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Nota Politica: Primarie

Bisogna essere meno intelligenti delle palle di merda lanciate da scimmie idrofobe per votare Cuperlo. Lo stesso Cuperlo che rappresenta tutto ciò che di sbagliato c’era e c’è nella Sinistra degli ultimi vent’anni (partendo da D’Alema, passando per i Giovani Turchi e finendo con Bersani).

Tra l’altro, i risultati di oggi, dimostrano (tra le tante cose) che gli elettori di centro-sinistra non siano capaci di cambiare, quando ne hanno la possibilità e che, molti, pur di vincere hanno venduto l’anima alla DC e ad un candidato che non cerca i voti degli elettori delusi di Sinistra, ma da quelli di Destra.

E a me sta cosa non va giù.

Eccheccazzo.

 

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Calma piatta

È paradossale come non abbia nulla da dire sui cazzi miei. Nonostante le vacanze appena finite e l’attacco di follia compulsiva che mi ha spinto ad iscrivermi a ben tre appelli, il periodo che sto attraversando in questi ultimi giorni è definibile solo con le parole “calma piatta”.  Calma piatta legata al fatto che la solita routine e il tram tram quotidiano abbiano ripreso ciò che era loro di diritto dal gozzovigliare e dai festeggiamenti tipici del periodo natalizio.

Quanto scritto sopra non deve avere per forza una valenza negativa. La quotidianità, tutte le azioni fatte per “forza dell’abitudine” sono molto più apprezzate degli svariati imprevisti che, spesso e volentieri, vanno a complicare situazioni già abbastanza ingarbugliate per conto loro. Quotidianità scandita da un’agenda ben chiara di impegni e incontri che vanno (più o meno) rispettati. Sono, insomma, alle prese con quella che potremmo definire ordinaria amministrazione.

Ordinaria amministrazione che affianca all’immancabile (e più che mai necessario) studio, impegni più o meno quotidiani o settimanali. Il primo tra questi impegni, quello di questa mattina, però è qualcosa di (quasi) epocale: il cambio di acconciatura. Cambio di acconciatura fortemente voluto da coloro i quali mi mantengono e dovuti a motivi di presentabilità (già piuttosto scarsa) oltre che di indiscussa comodità. La folta chioma, infatti, era ormai divenuta una fastidiosa zavorra e un modo assicurato di perdere tempo sia dopo la doccia per asciugarla e pettinarla, sia prima di uscire o, appena dopo essermi svegliato, per lo stato impresentabile in cui si trova.

Oltre ad un look nuovo e rinfrescato (con tanto di sistemazione barba) questa settimana si dà il via anche agli incontri della Gazzetta e le discussioni sul prossimo numero in uscita e su tutto ciò che riguarda la vita di questa associazione. Per leggere l’articolo da me scritto, temo ci vorrà ancora un po’ di tempo. Appena possibile vi farò avere la mia prima (e spero non ultima) fatica giornalistica.

Oltre agli incontri della Gazzetta, c’è anche la chiusura della campagna elettorale per le primarie del candidato sindaco del centro-sinistra.  Gli ultimi appuntamenti saranno: il mercato di sabato mattina, per volantinare a tappeto e cercare di racimolare gli ultimi voti disponibili. Dopo sabato ci sarà la terribile sveglia domenicale alle 7.30 per passare un’emozionante giornata al seggio per le suddette primarie. Il che, in soldoni, vorrà dire che avrò un sacco di tempo per studiare e di tanto in tanto intrattenermi in conversazioni interessantissime con questo o quell’elettore, oltre ad assicurarmi che non sorgano problemi di sorta.

Finita questa campagna, però, si rincomincerà coi direttivi e, dopo una breve pausa, inizierà la fase del porta a porta per far votare il candidato sindaco che sostengo. Questo mi trasformerà in una sorta di testimone di Geova. Sono già preparato psicologicamente al mare di insulti da cui verrò subissato e la cosa non mi spaventa. Ovviamente, questa seconda fase, comporterà altri banchetti al mercato e altri incontri pubblici a cui, volente o dolente, dovrò partecipare.

