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Sul PD al governo

Dopo attente riflessioni (durate circa cinque minuti), ho deciso che all’esperimento di “Coso in Cosolandia” tornerà ad affiancarsi la “regolare” attività del blog. Per alcuni temi legati all’attualità mi sarebbe impossibile restare “in personaggio” e posticipare eccessivamente la pubblicazione di questi argomenti non avrebbe senso giacché le cose, nel frattempo sarebbero cambiate. E, dato che la politica a livello nazionale mi offre un assist, voglio concentrarmi su ciò che è successo nelle ultime settimane.

In tutto questo tempo, un po’ per il progetto a cui accennavo nella prima riga, un po’ perché non mi andava, mi sono esentato dall’esprimere un parere su Letta e il suo esecutivo. Purtroppo, però, i dieci mesi di governo sono stati qualcosa di deleterio, non solo per il Partito Democratico che, essendo il partner più importante nella “Strana Coalizione”, ha perso più consensi ma anche per il Paese la cui situazione è rimasta pressoché immutata.

I più grandi difetti di questo governo, fondamentalmente, sono stati i seguenti: il primo è quello di essere stato fondato su una maggioranza troppo instabile e debole. I partiti che ne hanno fatto parte avevano tra loro posizioni opposte sui principali temi. Nei momenti in cui si sarebbe dovuti intervenire con rapidità e incisività non è mai stato possibile farlo perché, prima di prendere ogni decisione, era necessario mediare continuamente con gli altri partner. Il secondo errore è stato quello di votare decreti senza senso come quello dell’abolizione dell’IMU, ignorando le riforme più importanti come quella del lavoro e quella elettorale (di cui parlerò dopo). Letta e il PD non sono mai stati in grado di imporre la loro posizione e, anzi, l’hanno sempre data vinta ad altri, in nome della responsabilità e della stabilità di governo. Ma, probabilmente, l’errore più grosso è stato quello di non stabilire da subito un “patto di coalizione” con obiettivi chiari e precisi. Ci fosse stato, probabilmente, i due problemi antecedenti non si sarebbero presentati o sarebbero stati molto meno importanti di quanto siano stati. Resta il fatto che, comunque, in dieci mesi di Letta non si ricordi una sola riforma che abbia cambiato in alcun modo la situazione.

La caduta di Letta, che fino a gennaio è riuscito a tergiversare non combinando granché, è stata indubbiamente accelerata dall’ascesa di Renzi alla segreteria del partito. Ora, io penso che tutti voi abbiate letto la lettera che ho scritto (e inviato a Civati, senza purtroppo ottenere risposta) e quindi abbiate ben chiaro cosa pensi dell’attuale segretario PD. Comunque sia, nei suoi primi due mesi di segreteria è innegabile che abbia portato a casa un risultato (sulla carta) non indifferente: una riforma costituzionale ed elettorale con l’aiuto di Forza Italia.

Questa cosa ha fatto storcere il naso a molti ma, mi spiace dover ammettere che era l’unica soluzione possibile. La più recente uscita ufficiale di Beppe Grillo ha confermato, se ce ne fosse il bisogno, che una delle principali forze politiche piuttosto che intervenire direttamente nel processo di cambiamento, abbia deciso (come al solito) di rifugiarsi dietro a monologhi inconcludenti e privi di controproposte. Qualcuno potrà anche dire che si poteva trattare con qualcuno diverso da Berlusconi ma, anche in questo caso, sono costretto a sottolineare che si sarebbe perso tempo e basta. A comandare, in FI, è ancora l’ex Cavaliere e, piuttosto che parlare coi gioppini, tanto vale rivolgersi direttamente al padrone.

Detto questo, si potrebbe entrare nel merito della legge elettorale che non condivido né come principi, né come sviluppo. Per creare il vero bipolarismo sarebbe stato necessario che ci fossero collegi uninominali con doppio turno e non quanto fatto da Renzi. Comunque sia, prendendo per buono anche l’impianto generico, mi rimangono grosse perplessità sulle soglie indicate sulla legge elettorale. La prima perplessità riguarda lo sbarramento al 4,5%. Una soglia di sbarramento davvero efficace dovrebbe aggirarsi tra il 5 e il 6%. Con quella dell’Italicum non si riduce abbastanza la frammentazione. La seconda, invece, riguarda l’attribuzione del premio di maggioranza. Tralasciando il fatto che un premio di maggioranza del 15% sia eccessivo, a mio modesto parere, sarebbe stato meglio farlo scattare intorno al 40%. È anche vero che Berlusconi non è concorde col doppio turno, dato che vorrebbe dire una probabile sconfitta, d’altro canto la soglia del 37% è davvero eccessivamente bassa e non proporzionale. Insomma, questa legge a metà tra il maggioritario e il proporzionale non convince.

