Archivi tag: G+

Dialogo Surreale #23

– Ma il fatto che io non scoperò nemmeno tra mille anni fa di me una specie protetta?
– No, farà di te una specie estinta.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Rubriche

Commenti Post Eurovision

Macedonia: è Platinette con la faccia di Ivana Spagna

Azerbaijan: Illusionismo…
Oddio, sono due!
Non capisco se flirtano tra loro e flirtano col vetro….
Entrambi!

Finlandia: Ma che gambe c’ha?
Secondo me, le gambe sono di un’altra persona
È Katy Perry bionda!
Quelle del coro con quei capelli mi inquietano, sembrano le mogli di Dracula.
Un preservativo gigante!? Ah, no…È solo il velo della sposa.
Ma…Ma sono zoccole!

Malta:
“Se lo guardi troppo negli occhi…
Resti incinto?”

Entra la Ammit: ti sentiamo…Stai zitta

Bulgaria: Cheffiga

“Chi è sta cretina?
Non capisco cosa tu abbia contro di lei.
Non so di che nazionalità è!
Bulgara…
Adesso si spiega tutto.”

Scusatemi…Ma le poppe gliele hanno gonfiate col compressore?

Momento solidarietà: Ma io sono indietro – Cazzi tuoi!

Islanda: È Fra biondo!

Quest’uomo apre le acque e mette incinte con lo sguardo

Epperò che cazzo di stracciapalle

“Stanno facendo di tutto per non vincere…
Però immaginati che figata: vanno in Islanda ed erutta un vulcano e li uccide tutti.
Beh, nel caso di Mengoni non farebbero male
Dici così solo perché è italiano e canta male”

Grecia: “Questi sono Napoleturchi
Sì, sono napoleturchi
No, sono sardi”

“La canzone è “L’alcol è gratis”
Sì, l’alcol è gratis perché loro ti spingono a bere”

Israele: “Oddio, una pera fasciata
Oddio, Adele illuminata”

“Scusate, è una mia impressione o ha la tetta destra più alta di quella…
Sì,  è più alta!
Sì, sì, è vero”

“Il nero sfina…
Che cazzo, è? Una botte?
Te l’ho detto, una pera fasciata.”

Secondo me, a fine esibizione, si mangia il microfono

Da quando Free Willy canta?

Armenia: Ma fanno Metla?

Ma chi è? *risate*

Sono i Nickleback!

Ma che saltella? C’ha il pepe al culo?

“Gli stanno dando fuoco!
Oh, adesso li vedo anche io che li stanno arrostendo!”

Ungheria: È Pewdipie coi capelli più sporchi.

“Mazza, quanto è brutta
*grida di orrore*
Brutta che mozzica?
Sì!”

Norvegia: “Oddio è vestita come Raffaella Carrà
È Raffaella Carrà”

Ma tutti vestiti coi sacchi?
E poi ha detto Denghiu

Albania: Ma l’Albania non è questa

Mi sta eiaculando la chitarra

La chitarra è Katy Perry

Georgia: “Sì, la solita copietta di sfigati
Ti ricordo che una coppietta di sfigati ha vinto due anni fa, eh”

Flebo, presto, flebo – Mi stanno scendendo i coglioni alle ginocchia, lentamente (Sono passati 5 secondi)

“Peggio di così non possono fare…
Sei sicuro?
Sì!
Possono tenersi la mano
(10 secondi dopo)
NO, LE MANI NO!”

Mi sto mungendo i coglioni

Dai, ora prendono fuoco, ti prego. Ti prego!

C’è da apprezzare il fatto che non avesse l’ascella pelosa, lei.

Svizzera: Ma suona anche il vecchio!

Io vorrei far notare che il vecchio, sotto la camicia, ha la canottiera della salute e si vede!

!Mo il tizio le appoggia una mano sul culo… No, allora si vuole fare il vecchio.
Ecco a cosa serviva la sexy canottiera!
Esatto!”

Mannò, la tradiva col vecchio

Romania: “L’ho visto che si pettinava e ho pensato “è un mafioso”
È il padrino!”

È una fusione tra Dracula e George Michael

Entrano i ballerini: Ma sono nudi

Ma gli hanno strizzato le palle?
Ma questa deviazioni omosessuali?
Oddio è peggio di amici

Ma lui si è alzato, lo stanno reggendo degli schiavi.

Dracula fuso con George Michael: Draculo

Lui passa… Ha ipnotizzato gli spettatori per farlo vincere

Mi sento un po’ gay anche io

Varie: This is the final countdown (cantato)

È miha miha?

“Questi sono quelli che si son qualificati la prima serata?
No!
E chi cazzo sono, allora? Che cazzo vogliono?”

“Ora si soffocano col vestito
Tragedia all’Eurofestival: sei persone si soffocano col vestito della cantante
E sono state più fortunate del pubblico.”

17 commenti

Archiviato in Varie ed Eventuali

Avevo pensato ad una cosa, ma parlerò di tutt’altro.

Come tutti potete leggere, questo post avrebbe dovuto trattare di ben altro. Poi, però, ho avuto il tempo di pensarci bene e ho deciso che no, non valeva la pena parlare di quella cosa. E quindi, eccomi qui. Il solito titolo senseless e la solita mancanza di un argomento ben definito che, inevitabilmente, porterà ad un lungo e inutile sproloquio su fatti di importanza pressoché nulla.

Di foto raccolte per l’internet. Da “La Rossa del Giorno” al “La Pin Up del Giorno” passando per “Cose A Caso”, chi mi ha aggiunto su G+, ha avuto e sta avendo l’occasione di rimirare, dopo un’attentissima selezione, alcune delle foto più interessanti che ho trovato navigando sull’internet. Perché fare una cosa del genere? Ovviamente, per passare il tempo. Perché, come potrete ben immaginare, a cagare quelle foto non sono nemmeno io, che mi limito a selezionare e a spammare agli altri. Per amore della verità, però, c’è da dire che l’album delle rosse riscuote un certo successo grazie agli interventi della Fatina o del Cacciatore che piùunizzano, molto spesso, a caso. Ché, in realtà, a parte l’album delle Rosse, tutto nasce per emulare quanto fatto dalla Secsdonna su feisbug coi suoi album di foto molto fighi. Solo che io l’ho fatto in modo più casuale e quindi migliore (nevvero).

