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Chiedo Scusa

Come da titolo, chiedo scusa. Avevo in mente un post fighissimo sulla fiera di Milano con tanto di materiale fotografico (nevvero, non c’era materiale fotografico) ma questa settimana, causa uscite matte e disparatissime (con conseguente dilapidazione del già misero patrimonio), non s’ha da fare.

Ovviamente, avrei scritto di come ho trovato sia il regalo per zio, sia per mamma e del fatto che abbia impiegato più tempo a trovare il regalo per il primo, rispetto a quello per la seconda. Potrei scrivere di come ho assoluto bisogno di respawnare il mio francese, perso nelle sabbie del tempo e della memoria (Come PoP con Alzheimer). Avrei anche scritto di come, alla fin fine, abbia quasi speso di più per mangiare che per i regali e avrei attaccato con un filotto sulla multiculturalità e i suoi pregi. Potrei raccontarvi anche della bellissima commessa ad uno stand di abbigliamento con la carnagione chiarissima, una treccia lunghissima, due occhi azzurri come il cielo e un corpo da paura ma, come detto sopra, niente di tutto questo verrà scritto. Non qui e non ora, per lo meno.

In compenso sono stato alla Sidreria in ottima compagnia (di amici, ovviamente) e abbiamo mangiato e bevuto assai e anche bene. Per chi fosse in zona Lambrate e volesse mangiare da qualche parte, quello è il posto che fa per voi (27 € a cranio, con bis su richiesta). Adatto a comitive (come la mia) o anche per mangiate di coppia. Se foste fortunati e avesse nevicato, la serata (innaffiata da sidro e limoncello) potrebbe concludersi con una battaglia a palle di neve dove non ci sono vincitori, ma solo vinti. Se foste molto fortunati, potreste voler ripete l’esperienza un’altra volta.

A questo punto, la domanda più che legittima è: “Perché non sei a dormire, a quest’ora?” e le risposte potrebbero essere svariate:

– Sto ancora digerendo
– Se dovessi coricarmi, rischierei di tirar su il caffè (che paradossalmente mi è risultato più indigesto di tutto il resto)
– Mi sono prefissato un obiettivo minimo da rispettare, e se non avessi scritto questo post, non l’avrei rispettato.
– Non ho voglia di andare a letto (Nevvero, voglio andare a letto)
– Voglio tediarvi
– Dovevo fare cose che, se non le avessi fatte ora, non le avrei fatte più (perché me le sarei dimenticate).

Insomma, un sacco di validissime ragioni.

Dato che questo post, in origine, doveva essere lungo tre righe, eviterei di dilungarmi oltre.

Questo è quanto.

Cya.

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Le (dis)avventure alcoliche di Coso

Questo post l’avevo in mente già da venerdì scorso ma, dato che durante il week-end non avevo voglia di scrivere, mi metterò all’opera solo oggi.

Come avevo accennato nel post “Momenti Imbarazzanti”, la mia prima (e ultima) sbronza, risale alla lontana estate del 2010. Ho avuto modo di ripensare a quei giorni, dopo che sabato notte son rientrato a casa allegrotto da una cena con amici (sì, la famosa cena del post precedente che è andata divinamente). E questo mio “ripensare ai tempi che furono” mi ha portato ancora più in là, ancora più distante…Alla gita a Monaco una settimana dopo aver compiuto i diciotto anni (dovrebbe esserci un post pure su questo argomento, da qualche parte). Ecco, in questo post cercherò di ricostruire nel modo migliore possibile le mie bevute e le conseguenti (o concomitanti) disavventure.

Andiamo con ordine e partiamo da quella più vicina nel tempo: Venerdì sera. Fondamentalmente venerdì sera ho bevuto poco (un paio di bicchieri di sidro e quattro limoncelli) e di vere e proprie “disavventure” non è che ce ne siano state…Il vero problema è sorto quando mia sorella vedendomi, alle 02.30 di notte, scattante è sveglio ha creduto fossi ubriaco. All’inizio pensavo scherzasse, poi, l’indomani ho capito che era tremendamente seria. E l’ho capito perché, appena rientrato dalla fiera del fumetto di Novegro, mia madre mi ha fermato e ha iniziato a farmi il terzo grado su cosa avessi o non avessi (bevuto) fatto la sera prima. Una volta arrivati al punto focale della faccenda (i quattro limoncelli), con aria disgustata ha scosso la testa e ha detto “Vabbè, se lo dici tu…” e, nonostante, non abbia insistito più di tanto era possibile leggere nei suoi occhi la salda convinzione che fossi davvero brillo. Per questo, probabilmente, dovrò dire grazie a mia sorella.

