sopra, la sinossi che Wikipedia ci ha offerto, non spiega davvero quasi nulla della storia perché è quasi impossibile riassumere tutto ciò che di rilevante accade in così poche righe.
2) È molto difficile non prendere le parti di questo o quel personaggio. Non ci sono personaggi che ti restano davvero indifferenti. Irrimediabilmente si finirà per apprezzarli o odiarli. Tra le altre cose, per quanto alcuni personaggi possano apparire piatti, è interessante notare l’evoluzione di altri (come Jaime Lannister).
3) Nessun personaggio è davvero al sicuro. Non importa che sia un re, un comandante o un nobile. Indipendentemente dal suo ruolo, ogni personaggio può morire. La dimostrazione lampante è la brutta fine che fanno Ned Stark, Robb Stark, Tywin Lannister o quella di Quentyn Martell.
4) La storia. Per quanto si tratti di un fantasy, i buoni non vincono sempre. Il confine tra bene e male è sottile, spesso confuso. Ogni personaggio non è mosso da una causa superiore (eccetto forse i Guardiani della Notte), ma dai propri interessi personali. Petyr Baelish lo dimostra alla perfezione. Varys, dicendo di servire il reame, in realtà sponsorizza la causa di altri. Tyrion Lannister è mosso dalla vendetta nei confronti della propria famiglia. Come vedete, ogni personaggio ha le proprie motivazioni per agire in un determinato modo.
5) Gli indizi disseminati lungo la storia: Martin ci offre spesso indizi di ciò che avverrà più avanti grazie a profezie e visioni che i vari personaggi hanno. Ogni volta che si rileggono i libri, balzano agli occhi elementi nuovi a cui non si aveva fatto caso prima. E, di solito, quando si realizza che tutto ci era già stato detto, è troppo tardi.

E ora, si arriva al gran finale: la valutazione.

In questo caso darò due valutazioni, una ai singoli libri e una all’intera saga.

A Game of Thrones: 9.5/10
A Clash of Kings: 9.5/10
A Storm of Sword: 10/10
A Feast for Crows: 3/10
A Dance With Dragons: 7.75/10

Ebbene sì, nonostante sia un Must Read c’è un libro che ha una valutazione di 3/10. Il motivo è semplice: in A Feast for Crows ci si concentra su personaggi che, personalmente, mi stanno sul cazzo. Al contrario degli altri libri, mi sembra lento e a tratti inconcludente. Nonostante si possa assistere alla maturazione di diversi personaggi (il già citato Jamie Lannister e Sansa Stark su tutti), il libro risente del fatto che sia stato separato da A Dance With Dragons. I due libri, infatti, in realtà dovevano essere uno soltanto ma, a causa dell’eccessiva lunghezza, Martin fu costretto a dividerli. Anche ADWD si rivela in calo rispetto ai primi tre libri. Daenerys pare essere una ragazzina in preda a tempeste ormonali continue, Tyrion viene ridotto per la prima parte del libro ad un derelitto. D’altro canto, però, la storia procede spedita e per queste due note negative, ce ne sono molte altre positive: l’evoluzione della situazione presso la Barriera dopo la grande battaglia contro i Bruti, la marcia di Re Stannis verso Grande Inverno, lo sviluppo degli avvenimenti riguardanti il comandante della flotta di Ferro.

Il voto globale è di: 9.

Viene definito una serie che ha rivoluzionato i canoni del Fantasy Moderno ed è vero. Difficilmente si trovano in altri libri di questo genere la stessa tensione e la stessa complessità presenti in questa saga. È anche vero che, non essendo un’opera finita, molto dipenderà anche dalle due uscite che potrebbero consacrare definitivamente A Song of Ice and Fire nell’olimpo dei grandi capolavori di genere oppure rispedirlo tra le moltitudini di libri discreti, a cui però manca qualcosa.

