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Di tutto, un po’

Devo essere estremamente sincero: non è che abbia molto da dire. Il primo caldo e lo studio mi tolgono la voglia di fare quasi tutto. Se ci si aggiungono i vari impegni, si spiega perché stia scrivendo un post alle 12.20 di mattina (al posto di studiare). Comunque sia, ormai ho iniziato e quindi arriverò alla fine del post. O morirò nel tentativo di farlo. Ci tengo anche a dire che non so esattamente di cosa parlerà questo post (ho due argomenti sicuri e poi il vuoto), quindi fate un respiro profondo e preparatevi a sprecare tempo prezioso della vostra vita.

E in principio furono le Amministrative. Amministrative che per il sottoscritto e il suo gruppo, sono iniziate con le primarie per designare il candidato sindaco del centro-sinistra. Nel post di settimana scorsa accennavo al ballottaggio e al fatto che, comunque fosse andata, ne sarebbe valsa la pena. Beh, mentivo. Sia chiaro, l’esperienza è stata bellissima e se mi dicessero di rifarla non ci ripenserei due volte (giusto quelle quattro o cinque). Comunque, dicevo, che mentivo. Mentivo perché se avessimo perso avrei (o per meglio dire, avremmo) avuto la conferma che per quanto ci si impegni sul territorio e per quanto si lavori bene, le vecchie logiche sono sempre quelle predominanti. Eppure, i cittadini di Seveso, hanno deciso di voltare pagina ed eleggere un candidato sindaco “rosso”, dopo quindici anni di mal governo del centro-destra. Fortunatamente è andata così e ora ci sarà tantissimo da lavorare anche per quelli che non fanno parte del consiglio (come il sottoscritto). C’è talmente tanto da lavorare che sia sabato mattina, sia mercoledì mattina dovremo essere al mercato per dimostrare che dopo la vittoria non siamo spariti. E dato che gli Dèi sono dei sozzi bastardi, mi toccherà svegliarmi presto.

Sabato ho incontrato V. e il suo moroso. Con me c’era la Fatina. Devo dire che è stata una giornata piacevole che sicuramente avrà un bis (in quel di Milano, dato che a Parma la gestione ci lascia assai perplessi). Quando V. dice che ho una parolina buona per tutti, sta dicendo la verità. E, quel giorno, ero anche di buon umore. Vi lascio immaginare quanto possa essere delicato e fine quando ho lo scazzo atomico. Comunque sia, ci tengo a dire che non ho fatto complimenti solo alle tettone, ma anche a fanciulle molto belline che sono sbucate dal nulla e che poi abbiamo perso di vista. Tra l’altro, tornando in Sempione, io e la Fatina abbiamo incrociato una gingerina stupenda. Una giornata perfetta per iniziare una tre giorni altrettanto perfetta. Mi è stato chiesto come sia V. dal vivo. La prima risposta che m’è venuta da dare è diversa. Diversa in meglio, ovviamente. L’incontro è andato più o meno come auspicabile, se escludiamo una colazione fatta di corsa.

A proposito di incontri, dopo il fallimento dei precedenti tentativi vogliate per il tempo, vogliate perché non frega un cazzo a nessuno, ho intenzione di riproporre il Meet Coso. Cos’è il Meet Coso? Semplicissimo: è l’opportunità di incontrare il sottoscritto (ed eventualmente la Fatina e il Cacciatore) per conoscerci personalmente. Le modalità penso non cambieranno: giornata a Milano da trascorrere tra la Feltrinelli e Parco Sempione. Pranzo possibilmente al sacco e tanto tanto divertimento (non assicurato). Per le date ci si metterà d’accordo più avanti. Perché dovreste venire, se abitate dall’altra parte del mondo? Semplice! Avrete l’occasione di conoscere me ed io, causa culopesismo cavalcante, non mi muoverò da Milano. E, sì, mi rendo conto che questa affermazione non sia molto carina, ma ceste.

Prima o poi inizierò una rubrica sulle mie letture. Ho intenzione di copiare l’idea a V., che so già che mi perdonerà. Forse. Comunque sia, devo solo mettere insieme la voglia di scrivere e scegliere un libro dei tanti che ho letto e sto leggendo (sempre sia lodato il Kindle). Partirò, probabilmente, dalla lista che troverete nei “Must Read di Coso” che, tra l’altro, sarà da aggiornare. Sia mai che riuscirete a trovare qualcosa di interessante da leggere. Dato che si parla di libri e che, comunque sia, non ne se ne leggono mai abbastanza, mi affido a voi per consigli su libri che potrebbero piacermi (vi lascio libertà di genere e autore), ma tenete presente che alla fin fine, farò una cernita e chi si è visto si è visto.

Rimanendo in tema artistico, ieri l’altro ho rivisto il Divo. Ed è un filmone, senza ombra di dubbio. Ora, nella lista di film da vedere, ho “La meglio gioventù”. E questo mi riporta alla mente che, in teoria, io, il Cacciatore, la Fatina e la Secsdonna dovremmo riprendere col cineforum. Sono convinto che prima o poi riprenderemo (anche se in realtà, tutto si è bloccato per mia colpa, mia grandissima colpa).

Penso di aver scritto abbastanza, quindi mi fermo qui.

Questo è quanto.

