Archivi tag: Film

Citazioni #59

– Politici, imprenditori… Mi preoccupa la catena di suicidi di questi ultimi tempi. Alcuni non reggono il carcere, altri l’accusa di corruzione o di avere accettato tangenti e si uccidono. Ma si uccidono, Presidente. A proposito, Craxi sospetta che sia lei, il grande manovratore di Tangentopoli
– Che sciocchezze
– Corruzione, concussione… Stanno cadendo tutti i suoi colleghi: Craxi, Forlani, De Mita, Martelli, La Malfa… Lei no. Questo scandalo di immane dimensioni non la riguarda.
– Provo… Tenerezza e un senso di tristezza però guardi, io non credo che siano finiti. Non credo che abbiano responsabilità personali, non credo dovrebbero uscire dalla scena politica.
– Ma non è di Tangentopoli che vorrei parlare, bensì di un articolo che vorrei scrivere su un tema… Oserei dire filosofico. Questo tema è il caso.
– Io non ci credo al caso; io credo alla volontà di Dio.
– Dovrebbe invece. Dovrebbe crederci al caso. Dunque, Presidente, è un caso che i familiari di alcune persone assassinate la odino? La odia il figlio del generale Dalla Chiesa: dice che c’è la sua mano nell’omicidio del padre. La odia la moglie di Aldo Moro che la ritiene uno dei responsabili della morte del marito. È un caso che la odi la moglie del banchiere Roberto Calvi? Dice che lei minacciò prima e ordino poi l’omicidio di Calvi. Dice che non l’uccise lo IOR, ma due persone: Andreotti e Cosentino, che adesso è morto. E poi mi domando: è un caso che lei fosse ministro dell’Interno quando Pisciotta è stato assassinato con un caffè avvelenato? Si disse che Pisciotta avrebbe potuto rivelare i mandanti dell’omicidio del bandito Giuliano. È un caso che il banchiere Michele Sindona sia stato assassinato allo stesso modo? Anche lui, costretto in carcere, avrebbe potuto fare rivelazioni fastidiose. È un caso che tutti dicano che lei abbia ripetutamente protetto Sindona? È un caso che il suo luogotenente Evangelisti abbia incontrato Sindona da latitante, a New York, in un negozio di soldatini? È un caso quello che dice il magistrato Viola, che se lei non avesse protetto Sindona non sarebbe mai maturato il delitto Ambrosoli? E ancora: è un caso che lei annota tutto scrupolosamente nei suoi diari e dimentica di annotare del delitto Ambrosoli? Ed è un caso che nel triennio ’76-’79, quando lei era Presidente del Consiglio, tutti i vertici dei servizi segreti erano nelle mani della P2? È un caso che nei suoi ripetuti incontri con Licio Gelli, capo della P2, parlavate – solo ed esclusivamente – dei desaparecidos sudamericani? Così ha detto lei: “solo chiacchiere amichevoli”. Infine, è un caso che lei sia stato tirato in ballo in quasi tutti gli scandali di questo paese? E tralascio tutti i sospetti che aleggiano sui suoi rapporti con la Mafia. Insomma – come ha detto Montanelli – delle due, l’una: o lei è il più grande, scaltro criminale di questo paese, perché l’ha sempre fatta franca; oppure è il più grande perseguitato della storia d’Italia. Allora le chiedo: tutte queste coincidenze sono frutto del caso o della volontà di Dio?
– È un caso che l’autorevole quotidiano, da lei fondato e diretto, sia stato salvato a suo tempo dal Presidente del Consiglio? Quel Presidente del Consiglio ero io. Il suo giornale stava per finire nelle mani di Silvio Berlusconi, un datore di lavoro a lei poco gradito. Io l’ho impedito, anche grazie alla mediazione del tanto vituperato Ciarrapico, consentendole così di riacquistare la sua autonomia e la sua libertà. Autonomia e libertà che le consentono di venire oggi qui a pormi domande sfrontate e capziose. È grazie a me se lei oggi può permettersi di essere così arrogante e presuntuoso e sospettoso nei miei confronti.
– Guardi che le cose non stanno esattamente così: la situazione era un po’ più complessa.
– Ecco. Lei è abbastanza perspicace e l’ha capito da solo; la situazione era un po’ più complessa. Ma questo non vale solo per la sua storia: vale anche per la mia.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Rubriche

Quei film appena visti #2

Ed eccomi qui, a mantenere la seconda promessa: parlare dei film visti durante le vacanze. Devo dire che, a parte qualche eccezione, sono state tutte visioni piacevoli o che, per lo meno, non hanno annoiato. Ci sono stati addirittura quattro film che sono entrati di prepotenza nei Must Watch. Ci tengo a sottolineare che, nonostante ci siano dei voti, quanto leggerete qui non è una recensione. Si ringrazia Rotten Tomatoes per avermi aiutato a scegliere i film.

