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Di tutto, niente

E poi ti rendi conto che se non sfruttassi il martedì sera (o quel che ne resta) per scrivere qui sopra, non ne avresti il tempo. E quindi eccomi qui. Il titolo mi sembra emblematico: parlerò di cose assolutamente slegate tra loro e in ordine completamente casuale. Sì, mi rendo conto che sia il terzo (o quarto) post di fila in cui non parlo di politica un po’ perché ho perso di vista il livello nazionale, un po’ perché ho una serie di validi motivi che non starò qui ad elencare.

Ne resterà soltanto uno…E non è lui. Anche volendo, non si potrebbe non iniziare parlando della morte di Giulio Andreotti. Si è spento ieri all’età di novantaquattro anni. Cresciuto politicamente sotto l’ala di Alcide De Gasperi, si è dimostrato uno dei più grandi statisti italiani (e chi dice il contrario,  non è obiettivo), con la sua presenza ha caratterizzato gran parte della vita della Prima Repubblica. Accanto all’abilità da statista, però, ci sono le molte ombre: dall’assoluzione per prescrizione dall’accusa di associazione a delinquere, ai rapporti coi Servizi Segreti e la gestione degli Anni di Piombo e del caso Moro. La sua figura è paragonabile a quella della Thatcher in Inghilterra, per la controversa reputazione di cui gode. Con la sua morte, comunque, si assiste alla fine vera e propria di una stagione politica e svanisce anche l’unica possibilità di saperne di più sui tanti misteri italiani ancora insoluti, attraverso la narrazione diretta di uno dei protagonisti. Alla fine, di padre della Costituzione, n’è rimasto solo uno e non si tratta di lui.

Incapacità Congenita. Ché poi, io, con le donne non ci so fare. E non è nemmeno questione di non applicarsi o di non provarci. È proprio incapacità congenita. Giustamente, voi non capite di cosa sto parlando, perciò credo sia meglio cercare di rendervi un po’ più partecipi: Ieri stavo parlando di rapporti di coppia. Con chi? Eh, è un segreto (forse di Pulcinella, ma pur sempre un segreto). Perché? Eh, questa è una bella domanda. Diciamo che in questo discorso mi ci sia infilato da solo, con un’affermazione infelice. Ché poi, a voler esser pignoli, io delle dinamiche dei rapporti di coppia non è che ci abbia mai capito un cazzo. O meglio, quando si tratta di quelli degli altri, mi sembra tutto estremamente facile, quando si tratta di me… Beh, il problema non si pone… Ma sto digredendo. Dicevo che mi ci sono infilato da solo, facendo un’affermazione a metà strada tra il serio e il faceto. Resta il fatto che una cosa ha tirato l’altra, si è giunti alla fatidica conclusione: “Non vedo perché dovrei accontentarmi, quando si tratta di scegliere una persona con cui passare una parte della mia vita”. Col “si è giunti” intendo che l’affermazione in realtà è mia. Comunque, non so se sia stata questa la frase colpevole a qualcosa a cui ho dato meno peso, comunque la persona con cui parlavo (una donna, sì) s’è sentita urtata. Ora, il problema non è tanto farsi perdonare (che già, comunque, potrebbe esser difficile), quanto il fatto che in una situazione del genere mi ci sia infilato da solo. È un po’ come aver votato PD (e, sì, per la cronaca ho fatto anche questo).

Addio Fb. Ci risiamo. Per l’ennesima volta ho cancellato l’account farlocco da feisbug. La decisione è stata presa non ricordo quando (forse settimana scorsa oppure due settimane fa) senza nessuna ragione apparente. La verità è che a me viene a noia facilmente, quello stupido social network di serie B. Ovviamente la mia decisione non è stata indolore: sono stato pesantemente insultato (nevvero, in fondo non erano così pesanti, gli insulti) perché ho rotto i coglioni con questo “compari e scompari” che ogni tanto faccio. Da questa esperienza, però, ho tratto due conclusioni. La prima è piuttosto semplice: se tutto andrà come ho previsto, entro la fine del mese sarò libero di cancellare pure il profilo “vero” da fb. La seconda, invece, è una certezza che si è cementata ancor di più col passare del tempo: gente, G+ è milioni di volte avanti rispetto a feisbug. E ha il vantaggio che non lo usi praticamente nessuno. Gioia e gaudio per la parte hipster (che disprezzo) in me.

