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Il fallimento della Politica italiana

Le consultazioni sono finite con un risultato che chiunque si sarebbe potuto aspettare: Bersani non riuscirà a dar vita ad un governo dopo il rifiuto da parte dei grillini di concedere il voto di fiducia su quei famosi otto punti. In serata, Alfano, ha chiuso la porta ad un appoggio al PD a meno che non ci sia una completa inversione di rotta.

Nel frattempo l’esecutivo uscente, in carica per l’ordinaria amministrazione, viene travolto dalle polemiche per l’ennesima volta: le dimissioni del Ministro Terzi (stando ad una dichiarazione di Monti, in procinto di passare tra le fila del PdL) rassegnate non in Consiglio dei Ministri, ma in Parlamento hanno suscitato un certo fastidio sia nel Presidente della Repubblica Napolitano, sia in Monti stesso (oggi fortemente contestato da alcuni deputati del centro-destra).

Domani, a meno che non ci siano clamorose sorprese, Napolitano non darà l’incarico a Bersani e darà vita ad un nuovo giro di consultazioni, alla ricerca di una persona che possa dar vita ad un governo di breve durata che si occupi di fare una nuova legge elettorale, garantire la stabilità economica italiana, tagliare i costi della politica e fare una legge degna di tal nome sul legittimo impedimento.

Il PD, dopo il fallimento di Bersani, potrebbe decidere di ripiegare su Renzi come uomo simbolo. Il Sindaco di Firenze è quello che ha fatto le proposte che più si avvicinano a quelle di M5S sui tagli agli sprechi ed è in grado di raccogliere anche i consensi di una parte del centro-destra. Renzi si è detto più volte pronto a fare il Presidente del Consiglio ed è uno degli eventuali leader con il gradimento più elevato (seguito a ruota da Beppe Grillo).

Il PDL, il cui vero scopo è quello di eleggere un Presidente della Repubblica amico, ha ribadito più volte che al di fuori di un governo di coalizione, l’unica strada è il voto. Stando agli ultimi sondaggi, tra l’altro, avrebbe una risicata maggioranza sia alla Camera, sia in Senato. I dubbi sulle loro proposte, però, sono legati al fatto che negli ultimi venti anni circa abbiano governato proprio loro senza risolvere in alcun modo i tanti problemi strutturali ed istituzionali che affliggevano l’Italia. Sarebbe utile anche ricordare che prima di Mario Monti, alla guida del paese c’era il centro-destra il cui governo fu (di fatto) commissariato dall’Europa. Insomma, non sembrerebbero proprio loro quelli in grado di guidare il paese in acque così tempestose. Non sembrano nemmeno la forza più adatta al cambiamento e al rinnovamento.

Movimento 5 Stelle, come già detto più e più volte, non darà sostegno ad un governo che non sia composto da membri della loro forza politica. Il loro no è inquadrabile perfettamente in una strategia di massimizzazione del profitto che deriverebbe da un eventuale inciucio tra PdL e PD. Le perplessità, però, sono molte e su svariati argomenti. Fino ad ora le proposte fatte sono generiche e non adatte ad una situazione come quella attuale. La sensazione è però quella che M5S stia cercando di sfuggire alle proprie responsabilità barricandosi dietro ad un ostracismo e ad una lotta alla vecchia politica. Ulteriori dubbi poi sorgono quando richiedono commissioni di inchiesta per la TAV e continuano a teorizzare la decrescita felice, parlano di un reddito minimo garantito che non ha copertura o affermano con convinzione che tornando alla lira si rilancerebbe l’economia (quando l’esportazione, nel 2012, ha segnato un +2.2 miliardi a dicembre) senza rendersi conto che la concorrenza con Cina e altri paesi sarebbe comunque impari e porterebbe ad un’ulteriore depressione economica interna.

Mentre le forze politiche si contendono lo scettro del comando, però, ci si rende sempre più conto di come gli italiani e l’Italia siano sempre più sull’orlo del baratro. Squinzi ha ribadito più volte che a causa della lentezza con cui la Pubblica Amministrazione paga i debiti contratti e a causa di una crisi la cui fine sembra allontanarsi sempre di più, le industrie italiane sono in “debito di ossigeno”. I dati della produzione, dei consumi e degli ordini segnano un -3% su base annua. La disoccupazione è in crescita di un punto percentuale su base annua, nonostante la recente riforma Fornero. Lo Spread è di nuovo salito a quota 350, soprattutto a causa del clima di incertezza politica e Standard & Poor’s ha annunciato che monitorerà con maggiore attenzione la situazione italiana: il rischio è quello dell’ennesimo downgrading che avvicinerebbe di un altro passo i Titoli di Stato italiani ai così detti “Titoli Junks”.

E, come dicevo sopra, la politica si contende lo scettro del potere senza rendersi conto che i problemi sono arrivati ad un livello tale e ad un punto tale che sarebbe meglio mettere da parte i loro interessi e i loro conflitti per affrontare una crisi economica, istituzionale e politica con senso di responsabilità.

