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Di pinguini e dei loro sogni

Premetto che, come ogni volta, non so dove andrò a parare con questo post e bla bla bla bla.

Bene, fate finta che abbia scritto la solita introduzione in cui vi accenno brevemente a cosa scriverò e fingete anche che vi interessi. Poi cliccate sulla “x” in alto a destra e andate a dormire.

Sbrigati anche i convenevoli, non mi resta che dire di cosa non parlerò. Tendenzialmente avrei voluto evitare un altro post da inserire sotto la voce “Diario” o sotto la voce “Varie ed eventuali” e avevo anche pensato ad un modo piuttosto figo per iniziare l’articolo sul serio. Poi, però, ho deciso di lasciar perdere. Ché lasciar perdere è la cosa che mi viene meglio, a voler ben vedere. In qualsiasi campo. In qualsiasi momento. Qualcuno potrebbe anche dire che le cose mi scivolano addosso, masticazzi.

E gnente, sicuramente non parlerò di politica. Come i lettori più accaniti avranno notato, dopo le elezioni di febbraio, l’argomento è andato in calando. D’altro canto, sono passato dal parlare di politica al farla sul campo. E, se volete il consiglio di un pirla, è meglio che non ne facciate, e che non ne parliate. Bene che vi vada, potreste trovarvi ingabolati in mille incontri di cui quelli utili sono due. E tu li hai persi entrambi. Se dovesse andarvi male, invece, sareste del PD. Vi chiedereste perché a livello comunale siate di centro-sinistra, mentre a livello nazionale siete al centro. E prendete schiaffi. Da destra e da sinistra. Perché, in fondo, scriver di politica è come scrivere d’amore: chiunque lo faccia, non l’ha mai vissuta (o una cazzata del genere. Ho provato a cercare la citazione corretta su gugol, ma dopo dieci minuti ho droppato le palle.)

Nonostante sembra che l’estate abbia risvegliato la parte filosofeggiante di molti compagni blogger e, nonostante il fatto che sia da un sacco che non scrivo un post in cui filosofeggio sui mali del mondo (ovvero sul motivo per cui arrivato a ventidue anni, le donnine riesca a vederle solo qui, o qui, o sulla Novedratese, della serie fatti du domande e datti du risposte, figlio mio) non ho nemmeno intenzione di perdermi in riflessioni, costrutti mentali o fare viaggi che non porteranno assolutamente a nulla, se non riuscire a mantenere il ritmo di un articolo a settimana e farmi perdere tempo. Ma, anche facendo così, direi che non c’è male. Che poi, a voler ben vedere, non ho nemmeno intenzione di soffermarmi sul fatto che stia scrivendo un post a settimana da ormai venti mesi e che gli argomenti di cui trattare potrei pure averli finiti, dato che ho una vita abbastanza monotona e piatta.

E, a proposito di vita monotona e piatta, vi prometto che non vi parlerò nemmeno dei miei stupendi amichetti o della folle idea di fare un Meet Coso che, forse ci sarò o forse no. Perché, vedete, con l’estate, le mie capacità di socializzazione si azzerano quasi quanto la mia voglia di vivere. Ché poi, credo sia anche una questione di tempismo: io mi faccio vivo una volta ogni quanto mi ricordo e gli altri sembrano sempre aver di meglio da fare. Oppure studiano. Oppure lavorano. Oppure non hanno la rete. E, in fondo, non è nemmanco colpa loro. D’altro canto, sono fermamente convinto che portare avanti più amicizie in contemporanea sia una cosa quasi impossibile sul lungo periodo, per i motivi che ho brevemente elencato sopra. Aggiungendoci il fatto che dopo un po’, mi rompo i coglioni di cercar la gente, direi che non è nulla di sorprendente. Solo la Secsdonna sfugge a questa logica. Ma a lei rompo il cazzo in tre stagioni e mezza su quattro, quindi è perdonata a prescindere.

Non vi parlerò nemmeno dei tanti, troppi progetti morti sul nascere o lasciati lì, nel dimenticatoio, in attesa di essere colto da illuminazione. Che poi, se avessi dovuto averla davvero, probabilmente mi sarebbe già venuta. E quindi non mi resta che trascinarmi stancamente tra idee poco originali che non so nemmeno come applicare. E, certo, il caldo non è di aiuto. Ma è una flebile scusante, dato che anche quando pioveva e le temperature erano sotto la media, non combinavo un cazzo uguale. A voler ben vedere, in effetti, non è nemmeno un problema di idee in sé… È più l’applicazioni delle stesse. È più il fatto che anziché scrivere, mi piacerebbe leggere. E forse è anche il fatto che sia leggermente culopeso a zavorrarmi. Le vacanze di quest’estate potrebbero anche darmi una mano ad iniziare la scrittura, ma dubito avrebbero un seguito. Poi mi metterei a ricontrollare, scuoterei la testa pensando “che cosa cazzo ho appena letto” e cestinerei tutto. Per l’ennesima volta. Senza contare che ho pure messo da parte il progetto del fumetto, per mancanza di ispirazione.

Non mi dilungherò nemmeno nello spiegare perché avrò delle sessioni di esami infernali, mentre molti studenti universitari si stanno occupando delle ultime formalità per laurearsi. Il fatto che in tre anni abbia fatto relativamente un cazzo, infatti, implica che debba correre ai ripari e recuperare quanto lasciato indietro. Per questo motivo sto pianificando di stravolgere i miei ritmi per poter studiare evitando il caldo. L’ultima idea è quella di studiare fino all’ora di pranzo, interrompermi nel pomeriggio e poi andare avanti finché riesco in nottata. Il fatto di dover lavorare di certo non aiuta molto, ma i soldi fanno comodo e, tra le altre cose, non durerà ancora molto. Per fortuna o purtroppo. Ancora non lo so.