Cya

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Avevo pensato ad una cosa, ma parlerò di tutt’altro.

Come tutti potete leggere, questo post avrebbe dovuto trattare di ben altro. Poi, però, ho avuto il tempo di pensarci bene e ho deciso che no, non valeva la pena parlare di quella cosa. E quindi, eccomi qui. Il solito titolo senseless e la solita mancanza di un argomento ben definito che, inevitabilmente, porterà ad un lungo e inutile sproloquio su fatti di importanza pressoché nulla.

Di foto raccolte per l’internet. Da “La Rossa del Giorno” al “La Pin Up del Giorno” passando per “Cose A Caso”, chi mi ha aggiunto su G+, ha avuto e sta avendo l’occasione di rimirare, dopo un’attentissima selezione, alcune delle foto più interessanti che ho trovato navigando sull’internet. Perché fare una cosa del genere? Ovviamente, per passare il tempo. Perché, come potrete ben immaginare, a cagare quelle foto non sono nemmeno io, che mi limito a selezionare e a spammare agli altri. Per amore della verità, però, c’è da dire che l’album delle rosse riscuote un certo successo grazie agli interventi della Fatina o del Cacciatore che piùunizzano, molto spesso, a caso. Ché, in realtà, a parte l’album delle Rosse, tutto nasce per emulare quanto fatto dalla Secsdonna su feisbug coi suoi album di foto molto fighi. Solo che io l’ho fatto in modo più casuale e quindi migliore (nevvero).

Pornogugolate, risate assicurate. Nei tempi che erano (ma se dovessi andare avanti di questo passo, potrebbero diventare addirittura i “tempi che furono”) si era presa l’abitudine di utilizzare la funzione “Hangout” per organizzare videoconferenze a cui partecipavamo io, il Cacciatore di Tonni, la Fatina dei Boschi e la Secsdonna. Era l’occasione per poter cazzeggiare in santa pace e dire quattro minchiate, condividendo aneddoti (più o meno veri) e prenderci per il culo a vicenda. Per un po’ di tempo sono state anche l’occasione per discutere dei film che avevamo deciso di vedere tutti e quattro, dopo averli valutati. Poi è successo l’inenarrabile e quindi non si pornogugola da ormai…Beh, forse da tre settimane. Ché poi, voi vi starete chiedendo perché “pornogugolata”, no? In realtà, non me ne ricordo nemmeno più il motivo, quindi sticazzi.

Eurovision…Io non ci sarò. Quella che avrebbe potuto essere una tradizione, purtroppo, viene interrotta dopo un solo anno: la visione dell’Eurovision song contest in compagnia dei sopracitati, purtroppo, quest’anno non s’ha da fare. L’allineamento planetario ha risvegliato forze potenti e antiche…E queste si esibiranno nel festival della canzone europeo. Le puntate saranno trasmesse o su Rai4 o su Rai5, in diretta nei seguenti giorni: 14/16/18 maggio, in serata. Il mio consiglio è quello di cercare in streaming il commento in norvegese che è pressoché assente rispetto a quello italiano, molto più invadente. I motivi per guardarlo sono svariati: esibizioni che vanno dal ridicolo al quanto meno interessante, chiari messaggi subliminali che inducono all’omosessualità, canzoni terribili. Insomma, qualcosa che va assolutamente visto e non può essere perso… A meno che non siate me. Tra l’altro avevo pure fatto il nome del probabile vincitore, ma me lo sono scordato. Tristezza infinita.

Rapporti raffreddati ed eccezioni. Mi piacerebbe dire d’esser bravo a rinsaldare i rapporti in crisi oppure che sia un grande mantenitore di amicizie, ma non è così. Più passa il tempo e più mi accorgo che i rapporti che ho con svariate persone, col passare del tempo, subiscano un’involuzione. Alla base di questa involuzione a volte c’è un litigio, altre volte il perdere i contatti, altre ancora una sorta di  fase di stanca. Per quanto solido fosse il rapporto, infatti, l’allontanamento è sempre stato un naturale evolversi della situazione. La cosa a volte mi è dispiaciuta, altre volte mi ha lasciato indifferente. Senza ombra di dubbi, il modo in cui sono fatto, non aiuta di certo a portare avanti un rapporto. Per quanto, a volte, ci possa essere un “ritorno di fiamma” (non nel senso stretto usato nell’ambito relazionale), a meno che non ci siano stravolgimenti radicali, la situazione è destinata a ricadere in un’apatica e gelida cortesia, fino a quando uno dei due (di solito, io), non si rompe le palle. Gli unici che, per il momento, sembrano aver evitato questo tipo di excursus sono…Cinque persone: un ex compagno di classe, una biondina sbarazzina e pessima Cupido (per sua stessa ammissione), e gli altri tre che sono già stati citati sopra e ancor più sopra.

