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Riflessioni a Caso #43

La cosa più intelligente che avrei dovuto fare per sfruttare al meglio questa domenica era quella di restare a letto e continuare a rotolarmi tra le coperte, come un cinghiale si rotolerebbe nel fango.

Poi mi sono alzato.

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Tra una partenza e l’altra

Rieccomi di rientro dall’ennesimo viaggio. In realtà, sono rientrato febbricitante lunedì sera ma ho avuto da fare altro e quindi qui non ho scritto. Il fatto che domenica riparta (e questa volta sarò senza internet per ben otto giorni) mi concede poco tempo per poter scrivere qui. Il post, ovviamente, non parlerà di assolutamente nulla. Anzi, lo sto scrivendo solo perché ho in mente il finale definitivo e assoluto.

Sullo studio estivo. Ho iniziato a studiare. Viaggio con una media di tre ore e mezzo (circa) al giorno. Oggi sono venuto a capo della funzione della domanda e di quella dell’offerta. Sono un bambino felice perché sono riuscito anche a fare gli esercizi e ciò è una cosa molto figa, alla luce del fatto che soltanto sabato non riuscivo a capire un cazzo di quello che stavo leggendo e la mia reazione era di perplessità. In montagna, senza l’internet, spero di incrementare le ore studio e di trovare il tempo per fare più esercizi.

Sul Blog. L’About me è stato rifatto di nuovo. Avere due schede mi sembrava poco sensato e in un raptus di follia, le ho fuse. Mi fa piacere che qualche visitatore ci finisca sopra per sbaglio anche se dubito venga letto, quindi è come se nessuno andasse a visitarlo. Il progetto di approfondire i must read e i must watch è ancora in fase di progettazione ma farò in modo che non venga droppato per mancanza di voglia/tempo/salcazzoché. Magari non uscirà nulla entro breve, ma comunque prima o poi qualcosa si smuoverà. Restate in attesa. Oppure sbattetevene le palle, non che la cosa mi cambi molto.

Sulla scrittura. Nonostante qui sul blog non abbia avuto molto da dire, negli ultimi tempi, le mie energie sono concentrate su un progetto che potrebbe non vedere mai la luce. La notizia positiva è che mi tiene lontano da qui. Quella negativa è che, purtroppo per voi, non lo fa abbastanza. Non dirò nulla anche perché, sebbene un’idea di massima l’abbia in mente, molte cose devono ancora essere decise e messe nero su bianco. Ritornando a parlare di scrittura in senso più ampio, non escludo di scrivere un post simile a “Sulla strada per Samarcanda” appena mi verrà l’illuminazione.

Sulla politica. È parecchio che non parlo né di politici, né di politica. Probabilmente, di rientro dalle vacanze, tornerò a farlo magari cercando di evitare quelle panoramiche generali di cui non frega un cazzo a nessuno. In fondo sia PdL, sia PD mi offrono tanto di cui poter parlare. Indubbiamente mi occuperò sia della condanna di Berlusconi, sia del congresso che ancora non ha una data precisa e proverò a spingermi nel campo delle ipotesi riguardo ad una prossima campagna elettorale. Tutto questo avverrà, probabilmente, sul medio termine, ma il primo dovreste averlo entro la fine di settembre.

Sulle visite. Cose A Caso ha assistito ad un graduale, ma continuo declino di visite. Dopo aver raggiunto picchi insperati e non voluti, si sta rientrando normalmente alla normalità (per quanto le parole chiave che portano qui i visitatori siano tutto, fuorché normali). Mesi e mesi di duro lavoro hanno iniziato a dare i propri frutti giù da un po’ di tempo, ma ho aspettato a dirlo perché volevo si confermasse il trend e che non fosse tutto attribuibile a un calo momentaneo e fisiologico. E che ve devo dì? So soddisfazioni.

Sulla frequenza dei Post. Sto pensando di aumentare le pause tra un post e l’altro. Anziché scrivere un post a settimana (“Citazioni”, “Riflessioni a Caso”, “Dialoghi Surreali” non li conto), penso ne scriverò uno ogni due/tre settimane, per arrivare ad avere almeno uno o due post al mese. Le motivazioni alla base di questa scelta sono diverse: da un lato c’è la mancanza di argomenti da trattare, dall’altro dei ritmi che non mi permettono di tirar fuori roba interessante (o per lo meno, più interessante di questa), dall’altra ancora la noia e il logorio dell’abitudine. D’altro canto, l’obiettivo è quello di mantenere la striscia positiva che ora è arrivata a ventidue mesi di seguito. Inoltre spero che questo mi permetta di potermi concentrare anche su altro.