Contagion è stato il primo film che ho visto. Come il titolo suggerisce, l’argomento tratto è una pandemia che si sparge nel mondo. La pandemia è anche il veicolo tramite cui ci viene fatto vedere come diverse persone affrontano una crisi del genere. Il film, infatti, oltre a seguire le vicende dei ricercatori impegnati a cercare un vaccino, seguono anche le vicende di un padre di famiglia (Matt Damon) a cui il virus ha portato via sia la moglie (Gwyneth Paltrow), sia il figlio. L’uomo, nonostante si riveli immune al virus, non avrà vita facile dato che dovrà badare alla figlia avuta dalla prima moglie, che lo ha raggiunto a Minneapolis.
Un’altra storia invece è quella dell’inviata speciale ad Hong Kong (Marion Cotillard) incaricata di scoprire l’origine e lo sviluppo del virus. Sarà proprio durante questo compito che verrà rapita e usata come “merce di scambio” per far ottenere il vaccino ad un piccolo villaggio fuori città. Durante il rapimento, la Cotillard instaurerà un legame con la gente del posto che la porterà a fare una scelta inaspettata (non vi rivelo quale).
Anche i Media hanno un ruolo fondamentale nei film. Un blogger complottista (Jude Law), infatti, sfrutterà la situazione a suo vantaggio personale cercando di arricchirsi, spacciandosi per malato e dando il merito della propria guarigione ad un farmaco omeopatico, in realtà inefficace. Saranno proprie le file per prendere questo farmaco a contribuire ad un’aumento della velocità di diffusione del virus.
La parte da leoni, però, la fanno i dottori e i ricercatori che hanno il compito di trovare una cura per arginare la pandemia. Il loro impiego sul campo e l’alacrità con cui operano per tutta la durata del film (oltre alla fedeltà con cui sono stati ripresi i metodi di produzione e sperimentazione del vaccino, lodata anche da veri scienziati) è legato ad un profondo e interessante lavoro di indagine che porterà gli spettatori a scoprire pian piano il reale svolgimento della diffusione di questo nuovo ceppo di influenza. Sarà, infatti, con un flashback che scopriremo chi era il paziente zero e come è stato contagiato.
Il film, per tutta la sua durata, non ha eccessivi cali. Persino Matt Damon risulta discreto nella sua interpretazione e, nell’insieme, l’intreccio delle varie vicende permette di mantenere un ottimo ritmo. Un thriller particolare, che non annoia.
Lo consiglio? Assolutamente sì. Un film ben recitato e diretto benissimo da Stephen Soderberg che in questo film non sbaglia un colpo. Evitatelo solo se siete ipocondriaci.
Voto: 8

Byzantium narra la storia di due sorelle in fuga da un burrascoso passato che continua a perseguitarle. Le due ragazze sono come il giorno e la notte, l’una l’opposto dell’altra. Eleanor (Saoirse Ronan) è introversa, solitaria e amante della tranquillità. Claire (Gemma Arterton), invece, è una ragazza estroversa e disposta a sfruttare il suo corpo pur di guadagnare abbastanza per mantenere la sorella. Le due, però, hanno un segreto che conservano gelosamente: sono vampire. Quando un giovane uomo, dopo aver a lungo inseguito Claire, viene ucciso da questa, le due decidono di trasferirsi e cambiare città. Il cambio di città porterà uno sconvolgimento nello status quo della relazione tra le due ragazze: Eleanor, infatti, si innamorerà di un ragazzo malato di leucemia e inizierà a raccontargli la propria storia: si verrà a sapere che in realtà Claire non è la sorella maggiore, ma bensì la madre di Eleanor e ci verrà raccontata la loro storia e si scoprirà anche perché le due sono braccate da un gruppo di uomini intenzionati ad ucciderle.
Il film è difficile da inquadrare. Non è un horror e non è nemmeno un fantasy. Probabilmente, rientrerebbe nel filone “Dark Fantasy” che andava di moda un po’ di tempo fa. L’interpretazione degli attori è discreta e la storia, pur non essendo nulla di straordinario, non è nemmeno tra le peggiori per un film del genere. D’altro canto, quando lo si finisce di vedere, si rimane perplessi.
Lo consiglio? No. Ci sono film molto migliori e più soddisfacenti. Un film senza infamia e senza lodi che può anche non essere guardato, a meno che non siate fan dei vampiri.
Voto: 6.25

Ruby Sparks, invece, era un film che volevo vedere da tempo. Un giovane scrittore, Calvin Weir-Fields (Paul Dano), dopo un primo libro di successo, è incappato in un terribile blocco dal quale non riesce ad uscire. Il suo psicoanalista, allora, gli assegna il compito di scrivere di una persona che faccia i complimenti al suo cane, non molto bello. Calvin troverà questa persona… Nei suoi sogni. A fare i complimenti al cane, dopo averlo disegnato, è una giovane ragazza dai capelli rossi. Una volta svegliatosi, Calvin decide di scrivere di questa ragazza e, col passare del tempo se ne innamora, nonostante sia frutto della sua fantasia. Un giorno, però, lo scrittore si sveglia e trova Ruby (Zoe Kazan) nella sua cucina. Dopo aver capito che la ragazza ha di fronte è reale e dopo aver scoperto che è in grado di farle fare tutto ciò che vuole, Calvin decide di non scrivere più nulla su Ruby. I due iniziano una relazione che, inizialmente, va a gonfie vele. Col passare del tempo, però, le cose cambiano e quindi Calvin decide di intervenire rimettendo mano allo scritto che è in grado di guidare le azioni di Ruby. Ovviamente la storia va avanti, ma se voleste sapere come continua, dovrete guardarvelo.
Il film, nonostante narri di una vicenda incredibile, alterna momenti di estrema leggerezza a momenti di cupezza a seconda delle situazioni in cui si trovano i due protagonisti principali. Sia Zoe Kazan (che ha anche scritto il film) sia Paul Dano recitano ottimamente. La storia è una storia d’amore del tutto atipica, date le condizioni di cui può “godere” Calvin eppure, nonostante tutto, come tutte le relazioni ci sono alti e bassi che porteranno ad una serie di scene che lasceranno lo spettatore quanto meno confuso su come dovrebbe sentirsi. Quando la faccenda sembra abbia preso una piega irrimediabile, però, succederà qualcosa che cambierà completamente le carte in tavola.
Lo consiglio? Assolutamente sì. È il primo dei quattro nuovi “must watch”. È, come detto sopra, una storia d’amore atipica che non eccede troppo nel romanticismo ed ha dei momenti in cui non si può fare a meno di pensare “Santo cielo, che mindfuck”.
Voto: 8,5