Letture primaverili. In questo momento, oltre a rileggere alcuni fumetti, sto portando avanti la lettura di “The Godfather”. L’autore si dimostra abile sia nel descrivere un ambiente come quello delle famiglie americane, sia a rendere un ritratto quasi “eroico” di personaggi che, nella realtà, sono tra i peggiori criminali. Nonostante ciò, però, non si può fare a meno di essere simpatetici con gli avvenimenti che si leggono. L’aria di timore e rispetto che incute Don Vito Corleone, traspare come se fosse di fronte al lettore. Puzu si rivela capace di trascinarci lungo la storia di una delle più importanti famiglie mafiose italo-americane, con i suoi alti e i suoi bassi, senza mai stancare. Probabilmente diventerà un must read. Rispetto a film, è possibile notare come i cambiamenti apportati non modifichino quasi nulla della storia originale (almeno fino al punto in cui sono arrivato). Nonostante questo, però, si conferma la formula “libro > film”.

Quel film da vedere. Mi rendo conto che questa sia la terza settimana da quando il film “Quinto Potere” sia stato scelto. Mi rendo anche conto che avevo detto che l’avrei visto appena avessi avuto tempo, la settimana scorsa. La verità, però, è che di tempo non è che ne abbia poi molto. Altri doveri richiedono gran parte delle mie attenzioni e delle mie energie. Il fatto che il film duri due ore e un minuto, poi, non mi invoglia molto a guardarlo in questo momento. Arriveranno tempi migliori, però. Male che vada, basterà aspettare la seconda settimana di giugno. Ma conto di vederlo anche prima (le ultime parole famose).

Doctor…Who? E… Ci siamo. Sabato potremmo venire a sapere, dopo cinquanta anni, il nome del Dottore. Probabilmente la puntata che verrà trasmessa in Regno Unito sabato alle diciannove e qualchecosa, è una delle più attese di sempre. Dopo un’ottima puntata scritta da Neil Gaiman, in cui sono tornati in scena i Cybermen come non li avete mai visti, siamo giunti al finale di stagione. Un finale di stagione particolare, dato che il più grande enigma di tutto lo spazio e il tempo potrebbe essere svelato. Il Dottore giungerà, come previsto da Dorium, “on the Fields of Trenzalore, at the fall of the Eleventh, when no creature can speak falsely or fail to answer, a question will be asked – a question that must never be answered…Doctor Who?”. Oltre a questo, però, tutti vorremmo sapere la soluzione del mistero riguardante la ragazza impossibile. Insomma, saranno 45 minuti densi di eventi. L’unica cosa certa è che non c’è altra puntata che mi abbia messo addosso una hype del genere. La speranza è che la puntata sia almeno vicina alle aspettative che ho. 

Questo è quanto.

Cya.

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Citazioni #1

Oh, my sweet summer child, what do you know of fear? Fear is for the winter, my little lord, when the snow fall hundred feet deep and the ice wind comes howling out of the north. Fear is for the long night, when the sun hides its face for years at a time, and little children are born and live and die all in darkness while the direwolves grow gaunt and hungry, and the white walkers move through the woods.

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Sul Genere Horror

Nonostante l’attualità pulluli di fatti interessanti di cui scrivere, non ho alcuna intenzione di occuparmi di cose del genere (ma questo lo avrete già capito dal titolo). Ciò di cui voglio parlarvi è un argomento che avevo già trattato, seppur in maniera diversa, nell’articolo “L’Importanza di Pennywise“. Mentre in quel post analizzavo il rapporto stretto intercorrente tra uomo e paura, in questo cercherò invece di analizzare le varie forme in cui l’uomo ha rappresentato, per esorcizzare, l’orrore.

Il genere horror può contare su un illustre antenato: il “Romanzo Gotico” le cui tematiche riguardavano sia il Romanticismo, sia elementi misteriosi, spesso riguardanti il mondo sovrannaturale. Il primo romanzo ascrivibile, in senso stretto, al genere horror è, però, “Frankestein, o il Moderno Prometeo”. La storia penso la conosciate tutti, quindi sorvolerò su questo aspetto. Da dopo questo libro, della scrittrice Mary Shelley, ci sarà una vera esplosione del genere. Libri come “Dracula”, “Il Vampiro” (per riferirsi a famosi libri che furono le basi del genere) o a lavori più moderni del calibro di “Io sono Leggenda”, “L’Esorcista” e “IT”  hanno venduto in tutto il mondo milioni di copie e continuano a farlo tuttora.

Il motivo di questo successo è legato alla necessità dell’uomo di esorcizzare la paura in tutte le sue forme, e quale modo potrebbe essere migliore se non la finzione? I libri, improvvisamente, si popolano di mostri, creature demoniache e scienziati pazzi senza alcuna remora di sorta nel compiere anche il più sacrilego degli atti. Ma questi esseri sovrannaturali hanno, spesso, origine nelle credenze popolari. Basti pensare alla figura del vampiro o a quella del lupo mannaro, piuttosto che agli zombie. Quando, invece, non si fa riferimento ad elementi comuni delle culture popolari, si tende ad andare alla ricerca delle tenebrose meraviglie che l’ignoto ci offre (basti pensare a Lovecraft con il suo ciclo di Cthulhu).