Sul tedio estivo. E, quest’anno, complice il fatto che sia sempre con la valigia in mano, il tedio estivo non s’è ancora fatto sentire. Ho avuto modo di occupare il mio tempo in modo proficuo e divertirmi. Tra l’altro, bene o male, sono riuscito ad avere dei rapporti interpersonali quasi decenti che mi hanno lasciato aperte delle alternative di uscita anche quando ero a casa. È anche vero che pur di far passare il tempo mi sia messo a studiare, il ché e tutto un dire… Però, non c’è male rispetto agli anni passati.

Sulle madri nordiche che ti fanno innamorare. Perché, ti può capitare di andare a cercare un posto all’ombra ed essere circondato da tedeschi e olandesi. E ti può anche capitare di vedere, oltre a tanti marmocchietti o vecchiacci, una madre bellissima. Con un nasino a punta squisito, dei capelli biondissimi e degli occhi azzurrissimi. E, sì, può anche capitarti di pensare “Zap! Now I’m in love”. Ecco, a me è capitato.

Sul finale e il motivo del post. E, ci siamo, siamo arrivati al pezzo forte. Ché, se un giorno mi dovesse succedere quanto sto per scrivere, le cose possibili sono tre:

1) Ha letto questo post.
2) Gli Dèi esistono.
3) È la donna della mia vita (e, probabilmente, ha letto questo post).

Comunque sia, il sogno è che codesta donna, dopo un pompino, mi dica “Sa di comunismo e di libertà.”

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

Il Disagio.

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Canicola estiva e notti insonni

Vorrei scrivere il solito post pieno d’odio contro l’estate e il calore, ma per questa volta vi salvate. Vi salvate perché, tra i tanti svantaggi che si possono avere, c’è un grosso vantaggio per me: ho più tempo da impiegare per farmi i fatti miei. Più tempo derivante dalla mancanza di sonno causata dalla canicola estiva che in questi ultimi giorni ha avuto un nuovo impulso vitale grazie a “Caligola” (In culo a mamm’t).

Ma, per farvi capire perché ritenga un vantaggio il dormir meno, è meglio che voi abbiate presente una mia giornata tipo durante l’anno. Quando non ho i corsi, la sveglia non suona. E, quando suona, non la sento. La sveglia, in media, è alle dieci e mezza/undici. Una volta svegliato c’è il cazzeggio al piccì, lettura di qualcosa e forse lo studio. Poi cucino e quindi finisco di mangiare alle quattordici e trenta/quindici (orari standard). C’è dell’altro cazzeggio e poi, dieci minuti prima che rientri mia sorella, c’è il lavaggio delle pentole.

In estate, invece, c’è un cambio di costumi (più o meno relativo): dormendo meno ho la possibilità di usare le ore notturne per guardarmi un film piuttosto che il Dottore. Le ore diurne, invece, vengono usate per scrivere (sì, sto scrivendo un sacco e davvero poco finirà su questo blog a breve), per riflettere sulla mia condizione esistenziale (con conseguente depressione), per annoiarmi a morte e per dare fastidio a Porchettore.

E se l’annoiarmi a morte e il dar fastidio a Porchettore non fossero poi quei grandi vantaggi, compenso tutto con la fase riflessivo-creativa che sto attraversando. Fase che è nata più o meno in concomitanza con la famosissima vacanza di quattro giorni di cui troverete le foto nel post qui sotto. Fase creativa che tendenzialmente è ciclica e di breve durata (come gli stint avuti sul blog fino a quest’ultimo) ma che spero di poter portare avanti anche quando gli impegni aumenteranno, lasciandomi poco tempo per altro. Poco tempo che, per inciso, verrà usato per dormire e cazzeggiare (cosa che ora faccio nelle ore notturne).