Mud. Se dovessi descriverla in breve, direi che è la storia di un’amicizia. Fortunatamente, dato che di spazio ne ho, posso anche evitare frasi fatte del genere. Il film si apre con un viaggio in barca fatto da due ragazzini che giungono su un’isola disabitata in cui trovano una barca trascinata su un albero dalle forti correnti. Questo viaggio, cambierà le loro vite. Qui, infatti, incontreranno Mud, un uomo in fuga dalla legge per omicidio. Tra i due ragazzi e l’uomo si verrà a creare un rapporto d’affetto che condurrà i due giovani a fare da intermediario tra Mud e la sua ex ragazza. Ellis, uno dei due ragazzini, nel frattempo vivrà i classici problemi dei quattordici anni, con le prime cotte e le prime delusioni. A complicare la situazione, però, ci sarà la famiglia dell’uomo ucciso da Mud, in cerca di vendetta.
Il film che, a prima vista pare solo la storia di un’amicizia, in realtà segue la crescita di Ellis attraverso le esperienze vissute grazie (o per colpa, a seconda dei punti di vista) di questo galeotto incarcerato per aver ucciso l’uomo che aveva maltrattato la donna di cui era innamorato. La recitazione degli attori è molto buona e anche la colonna sonora ci aiuta ad immergerci in un’America suburbana in cui tradizione e rinnovamento si scontrano.
Lo consiglio? Sì, nell’insieme è un buonissimo film che scorre via bene, mantiene la tensione narrativa costante e non ha cali evidenti.
Voto 8.25

The Sessions. Una commedia che parla di sesso e amore in maniera non volgare e toccante. Il protagonista del film, Mark O’Brien, è affetto da poliomielite ed è costretto a passare gran parte della giornata in un polmone d’acciaio. Nonostante questo riesce a diventare un poeta affermato, desideroso di condurre una vita normale. Il primo amore che ci viene mostrato è una ragazza assunta per assicurarsi che i suoi bisogni siano soddisfatti. Ben presto, Mark, si rende conto di essersi innamorato di lei. Quando dichiara i propri sentimenti, la ragazza (fidanzata) non sa cosa rispondergli. Amanda (la ragazza), parte per l’Europa dopo aver salutato Mark, qualche tempo dopo. Rifiutato dalla ragazza e sentendo che il momento della sua morte si avvicina, Mark (molto cattolico) stringe un forte rapporto di amicizia con un prete, il quale diventa il suo più caro confessore. Non volendo morire vergine, alla fine, Mark convince il prete a mettersi in contatto con una specialista: un’assistente sessuale, che si occuperà di far avere al cliente esperienze sessuali. Tra Mark e la donna, però, scatta la scintilla e… Se volete sapere come va avanti, dovrete vedervi anche questo film.
Indubbiamente il tema centrale del film è il sesso. Ma non viene trattato in modo volgare, ma tutt’altro. Il fatto che il protagonista non sia “normodotato” diventa un elemento fondamentale del film. Una commedia romantica che strappa molti sorrisi e commuove un po’. Qui, il sesso, non è inteso solo come atto carnale ma mira ad una più ampia definizione che comprende anche il sentimento.
Lo consiglio? È IL vero Must Watch, meglio degli alti film che ho inserito nella lista. Film del genere ne ho visti davvero pochi.
Voto: 10

Take This Waltz, invece, è un film pessimo. Non solo è noioso e ha una trama banalotta ma anche l’interpretazione degli attori non brilla. Galeotto fu un viaggio per Margot (Michelle Williams, molti di voi la ricorderanno per il ruolo di Jen in Dawson’s Creek) e Daniel (Luke Kirby) che li fece innamorare. Il problema, però, è che Margot è sposata con Lou (Seth Rogen), scrittore culinario e cuoco. La donna, combattuta tra i sentimenti per il misterioso Daniel e la vita matrimoniale e familiare con Lou, vivrà una profonda crisi che la porterà a rivalutare la sua intera vita.
Bene, la trama a grandissime linee è questa. Cosa lo rende un brutto film? Tutto. Come detto sopra, la storia è banale, lo sviluppo è abbastanza ovvio. Gli attori non brillano e le scene che ti dovrebbero far sorridere, non lo fanno. Più che guardare il film, guardi l’orologio sperando che finisca. Ho avuto la tentazione di staccare quando la sorella di Lou, ubriaca, fa la morale a Margot.
Lo consiglio? Assolutamente no. Un film che non lascia niente, se non l’amaro in bocca per aver sprecato quasi due ore.
Voto: 3

Fright Night, invece, è stata una rivelazione, rispetto alle aspettative. Il nuovo vicino di Charlie, un ragazzo del liceo con un passato da nerd, sconvolgerà la sua vita. Il liceale, infatti, dopo essere riuscito a conquistare il cuore della ragazza più ambita della scuola, viene ricontattato da un vecchio amico che lo mette in guardia contro il nuovo arrivato in città che, secondo lui, sarebbe un vampiro. Charlie non dà peso alle preoccupazioni del ragazzo fin quando questi non scompare. A convincerlo definitivamente, però, sarà la scomparsa di una ragazza che conosce. Per affrontare il vampiro, allora, deciderà di rivolgersi ad un “santone” esperto dell’occulto (David Tennant) e quando la posta in gioco sarà la vita della sua ragazza, Charlie farà di tutto per uccidere il vampiro.
Il film non è nulla di eclatante, né tanto meno un capolavoro ma rispetto alle aspettative si è andati ben oltre. Fright Night è un horror scanzonato che, spesso, si prende in giro. Non ci saranno grandi brividi, ma qualche risata la strappa. Anche l’azione è una componente importante e ben utilizzata.
Lo consiglio? Ni. Se cercaste qualcosa di leggero e simpatico, questo sarebbe il film che fa per voi. Volete un “vero” horror o qualcosa di impegnato? Andate altrove.
Voto: 7