Pornogugolate, risate assicurate. Nei tempi che erano (ma se dovessi andare avanti di questo passo, potrebbero diventare addirittura i “tempi che furono”) si era presa l’abitudine di utilizzare la funzione “Hangout” per organizzare videoconferenze a cui partecipavamo io, il Cacciatore di Tonni, la Fatina dei Boschi e la Secsdonna. Era l’occasione per poter cazzeggiare in santa pace e dire quattro minchiate, condividendo aneddoti (più o meno veri) e prenderci per il culo a vicenda. Per un po’ di tempo sono state anche l’occasione per discutere dei film che avevamo deciso di vedere tutti e quattro, dopo averli valutati. Poi è successo l’inenarrabile e quindi non si pornogugola da ormai…Beh, forse da tre settimane. Ché poi, voi vi starete chiedendo perché “pornogugolata”, no? In realtà, non me ne ricordo nemmeno più il motivo, quindi sticazzi.

Eurovision…Io non ci sarò. Quella che avrebbe potuto essere una tradizione, purtroppo, viene interrotta dopo un solo anno: la visione dell’Eurovision song contest in compagnia dei sopracitati, purtroppo, quest’anno non s’ha da fare. L’allineamento planetario ha risvegliato forze potenti e antiche…E queste si esibiranno nel festival della canzone europeo. Le puntate saranno trasmesse o su Rai4 o su Rai5, in diretta nei seguenti giorni: 14/16/18 maggio, in serata. Il mio consiglio è quello di cercare in streaming il commento in norvegese che è pressoché assente rispetto a quello italiano, molto più invadente. I motivi per guardarlo sono svariati: esibizioni che vanno dal ridicolo al quanto meno interessante, chiari messaggi subliminali che inducono all’omosessualità, canzoni terribili. Insomma, qualcosa che va assolutamente visto e non può essere perso… A meno che non siate me. Tra l’altro avevo pure fatto il nome del probabile vincitore, ma me lo sono scordato. Tristezza infinita.

Rapporti raffreddati ed eccezioni. Mi piacerebbe dire d’esser bravo a rinsaldare i rapporti in crisi oppure che sia un grande mantenitore di amicizie, ma non è così. Più passa il tempo e più mi accorgo che i rapporti che ho con svariate persone, col passare del tempo, subiscano un’involuzione. Alla base di questa involuzione a volte c’è un litigio, altre volte il perdere i contatti, altre ancora una sorta di  fase di stanca. Per quanto solido fosse il rapporto, infatti, l’allontanamento è sempre stato un naturale evolversi della situazione. La cosa a volte mi è dispiaciuta, altre volte mi ha lasciato indifferente. Senza ombra di dubbi, il modo in cui sono fatto, non aiuta di certo a portare avanti un rapporto. Per quanto, a volte, ci possa essere un “ritorno di fiamma” (non nel senso stretto usato nell’ambito relazionale), a meno che non ci siano stravolgimenti radicali, la situazione è destinata a ricadere in un’apatica e gelida cortesia, fino a quando uno dei due (di solito, io), non si rompe le palle. Gli unici che, per il momento, sembrano aver evitato questo tipo di excursus sono…Cinque persone: un ex compagno di classe, una biondina sbarazzina e pessima Cupido (per sua stessa ammissione), e gli altri tre che sono già stati citati sopra e ancor più sopra.

Letture primaverili. In questo momento, oltre a rileggere alcuni fumetti, sto portando avanti la lettura di “The Godfather”. L’autore si dimostra abile sia nel descrivere un ambiente come quello delle famiglie americane, sia a rendere un ritratto quasi “eroico” di personaggi che, nella realtà, sono tra i peggiori criminali. Nonostante ciò, però, non si può fare a meno di essere simpatetici con gli avvenimenti che si leggono. L’aria di timore e rispetto che incute Don Vito Corleone, traspare come se fosse di fronte al lettore. Puzu si rivela capace di trascinarci lungo la storia di una delle più importanti famiglie mafiose italo-americane, con i suoi alti e i suoi bassi, senza mai stancare. Probabilmente diventerà un must read. Rispetto a film, è possibile notare come i cambiamenti apportati non modifichino quasi nulla della storia originale (almeno fino al punto in cui sono arrivato). Nonostante questo, però, si conferma la formula “libro > film”.

Quel film da vedere. Mi rendo conto che questa sia la terza settimana da quando il film “Quinto Potere” sia stato scelto. Mi rendo anche conto che avevo detto che l’avrei visto appena avessi avuto tempo, la settimana scorsa. La verità, però, è che di tempo non è che ne abbia poi molto. Altri doveri richiedono gran parte delle mie attenzioni e delle mie energie. Il fatto che il film duri due ore e un minuto, poi, non mi invoglia molto a guardarlo in questo momento. Arriveranno tempi migliori, però. Male che vada, basterà aspettare la seconda settimana di giugno. Ma conto di vederlo anche prima (le ultime parole famose).

Doctor…Who? E… Ci siamo. Sabato potremmo venire a sapere, dopo cinquanta anni, il nome del Dottore. Probabilmente la puntata che verrà trasmessa in Regno Unito sabato alle diciannove e qualchecosa, è una delle più attese di sempre. Dopo un’ottima puntata scritta da Neil Gaiman, in cui sono tornati in scena i Cybermen come non li avete mai visti, siamo giunti al finale di stagione. Un finale di stagione particolare, dato che il più grande enigma di tutto lo spazio e il tempo potrebbe essere svelato. Il Dottore giungerà, come previsto da Dorium, “on the Fields of Trenzalore, at the fall of the Eleventh, when no creature can speak falsely or fail to answer, a question will be asked – a question that must never be answered…Doctor Who?”. Oltre a questo, però, tutti vorremmo sapere la soluzione del mistero riguardante la ragazza impossibile. Insomma, saranno 45 minuti densi di eventi. L’unica cosa certa è che non c’è altra puntata che mi abbia messo addosso una hype del genere. La speranza è che la puntata sia almeno vicina alle aspettative che ho. 