Prima di occuparmi del capitolo riguardante il Governo Renzi (e concludere il posto), voglio solamente analizzare brevemente gli assetti interni al Partito Democratico post-congresso. Fondamentalmente, nonostante dovrebbero esserci due opposizioni all’interno della segreteria, le uniche posizioni divergenti sono state quelle di Civati e i parlamentari che lo sostengono. Negli ultimi giorni c’è stato il rischio di una scissione di questa “corrente” ma, fortunatamente, alla fine la spaccatura è stata riassorbita (ma non sanata) e, per una volta, non si è seguita la tradizione tipica della Sinistra italiana (per maggiori informazioni, vi rimando qui). Dico fortunatamente perché sono fermamente convinto (oserei dire sicuro) che la fuoriuscita di Civati e i suoi non avrebbe cambiato di una virgola la situazione e, anzi, sarebbero finiti col correre il rischio di sparire dai radar dato che, di spazio a Sinistra, non ce n’è. Aggiungendoci il fatto che, alla prossima corsa congressuale, l’unico candidato credibile sia rimasto lui, penso che il cambiamento che tanto ostinatamente insegue, potrebbe avvenire dall’interno e non da fuori.

Di Cuperlo, invece, voglio sottolineare l’astuzia: ha avvallato la sfiducia di Letta per far fuori un personaggio molto più scomodo e pericoloso: Renzi. Il ragionamento del pupillo di D’Alema, infatti, è semplice: qualora l’ex Sindaco di Firenze dovesse fallire, si brucerebbe e perderebbe tutta la credibilità politica che ha, togliendosi da solo dai giochi a causa di un passo più lungo della gamba. Il ragionamento di Cuperlo, però, non tiene conto di alcuni importanti elementi: qualora Renzi dovesse fallire, ad essere travolto non sarebbe solo quest’ultimo ma anche tutto il Partito Democratico e, soprattutto, attualmente non c’è un leader in grado di sostituire il fiorentino alla guida del Partito. O, per lo meno, quell’individuo non è lui.

E, finalmente, parliamo del Governo Renzi I. Dopo aver sbollito il Disagio e aver razionalizzato quanto è accaduto, ho deciso di dare tre mesi di tempo a Renzi prima di esprimere un giudizio. Con questo non voglio dire che sia soddisfatto del fatto che sia stato nominato l’ennesimo Presidente del Consiglio senza aver vinto le elezioni o lo accetti, semplicemente capisco cosa ha portato a questa scelta sia Renzi, sia Napolitano. Il primo, infatti, può contare su una larga maggioranza in Segreteria Nazionale e la sua leadership non è ancora stata incrinata da niente (a conti fatti, ripeto, ha in tasca una riforma elettorale e costituzionale e, oltre a questo, ha vinto lo scontro con il suo predecessore) e tecnicamente aveva già preso le redini del governo da quando era diventato segretario. Il secondo, invece, si è trovato di nuovo a dover evitare le elezioni con una legge elettorale (il Porcellum corretto dalla Corte Costituzionale) che non avrebbe garantito in alcun modo la governabilità e, messo di fronte al fatto che Letta non avesse più il sostegno del proprio partito, è stato “costretto” (pur esercitando liberamente i poteri riconosciutigli dalla Costituzione) a dare il benestare a questa operazione.

Nonostante abbia deciso di congelare il mio giudizio, però, non posso fare a meno di sottolineare alcuni elementi problematici che sono, poi, simili a quelli avuti dal Governo Letta. Per quale motivo, con la stessa maggioranza, Renzi dovrebbe riuscire dove Letta ha fallito? A conti fatti, la maggioranza di Renzi al Senato e alla Camera ha numeri molto più risicati di quelli del suo predecessore. Indubbiamente, anche la strada della così detta “doppia maggioranza” è costellata di insidie: una su tutte è quella riguardante l’affidabilità (storicamente inesistente) di Forza Italia. Non ci sono certezze, infatti, che Berlusconi, una volta ottenuta la legge elettorale, non decida di far cadere il Governo sulle riforme costituzionali.
Un secondo elemento è la caratura dei ministri. È evidente che, in questa squadra, non ci siano punte di diamante al di fuori del Presidente del Consiglio. La sensazione è quella che, alla fine, l’ultima parola sarà quella di Renzi e che gli altri siano lì solo per fare da supporto all’ex sindaco. Sempre riguardo ai ministri, tra l’altro, sono state fatte scelte quanto meno discutibili (Alfano confermato agli Interni e la Bonino rimpiazzata agli Esteri da una persona di fiducia di Renzi su tutte).
Il terzo e ultimo elemento è la mancanza di un Patto di Governo tra le forze che dovranno portare la legislatura a termine. Il pericolo è quello che, dietro all’enorme abilità comunicativa di Renzi e ai suoi proclami, non ci sia ancora nulla di chiaro o stabilito. Per evitare che ci si impantani e che la frase “farò una riforma al mese” diventi realtà, quindi, è meglio sedersi intorno ad un tavolo e stabilire una linea univoca che riesca ad incontrare il favore più ampio all’interno della maggioranza.