E quindi, dopo aver elencato tutti  (beh, più o meno tutti) i motivi per cui l’estate è una stagione che disprezzo, devo spezzare una lancia in suo favore: in estate, vogliate perché ho meno da fare, vogliate perché riesco a sfruttare meglio il mio tempo ho modo di poter scrivere con una certa continuità. E, questo, mi permette di sviluppare progetti che teoricamente non avrebbero nemmeno dovuto essere trasposti su foglio (non ci credevano i miei amici e non ci credevo nemmeno io), eppure qualcosa si è mosso e quel qualcosa mi porta ad iniziare qualcosa che durante l’anno sarà “bistrattato” e messo da parte fino alle prossime vacanze.

In fondo, non credo sia un caso che questo blog sia nato un agosto di tre anni fa (dovrei scriverci un post al riguardo, più o meno verso la corretta data del compleanno del blog, ma qui vi butto quest’anticipazione). Un agosto che, al meglio, rappresenta l’incarnazione dell’estate creativa per il sottoscritto. Complice il fatto che abbia poco da fare, complice il fatto che non si possa fare poi molto perché sennò si diventa fastidiosamente (e disgustosamente) sudaticci, non mi resta altro da fare se non dar sfogo alla mia vena creativa, con la speranza che non si prosciughi del tutto.

Colgo anche l’occasione per avvertirvi che da questo articolo in poi, dato che sono assorbito dai famosi altri progetti, le uscite di post saranno un po’ incostanti (cercherò di mantenermi a uno o due articoli alla settimana, ma non prometto nulla). Ma, forse, prima o poi vedrete (e giudicherete, per quel che conta) il frutto del mio lavoro.

Questo è quanto.

Cya.

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It’s Friday, I’m in love

Nonostante il titolo, mi spiace informare le gentil donzelle che ancora nessuna folle mi abbia accalappiato, quindi sono ancora sul mercato (Fuggite, sciocche!). La scelta del titolo, oltre ad essere una citazione coltissima (?), è dovuta al fatto che non sapessi come avrei potuto intitolare questo post e quindi…Quindi da bravo cazzone, ho scelto un titolo quasi a caso.

Il venerdì è un giorno strano. È il crocevia, il punto di svolta, della settimana. Si passa dal periodo scolastico-lavorativo al periodo dedicato al divertimento e al relax. Ma per me non è così. Per me il venerdì vuol dire fondamentalmente tre cose:

1) Non aver lezione il giorno dopo
2) Fare le pulizie
3) Noia. Tantissima noia.

Lo so, molti dei lettori dell’ultima ora potrebbero (e anzi, sono abbastanza convinto che lo faranno) storcere il naso di fronte al rapporto “venerdì = noia”. I lettori che mi conoscono meglio invece (i così detti “lettori abituali”) sanno assai bene quanto io sia facilmente soggetto a scazzo e sbalzi d’umore. Il problema del venerdì, in fondo, è quello di essere sia l’ultimo giorno della settimana lavorativa, sia l’inizio del week-end. Non ha un’identità ben definita. Non è carne, non è pesce. E questo, alla lunga, pesa.

Pesa perché, non sapendo bene cosa fare, arriva la noia. Una noia persistente accentuata anche dal tempo che c’è oggi. Sia chiaro, non sarei uscito comunque perché non ho una vita sociale che mi permetta di uscire il venerdì sera (e se l’avessi, culopeso come sono, a meno che non ci sia qualcosa di interessante, non uscirei comunque). Noia che poi mi porta a pensare al più e al meno. E con “al più e al meno” mi riferisco, soprattutto, ai tempi che furono.

I tempi che furono vedevano il venerdì come un punto di arrivo, una liberazione psicologica dagli “ingombranti” doveri di studente, almeno per un po’. Vivevo la settimana con l’ansia di arrivare a venerdì giusto per poter dire “Ah, che bello…Finalmente sono libero”. Libertà che poi veniva sprecata gozzovigliando con gli “amici dei tempi che furono”, con cui ho ormai perso quasi del tutto i contatti. Perché, in fondo, per un ragazzo il venerdì è il primo giorno con cui uscire e divertirsi con gli amici. Per i maniaci dell’organizzazione, come il sottoscritto, era anche un ottimo punto di partenza per organizzare in modo approssimativo quello che si sarebbe fatto tutti insieme. Ma poi, tutto è andato perduto. È andato perduto il significato “salvifico” che attribuivo al venerdì. Sono andati perduti i rapporti con le persone con cui li passavo.