È evidente, insomma, che qualunque cosa spaventi l’uomo ha ottenuto la sua rappresentazione sia su carta stampata (libri, fumetti) sia su pellicola. E, la mia analisi, non può che partire dal libro di genere probabilmente più conosciuto: Dracula di Bram Stoker. La prima cosa che si nota durante la lettura è come il Conte decida di spostarsi da un luogo ancora legato a credenze medioevali, con uno stile di vita semplice, al centro del mondo moderno dell’epoca: Londra. Il parallelismo tra antichità e nuovo sarà un elemento fondante di tutto il libro e culminerà con la sconfitta del vampiro per mano di Van Helsing (uomo di scienza per eccellenza) e degli altri uomini. In questo caso, una paura antica come quella del ritorno dei non morti, viene sconfitto dal sempre più rapido sviluppo della scienza e del progresso. L’uomo sembra non aver più spazio per tutti i timori antichi, legati a creature che ormai sono viste come frutti di un periodo di ignoranza di gran parte della popolazione. Nuovi mostri sono destinati a prendere il posto dei vecchi ed è quello che, pian piano avverrà. Secondo elemento che salta all’occhio è, di nuovo, un contrasto. Il contrasto tra lo stile di vita degli eroi e gli ambienti in cui Dracula pone le sue basi. Questi luoghi sono sporchi, puzzolenti e la scena dell’apertura della cripta, in cui i ratti scappano via, con quegli odori terribili che colpiscono il naso dei cacciatori e quasi anche quello nostro, che siamo lettori. Come dicevo sopra, però, Dracula rappresenta la fine delle vecchie paure, per dare il benvenuto a nuovi e terrificanti orrori.

E questi nuovi orrori scaturiscono, in primis, dalla penna di Howard Phillips Lovecraft. Le sue storie sono tra le più inquietanti che abbia mai letto. Notare bene che ho scritto inquietanti perché non sono impressionanti, non terrorizzano nemmeno, eppure hanno la capacità di lasciarti quel senso di irrequietezza che permane a lungo anche dopo che si è chiuso il libro. Esempi lampanti per confermare ciò che dico, potrebbero essere “I Topi nel Muro” (che vi consiglio di leggere) o l’intero “Ciclo di Cthulhu”. Ed è proprio su quest’ultima raccolta che vorrei soffermarmi. Nel “Ciclo di Cthulhu”, Lovecraft, ribalta abilmente la concezione della religione che abbiamo: le divinità non sono benevole, tutt’altro.  Le divinità lovecraftiane, infatti, sono brutali esseri alieni, il cui unico scopo è conquistare pianeti e devastarli. I fedeli che venerano queste entità (che dovrebbero rappresentare le regole e gli elementi presenti nell’universo, secondo alcuni) eseguono riti violenti, orribili e terrificanti, tramandando i miti dei loro signori, in attessa che giunga il momento. Il massimo in cui si può sperare è che la vita umana per loro sia qualcosa di totalmente insignificante e per questo potremmo essere ignorati. Proprio nel ciclo è possibile assistere alla prima commistione tra generi: ai classici elementi dell’horror si affiancano alcune peculiarità di stampo fantascientifico. Qualcosa di molto simile, sarà possibile osservarlo in “IT” di Stephen King dove la storia dalle tinte cupe, virerà lentamente verso il filone fantascientifico dando vita ad un’opera di rara bellezza evocativa.

Altri orrori però, sono nascosti proprio negli elementi che Stoker trovava rassicuranti: le scienze e la tecnologia. A partire dal secondo dopoguerra, infatti, la scena horror e gli archetipi che reggono il genere vengono resi moderni. Gli zombie non sono più evocati tramite riti voodo, ma ritornano in vita a causa delle radiazioni. Il primo film a sfruttare con successo questa idea fu “Dawn of the Dead” di George Romero (che risultava essere anche una lettura critica ed ironica della società dell’epoca). Da DotD, poi sono nati molti altri film di questo genere che però sono ascrivibili alla bellissima cerchia dei così detti “B-Movie”. Le radiazioni però, hanno anche la capacità di trasformare esseri di piccole dimensioni in enormi giganti assetati di sangue (spesso umano). Tra gli anni 50 e  gli anni 70, infatti, ci fu un’esplosione di film riguardanti insetti assassini. Uno degli ultimi esempi di questo genere di film è “Arac Attack – Mostri ad otto zampe”.

Altri elementi di novità sono i virus. È un virus in “Io sono Leggenda” a tramutare gli umani in vampiri dopo una guerra. È un virus a rendere le persone zombie in The Walking Dead (Fumetto/Serie TV) e nella saga cinematografica di “28 giorni dopo”, “28 settimane dopo”. Ed è sempre un virus a creare gli Zombie in World War Z (libro che consiglio di recuperare, anche in lingua originale, a tutti).

Accanto a tutto ciò, poi, entrano in scena elementi quali la psiche umana, la parapsicologia, i poteri paranormali e lo scontro stesso col maligno. La psiche umana e la parapsicologia sono elementi fondamentali del libro Shining di Stephen King, in cui il protagonista impazzisce a causa dell’influsso che l’essenza maligna dell’albergo ha sulla sua psiche. I poteri paranormali hanno un ruolo fondamentale nel libro “Carrie”, in cui la protagonista sfrutta i suoi poteri telecinetici per vendicarsi dei soprusi subiti dai compagni di scuola e anche nel libro “Il Cattivo Fratello”, la cui storia è troppo complicata (e bella) per essere spiegata qui di Koontz. Lo scontro col Maligno, invece, ha avuto una grande spinta dal libro “L’Esorcista” (da cui è stato tratto l’omonimo film, molto più famoso del libro, credo) in cui un prete e il demonio si contendono lo spirito e il corpo di una giovane ragazza. Altri film di questo genere è il famoso “L’Esorcismo di Emily Rose” o il più recente “Il Rito” e anche i film evento degli ultimi anni della serie “Paranormal Activity” hanno lo stesso leitmotiv.