Per concludere, voglio lasciarmi andare ad una piccola polemica: è evidente che la deriva verso il centro del PD con Letta prima e Renzi poi abbia avuto una brusca accelerata. Guardando l’attuale squadra di governo è possibile notare come la maggioranza dei ministri si rifaccia ad un ambito culturale tipico della vecchia Democrazia Cristiana. Posso affermare, quindi, senza troppa paura d’esser smentito che, nonostante l’area civatiana del partito, la posizione occupata dai democratici è sempre più quella che fu della vecchia DC.
E, ancora una volta, avevo ragione quando, in tempi non sospetti, prospettavo questo sgradito ritorno (e, a volte, mi faccio paura da solo). La Grande Balena Bianca è tornata a nuotare nei mari della politica italiana. E ho la sensazione che sia tornata per restare.

Questo è quanto.

Un abbraccione (Cit. Erotismo democratico)

Coso

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Il fallimento della Politica italiana

Le consultazioni sono finite con un risultato che chiunque si sarebbe potuto aspettare: Bersani non riuscirà a dar vita ad un governo dopo il rifiuto da parte dei grillini di concedere il voto di fiducia su quei famosi otto punti. In serata, Alfano, ha chiuso la porta ad un appoggio al PD a meno che non ci sia una completa inversione di rotta.

Nel frattempo l’esecutivo uscente, in carica per l’ordinaria amministrazione, viene travolto dalle polemiche per l’ennesima volta: le dimissioni del Ministro Terzi (stando ad una dichiarazione di Monti, in procinto di passare tra le fila del PdL) rassegnate non in Consiglio dei Ministri, ma in Parlamento hanno suscitato un certo fastidio sia nel Presidente della Repubblica Napolitano, sia in Monti stesso (oggi fortemente contestato da alcuni deputati del centro-destra).

Domani, a meno che non ci siano clamorose sorprese, Napolitano non darà l’incarico a Bersani e darà vita ad un nuovo giro di consultazioni, alla ricerca di una persona che possa dar vita ad un governo di breve durata che si occupi di fare una nuova legge elettorale, garantire la stabilità economica italiana, tagliare i costi della politica e fare una legge degna di tal nome sul legittimo impedimento.

Il PD, dopo il fallimento di Bersani, potrebbe decidere di ripiegare su Renzi come uomo simbolo. Il Sindaco di Firenze è quello che ha fatto le proposte che più si avvicinano a quelle di M5S sui tagli agli sprechi ed è in grado di raccogliere anche i consensi di una parte del centro-destra. Renzi si è detto più volte pronto a fare il Presidente del Consiglio ed è uno degli eventuali leader con il gradimento più elevato (seguito a ruota da Beppe Grillo).

Il PDL, il cui vero scopo è quello di eleggere un Presidente della Repubblica amico, ha ribadito più volte che al di fuori di un governo di coalizione, l’unica strada è il voto. Stando agli ultimi sondaggi, tra l’altro, avrebbe una risicata maggioranza sia alla Camera, sia in Senato. I dubbi sulle loro proposte, però, sono legati al fatto che negli ultimi venti anni circa abbiano governato proprio loro senza risolvere in alcun modo i tanti problemi strutturali ed istituzionali che affliggevano l’Italia. Sarebbe utile anche ricordare che prima di Mario Monti, alla guida del paese c’era il centro-destra il cui governo fu (di fatto) commissariato dall’Europa. Insomma, non sembrerebbero proprio loro quelli in grado di guidare il paese in acque così tempestose. Non sembrano nemmeno la forza più adatta al cambiamento e al rinnovamento.

Movimento 5 Stelle, come già detto più e più volte, non darà sostegno ad un governo che non sia composto da membri della loro forza politica. Il loro no è inquadrabile perfettamente in una strategia di massimizzazione del profitto che deriverebbe da un eventuale inciucio tra PdL e PD. Le perplessità, però, sono molte e su svariati argomenti. Fino ad ora le proposte fatte sono generiche e non adatte ad una situazione come quella attuale. La sensazione è però quella che M5S stia cercando di sfuggire alle proprie responsabilità barricandosi dietro ad un ostracismo e ad una lotta alla vecchia politica. Ulteriori dubbi poi sorgono quando richiedono commissioni di inchiesta per la TAV e continuano a teorizzare la decrescita felice, parlano di un reddito minimo garantito che non ha copertura o affermano con convinzione che tornando alla lira si rilancerebbe l’economia (quando l’esportazione, nel 2012, ha segnato un +2.2 miliardi a dicembre) senza rendersi conto che la concorrenza con Cina e altri paesi sarebbe comunque impari e porterebbe ad un’ulteriore depressione economica interna.