And the winner is… Una cosa che ancora non capisco (No, ovviamente non è “solo una cosa” che non capisco, ma se andassimo a vederle tutte faremmo notte…Del otto aprile duemilasedici), nonostante i quasi quattro anni da blogger pirla qui sopra, sono i premi dati dagli scribacchini ad altri scribacchini. La perplessità, nata circa un anno fa, ancora non si è sopita. Ogni volta che vedo qualcuno linkare/scrivere “Mh, sto pensando di candidarti al premio per il cicisbeo più cicisbeo che esista” una vocina interiore leva la sua voce con un indignato “Perché?“. Qual è l’utilità di tutto ciò? Essere incoronato vincitore di una gara a cui non voglio partecipare? Beh, bello.  Bello soprattutto perché chi mi premia, in fondo, in fondo, potrebbe pensare pure che “50 sfumature di Grigio” sia un bel libro e che Palahniuk sia un bravo autore e non un Fabio Volo che scrive in modo volgare (e se la prima cosa la tengono ben nascosta, la seconda fanno in modo di sbandierarla in ogni modo). E poi, diciamocelo, del fatto che piaccia o meno ai lettori ciò che scriviamo, non ce ne frega un cazzo, in realtà. Non è un’insulsa catena di Sant’Antonio (perché poi, il funzionamento è quello) a farmi pensare d’esser bravo  (anche perché non lo sono). Non lo sono nemmeno le mille mila visite in un mese a farmelo pensare. Potrò dire di essere un bravo blogger solo quando arriverò a scrivere sul Fatto Quotidiano, con Travaglio. Checcazzo. Fortunatamente, però, questi premi sono cose che non mi competono.

Messaggio per te, che ormai sei in fissa sull’About Me. Tu, lettore ignoto che sei in fissa con la scheda About Me, palesati in qualche modo. Sei davvero inquietante. Passi che cerchi le foto dei fighini postati qua da qualche parte per fapparti selvaggiamente, passi anche che tu dia un’occhiata ai Must Read. Va bene anche il fatto che cerchi spunti per i tuoi temi scolastici ma, per favore, davvero…Smettila di stalkerarmi. C’è già la secsdonna che ogni tanto se ne esce con frasi tratte da quella descrizione. Non sono certo di poter sopportare due guardoni. Sono veramente inquietato. E, tra l’altro, spero che non sia tu il visitatore islandese. Che poi mi chiedo come cazzo sia stato possibile che un islandese sia arrivato fino a qui. Vabbè, ceste (cit.)

Il mio peggior nemico. La fine si avvicina sempre di più. Dopo i sogni nefasti, ieri ho avuto un faccia a faccia con un pagliaccio. Ho avuto veramente paura ma l’ho affrontato come un vero uomo… Ovvero, mi sono nascosto dietro al banchetto e ho continuato a bisbigliare ai presenti “Mandatelo via! Ho paura!” oppure “Mi fa impressione, quello stupido clown. Cacciatelo!”. La cosa bella, però, era che io avevo i palloncini. Palloncini che ho rifilato ad un sacco di marmocchi. Ed è stato bello vedere il mio skillare nel corso della fiera: domenica mattina i bambini scappavano via come se avessero visto Pennywise, lunedì sera (in chiusura) tutti venivano lì da me per prendere il palloncino, snobbando gli altri. Il mio nemico mortale non so dove sia finito ma nel dubbio, ora, prima di salire in macchina controllo che non ci sia nessun passeggero indesiderato.

Questo è quanto.

Cya.

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Il Giorno

Dopo mille mila anni, rieccomi qui. Non che abbia qualcosa di importante da dire, anche se lo speravate.

Dall’ultima volta che ho scritto quanto tempo è passato? Onestamente, non me lo ricordo. Le cose sono cambiate da allora? Sì. No. Forse. L’ultima volta che ho scritto una riflessione su qualcosa, ho volontariamente omesso degli avvenimenti. Avvenimenti che poi, col passare del tempo, mi hanno portato alla situazione odierna. Quale situazione? Presto lo capirete. Andiamo con ordine.