Altro esempio interessante che però sfugge dalle logiche di catalogazione classiche è American Horror Story che, nella prima stagione, porta in scena le vicende di una famiglia che va ad abitare in una casa in cui sono stati compiuti svariati omicidi (si sprecano citazioni: dalla Dalia Nera al Massacro della Columbine, sino al film Omen con la nascita del figlio di Satana) mentre nella seconda stagione le vicende si svolgeranno in un manicomio (di più, per il momento non so). Lo scopo degli autori di questa serie è quello dichiarato di raccogliere le principali “leggende metropolitane orrorifiche” americane e trasporle su schermo.

Ovviamente, l’analisi qui presente, è incompleta e grezza sotto molti punti di vista. Molti argomenti non sono stati approfonditi come avrei voluto (e, forse, dovuto) ma mi riservo la possibilità di tornare a trattarli con maggiore calma in futuro, ma dato che non ho più voglia di scrivere (anzi riscrivere, visto che internet è crashato e WP mi aveva salvato la bozza a metà), l’ora è tarda e rischio di dilungarmi troppo, mi fermerò qui.

Ciò che presumo risulti evidente è il fatto che, per quante volte si possa essere in grado di rappresentare ciò che più ci spaventa, non la si riuscirà mai a cancellare. Anzi, alle vecchie “paure primordiali”, si affiancano nuove paure rappresentanti il lato oscuro del tempo in cui viviamo.

Presto o tardi, anche la luce che rischiara e scaccia la tenebra in cui le nostre paure ci hanno fatto precipitare, si spegnerà lasciandoci in un’oscurità ancora più profonda, dove vecchi e nuovi orrori ci tormenteranno, fino all’apparire di un nuovo fulgore.

Questo è quanto.

Cya.

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Coso Lettore

No, lo so, non è l’articolo serio a cui avevo accennato settimana scorsa ma in questo periodo, un po’ per il fatto che dovrei studiare per gli esami, un po’ per il fatto che abbia da fare per i più svariati motivi, un po’ perché sono sfigato e ogni tre per due mi capita un imprevisto, non ho né la testa, né la voglia di scrivere qualcosa che si avvicini anche lontanamente ad un post intelligente o utile, quindi beccatevi l’articolo abbastanza cazzaro.

Articolo cazzaro che non si riferisce alle mie ultime letture in ambito cartaceo (per quanto un’idea del genere non sarebbe malvagia e giustificherebbe l’esistenza della categoria “Rubriche”) ma, bensì, ai blog. Se l’ultima volta mi ero scagliato contro i blogger da “blogger”, questa volta lo farò da lettore. Prima di iniziare la filippica contro di loro è, però, necessario sottolineare una cosa molto importante: il Coso lettore odia intensamente il Coso blogger. E, presto, capirete anche il perché.

Nell’ultimo anno ho avuto modo di accorgermi di come ci sia stata, sull’interlink, l’esplosione di una nuova pandemia: l’apertura del blog. Chiunque, per i più svariati motivi, ha almeno valutato di aprirne uno e molti, moltissimi, dopo aver fatto valutazioni più o meno approfondite, sono passati dall’idea alla pratica. Voi vi starete chiedendo cosa c’è di male (N.B.: non importa che ve lo stiate chiedendo davvero o meno) legittimamente e io, altrettanto legittimamente, vi spiegherò perché lo Straniero avrebbe dovuto portarne molti con sé.

Il vero problema, come dicevo sopra, non è tanto il proliferare dei blog quanto il fatto che, come lettore, io abbia un palato piuttosto raffinato. Palato che, puntualmente, viene maltrattato da dubbi blogger con dubbie capacità. Dubbie capacità che si esprimono con post che vanno dal “Mamma mia, quanto ho riso” al “Perché lo Straniero non ha portato via me?”.

Chiunque sapesse chi è lo Straniero, si chiederebbe perché io possa avere una reazione del genere ed il motivo è presto detto: gli articoli che ho avuto il dispiacere di leggere nel corso del tempo erano qualitativamente infimi e, in alcuni casi, non avevano nemmeno un senso logico. Erano un mucchio di parole prese e scritte a caso. E, a meno che non siate dei futuristi (e, cazzo, fidatevi: non lo siete), fate solo la figura dei pirla (e, indubbiamente, fate presa su tutti coloro che cercano lo scrittore maledetto o vanno filosofeggiando su pezzi che non vogliono dire un cazzo).

Ma, tralasciando il puro discorso stilistico (a cui si potrebbe aggiungere l’uso dell’italiano in modo osceno e una punteggiatura o troppo presente o, peggio ancora, inesistente), passiamo agli argomenti che vengono trattati. Gli argomenti sono sempre un punto dolente. Ogni volta che si inizia a scrivere di qualcosa, si sa già che altri lo hanno trattato (probabilmente in modo migliore), ma ciò non autorizza chiunque voglia scrivere al dare il via alla sagra delle banalità o dire cose che non stanno né in cielo, né in terra.