Mentre le forze politiche si contendono lo scettro del comando, però, ci si rende sempre più conto di come gli italiani e l’Italia siano sempre più sull’orlo del baratro. Squinzi ha ribadito più volte che a causa della lentezza con cui la Pubblica Amministrazione paga i debiti contratti e a causa di una crisi la cui fine sembra allontanarsi sempre di più, le industrie italiane sono in “debito di ossigeno”. I dati della produzione, dei consumi e degli ordini segnano un -3% su base annua. La disoccupazione è in crescita di un punto percentuale su base annua, nonostante la recente riforma Fornero. Lo Spread è di nuovo salito a quota 350, soprattutto a causa del clima di incertezza politica e Standard & Poor’s ha annunciato che monitorerà con maggiore attenzione la situazione italiana: il rischio è quello dell’ennesimo downgrading che avvicinerebbe di un altro passo i Titoli di Stato italiani ai così detti “Titoli Junks”.

E, come dicevo sopra, la politica si contende lo scettro del potere senza rendersi conto che i problemi sono arrivati ad un livello tale e ad un punto tale che sarebbe meglio mettere da parte i loro interessi e i loro conflitti per affrontare una crisi economica, istituzionale e politica con senso di responsabilità.

Eppure il richiamo alla responsabilità più volte fatto, anche da Napolitano, deve scontrarsi con una radicalizzazione delle differenze tra le forze politiche: il PD non potrebbe allearsi col PDL perché ci sono differenze troppo grandi e profonde che li separano. Differenze che, a più riprese, sono emerse durante la campagna elettorale appena chiusasi. M5S non potrebbe appoggiare nessuna forza perché è nato proprio per spazzare via le vecchie forze partitiche. L’unica soluzione possibile, quindi, apparirebbe quella di un altro governo guidato da una persona terza.

Un’ipotesi del genere, dopo un anno e mezzo circa di governo tecnico, non potrebbe significare altro che il completo fallimento della Politica (con la “P” maiuscola) italiana. Un fallimento che riguarda sia le forze partitiche classiche, troppo lontane ideologicamente e troppo contrastanti tra loro, sia per le forze politiche nuove incapaci di prendersi le responsabilità che gli competono e di concentrarsi sui veri problemi che oggi affliggono gli italiani.

Italiani che, dal canto loro, non sono immuni da colpe. La situazione politica odierna, infatti, incarna tutte le contraddizioni di un paese vecchio e incapace di cambiare. Un paese fatto da elettori che vivono la politica come il calcio viene vissuto dai tifosi. Elettori che dagli errori commessi in passato non hanno imparato niente. Elettori che hanno perduto il loro senso critico e la loro memoria storica di fatti, di fronte alle promesse che ogni volta gli vengono rivolte.

Forse, oltre ai politici, anche noi elettori dovremmo fare un passo indietro.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus (Totally Unreleated):

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Giochi politici

A praticamente un mese dalle elezioni, ci ritroviamo senza un nuovo Governo. Le consultazioni col Presidente della Repubblica si sono concluse in settimana e hanno dato il seguente esito: Pier Luigi Bersani ha avuto il mandato per formare un Governo, purché riesca a trovare i numeri in Parlamento entro martedì (o al più tardi mercoledì).

La strada intrapresa da Bersani non sembra convincere il proprio partito. Molti vedono questa impresa come una missione disperata e si stanno preparando a rimettere in moto la macchina organizzativa sia per le primarie, sia per la campagna elettorale. Il pessimismo che si respira è ben supportato dall’evidenza empirica: mettere insieme i voti necessari in Senato per ottenere la fiducia è cosa quasi impossibile. Il corteggiamento dei parlamentari grillini non ha dato i risultati sperati e questo ha condotto ad un recente cambiamento nelle strategie di partito. Sono spariti sia gli accenni alla legge sul conflitto di interesse, sia quelli su una legge anti-corruzione. Questo potrebbe essere il segnale di un’apertura al PdL che è l’unica forza in grado di garantire un governo guidato da Bersani. L’ipotesi di un “inciucio”, nonostante i dinieghi ripetuti da parte del segretario del PD, sembra diventare un pochino meno remota come possibilità. Nel frattempo si sono intensificati i contatti col gruppo misto e la Lega Nord. Nonostante la Lega abbia più volte smentito qualsivoglia possibilità di un’alleanza senza PdL, i contatti sono stati intavolati e in questi giorni, si capirà quali altri margini di azione ci siano. Indipendentemente dalla riuscita o meno di queste trattative, qualora si riuscisse a trovare un accordo con i montiani, Lega Nord e gruppi misti, Bersani non avrebbe ancora i numeri al Senato.

Il M5S, dopo una spaccatura sul voto di Grasso per la presidenza di Palazzo Madama, si è immediatamente ricompattato per negare la Fiducia ad un Governo che non sia loro. Grillo spera di capitalizzare al massimo la situazione di instabilità garantita anche dal “niet” deciso nei confronti del PD per spingere questi ad allearsi con Berlusconi. In questo modo, il Movimento (ancora in crescita nei sondaggi, nonostante non stia facendo nulla) sarà in grado di aumentare il proprio bacino elettorale.

