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Intermezzo (tra una cazzata e l’altra)

Il titolo, ovviamente, non è assolutamente indicativo di nulla. In questo post, tra le altre cose, potrete trovare la risposta alle domande che più vi hanno tormentato dal Comunicato numero 79. Come sono andate le vacanze di Coso? Cosa avrà mai fatto? Cosa farà, adesso? Bene, questo e molto altro, lo scoprirete continuando a leggere.

Quest’estate sarà, nel bene e nel male, un’estate diversa. Diversa non tanto perché, rispetto agli anni passati, ci sia voglia di evadere dalle quattro mura domestiche (e il caldo ammorbante) e nemmeno per il fatto che abbia deciso di ritirarmi dove non ci sia nessuno, quanto per come si siano svolte (e si svolgeranno) le mie vacanze.

Stando ad un servizio sentito oggi al TG2, le vacanze stanno diventando sempre di più un fenomeno da social network con foto, stati e quant’altro sulle proprie vacanze. Il sottoscritto, prima di saperlo, aveva fatto di più e meglio: tutti gli articoli di quella settimana, infatti, non sono altro che gli highlights dei momenti più divertenti della vacanza. Probabilmente, in questo articolo, non verrete a saperne molto di più un po’ perché me ne sono dimenticato e, un po’, perché quanto è successo sono squisitamente cazzi nostri. Nostri di chi? Questo, posso dirvelo: con me, in montagna, dal 21 al 27 luglio c’erano la Fatina dei Boschi, il Cacciatore di Tonni e la Secsdonna. Dovessi descrivere in breve la nostra vacanza, lo farei in questo modo: un’esperienza bella, divertente e sicuramente da ripetere in futuro (spero non troppo remoto).
Comunque sia, per rispondere al quesito “cosa ha fatto Coso?” vi dirò che ho cucinato (senza avvelenare nessuno e per ben una settimana), scritto (poco, per la verità), lavato i piatti e le pentole (da bravo uomo di casa), camminato (dannate salite, anche quest’anno vi ho fregato) e giocato alla Play (Sono andato avanti in Kingdom Hearts, anche se nel frattempo sono usciti altri mille mila giochi).
Le menzioni d’onore vanno fatte: ai gavettoni a tradimento, al rischio di annegamento per aver salvato la Fatina dalla stessa sorte e l’aver resistito quasi una giornata intera senza aver parlato né di porni, né di sesso.
I momenti “social” della vacanza sono stati: Le issues di NationStates e la ricerca delle Rosse da parte del sottoscritto.
Lo scherzo più bastardo è stato: quello di farmi sparire la cartella delle rosse (caricata su un HD esterno della fatina). La situazione si è, però, risolta nel migliore dei modi e tutti abbiamo vissuti felici e contenti.
Il momento più triste è stato: quando ho riaccompagnato la secsdonna a prendere il treno in Centrale e l’ho vista salire a bordo, ponendo definitivamente la parola fine alla vacanza.

E, adesso, cosa succederà? Ottima domanda. La prima certezza è che venerdì si riparte. Io e la Fatina ci ritiriamo di nuovo in montagna un po’ per sfuggire all’afa, un po’ per cambiare aria. Il rientro è previsto per lunedì nel dopocena. Il programma è ancora nebuloso e poco chiaro, ma per lo meno la lista della spesa e le idee per la cucina sono già nero su bianco. Sfrutterò questi quattro giorni per scrivere (non dico cosa sto scrivendo, perché l’ultima volta che l’ho fatto, alla fine, ho droppato. E succederà anche stavolta, comunque), per rilassarmi un po’ e per giocare a Kingdom Hearts. Probabilmente si scenderà al lago e ci bagneremo i piedi al lago.