Altri appuntamenti importanti, oltre ai suddetti esami, potrebbero non esserci se non si contasse la fumetteria. Fumetteria che visiterò in un non meglio precisato periodo di fine gennaio per poter dilapidare parte del mio patrimonio ed immergermi nelle fantasmagoriche avventure di tizi dotati di poteri (o gadget) strafighi.

L’ordinaria amministrazione, la calma piatta, è però una costante in un campo: quello sentimentale. V., in modo più o meno serio, si è imbarcata nella titanica impresa di provare ad “accasarmi”. Le mie perplessità sono già state tutte espresse e sono più o meno condivisibili. Nel frattempo, mi “innamoro” di perfette sconosciute. L’ultima (s)fortunata? Una gingerina che ieri stava parlando all’ingresso dell’università con un’amica.

Non so esattamente di cosa stessero parlando perché, tendenzialmente, quando vado in giro evito di ascoltare qualunque discussione per paura di sentire le solite sciocche frivolezze. In questo caso, però, non ho potuto fare a meno di sentire cosa si dicevano dato che sono passato praticamente a meno di mezzo metro da loro. E, questo, è quanto ho captato:

Gingerina: “[…] E mi fa: sì, beh, insomma…Mi sono innamorato di te”
Amica: “Aaaaaaaaaaaaawwwwwwwww chettenero!”

E, in tutto questo, l’unico pensiero di senso compiuto che ho tirato fuori tra un “Hoffame” e un “Cazzo è tardi, sicuramente perderò il treno” è stata:

“Se ti avessi conosciuto, sarei stato io a dirtelo”.

Ovviamente, questo pensiero è assolutamente falso dato che, anche se l’avessi conosciuta (e quella di ieri è stata la prima volta che l’ho intravista), non mi sarei dichiarato. Ma questa è tutta un’altra storia.

Ma, dato che sto divagando, è meglio focalizzarsi su un importante passaggio, prima di concludere. La gestione dell’ordinaria amministrazione non deve assolutamente diventare un impantanarsi nel solito tram tram quotidiano, senza vie di uscita. La cosa paradossale è, però, che l’unico modo per evitare un’escalation del genere sia propri l’imprevisto. Imprevisto che complicherebbe le cose, più di quanto non lo siano già.

Settimana prossima è molto probabile che vi cucchiate un articolo sulla politica. Tante care cose ♥

Questo è quanto.

Cya.

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Partiti e Crisi di Governo

Anche se avessi voluto, non avrei potuto esimermi dallo scrivere un post sull’attuale situazione della politica italiana. Tutti i telegiornali, negli ultimi giorni, si sono concentrati su due principali avvenimenti: la ricandidatura di Silvio Berlusconi alla presidenza del Consiglio dei Ministri e il venturo abbandono di Mario Monti della medesima carica. I due fatti sono strettamente collegati ed è già stato detto molto, quindi tentare di non essere ripetitivo non sarà facile, ma ci proverò.

E partiamo subito dalla crisi di Governo innescata dalle dichiarazioni di Angelino Alfano, Segretario del PdL, fatte il venerdì appena trascorso. In soldoni, il buon Angelino, ha dato la colpa dell’attuale situazione italiana al Governo tecnico e a Mario Monti, troppo legato al rigore richiesto dall’Europa. Monti, dopo questo attacco, essendosi reso conto che la maggioranza di governo si era dissolta, è salito immediatamente al Quirinale per un colloquio col Capo dello Stato. L’incontro ha avuto come risultato quello di rendere noto il periodo in cui questo Governo rassegnerà le dimissioni. Con molta probabilità, settimana prossima, dopo aver approvato la legge di stabilità si chiuderà la parentesi legislativa e, dopo i tempi tecnici necessari, si andrà al voto.

Le date più papabili per il voto sono due: la prima il 17 febbraio; la seconda il 24 dello stesso mese.

