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Il ritorno della DC

Sì, lo so è da tanto che non parlavo di politica. E sì, lo so non ne sentivate la mancanza ma chissenefrega.

L’articolo in questione vuole provare ad analizzare la possibilità di un ritorno in vita della Democrazia Cristiana* dopo circa venti’anni dal suo collasso in seguito all’inchiesta di Mani Pulite che portò alla fine della Prima Repubblica e all’inizio della Seconda. Per farlo, inizierò illustrando i dati di fatto per poi muovere una serie di considerazioni e ipotesi.

Osservando come si è sviluppata la situazione politica e le mosse dei principali attori politici negli ultimi giorni è possibile notare quanto segue:

– Le distanze ideologiche tra moderati PdL e area centrista del PD sono tutt’altro che incolmabili e ne abbiamo avuto la dimostrazione.
– L’esperienza di coalizione che stiamo vivendo col Governo Letta si pone in perfetta continuità con quella del Governo Monti ma, al contrario di quest’ultimo, l’attuale governo è riuscito a superare brillantemente lo scoglio che fece affondare l’esecutivo del Professore.
– Il progetto di un nuovo centro forte è stato più volte intrapreso nel corso degli anni ma è sempre fallito a causa della presenza di attori che ne hanno impedito l’ascesa. Ora, però, la situazione è cambiata, infatti:

a) Berlusconi ha dimostrato come la sua leadership politica all’interno del suo partito sia debole e questo riporta al problema originario del PdL: all’infuori di Silvio Berlusconi, non c’è una figura politica in grado di raccogliere la sua eredità.
b) Letta ha dimostrato che una convivenza tra Scelta Civica, i moderati PdL ed il PD sia possibile e, nonostante tutto, funzioni.
c) La direzione del PD, supportando pienamente l’Esecutivo in carica, ha più volte ignorato le rimostranze espresse da coloro che appartengono all’ala sinistra del partito.

Partendo da questi dati di fatto, è possibile muovere le seguenti ipotesi.

1) La lotta intestina tra i “berlusconiani” e gli ex democristiani guidati da Alfano non sta facendo altro che rendere più profonda una frattura già difficilmente sanabile. Qualora si arrivasse al punto di rottura, l’ala moderata potrebbe sostenere il governo Letta creando dei gruppi parlamentari alternativi. Alla nascita di questi gruppi corrisponderebbe la nascita anche di una nuova formazione politica.
2) Scelta Civica rivestirebbe un ruolo pivotale: si porrebbe come tramite tra gli esuli del PdL e l’ala centrista del PD. In questo modo, inoltre, si arriverebbe al compimento dell’obiettivo che ha portato alla sua nascita: la rifondazione di un grande centro sul modello europeo. Non mi sento di escludere che moderati PdL e Scelta Civica diano vita ad un nuovo partito.
3) Molto dipenderà anche dal congresso PD dell’8 dicembre. La scelta del segretario sarà fondamentale per il futuro del partito. Qualora vincesse Renzi, infatti, ci sarebbe un ulteriore spostamento verso il centro dello status quo. Nonostante la vena riformatrice, Renzi (così come Letta) è pur sempre un moderato e, la sua scelta come segretario, potrebbe portare ad un maggior avvicinamento tra PD, SC e gli “alfaniani” (processo comunque già in corso).

Ma come verrebbe a crearsi la nuova DC?

Per rispondere a questa domanda è necessario tener presente diversi fattori. In primis, con l’attuale situazione socio- economica e le difficoltà che il paese sta e dovrà affrontare, è necessario che i governi siano forti e coesi, capaci di affrontare le sfide che gli vengono poste dal contesto nazionale ed internazionale**. È evidente che queste risposte non siano state date né dal PdL, troppo legato alle sorti di Berlusconi, né dal PD incapace di abbandonare il guado creato dalle anime (e correnti) contrastanti al suo interno.

È necessario tener presente che, ci piaccia o meno, con il declino di Silvio Berlusconi si aprirà una fase politica e partitica completamente nuova. I partiti, così come gli elettori, si muoveranno in un contesto sconosciuto in cui le vecchie offerte elettorali e il linguaggio che hanno caratterizzato gli ultimi vent’anni perderanno gran parte del loro significato e, per questom sarà necessario distaccarsene profondamente.

Va anche sottolineato che l’elettorato italian è in gran parte moderato, conservatore e di matrice cattolica. E sarebbero proprio queste caratteristiche che potrebbero rendere più facile la fondazione di un grande centro capace di rispecchiare il proprio elettorato ed andare in contro alle sue necessità. Sarebbe un partito capace di parlare sia ai moderati che prima votavano centro-destra, sia a quelli che votavano centro-sinistra.