Una volta rientrati, le strade della Fatina e quella del sottoscritto si divideranno di lì a breve. Lui andrà in vacanza e io… E io aspetterò la settimana del 18 agosto per salire di nuovo in montagna, stavolta coi miei. I programmi, così come il menù, in questo caso mi sono del tutto estranei. Probabilmente, gireremo nei paesini lì intorno e, chissà? Potrei incontrare la mia secsi barista preferita con due amiche bonazze (tutte e tre uberfidanzate, ma sono dettagli). Il rientro è previsto intorno al 25.

L’ultima settimana di agosto, sarò a casa e non mi sento di escludere di organizzare un Meet Coso che poi salterà per mancanza di adesioni.

Tra le altre cose, in mezzo a tutto questo divertimento, dovrò riuscire ad inserire il tempo per lo studio, il tempo per la lettura (libri e fumetti). Se, per caso, qualche curioso volesse sapere cosa sto leggendo in questo periodo, sarò più che lieto di accontentarlo (allungando il brodo di un articolo venuto un po’ corto):
Libro: A Clash Of Kings – George R.R. Martin. A seguire: uno tra A Storm Of Sword/The Colour Of Magic
Fumetti: A+X 1. A seguire: A+x 2 e poi, in ordine casuale: Avengers, Amazing Spiderman, Uncanny Avengers, All-New X-Men, Wolverine & The X-Men, Captain America.
Sempre riguardo alle letture, mi rendo conto che i Must Read di Coso, al momento, siano un po’ scarni. Per questo mi impegnerò, di tanto in tanto, a fare un articolo in cui spiegherò per quale motivo il libro/fumetto/manga è entrato in quella lista.

Altra sorpresina in arrivo è la scheda “I Must Watch di Coso” in cui, per il momento, inserirò solo i titoli dei film e, appena avrò voglia e tempo, dedicherò lo stesso approfondimento riservato ai libri. Per “I Must Listen di Coso” vi basta spulciare i vari bonus e gli intermezzi musicali, invece.

In mezzo a tutto questo, oltre ad un editoriale da scrivere per la Gazzetta di Baruccana, dovrò riuscire a mantenere più o meno in vita i pochi rapporti interpersonali che valga la pena avere. Dovrei anche, ad essere sincero, riuscire a riallacciarne qualcuno e, almeno sotto questo aspetto, non sta andando male dato che ho ripreso i contatti con un carissimo amico con cui non parlavo e non mi vedevo da un sacco di tempo. E, sì, lo so che parlo (quasi) sempre di maschi. È che, semplicemente, con le ragazze non ci sono mai (o quasi) novità degne di nota. E, ovviamente, non ci sono eccezioni. Qualcuna di interessante c’è e, il fatto che una ragazza susciti interessi, dovrebbe essere la conferma che non sono mica omosessuale (Needed Quotation). Ovviamente, oltre ad un interesse molto generico, non c’è molto altro. Mi riserbo di non tenervi informati sullo sviluppo della vicenda. E, per evitare il totonomi, per il momento è tutto a livello talmente embrionale che potrebbe risolversi tutto in un nulla di fatto già da domani.

Comunque sia, penso di aver detto tutto. Ci sarò a singhiozzi, quindi buon proseguimento d’estate a tutti.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

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Discussioni

Tra ieri e oggi ho avuto modo di affrontare tre interessantissime discussioni che mi hanno permesso di sviluppare degli spunti di riflessione.

Discussioni che sono avvenute nell’arco temporale di quarantotto ore circa. La prima, riguardante le possibilità di una rivoluzione popolare, è avvenuta su un forum che frequento. Da questa è poi derivata la discussione fatta con la Fatina dei Boschi riguardo gli assolutismi (partendo inizialmente dalla figura centrale di Gandhi). La terza, invece, ha visto impegnati me e il Cacciatore di Tonni a discutere sull’attribuzione del Nobel per la Pace all’UE, il modo in cui è stato approvato il Trattato di Lisbona e le tendenze filo-occidentali/filo-orientali (oltre che filo-europeiste o avverse all’Unione). Le ultime due discussioni sono avvenute su G+.