La regola del buon scrittore/scribacchino/blogger/Salcazzoché è quella di informarsi, prima di scrivere. E informarsi vuol dire avere almeno un’idea generale della tesi che si vuole portare avanti e degli argomenti che la sostengono. Un lettore, in mancanza di questi elementi, non solo troverà difficoltosa la lettura, ma non ci capirà una beneamata minchia.

Un’altra cosa che mi irrita è da imputare a coloro che si limitano a fare il copia/incolla da un altro sito internet (spesso Kiwipedia) senza poi aggiungere nulla di proprio. Se volessi leggere una cosa del genere, perché dovrei venire sul tuo blog quando posso consultare il sito citato tra parentesi? Misteri della fede.

C’è un’altra cosa che fatico a capire (ma, probabilmente, è un limite mio): chi si ostina a pubblicare post con la stessa frequenza con cui una persona caga. Già è difficile scrivere roba interessante una volta ogni morte di Sommo Septon, figurarsi cosa potrebbe risultare, ad un lettore, vedere una persona che pubblica tanti brani senza senso a distanza di qualche ora l’uno dall’altro. Non è una questione di quantità, ma è una questione di qualità (o una formalità, non ricordo più bene)

Il vero grosso, grossissimo problema però non sono tanto gli scrittori, quanto i lettori stessi. Non possiamo pretendere che un lettore che legga “50 sfumature di marrone” e lo apprezzi, poi vada su internet a cercare blog in cui si trattano argomenti di un certo spessore. Non possiamo pretendere che la ragazzina che legge i libri di Fabio Volo, poi apprezzi di più un post con dei contenuti piuttosto che le solite quattro cazzate trite e ritrite (anche se i parallelismi donne/arcipelago e donne/dinosauri penso li abbia fatti solo lui). Non possiamo pretendere che chi abbia amato Twilight, possa apprezzare poi un blog in cui Twilight viene smontato punto su punto a causa delle evidenti lacune logiche (come cazzo faceva il tizio sbarluccicante a non azzannare la tizia quando aveva le sue cose, ad esempio? Me lo sono sempre chiesto, ma oltre al tipico “esigenze narrative” non è che mi venisse in mente altro). E potrei andare avanti all’infinito, con questi esempi. Ma mi sono rotto il cazzo di scrivere, quindi mi avvio verso la conclusione.

Conclusione che non può essere altro che il prendere atto di come lo spirito critico del lettore medio (e anche di molti critici per lavoro) sia stato livellato verso il basso negli ultimi anni. E, questo trend, si è spostato dal cartaceo al digitale.

Questo è quanto.

Cya.

P.S.: stigrancazzi quanto ho scritto, solo per lamentarmi.
P.P.S.: Spero abbiate colto almeno una delle tante citazioni colte inserite in sto post, senza l’aiuto di wikipedia.

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Week end movimentato

Quello che sta per prospettarsi sarà indubbiamente un week end particolarmente movimentato. D’altro canto, le cose, o le faccio bene o non le faccio (e, a tutti gli effetti, sarebbe meglio non farle). Comunque, dato che la mia vita sociale (e una mia brillante idea) mi hanno messo in questa situazione, poco male. Cosa succederà questo week end, vi starete chiedendo a questo punto. Prima di rispondervi, vorrei sproloquiare un po’.

E partirei proprio dalla partita dell’Italia. Italia che contro ogni pronostico, alla fine, si è qualificata. Ha battuto, per l’ennesima volta in un fottiliardo di occasioni, la Germania (e, per inciso, un paio di tedeschine le avrei consolate molto volentieri) ed è arrivata in finale. Finale che si giocherà contro la Spagna. Sì, quelli che negli ultimi anni hanno vinto anche la coppa del nonno, dello zio e pure quella dello ospizio. Protagonista della partita è stato Mario “Negrone” Balotelli, che tante bestemmie mi fece tirar solo in quel di lunedì, che con due goal ha chiuso la pratica nel primo tempo. E ora? E ora, indubbiamente, l’Italia è in finale.

Comunque, tornando In Topic (ammesso e concesso che ci sia mai uscito), dicevo che questo sarà un week end movimentato che avrà il proprio principio sabato con un treno delle 14.01, direzione Milano Cadorna. Da lì, dopo aver trovato il mio amico (tale L.C.), ci dirigeremo direttamente in Parco Sempione per darci al cazzeggio più totale e assoluto all’ombra di un albero (perché col cazzo che il sottoscritto si mette a prendere il sole). Quindi, il pomeriggio, sarà poco movimentato ma denso di una calma irreale per Milano. Piccioni che ti accerchiano, grilli che friniscono, inglesi tettone che prendono il sole, suore con comitive di paolottoni, gente che studia, gente non per forza tette-munita di altre nazionalità, il libro sul Nazismo Magico, le carte e varie ed eventuali saranno le cose che ci circonderanno, per un momento di relax molto milanese. Staremo lì per non so quanto tempo. Dopo, andremo a casa di L.C. per cenare e poi via per un concerto (ebbene sì, Coso va anche ai concerti) gratis sempre in zona milanese. Orario di rientro? Assolutamente sconosciuto.