The Moth Diaries, purtroppo, si è rivelato invece il film che prevedevo. La storia segue le vicende di una ragazza rientrata in collegio, dopo il suicidio del padre. L’arrivo di una nuova studentessa, però, stravolgerà la sua vita e quella delle ragazze con cui aveva stretto un rapporto di amicizia. La nuova studentessa, presto, farà in modo che Rebecca venga isolata e presa per paranoica. Rebecca, dal canto suo, inizierà ad indagare sulla studentessa misteriosa e inizierà a sospettare che sia un vampiro.
Nonostante la presenza di Lily Cole, purtroppo mora, il film non attira l’occhio quanto dovrebbe. La trama è stata scritta troppo velocemente e lascia più di qualche perplessità. La storia non spaventa ed è abbastanza banale, così come lo sono le caratterizzazioni dei personaggi. Non un sussulto, non una particolarità che te lo faccia ricordare.
Lo consiglio? No. Film da evitare assolutamente.
Voto: 4

Another Earth è una storia che, partendo da presupposti fantascientifici, si sviluppa come un dramma. Una giovane diplomata, ammessa al MIT, dopo aver festeggiato con la famiglia e gli amici ed essersi ubriacata fa un incidente in cui rimangono coinvolti un uomo e la sua famiglia. Nell’impatto la moglie e il figlio dell’uomo rimarranno uccisi, mentre lui rimarrà in coma per qualche mese. Quella stessa notte, in cielo, appare un pianeta identico alla Terra. Passati tre anni dall’incidente, la ragazza torna a casa dalla galera e inizia a lavorare in una scuola, facendo le pulizie. Un giorno deciderà di andare a trovare l’uomo dell’incidente e lo troverà a vivere in condizioni pietose. Tra i due nascerà un rapporto profondo che si legherà alla possibilità di vincere un viaggio sull’altra Terra.
Il film ha un buon ritmo e non eccede troppo, riuscendo a non stonare. Una vicenda con i presupposti di questo film si sviluppa in maniera terrena. Il colpo di scena finale, fa sospettare come una teoria presente nel film potesse essere corretta. La certezza non la si avrà e il dubbio ci accompagnerà anche dopo i titoli di coda. Ha momenti molto introspettivi grazie anche alla presenza di un personaggio unico come il bidello pellerossa.
Lo consiglio? Ni. Probabilmente non è un film per tutti, ma ciò non lo rende per nulla meno bello.
Voto: 7

Prometheus è stato uno dei film più acclamati dell’anno passato. Una coppia di archeologi viene assunta da una compagnia per fare degli studi su un pianeta distante anni luce dalla Terra. Una volta giunti sul pianeta troveranno le rovine di una civiltà aliena uccisa da qualcosa. I membri dell’equipaggio e gli archeologi scopriranno a loro spese cosa ha ucciso questa civiltà, che chiameranno gli “Architetti”. “Architetti” che avevano portato la vita sulla terra e, ora, vogliono distruggerla. L’unica sopravvissuta del viaggio partirà per cercare di capire per quale motivo la razza umana debba essere cancellata dalla faccia della terra.
Onestamente, non capisco perché sia così osannato. Ha indubbiamente un paio di buoni momenti e una volta o due ti fa sussultare. Sicuramente gli effetti speciali sono grandiosi… Però la storia ti lascia con un sacco di domande senza risposta e il fatto che sia una saga rende questo film solo un discreto primo capitolo.
Lo consiglio? Ai fan di Alien sì. Agli altri ni. È il classico giocattolone americano.
Voto: 6.5

Death of  a Superhero è, forse, la rivelazione. Il film narra la storia di un ragazzo malato di leucemia. La malattia e le sofferenze lo portano ad avere un atteggiamento scontroso e ribelle nei confronti degli adulti (i suoi genitori e gli psicologi da cui è stato mandato per affrontare la situazione). Per sfuggire al mondo reale, si rifugia nei disegni di alcuni personaggi di un fumetto da lui creato: un eroe, uno scienziato pazzo e la sua aiutante sexy e provocante (nel film, questi tre personaggi compariranno come disegni). A cambiare le cose saranno la comparsa di due persone fondamentali nella sua vita: uno psicologo diverso dagli altri e una ragazza di cui si innamorerà. Nel frattempo, gli amici di sempre, cercheranno di trovare qualcuno disposto a fare sesso con il loro amico prima che questo muoia. Per sapere come va a finire e come si sviluppa la vicenda, guardatevelo.
Il film, ben fatto, strappa qualche sorriso e lascia addosso una forte malinconia, una volta arrivato ai titoli di coda. Fatto in Europa, è un piccolo capolavoro che segue la storia  e il percorso fatto da un ragazzo la cui vita potrebbe terminare da un momento all’altro.
Lo consiglio? Storia commovente, che non annoia e narrata con stile particolare.
Voto: 7.75

Cloud Atlas non ha una storia sola. È, invece, un intreccio di storia in cui i personaggi più importanti sono caratterizzati da una voglia a forma di stella. Le vicende narrano le peripezie di un avvocato, nell’America schiavista, di un giovane compositore bisessuale con ambizioni troppo grandi per lui, di una donna in un futuro distopico in cui la società è caratterizzata da forti differenze, di una giornalista che si impegnerà a risolvere un mistero che potrebbe costargli la vita e la storia di un uomo, in un futuro post apocalittico, che si trova a dover combattere per la sua sopravvivenza dopo aver accettato di aiutare una donna arrivata dalla civiltà.
Gli attori principali girano e occupano ruoli diversi, nelle diverse storie. L’unico trait d’union è la stella di cui sono forniti. Il film ha una struttura particolare ma risulta godibile e guardabile.
Lo consiglio? Sì. ben recitato, anche se lungo non annoia. Un Must Watch.
Voto: 8,5

Bonus:

8 commenti

Archiviato in Diario

L’estate è finita

Rieccomi qui, dopo un po’ di tempo. Avevo promesso, nell’ultimo post, di scrivere un sacco di roba interessante e invece… Invece un cazzo. Non c’ho proprio voglia e quindi v’accontentate. Ché, se voleste leggere qualcosa di interessante, dovreste andare qui, qui  o qui.