Ma, andiamo al sodo, e occupiamoci della prima discussione: La rivoluzione popolare. E subito, devo fare una premessa doverosa: mentre il punto di vista del mio interlocutore era maggiormente “idealista”, il mio si è soffermato maggiormente sull’evidenza storica.

La tesi era la seguente: prima o poi si arriverà ad un punto di rottura (in Italia) che porterà il popolo a dare il via ad una rivolta per cambiare le cose. La mia antitesi è stata semplice e coincisa: come tutti (spero) saprete, ogni rivoluzione (non scientifico/tecnologica),  ha avuto inizio col desiderio di maggior potere da parte di una élite.

– Nella Rivoluzione Francese, per esempio, furono i Borghesi (l’Alta Borghesia) a guidare il popolo nella sovversione della monarchia. – In Cina, durante la Rivoluzione Culturale, furono Mao e i suoi fidatissimi seguaci a dare il via a tutto.
– In Russia, Lenin e i Bolscevichi fecero crollare l’impero dello Zar

Il popolo, insomma, senza una guida forte (Weber la definirebbe una guida carismatica) non sarebbe insorto in nessuno di quei casi. Per questo motivo, l’insurrezione popolare è difficilmente auspicabile in quanto, fino a quando una “classe” non avrà comodità gli interessi a farlo, lo status quo rimarrà inalterato. Insomma, l’evidenza storica dimostra come una rivoluzione popolare (in senso stretto) non sia ancora accaduta.

A questo punto, la risposta è stata la seguente:

Ottima osservazione quella di Coso e quindi ora mi domando:

il popolo o terzo stato non può creare una propria “classe” per insorgere? non abbiamo potere, soldi o militari ma siamo in gran numero…credo che non c’è stata mai una rivoluzione popolare perché il popolo non è stato mai unito e per un governo che adotta la politica “divide et impera” non è stato difficile tenere il terzo stato sotto controllo, cosa molto difficile da fare con le piccole ma potenti élite che Coso ha appena elencato.

Credo che il baluardo da passare per creare una rivoluzione popolare è la divisione, se si è uniti e si combatte per il buon senso comune c’è la possiamo fare, ma è anche vero che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare!

Ed il discorso, per quanto interessante possa sembrare, ha un’enorme falla logica. Qualora il “terzo stato” riuscisse a raggiungere anche una coesione stabile (cosa assai difficile data l’esistenza di interessi particolaristici sia dei singoli, sia dei piccoli gruppi), si troverebbe comunque a fronteggiare una mancanza di mezzi particolarmente importante.

È vero, il popolo può contare sul numero… Ma se anche duemila persone mal organizzate e mal armate si trovassero a dover affrontare cento persone ben armate e ben organizzate, il risultato sarebbe (molto probabilmente) favorevole ai secondi.

Tutti questi elementi, hanno riportato all’impossibilità effettiva di una rivoluzione popolare in mancanza di élite e i motivi di questa non fattibilità che ho trovato sono, principalmente questi:

– Mancanza di organizzazione
– Mancanza di mezzi
– Mancanza di una guida forte.

L’interlocutore, ha però detto che lui avrebbe voluto una rivoluzione pacifica come quella di Gandhi e questo è stato il preambolo della discussione con la Fatina dei Boschi. Per essere breve e coinciso, mi sono limitato a far notare quanto l’assolutismo della Non Violenza avesse provocato comunque un gran numero di vittime in India e di quanto, di per sé un ideale assoluto è una cosa assai pericolosa.

La discussione con lFdB verteva sul fatto che l’ideale di Gandhi, per quanto assoluto fosse, non avrebbe causato di per sé vittime. E la cosa, ad un primo acchito, può sembrare anche vera. D’altro canto, come giustamente mi ha fatto notare, l’ideale della non violenza non ha avuto, oltre Gandhi, nessun altro grande rappresentante e, gli unici casi assolutistici che ci vengono in mente sono quelli legati alle grandi dittature di inizio novecento.