Questo è quanto.

Cya.

Bonus 1:

Bonus 2:

14 commenti

Archiviato in Diario

Discussioni

Tra ieri e oggi ho avuto modo di affrontare tre interessantissime discussioni che mi hanno permesso di sviluppare degli spunti di riflessione.

Discussioni che sono avvenute nell’arco temporale di quarantotto ore circa. La prima, riguardante le possibilità di una rivoluzione popolare, è avvenuta su un forum che frequento. Da questa è poi derivata la discussione fatta con la Fatina dei Boschi riguardo gli assolutismi (partendo inizialmente dalla figura centrale di Gandhi). La terza, invece, ha visto impegnati me e il Cacciatore di Tonni a discutere sull’attribuzione del Nobel per la Pace all’UE, il modo in cui è stato approvato il Trattato di Lisbona e le tendenze filo-occidentali/filo-orientali (oltre che filo-europeiste o avverse all’Unione). Le ultime due discussioni sono avvenute su G+.

Ma, andiamo al sodo, e occupiamoci della prima discussione: La rivoluzione popolare. E subito, devo fare una premessa doverosa: mentre il punto di vista del mio interlocutore era maggiormente “idealista”, il mio si è soffermato maggiormente sull’evidenza storica.

La tesi era la seguente: prima o poi si arriverà ad un punto di rottura (in Italia) che porterà il popolo a dare il via ad una rivolta per cambiare le cose. La mia antitesi è stata semplice e coincisa: come tutti (spero) saprete, ogni rivoluzione (non scientifico/tecnologica),  ha avuto inizio col desiderio di maggior potere da parte di una élite.

– Nella Rivoluzione Francese, per esempio, furono i Borghesi (l’Alta Borghesia) a guidare il popolo nella sovversione della monarchia. – In Cina, durante la Rivoluzione Culturale, furono Mao e i suoi fidatissimi seguaci a dare il via a tutto.
– In Russia, Lenin e i Bolscevichi fecero crollare l’impero dello Zar

Il popolo, insomma, senza una guida forte (Weber la definirebbe una guida carismatica) non sarebbe insorto in nessuno di quei casi. Per questo motivo, l’insurrezione popolare è difficilmente auspicabile in quanto, fino a quando una “classe” non avrà comodità gli interessi a farlo, lo status quo rimarrà inalterato. Insomma, l’evidenza storica dimostra come una rivoluzione popolare (in senso stretto) non sia ancora accaduta.

A questo punto, la risposta è stata la seguente:

Ottima osservazione quella di Coso e quindi ora mi domando:

il popolo o terzo stato non può creare una propria “classe” per insorgere? non abbiamo potere, soldi o militari ma siamo in gran numero…credo che non c’è stata mai una rivoluzione popolare perché il popolo non è stato mai unito e per un governo che adotta la politica “divide et impera” non è stato difficile tenere il terzo stato sotto controllo, cosa molto difficile da fare con le piccole ma potenti élite che Coso ha appena elencato.

Credo che il baluardo da passare per creare una rivoluzione popolare è la divisione, se si è uniti e si combatte per il buon senso comune c’è la possiamo fare, ma è anche vero che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare!

Ed il discorso, per quanto interessante possa sembrare, ha un’enorme falla logica. Qualora il “terzo stato” riuscisse a raggiungere anche una coesione stabile (cosa assai difficile data l’esistenza di interessi particolaristici sia dei singoli, sia dei piccoli gruppi), si troverebbe comunque a fronteggiare una mancanza di mezzi particolarmente importante.

È vero, il popolo può contare sul numero… Ma se anche duemila persone mal organizzate e mal armate si trovassero a dover affrontare cento persone ben armate e ben organizzate, il risultato sarebbe (molto probabilmente) favorevole ai secondi.

Tutti questi elementi, hanno riportato all’impossibilità effettiva di una rivoluzione popolare in mancanza di élite e i motivi di questa non fattibilità che ho trovato sono, principalmente questi:

– Mancanza di organizzazione
– Mancanza di mezzi
– Mancanza di una guida forte.

L’interlocutore, ha però detto che lui avrebbe voluto una rivoluzione pacifica come quella di Gandhi e questo è stato il preambolo della discussione con la Fatina dei Boschi. Per essere breve e coinciso, mi sono limitato a far notare quanto l’assolutismo della Non Violenza avesse provocato comunque un gran numero di vittime in India e di quanto, di per sé un ideale assoluto è una cosa assai pericolosa.

La discussione con lFdB verteva sul fatto che l’ideale di Gandhi, per quanto assoluto fosse, non avrebbe causato di per sé vittime. E la cosa, ad un primo acchito, può sembrare anche vera. D’altro canto, come giustamente mi ha fatto notare, l’ideale della non violenza non ha avuto, oltre Gandhi, nessun altro grande rappresentante e, gli unici casi assolutistici che ci vengono in mente sono quelli legati alle grandi dittature di inizio novecento.

Eppure, analizzando più attentamente il pensiero gandhiano, si potrà notare come lui, alla fin fine, non faceva altro che istigare le folle al suicidio. Questa affermazione potrebbe destare contestazioni, per questo mi ci soffermo per un secondo: quando Gandhi diede il via alla protesta non violenta disse ai suoi seguaci di non reagire in alcun caso. Il governo, ovviamente, per riportare l’ordine avrebbe fatto ricorso alle forze armate. I suoi “fedeli”, assecondando i suoi precetti, si sarebbero fatti colpire dalla polizia senza reagire. Ovviamente, questo atteggiamento passivo, questa non fuga causò molte vittime. Oltre a questo va aggiunto l’invito del Mahatma a digiunare e non bere fino anche alla morte pur di ottenere i propri obiettivi.