Qualora le cose andassero in questo modo, la situazione politica e partitica diventerebbe (più o meno) la seguente:

Alla nascita di questo grande centro seguirebbe, inevitabilmente, una fuoriuscita (totale o parziale) dell’ala di sinistra del PD che andrebbe ad occupare lo spazio politico occupato da SEL***. Forza Italia diventerebbe il principale partito di destra grazie al supporto della Lega a cui, probabilmente, legherà le sue sorti****. Fratelli d’Italia e AN, invece, dovrebbero mantenere il loro modesto seguito. Movimento 5 Stelle, probabilmente, sarebbe il primo partito d’opposizione dato che si rivelerà il ricettacolo degli scontenti dell’elettorato di sinistra, in cerca di un nuovo riferimento politico.

Chiunque abbia avuto modo di studiare o approfondire il sistema politico e partitico italiano della Prima Repubblica si renderà immediatamente conto del fatto che qualora queste ipotesi si verificassero, si tornerebbe ad avere una situazione molto simile ad allora. Si osserverebbero, infatti:

– Un centro forte, con molte probabilità di riuscire a governare.
– Una serie di piccoli partiti che orbitano intorno al centro e potrebbero essere utili per formare coalizioni, in caso di necessità*****
– Due partiti (uno a destra e uno a sinistra******) che rappresenteranno l’opposizione e che, qualora riuscissero a governare, non resterebbero molto in carica.

Altro parallelo interessante è quello PCI/M5S. Entrambi sono stati e sono considerati partiti “anti-sistema”. Entrambi hanno una visione politica (e del mondo) diversa******* da quanto proposto dagli altri partiti e, probabilmente, entrambi non riusciranno a governare.

Ci tengo a ribadire, se fosse necessario, che queste sono solo ipotesi e che variazioni nel sistema elettorale o negli elementi presi in considerazione, potrebbero inficiare quanto qui scritto.

Concludo riportando un detto che si usa molto negli ambienti politici: “Chi nasce democristiano, muore democristiano”. L’Italia repubblicana, per fortuna o per sfortuna, è nata democristiana.

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Note:

* Mi riferisco alla DC per rendere l’idea di come potrebbe diventare questo grande centro

** Va comunque specificato che non è detto che riescano nel loro intento o ne siano all’altezza. D’altro canto bisogna anche dire che, ad oggi, le capacità di un governo sono misurate sulla capacità di rispondere non solo agli stimoli interni ma anche a quelli provenienti dall’estero. Oltre al mercato economico, anche quello politico deve essere in grado di confrontarsi con altre realtà e, per determinare il grado di successo, attualmente i risultati in politica internazionale contano quanto quelli in politica interna.

*** Qualora ci fosse un distaccamento dell’ala sinistra del PD, questi potrebbero entrare in SEL oppure dar vita ad un partito che sarebbe suo diretto concorrente, dato che si riferirebbero allo stesso elettorato.

**** Molto dipenderebbe anche dalla legge elettorale. Qualora fosse un maggioritario potrebbe addirittura esserci una fusione, almeno nominale, tra Forza Italia e Lega Nord. In caso di proporzionale, si assisterebbe alla classica coalizione cui abbiamo assistito in questi anni. Tra le altre cose, salvo alcune differenze, i programmi di questi due partiti finirebbero con l’avvicinarsi sempre di più.

***** Anche in questo caso, la legge elettorale giocherebbe un ruolo fondamentale. In caso di maggioritario, infatti, non sarebbe necessario alcun tipo di coalizione. Sarebbe vero l’inverso, in caso di legge proporzionale.

****** Sempre che si possa considerare propriamente di sinistra M5S o lo si possa inserire nell’asse “Destra-Sinistra”.

******* Con quanto qui scritto non si stanno dando giudizi, ma semplicemente si riportano dati di fatto facilmente riscontrabili quotidianamente.

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Il fallimento della Politica italiana

Le consultazioni sono finite con un risultato che chiunque si sarebbe potuto aspettare: Bersani non riuscirà a dar vita ad un governo dopo il rifiuto da parte dei grillini di concedere il voto di fiducia su quei famosi otto punti. In serata, Alfano, ha chiuso la porta ad un appoggio al PD a meno che non ci sia una completa inversione di rotta.

Nel frattempo l’esecutivo uscente, in carica per l’ordinaria amministrazione, viene travolto dalle polemiche per l’ennesima volta: le dimissioni del Ministro Terzi (stando ad una dichiarazione di Monti, in procinto di passare tra le fila del PdL) rassegnate non in Consiglio dei Ministri, ma in Parlamento hanno suscitato un certo fastidio sia nel Presidente della Repubblica Napolitano, sia in Monti stesso (oggi fortemente contestato da alcuni deputati del centro-destra).

Domani, a meno che non ci siano clamorose sorprese, Napolitano non darà l’incarico a Bersani e darà vita ad un nuovo giro di consultazioni, alla ricerca di una persona che possa dar vita ad un governo di breve durata che si occupi di fare una nuova legge elettorale, garantire la stabilità economica italiana, tagliare i costi della politica e fare una legge degna di tal nome sul legittimo impedimento.