Eppure, analizzando più attentamente il pensiero gandhiano, si potrà notare come lui, alla fin fine, non faceva altro che istigare le folle al suicidio. Questa affermazione potrebbe destare contestazioni, per questo mi ci soffermo per un secondo: quando Gandhi diede il via alla protesta non violenta disse ai suoi seguaci di non reagire in alcun caso. Il governo, ovviamente, per riportare l’ordine avrebbe fatto ricorso alle forze armate. I suoi “fedeli”, assecondando i suoi precetti, si sarebbero fatti colpire dalla polizia senza reagire. Ovviamente, questo atteggiamento passivo, questa non fuga causò molte vittime. Oltre a questo va aggiunto l’invito del Mahatma a digiunare e non bere fino anche alla morte pur di ottenere i propri obiettivi.

A questo, lFdB, ha ribattuto ponendo l’accento su una questione piuttosto interessante. E, per questo motivo, riporto le sue esatte parole:

Potrei argomentarti che erano tutte situazioni in cui un tot numero di vittime era necessario e altri (quasi tutti quelli citati) erano ideali i quali presupponevano loro stessi delle vittime.
Il problema potrebbe essere l’Ideale assolutista è sempre causa di vittime o solo un determinato tipo di “assolutismo” causa vittime?
Non è mi pare un problema banale, anzi.

E ha ragione. L’argomento tirato in ballo è molto interessante e ci si potrebbero passare giorni interi a discuterne, ma per me la risposta è stata pressoché immediata e semplice. Il mio prof di Filosofia Politica, infatti, soleva ripetere che qualsivoglia assolutismo sia una cosa negativa. Anche l’ideale migliore, se assolutistico, era un ideale da non seguire. Il motivo? Piuttosto semplice: di fronte all’assolutismo di un ideale, quanto può valere la singola vita umana? Di fronte ad un ideale assoluto, quanto possono valere milioni di vite umane? Sempre troppo poco.

Su questo si è basata la risposta a questa sua obiezione. Per rendere più immediata a tutti la comprensione (nel caso ce ne fosse bisogno) semplificherò al massimo:

Assoluto (il tutto) > Relativo (singolo).

L’assolutismo (che sia una dittatura, o che sia il pensiero di Gandhi o anche quello della Chiesa) si basa esattamente sul tutto che prevarica il singolo. Nessuna perdita sarà mai abbastanza da fermare coloro i quali lo perseguono, in qualunque forma sia.

La terza discussione, invece, fatta col Cacciatore di Tonni ruotava (inizialmente) intorno all’attribuzione del Premio Nobel all’UE. Apro una piccola parentesi: stando alle motivazioni date all’attribuzione, sono parzialmente d’accordo al conferire  questo premio all’Unione Europea, nonostante l’attività di pace sia più un premio a quanto fatto in passato (entro i confini europei) e abbia ignorato quanto avvenuto questa primavera con la Libia.

Il Cacciatore di Tonni, comunque, afferma che l’UE non meritasse il premio perché non si sarebbe spesa per i diritti fondamentali dell’uomo e, soprattutto, non si sarebbe spesa per la pace. Molto ironicamente, io ho scritto che fosse giusto così (ovvero che il Premio le fosse attribuito). Questo ci ha portato a discutere sul trattato di Lisbona e su una presunta mancanza di democrazia all’interno dell’Unione riguardante la stipulazione dello stesso.

Il Trattato di Lisbona, in Italia, è stato approvato dal Senato e promulgato dal Presidente della Repubblica. Il motivo per cui non si sia stato fatto il referendum (secondo il Cacciatore di Tonni, in questo caso segno di maggior di democrazia) è però da ricercarsi nel secondo comma dell’articolo 75 della costituzione

“Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio [cfr. art. 81], di amnistia e di indulto [cfr. art. 79], di autorizzazione a ratificare trattati internazionali [cfr. art. 80].”

