Archivi tag: Notte

Canicola estiva e notti insonni

Vorrei scrivere il solito post pieno d’odio contro l’estate e il calore, ma per questa volta vi salvate. Vi salvate perché, tra i tanti svantaggi che si possono avere, c’è un grosso vantaggio per me: ho più tempo da impiegare per farmi i fatti miei. Più tempo derivante dalla mancanza di sonno causata dalla canicola estiva che in questi ultimi giorni ha avuto un nuovo impulso vitale grazie a “Caligola” (In culo a mamm’t).

Ma, per farvi capire perché ritenga un vantaggio il dormir meno, è meglio che voi abbiate presente una mia giornata tipo durante l’anno. Quando non ho i corsi, la sveglia non suona. E, quando suona, non la sento. La sveglia, in media, è alle dieci e mezza/undici. Una volta svegliato c’è il cazzeggio al piccì, lettura di qualcosa e forse lo studio. Poi cucino e quindi finisco di mangiare alle quattordici e trenta/quindici (orari standard). C’è dell’altro cazzeggio e poi, dieci minuti prima che rientri mia sorella, c’è il lavaggio delle pentole.

In estate, invece, c’è un cambio di costumi (più o meno relativo): dormendo meno ho la possibilità di usare le ore notturne per guardarmi un film piuttosto che il Dottore. Le ore diurne, invece, vengono usate per scrivere (sì, sto scrivendo un sacco e davvero poco finirà su questo blog a breve), per riflettere sulla mia condizione esistenziale (con conseguente depressione), per annoiarmi a morte e per dare fastidio a Porchettore.

E se l’annoiarmi a morte e il dar fastidio a Porchettore non fossero poi quei grandi vantaggi, compenso tutto con la fase riflessivo-creativa che sto attraversando. Fase che è nata più o meno in concomitanza con la famosissima vacanza di quattro giorni di cui troverete le foto nel post qui sotto. Fase creativa che tendenzialmente è ciclica e di breve durata (come gli stint avuti sul blog fino a quest’ultimo) ma che spero di poter portare avanti anche quando gli impegni aumenteranno, lasciandomi poco tempo per altro. Poco tempo che, per inciso, verrà usato per dormire e cazzeggiare (cosa che ora faccio nelle ore notturne).

E quindi, dopo aver elencato tutti  (beh, più o meno tutti) i motivi per cui l’estate è una stagione che disprezzo, devo spezzare una lancia in suo favore: in estate, vogliate perché ho meno da fare, vogliate perché riesco a sfruttare meglio il mio tempo ho modo di poter scrivere con una certa continuità. E, questo, mi permette di sviluppare progetti che teoricamente non avrebbero nemmeno dovuto essere trasposti su foglio (non ci credevano i miei amici e non ci credevo nemmeno io), eppure qualcosa si è mosso e quel qualcosa mi porta ad iniziare qualcosa che durante l’anno sarà “bistrattato” e messo da parte fino alle prossime vacanze.

In fondo, non credo sia un caso che questo blog sia nato un agosto di tre anni fa (dovrei scriverci un post al riguardo, più o meno verso la corretta data del compleanno del blog, ma qui vi butto quest’anticipazione). Un agosto che, al meglio, rappresenta l’incarnazione dell’estate creativa per il sottoscritto. Complice il fatto che abbia poco da fare, complice il fatto che non si possa fare poi molto perché sennò si diventa fastidiosamente (e disgustosamente) sudaticci, non mi resta altro da fare se non dar sfogo alla mia vena creativa, con la speranza che non si prosciughi del tutto.

Colgo anche l’occasione per avvertirvi che da questo articolo in poi, dato che sono assorbito dai famosi altri progetti, le uscite di post saranno un po’ incostanti (cercherò di mantenermi a uno o due articoli alla settimana, ma non prometto nulla). Ma, forse, prima o poi vedrete (e giudicherete, per quel che conta) il frutto del mio lavoro.

Questo è quanto.

Cya.

4 commenti

Archiviato in Diario, Varie ed Eventuali

Pace interiore e altre cose carine

Il sottoscritto ha la fortuna di avere un giardino piuttosto spazioso che circonda la sua casa su tre lati. E non è l’unica fortuna che ho. La mia camera, infatti, da proprio sul giardino e su un bellissimo ciliegio. Ciliegio che, in primavera, ho la fortuna di veder fiorire praticamente a quattro o cinque passi di distanza in linea d’aria (N.B.: sconsiglio a chiunque di farli, dato che mi trovo al secondo piano).

Qualche giorno fa, complice il fatto che fosse notte fonda e che io stessi scrivendo al piccì, mi sono ritrovato immerso nel silenzio interrotto solo dal battere ritmico dei tasti e dal frinire dei grilli. Le strade erano deserte e, nei dintorni, non c’era anima viva. Stanco di scrivere, sono andato in bagno a leggere (Spiegazione: se avessi acceso la luce in camera mia, mia madre mi avrebbe detto: “Hai tutto il giorno per leggere e ti ci metti a quest’ora?”. Da qui, la savia scappatoia di chiudersi in bagno e leggere). Una volta ritornato, una buona mezzora dopo, riuscivo a sentire lo stormire delle foglie accarezzate dal tiepido vento notturno.

Mi sono avvicinato alle persiane per chiuderle, dato che volevo coricarmi, ma giunto lì, a piedi scalzi (perché, in casa mia, in estate giro rigorosamente a piedi scalzi) mi sono incamminato sul balcone e mi sono sentito riempire di una pace innaturale, per il sottoscritto. E, in quel momento, mi sono ritrovato catapultato in un mondo diverso. Un mondo che solo in “pochi”, hanno visto e di cui sono stati parte. Un mondo in cui il vento sussurrava tra le foglie e i grilli intessevano le loro sconosciute melodie, mentre in cielo le (poche, purtroppo) stelle risplendevano di una luce lontana e indifferente e la luna solcava sonnolenta l’orizzonte, seguendo il suo percorso.

E, in quel rapido momento, mi è parso di aver capito tutto. È stata una sensazione fugace, rapida che si è dissolta quasi subito. Ma, in quel momento, non ero solo in pace con me stesso ma anche col resto del mondo. È stata una sensazione illuminante che, anche se solo per qualche momento, mi ha fatto sentire quasi migliore.

A spezzare l’incantesimo è stata una macchina. Tutto è tornato come prima e io me ne sono andato a letto (ve lo dico giusto per onor di cronaca).

Questo è quanto. Cya.

13 commenti

Archiviato in Diario