E sì, forse potrei dirvi, invece di come mi sia reso conto di essere circondato. Circondato dalla gente. E, come ben saprete, io non ho un’alta opinione della gente. Vogliate per un non ben motivato e motivabile complesso di superiorità, vogliate perché tendenzialmente mi sta sul cazzo l’umanità, il fatto di essere circondato mi ha inquietato. Me ne sono reso conto sia a Milano, mentre cercavo V. (e devo aver dato voce al fatto che fossimo circondati, io e la Fatina) sia in Sempione, dove ovunque mi girassi c’era qualcuno: rossi, bianchi, neri, gialli e verdi… Sono come insetti brulicanti e infestanti, nessuno è al sicuro. Potrebbero essere anche intorno a voi, in questo momento.

Forse è per questo che vorrei essere un pinguino. Vivrei al freddo, non mi preoccuperei di essere circondato dai miei simili. E sognerei sogni di pinguino.

Perché i pinguini sognano, no?

Questo è quanto.

Cya.

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Inquietudine e altre buffe cose

Oggi è il primo giungo e questo segna un decisivo passo verso la stagione estiva, sempre più vicina. E, come sempre, è immancabile il mio post per poter dire “anche Giugno è sistemato”. Come ben avrete notato è da un po’ che non scrivo qui (il post sull’Eurovision non conta). Il motivo? Semplice: non avevo un assoluto cazzo da dire. Ora ho qualcosa da dire? Assolutamente no. Ma ormai sono arrivato a scrivere questa introduzione, quindi andrò avanti giusto per condividere il mio tedio quasi estivo con voi.

È da ieri che mi sento inquieto. Un’inquietudine strana derivante dalla necessità di fare qualcosa. Il problema di questa sensazione è, però, che abbia un oggetto indefinito. Quel “qualcosa” da fare non riesce a concretizzarsi in nulla di tangibile o conoscibile. Nonostante abbia tentato di fare più e più volte un resoconto delle cose da fare, nonostante abbia cercato di ricordare le urgenze che premevano per avere la mia attenzione, non ho cavato un ragno dal buco. Quest’inquietudine si è trasformata in un senso di disagio, noia e scazzo che ha rovinato la mia pace interiore. E il fatto che io continui ad accanirmici (perché è inevitabile che succeda) non fa altro che peggiorare il tutto, portando disordine in una situazione precisamente assestata nella routine e nel tram tram quotidiano. E, per quanto sia conscio di tutto ciò, non posso farne a meno. Per quanto sappia che questo mio insistere nella ricerca di questo “qualcosa” faccia più male che bene, non riesco a fermarmi. La mia mente torna sempre a battere su quel punto che lentamente, ma inesorabilmente, mi distrae da tutto il resto.

Eppure ce ne sono di cose a cui dovrei pensare, perché di cose ne succederanno parecchie tra stasera e domani. Innanzitutto, potrei concentrarmi sulla cena di stasera a “La Sidreria” in quel di Lambrate con alcuni amici (nonché colleghi staffi di un browsergame) o, per essere più precisi, a come arrivarci vivo e vegeto senza perdermi dato che mi aspetterà mezzora di camminata. Mezzora di camminata che, in realtà, sarà un’interminabile tentativo di orientarmi seguendo la cartina stampata da gugol maps (sempre sia lodato Big G). Ma siccome io ho il senso dell’orientamento di un bradipo morto, senza ombra di dubbio riuscirò a perdermi. E, nonostante tutto, non è questo (e per questo si intendono treno + metro + trenta minuti di camminata) a rendermi inquieto.

Non è nemmeno il fatto che domani debba andare con un amico alla fiera del fumetto (ovviamente in incognito e con meno di dieci euro in tasca) a rendermi inquieto. Posso sicuramente escluderlo perché l’idea è saltata fuori solo stamane. Perché “sprecare” un pomeriggio ad una fiera del fumetto se non ci sono soldi da spendere (se non per l’ingresso con cui mi fumerò comunque dieci euri)? Domanda legittima a cui spetta una risposta: dovete sapere che da un paio di settimane a questa parte, è diventata tradizione quella di trovarmi a Milano con un mio amico durante il sabato pomeriggio. Il piano originale prevedeva di imbucarsi in Feltrinelli per poter leggere in santa pace e osservare cosa leggessero gli altri tizi (in realtà, il mio amico deve finire un libro che non ha comprato l’altra volta e che non vuole comprare). Stamane, arrivata la proposta di andare a questa fiera, ho valutato a lungo (circa dieci secondi) i pro e i contro della situazione. Tenendo conto che domani Penetetto Tecimo Sesto sarà a Milano, il centro sarà intasato eccosì…Per evitare l’imbottigliamento creato dalla visita del papa e l’incontro mondiale delle famiglie, abbiamo deciso di andare in fiera dove siamo (o meglio, sono) abbastanza sicuri (ma sarebbe sicuro) di trovare una buona quantità di patasgnacchere (da leggere patas-gnacchere) in cosplay eppoi…Potrei dare fondo ai miei averi per comprare qualcosa.

Forse, a turbarmi, in realtà è qualcosa che ho già fatto. Forse, e dico forse, potrebbe essere il fatto che non sia più barba-munito per un triste incidente occorsomi e che mi ha portato ad essere un decenne (come gentilmente mi hanno ricordato ieri sera i miei amici). Ma, alla fine, dopo attente analisi arrivo a concludere che non può essere quello, anche perché già lunedì sarò di nuovo barba-munito (o almeno lo spero). In attesa di capire di cosa si trattasse, tornerò nel mio luogo felice e cercherò di ricostruire l’ordine necessario per ritrovare la pace interiore.

Questo è quanto.

Cya.

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