Oltre a questo, il Senato è un organo rappresentativo del popolo italiano che lo elegge tramite elezioni. Quindi l’accusa di mancata democrazia, a mio modesto parere, non sussiste.

Il discorso, però, si è fatto interessante quando il Cacciatore di Tonni ha sottolineato come nell’assegnazione di determinati premi (ma, più in generale, a livello culturale) si tenda ad essere filo-occidentali e si guardi con sospetto alle culture orientali (Giappone escluso). L’osservazione, però, è facilmente spiegabile.

La logica vuole che ci sia un diffuso filo-occidentalismo in Europa perché, a tutti gli effetti, la cultura occidentale è la nostra cultura e quindi c’è un maggior senso di appartenenza. In Cina, per esempio, ci sarà maggior filo-orientalismo perché quella è la loro cultura e si sentono maggiormente appartenenti ad essa.

Questo, inevitabilmente, porta ad avere posizioni ostili o sospetti reciproci nei confronti l’un dell’altro. La dimostrazione storica è stata fornita proprio dall’Europa durante la Guerra Fredda, col blocco occidentale schierato con gli Stati Uniti e il blocco orientale schierato con l’URSS.

Potrà non piacere, ma le cose non cambiano.

E con questo, penso di aver concluso.

Questo è quanto.

Cya.

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Diario di una vacanza 2

Dopo quattro giorni di meritato riposo, rieccomi qui a scrivere. Come avrete sicuramente letto (o non ve n’è fregato un cazzo, ma va bene comunque) sono stato assente e lontano dal blog. In questi giorni ho quindi sfruttato il tempo libero a disposizione per portare avanti altri progetti, con risultati piuttosto buoni.

Comunque, in questo post racconterò in breve (e quando dico in breve, in realtà vuol dire che sarò estremamente prolisso) la mia mini-vacanza. Per farlo è necessario partire da mercoledì scorso. Era un soleggiato pomeriggio milanese in cui non stavo facendo un cazzo. La Fatina dei Boschi stava leggendo un libro di Asimov (che recupererò a breve in biblioteca) mentre io leggevo i miei fumetti rimanendo piacevolmente stupito dalla qualità delle storie di New52 Batman. Improvvisamente, in una pausa tra una pagina e l’altra, ho detto alla Fatina che mia madre insisteva per mandarci in montagna. Abbiamo discusso della possibilità di farlo e, la sera stessa, arrivati a casa abbiamo discusso della fattibilità della cosa con i nostri genitori. Dopo aver superato diverse difficoltà (soprattutto dovute al fatto che non sapevamo se avessimo avuto o meno il mezzo di locomozione necessario a portarci fin là su.). Dopo aver risolto tutti i problemi, ci siamo preparati alla partenza.

Giorno 1: Venerdì.