Il PD, dopo il fallimento di Bersani, potrebbe decidere di ripiegare su Renzi come uomo simbolo. Il Sindaco di Firenze è quello che ha fatto le proposte che più si avvicinano a quelle di M5S sui tagli agli sprechi ed è in grado di raccogliere anche i consensi di una parte del centro-destra. Renzi si è detto più volte pronto a fare il Presidente del Consiglio ed è uno degli eventuali leader con il gradimento più elevato (seguito a ruota da Beppe Grillo).

Il PDL, il cui vero scopo è quello di eleggere un Presidente della Repubblica amico, ha ribadito più volte che al di fuori di un governo di coalizione, l’unica strada è il voto. Stando agli ultimi sondaggi, tra l’altro, avrebbe una risicata maggioranza sia alla Camera, sia in Senato. I dubbi sulle loro proposte, però, sono legati al fatto che negli ultimi venti anni circa abbiano governato proprio loro senza risolvere in alcun modo i tanti problemi strutturali ed istituzionali che affliggevano l’Italia. Sarebbe utile anche ricordare che prima di Mario Monti, alla guida del paese c’era il centro-destra il cui governo fu (di fatto) commissariato dall’Europa. Insomma, non sembrerebbero proprio loro quelli in grado di guidare il paese in acque così tempestose. Non sembrano nemmeno la forza più adatta al cambiamento e al rinnovamento.

Movimento 5 Stelle, come già detto più e più volte, non darà sostegno ad un governo che non sia composto da membri della loro forza politica. Il loro no è inquadrabile perfettamente in una strategia di massimizzazione del profitto che deriverebbe da un eventuale inciucio tra PdL e PD. Le perplessità, però, sono molte e su svariati argomenti. Fino ad ora le proposte fatte sono generiche e non adatte ad una situazione come quella attuale. La sensazione è però quella che M5S stia cercando di sfuggire alle proprie responsabilità barricandosi dietro ad un ostracismo e ad una lotta alla vecchia politica. Ulteriori dubbi poi sorgono quando richiedono commissioni di inchiesta per la TAV e continuano a teorizzare la decrescita felice, parlano di un reddito minimo garantito che non ha copertura o affermano con convinzione che tornando alla lira si rilancerebbe l’economia (quando l’esportazione, nel 2012, ha segnato un +2.2 miliardi a dicembre) senza rendersi conto che la concorrenza con Cina e altri paesi sarebbe comunque impari e porterebbe ad un’ulteriore depressione economica interna.

Mentre le forze politiche si contendono lo scettro del comando, però, ci si rende sempre più conto di come gli italiani e l’Italia siano sempre più sull’orlo del baratro. Squinzi ha ribadito più volte che a causa della lentezza con cui la Pubblica Amministrazione paga i debiti contratti e a causa di una crisi la cui fine sembra allontanarsi sempre di più, le industrie italiane sono in “debito di ossigeno”. I dati della produzione, dei consumi e degli ordini segnano un -3% su base annua. La disoccupazione è in crescita di un punto percentuale su base annua, nonostante la recente riforma Fornero. Lo Spread è di nuovo salito a quota 350, soprattutto a causa del clima di incertezza politica e Standard & Poor’s ha annunciato che monitorerà con maggiore attenzione la situazione italiana: il rischio è quello dell’ennesimo downgrading che avvicinerebbe di un altro passo i Titoli di Stato italiani ai così detti “Titoli Junks”.

E, come dicevo sopra, la politica si contende lo scettro del potere senza rendersi conto che i problemi sono arrivati ad un livello tale e ad un punto tale che sarebbe meglio mettere da parte i loro interessi e i loro conflitti per affrontare una crisi economica, istituzionale e politica con senso di responsabilità.

Eppure il richiamo alla responsabilità più volte fatto, anche da Napolitano, deve scontrarsi con una radicalizzazione delle differenze tra le forze politiche: il PD non potrebbe allearsi col PDL perché ci sono differenze troppo grandi e profonde che li separano. Differenze che, a più riprese, sono emerse durante la campagna elettorale appena chiusasi. M5S non potrebbe appoggiare nessuna forza perché è nato proprio per spazzare via le vecchie forze partitiche. L’unica soluzione possibile, quindi, apparirebbe quella di un altro governo guidato da una persona terza.

Un’ipotesi del genere, dopo un anno e mezzo circa di governo tecnico, non potrebbe significare altro che il completo fallimento della Politica (con la “P” maiuscola) italiana. Un fallimento che riguarda sia le forze partitiche classiche, troppo lontane ideologicamente e troppo contrastanti tra loro, sia per le forze politiche nuove incapaci di prendersi le responsabilità che gli competono e di concentrarsi sui veri problemi che oggi affliggono gli italiani.

Italiani che, dal canto loro, non sono immuni da colpe. La situazione politica odierna, infatti, incarna tutte le contraddizioni di un paese vecchio e incapace di cambiare. Un paese fatto da elettori che vivono la politica come il calcio viene vissuto dai tifosi. Elettori che dagli errori commessi in passato non hanno imparato niente. Elettori che hanno perduto il loro senso critico e la loro memoria storica di fatti, di fronte alle promesse che ogni volta gli vengono rivolte.

