Archivi tag: pensieri

Citazioni #34

Non credo che le persone siano fatte per stare sole, è per questo che se trovi qualcuno a cui tieni sul serio devi lasciare perdere le cose di poco conto, anche se magari non riesci a mollare del tutto, perché niente è peggio che sentirsi soli… pur avendo un sacco di persone attorno.

Annunci

5 commenti

Archiviato in Rubriche

Di tutto, niente

E poi ti rendi conto che se non sfruttassi il martedì sera (o quel che ne resta) per scrivere qui sopra, non ne avresti il tempo. E quindi eccomi qui. Il titolo mi sembra emblematico: parlerò di cose assolutamente slegate tra loro e in ordine completamente casuale. Sì, mi rendo conto che sia il terzo (o quarto) post di fila in cui non parlo di politica un po’ perché ho perso di vista il livello nazionale, un po’ perché ho una serie di validi motivi che non starò qui ad elencare.

Ne resterà soltanto uno…E non è lui. Anche volendo, non si potrebbe non iniziare parlando della morte di Giulio Andreotti. Si è spento ieri all’età di novantaquattro anni. Cresciuto politicamente sotto l’ala di Alcide De Gasperi, si è dimostrato uno dei più grandi statisti italiani (e chi dice il contrario,  non è obiettivo), con la sua presenza ha caratterizzato gran parte della vita della Prima Repubblica. Accanto all’abilità da statista, però, ci sono le molte ombre: dall’assoluzione per prescrizione dall’accusa di associazione a delinquere, ai rapporti coi Servizi Segreti e la gestione degli Anni di Piombo e del caso Moro. La sua figura è paragonabile a quella della Thatcher in Inghilterra, per la controversa reputazione di cui gode. Con la sua morte, comunque, si assiste alla fine vera e propria di una stagione politica e svanisce anche l’unica possibilità di saperne di più sui tanti misteri italiani ancora insoluti, attraverso la narrazione diretta di uno dei protagonisti. Alla fine, di padre della Costituzione, n’è rimasto solo uno e non si tratta di lui.

Incapacità Congenita. Ché poi, io, con le donne non ci so fare. E non è nemmeno questione di non applicarsi o di non provarci. È proprio incapacità congenita. Giustamente, voi non capite di cosa sto parlando, perciò credo sia meglio cercare di rendervi un po’ più partecipi: Ieri stavo parlando di rapporti di coppia. Con chi? Eh, è un segreto (forse di Pulcinella, ma pur sempre un segreto). Perché? Eh, questa è una bella domanda. Diciamo che in questo discorso mi ci sia infilato da solo, con un’affermazione infelice. Ché poi, a voler esser pignoli, io delle dinamiche dei rapporti di coppia non è che ci abbia mai capito un cazzo. O meglio, quando si tratta di quelli degli altri, mi sembra tutto estremamente facile, quando si tratta di me… Beh, il problema non si pone… Ma sto digredendo. Dicevo che mi ci sono infilato da solo, facendo un’affermazione a metà strada tra il serio e il faceto. Resta il fatto che una cosa ha tirato l’altra, si è giunti alla fatidica conclusione: “Non vedo perché dovrei accontentarmi, quando si tratta di scegliere una persona con cui passare una parte della mia vita”. Col “si è giunti” intendo che l’affermazione in realtà è mia. Comunque, non so se sia stata questa la frase colpevole a qualcosa a cui ho dato meno peso, comunque la persona con cui parlavo (una donna, sì) s’è sentita urtata. Ora, il problema non è tanto farsi perdonare (che già, comunque, potrebbe esser difficile), quanto il fatto che in una situazione del genere mi ci sia infilato da solo. È un po’ come aver votato PD (e, sì, per la cronaca ho fatto anche questo).

Addio Fb. Ci risiamo. Per l’ennesima volta ho cancellato l’account farlocco da feisbug. La decisione è stata presa non ricordo quando (forse settimana scorsa oppure due settimane fa) senza nessuna ragione apparente. La verità è che a me viene a noia facilmente, quello stupido social network di serie B. Ovviamente la mia decisione non è stata indolore: sono stato pesantemente insultato (nevvero, in fondo non erano così pesanti, gli insulti) perché ho rotto i coglioni con questo “compari e scompari” che ogni tanto faccio. Da questa esperienza, però, ho tratto due conclusioni. La prima è piuttosto semplice: se tutto andrà come ho previsto, entro la fine del mese sarò libero di cancellare pure il profilo “vero” da fb. La seconda, invece, è una certezza che si è cementata ancor di più col passare del tempo: gente, G+ è milioni di volte avanti rispetto a feisbug. E ha il vantaggio che non lo usi praticamente nessuno. Gioia e gaudio per la parte hipster (che disprezzo) in me.