Venerdì, alle sette e qualchecosa di mattina, siamo partiti (dopo aver preso il caffè a casa mia), in direzione Montemezzo. Il viaggio in macchina è trascorso in maniera relativamente tranquilla. Musica di sottofondo, controllo del navigatore da parte mia e la Fatina che guidava. Arrivati quasi a destinazione, ci siamo fermati a far la spesa. E, al banco degli affettati, la tizia che ci ha servito, mi guardava male. Non so per quale motivo, fatto sta che lo faceva (forse perché la stavamo facendo lavorare, ma questi sono dettagli). finito con l’affettato, ci siamo avvicinati al banco della carne e dopo svariati ripensamenti, abbiamo completato la spesa di carne decidendo, alla fine, di prolunga la vacanza di un giorno. Finita la spesa c’è stata, probabilmente, l’esperienza più traumatica della vacanza: i tornanti in salita. Dire che mi sia cagato in mano è dir poco. Non è che fossi spaventato per la guida della Fatina che, anzi, se l’è cavata egregiamente, ero spaventato proprio dalla salita. Una volta giunti a destinazione, inevitabilmente, c’è stato lo scarico delle valigie. Dato che entrambi ci eravamo portati dietro mezza casa, i viaggi per trasportare le valige coi vestiti, le borse coi portatili, la playstation 2, cazzi e mazzi per la casa, le borse della spesa e gli zaini contenenti la stuoia da spiaggia e i libri, sono stati lunghi e faticosissimi. Ma, ancora non era nulla. Una volta fatta nostra la casa, il sottoscritto si è piazzato in cucina per cucinare mentre la Fatina apparecchiava la tavola. Nel frattempo, io preparavo i gamberetti e le zucchine. Finito di usare l’asse, la Fatina ha iniziato a tritare il prezzemolo (da mettere “a freddo” sulla pasta). Dopo un decorosissimo pranzo (che spero sia stato gradito anche dalla Fatina), si discute sul da farsi. Ovviamente, l’unica opzione considerabile è quella di scendere al lago. Prima di scendere, però, mi impongo per perdere tempo e digerire, dato che fare una discesa di venticinque minuti sotto il sole, alle tre del pomeriggio non è che sia proprio il top per favorire la digestione. Alle tre e mezza dopo non-mi-ricordo-cosa-abbiamo-fatto (forse cazzeggiato sull’interlink e, sicuramente, dopo un viaggio di piacere in bagno del sottoscritto e un micro-pisolino della Fatina) ci apprestiamo a discendere, entrambi con una bottiglietta d’acqua da mezzo litro (tenete bene a mente il particolare). La discesa scorre via liscia come l’olio e una volta arrivati sul lungolago ci si guarda intorno in cerca di potenziali vittime  prede  persone interessanti (leggasi: fanciulle). Non trovando nulla, decidiamo di dirigerci su una collinetta dove sorgono dei bellissimi alberi che fanno ombra. Una volta stese le stuoie, sorgono esattamente due problemi:

1) Quando il vento tirava nella direzione sbagliata, un buonissimo effluvio di letame arrivava fino alle nostre delicate narici facendoci imprecare contro gli Dèi.
2) Il dannato vento ci impediva di leggere in maniera decente. I libri parevano posseduti dal demonio talmente tanto in fretta le pagine si giravano da sole.

Dopo circa un’oretta, avendone avute piene le palle, decidiamo di ripartire. Dato che durante la discesa mi ero bevuto mezza bottiglietta d’acqua, ho avuto la brillante idea di scolarmi l’altra metà della bottiglietta prima di partire. Non lo avessi mai fatto. La salita è stata un inferno. La pendenza che aumentava man mano, il terreno non livellato e selvaggio rendeva più difficoltoso il nostro avanzare. Arrivato a metà strada io sbanfavo in modo imbarazzante e anche la Fatina dava segni di fatica. La mancanza d’acqua si è fatta sentire per tutta la salita e la Fatina, da bastardo (e previdente) qual è, ha potuto contare sull’apporto di liquidi extra provenienti dalla sua bottiglietta d’acqua quasi intatta. Una volta saliti, è stato il momento delle docce e della cena. Durante la cena (Toasts e Cordon Bleu). Nel frattempo abbiamo visto la partita dell’Italia e chiacchierato del più e del meno. Dopo aver lavato le pentole sporche, abbiamo giocato alla play fino all’una e poi siamo andati a letto (o meglio, lui è andato a letto. Io sono stato male e poi sono andato a letto).