A questo, lFdB, ha ribattuto ponendo l’accento su una questione piuttosto interessante. E, per questo motivo, riporto le sue esatte parole:

Potrei argomentarti che erano tutte situazioni in cui un tot numero di vittime era necessario e altri (quasi tutti quelli citati) erano ideali i quali presupponevano loro stessi delle vittime.
Il problema potrebbe essere l’Ideale assolutista è sempre causa di vittime o solo un determinato tipo di “assolutismo” causa vittime?
Non è mi pare un problema banale, anzi.

E ha ragione. L’argomento tirato in ballo è molto interessante e ci si potrebbero passare giorni interi a discuterne, ma per me la risposta è stata pressoché immediata e semplice. Il mio prof di Filosofia Politica, infatti, soleva ripetere che qualsivoglia assolutismo sia una cosa negativa. Anche l’ideale migliore, se assolutistico, era un ideale da non seguire. Il motivo? Piuttosto semplice: di fronte all’assolutismo di un ideale, quanto può valere la singola vita umana? Di fronte ad un ideale assoluto, quanto possono valere milioni di vite umane? Sempre troppo poco.

Su questo si è basata la risposta a questa sua obiezione. Per rendere più immediata a tutti la comprensione (nel caso ce ne fosse bisogno) semplificherò al massimo:

Assoluto (il tutto) > Relativo (singolo).

L’assolutismo (che sia una dittatura, o che sia il pensiero di Gandhi o anche quello della Chiesa) si basa esattamente sul tutto che prevarica il singolo. Nessuna perdita sarà mai abbastanza da fermare coloro i quali lo perseguono, in qualunque forma sia.

La terza discussione, invece, fatta col Cacciatore di Tonni ruotava (inizialmente) intorno all’attribuzione del Premio Nobel all’UE. Apro una piccola parentesi: stando alle motivazioni date all’attribuzione, sono parzialmente d’accordo al conferire  questo premio all’Unione Europea, nonostante l’attività di pace sia più un premio a quanto fatto in passato (entro i confini europei) e abbia ignorato quanto avvenuto questa primavera con la Libia.

Il Cacciatore di Tonni, comunque, afferma che l’UE non meritasse il premio perché non si sarebbe spesa per i diritti fondamentali dell’uomo e, soprattutto, non si sarebbe spesa per la pace. Molto ironicamente, io ho scritto che fosse giusto così (ovvero che il Premio le fosse attribuito). Questo ci ha portato a discutere sul trattato di Lisbona e su una presunta mancanza di democrazia all’interno dell’Unione riguardante la stipulazione dello stesso.

Il Trattato di Lisbona, in Italia, è stato approvato dal Senato e promulgato dal Presidente della Repubblica. Il motivo per cui non si sia stato fatto il referendum (secondo il Cacciatore di Tonni, in questo caso segno di maggior di democrazia) è però da ricercarsi nel secondo comma dell’articolo 75 della costituzione

“Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio [cfr. art. 81], di amnistia e di indulto [cfr. art. 79], di autorizzazione a ratificare trattati internazionali [cfr. art. 80].”

Oltre a questo, il Senato è un organo rappresentativo del popolo italiano che lo elegge tramite elezioni. Quindi l’accusa di mancata democrazia, a mio modesto parere, non sussiste.

Il discorso, però, si è fatto interessante quando il Cacciatore di Tonni ha sottolineato come nell’assegnazione di determinati premi (ma, più in generale, a livello culturale) si tenda ad essere filo-occidentali e si guardi con sospetto alle culture orientali (Giappone escluso). L’osservazione, però, è facilmente spiegabile.

La logica vuole che ci sia un diffuso filo-occidentalismo in Europa perché, a tutti gli effetti, la cultura occidentale è la nostra cultura e quindi c’è un maggior senso di appartenenza. In Cina, per esempio, ci sarà maggior filo-orientalismo perché quella è la loro cultura e si sentono maggiormente appartenenti ad essa.

Questo, inevitabilmente, porta ad avere posizioni ostili o sospetti reciproci nei confronti l’un dell’altro. La dimostrazione storica è stata fornita proprio dall’Europa durante la Guerra Fredda, col blocco occidentale schierato con gli Stati Uniti e il blocco orientale schierato con l’URSS.

Potrà non piacere, ma le cose non cambiano.

E con questo, penso di aver concluso.

Questo è quanto.

Cya.

6 commenti

Archiviato in Politica & Società, Riflessioni

Unione Europea

E, alla fine, eccoci qui con l’articolo serio di cui parlavo nell’ultimo post. L’avevo promesso e per la vostra gioia, ho finalmente finito.

Euro sì o Euro no? Restare nell’Unione Europea oppure uscirne? O, ancora, creare un’Europa debole e crearne una forte? Queste sono le domande che molti esperti (o supposti tali) e altrettanti politici si sono posti da quando è iniziata questa crisi. In questo articolo, quindi, scriverò il mio punto di vista sull’Unione Europea, su ciò che c’è stato di sbagliato e su come si dovrebbe sviluppare in futuro.

E ho deciso di partire con ciò che di sbagliato è stato fatto, a mio modesto parere. E, indubbiamente, in prima posizione non può che esserci la decisione di utilizzare una Moneta Unica in presenza di diverse politiche economiche e finanziarie. Gli Stati mediterranei, infatti, hanno avuto politiche meno accorte rispetto agli Stati del Nord Europa e le differenze sono sotto gli occhi di tutti: mentre la Germania (per citare un tra i paesi membri più forti) va a mille, Italia, Spagna e Grecia arrancano e o hanno avuto bisogno di aiuti o li chiederanno presto. Un altro errore, riguarda la questione greca. Questione greca di cui tutti i paesi erano consapevoli sin dal 2008 e per cui non è stato fatto nulla, convinti che si sarebbero salvati da soli. Questa previsione errata ha poi portato alla situazione odierna e all’ondata speculativa che ha colpito l’Europa in modo più o meno consistente.