Forse, oltre ai politici, anche noi elettori dovremmo fare un passo indietro.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus (Totally Unreleated):

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Appello

Siamo a cinque giorni dalle elezioni. I sondaggi sono stati interrotti da una settimana e mezza, i leader di tutti i principali partiti hanno girato per le più importanti piazze d’Italia e sono comparsi ovunque potessero comparire (Grillo escluso). Tra quattro giorni si entrerà in silenzio pre-elettorale e per questo motivo sto post lo sto scrivendo ora.

La situazione è ancora piuttosto magmatica e in continuo mutamento. L’assenza di dati certi (per quanto estratti da un campione ristretto della popolazione) non dà parametri di riferimento. Gli ultimi parlavano di una forbice compresa tra il 5,5% e il 6,5% tra la prima coalizione (quella di Centro-Sinistra) e la seconda (quella di Centro-Destra). Grillo, dopo un periodo di flessione, aveva ripreso a salire mentre la coalizione di Centro era in netto calo.

La coalizione di Centro-Sinistra ad oggi dovrebbe avere un margine di vantaggio (non si sa quanto elevato) alla Camera dei Deputati. La partita in Senato è, invece, aperta. Le regioni chiave (Lombardia su tutte) sono in bilico. Ambrosoli, infatti, dovrebbe non aver difficoltà a Milano ma potrebbe stentare in provincia. Alcuni voti potrebbero essere portati via da Albertini, nonostante alcuni membri di Scelta Civica per l’Italia abbiano aperto al voto disgiunto. Per accaparrarsi il voto dei moderati, la presenza dell’ex Sindaco di Milano potrebbe rivelarsi comunque un problema. A destabilizzare maggiormente il traballante vantaggio del Centro-Sinistra ci ha pensato lo scandalo di Monte dei Paschi di Siena. Altra critica che si potrebbe muovere, soprattutto al PD, è il fatto che non si sia saputo sfruttare a pieno l’effetto primarie, coinvolgendo sin da subito Matteo Renzi nella campagna elettorale. Ciò nonostante, almeno sulla carta, il programma più completo è proprio quello di questa compagine.

Per quanto riguarda il Centro-Destra, invece, la situazione è quella inversa. Nonostante il distacco di cui sopra, sono in continua ascesa soprattutto grazie alle promesse elettorali roboanti fatte dal capo della coalizione (ma non candidato Presidente del Consiglio) Silvio Berlusconi. La massiccia presenza di questi nelle principali televisioni (e non solo) sembra aver risvegliato il berlusconismo latente nei molti elettori che lo avevano a lungo supportato per poi abbandonare il PDL non appena il Cavaliere aveva abbandonato la barca, lasciandola alla deriva. Come detto sopra, la Lombardia sarà fondamentale e, la coalizione di Centro-Destra potrà contare su un cavallo che parrebbe vincente: Roberto Maroni, segretario della Lega 2.0. Maroni, infatti, dovrebbe riuscire a raccogliere consensi dei militanti leghisti (oltre a quelli pidiellini) senza grosse difficoltà. Nel caso di successo, si potrebbe realizzare effettivamente il progetto della Macro-regione del Nord composta da Piemonte, Lombardia e Veneto (che avrebbero tre Presidenti della Lega Nord). Il programma di questa coalizione, però, è tipicamente di matrice berlusconiana e ho grossi dubbi che verrà fatto quanto indicato.

Il Movimento Cinque Stelle, come detto sopra, sta avendo una crescita esponenziale. Ovunque Grillo vada, le piazze sono piene. Sono, tendenzialmente, degli outsider. Il punto di forza del Movimento è, però, quello di far leva sul malcontento della gente che non si placa nei confronti di una classe politica ritenuta cancerogena per il paese. Altro punto a suo favore è quello di riuscire a pescare nel bacino dei delusi di tutti gli schieramenti politici. Il risultato che otterranno potrebbe essere ben oltre il 20%. Restano i dubbi sull’atteggiamento che avranno una volta eletti e quanto influenti possano essere gli atteggiamenti di Grillo sui parlamentari eletti, ma è indubbiamente una realtà che si sta affermando. Per quanto riguarda il programma, però, bisogna riconoscere che sia troppo semplicistico e molti punti fondamentali non siano trattati. Inoltre, alcune proposte, sono irrealizzabili (l’uscita dall’Euro, tanto per citarne uno) e il pericolo è quello che con un’ampia presenza di M5S facente opposizione intransigente in qualunque caso, il paese si impantani.