Spoiler time, fermatevi qui finché siete in tempo:

Gli avvenimenti OMG:

– La morte di Ned Stark, per decapitazione.
– La nascita dei Draghi
– Le Nozze Rosse: vengono uccisi Robb Stark, il re del Nord e molti suoi uomini. Viene uccisa anche Catelyn.
– La battaglia alla Barriera: una delle battaglie fondamentali del libro in cui i Bruti vengono respinti dai Guardiani della Notte grazie all’aiuto di Stannis
– La battaglie delle Acque Nere: Stannis viene spazzato via dall’alleanza tra Alto Giardino e i Lannister
– Il viaggio di liberazione degli schiavisti di Daenerys: La giovane ultima superstite della casa Targaryen percorre la baia degli schiavisti mettendola  a ferro e fuoco, dopo aver liberato tutti gli schiavi.

E tanti altri che non ricordo.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

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Progetti

Dato che in estate non si ha poi molto da fare se non si va in vacanza, ho deciso di sfruttare l’occasione per portare avanti progetti che durante il resto dell’anno avanzerebbero lentamente (e che in realtà, non avanzano affatto). Di che progetti si tratta? Ovviamente di progetti scritti.

Scritti che, stando ai bene informati (quelli che mi conoscono davvero, insomma), non vedranno una fine e, probabilmente, nemmeno un inizio. Questa opinione diffusa forse è vera, forse no. Le variabili sono tante e di progetti a medio-lungo termine ne ho iniziati tanti, senza finirne uno che fosse uno (da qualche parte, dovrei avere ancora i files salvati). Ma, esattamente, di cosa si tratta? Cosa saranno mai questi fantomatici progetti scritti? E quanti sono?

Si tratta di due storie lasciate da parte e di una che sto sviluppando in questo periodo. Le ambientazioni sono abbastanza varie e i temi trattati sono, tutto sommato, diversi e diversificati. Il primo dei tre racconti (divisi in più parti), è anche il più vecchio progetto, e si svolgerà in un futuro apocalittico in cui l’uomo si è quasi estinto. Al posto della razza umana, ora, ci sono altre tre razze di “sub-umani” che hanno sviluppato delle caratteristiche particolari: ognuna può contare su un differente tipo di magia. Le tre razze si troveranno a scontrarsi per imporre la propria supremazia e i propri obiettivi. In linea di massima, non si distacca molto dai canoni del Fantasy classico (che strizza, in modo più o meno evidente, l’occhio all’ultimissimo Terry Brooks).

Il secondo progetto gira intorno alle idee di base gettate con questo post: “Boh (O anche “Il Racconto della Foto”)”. La storia che vorrei scrivere non è altro che un “prequel” di questi eventi che ripercorre un po’ l’intera vicenda di un’Europa sottomessa ad una dittatura e la lotta di alcune organizzazioni di ribelli. Quindi, in teoria, dovrei scrivere della salita al potere del dittatore, la nascita della resistenza, la storia dei genitori della protagonista (così come quella di molti comprimari apparsi nel pezzo che ho linkato sopra) verrà approfondita fino a giungere al finale, già pronto e solo da rivedere. In questo caso i temi trattati sono meno “Fantasy” e più distopici, con elementi di fantapolitica. In questo caso ho anche una bozzetta delle idee da sviluppare, devo solo trovare il modo di svilupparle.

E alla fine, ma non per ultima, c’è la storia su cui sto concentrando maggiormente i miei sforzi. Di cosa si tratta? Una storia di e su i supereroi. Ovviamente, il tema trattato non brilla per originalità ma è un pallino fisso che avevo da un po’ di tempo e che ho deciso di assecondare. Quindi sì, assisteremo alla classica lotta tra “buoni” e “cattivi” e ci sarà un villain finale uber-potente. In questo caso, il lavoro è addirittura più approfondito rispetto al secondo progetto, in quanto ho anche delineato un rapido background per ogni personaggio e, più o meno, so già che fine faranno molti personaggi. I temi sono quelli tipici del genere supereroistico.

Se tutto andrà bene, inizierò a pubblicare le varie parti di uno dei tre racconti (non vi dico quale, però) un volta arrivato a buon punto con la stesura dei capitoli.

Sperando che tutto, una volta tanto, vada bene e che non venga colpito da un attacco di culopesismo, porgo ossequi.

Anche per oggi, questo è quanto.

Cya

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