Mentre scrivo queste righe, comunque, ci tengo a dire che sono ancora in montagna coi miei e quindi tagliato fuori dal mondo civilizzato, dato che l’internet è solo sul cellulare ed è utilizzato in modo limitato e solo per Whatsapp. C’è un temporale bellissimo che, dopo aver scaricato grandine, è tornato a normale diluvio. In attesa di farmi la doccia, quindi, sto scrivendo l’introduzione per poi continuarlo, sooner or later.

L’arrivo del brutto tempo, che dovrebbe perdurare per tutto il week end, pone una prematura fine alle scampagnate. E, questo, può voler dire solo una cosa: riuscirò a vedere tutti i film senza alcuni problemi. Parlo di film perché, a conti fatti, è stata una delle cose a cui ho dedicato più tempo (dopo le camminate).

*interruzione perché sua madre ha fatto saltare la corrente per l’ennesima volta, asciugandosi i capelli*
Stavo parlando di film ma un blackout, una doccia e una cena dopo, mi è sovvenuto che forse sarebbe meglio parlare dei film in questione in un altro articolo, piuttosto che fare un pastone di cui non capirebbe nulla nessuno (non che in questo modo qualcuno ci capisca qualcosa, ma alla fine, chissene).

Comunque, dicevo che ho dedicato un sacco di tempo ai film. Oltre a guardare film, però, ho fatto anche altro. Tanto per cominciare, ho camminato un sacco. Le discese al lago sono rimaste un must (le salite, però, le ho fatte in macchina) e la gita fuori porta mi ha portato a 1850 metri d’altezza (ho fatto da 1500 metri a 1850 a piedi) e sotto, come bonus, troverete dei reperti fotografici.
A proposito di reperti fotografici, mi sono scoperto uno stalker perfetto (e, anche in questo caso troverete tutto sotto) e mi sono dedicato a questo hobby per le animazioni automatiche di G+ (sperando che sia riuscito a fare abbastanza foto nel modo giusto). Come avrete modo di notare, ci sono un paio di belle figliole (probabilmente Jailbait), ma anche l’occhio vuole la sua parte.
Fun Fact: Ero in spiaggia, all’ombra, a leggere (sì, il lago ha una spiaggia e, sì, io leggo all’ombra in spiaggia) quando sono arrivate due belle ragazze. Mia madre e mio padre si sono messi a ridere perché la genitrice gli ha detto (e cito quasi alla lettera): “Guarda quel pirla di tuo figlio: continua a leggere mentre gli passano di fianco due belle ragazze”. Ecco, questo è come mi vede mia madre (troverete i reperti fotografici delle ragazze, sotto).

E oltre alle passeggiate, ai film e alle foto, mi sono dedicato allo studio. E devo esser sincero: l’ho fatto perché mi annoiavo. Tutte le mattine da dopo colazione sino all’ora di pranzo con un po’ di musica di sottofondo, mi sono dedicato allo studio. Gli esami si avvicinano e a settembre devo riuscire a darne il più possibile (ergo, mi devo muovere per forza di cose). Il ritmo è stato ingranato e spero di riuscire a mantenerlo anche una volta rientrato a casa.

Passando dal dovere al piacere, sono anche andato avanti con la lettura. Per quanto riguarda “A Clash of Kings” avanzo ogni giorno del 5/7% e sono arrivato ormai a più del 70%. Il prossimo libro, inevitabilmente, sarà “A Storm of Sword”. Oltre ai libri, però, ho avuto modo di recuperare le prime tre serie degli Ultimates. La rilettura in chiave moderna dei Vendicatori, nonostante ben scritta per le prime due run, non mi ha fatto impazzire in modo particolare. Ma non avendo speso nulla, non mi lamento. Sono stati un ottimo riempitivo nei momenti di forte noia.

Nell’articolo precedente avevo anche detto che mi sarei concentrato su altro rispetto al blog, ma che comunque avrei scritto. Beh, ovviamente ho mentito. Ho scritto poco e la voglia, per il momento, non c’è. Complice il fatto che abbia intenzione di andare avanti con quello che sto facendo con molta calma, senza forzare troppo la mano, non mi stupisce poi molto. Tra l’altro, anche per eventuali racconti brevi, non ho assolutamente idee. Quindi, almeno per ora, a livello di scrittura non c’è un cazzo da dire. Shame on me.

E, ora, un po’ di note random.

Per quanto riguarda la musica, debbo dire che il colloquio con mio zio sarà chiarificatore in un senso o nell’altro. Per il momento, però, posso dire che i Talking Heads sono tantissima roba.

Mentre mi asciugavo i capelli, mi sono accorto di come non sia più in grado di cagare una riflessione profonda nemmeno previo equo pagamento. Non che senta la mancanza dei post pseudofilosofici di cui non frega un cazzo a nessuno (nemmeno a me, tanto per capirne). Fortunatamente, a supplire a questa mancanza, ci sono le blogger. Loro sono bravissime nel farlo: riescono a trarre un insegnamento di vita o una riflessione di carattere generale da un’unghia rotta. Grazie, ragazze.

Il viaggio in fumetteria si avvicina. Entro fine agosto, metterò le mie luride zampacce sul numero 600 di Amazing Spider-man e niente sarà più come prima. Ovviamente, l’hype è a mille. Tra le altre cose, inizierò a riportare al mio fumettaro un po’ di manga che sono nell’armadio ad occupare spazio.

Non avendo internet, oggi è stata una giornata traumatizzante: ho controllato la mail dal cellulare e mi sono ritrovato con otto email di notifica da wordpress. E, tra l’altro, ho almeno tre commenti da moderare più la coda di spam. This is madness. D’altro canto, shit happenz.