Il PdL, invece, potendo contare sull’appoggio insperato di Napolitano rientra prepotentemente in gioco. L’unico modo per far contare la propria posizione è, infatti, quello di sostenere un governo di Centro-Sinistra con un programma concordato anticipatamente. In questo modo potrebbe anche cercare di far valere il volere di Berlusconi per un Presidente della Repubblica a lui gradito. Sia il Cavaliere, sia i suoi fedelissimi si rendono conto, infatti, di essere in una delicata situazione ma l’insistenza di Bersani per guidare un Esecutivo e la volontà del Presidente della Repubblica di dar vita ad un governo di larghe intese sono un ottimo modo per uscire dall’angolo, facendo pesare i propri senatori. Al momento, come detto sopra, gli spiragli per un’intesa col principale competitor degli ultimi anni sono davvero minime ma, qualora Bersani dovesse fallire, tutte le carte verrebbero sparigliate. Nonostante il PdL abbia abbassato i toni negli ultimi tempi, la loro macchina elettorale lavora sotto traccia cercando di capire quanto converrebbe tornare a votare il prima possibile.

Napolitano si trova quindi a gestire una situazione non facile con l’impossibilità di sciogliere le Camere. Sia da diversi politici, sia d diversi giornali è arrivata l’idea di un secondo settennato dell’attuale Presidente della Repubblica o una deroga al suo mandato per garantire che un “Governo del Presidente” si occupasse della legge elettorale e di rassicurare l’Europa sulla situazione italiana. Più volte, però, l’interessato a negato questa possibilità. Ciò non toglie che fino a quando sarà in carica, farà di tutto per dare vita ad un esecutivo. Nei colloqui avuti con i capi partito, ha avuto modo di tastare il polso della situazione e ha richiamato più volte tutti gli attori al buon senso e alla necessità di un Governo in grado di affrontare un momento turbolento come questo. Napolitano è ben conscio che se anche avesse potuto sciogliere le Camere, con l’attuale legge elettorale la situazione non cambierebbe nemmeno se si andasse a nuove elezioni.

Questi sono i fatti. Ora, brevemente, esporrò la mia opinione e i miei dubbi su alcuni elementi che, a mio modestissimo parere, non sono di poco conto.

La prima cosa su cui vorrei soffermarmi è l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. Introno a questo evento il PdL si gioca tutto: un Presidente ostile, infatti, potrebbe segnare la fine della carriera politica di Berlusconi che, come tutti sappiamo, è sotto processo per svariati reati attribuitigli. La cosa che mi stupisce/perplime è che nonostante i tanti proclami fatti da M5S, l’unica occasione effettiva (e assolutamente politica) per mettere fuori gioco Berlusconi non voglia essere sfruttata perché si parla di candidati non indicati da loro.

La seconda cosa che mi ha fatto storcere il naso e non poco è stato il teatrino volgare e mortificante dei Deputati del PdL sulle scale del tribunale di Milano. Credo che in nessuna democrazia occidentale si sia mai visto uno spettacolo tanto triste quanto avvilente e fuori luogo. È evidente che i problemi degli italiani che li hanno eletti non siano quelli che affliggono il loro Leader, ma quelli creati da governi scellerati che hanno gestito male la Cosa Pubblica.

La terza, e ultima cosa, è il fatto che, a parte gli otto punti del programma che Bersani vorrebbe portare avanti, non si stia più sentendo parlare nessuno dei problemi che affliggono il Bel Paese. Berlusconi e i suoi parlano di riforme istituzionali e riforme per rilanciare l’economia, scordandosi però che nella precedente legislatura avrebbe potuto dar vita a questo programma di rinnovamento, dato che i numeri li avevano. M5S pretende questa o quella carica, chiede di formare un Governo (senza nemmeno sapere chi lo guiderà), dice che ribalterà il parlamento eppure non avanza proposte se non una commissione di inchiesta sulle grandi opere. Nel frattempo mandano alle consultazioni una persona non candidatasi e non eletta per incontrare il Presidente della Repubblica. Si vantano della tanto decantata trasparenza e poi gran parte delle sedute più importanti vengono fatte a porte chiuse. In tutto questo tram-tram, però, non è stata avanzata una proposta concreta.

I temi davvero importanti che riguardano il rilancio dell’economia interna, una nuova regolamentazione del mercato del lavoro, una legge anti-corruzione decente, una nuova legge elettorale e una riforma istituzionale per il momento sono state messe da parte, non si sa per quanto tempo ancora.

Questo è quanto.

Cya.

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L’incubo inciucio e il rischio rottura

Ad una settimana e mezza dal voto, la situazione politica italiana è ancora incerta e confusa. La prospettiva di avere un Governo che abbia i numeri in Parlamento è, allo stato attuale, qualcosa di utopico. La matassa passerà tra le mani del Presidente della Repubblica Napolitano che si dovrà impegnare a trovare il bandolo per districarla.