Giorno 2: Sabato

Dopo sei ore di sonno, vengo svegliato in modo molto poco gentile dallo strillare di due bambini tedeschi. In questo modo conosco i miei nuovi vicini: un’allegra famigliola tedesca con due mocciosetti che non hanno ben chiaro che non si dovrebbe gridare quell’ora. Una volta svegliato, vado in bagno e do il via alle abluzioni mattutine. Una volta finite, La Fatina esce da camera sua e mi sostituisce. Una volta sceso, tiro fuori il succo dal frigo e accendo il computer per non so quale motivo. Acceso il computer, inizio a cazzeggiare bellamente come solo io so fare. La Fatina si prepara il té e si mangia la briosche, io mi bevo il mio succo. Una volta finita la colazione e controllate un paio di cosette su internet, propongo alla Fatina di farci un giro per il paese, fino a raggiungere la chiesa poco più in alto. Durante la “scampagnata” la Fatina (più previdente di me) ha fatto delle foto che (prima o poi) mi arriveranno. Una volta scesi di nuovo e tornati a casa, non resta altro da fare se non cucinare. Chiedo alla fatina di pesare la stessa quantità di pasta del giorno prima e lui acconsente, poi va ad apparecchiare la tavola. Mentre lui fa tutto questo, io preparo il condimento per la pasta: speck a dadini, panna, zafferano e zucchine (ed una tazzina di vino rosso). Una volta preparato tutto, al momento di servirlo, mi sembra che ci sia un po’ troppa pasta. Senza dar peso alla cosa, servo in tavola. Dopo mangiato decidiamo di anticipare i tempi e di scendere un po’ prima, al lago. Mentre camminavamo, ci appare evidente il parallelismo tra i sentieri di montagna che formavano la scorciatoia su cui eravamo e il sentiero in cui, per la prima volta, compaiono i Nazgùl in LoTR (il film, obv). Scesi al lago, abbiamo la fortuna di incrociare il cammino di una bellissima fanciulla biondissima e con la pelle candidissima, con un costume da bagno a due pezzi nero e null’altro addosso. Dopo esserci abbondantemente rifatti gli occhi, ci rendiamo conto che la situazione del vento non pare essere migliore rispetto al giorno prima. Fregandocene altamente di questo, decidiamo di ripiazzarci sulla collinetta a leggere. E, mentre la Fatina, dopo aver tentato di leggere cade in un sonno letargico, io finisco i fumetti che mi sono portato dietro. Una volta svegliatosi, chiedo alla Fatina (che lo ricordo, è un uomo) se vuole tornare su. Dopo qualche tempo, decidiamo di risalire e, con grande soddisfazione di tutti e due, lo facciamo con meno fatica rispetto al primo giorno e, questa volta, entrambi siamo acqua-muniti (io avevo portato giù due bottigliette). Al rientro ci si lava e poi si guarda il Dottore. E, qui, apro una piccola digressione: La fatina, più volte, mi aveva parlato in toni entusiastici del Dottore e io sempre lo avevo snobbato. Dopo aver ammesso il mio errore con lui, faccio lo stesso qui pubblicamente: Fatina, avevi ragione. Il Dottor Who è una figata.
Dopo cena (Lonza e Wurstel di pollo), ci siamo dedicati alla scrittura e, poi, alla play come di rito. Una volta stancatici di giocare, abbiamo dato una rapida controllata ad un paio di cose su internet e poi ce ne siamo andati a nanna.