Gods be good, fortunamente ho finito di sprecare il vostro tempo.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

12 commenti

Archiviato in Diario

Intermezzo (tra una cazzata e l’altra)

Il titolo, ovviamente, non è assolutamente indicativo di nulla. In questo post, tra le altre cose, potrete trovare la risposta alle domande che più vi hanno tormentato dal Comunicato numero 79. Come sono andate le vacanze di Coso? Cosa avrà mai fatto? Cosa farà, adesso? Bene, questo e molto altro, lo scoprirete continuando a leggere.

Quest’estate sarà, nel bene e nel male, un’estate diversa. Diversa non tanto perché, rispetto agli anni passati, ci sia voglia di evadere dalle quattro mura domestiche (e il caldo ammorbante) e nemmeno per il fatto che abbia deciso di ritirarmi dove non ci sia nessuno, quanto per come si siano svolte (e si svolgeranno) le mie vacanze.

Stando ad un servizio sentito oggi al TG2, le vacanze stanno diventando sempre di più un fenomeno da social network con foto, stati e quant’altro sulle proprie vacanze. Il sottoscritto, prima di saperlo, aveva fatto di più e meglio: tutti gli articoli di quella settimana, infatti, non sono altro che gli highlights dei momenti più divertenti della vacanza. Probabilmente, in questo articolo, non verrete a saperne molto di più un po’ perché me ne sono dimenticato e, un po’, perché quanto è successo sono squisitamente cazzi nostri. Nostri di chi? Questo, posso dirvelo: con me, in montagna, dal 21 al 27 luglio c’erano la Fatina dei Boschi, il Cacciatore di Tonni e la Secsdonna. Dovessi descrivere in breve la nostra vacanza, lo farei in questo modo: un’esperienza bella, divertente e sicuramente da ripetere in futuro (spero non troppo remoto).
Comunque sia, per rispondere al quesito “cosa ha fatto Coso?” vi dirò che ho cucinato (senza avvelenare nessuno e per ben una settimana), scritto (poco, per la verità), lavato i piatti e le pentole (da bravo uomo di casa), camminato (dannate salite, anche quest’anno vi ho fregato) e giocato alla Play (Sono andato avanti in Kingdom Hearts, anche se nel frattempo sono usciti altri mille mila giochi).
Le menzioni d’onore vanno fatte: ai gavettoni a tradimento, al rischio di annegamento per aver salvato la Fatina dalla stessa sorte e l’aver resistito quasi una giornata intera senza aver parlato né di porni, né di sesso.
I momenti “social” della vacanza sono stati: Le issues di NationStates e la ricerca delle Rosse da parte del sottoscritto.
Lo scherzo più bastardo è stato: quello di farmi sparire la cartella delle rosse (caricata su un HD esterno della fatina). La situazione si è, però, risolta nel migliore dei modi e tutti abbiamo vissuti felici e contenti.
Il momento più triste è stato: quando ho riaccompagnato la secsdonna a prendere il treno in Centrale e l’ho vista salire a bordo, ponendo definitivamente la parola fine alla vacanza.

E, adesso, cosa succederà? Ottima domanda. La prima certezza è che venerdì si riparte. Io e la Fatina ci ritiriamo di nuovo in montagna un po’ per sfuggire all’afa, un po’ per cambiare aria. Il rientro è previsto per lunedì nel dopocena. Il programma è ancora nebuloso e poco chiaro, ma per lo meno la lista della spesa e le idee per la cucina sono già nero su bianco. Sfrutterò questi quattro giorni per scrivere (non dico cosa sto scrivendo, perché l’ultima volta che l’ho fatto, alla fine, ho droppato. E succederà anche stavolta, comunque), per rilassarmi un po’ e per giocare a Kingdom Hearts. Probabilmente si scenderà al lago e ci bagneremo i piedi al lago.

Una volta rientrati, le strade della Fatina e quella del sottoscritto si divideranno di lì a breve. Lui andrà in vacanza e io… E io aspetterò la settimana del 18 agosto per salire di nuovo in montagna, stavolta coi miei. I programmi, così come il menù, in questo caso mi sono del tutto estranei. Probabilmente, gireremo nei paesini lì intorno e, chissà? Potrei incontrare la mia secsi barista preferita con due amiche bonazze (tutte e tre uberfidanzate, ma sono dettagli). Il rientro è previsto intorno al 25.

L’ultima settimana di agosto, sarò a casa e non mi sento di escludere di organizzare un Meet Coso che poi salterà per mancanza di adesioni.

Tra le altre cose, in mezzo a tutto questo divertimento, dovrò riuscire ad inserire il tempo per lo studio, il tempo per la lettura (libri e fumetti). Se, per caso, qualche curioso volesse sapere cosa sto leggendo in questo periodo, sarò più che lieto di accontentarlo (allungando il brodo di un articolo venuto un po’ corto):
Libro: A Clash Of Kings – George R.R. Martin. A seguire: uno tra A Storm Of Sword/The Colour Of Magic
Fumetti: A+X 1. A seguire: A+x 2 e poi, in ordine casuale: Avengers, Amazing Spiderman, Uncanny Avengers, All-New X-Men, Wolverine & The X-Men, Captain America.
Sempre riguardo alle letture, mi rendo conto che i Must Read di Coso, al momento, siano un po’ scarni. Per questo mi impegnerò, di tanto in tanto, a fare un articolo in cui spiegherò per quale motivo il libro/fumetto/manga è entrato in quella lista.

Altra sorpresina in arrivo è la scheda “I Must Watch di Coso” in cui, per il momento, inserirò solo i titoli dei film e, appena avrò voglia e tempo, dedicherò lo stesso approfondimento riservato ai libri. Per “I Must Listen di Coso” vi basta spulciare i vari bonus e gli intermezzi musicali, invece.