Il Centro, invece, sta vivendo un momento difficile. Monti, dalla salita in Politica, ha avuto il tipico comportamento casiniano del dar un colpo al cerchio ed uno alla botte. Il suo programma è indubbiamente concreto, per quanto sollevi molte perplessità non tanto nei contenuti quanto sul fatto che riesca a metterlo in pratica sul serio. Purtroppo, le scelte di Monti non stanno pagando. Nonostante l’endorsement di svariate personalità di spicco in Italia, le continue oscillazioni a Destra e a Sinistra dimostrano come, in realtà, non ci sia un reale perseguimento di obiettivi diversi dall’accaparrarsi una poltrona in Parlamento. Nonostante questo, probabilmente, il Centro sarà fondamentale in Senato per la coalizione vincitrice e, quindi, sarà assai probabile riuscirli a vedere al governo.

Fare per fermare il declino e Rivoluzione Civile sono in bilico. Giannino ha perso consensi a causa del recente scandalo che lo ha coinvolto e questo potrebbe pesare e portare ad un’esclusione dal Parlamento. Ingroia, invece, pare non aver mai sfondato del tutto, soprattutto a causa del bagaglio di facce note che si porta dietro che si sta rivelando una pesante zavorra.

Analizzata la situazione attuale molto velocemente, altrettanto velocemente spiegherò perché il post si intitola appello.

L’appello è quello di votare. Non importa chi votiate, ciò che importa è che esprimiate la vostra preferenza politica. Siete voi a dover scegliere quale schieramento dovrà guidare il paese. Siete voi che avete il potere di premiare la forza politica che più vi ha convinti e pensate sia la più adatta a governare.

Il vostro voto è fondamentale. Non votando, la vostra esperienza di cittadini italiani sarebbe incompleta. Sono solo cinque minuti (a dir tanto) per il futuro vostro e del vostro paese.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

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Partiti e Crisi di Governo

Anche se avessi voluto, non avrei potuto esimermi dallo scrivere un post sull’attuale situazione della politica italiana. Tutti i telegiornali, negli ultimi giorni, si sono concentrati su due principali avvenimenti: la ricandidatura di Silvio Berlusconi alla presidenza del Consiglio dei Ministri e il venturo abbandono di Mario Monti della medesima carica. I due fatti sono strettamente collegati ed è già stato detto molto, quindi tentare di non essere ripetitivo non sarà facile, ma ci proverò.

E partiamo subito dalla crisi di Governo innescata dalle dichiarazioni di Angelino Alfano, Segretario del PdL, fatte il venerdì appena trascorso. In soldoni, il buon Angelino, ha dato la colpa dell’attuale situazione italiana al Governo tecnico e a Mario Monti, troppo legato al rigore richiesto dall’Europa. Monti, dopo questo attacco, essendosi reso conto che la maggioranza di governo si era dissolta, è salito immediatamente al Quirinale per un colloquio col Capo dello Stato. L’incontro ha avuto come risultato quello di rendere noto il periodo in cui questo Governo rassegnerà le dimissioni. Con molta probabilità, settimana prossima, dopo aver approvato la legge di stabilità si chiuderà la parentesi legislativa e, dopo i tempi tecnici necessari, si andrà al voto.

Le date più papabili per il voto sono due: la prima il 17 febbraio; la seconda il 24 dello stesso mese.

Prima di analizzare gli scenari legati ai diversi partiti (e movimenti), vorrei spendere due parole sul Governo Monti (cosa che, fino ad ora, mi ero ben guardato dal fare). Contrariamente a molti, sono convinto che l’esecutivo abbia fatto un lavoro discreto. Ha ridato smalto all’immagine italiana all’estero, offuscata dopo gli ultimi mesi del Governo Berlusconi, ed ha rivestito un ruolo centrale in una delle fasi più concitate della storia dell’UE. A livello nazionale, invece, ha preso delle decisioni impopolari ma, purtroppo, inevitabili. Sicuramente avrebbe potuto fare qualcosa di maggiormente equilibrato e che non martoriasse il ceto medio, sempre più indebolito (leggasi patrimoniale). Sicuramente, con una congiuntura del genere, avrebbe potuto ottenere molto di più sia dalle parti sociali, sia dai partiti. Sicuramente avrebbe potuto mettere mano in modo deciso ai costi della politica, eppure, nel medio-lungo periodo ci accorgeremo di come le riforme varate, abbiano avuto un effetto benefico sui conti del paese. Insomma, secondo me, il Governo Monti ha fatto quanto ha potuto senza portare ad una rottura della “strana maggioranza”, nonostante qualcuno (che gli ha lasciato in eredità questa situazione) abbia da dire il contrario.