Il Colle, infatti, da una parte vuole evitare che si ritorni alle urne, dall’altra però si oppone fortemente al progetto di Bersani di un Governo di minoranza che cerchi la maggioranza in Parlamento di riforma in riforma. Il Presidente ha più volte richiamato i partiti al proprio senso di responsabilità e il viaggio in Germania gli ha sicuramente dato il polso di come la situazione di instabilità sia vissuta all’estero. Inoltre è conscio che con l’attuale legge elettorale la situazione non cambierebbe andando nuovamente al voto. Per questo motivo, sotto traccia, sta cercando una soluzione tecnica (gli ultimi nomi fatti sono Anna Maria Cancellieri e Corrado Passera) per abrogare il Porcellum e per riformare la legge elettorale.

L’ennesimo Governo tecnico però incontra l’aperta ostilità di tutti i principali partiti. Il PDL, dopo aver fatto cadere Monti, è disponibile ad un’alleanza col PD per dare vita ad una serie di riforme istituzionali e per rilanciare l’economia del paese. La principale preoccupazione di Berlusconi e del suo partito è, però, quella di non riuscire ad influire sull’elezione del prossimo Presidente della Repubblica, portando così alla nomina di una persona sgradita a lui e, di conseguenza, ai suoi. I continui richiami fatti da Alfano e Berlusconi a Bersani e i continui inviti a “fare la cosa” giusta, rientrano quindi in un quadro generale molto più complesso e che va ben oltre alle semplici scaramucce politiche: il PDL, infatti, avrebbe l’occasione di tornare alla guida del paese (seppur con gli odiati nemici) e potrebbero influenzare la scelta del prossimo inquilino del Quirinale a cui, probabilmente, passerà la patata bollente di un (possibile) Governo a tempo e l’indizione di nuove elezioni.

M5S, invece, ha una condotta confusionaria. Grillo e Casaleggio vogliono ovviamente trarre il massimo vantaggio da questa situazione di incertezza e quindi sembrano intenzionati a non concedere la fiducia né ad un governo di Centro-Sinistra (seppure il corteggiamento sia in corso, per quanto il PD neghi) né ad un tecnico. Durante questa settimana e mezza è stato però possibile assistere a più giravolte da parte del Guru del Movimento: prima ha lasciato intravedere uno spiraglio di speranza per un’apertura all’appoggio del PD (“l’esperienza siciliana è meravigliosa”) poi, dopo il contrordine, stando a quanto riportato da un giornale tedesco avrebbe dato il suo beneplacito ad un governo tecnico, salvo poi smentire il tutto affermando che la giornalista avesse capito male quanto da lui detto. Chiarito ciò che non faranno, resta da capire invece come agiranno. L’idea di valutare manovra per manovra è indubbiamente la loro idea prediletta, ma la base su internet è spaccata. Molti chiedono di dare la fiducia al PD per dare vita ad un governo che si occupi delle principali urgenze del paese ma, per il momento, la linea confermata anche dai capigruppo è quella oltranzista del non dare appoggio.

Il PD, dal canto suo, riflette anche negli atteggiamenti con gli altri partiti le fratture venutesi a creare al proprio interno. Veltroni e D’Alema hanno aperto più volte al Centro-Destra, andando poi a correggere il tiro (“Berlusconi, con la sua presenza, impedisce il dialogo”). Bersani ha sempre chiuso a questa possibilità, dicendo che non si alleerà per alcun motivo con chi ha comprato Deputati pur di far cadere il Governo Prodi (il caso De Gregori) e ha portato l’Italia sull’orlo del baratro. A seguito di questa chiusura, l’unico interlocutore rimasto è il Movimento 5 Stelle. Più volte il leader del PD ha fatto pressioni sulla mancanza di responsabilità dimostrata finora dal Movimento e su una linea di condotta poco chiara. Ha anche ricordato come, nel caso si tornasse ad elezioni, anche loro tornerebbero a casa, lasciando il paese in balia dell’incertezza. Finora questi appelli, però, sembrano non aver avuto effetto. A rendere la situazione più tesa e difficoltosa ci sono le frizioni con Napolitano a cui accennavo ad inizio articolo.

E, come scritto poco sopra, il PD in questo momento vede tre correnti principali impegnati in una lotta intestina che si evince dalle prese di posizione pubbliche. Da una parte ci sono i “bersaniani”, da un’altra i “veltroniani” e dall’altra ancora i “renziani”. I primi sono decisi a seguire la linea dell’attuale Segretario ed appoggiarlo sia si dovesse decidere di confrontarsi coi grillini, sia si dovesse decidere di provare a formare un Governo anche in assenza dei numeri.

I secondi, invece, si trovano in disaccordo con Bersani. Secondo loro sarebbe inutile tentare la creazione di un Governo di minoranza e, anzi, sarebbe persino rischioso. Per questi motivi opterebbero per un governo più ampio possibile per tentare di fare le riforme necessarie. Per questi, l’apertura al Centro-Destra non sarebbe poi così problematica una volta esclusa l’ingombrante figura di Berlusconi. Il contrasto tra i primi e loro nasce proprio su questa apertura che potrebbe fare più male che bene.