Cos’è cambiato da allora? Fondamentalmente, penso sia cambiato il modo in cui io vedo il venerdì. Ora che non è più il punto di partenza per passare del tempo con i miei vecchi amici, è un giorno come tutti gli altri. E questo ci riporta ai tempi che sono. Tempi che hanno portato ad altri cambiamenti. Ci sono stati il cambiamento di amicizie e il cambiamento di abitudini. Infatti se prima il punto nodale della settimana, per trascorrere tempo con gli amici, era il venerdì, ora invece è il giovedì. Giovedì in cui, la sera, mi trovo con gli “amici dei tempi che sono” in videoconferenza su G+ per passare il tempo a parlare, a discutere e a cazzeggiare con immensa soddisfazione. Ed è il giovedì il giorno in cui si pianifica l’eventuale programma del week end con uno del gruppo (gli altri due sono esclusi per motivi geografici).

Ed è quando mi accorgo che in fondo si è trattato solo di cambiamenti marginali, che mi ricordo che i “tempi che furono” non ci saranno più e che quindi non devo indugiare troppo su quanto perso, ma piuttosto devo godermi quanto di guadagnato nei “tempi che sono”. E, per quanto ovvia possa sembrare una cosa del genere, per quanto scontata possa suonare, spesso tendo a dimenticarmelo.

Questo è quanto.

Cya.

P.S.: ringrazio Ammitta perché l’idea su “Tempi che furono/tempi che sono” l’ho rubata da alcuni album di fotografie che aveva su Feisbug.

 

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Sproloquio e varie

Era parecchio che non scrivevo qui e dovrei scusarmi, ma in realtà non ne ho la minima intenzione. La mia incostanza era ben risaputa e i miei, pochi, lettori erano preparati a mie eventuali sparizioni.

In questo caso, però, vi è un motivo dietro a questa mia “improvvisa” e prolungata scomparsa. No, la mia vita sociale non è migliorata improvvisamente e nemmeno si è ampliata, togliendomi spazio per scrivere qui, però sono stato altrove impegnato. Tramite un’amica ho iniziato un GdR by forum che mi porta via molto tempo e dunque mi fa tralasciare questo blog, che non ha nemmeno un anno di vita.

Tu, lettore che passi per la prima volta, ti chiederai: “E a me cosa interessa di questo tuo inutile farneticare?” Beh, la risposta è: assolutamente nulla, infatti puoi tranquillamente avanti senza correre il rischio che io mi sveni per la disperazione.

Tornando al discorso principale (che no, non era insultare il lettore, mi spiace che tu che ancora leggi lo abbia creduto) ovvero, la mia pressoché totale assenza. Quando iniziai a scrivere qui, il settembre scorso, questo blog sarebbe dovuto essere un album dove sperimentare varie tecniche stilistiche e di scrittura. Di esperimenti ce ne sono stati molti e hanno dato tutti risultati più o meno soddisfacenti.

Ad oggi, dopo più di due mesi di silenzio, torno qui giusto per dare un segno di vita a coloro a cui mancavano i miei scritti (ammesso e non concesso che ci fossero). Probabilmente questo articolo sarà come una goccia d’acqua nel deserto, causa GdR e maturità.

E sì, perché, incredibile ma alla fine ci sono arrivato sul serio agli Esami di Stato e con ben 21 punti di credito. Non avrei voluto dilungarmi nello scrivere, ma ormai sono in ballo e tanto vale ballare, non credete? Come dicevo qualche riga sopra, sono stato ammesso agli esami di stato con 21 punti di credito e dovrei studiare, ma la mia accidia (per colpa del caldo?) sembra essere aumentata in modo esponenziale rendendomi del tutto incapace di concentrarmi per più di cinque minuti su un libro di scuola.

In compenso,  la mia attenzione è pienamente catturata dai manga per i quali sto spendendo un capitale. Arrivato all’ennesima rilettura di Hellsing, non posso fare altro che consigliarlo nuovamente agli appassionati del genere Seinen.

L’ultima riga la dedico al giornale “Il Fatto” che ha bisogno di supporto per il suo debutto on line, chiunque leggesse questo articolo e fosse interessato a contribuire potrebbe farlo cliccando semplicemente su questo link:http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2495333&yy=2010&mm=06&dd=04&title=il_fatto_quotidiano_sbarca_sul

Eh, oh, certo, vi prometto che ogni tanto scriverò due righe qui. In fondo c’è così tanto di cui parlate, non credete?

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