Data per certa la fine di questo incarico, tutti gli attori politici non possono fare a meno di porsi questa domanda: cosa farà Mario Monti? Probabilmente, non uscirà dalla politica. La sua candidatura sarebbe ben vista sia dai mercati, sia a livello internazionale e, sostanzialmente, si andrebbe avanti seguendo la linea dell’attuale Governo. Un’altra ipotesi, vederebbe Monti al Quirinale al posto di Giorgio Napolitano. Secondo le indiscrezioni trapelate a mezzo stampa, però, la candidatura di Monti è sempre più probabile. Alle sue spalle avrebbe i moderati che vedono questa opzione come manna dal cielo. Sia Casini, sia Montezemolo, infatti, hanno sempre messo a disposizioni i loro partiti/movimenti per l’attuale premier (per quanto utilizzare il termine premier, sia sbagliato). Questo porterebbe ad avere un Centro piuttosto forte e compatto, intorno ad un leader che ha saputo guidare la “barca Italia” in un mare tempestoso. Potremmo assistere, dopo un ventennio circa, al ritorno di un Centro forte che catalizza la vita politica e ricopre un ruolo centrale al Governo, dopo i fasti della DC e lo scandalo di “Mani Pulite”.

Mentre si aspetta di vedere quali saranno le prossime mosse del Professore, passiamo ad occuparci del Popolo della Libertà. PdL che, negli ultimi tempi, è stato tormentato da svariate vicissitudini. Il primo spunto di riflessione riguarda le primarie cancellate. Queste primarie sono state fortemente volute dal Segretario di partito, Angelino Alfano. E, il fallimento di questo progetto, è innanzitutto una bocciatura di Alfano in quanto leader del PdL e, in secondo luogo, una grandissima perdita di credibilità dell’uomo politico. Eppure, il progetto alfaniano, non era per nulla sbagliato. L’idea delle primarie era supportata dai risultati ottenuti dal Centro-Sinistra ed era segno di una maggiore democratizzazione all’interno di un movimento che risentiva fin troppo del peso del suo fondatore, che ha spesso ricoperto anche il ruolo di padre-padrone, Silvio Berlusconi. Eppure, tutto è stato cancellato con un colpo di spugna. Il colpo di spugna in questione è la ricandidatura di Silvio Berlusconi. La motivazione ufficiale del suo ritorno sulla scena politica è da ritrovarsi nella situazione in cui versa l’Italia. I maliziosi, però, non possono fare a meno di notare come questa decisione si arrivata dopo la condanna in primo grado a quattro anni, per il reato di frode fiscale. La ricandidatura, stando alle parole dello stesso ex Presidente del Consiglio, è dovuta al fatto che non sia stata trovata nessuna altra personalità come il “Berlusconi del ’94”. Le prime uscite fatte dal suo passo avanti, ruotano soprattutto intorno alla pressoché nulla valenza dello Spread, una politica europea ed interna troppo condizionata dalla Germania e all’idea di cancellare l’IMU, appena riottenuta la presidenza del consiglio. Tutto ciò, all’interno del Partito, è stato accolto in modo differente. I fedelissimi hanno gioito ed esultato per questa scelta del Cavaliere, mentre i moderati, sono rimasti contrariati soprattutto a causa della mozione di sfiducia ufficiosa. Persino il capo gruppo al senato europeo Mauro, ha preso le distanze da questa mossa. E, a proposito di Europa, sulla scena internazionale la ricandidatura di B. è stata accolta relativamente male. Tutti i giornali stranieri hanno evidenziato come un suo ritorno in campo sia un pericolo sia per l’Italia, sia per l’Europa. Il PPE (Partito Popolare Europeo) ha duramente condannato il gesto di togliere la Fiducia al Governo, il presidente del Parlamento europeo (che già in passato aveva avuto un alterco con Berlusconi), ammette che lo scenario di un altro Governo Berlusconi sia preoccupante. Angela Merkel, invece, ha invitato il Cavaliere, seppur in modo indiretto, a non improntare la propria campagna elettorale sul politiche “anti-Germania”. Per quanto riguarda il partito, invece, pare che ci sia l’intenzione di tornare al vecchio nome “Forza Italia”. Questo comporterebbe la scissione degli ex di FI e gli ex AN, che confluirebbero in un nuovo movimento. L’alleanza più probabile è quella con la Lega Nord. Il prezzo per questa riunione, però, sarebbe la presidenza della Lombardia. La situazione, per il momento, si conferma molto caotica e non destinata a chiarirsi entro breve.

Dopo aver riportato i fatti nudi e crudi, però, non posso esimermi dal commentare quanto sta accadendo. Sia Berlusconi, sia Alfano ignorano volutamente il fatto che la situazione italiana attuale, sia figlia di un’irresponsabilità che si è protratta a lungo quando la crisi poteva essere per lo meno arginata. Penso che chiunque si ricordi le deliranti affermazioni fatte in quei giorni dagli esponenti della maggioranza (“I ristoranti sono pieni” – “sugli aerei non si trova un posto” – “La crisi in Italia non esiste”) e l’incapacità più assoluta di far fronte ad una situazione che peggiorava di giorno in giorno da parte del PdL. A portare alla “caduta” di Berlusconi, fu proprio lo spread che raggiunse quota 580 punti. Il fatto che il Cavaliere abbia detto che conti poco, non solo dimostra l’irresponsabilità dell’uomo politico, ma anche la pessima memoria, dato che fu proprio per lo spread che si dimise. Il malumore dei mercati e dei governi degli altri paesi europei (e non solo) è ben comprensibile, dato che come fatto nei passati diciotto anni di governo, appare evidente che l’unico motivo che abbia spinto Berlusconi a ricandidarsi sia non il senso di responsabilità (che non ha mostrato nemmeno quando fu obbligato a dimettersi da Napolitano) ma bensì la necessità di salvaguardare la sua persona dai procedimenti giudiziari a suo carico. La cosa davvero preoccupante è, però, il fatto che alla fine, nonostante non abbia i numeri per vincere, farà in modo che nessuno riesca ad ottenere una maggioranza in grado di governare, paralizzando un paese che non può permettersi questo lusso. Spero, almeno, che gli italiani siano davvero maturi come sento ripetere a più riprese da molti esperti e politici, nonostante ne dubiti fortemente.