E poi c’è domenica. Domenica in cui festeggerò il compleanno del genitore. La giornata la prevedo più o meno così: Sveglia a non so che ora. Questo vuol dire che, probabilmente, per le dieci al più tardi mia madre mi sveglierà in modo molto delicato…Urlandomi nell’orecchio. Pranzo di famiglia in cui si finirà a parlare delle solite cose (lavoro, politica, lavoro, lavoro, politica, cibo, lavoro, politica, cibo, lavoro, lavoro) e poi si festeggerà, per l’appunto, il cinquantacinquesimo anno di vita di mio padre (gelato? Torta gelato? Pasticcini? Che cazzo ne so, a me va bene tutto). E poi…E poi, c’è un po’ di nebulosità che rende il tutto ancora più movimentato di quanto già non sia (ovviamente, movimentato secondo i canoni del sottoscritto). Io, L.C. e Il Cacciatore di Tonni, non credendo in una finale dell’Italia (visto che c’entrava, eh?), avevamo scherzosamente preso l’impegno e l’onere imprescindibile di vederla tutti e tre assieme. In teoria, quindi dovremmo trovare un punto di ritrovo che sia comodo per tutti (e ce l’avremmo), trovare un posto dove dormire (e pure quello non dovrebbe essere un problema, dato che ho il sacco a pelo) e vedere se si creano problemi di sorta nella casa del malcapitato (che no, a sto giro non sarei io). Nonostante questo, però, ci sono tanti se e tanti ma. Quindi, ciò che non posso fare a meno di chiedermi è: “Ce la faranno i nostri eroi a vedere sta finale in cui non saremmo dovuti arrivare insieme, o verranno sconfitti dalla crudeltà degli Dèi che operano contro di loro?”

Rimanete sintonizzati per scoprirlo. (Non fatelo, è un trappolone)

Questo è quanto.

Cya!

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Io, Coso

Dato che col tempo, volente o nolente, i lettori sono aumentati è giusto che sappiano chi è Coso, o per lo meno intravedano qualcosa della persona che si “nasconde” dietro questo pseudonimo. Ovviamente, per chi già mi conosce, questo post non servirà praticamente a nulla, per gli altri potrebbe essere interessante (ma ne dubito). La formula dell’articolo sarà quella di “Domanda – Risposta”. Buona lettura.