Eh, sì, adesso si parlerà di quella serata che nella mia mente ha lasciato pochi (e confusi) ricordi: era la fine di giugno del 2010 e mi sono ubriacato. L’ho fatto per fare il figo? No. L’ho fatto per provare? Manco fossi scemo. E allora com’è successo? La risposta è semplice: soffrivo di “Mal di terra”. Vedevo tutto (suolo compreso) ondeggiare e questo di sicuro non mi aiutò a capire quanto l’alcool influisse su di me. Resta il fatto che, quella sera, bevvi soltanto mezzo litro di vino, un paio di bayles, un fil ‘e ferru e uno Jägermeister. Questo mix alcolico, come ben noto, mi portò ad enunciare correttamente i nomi di tutti i Cavalieri dello Zodiaco (per colpa della somiglianza di un gran pezzo di figliola con Shaka di Virgo) citandoli tutti (secondo fonti certe ed affidabili). Poi riesco a ricordare i bagni mal illuminati in cui ho vomitato tutto, anima compresa. Ricordo anche lo scambio di battute con quello che mi ci aveva portato  e più o meno è questo:

Lui: Devi vomitare
Io: Ma che sei scemo?
L: No, no, devi vomitare sul serio…Muoviti. Infilati due dita in bocca
Io: Non ci penso nemmeno
L: Va bene, lo faccio io.
Io: No, col cazzo, stai fermo! Dammi due minuti.

Venti secondi dopo…Beh, il risultato lo conoscete tutti (anche perché è scritto sopra). Subito dopo un lungo vuoto. Mi ricordo che mentre cercavo di salire sul gommoncino che mi avrebbe riportato sulla barca a vela, stavo per cadere in acqua. Il viaggio l’ho dimenticato. Poi c’è il ricordo del mio semi-collasso sul ponte e la delicatezza con cui mi è stato detto “Togliti dai coglioni che arrivano ospiti e dobbiamo mangiare”. E, alla fine, c’è stato il risveglio con un leggerissimo mal di testa, alle sette del mattino. Un’ora dopo, ero messo meglio di tutti gli altri pseudo-sobri. Un’esperienza terrrrribbbbbile, che non auguro a nessuno, comunque.

E, come ultimo episodio legato all’alcol, non si può non ricordare la gita a Monaco di Baviera dopo aver compiuto appena diciotto anni. In questo caso, però, la (dis)avventura alcolica non è stata propriamente mia, ma di un mio compagno. La sera del secondo giorno a Monaco, i Prof ci concessero libera uscita e, fortunatamente, di fronte al nostro albergo c’era una trattoria gestita da italiani. Io e il mio compagno (unici due maggiorenni della mia classe presenti), siamo entrati (con una prof che aveva voluto accompagnarci) e abbiamo preso tre litri di birra (uno cadauno). Alla fin fine, dopo sei litri di birra e mezzo (la mia prof ne aveva bevuto un sorso e l’aveva lasciata a noi da smezzare), il mio compagno completamente ubriaco non si reggeva in piedi e doveva pisciare. Con fare molto scazzato, l’ho riportato in camera dove questo, anziché pisciare si è buttato sul mio letto ed è crollato in un profondo sonno alcolico con addosso ancora jeans e scarpe. L’unica nota negativa per quel che mi riguardava, fu quello di dover interrompere un massaggio ad una tizia di una delle altre classi in gita con noi. La serata per me si è conclusa nel giocare a Tekken 5 con le figone di quinta superiore. Ah, bei ricordi…Ma per oggi, mi fermo qui.

Questo è quanto.

Cya.

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