In mezzo a tutto questo, oltre ad un editoriale da scrivere per la Gazzetta di Baruccana, dovrò riuscire a mantenere più o meno in vita i pochi rapporti interpersonali che valga la pena avere. Dovrei anche, ad essere sincero, riuscire a riallacciarne qualcuno e, almeno sotto questo aspetto, non sta andando male dato che ho ripreso i contatti con un carissimo amico con cui non parlavo e non mi vedevo da un sacco di tempo. E, sì, lo so che parlo (quasi) sempre di maschi. È che, semplicemente, con le ragazze non ci sono mai (o quasi) novità degne di nota. E, ovviamente, non ci sono eccezioni. Qualcuna di interessante c’è e, il fatto che una ragazza susciti interessi, dovrebbe essere la conferma che non sono mica omosessuale (Needed Quotation). Ovviamente, oltre ad un interesse molto generico, non c’è molto altro. Mi riserbo di non tenervi informati sullo sviluppo della vicenda. E, per evitare il totonomi, per il momento è tutto a livello talmente embrionale che potrebbe risolversi tutto in un nulla di fatto già da domani.

Comunque sia, penso di aver detto tutto. Ci sarò a singhiozzi, quindi buon proseguimento d’estate a tutti.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

Questo slideshow richiede JavaScript.

12 commenti

Archiviato in Diario

Citazioni #15

Before the Inferno, my life could be summed up in a single word: lightheartdness. As a child I liked to stare at the Polish sky, the same sky that later I saw from the camp stained with black stripes, the smoke of my relatives. Yet that macabre vision did not prevent me from enjoying the beauty of the sky. Another monstruos thought, like all the toughts people in the inferno had.

Before the Inferno, there was home. That first furtive kiss in the backyard at the age of thirteen. The smell and stink of home, the black clouds, the thrill of the approaching thunder, the child’s refuge in the corner near the window, the blanket over me when I was sick with fever… Blissful boredom and shivers of joy. It was, in short, a mental intimacy. The camp decrees the loss of mental intimacy, thus establisshing a new kind of death, a breathing death. There are many ways to dying, the worst of them is to continue living

When during the Inferno, we too from the other side of the barbed wire… We too looked at snow… And at Good. That’s how God is… An infant in a stupefying form. Beautiful, lazy, and still with no desire to do anything, like certain women who, when we were boys, we only dared dream about

4 commenti

Archiviato in Senza categoria

Quei film appena visti

Vabbè, siccome è estate e la voglia di scrivere è (relativamente) poca, oggi vi beccate una sorta di elenco dei film visti con annesso giudizio. Non saranno, ovviamente, delle recensioni.

E, il primo film è il Caimano: diretto da Nanni Moretti. Il film racconta la storia di un produttore (Silvio Orlando) ormai in crisi che decide di lavorare su un progetto di una giovane regista (Jasmine Trinca) che racconta la vita di Berlusconi. Durante il film, oltre a seguire le vicende personali del produttore, ci viene fornito uno spaccato della vita italiana dopo trent’anni di berlusconismo. Vengono ripresi alcuni dei momenti più importanti della carriera di Berlusconi (l’apertura delle emittenti private di Mediaset o l’acquisizione del Milan, per esempio) e la pessima figura che ci fece fare al Parlamento europeo con il rappresentante tedesco. Il film/documentario incontra svariati problemi e, alla fine, riescono a girare soltanto l’ultima scena: il processo al Caimano. Come tutti ben saprete (visto che gli è stato dato un gran risalto), la sentenza è la seguente: colpevole e condannato a sette anni di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Il film, nonostante siano passati sette anni, è ancora attuale e dà ottimi spunti di riflessione sulla situazione politica e culturale italiana. Ciò nonostante, il finale lascia molti quesiti in sospeso sulla vita del protagonista (il produttore del film): il film riuscirà a farlo rientrare delle speso o avrà perso tutto? Il rapporto con la moglie è deteriorato irrimediabilmente? Insomma, mi dà l’idea che sia un film incompleto.
Lo consiglio? Ni. È indubbiamente un buon film, ma per le tematiche trattate potrebbe non interessare a tutti.
Voto: 7

Zero Dark Thirty è diretto da Kathryn Bigelow. Il film racconta le operazioni che hanno portato all’uccisione di Osama Bin Laden il 2 maggio del 2011. L’introduzione ci è data dall’audio delle persone coinvolte nell’attentato delle Torri Gemelle. Seguendo le vicende di Maya (Jessica Chastain) (dal primo interrogatorio fino all’operazione da cui è tratto il titolo del film) si fa un viaggio attraverso la così detta Lotta al Terrore sotto l’amministrazione Bush prima e sotto quella Obama poi. Ci vengono mostrate le torture a cui erano sottoposti i prigionieri, gli attentati di Londra e i pedinamenti fatti ad alcuni uomini chiave per arrivare al nascondiglio di Bin Laden e alla sua uccisione.
Il film ha il pregio di riuscire a non prendere una posizione, rimanendo imparziale, sia sull’utilizzo delle torture  (non viene mai espresso un giudizio, se non per bocca di Obama), così come non si tende ad esaltare eccessivamente l’uccisione del più pericoloso terrorista. Nel complesso, quindi, è un discreto film che mescola thriller, azione, dramma e racconta una storia realmente accaduta. Non un capolavoro, non un brutto film.
Lo consiglio? Sì. Se siete in cerca di un film sull’argomento oppure volete qualcosa con un buon grado di tensione, questo film andrebbe più che bene. E, poi, c’è lei.
Voto: 7.5