And the winner is… Una cosa che ancora non capisco (No, ovviamente non è “solo una cosa” che non capisco, ma se andassimo a vederle tutte faremmo notte…Del otto aprile duemilasedici), nonostante i quasi quattro anni da blogger pirla qui sopra, sono i premi dati dagli scribacchini ad altri scribacchini. La perplessità, nata circa un anno fa, ancora non si è sopita. Ogni volta che vedo qualcuno linkare/scrivere “Mh, sto pensando di candidarti al premio per il cicisbeo più cicisbeo che esista” una vocina interiore leva la sua voce con un indignato “Perché?“. Qual è l’utilità di tutto ciò? Essere incoronato vincitore di una gara a cui non voglio partecipare? Beh, bello.  Bello soprattutto perché chi mi premia, in fondo, in fondo, potrebbe pensare pure che “50 sfumature di Grigio” sia un bel libro e che Palahniuk sia un bravo autore e non un Fabio Volo che scrive in modo volgare (e se la prima cosa la tengono ben nascosta, la seconda fanno in modo di sbandierarla in ogni modo). E poi, diciamocelo, del fatto che piaccia o meno ai lettori ciò che scriviamo, non ce ne frega un cazzo, in realtà. Non è un’insulsa catena di Sant’Antonio (perché poi, il funzionamento è quello) a farmi pensare d’esser bravo  (anche perché non lo sono). Non lo sono nemmeno le mille mila visite in un mese a farmelo pensare. Potrò dire di essere un bravo blogger solo quando arriverò a scrivere sul Fatto Quotidiano, con Travaglio. Checcazzo. Fortunatamente, però, questi premi sono cose che non mi competono.

Messaggio per te, che ormai sei in fissa sull’About Me. Tu, lettore ignoto che sei in fissa con la scheda About Me, palesati in qualche modo. Sei davvero inquietante. Passi che cerchi le foto dei fighini postati qua da qualche parte per fapparti selvaggiamente, passi anche che tu dia un’occhiata ai Must Read. Va bene anche il fatto che cerchi spunti per i tuoi temi scolastici ma, per favore, davvero…Smettila di stalkerarmi. C’è già la secsdonna che ogni tanto se ne esce con frasi tratte da quella descrizione. Non sono certo di poter sopportare due guardoni. Sono veramente inquietato. E, tra l’altro, spero che non sia tu il visitatore islandese. Che poi mi chiedo come cazzo sia stato possibile che un islandese sia arrivato fino a qui. Vabbè, ceste (cit.)

Il mio peggior nemico. La fine si avvicina sempre di più. Dopo i sogni nefasti, ieri ho avuto un faccia a faccia con un pagliaccio. Ho avuto veramente paura ma l’ho affrontato come un vero uomo… Ovvero, mi sono nascosto dietro al banchetto e ho continuato a bisbigliare ai presenti “Mandatelo via! Ho paura!” oppure “Mi fa impressione, quello stupido clown. Cacciatelo!”. La cosa bella, però, era che io avevo i palloncini. Palloncini che ho rifilato ad un sacco di marmocchi. Ed è stato bello vedere il mio skillare nel corso della fiera: domenica mattina i bambini scappavano via come se avessero visto Pennywise, lunedì sera (in chiusura) tutti venivano lì da me per prendere il palloncino, snobbando gli altri. Il mio nemico mortale non so dove sia finito ma nel dubbio, ora, prima di salire in macchina controllo che non ci sia nessun passeggero indesiderato.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

8 commenti

Archiviato in Diario

Cani depressi e ulivi crescenti

Da otto barra nove anni, le estati cosiane (proprie di Coso) hanno due costanti immancabili: Il cane perpetuamente depresso e l’ulivo che, lentamente, cresce. Anche quest’anno, questi due elementi non possono mancare. Vi chiederete se abbia intenzione di fare un post sul mio cane depresso (e psicopatico) e l’ulivo che mi sta crescendo in giardino. La risposta a questa domanda è “Ovviamente no”. O forse sì, vedremo.