Prima di analizzare gli scenari legati ai diversi partiti (e movimenti), vorrei spendere due parole sul Governo Monti (cosa che, fino ad ora, mi ero ben guardato dal fare). Contrariamente a molti, sono convinto che l’esecutivo abbia fatto un lavoro discreto. Ha ridato smalto all’immagine italiana all’estero, offuscata dopo gli ultimi mesi del Governo Berlusconi, ed ha rivestito un ruolo centrale in una delle fasi più concitate della storia dell’UE. A livello nazionale, invece, ha preso delle decisioni impopolari ma, purtroppo, inevitabili. Sicuramente avrebbe potuto fare qualcosa di maggiormente equilibrato e che non martoriasse il ceto medio, sempre più indebolito (leggasi patrimoniale). Sicuramente, con una congiuntura del genere, avrebbe potuto ottenere molto di più sia dalle parti sociali, sia dai partiti. Sicuramente avrebbe potuto mettere mano in modo deciso ai costi della politica, eppure, nel medio-lungo periodo ci accorgeremo di come le riforme varate, abbiano avuto un effetto benefico sui conti del paese. Insomma, secondo me, il Governo Monti ha fatto quanto ha potuto senza portare ad una rottura della “strana maggioranza”, nonostante qualcuno (che gli ha lasciato in eredità questa situazione) abbia da dire il contrario.

Data per certa la fine di questo incarico, tutti gli attori politici non possono fare a meno di porsi questa domanda: cosa farà Mario Monti? Probabilmente, non uscirà dalla politica. La sua candidatura sarebbe ben vista sia dai mercati, sia a livello internazionale e, sostanzialmente, si andrebbe avanti seguendo la linea dell’attuale Governo. Un’altra ipotesi, vederebbe Monti al Quirinale al posto di Giorgio Napolitano. Secondo le indiscrezioni trapelate a mezzo stampa, però, la candidatura di Monti è sempre più probabile. Alle sue spalle avrebbe i moderati che vedono questa opzione come manna dal cielo. Sia Casini, sia Montezemolo, infatti, hanno sempre messo a disposizioni i loro partiti/movimenti per l’attuale premier (per quanto utilizzare il termine premier, sia sbagliato). Questo porterebbe ad avere un Centro piuttosto forte e compatto, intorno ad un leader che ha saputo guidare la “barca Italia” in un mare tempestoso. Potremmo assistere, dopo un ventennio circa, al ritorno di un Centro forte che catalizza la vita politica e ricopre un ruolo centrale al Governo, dopo i fasti della DC e lo scandalo di “Mani Pulite”.

Mentre si aspetta di vedere quali saranno le prossime mosse del Professore, passiamo ad occuparci del Popolo della Libertà. PdL che, negli ultimi tempi, è stato tormentato da svariate vicissitudini. Il primo spunto di riflessione riguarda le primarie cancellate. Queste primarie sono state fortemente volute dal Segretario di partito, Angelino Alfano. E, il fallimento di questo progetto, è innanzitutto una bocciatura di Alfano in quanto leader del PdL e, in secondo luogo, una grandissima perdita di credibilità dell’uomo politico. Eppure, il progetto alfaniano, non era per nulla sbagliato. L’idea delle primarie era supportata dai risultati ottenuti dal Centro-Sinistra ed era segno di una maggiore democratizzazione all’interno di un movimento che risentiva fin troppo del peso del suo fondatore, che ha spesso ricoperto anche il ruolo di padre-padrone, Silvio Berlusconi. Eppure, tutto è stato cancellato con un colpo di spugna. Il colpo di spugna in questione è la ricandidatura di Silvio Berlusconi. La motivazione ufficiale del suo ritorno sulla scena politica è da ritrovarsi nella situazione in cui versa l’Italia. I maliziosi, però, non possono fare a meno di notare come questa decisione si arrivata dopo la condanna in primo grado a quattro anni, per il reato di frode fiscale. La ricandidatura, stando alle parole dello stesso ex Presidente del Consiglio, è dovuta al fatto che non sia stata trovata nessuna altra personalità come il “Berlusconi del ’94”. Le prime uscite fatte dal suo passo avanti, ruotano soprattutto intorno alla pressoché nulla valenza dello Spread, una politica europea ed interna troppo condizionata dalla Germania e all’idea di cancellare l’IMU, appena riottenuta la presidenza del consiglio. Tutto ciò, all’interno del Partito, è stato accolto in modo differente. I fedelissimi hanno gioito ed esultato per questa scelta del Cavaliere, mentre i moderati, sono rimasti contrariati soprattutto a causa della mozione di sfiducia ufficiosa. Persino il capo gruppo al senato europeo Mauro, ha preso le distanze da questa mossa. E, a proposito di Europa, sulla scena internazionale la ricandidatura di B. è stata accolta relativamente male. Tutti i giornali stranieri hanno evidenziato come un suo ritorno in campo sia un pericolo sia per l’Italia, sia per l’Europa. Il PPE (Partito Popolare Europeo) ha duramente condannato il gesto di togliere la Fiducia al Governo, il presidente del Parlamento europeo (che già in passato aveva avuto un alterco con Berlusconi), ammette che lo scenario di un altro Governo Berlusconi sia preoccupante. Angela Merkel, invece, ha invitato il Cavaliere, seppur in modo indiretto, a non improntare la propria campagna elettorale sul politiche “anti-Germania”. Per quanto riguarda il partito, invece, pare che ci sia l’intenzione di tornare al vecchio nome “Forza Italia”. Questo comporterebbe la scissione degli ex di FI e gli ex AN, che confluirebbero in un nuovo movimento. L’alleanza più probabile è quella con la Lega Nord. Il prezzo per questa riunione, però, sarebbe la presidenza della Lombardia. La situazione, per il momento, si conferma molto caotica e non destinata a chiarirsi entro breve.