Ovviamente, oltre a questi aspetti negativi, ci sono anche quelli positivi. Molti Stati all’interno dell’UE, se non ne facessero parte sarebbero falliti da molto tempo (su tutti Spagna e Grecia, ma anche l’Italia probabilmente). Gli aiuti stanziati però, hanno permesso di resistere ad una crisi di dimensioni globali in modo discreto. I paesi che ad oggi soffrono di una situazione complicata, devono questo momento non tanto ad una colpa dell’Euro, quanto a problemi interni ingigantitesi ad un livello tale da dover richiedere aiuti ai paesi esteri. Indubbiamente, gli aiuti avranno il loro prezzo e in Grecia si sono visti e si stanno vedendo i risultati.

Arrivati a questo punto, però, non si può tornare indietro. O meglio, si potrebbe farlo a costo di enormi sacrifici. Sacrifici che pochi stati (probabilmente, giusto un paio) riuscirebbero a sostenere e non senza danni nell’immediato. Per questo motivo, ritengo che il processo che ha portato alla nascita dell’Unione Europea sia irreversibile e, anzi, dopo l’unione monetaria sarebbe necessario l’imbastimento di un’unione politica che sarebbe dovuta essere stata fatta ancora prima di quella monetaria. Con unione politica non mi riferisco soltanto a politiche monetarie, economiche o finanziarie ma alla politica in senso stretto.

L’unione politica, una volta raggiunta, si baserebbe su solide fondamenta democratiche tali da evitare che alcuni paesi prevarichino con le proprie posizioni gli altri.

I momenti elettivi previsti sono due. Nel primo si eleggerà il Parlamento Europeo mentre nel secondo si eleggerà il Governo Europeo. Il Parlamento Europeo verrà eletto da tutti i cittadini dei paesi membri. Lo Stato nazionale, raggiunta l’unione politica, diverrà uno Stato-Regione. Ogni Stato-Regione avrà diritto ad un numero di rappresentanti proporzionali alla propria popolazione (Molto simile al modello statunitense, tanto per intenderci). Ovviamente, per evitare squilibri legati alla sola quantità della popolazione, verranno create fasce in modo tale che, all’interno della medesima fascia, i paesi abbiano lo stesso peso  politico.

Tanto per chiarire meglio il concetto, la suddivisione dovrebbe ricalcare la seguente (N.B.: I numeri dei parlamentari sono ovviamente indicativi)

Fascia uno: fino a 25 milioni di abitanti: 3 rappresentanti
Fascia due:  da 25 a 40 milioni di abitanti: 4 rappresentanti
Fascia tre: da 40 a 55 milioni di abitanti: 5 rappresentanti
Fascia quattro: da 55 a 70 milioni di abitanti: 6 rappresentanti
Fascia cinque: oltre i 70 milioni di abitanti: 7 rappresentanti.

Con questa suddivisione, i giochi di potere dovrebbero essere più difficili da attuare e ci sarebbe una maggiore possibilità che paesi densamente abitati non abbiano posizioni predominanti grazie alla presenza di altri Stati-Regione in grado di confrontarsi con loro. Questo metodo elettivo, però, sarà adottato soltanto per la Camera (che, per comodità, chiamerò Camera dei Deputati Europea). Il suffragio sarà universale e verrà riconosciuta la possibilità a qualunque cittadino, indipendentemente dalla propria nazionalità, di votare un candidato qualunque (Per esempio: Un italiano potrebbe votare un candidato spagnolo. Uno tedesco potrebbe votare un candidato olandese e così via).

La seconda Camera (che chiamerò Senato Europeo) verrà eletta in modo diverso. Innanzitutto gli Stati-Regione, indipendentemente dalla popolazione, avranno lo stesso numero di senatori. Ogni cittadino avrà la possibilità di votare candidati appartenenti solo ed esclusivamente al proprio Stato-Regione.

Ovviamente, il sistema parlamentare potrà godere del così detto “Bicameralismo imperfetto” (due Camere aventi poteri e funzioni differenti). La Camera dei Deputati Europea prenderà decisioni macroscopiche e si occuperà della legislazione dell’intera Unione Europa. Il Senato Europeo, invece, si occuperà dei problemi e delle necessità degli Stati-Regioni e prenderà decisioni legate maggiormente ai singoli Stati-Regione.

La durata dei mandati delle due camere sarà di cinque anni.

Per quanto riguarda il Governo Europeo, invece, la popolazione andrebbe ad elezioni dirette nel seguente modo: ogni Stato-Regione proporrà un proprio candidato alla Premiership. Da questa rosa di nomi verranno scelti i quattro candidati che riuscirebbero ad ottenere la maggioranza più ampia in Parlamento. Una volta ristretta la rosa dei candidati e trovati i fatidici quattro, la popolazione sarà chiamata ad esprimere, attraverso il voto, la propria preferenza tra i quattro nominativi disponibili. Il vincitore potrà essere eletto per due mandati della durata di cinque anni (la ricandidatura del premier sarà “automatica”). Il nuovo Premier sarà poi chiamato ad assegnare i Ministeri ai Ministri proveniente dai vari Stati-Regione da lui scelte. L’unico limite alle nomine è quello che il Premier non potrà scegliere un Ministro proveniente dal suo stesso Stato.

Per chiarire questo passaggio, un eventuale Premier sarebbe scelto e formerebbe un governo in questo modo:

Scelta del Premier:

Candidato A: Belga
Candidato B: Francese
Candidato C: Olandese
Candidato D: Portoghese

Dopo le elezioni:

– Presidente del Consiglio: Belga
– Ministro Economia: Tedesco
– Ministro Istruzione: Olandese
– Ministro Welfare: Italiano
– Ministro Agricoltura: Francese
– Ministro Difesa: Austiraco

E così via dicendo.