Luglio/Agosto 2011: Doppio incontro con due amici, che per comodità chiamerò P e C. Dopo mesi e mesi di conversazioni su msn/faccialibro/skype, finalmente si riesce a trovarci tutti insieme in quel di Milano. Giornata bella, senza ombra di dubbio. Ricca di divertimento, di chiacchiere, di spese e di spunti di riflessione. Ci si lascia ripromettendosi di vederci ancora, prima del diciotto di agosto. Alla fine, miracolosamente, riusciamo a trovare una data che mette d’accordo tutti e ci rincontriamo. Colazione fuori, come la prima volta, passeggiata per il centro di Milano, pranzo e chiacchierata. Qui ci sono i saluti. Saluti “definitivi” a P, che se ne ritorna in Norvegia per riprendere la scuola e la vita che s’era fatto lì, l’anno prima.

primi di settembre: Incontro l’amico C, rimasto in Italia. Si discute del più e del meno. Si discute di ragazze. Partono gli insulti. Le giornate reggono ancora quindi decidiamo di tirare tardi. Si discute di progetti futuri, piani e speranze. Insomma, una giornata di totale cazzeggio che mi fa tornare a casa pienamente soddisfatto.

Metà settembre: Altro incontro con C, poco prima dell’inizio dell’università. Situazioni in divenire vengono trattate a lungo e approfonditamente. Luogo che assiste all’avvenimento dell’epocale sede di discussione? Di nuovo Milano. Ci si accorda per un “appuntamento” a data da destinarsi.

Fine settembre, inizi ottobre: Ultimo incontro a Milano con C. Si discute delle solite cose, si evitano i fratelli di colore che vogliono piazzarci i braccialetti. Ci si mette d’accordo per un’uscita serale.

15/10/2011: Uscita serale. Si discute del più e del meno e sullo squallore dell’esser chiamati sfigati da una cameriera. Cameriera con anello al dito. Parliamo del più e del meno e della possibilità di fare un viaggio all’estero, previo lavoro trovato. Nel secondo locale noto che cercano studenti universitari per lavoro serale. C mi accenna ad una festa che si terrà a Milano il 28/29/30 ottobre a Milano. Mi dichiaro interessato.

16/10 – 25/10: organizzazione di massima dell’evento milanese che ci aspetta nel fine settimana. Ci si accorda sui dettagli e preparo il conto alla rovescia, smanioso di conoscere Herpina (“Ragazza puntata da C”. Il soprannome, è di mia invenzione). Porto un curriculum in quel locale, sperando che mi chiamino. Do l’esame di sociologia, brillantemente passato con 27 (finalmente).

Venerdì, 28/10/2011: All’ultimo momento, Herpina ci da buca. Io e C decidiamo di incontrarci comunque e, dopo aver fatto un giro tra le prime bancarelle, andiamo in Via Torino dove ci compriamo le caramelle che io voglio. Giornata tutto sommato normale, in cui abbiamo puntato i nostri futuri acquisti. Nulla di eccezionale.
Sabato, 29/10/2011: Dato che l’evento in questione è il Capodanno Celtico, assistiamo ad una sfilata. Il percorso copre la distanza tra Parco Sempione (partenza) e il Duomo (arrivo). Lo spettacolo è davvero impressionante. L’unica pecca è la scarsità degli strumenti musicali. Rischio di essere travolto, per colpa di una cazzo di foto. Ripercorso l’itinerario, assistiamo ai combattimenti tra alcuni partecipanti della sfilata. Coinvolgenti ed interessanti. Facciamo l’ennesimo giro tra le bancarelle e questa volta acquistiamo entrambi una collana. Io, un lupo (simile a quello dello stemma degli Stark). C. un lupo che ulula. Assaggiamo l’idromele. Originariamente il piano prevedeva una nostra permanenza anche serale, ma per vedermi la partita ho mandato a puttane il tutto. Di Herpina, che sarebbe dovuta venire, nemmeno l’ombra.
Domenica, 30/10/2011. Questo, insieme ad un altro, è IL giorno. Per comodità, lo chiamerò “IL giorno pt.1”. Ci si trova presto per mangiare al CIAO (no, non vi sto salutando). Si riassiste alla sfilata facendo foto e video. Conoscendo già l’itinerario, sappiamo come muoverci. Becco una tizia che assomiglia un sacco ad una mia amica. Apprezzo e tiro avanti. Dopo la sfilata, assistiamo alla rivisitazione di una battaglia, breve. Nulla di particolare ma non malaccio. Cerchiamo una panchina. Ne troviamo una, ma dopo poco dobbiamo lasciarla libera. Ne troviamo un’altra. Socializzo con una vecchietta (sarà stato anche il fatto che sgracchiavo come un novantenne, ad aiutarmi). Arriva, finalmente, Herpina. Sguardo tra me e C. Lui mi chiede se m’aspettavo di meglio. Mento spudoratamente, dicendogli di no. Dopo circa due ore, in cui beviamo anche una bottiglia di sidro in quattro (uau), Herpina se ne va. Pochi commenti da parte di entrambi e tanta perplessità. Torniamo al CIAO, in Duomo questa volta. Cena discreta, gran pezza di figa di fianco a C. Figura di merda assicurata, quindi. E, infatti, immancabilmente fatta. Mentre lei se ne sta andando mi becca in pieno mentre, in fissa, guardo nella sua direzione pensando “ciao ciao”. Mi guarda malissimo e io scoppio a ridere. Si torna al Capodanno celtico e si assiste ad un concerto della durata di un’ora e mezza. Niente male, davvero. Ed è dopo il concerto che si giunge all’inizio della fine. Assisto, infatti, alla performance di un corpo di ballo specializzato in danze celtiche e vedo lei. Colpo di fulmine. Fulminante. Mi è difficile distogliere gli occhi da cotanta bellezza. Dopo la fine del loro spettacolo c’è il rientro a casa. Discutiamo delle nostre “favorite”. Sì, anche C. ha una favorita. Ci si saluta, dandoci appuntamento per un non meglio precisato quando.