Dopo aver riportato i fatti nudi e crudi, però, non posso esimermi dal commentare quanto sta accadendo. Sia Berlusconi, sia Alfano ignorano volutamente il fatto che la situazione italiana attuale, sia figlia di un’irresponsabilità che si è protratta a lungo quando la crisi poteva essere per lo meno arginata. Penso che chiunque si ricordi le deliranti affermazioni fatte in quei giorni dagli esponenti della maggioranza (“I ristoranti sono pieni” – “sugli aerei non si trova un posto” – “La crisi in Italia non esiste”) e l’incapacità più assoluta di far fronte ad una situazione che peggiorava di giorno in giorno da parte del PdL. A portare alla “caduta” di Berlusconi, fu proprio lo spread che raggiunse quota 580 punti. Il fatto che il Cavaliere abbia detto che conti poco, non solo dimostra l’irresponsabilità dell’uomo politico, ma anche la pessima memoria, dato che fu proprio per lo spread che si dimise. Il malumore dei mercati e dei governi degli altri paesi europei (e non solo) è ben comprensibile, dato che come fatto nei passati diciotto anni di governo, appare evidente che l’unico motivo che abbia spinto Berlusconi a ricandidarsi sia non il senso di responsabilità (che non ha mostrato nemmeno quando fu obbligato a dimettersi da Napolitano) ma bensì la necessità di salvaguardare la sua persona dai procedimenti giudiziari a suo carico. La cosa davvero preoccupante è, però, il fatto che alla fine, nonostante non abbia i numeri per vincere, farà in modo che nessuno riesca ad ottenere una maggioranza in grado di governare, paralizzando un paese che non può permettersi questo lusso. Spero, almeno, che gli italiani siano davvero maturi come sento ripetere a più riprese da molti esperti e politici, nonostante ne dubiti fortemente.

Restiamo sempre a Destra per occuparci della Lega. Lega che ha visto i suoi consensi calare drasticamente nel corso del tempo e che dopo la “pulizia” interna, è sparita dai radar. In realtà, il principale obiettivo del Carroccio, è la Lombardia. Lombardia che potrebbe ottenere, come dicevo sopra, in cambio di un’alleanza a livello nazionale con la rinascente Forza Italia. Maroni e i suoi, infatti, non hanno abbandonato l’idea di una secessione del Nord o comunque di un aumento dei poteri in mano ai governatori. A conti fatti, però, è difficile capire quanto possa giovare tutto ciò al partito, dato che anche il PdL attualmente non sembrerebbe passarsela troppo bene.

Dopo aver analizzato i principali attori presenti a Destra, non ci restano che i due attori a Sinistra. Il PD e il MoVimento 5 Stelle.