Al termine della prima legislatura, il Premier uscente si troverà a dover affrontare tre nuovi avversari provenienti da tre Stati-Nazioni. Nel caso in cui vincesse, procederebbe con la propria legislatura. Nel caso in cui perdesse, invece, dovrà aspettare nuovamente che il suo nominativo venga scelto in un’altra tornata elettorale.

Per chiarire:

Premier Uscente: Belga
Candidato 1: Spagnolo
Candidato 2: Italiano
Candidato 3: Tedesco

In questo modo ci si assicurerebbe una continua rotazione del Premier e tutti gli Stati-Regione sarebbero chiamati ad avere come Premier dell’UE un proprio rappresentante.

Le iniziative del Premier, prima di diventare legge, dovranno ottenere il via libera da parte della Camera dei Deputati Europea per quanto riguarda eventuali leggi di carattere “generale” (dove per “generale” si intende riguardanti l’intera UE) mentre, per quanto riguarda le leggi legate ai singoli territori (Leggi “Speciali”), dovrà ottenere il nullaosta da parte del Senato Europeo.

Per quanto riguarda gli Stati-Regione, invece, ci sarà un Governo avente la caratteristica di essere in possesso di poteri “limitati”. Il compito di un Governo dello Stato-Regione è quello di amministrare sul territorio e mettere in pratica le indicazioni derivanti dallo Stato Federale (l’Unione Europea) attraverso leggi speciali che si adattino nel miglior modo possibile al territorio su cui verranno applicate. A capo di questi Governi ci sarà un Senatore Europeo precedentemente eletto dal popolo. La durata del mandato sarà, ovviamente, di cinque anni. A livello “locale” si assisterebbe all’abolizione di Regioni e Provincie. Abolizione legata al fatto che lo Stato-Regione non sarà altro che una macro-Regione facente parte di un organismo più grande. L’abolizione, quindi, lascerà in vita solo i Comuni. Comuni che potrebbero essere organizzati in macro-aree in cui, per esempio, il comune di Milano comprenda tutta la Brianza, rendendo di fatto i vari Paesi solo frazioni. Ci sarà un solo Consiglio Comunale in cui ogni frazione sarà rappresentata da un consigliere comunale che esporrà problemi e proporrà mozioni riguardanti il territorio di appartenenza. All’elezione del Sindaco parteciperanno i membri di tutte le frazioni che compongono il Comune.

Esempio chiarificatore:

Comune di Milano sarebbe così strutturato:

– Comune di Milano
– Comune di Milano: Frazione Meda —-> Un consigliere
– Comune di Milano: Frazione Seveso –> Un consigliere
– Comune di Milano: Frazione Cesano –> Un consigliere
– Comune di Milano: Frazione Cormano -> Un consigliere
– Comune di Milano: Frazione Cusano —> Un consigliere
– Comune di Milano: Frazione Arese —–> Un consigliere

Eccetera, eccetera.

Piccola digressione sui Partiti Politici: a livello di Unione Europea esistono già partiti politici comparabili (più o meno) ai vari partiti di Destra/Centro/Sinistra presenti in Italia e negli altri paesi europei.

Per quanto riguarda il sistema giuridico, tecnici altamente specializzati, si occuperanno di estrapolare le migliori leggi sulle varie materie per crearne un nuovo che faccia da base per le implementazioni necessarie con lo svilupparsi della vita del nuovo Stato. Le leggi selezionate verranno presentate con largo anticipo a tutti i cittadini, in modo tale da rendere il cambiamento il più comprensibile possibile per tutti. Finito il periodo di transazioni il nuovo sistema giuridico sarà valido per tutti gli Stati-Regione.

Culturalmente, invece, i più grandi cambiamenti deriveranno dalla componente linguistica. La prima lingua per tutti, a livello scolastico diventerebbe l’inglese. Inglese che dovrebbe essere parlato anche nella vita di tutti i giorni, in modo tale che diventi a tutti gli effetti “prima lingua”. Le lingue nazionali diventerebbero dialetti/seconde lingue e ci sarà la possibilità che lo studente impari una terza lingua a scelta

Tanto per capirci:

– Prima lingua obbligatoria: Inglese
– Seconda lingua obbligatoria: Lingua Stato-Regione (Italiano)
– Terza lingua facoltativa: Francese.

Ecco, come dovrebbe evolversi l’Unione Europea secondo me. Per alcuni quanto qui letto non risulterà nuovo perché avevo già accennato ad una bozza di idea (che è stata confermata in gran parte ed implementata in alcuni punti) su G+. Per gli altri, probabilmente questo articolo sarà solo una rottura di coglioni. Ma chissene.

Questo è quanto.

Cya.

10 commenti

Archiviato in Politica & Società, Riflessioni

Constatazioni e considerazioni

Avviso ai naviganti: non so cosa salterà fuori da sto post dato che non ci sarà una linea guida (e se ci sarà, mentre sto scrivendo l’introduzione, non ce l’ho ancora in mente). Questo cosa significa? Probabilmente che sarà un post sconclusionato. Più del solito, per lo meno.

E, la prima constatazione che faccio la devo ad un amico che qui ha espresso un concetto che, tutto sommato, condivido più o meno per gli stessi motivi. In fondo, ci dovrà pur essere un valido motivo se alla veneranda età di ventuno anni abbia un’esperienza in fatto di relazioni pari a zero. E quando dico un motivo, intendo un motivo oltre ai soliti noti (bruttitudine, culopesaggine, incapacità di comprendere le donne, incapacità di agire quando dovrei e cose carine del genere). Di cosa si tratta? Fondamentalmente ho delle aspettative troppo alte. La mia asticella dopo essere stata piazzata, non si è più mossa. E questo, alla fine, è sempre stato il centro del dibattito con l’amico che ha scritto quel post. Dibattito che gira intorno al concetto “Beh, se hai pretese troppo alte non ti resta che abbassarle”. Il ragionamento, di per sé, non fa una piega. Però…C’è un però. Però vorrebbe dirsi accontentarsi. E, purtroppo, tra i tanti difetti che ho, sono uno che non si accontenta quando non è obbligato a farlo. E, anzi, il doversi accontentare non è altro che una sconfitta. E, siccome perdere è come ingoiare della merda e a nessuno, tranne a loro  e a lui, piace ingoiare merda, non vedo perché dovrei farlo io.