Funny People, diretto da Judd Apatow, è una commedia del 2009. George Simmons (Adam Sandler), famoso comico, scopre di essere afflitto da una rara forma di leucemia, troppo avanti per essere tratta dai farmaci tradizionali. Inizia quindi una cura sperimentale, ma il dover affrontare la morte gli fa capire di aver sbagliato tutto nella sua vita. Grazie all’aiuto di un ragazzo che gli farà da assistente (Seth Rogen) e gli scriverà le battute, proverà a rimediare agli errori fatti. Ricontatterà anche la ex fidanzata, sposata con un australiano (Eric Bana) con due figlie, per cercare di ripristinare il rapporto. La guarigione, però, lo riporterà alle precedenti brutte abitudini e ciò lo porterà ad uno scontro col suo assistente, nonché migliore amico, che culminerà col licenziamento di quest’ultimo. Il film, comunque, avrà un lieto fine che non vi svelerò.
Anche in questo caso si è di fronte ad un film nella media. Il tema della malattia e della redenzione è affrontato in modo meno drammatico, rispetto al solito. Ciò nonostante, è meglio di molte commedie americane. D’altro canto, alla fin fine, non ti lascia assolutamente nulla dopo la visione e, in alcune occasioni, c’è la tendenza a scadere eccessivamente nel volgare e nel banale.
Lo consiglio? No. Potreste trovare di meglio senza troppi problemi. Se proprio non avete nulla di meglio da vedere, guardatelo. Dovrebbe farvi ridere almeno un po’.
Voto: 6

The Royal Tenenbaums è una commedia diretta da Wes Anderson, del 2001. Ci viene raccontata la storia della famiglia Tenenbaum: marito e moglie si separano dopo dieci anni e tre bambini. I tre bambini dimostrano di essere tutti dei piccoli geni. Il primogenito, Chas (Ben Stiller) è un mago della finanza. La secondogenita (figlia adottata), Margot (Gwyneth Paltrow), è una scrittrice di successo. Il terzogenito, Richie (Luke Wilson), è un campione di tennis. Crescendo, però, tutti e tre i figli si sono persi per strada. Chas, dopo la morte della moglie, è ansioso e iperprotettivo nei confronti dei due figli, Margot non riesce più a scrivere ed è incastrata in un matrimonio frustrante mentre Richie, dopo essersi ritirato, si è imbarcato su una nave. Ed è proprio in questo momento che Royal (Gene Hackman), il padre, rientra in scena. L’uomo, ormai sull’orlo della bancarotta, viene a sapere che la moglie (Anjelica Huston) sta per risposarsi con il suo contabile. L’uomo, si fingerà malato di tumore e cercherà di evitare che i due si sposino. Nel frattempo, il rapporto coi figli riprenderà tra mille difficoltà e, anche grazie al suo aiuto, alcuni problemi verranno risolti. Quando, però, verrà scoperto che Royal non era malato di cancro, tutto quanto di buono verrà rovinato. Nel frattempo, Richie cerca di suicidarsi, dopo aver scoperto tutte le storie avute da Margot (di cui è innamorato). Una volta uscito dall’ospedale, però, la sorellastra rivelerà di ricambiare i suoi sentimenti. Royal, capendo di aver sbagliato ad agire come ha fatto, concederà il divorzio alla moglie e salverà la vita dei figli di Chas da una macchina che stava per investirli.
Il regista è lo stesso di Moonrise Kingdom e si nota. Sia l’utilizzo dei flashback, sia le inquadrature e l’impostazione del film ne fanno un predecessore (riuscito benissimo). Questa è una commedia ben riuscita: non fa ridere, ma fa sorridere. Inoltre, ci sono momenti di malinconia che rendono il film quasi agrodolce. L’utilizzo delle canzoni, tra l’altro, è perfetto. Una colonna sonora quanto mai azzeccata. L’idea di dividere il film in “atti”, con la possibilità di leggere ciò che succede sulle pagine di un libro, è una chicca non da poco.
Consigliato? Assolutamente sì. Se aveste amato Moonrise Kingdom, questo sarebbe indubbiamente un must watch. E, poi, Gwyneth in sto film è tantissima roba.
Voto: 8,5

Per concludere, invece, un altro film di un regista italiano: This Must Be The Place di Paolo Sorrentino. Il film è, fondamentalmente, diviso in due parti: la prima parte ci mostra come una ex rock star, ormai in declino, continui la sua vita in maniera sempre uguale e noiosa. Per lui, le lancette dell’orologio sembrano essersi fermate al suo ritiro. Le uniche persone con cui riesce a rapportarsi serenamente sono la moglie e una ragazza (Mary) che, oltre ad essere una sua grande fan, è anche una sua grandissima amica. A strapparlo dalla noia e dalla vita consuetudinaria che lo stava soffocando, è il funerale del padre. Il padre, un ebreo deportato ad Auschwitz, con cui non aveva rapporti da quando aveva iniziato la sua carriera nel mondo della musica. Il cugino darà a Cheyenne (Sean Penn, il protagonista) i vecchi diari del padre e gli chiederà di trovare il nazista che aveva umiliato il defunto. Cheyenne, quindi, inizia un viaggio che lo poterà attraverso l’America, alla ricerca di questo nazista.
Il film, alla fine, non è altro che la metafora della maturazione del protagonista. Il viaggio, oltre che essere compiuto fisicamente, è anche compiuto spiritualmente. E sarà proprio durante questo viaggio che Cheyenne riuscirà ad affrontare i fantasmi del proprio passato (e del passato di suo padre). Durante il viaggio incontrerà molte persone e, nel bene o nel male, questi incontri cambieranno non solo la sua vita, ma anche quella degli altri. Una nota di merito a Sorrentino che è riuscito a rendere un film del genere molto introspettivo attraverso la lettura dei diari del padre. Da notare anche come, durante il film, si farà ricorso all’anafora “Prima dell’inferno” e che solo nel finale l’anafora cambierà diventando “Durante l’inferno”.
L’unica cosa che potrebbe far storcere il naso è la poca importanza data a quelli che, nella prima parte, erano personaggi fondamentali. Nonostante questo, rimane un capolavoro che chiunque dovrebbe vedere.
Consigliato? Assolutamente sì. Un altro capolavoro di Sorrentino che ha preso meno premi di quanto meritasse.
Voto: 8.75

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

4 commenti

Archiviato in Diario