E, per quanto riguarda il Partito Democratico, c’è relativamente poco da dire. Le Primarie sono state vinte largamente da Bersani che, ora, si trova a dover fare i conti con Berlusconi. Il vero avversario per il leader del PD, però, potrebbe rivelarsi proprio Mario Monti, nel caso decidesse di ricandidarsi. Lo scenario ideale, per il Centro-Sinistra, sarebbe Monti al Quirinale e Bersani a capo del governo. Il condizionale è però d’obbligo. È d’obbligo soprattutto a causa dei mal di pancia che Vendola ha quando si parla di Agenda Monti. Al leader di SEL, infatti, l’idea di proseguire su una strada di rigore come auspicabile, sembra proprio non andare giù, coerentemente con la linea politica perseguita fino ad ora. Bersani, tra le altre cose, è sempre stato attratto dall’idea di allearsi con i moderati del Centro, ma per far sì che ciò avvenga, Monti non dovrebbe candidarsi alla Presidenza del Consiglio. Altro grosso problema è quello riguardante i voti di Renzi che il Segretario, probabilmente, non è in grado di incanalare completamente da solo. Per rimediare a questo problema, più volte, si è sentito parlare di un ticket elettorale che però, per il momento, sembra non interessare il sindaco di Firenze. Oltre a questo, c’è da tenere conto che il programma del PD sembra essere mirato ad un alleggerimento delle pressioni sulle classi più colpite dalla crisi, attraverso manovre che colpiscano i redditi più elevati. In campo europeo, un governo di Centro-Sinistra sarebbe maggiormente accettato, per quanto il compito da svolgere non sarebbe affatto dei più semplici.

Per quanto riguarda il mio commento personale, vorrei soffermarmi rapidamente su alcuni punti: il 15% di vantaggio è un capitale che non si può e non si deve buttare via. Questa è un’occasione d’oro per il Centro-Sinistra e non può essere sprecata come accadde nel 2006. Un elemento di continuità rispetto al passato è il continuo ammiccare a forze di Centro che, tutto sommato, potrebbero portare relativamente pochi voti e si è rivelato deleterio nelle precedenti elezioni. Forze di Centro che, tra le altre cose, sperano nella discesa in campo del “Messia” Monti che sarebbe davvero il primo contendente alla presidenza del Consiglio per Bersani. Eviterei, per quanto possibile, di cedere troppo ai “capricci” di Vendola che è uscito molto ridimensionato dalle primarie ma sfrutterei le proposte che sono diventate i suoi punti di forza sul ceto medio e la classe operaia. Le buone intenzioni non bastano per salire al Governo. È ora che ci si applichi sul serio e si presenti agli elettori un programma chiaro e convincente. Bisogna offrire una valida alternativa al populismo sbandierato sia a Destra, sia a Sinistra ed è necessario anche mantenere inalterata la fiducia che l’UE e i mercati avevano nel nostro Stato, sotto la guida di Mario Monti. Le lancette dell’orologio si avvicinano sempre di più all’ora delle elezioni. Sta al PD farsi trovare pronto. Le basi da sole, non basteranno. Si spera che abbiano imparato dagli errori del passato e ne abbiano fatto tesoro, altrimenti, ancora una volta si troveranno impantanati in un mare di buone intenzioni e di proposte fini a sé stesse.

E, alla fine, non resta che il M5S. M5S che ha organizzato delle primarie sui generis, per poter eleggere chi si vorrebbe in Parlamento. I numeri sono stati modesti: 32.000 elettori che potevano esprimere tre preferenze. I voti totali sono stati 95.000 per 1.400 candidati. I voti per candidato sono stati circa una trentina e hanno suscitato perplessità sia all’interno del MoVimento, sia all’esterno (per quanto Bersani, sembra abbia intenzione di copiare la formula per decidere chi andrà in Parlamento). L’esperimento, a detta di molti, più che un esempio di democrazia diretta, è stato un modello di democrazia “chiusa”. Per riscattarsi da questo risultato, però, M5S ha dato modo a tutti gli attivisti di partecipare alla stesura del programma che porteranno in Parlamento. Un aspetto positivo è pero da riscontrarsi nel fatto che queste parlamentarie abbiano avuto una spesa pari a zero. Proprio oggi, però, Grillo si è scagliato contro i dissidenti e gli attivisti che non credono nella democraticità del M5S. Il video in questione ha scatenato una serie di polemiche sia all’interno del Movimento (se la gran parte dei “grillini” ha dato ragione al leader, sempre più persone gli hanno dato del fascista) sia all’esterno. Questo sfogo è prova del nervosismo che sempre più sta pervadendo l’intero gruppo ed è l’ennesimo episodio dopo le diverse “scomuniche” comminate da Grillo ad alcuni dei suoi, le dichiarazioni di Favia a LA7 in un fuori onda e la partecipazione della Salsi a Ballarò. Nonostante tutti questi problemi, però, il MoVimento si rivela essere la seconda forza politica nazionale e nei sondaggi di questa settimana, riguardanti la scorsa, era in crescita.