Il cane è depresso perché mio zio è partito. Sì, è mio zio quello a cui i cani vogliono più bene. Tutti i cani che abbiamo avuto, si deprimevano in sua assenza. Il motivo è facilmente spiegabile: lui li portava in giro, lui gli dava da mangiare la sera, lui li curava e lui si ferma sempre (anche quando è oberato di borse della spesa) per far loro una carezza. (N.B.: attualmente abbiamo un solo cotecane che risponde al nome di Porchettore e, sì, è depresso anche lui).

L’ulivo invece, ha una storia più travagliata rispetto alla bestia immonda di cui sopra. Dell’ulivo ci si ricorda solo in estate e per un semplice motivo: deve essere bagnato, altrimenti muore. Dato che è già morto una volta e lo abbiamo fatto respawnare, vorremmo evitare di doverlo fare ancora. Ovviamente, lo stronzo che è incaricato puntualmente di farlo è il sottoscritto (e puntualmente lo fa solo quando se lo ricorda. Questo, naturalmente, significa quasi mai). Fatto sta che in agosto (perché il mese incriminato è sempre agosto), mio padre sia a casa in ferie e quindi mi tenga d’occhio e mi rompa il cazzo con l’annaffiamento dell’ulivo a cui non posso scappare.

Ebbene, negli ultimi giorni, mi sono reso conto di come a tutti gli effetti io abbia (metaforicamente) sia alcune caratteristiche del cane depresso, sia caratteristiche dell’ulivo che cresce. Cosa voglio dire? È piuttosto semplice. Arrivati nella seconda metà d’agosto, il tedio estivo (complice il fatto che abbia pochi amici e i pochi amici partano) raggiunge i suoi massimi picchi annui (un po’ come le temperature), ed inizio a deprimermi. Mi deprimo perché, in primis, sono un pirla. E poi perché ci sono tante cose non mi soddisfano e che vorrei cambiare, ma non posso. Perché, in fondo, se ci fosse un vero mese di transizione sarebbe agosto. È una transazione fra il vecchio anno (lavorativo/scolastico) e quello nuovo. E, come ogni transizione che si rispetti, porta a galla tutto ciò che non va bene. Porta a galla tutto ciò che vorremmo diverso e che non è ancora cambiato. Perché non è il primo gennaio che si traccia il bilancio dell’anno appena concluso, ma è verso la fine di agosto.

Agosto, infatti, si caratterizza per quella commistione di illusioni disattese, speranze per ciò che avverrà con la ripresa delle attività, malinconia per il ricordo delle estati passate (che, tendenzialmente, tendono a restare in mente molto di più rispetto ad altri avvenimenti) e felicità/noia/scazzo per quelle presenti. Ed è in questo humus psicologico e sentimentale che si gettano i semi per un cambiamento. Cambiamento che può anche non essere radicale e scioccante ma che comunque è presente. È dopo le vacanze in cui ci si distanzia da tutto (o quasi) quello che ci circonda che riusciamo a capire cosa si voglia davvero fare e cosa no. È in questo periodo che si sente la mancanza di determinate persone e non di altre e, se si è abbastanza svegli da cogliere i messaggi che il rientro ci dà, sapremmo cosa cambiare. E forse miglioreremo.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus: Le foto delle vacanze fatte in montagna (Fotografo: La Fatina dei Boschi)

Questo slideshow richiede JavaScript.

10 commenti

Archiviato in Diario, Riflessioni

L’eleganza del pallore.

In questi giorni mi sono trovato a rivalutare delle cose che, fino a poco tempo fa, non ritenevo rivalutabili. In parco Sempione, infatti, ho avuto l’occasione d’osservare diversi tipi di ragazze e la prima cosa che mi è saltata agli occhi è il fatto che le fanciulle biondo crinate, nella maggior parte dei casi, abbiano anche una stupenda pelle candida. Ovviamente, questa caratteristica, è riscontrabile soprattutto nelle ragazze provenienti dal Nord (non inteso come Nord Italia, ma soprattutto come Nord Europa) e anche in qualche ragazza di italica discendenza.