Restiamo sempre a Destra per occuparci della Lega. Lega che ha visto i suoi consensi calare drasticamente nel corso del tempo e che dopo la “pulizia” interna, è sparita dai radar. In realtà, il principale obiettivo del Carroccio, è la Lombardia. Lombardia che potrebbe ottenere, come dicevo sopra, in cambio di un’alleanza a livello nazionale con la rinascente Forza Italia. Maroni e i suoi, infatti, non hanno abbandonato l’idea di una secessione del Nord o comunque di un aumento dei poteri in mano ai governatori. A conti fatti, però, è difficile capire quanto possa giovare tutto ciò al partito, dato che anche il PdL attualmente non sembrerebbe passarsela troppo bene.

Dopo aver analizzato i principali attori presenti a Destra, non ci restano che i due attori a Sinistra. Il PD e il MoVimento 5 Stelle.

E, per quanto riguarda il Partito Democratico, c’è relativamente poco da dire. Le Primarie sono state vinte largamente da Bersani che, ora, si trova a dover fare i conti con Berlusconi. Il vero avversario per il leader del PD, però, potrebbe rivelarsi proprio Mario Monti, nel caso decidesse di ricandidarsi. Lo scenario ideale, per il Centro-Sinistra, sarebbe Monti al Quirinale e Bersani a capo del governo. Il condizionale è però d’obbligo. È d’obbligo soprattutto a causa dei mal di pancia che Vendola ha quando si parla di Agenda Monti. Al leader di SEL, infatti, l’idea di proseguire su una strada di rigore come auspicabile, sembra proprio non andare giù, coerentemente con la linea politica perseguita fino ad ora. Bersani, tra le altre cose, è sempre stato attratto dall’idea di allearsi con i moderati del Centro, ma per far sì che ciò avvenga, Monti non dovrebbe candidarsi alla Presidenza del Consiglio. Altro grosso problema è quello riguardante i voti di Renzi che il Segretario, probabilmente, non è in grado di incanalare completamente da solo. Per rimediare a questo problema, più volte, si è sentito parlare di un ticket elettorale che però, per il momento, sembra non interessare il sindaco di Firenze. Oltre a questo, c’è da tenere conto che il programma del PD sembra essere mirato ad un alleggerimento delle pressioni sulle classi più colpite dalla crisi, attraverso manovre che colpiscano i redditi più elevati. In campo europeo, un governo di Centro-Sinistra sarebbe maggiormente accettato, per quanto il compito da svolgere non sarebbe affatto dei più semplici.

Per quanto riguarda il mio commento personale, vorrei soffermarmi rapidamente su alcuni punti: il 15% di vantaggio è un capitale che non si può e non si deve buttare via. Questa è un’occasione d’oro per il Centro-Sinistra e non può essere sprecata come accadde nel 2006. Un elemento di continuità rispetto al passato è il continuo ammiccare a forze di Centro che, tutto sommato, potrebbero portare relativamente pochi voti e si è rivelato deleterio nelle precedenti elezioni. Forze di Centro che, tra le altre cose, sperano nella discesa in campo del “Messia” Monti che sarebbe davvero il primo contendente alla presidenza del Consiglio per Bersani. Eviterei, per quanto possibile, di cedere troppo ai “capricci” di Vendola che è uscito molto ridimensionato dalle primarie ma sfrutterei le proposte che sono diventate i suoi punti di forza sul ceto medio e la classe operaia. Le buone intenzioni non bastano per salire al Governo. È ora che ci si applichi sul serio e si presenti agli elettori un programma chiaro e convincente. Bisogna offrire una valida alternativa al populismo sbandierato sia a Destra, sia a Sinistra ed è necessario anche mantenere inalterata la fiducia che l’UE e i mercati avevano nel nostro Stato, sotto la guida di Mario Monti. Le lancette dell’orologio si avvicinano sempre di più all’ora delle elezioni. Sta al PD farsi trovare pronto. Le basi da sole, non basteranno. Si spera che abbiano imparato dagli errori del passato e ne abbiano fatto tesoro, altrimenti, ancora una volta si troveranno impantanati in un mare di buone intenzioni e di proposte fini a sé stesse.