Occhei, anche di M5S non ho mai parlato apertamente qui (o non ricordo di averlo fatto). In generale, sul MoVimento sono sempre stato scettico, un po’ perché credo irrealizzabili le idee di democrazia diretta che propongono, un po’ perché gira che ti rigira, a me pare un movimento fascistoide. E a dare la conferma del fatto che ci sia tutto, fuorché democrazia, nel M5S lo dimostra proprio l’ultimo video di Grillo in cui, in soldoni, dice “Le cose stanno così, nel caso non siate d’accordo, levatevi dalle palle”. Altra cosa che mi lascia molto perplesso è il fatto che, a due mesi dalle elezioni, non si abbia in mano nulla di concreto a livello programmatico (per quanto Grillo sia un estremo sostenitore di o un euro debole o dell’uscita dell’Italia dalla Zona Euro, per seguire l’esempio islandese) e, soprattutto, non si abbia un candidato alla presidenza del consiglio. Tra le altre cose, la prorompente personalità di Grillo, rischierebbe di entrare in contrasto con un eventuale candidato a guidare il paese dato che il suo è, proprio come quello di B., un atteggiamento da padre/padrone. E se ci dovesse essere un contrasto tra il candidato premier e Grillo, cosa succederebbe? Se venisse scomunicato, si troverebbero in una pessima situazione. Vorrei spendere due parole sulle parlamentarie: sono state una trovata ridicola, messa su in fretta e furia ed hanno ottenuto dei risultati pessimi. Il fatto che quella, per loro, sia campagna elettorale mi lascia assai perplesso. La campagna elettorale non può essere ridotta a “curriculum – Clip di due minuti”. I Candidati avrebbero dovuto spendersi sul territorio, avrebbero dovuto avere un contatto con le persone che avrebbero potuto eleggerli e conoscere i problemi che affliggono, prima di tutto, i cittadini intorno a loro. Invece cosa hanno fatto? Video densi di banalità, generalisti e privi di proposte concrete. Altra perplessità riguarda la stesura del programma. A livello di tempistica, mi piacerebbe capire come pensano di elaborare un programma attuabile in due mesi. Per creare un programma che possa funzionare è necessario moltissimo tempo ed è un’altissima competenza tecnica sia per l’ammissibilità delle proposte, sia per la stesura dello stesso. E questo porta ad un altro elemento che non mi convince per nulla: il fatto che chiunque sia libero di fare proposte. Un po’ per il fatto che io sia sfiduciato nei confronti degli italiani, un po’ perché per fare un programma ci vogliono competenze che un cittadino medio non ha, siamo davvero sicuri di voler affidare un programma di governo a persone che non hanno nemmeno la più pallida idea che per fare una legge qualsiasi ci voglia copertura finanziaria? Siamo sicuri di voler far fare un programma a gente che propone Referendum sulla moneta unica quando la Costituzione vieta espressamente? Siamo sicuri di voler far stendere un programma a chi, di fronte all’obiezione di cui sopra, afferma che modificheranno la Costituzione senza sapere nemmeno tutto l’iter che ci sta dietro? Beh, io così tanto sicuro non lo sono.

Comunque, può ancora accadere di tutto. Indubbiamente, però, le prossime elezioni saranno fondamentali per il futuro di questo paese.

Questo è quanto.

Cya.

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Primarie

È notizia recente che, dopo il passo indietro di Berlusconi, anche nel PdL si farà ricorso alle primarie. La data è già stata fissata: il 16 dicembre.