Eppure, una soluzione la si dovrà pur trovare a questo problema. Il serpente non potrà  continuare a mangiarsi la coda all’infinito (o forse sì?). E, dunque, che fare? Se lo sapessi, non sarei qui a scrivere un post. O, meglio ancora, scriverei un post sulla soluzione e non sul problema. Ma sto divagando. Dicevo, non sapendo che fare in questa situazione, in me si è fatta largo una consapevolezza: la consapevolezza che rimarrò solo ancora a lungo. E, no, non si tratta di un “Hurr durr fa l’emo che si fa seghe mentali”, è più che altro una sensazione. Un po’ come quando cambia il tempo e l’osso rotto (risanatosi) inizia a dolere. Ecco, meglio di così non so spiegarla. Spero abbiate capito cosa intendo, altrimenti cazzi vostri.

E, a proposito di solitudine, mi sono reso conto che i rapporti con gli amici del “Tempo che Fu” siano ormai deteriorati quasi del tutto. E, la cosa, non riguarda solo loro. Ma, per capire cosa sto dicendo, è necessario un piccolo e breve (o almeno spero) preambolo: un giorno di settimana scorsa (ho rimosso quale dì fosse), ho abbattuto i ponti che mi permettevano di comunicare con una ragazza. Chi sia è del tutto inutile ai fini di ciò che voglio dire, vi basti sapere che ha giocato un ruolo molto importante nella mia (molto poco Cosesca) adolescenza. I ponti sono stati abbattuti perché, fondamentalmente, il rapporto ormai si trascinava agonizzante. L’ultima volta che avevamo avuto una discussione seria, fatico a ricordarla. Solitamente io la cercavo, lei mi chiedeva “Come va? Cosa mi racconti?” e, io, che non avevo un cazzo da raccontare non rispondevo o rispondevo in modo scazzato. Insomma, gli argomenti di cui discutere erano finiti da un bel pezzo e, probabilmente, lo era finito anche il rapporto d’amicizia e l’affetto che ci legava. Il chiudere con lei ha segnato (simbolicamente) una svolta. Svolta verso un futuro ancora molto incerto e nebuloso, ma libero da alcune delle catene che mi ancoravano al passato.

E oggi, dopo averla rimossa dalle cerchie di G+ (giusto perché mi sta in culo che gente con cui non ho a che fare si faccia i cazzi miei), ho avuto modo di riflettere con attenzione sulla mia vita sociale, tracciandone un bilancio non proprio roseo. Le persone con cui ho un rapporto più stretto le conosco da tre anni (mese più, mese meno). Con loro si può parlare praticamente di tutto. Sono (quasi) dei tuttologi con cui si possono avere discussioni interessanti sia in Sempione mentre mangi, sia alla Feltrinelli mentre si cerca un libro, sia mentre si sta camminando con quaranta gradi e si è circondati da graziose fanciulle più nude che vestite (anche se, in questo caso, ci sono spesso lunghe pause). Oltre a loro, coi compagni d’università non è che abbia stretto legami che vanno oltre la semplice conoscenza mentre coi compagni di scuola, ho sistematicamente perso il contatto (non sempre volontariamente). E poi, poi ci sono loro. Gli “amici del tempo che fu”. E qui la situazione è ancora più scabrosa.

Scabrosa perché, a conti fatti, anche con loro i contatti sono andati irrimediabilmente perduti. Due sono completamente spariti dai radar da dopo il mio compleanno. Un altro tra lavoro, scuola e fidanzata è praticamente scomparso. L’ho visto domenica a Milano (perché, ormai, esco solo lì complice l’abbonamento mensile che mi è scaduto ieri l’altro) e, alla fine, ne rimane uno con cui fortunatamente ho più spesso contatti. Forse un po’ stupidamente, ero convinto che il rapporto di amicizia che ci legava da anni, non si sarebbe dissolto così ma, ancora una volta, mi sbagliavo. Interessi diversi, orari diversi e impegni diversi hanno portato un gruppo molto unito a disgregarsi e, senza rendercene quasi conto, ci siamo allontanati. Forse definitivamente.

Cambiando tema, mi soffermerò su una discussione nata tra me e la Fatina dei Boschi. Discussione vertente sul fatto che il sottoscritto manchi di qualsiasi idealismo e che tenda ad osservare e analizzare le cose da un punto di vista troppo pratico ed efficientistico. E, probabilmente, ha ragione. E questo mi porta a considerare la faccenda da due punti di vista che, probabilmente, sono diametralmente opposti. Da un lato penso che sia un bene non avere ideali e, quindi, riuscire a leggere la realtà che mi circonda “nuda e cruda”. E penso che sia un bene perché, in determinate situazioni, un’ideale potrebbe essere una zavorra per il percorso intrapreso. Dall’altro lato, però, mi rendo conto che la mancanza di ideali lasci un vuoto difficilmente colmabile. E che, comunque, la zavorra che rappresenta ci serve per ricordare che, oltre a determinati limiti, non si deve andare. La soluzione ideale, sarebbe quella di trovare la giusta sintesi tra la prima parte e la seconda. Ma dato che l’ideale è spesso utopico, per il momento, non mi resta che cercare di controllare il lato materialistico che, sempre di più, sta prendendo il sopravvento.