E, questo mio apprezzamento per la carnagione chiara, ha fatto sì che guardassi queste ragazze con occhio diverso. Con occhio più benevolo, diciamo. Tant’è che le “bionde” siano diventate la seconda tipologia di ragazza che mi colpisce, subito dopo le inarrivabili rosse. Ed è stato questo mutamento d’opinione, di preferenza a farmi riflettere sull’eleganza del pallore.

Eleganza del pallore che affonda le proprie radici in tempi antichi. Le nobildonne, infatti, tendevano ad avere una carnagione più chiara rispetto alle contadine che lavoravano sotto il sole. Il pallore, insomma, andava di pari passo col grado. Più la pelle era colorita dal sole, più era rovinata, minore era l’importanza sociale della persona.

Prima di inoltrarmi nella vera e propria riflessione, però, è necessario che venga contestualizzato il tutto: in questo post, ovviamente, mi riferisco al mio punto di vista in quanto italiano in Italia. Per il Cacciatore di Tonni, tizie con la carnagione chiara, saranno la normalità visto che sta in Svervegia a giocare a poker con gli alci. In Italia, infatti, la maggior parte delle donne tende ad avere un colorito tipicamente mediterraneo che, inevitabilmente, allo spuntar della bella stagione diventa quel colore olivastro o comunque scuro tipico (soprattutto) di italiani, greci, spagnoli e portoghesi.

E, forse, è proprio per questo che la pelle chiara (mi) colpisce di più rispetto ad una normale carnagione che si vede tutti i giorni. È proprio quel dettaglio, quel particolare che può far risaltare una ragazza in mezzo a cento altre. La carnagione chiara, con le giuste proporzioni, è come una tizia coi capelli verdi (e le orecchie da Lamù) in centro Milano. Capita una volta ogni quante, di incontrarla? Tenendo conto poi che io non abiti a Milano, la percentuali di fanciulle “pallide” diminuisce ancora (mia sorella, non conta).

Ma perché questa così netta preferenza per il candore della carnagione? Questa è un’ottima domanda. La risposta è da ritrovarsi, oltre che nella rarità (che mi renderebbe solo uno sporco hipster), nel richiamo ad una fragilità, ad una delicatezza intrinseca che altro non può fare se non attirare gli sguardi. Sguardi che vengono attirati da qualcosa di nuovo, qualcosa a cui non si è abituati a guardare. Sguardi che altrimenti si perderebbero nell’indifferenziazione del tutto uguale, del già visto. E poi, è impossibile non sospirare (anche solo mentalmente) quando le guance chiare si colorano di un delicato rosso che ti fa pensare più o meno questo: “Awwww, che carina ♥” come prima cosa, in assoluto. (La seconda, di solito è: “cheffica” (cit.))

E, di fronte a queste rarità, non posso fare a meno di storcere il naso quando chi ha questa fortuna (perché di fortuna si tratta), decide di “rovinare” il tutto con l’abbronzatura all’ultimo grido. Con la tintarella (non di luna) che cancella tutto quanto, fino all’inverno. Ed è per questo, che vi faccio un appello, fanciulle.

Se doveste avere la fortuna di avere una carnagione chiara, pensateci due volte prima di rovinare questo particolare che vi rende uniche (e, in alcuni casi, desiderabili). Pensateci due volte prima di diventare una delle tante in nome della Dea Estate e della Dea Tintarella. E, se dopo averci pensato attentamente, decideste di desistere da questo insano proposito, io e molti altri ve ne saremmo grati dal profondo del cuore. Rifletteteci. (Campagna di sensibilizzazione contro l’abbronzatura)

Questo è quanto.

Cya.

15 commenti

Archiviato in Diario, Riflessioni, Varie ed Eventuali

Autostima portami via

L’argomento dell’articolo c’entrerà qualcosa col titolo? Mentre sto scrivendo questa prima riga, ancora non lo so. In realtà, sto scrivendo non perché abbia qualcosa da dire (dopo l’articolo serio di ieri, toccherebbe ad una stronzata di dimensioni colossali o ad un racconto al quale nessuno presterà attenzione) ma giusto per non perdere l’abitudine di scrivere qui qualcosa. Che cosa? Lo sapessi, non ci avrei girato intorno fino a questo punto.