Mercoledì, 02/11/2011: Si discute delle intenzioni (a quanto pare serie) di C. di darsi alle danze irlandesi. Sempre C., si impegna in un’opera di “ricerca di informazioni” (Stalking, imho) sulle due ragazze che ci interessano. Sappiamo i loro nomi ma, come al solito, mi dimostro sfiduciato ed enuncio il mio teorema (Il Teorema di Mazza): “Arrivati ad una certa età (Età universitaria N.d.L), tutte le ragazze single o sono brutte o sono troie.” Dopo aver esposto questo teorema, vengo “pesantemente insultato” da C. e quindi gli chiedo di fare un controllo tra le sue amiche. Nonostante la fattispecie empirica mi dia ragione, C sembra poco convinto. Si Skypa in tre. Io, P. e C. e ci accordiamo per un incontro durante le festività natalizie.

Oggi, giovedì, 03/11/2011: IL giorno pt.2. La giornata si prospetta una vera merda sin dalle prime ore. Per consolarmi, C., mi invita ad andare a Milano (scherzosamente) e mi informa che la ragazza che mi ha fatto “venire un colpo di fulmine” gli farà da maestra. Finita la lezione, mi dà una bruttissima notizia: ha l’anello. Nonostante me lo aspettassi, la botta è bella tosta. Lui cerca di tirarmi su e io gli dico di evitare perché, tanto, mi rimetterò in carreggiata. Alla fine, anche lui, ammette che il mio teorema sia corretto e funzioni. Insomma, a coronare una giornata di merda si aggiunge pure questa ciliegina sulla torta.

Ora, dire che io sia sfortunato in amore è un eufemismo. Sentirmi dire che sono troppo negativo e pessimista, alla luce dei fatti, però è una stronzata.

Voi vi starete chiedendo: In cosa sono cambiate le cose? Fondamentalmente, ho trovato degli amici di cui mi posso fidare e con cui mi trovo bene dopo un periodo di scarsa vita sociale. Questo è cambiato.
Cosa è rimasto uguale? Fottutamente sfortunato in amore, senza ombra di dubbio.
Qual è la situazione odierna? Insoddisfatto della mia vita sentimentale e perseguitato dalla sfiga, ma con una discreta vita sociale.

Tl;Dr: Ho una vita sociale, in amore sono sfigato. Il mio Teorema è corretto.

P.S.: Dato che il signor C. vuole abbordare la sua favorita, sabato gli farò da sostegno morale ad un loro spettacolo a Busto.

Con questo chiudo, tante care cose.

Cya.

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