Un’altra considerazione (e penso sia una delle ultime, dato che è quella filosofica e, indubbiamente, sarebbe il finale quasi perfetto per un post del genere) è quella riguardante le differenze. Il concetto di diverso è sempre stata una discriminante fondamentale per l’uomo. In ogni società è sempre esistito un “diverso”. Diverso che veniva (e viene) osteggiato, perseguitato, additato e discriminato. Il diverso, molte volte, è stato usato per compattare un fronte interno che si andava sgretolando, è stato usato per giustificare l’andar male delle cose. E questo, lo ha costretto a nascondere le sue diversità per essere accettato. Diversità che, invece di essere un ostacolo, avrebbero potuto essere una risorsa in più, da sfruttare per migliorare le cose. Eppure, questo potenziale di miglioramento, non è mai stato preso in considerazione, non è mai stato visto. E tutto questo è dovuto alla paura che rende ciechi. Paura provocata dall’ignoranza e dall’incapacità di rinunciare alla sicurezza che sta nel “Noi contro gli altri” (dove per altri, si intende il diverso), paura di scoprire che in fondo le differenze tra noi e l’altro non sono altro che minime e non così importanti come ci apparivano all’inizio e che tutto il nostro odio era ingiustificato, e si basava su un gioco di specchi in cui si vede, riflesso nel diverso, ciò che temiamo in noi. Paura, insomma, di scoprire che l’altro è una persona con la sua cultura, le sue idee, i suoi pregi e i suoi difetti. Una persona come noi.

Questo è quanto.

Cya.

P.S.: il link dell’articolo vi reindirizza al blog della Fatina dei Boschi.

Bonus (a proposito di ragazza ideale):

8 commenti

Archiviato in Riflessioni, Varie ed Eventuali

Social Coso

Girovagando per i blog, mi sono accorto di come molti blogger oltre al loro blog utilizzino uno o più Social Network e sistemi di messaggistica (più o meno) istantanea. Anche io, dal canto mio, per quanto possa essere culopeso e asociale mi sono ritrovato ad avere un account almeno su uno dei tanti SN.

E, vi posso assicurare, che su Twitter non mi trovereste. Dovrei avere ancora l’account, ma non ci loggo da una vita. Non capisco l’utilità di quel Social Network. Potrà pure essere di tendenza quanto vuole, ma io voglio poter scrivere senza limiti. Con centoquaranta caratteri non riuscirei a fare nemmeno un’introduzione decente ad un argomento serio. Tra l’altro, le impostazioni generali e il modo di interagire mi lasciano assai perplesso e non mi hanno mai preso. E, soprattutto, le persone che voglio/mi interessa sentire non credo che lì ci siano (ammetto di non essermi nemmeno mai posto il problema), quindi se siete dei Twitterfag, non incrocerete mai il sottoscritto (gioite).

Su facebook ci sono stato a lungo e mi sono beccato anche un paio di ban per i più svariati motivi (troll, troll, troll, troll, troll…Ah, bei tempi fortunatamente andati). Solo che, diciamocelo, Fb ha sempre fatto schifo a livello di privacy. Finché ha avuto il “monopolio”, non c’era molta scelta. Poi è arrivata la concorrenza (sempre sia lodata Big G). Ma di questo parlerò dopo. Il mio rapporto con facebook è stato quello che si ha con un mezzo di necessità: era l’unico modo per sentire quotidianamente e in modo quasi gratuito gli amici. Tra l’altro c’erano un paio di pagine interessanti che seguivo e a cui mi sono azzardato anche a partecipare con contributi seri. Ma, come detto sopra, poi è arrivato Google Plus. E da lì, ho iniziato a vedere il declino di feisbug. Declino perché tutti gli ultimi aggiornamenti non sono altro che brutte copie (buggate) di quanto trovato da Zucchinanberg su G+ (Possibilità di creare “cerchie”, aggiornamento degli album fotografici, possibilità di fare videochiamate). Anche se, a voler essere sinceri, la merdata più grande è stata quella del diario: una stronzata talmente orrida e inutile che da sola, sarebbe dovuta bastare per abbandonarlo. Tra l’altro, l’utenza media di FB mi è sempre stata sui coglioni. Il motivo? Semplice: tra note senza senso, perbenismo cavalcante, disinformazione e inviti per i cazzo di giochini, ti passava la voglia di starci. Finito il fantacalcio, ci ho impiegato davvero poco a cancellare il profilo e scomparire da quelle tristi lande.

E poi c’è il mio attuale Social Network di riferimento: Google Plus (G+). Si è guadagnato questo ruolo per pochi e semplici motivi:

1) Organizzazione: Mentre trovavo FB assai caotico, G+ con la sua grafica minimale, è più ordinato. Più pulito. E, secondo me, abbandonando le vecchie abitudini, anche più semplice da usare. Un’idea geniale, tra l’altro, è quella delle cerchie. Puoi decidere cosa condividere e con chi a seconda dei contenuti. È il top.
2) La limitata utenza: Perché è un punto di forza di questo Social Network? Semplicemente perché quando una cosa viene aperta al “grande pubblico”, viene rovinata. Fortunatamente, almeno in Italia, questo non è ancora avvenuto e ciò mi fa tirare un sospiro di sollievo…Per quanto su determinate pagine, già inizino a vedersi commenti che mi fanno venire il Male di Vivere (o come lo definiamo tra amici “un cancro”.)
3) La qualità delle discussioni: Soprattutto negli ultimi mesi, si sono registrate discussioni di una qualità elevatissima tra me e i miei amici. Si parla di politica, di economia, di attualità senza interventi fuori luogo di gente che, magari, passava di lì per caso e voleva dire la sua dicendo puttanate grosse come palazzi. Ah, ovviamente a questi “discorsoni” si affiancano pure le stronzate, ci mancherebbe altro.
4) La possibilità di fare videoritrovi: I videoritrovi, ormai sono una tradizione. La qualità audio/video (Ammit a parte) è davvero ottima e anche la stabilità fa concorrenza a Skype. Probabilmente questa è “un’arma” in più e un motivo in più per cui preferisca stare su questo Social Network.

Per quanto riguarda la messaggistica istantanea, invece, ho sia skype sia il dimenticato Windows Live Messenger, ma ormai ho smesso di usarli, in quanto mi rallentano il piccì e mi offrono servizi che, come potete notare, ho già trovato altrove.

Insomma, anche per oggi ho finito.

Questo è quanto.

Cya.

16 commenti

Archiviato in Varie ed Eventuali