Qualcuno potrà chiedersi se oltre al mio solito “CoseACaseggiare”, quel titolo possa voler dire qualcosa. La risposta a questa domanda sarebbe sì, qualcosa quel titolo vuol dire. Che cosa? Abbastanza ovvio. Non ho una grande stima di me. Per lo meno non ce l’ho a livello fisico. Mentre dal punto di vista intellettuale ho fin troppa stima di me (da imputarsi anche ad un ego molto forte) tutte le mie “insicurezze” vengono fuori quando si parla di aspetto fisico. Sia chiaro sin da subito, se son un botolo di pelo ringhiante e lardoso, per due terzi è colpa mia. Mi curo molto poco, a livello estetico. Non bado alla moda ed ho un “look” (se così vogliam definirlo) abbastanza trasandato. La pigrizia influisce molto su questo mio “non curarmi” e per quanto mi riprometta di impegnarmi nel fare una cosa (e questo, purtroppo, più in generale accade spesso) arrivato al momento di farla mi dico: “Massì, puoi farlo domani”. Mi rendo ben conto che sia un circolo vizioso in cui sono entrato e da cui, difficilmente, riuscirò ad uscire da solo.

Comunque, tornando all’argomento principale, dicevo che le mie insicurezze escono quando si parla del mio aspetto fisico. Non tanto per il fatto che non piaccia agli altri (cosa che nel 90% dei casi non mi tange per nulla), quanto per il fatto che non mi piaccia io stesso. Se vi state chiedendo perché non cambio, tornate su di qualche riga e troverete una risposta quanto meno sensata (anche se non convincente o valida, dal punto di vista di chi legge). Fino a poco tempo fa avevo problemi a mostrare mie foto sia su MSN, dove ho contatti solo di amici che già mi conoscono da moltissimo tempo e mi hanno visto crescere oppure di amici a cui sono particolarmente legato in generale, sia su G+ dove la selezione è stata ancora più ristretta. Cosa m’ha spinto a mettere delle foto mie? Ancora non lo so. Potremmo dire un raptus di follia oppure etichettarlo comodamente come una “Cosa A Caso”.

Rileggendo il post, or ora, mi rendo conto che un nesso logico (ammesso e non concesso che ci sia) è molto sottile e si perde con le mie consuete divagazioni (anche questa, lo è) comunque, per i pochi che lo hanno afferrato e seguito, risulterà chiaro che il mio è un caso quasi patologico. Più che la mia autostima è la mia stessa persona ad essere divisa in due metà: l’una sicura e spavalda, l’altra insicura ed insoddisfatta. Soluzioni per fondere le due parti scisse ce ne sono? Sì, probabilmente. A mancare, però, era, è e sarà sempre lo stesso: La volontà di cambiare c’è? Il gioco vale la candela? La risposta dovrebbe essere un sì, senza se e senza ma. Se così non fosse non avrei motivo di lamentarmi e il tutto, mi rendo conto, risulterebbe grottesco e stucchevole. Dato che non posso usare né i se, né i ma, spero che mi concediate un “però”. Qual è questo però? eccovelo: però quanto elencato finora non è ancora abbastanza per far scattare la molla del cambiamento. Domani a quest’ora, probabilmente, sarò in uno stato d’animo completamente diverso e rileggendolo mi dirò “Massì, ieri eri solo giù di morale, in fondo va bene così”. Ecco, è questo a fregarmi ed è per questo che passando per malato di mente sto per fare un appello al me stesso del futuro (che prima o poi tornerà a leggere anche questo articolo):

Tu, stupido idiota, non devi cullarti in un senso di falsa soddisfazione. NON sei soddisfatto, ma sei troppo pigro per muovere il culo e cambiare le cose. Non farti cullare da un senso di falsa sicurezza, attribuendo questi momenti a dei momenti no. Devi cambiare che ti piaccia o meno.

Ecco, questo è quello che leggerà. E con un sorriso beffardo mi risponderà:

Sono parole, soltanto parole, parole gettate al vento.

Poi aprirà un’altra scheda e tutto rincomincerà da capo. Fino al prossimo “sfogo”.

Cya gente.

2 commenti

Archiviato in Diario, Riflessioni, Varie ed Eventuali

Riflessione dell’ultima ora 4#

E penso che per un po’ sparirò, lontano da tutto e tutti

Lascia un commento

Archiviato in Riflessioni, Rubriche