Eppure il richiamo alla responsabilità più volte fatto, anche da Napolitano, deve scontrarsi con una radicalizzazione delle differenze tra le forze politiche: il PD non potrebbe allearsi col PDL perché ci sono differenze troppo grandi e profonde che li separano. Differenze che, a più riprese, sono emerse durante la campagna elettorale appena chiusasi. M5S non potrebbe appoggiare nessuna forza perché è nato proprio per spazzare via le vecchie forze partitiche. L’unica soluzione possibile, quindi, apparirebbe quella di un altro governo guidato da una persona terza.

Un’ipotesi del genere, dopo un anno e mezzo circa di governo tecnico, non potrebbe significare altro che il completo fallimento della Politica (con la “P” maiuscola) italiana. Un fallimento che riguarda sia le forze partitiche classiche, troppo lontane ideologicamente e troppo contrastanti tra loro, sia per le forze politiche nuove incapaci di prendersi le responsabilità che gli competono e di concentrarsi sui veri problemi che oggi affliggono gli italiani.

Italiani che, dal canto loro, non sono immuni da colpe. La situazione politica odierna, infatti, incarna tutte le contraddizioni di un paese vecchio e incapace di cambiare. Un paese fatto da elettori che vivono la politica come il calcio viene vissuto dai tifosi. Elettori che dagli errori commessi in passato non hanno imparato niente. Elettori che hanno perduto il loro senso critico e la loro memoria storica di fatti, di fronte alle promesse che ogni volta gli vengono rivolte.

Forse, oltre ai politici, anche noi elettori dovremmo fare un passo indietro.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus (Totally Unreleated):

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2013

Il 2013 è appena iniziato e già, praticamente chiunque, ha parlato delle cose principali che avverranno quest’anno oppure ha fatto dei buoni propositi (cari amici che seguo sappiate che di questi post ne ho letti solo due e nemmeno in modo troppo convinto). Quest’anno, contrariamente alla tradizione, non parlerò né di cosa è stato fatto tra la fine dell’anno appena passato e l’inizio dell’anno appena iniziato, né snocciolerò i buoni propositi che non verranno mantenuti (anche perché, fortunatamente, non ce ne sono).

Quindi, per prima cosa, colgo l’occasione per ringraziare il Cacciatore di Tonni e la famiglia per averci fatto passare una piacevole serata dove buon umore e buona cucina l’hanno fatta da padrone.

E, come dicevo sin da tempi non sospetti, per questo 2013 l’unico vero obiettivo è quello di sopravvivere (questo spiega anche la scelta della canzone in Intermezzo Musicale #8). Tendenzialmente, è alla mia portata e non dovrei nemmeno impegnarmi troppo. Limitarmi ad usare il buon senso dovrebbe mettermi al sicuro dai principali pericoli e per tutto il resto c’è il karma positivo che ho cercato di accumulare durante il 2012, con scarsi risultati.

Chi ha ricevuto il mio messaggio di auguri, ieri sera, si è sicuramente accorto che il mio augurio è stato quello di avere un “discreto 2013”. Il motivo credo sia abbastanza evidente: difficilmente sarà un anno ottimo o di merda. Più realisticamente si arrancherà tra momenti positivi e momenti negativi. Alla luce di ciò, mi pare inutile perdere tempo a scrivere le solite minchiate in cui nessuno più spera o crede.

Una cosa però legata al passare del tempo sono i cambiamenti. A volte possono essere piccole cose, di minima importanza. Altre volte sono svolte radicali (registrabili comunque su un asse temporale molto più lungo rispetto ai primi). Ed è proprio di questo che ci siamo resi conto ieri sia io, sia la Fatina.

Basti pensare che fino a cinque/sei anni fa, il sottoscritto era un merdallaro duro e puro. Qualunque cosa non fosse metla era roba di merda, indegna di essere ascoltata. Ad oggi, invece, la mia cultura musicale (grazie anche ad influenze esterne) si è allargata ed espansa sino ad abbracciare svariati generi musicali che, chi più, chi meno, ascolto con piacere. Mi rendo conto di come questo esempio sia soltanto una banalità, eppure credo che questo ragionamento sia applicabile  a svariati campi.

Campi, quali la religione o la convivenza con gli altri, che col passare del tempo hanno visto le dinamiche entro cui mi muovevo mutare. In campo religioso, infatti, da un intransigente ateismo sono passato ad uno scettico agnosticismo. Ho imparato a rispettare le idee altrui (a meno che non siano stupidi fascisti o grillini) perché non tutti possono pensarla come me e, soprattutto, non sempre ho ragione. Ho imparato ad ammettere i miei errori (per quanto poco mi piaccia farlo) e a riconoscere quanto di giusto sia detto anche da persone che mi stanno sui coglioni. Ho anche capito che per quanto possa saperne su un dato argomento, qualcuno ne saprà sempre qualcosina in più grazie alle proprie esperienze. Ciò non toglie che sia rimasto supponente e convinto di sapere tutto io, almeno in apparenza.

Insomma, per poter giudicare questo 2013, sarà necessario arrivare alla fine dell’anno (e centrare il mio obiettivo stagionale) per fare un confronto tra quello che ero prima e ciò che sarò diventato quel giorno. Per il momento il bilancio è in positivo, spero solo non sia una bolla momentanea.

Abbiate un discreto 2013.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

Siccome sta canzone mi rimbalza in testa ossessivamente, beccatevela come bonus:

2 commenti

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