D: Chi è Coso?
R: Rispondere ad una domanda del genere, in generale, è sempre molto difficile. Non ci si conosce mai abbastanza a fondo per poter dire con sicurezza assoluta chi siamo o chi non siamo, comunque…Potremmo dire, senza troppo margine di errore, che Coso è il tipico ragazzo occhialuto, grassottello, imbranato e timido di cui ci si dimentica abbastanza in fretta.  Il Fatto che sia timido non l’aiuta di certo a socializzare (così come non l’aiuta il disprezzo che sente nei confronti del 97% dell’umanità), per questo ha pochi amici che sente abitualmente e vede appena può. Ama leggere quasi qualunque tipo di libro anche se ha una passione spropositata per Martin e il Fantasy (quello fatto bene, però). A suo modo è stato (e tuttora è) un collezionista. Prima erano le carte di “Magic The Gathering” (Per i non anglofoni: Magic L’Adunanza), ora sono Manga e Fumetti. Nel tempo libero, oltre alle uscite con gli amici (non così sporadiche come si possa credere e come gli piace far credere), si diletta a scrivere (purtroppo per voi), ascoltare musica (quasi tutto, ormai: ma in particolare Metal e Musica Classica). Non ama particolarmente i luoghi eccessivamente affollati, né le discoteche. Tra tirar tardi per ballare e tirar tardi in un pub, discutendo del più e del meno con pochi amici, sceglierà sempre e comunque l’ultima opzione. Ecco, più o meno, questa è più o meno Coso.
D: Perché proprio il soprannome/nickname “Coso”?
R: È tutto iniziato su FB, un po’ di tempo fa, quando Ammitta mi disse “Ma tu, sei un Coso!” e, qualche giorno dopo, venne fuori il disegno che tutti potete vedere nel mio Avatar qui. Allora, un po’ perché è un Cazzone (con la “C” maiuscola) un po’ perché era un’idea carina, Coso cambiò il proprio nome da “Vero Nome” a “Coso McPecoro” e la suddetta immagine, divenne immagine del profilo. Se poi aggiungessimo il fatto che Coso è un fan sfegatato di “Scrubs” in cui J.D. e Turk si chiamano a vicenda “Coso”, il gioco è fatto (anche se questo particolare lo notò solo alla terza visione di tutte e otto le stagioni…Perché le stagioni di Scrubs sono otto.)
D: Di dov’è Coso? Dove abita?
R: Coso abita in una ridente cittadina di trentamila persone in cui non c’è assolutamente un cazzo. È a trentasei minuti di treno da Milano (col diretto, sono ventisei). Il posto in questione è noto ai più come Seveso. Divenuto tristemente noto in Italia e nel mondo col disastro della diossina del 1976 che portò alla creazione di un polmone verde all’interno della Brianza, conosciuto dai villici  come “Bosco delle Querce”.
D: Cosa fa nella vita, Coso?
R: È uno studente al secondo anno di scienze politiche, cerca lavoro ed è “impegnato” in politica.
D: Cosa vuole fare da grande, Coso?
R: Passare da semplice cassiere a Leader Assoluto del Bennet. Il mondo sarà ai miei piedi. Scherzi a parte, da grande non sa cosa farà. Il suo sogno è diventare despota illuminato e conquistare il mondo. Realisticamente, spera solo di trovare un lavoro dignitoso.
D: Tre pregi di Coso?
R: Ne esiste solo uno, è convinto che più “Coso” in giro per il mondo sarebbero una piaga orribile per l’intero genere umano e…Quando c’è da discutere non si tira mai indietro.
D: Tre difetti di Coso?
R: Solo tre? Sarà difficile scegliere…Allora, è un culopeso, vuole sempre avere ragione e…è insicuro.
D: Cos’è il Culopesismo?
R: Una persona può essere pigra, svogliata, sfaticata, con poca voglia di vivere e scazzata? Il Culopesismo è tutto questo elevato all’ennesima potenza. Inoltre, il culopesismo, è la Cosoway of life. Uno stile di vita che (non) andrebbe esportato nel mondo. Il neologismo è da attribuire ad un certo L.C., che lo inventò per insultare Coso.
D: Coso è credente?
R: No. Per lo meno, non in modo canonico. E comunque, se fosse credente, sarebbe indubbiamente un politeista. Il suo pantheon prevederebbe senza ombra di dubbio i Grandi Antichi, i Dei Esterni, Le divinità scandinave. Il suo “non credere” nella religione cristiano-cattolica è dovuto a riflessioni compiute intorno ai quindici/sedici anni.
D:  Una data che Coso ricorderà sempre?
R: Ce ne sono tre, fondamentalmente, che non riuscirò a scordare. Il primo, è il giorno del suo compleanno. Il secondo, è l’undici settembre (in generale), dato che è il compleanno di sua madre (oltre che giorno della caduta delle Twin Towers, perché in inglese fa più figo) e l’ultimo è la vigilia di Natale perché  è il giorno in cui è morta sua nonna.
D: Da quanto tempo Coso scrive?
R: Qui c’è la prima fondamentale differenza tra “Coso” e “Chi sta dietro a Coso”. Il primo è comparso da qualche mese e sembra intenzionato a non andarsene. Il secondo, invece, “scrive” da quando ha creato il suo primo contatto di MSN. La grande svolta, però, è avvenuta nel settembre del 2009. Svolta dovuta alla “pressione” di un gruppo di amici che gli consigliarono di passare su Wp per scrivere. Da allora, a correnti alterne ha sempre scritto qui. Di quando in quando, si diletta anche nella stesura di bozze per storie che poi, puntualmente, lascia indietro ripromettendosi di recuperarle…Prima o poi.
D: Si considera un buono scrittore?
R: No, è uno scribacchino. Ogni tanto ha buone intuizioni che, però, sviluppa in modo troppo prolisso. Però non vuole fare/essere uno “scrittore”, lui scrive per svago oppure per sfogarsi (ultimamente, più per svago).
D: Globalmente è soddisfatto della sua vita?
R: Ni. Sicuramente c’è chi è messo peggio e, tutto sommato, non è che abbia poi molto di cui lamentarmi (a parte il fatto di non battere chiodo manco per sbaglio) . Però si potrebbe sempre andare meglio e non è nella sua natura accontentarsi.
D: Tre cose che Coso adora?
R: Quasi tutte le fanciulle coi capelli rossi, i fumetti, i libri di Martin
D: Tre cose che Coso non sopporta?
R: Grillo, M5S, i Comunistelli (lollete). No, seriamente: I pregiudizi, il parlare di cose che non si conosco, il pretendere tutto e subito
D: Ultimo libro letto?
R: It di Stephen King. In corso di (ri)lettura: Il Gioco del Trono di Martin.
D: Autore Preferito?
R: George R.R. Martin.
D: Libro preferito?
R: La Saga delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.
D: Personaggi preferiti?
R: Tyrion Lannister, Jon Snow, Bran Stark, Varys l’Eunuco, Byrinden Tully
D: Casa Preferita dei Libri “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”?
R: Stark, Targaryen (Winter is coming, Fire and Blood)
D: Ultimo film visto?
R: Pulp Fiction, (ri)visto ieri sera.
D: Cosa in cui spende più soldi?
R: Fumetti e Manga. 70 € ogni due mesi.
D: Manga preferito?
R: Hellsing.
D: Comic preferito?
R: Spiderman (Marvel) / Batman (DC)
D: Parolaccia che dice più spesso?
R: Cazzo/Fanculo.
D: Bestemmia che dice più spesso?
R: Porci Dei/Dei dannati. Ed evoca i Grandi Antichi.
D: Videogame preferito?
R: Skyrim? (è l’ultimo a cui ha giocato)
D: Videogame a cui vorrebbe giocare?
R: Lista lunga, ma soprattutto: Batman Arkham Asylum  – Batman Arkham City – Call Of Cthulhu – Amnesia – Diablo III
D: Motto personale?
R: Qualunque cosa tu  faccia, qualcuno la farà o l’avrà già fatta meglio.
D: Il vero nome di Coso?
R: Qualcosina dovrà pur rimanere nell’ombra (ha paura che gli arrivino mail minatorie/ovviamente scherza…Forse).

E, anche per oggi, questo è quanto. Se aveste altre domande, fatele nei commenti che prima o poi vi risponderò.

Cya.

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