Giorno 3: Domenica

Come il giorno prima, ancora una volta, vengo svegliato dai marmocchietti. Dopo aver fatto colazione, mi dedico al cazzeggio assoluto grazie anche alla chiavetta della Fatina. In me, nasce l’insensata voglia di pucciare i piedi nel lago e, dopo aver avuto una brevissima discussione sul senso del termine “Pucciare i piedi”, concordiamo che si ha da fare tutto nel pomeriggio. La mattinata scorre tra molte battute, la scrittura (non di post, purtroppo per voi). Una volta giunto il momento del pranzo, si scopre una scioccante verità. Il giorno prima, la Fatina, aveva pesato non due etti di pasta, ma ben tre (centocinquanta grammi a cranio, insomma). Al ché, gli ho fatto notare che l’abbiocco e il singhiozzo erano (forse) causati dal fatto che stesse mangiando come un cinghiale. Dopo aver riso di questa storia, ho fatto un normalissimo sugo. Dopo pranzo, abbiamo indossato il costume e con nostro stupore abbiamo scoperto che entrambi avevamo lo stesso tipo di costume con colori diversi (io costume nero, con fantasia azzurra. Lui costume bianco con fantasia nera). Fatta quella terribile scoperta, abbiamo deciso di vestirci con colori complentari (io maglia bianca/costume nero; lui maglia nera, costume bianco e tanta crema solare protezione 60). Durante la discesa, inizio a tentennare all’idea di pucciare i piedi nel lago ma, giunti a destinazione, le mie convinzioni si rinsaldano e ci dirigiamo verso un torrentello. Mentre intingiamo i piedi nell’acqua, abbiamo modo di scorgere diverse belle fanciulle e, per questo motivo, ringraziamo gli Dèi. Dèi che, però, sono infidi e bastardi. Infatti, verso le cinque del pomeriggio, il cielo diventa grigio e minaccioso. Dovendo fare una salita di trentacinque/quaranta minuti, ci siamo incamminati. Ad un quarto di strada, sentiamo i primi tuoni e decidiamo di accelerare il passo. A metà salita stiamo imprecando e sperando ardentemente che non inizi a piovere perché sennò saremmo nella merda. Letteralmente. Giunti sulla soglia di casa, inizia il diluvio. Fortunatamente l’unica acqua che ci ha lavato è stata quella della doccia. Dopo la doccia, mentre la Fatina guardava il Dottore, io ho preparato la salsiccia. Dopo cena ci siamo dedicati ad un’intensa sessione di scrittura e, abbiamo dato un po’ di fastidio a V. Nel frattempo, abbiamo anche giocato a KH. Poi, verso le due, è rimasta una sola cosa da fare: dormire.

Ultimo giorno: Lunedì.

Lunedì è stato un giorno anomalo dedicato a sistemare quanto si poteva sistemare. Dopo la (prima) sveglia traumatica alle sette e ventitré per colpa dei bambini dei vicini, c’è stata la sveglia definitiva alle nove e qualcosa. Fatta la solita colazione (briosche e succo), mi sono dedicato alla play e al cazzeggio, dopo aver comprato il pane e aver salutato la genitrice dei due rompicoglioni. Verso mezzogiorno sono andato a cucinare (sugo con ciò che, previdentemente, non avevo preparato della salsiccia del giorno prima) e la pasta. Dopo pranzo, ci siamo dedicati alla scrittura e a Scrubs. Abbiamo fatto i letti e ho sistemato le cose in giro. La cena è stata fatta in modo rapido e frugale, poi c’è stato il rientro. Rientro che un po’ mi è dispiaciuto affrontare, dato che mi trovavo davvero bene lì (le uniche cose a mancare erano due o più ragazze e il Cacciatore di Tonni). Rientrato a casa, ho scaricato le valigie e sistemato il sistemabile, poi sono crollato a letto.

Questa breve vacanza è stata indubbiamente un’esperienza positiva. Ho riso, ho scritto, ho mangiato, mi sono rilassato e abbiamo fatto le prove generali per le vacanze future (soldi permettendo).

E ora vi lascio un paio di note random:

– Tutte le mattine durante la colazione e, ogni tanto, durante la preparazione del pranzo ascoltavamo musica
– Mi sono quasi ustionato più volte le dita
– La genitrice dei marmocchietti era una gran bella donna.
– Il primo giorno, prima di imboccare la giusta via, stavo per far sbagliare strada alla Fatina dei Boschi
– Probabilmente le foto non arriveranno mai
– Le battute più belle e che ci hanno fatto fare grosse e grasse risate me le sono scordate. La prossima volta le registrerò.
– La Fatina e il sottoscritto non si vedranno più fino a settembre
– A settembre si è deciso di organizzare un altro Meet Coso (Special Host: la Fatina).
– Ho dato dimostrazione di essere in grado di cucinare, lavare e fare il casalingo.
– L’acqua del lago era gelida.
– Anche gli Hipster leggono Stephen King. Solo che prendono racconti che quasi nessuno si incula.

Questo è quanto.

Cya.

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