Per il Centro-Destra ed i suoi elettori, questa è una novità assoluta che rende maggiormente democratico un partito che, per lungo tempo, è rimasto legato alla figura del suo fondatore. La scelta delle primarie è, probabilmente, un tentativo di riavvicinare il popolo del Centro-Destra ad un partito che ha visto, in modo crescente, un’emorragia di consensi che è culminata con l’ennesimo tonfo sotto quota 20%. Per molti, il raggiungimento di questo poco invidiabile traguardo, significava la fine di un partito abbandonato dal proprio leader e fondatore. Per altri, invece, era il segno di un’inevitabile necessità di rinnovamento.

Rinnovamento che sta, appunto, nel meccanismo delle primarie. Certo, a vedere chi si è candidato è difficile pensare che le cose cambino in modo drastico eppure, per la prima volta, potremmo vedere un Centro-Destra diverso, magari più vicino alle altre Destre europee (N.B.: Non si parla degli estremismi ma dei partiti con ideali di Destra in senso prettamente democratico), con un programma meglio articolato e che non giri intorno agli interessi di uno solo.

La situazione è ancora in divenire, ovviamente, ma l’unica nota “stonata” è la tempistica con cui il tutto si dovrebbe organizzare. Al 16 dicembre manca poco più di un mese ed iniziare una campagna elettorale in così breve tempo, ha le proprie difficoltà. Tenendo conto,  soprattutto, del fatto che i programmi dei candidati ancora non si siano visti e delle difficoltà di coinvolgere, in così poco tempo, i cittadini ormai disaffezionati a questo partito.

Un passo nella direzione giusta è stato fatto, vedremo come saranno quelli che seguiranno in futuro.

Dopo aver analizzato la situazione nel Centro-Destra è bene analizzare anche quella del Centro-Sinistra, più abituata all’uso di questo mezzo, e già in piena campagna elettorale.

Le primarie del Centro-Sinistra si svolgeranno con il doppio turno. Il primo turno sarà il giorno 25 novembre e, nel caso in cui nessun candidato raggiungesse la maggioranza del 50% più uno, il secondo turno sarebbe il 2 dicembre.

I candidati più accreditati per la vittoria sono Bersani e Renzi, più staccato c’è Vendola (su cui però pende il rischio di una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione che, stando alle sue recenti affermazioni, significherebbe la fine della sua carriera politica) e, ancora più dietro, ci sono i vari outsiders.

Bersani ha fatto del suo cavallo di battaglia un rilancio della situazione stagnante in Italia attraverso dieci punti programmatici (che potrete trovare sul suo sito, nel caso foste interessati) che vanno dalla visione del ruolo italiano in Europa sino all’Istruzione che andrebbe maggiormente finanziata (Non mi dilungo sui programmi, perché appena li avrò in mano tutti, farò un articolo dove li comparerò)

Renzi, invece, ha fatto della Rottamazione un marchio. Ha già ottenuto i primi risultati ottenendo una non candidatura di Veltroni e del “compagno” D’Alema. Oltre a questo, come il rivale, si concentra soprattutto su un rilancio dell’economia dello Stato e uno snellimento dei costi della politica in varie forme.

Come credo sappiate tutti, il dibattito è già entrato nel vivo da molto tempo e, praticamente ogni giorno, sia sui principali giornali, sia nei principali telegiornali è possibile assistere al modo in cui i due si rifilino colpi bassi o battute acide. L’ultimo atto è stato quello riguardante il mondo della finanza e delle uscite forti dell’attuale segretario contro quel mondo che si rifugia nei paradisi fiscali. Lo scontro è aspro e la posta in palio è alta.

I contendenti infatti, si stanno giocando la possibilità di avere un governo di Centro-Sinistra con un programma che non sia puramente anti-berlusconiano. Il più grosso dubbio, però, riguarda la tenuta di un eventuale Governo che rischia di raccogliere troppe anime differenti al suo interno.

Una piccola curiosità, prima di concludere: mentre prima erano le Sinistre a fare programmi contro Berlusconi, ora è il Centro-Destra che non studia programmi per il rilancio, ma bensì per non consegnare l’Italia nelle mani delle Sinistre. Un ribaltamento di ruoli molto interessante.

Questo è quanto.

Cya

Errata Corrige: il buffone si ricandida.

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