E, alla fine, non resta che il M5S. M5S che ha organizzato delle primarie sui generis, per poter eleggere chi si vorrebbe in Parlamento. I numeri sono stati modesti: 32.000 elettori che potevano esprimere tre preferenze. I voti totali sono stati 95.000 per 1.400 candidati. I voti per candidato sono stati circa una trentina e hanno suscitato perplessità sia all’interno del MoVimento, sia all’esterno (per quanto Bersani, sembra abbia intenzione di copiare la formula per decidere chi andrà in Parlamento). L’esperimento, a detta di molti, più che un esempio di democrazia diretta, è stato un modello di democrazia “chiusa”. Per riscattarsi da questo risultato, però, M5S ha dato modo a tutti gli attivisti di partecipare alla stesura del programma che porteranno in Parlamento. Un aspetto positivo è pero da riscontrarsi nel fatto che queste parlamentarie abbiano avuto una spesa pari a zero. Proprio oggi, però, Grillo si è scagliato contro i dissidenti e gli attivisti che non credono nella democraticità del M5S. Il video in questione ha scatenato una serie di polemiche sia all’interno del Movimento (se la gran parte dei “grillini” ha dato ragione al leader, sempre più persone gli hanno dato del fascista) sia all’esterno. Questo sfogo è prova del nervosismo che sempre più sta pervadendo l’intero gruppo ed è l’ennesimo episodio dopo le diverse “scomuniche” comminate da Grillo ad alcuni dei suoi, le dichiarazioni di Favia a LA7 in un fuori onda e la partecipazione della Salsi a Ballarò. Nonostante tutti questi problemi, però, il MoVimento si rivela essere la seconda forza politica nazionale e nei sondaggi di questa settimana, riguardanti la scorsa, era in crescita.

Occhei, anche di M5S non ho mai parlato apertamente qui (o non ricordo di averlo fatto). In generale, sul MoVimento sono sempre stato scettico, un po’ perché credo irrealizzabili le idee di democrazia diretta che propongono, un po’ perché gira che ti rigira, a me pare un movimento fascistoide. E a dare la conferma del fatto che ci sia tutto, fuorché democrazia, nel M5S lo dimostra proprio l’ultimo video di Grillo in cui, in soldoni, dice “Le cose stanno così, nel caso non siate d’accordo, levatevi dalle palle”. Altra cosa che mi lascia molto perplesso è il fatto che, a due mesi dalle elezioni, non si abbia in mano nulla di concreto a livello programmatico (per quanto Grillo sia un estremo sostenitore di o un euro debole o dell’uscita dell’Italia dalla Zona Euro, per seguire l’esempio islandese) e, soprattutto, non si abbia un candidato alla presidenza del consiglio. Tra le altre cose, la prorompente personalità di Grillo, rischierebbe di entrare in contrasto con un eventuale candidato a guidare il paese dato che il suo è, proprio come quello di B., un atteggiamento da padre/padrone. E se ci dovesse essere un contrasto tra il candidato premier e Grillo, cosa succederebbe? Se venisse scomunicato, si troverebbero in una pessima situazione. Vorrei spendere due parole sulle parlamentarie: sono state una trovata ridicola, messa su in fretta e furia ed hanno ottenuto dei risultati pessimi. Il fatto che quella, per loro, sia campagna elettorale mi lascia assai perplesso. La campagna elettorale non può essere ridotta a “curriculum – Clip di due minuti”. I Candidati avrebbero dovuto spendersi sul territorio, avrebbero dovuto avere un contatto con le persone che avrebbero potuto eleggerli e conoscere i problemi che affliggono, prima di tutto, i cittadini intorno a loro. Invece cosa hanno fatto? Video densi di banalità, generalisti e privi di proposte concrete. Altra perplessità riguarda la stesura del programma. A livello di tempistica, mi piacerebbe capire come pensano di elaborare un programma attuabile in due mesi. Per creare un programma che possa funzionare è necessario moltissimo tempo ed è un’altissima competenza tecnica sia per l’ammissibilità delle proposte, sia per la stesura dello stesso. E questo porta ad un altro elemento che non mi convince per nulla: il fatto che chiunque sia libero di fare proposte. Un po’ per il fatto che io sia sfiduciato nei confronti degli italiani, un po’ perché per fare un programma ci vogliono competenze che un cittadino medio non ha, siamo davvero sicuri di voler affidare un programma di governo a persone che non hanno nemmeno la più pallida idea che per fare una legge qualsiasi ci voglia copertura finanziaria? Siamo sicuri di voler far fare un programma a gente che propone Referendum sulla moneta unica quando la Costituzione vieta espressamente? Siamo sicuri di voler far stendere un programma a chi, di fronte all’obiezione di cui sopra, afferma che modificheranno la Costituzione senza sapere nemmeno tutto l’iter che ci sta dietro? Beh, io così tanto sicuro non lo sono.

Comunque, può ancora accadere di tutto. Indubbiamente, però, le prossime elezioni saranno fondamentali per il futuro di questo paese.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

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