I terzi sono stati in disparte a lungo e sono rientrati prepotentemente in gioco grazie al risultato delle elezioni. Renzi ha ribadito più volte l’appoggio a Bersani ma l’impressione che sia una facciata di cortesia è sempre più forte. Ai suoi fidatissimi ha confidato che sarebbe disposto a guidare un governo di larghe intese purché si tornasse a votare e vincesse le primarie. A rafforzare l’idea che la discesa in campo del Sindaco di Firenze sia prossima c’è stato anche il colloquio con Monti di questa settimana di cui non si sa praticamente nulla.

È evidente che per quanto le tre correnti siano coese al loro interno, l’immagine del partito ne esca nettamente indebolita. Una situazione del genere, prolungata nel tempo, potrebbe portare ad una frattura insanabile ad una scissione del Partito. Per evitare questo scenario sarebbe necessario ritrovare una linea comune per il partito dettata da una guida, una leadership, forte scelta dagli elettori. Per questo motivo sarebbe necessario che Bersani facesse un passo indietro e affidasse ai cittadini la scelta della nuova segreteria in anticipo rispetto ai programmi.

Oltre a questo, inoltre, sarebbe necessario un rinnovamento tanto sbandierato e messo in atto lentamente e con ritardo. Solo in questo mondo si potrebbe assistere ad un PD rinsaldato e pronto a ributtarsi nell’arena politica come una vera forza progressista.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

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Puttanate varie e il nucleare

Non credevo di tornare a scrivere qui, data anche la mancanza di argomenti pseudo-interessanti da narrare a chi, per caso, fosse passato di qui. Non che ora le cose siano cambiate, eppure, il desiderio di lasciare anche solo queste poche righe qui s’è palesato questa mattina appena sveglio.

Solitamente avrei desistito appena riacquistata la lucidità necessaria a capire dove mi trovavo in quel momento e perché fossi in quelle condizioni ma, per colpa di un amico, ho deciso di non desistere questa volta. Ed eccomi qui a scrivere cose prive di significato ed di qualsiasi interesse per chiunque, compreso il sottoscritto. Ieri era il compleanno numero centocinquanta dell’Italia e, polemica politica a parte, devo dire che è stato qualcosa che non mi ha molto toccato. Su feisbug (definibile anche l’origine di ogni male nella società civile di oggi) una marea di ragazzini (e non solo, purtroppo) ha avuto la geniale iniziativa di “boicottare” i festeggiamenti in corso per dedicarsi al festeggiamento di San Patrizio. Liberissimi di farlo se avessero avuto dei motivi validi ma, ovviamente, di motivi validi non ve n’era l’ombra. Il vero motivo che emergeva, discutendone, era il seguente: “Fa figo fare il bastian contrario e l’alternativo su internet”. Triste, molto triste, facendo conto che questi stessi ragazzini non hanno la più pallida idea del significato intrinseco che la festa di ieri avrebbe dovuto rappresentare.

Saltando di palo in frasca, l’altro ieri ho raggiunto il venerando ed invidiabile traguardo del quinto di secolo. Nei giorni precedenti, in una depressiva introspettiva, mi sono chiesto che significato abbia il tempo per il mondo. Per l’essere umano, il tempo, è qualcosa di chimerico, guardato con timore. Il tempo è l’entità astratta che, passando, lo avvicina sempre di più alla morte. Ma stando ben a guardare, l’uomo non occupa che una piccolissima parentesi nella lunga storia della terra e, il concetto di tempo, è stato proprio introdotto dall’essere umano. E, come ben capirete anche voi, non è stato di certo il modo migliore per prepararsi psicologicamente e mentalmente alla conclusione del mio ventesimo anno di vita. Quindi, mi sento di consigliarvi questo: se avete una vita sociale, sfruttatela e non fatevi seghe mentali di questa risma, oppure ve ne pentirete!

Dato che stiamo parlando di cose attuali, come non commentare (seppur brevemente) quanto accaduto in Giappolandia? Eh sì, hanno preso proprio una bella sberla eppure sono rimasti (maniacalmente, devo dire) composti. Discutendone a tavola con mia madre, in un raro momento di saggezza che mi coglie mentre mi strafogo, dissi “I giapponesi li spezzi, ma non li pieghi. Sono davvero ammirevoli”. Dopo questa perla rara, mentre mi strafogavo al telegiornale ho sentito una notizia che mi ha perplesso assai: a Fukushima, in piena crisi nucleare, centoottanta volontari sono rimasti lì per “cercare di risolvere la situazione”. Ora, non fraintendetemi, è un gesto lodevole senza ombra di dubbio ma…È assolutamente inutile. Se avessero potuto fare qualcosa lo avrebbero fatto subito e non ci sarebbe stato nessun disastro nucleare. L’unica cosa che otterranno lì sarà, probabilmente, un tumore. Sono sicuramente eroi. Eroi suicidi, però.

Rimanendo in tema di perplessità e nucleare, come non si può parlare degli italiani che dicono “Sì, al nucleare. Tanto ce l’hanno anche in Francia, Germania e Spagna. Se succedesse qualcosa saremmo tutti coinvolti comunque”. Bene, d’accordissimo, ma voi, esimie teste di cazzo vi rendete conto che la Germania, la Francia e la Spagna non sono l’Italia? Vi rendete conto che in quei paesi ci sono controlli che in Italia non farebbero nemmeno tra sei secoli? Io, davvero, non lo so. Tra l’altro, gli individui di prima, accampano ragioni quali: “Alla fine saremmo autonomi nella produzione d’energia. Tra l’altro è una forma di energia pulita che ci permetterà di risparmiare in futuro”. Quando le mie povere orecchie odono queste cose, non posso fare a meno di chiedermi “Perché? Perché dite queste puttanate? Perché?”. Spieghiamo bene un po’ come vanno le cose in realtà:

1) Saremmo autonomi in fatto di energia anche se puntassimo su quella cosa chiamata “energia rinnovabile”. Questa sconosciuta in cui, stranamente, l’Italia è all’avanguardia non viene presa in considerazione dal attuale governo per qualche misterioso motivo noto solo a loro (Insomma, a dirla tutta: costruendo centrali nucleari anche loro avrebbero il loro guadagno)
2) Il nucleare non è un’energia pulita. Produce quei fastidiosi scarti chiamati “scorie radioattive” nocive per l’uomo e che richiedono un sistema di stoccaggio all’interno di magazzini che dovrebbero essere sottoposti a minuziosi, attenti e severissimi controlli.
3) L’uranio, senza il quale le centrali non funzionerebbero, è un minerale estremamente raro il cui prezzo è piuttosto elevato. Basti pensare che abbiamo più riserve di carbone, gas metano e petrolio (presi individualmente) rispetto a questo prezioso minerale.
4) I soldi risparmiati nel comprare energia verrebbero spesi per la costruzione delle centrali nucleari, i magazzini dove verranno stoccate le scorie, lo smaltimento dei rifiuti tossici e tutte le spese legate a quanto qui elencato. Siete davvero sicuri che convenga? 5) Creerebbe nuovi posti di lavoro? Certo. Peccato che in Germania, entro il 2050, verrà abbandonato il nucleare per passare alle energie rinnovabili. Da 30.000 persone circa occupate nel settore, si passerà a 340.000 circa. Dieci volte tanto e scusate se è poco.
6) In Italia, tra l’altro, c’è il pericolo che le ecomafie colpiscano provocando enormi danni all’ambiente e all’uomo. Non sarebbe la prima volta se riuscissero ad ottenere i diritti per occuparsi dello stoccaggio delle scorie, se voi sapendo questo riuscireste a dormire tranquilli, vi invidierei un sacco.
7) La maggior parte delle Regioni italiane o non sono adatte per motivi geofisici alla costruzione delle centrali o non vogliono che vengano costruite sul proprio suolo, quindi, mi chiedo e vi chiedo: dove dovremmo costruirle? In mezzo al mare? In cielo? Nel Sud Italia lasciandole in mano alla mafia? Io, davvero, non lo so.

Ora, cambiando nuovamente argomento, il 6 aprile si avvicina e il caro vecchio Berlusconi (ancora in cerca di un escamotage per non presentarsi al processo) si è dichiarato vittima di un complotto da parte di alcuni magistrati politicizzati che si sarebbero asserviti alla Sinistra per impedirgli di portare a termine il suo mandato. Mentre questo docile perseguitato si lamenta di questo, la procura ha ufficialmente depositato un fascicolo dove si dimostra che Ruby (sì, proprio la nipote di Mubarak) sia stata abbordata a sedici anni. Nel frattempo, il Presidente della Repubblica più amat…No, scusate, Pertini è morto (pace all’anima sua). Dicevo, il Presidente della Repubblica Napolitano invita ad abbassare i toni del confronto politico e afferma che “Il Federalismo renderà più unità l’Italia”. Ora, io non voglio dubitare delle parole di questo dolce e tenero vecchino, ma si può sapere come sia possibile che il Federalismo unisca anziché separare? Perplessità che raggiunge livelli allucinanti, quando ci rifletto su.

E, sicuramente, non può mancare l’angolo sportivo (qui, vi giuro, sarò molto telegrafico)

– L’Inter ha pescato lo Schalke e qualcuno ha avuto il coraggio di avanzare il dubbio sulla veridicità e la regolarità di tale sorteggio. È un fottuto Rexas organizzato da Massimo Moratti e la Uefa per prendere il controllo del mondo.
– Il Milan è senza il suo giocatore più importante: Cammello Ibra, che è stato spedito in un’oasi per tre giornate. Ma per il mister Allegri “il Milan farà beeeene” anche senza di lui.
– La mia squadra, la Juve: vorrei prenderla per il culo, ma ci pensa già la classifica a farlo, quindi…

Quindi è arrivato il momento dei saluti. Alla prossima!

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